PALEONTOLOGI E GENETISTI CONTRO DARWIN


 di Michele Buonfiglio


1.  LE AFFERMAZIONI DEL DARWINISMO: Nel 1859, Charles R. Darwin, all’età di 50 anni, pubblicò la sua opera più famosa: On the Origin of Species by Means of Natural Selection(L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale), nella quale affermava che le specie sono soggette a variazioni (evoluzionismo). Quattro sono i concetti fondamentali dell’opera di Darwin:

  1. Le specie sono soggette a variazioni;
  2. Il processo evolutivo è lento, graduale, continuo e non presenta salti o bruschi cambiamenti;
  3. Tutti gli organismi discendono da un comune e unico antenato;
  4. La formazione di una specie è dovuta esclusivamente all’azione della selezione naturale.

 

Secondo Darwin, riassumendo, la selezione naturale (the survival of the fittesi) attraverso un processo evolutivo graduale, lento e continuo (gradualismo), permetterebbe la formazione di nuove specie meglio dotate. In questo articolo esamineremo le critiche di paleontologi, biologi e genetisti ai quattro punti fondamentali del darwinismo.

 

 

2.  LE SPECIE SONO SOGGETTE A VARIAZIONI: Quando parliamo di evoluzione biologica occorre fare una distinzione fondamentale tra microevoluzione e macroevoluzione. Lamicroevoluzione è l’insieme dei piccoli cambiamenti che si osservano nell’interno di una popolazione.[1] Il genetista Sermonti scrive: «La microevoluzione […], cioè le variazioni delle frequenze dei geni nelle popolazioni […] è un fenomeno superficiale, piuttosto ovvio».[2]

La microevoluzione può spiegare le piccole modiche entro la specie, nonché l’origine delle razze e delle specie affini. Pensiamo, per esempio, alle diversificazioni dei fringuelli delle Galápagos, che hanno portato alla formazione di 14 specie di fringuelli. Naturalmente, trattandosi di microevoluzione, le variazioni si svolgono entro limiti ben stabiliti, producendo solo nuove razze o specie affini.

La macroevoluzione è invece l’insieme dei cambiamenti evolutivi di grande portata che sarebbero accaduti durante lunghi periodi di tempo. Non è cosa facile ricostruire il passato. Lo studio dei processi macroevolutivi è oggetto di accese discussioni da parte dei paleontologi e dei genetisti.

Il paleontologo evoluzionista Eldedgre scrive: «Alla macroevoluzione fa da contrappeso lamicroevoluzione […]. Il dibattito verte su questa domanda: i tradizionali processi microevolutivi darwiniani sono sufficienti a spiegare l’intera storia della vita? Per gli ultradarwinisti, lo stesso termine macroevoluzione suggerisce automaticamente una risposta affermativa. A loro giudizio, la macroevoluzione implica l’azione di processi — anche genetici — che per ora sono sconosciuti, ma che si devono immaginare come generatori di una spiegazione soddisfacente della storia della vita. Ma la macroevoluzione non deve reggere necessariamente un carico concettuale così pesante. Nel suo significato di base, vuol dire semplicemente evoluzione su larga scala».[3]

 

 

3.  IL PROCESSO EVOLUTIVO È LENTO, GRADUALE E CONTINUO: Eldredge scrive: «Alla domanda: “Che cosa accade alle specie quando l’ambiente cambia?”, la risposta standard dell’epoca post-darwiniana divenne: “Evolvono”. Le specie subiscono un processo di trasformazione per arrivare a soddisfare le nuove condizioni. In mancanza di ciò, sono destinate a estinguersi. Qui l’immaginazione contrasta con il buon senso e, peggio ancora, con la realtà empirica. Con il vantaggio di circa 130 anni di minuziosa analisi post-darwiniana del mondo naturale, è ormai più che chiaro che nella stragrande maggioranza dei casi in risposta al cambiamento ambientale le specie si spostano, vanno a vivere in un altro luogo […] È questol’inseguimento dell’habitat (habitat tracking), che prosegue incessantemente, generazione dopo generazione, nell’ambito di ogni specie sulla faccia della Terra».[4] Quando poi le specie non riescono a trovare un habitat adatto, si estinguono.

Eldredge e il biologo-paleontologo Gould hanno fatto notare che «i paleontologi sono rimasti attaccati al mito della trasformazione adattativa graduale anche di fronte alla prova evidente del contrario. La responsabilità per il mancato inserimento nel quadro dell’evoluzione della realtà empirica della stasi[5] è dovuta, per lo più, alla riluttanza dei paleontologi a incrociare le armi con la tradizione darwiniana».[6]

Nonostante le obiezioni fatte da Eldredge e Gould, però, «gli ultradarwinisti continuano a perpetrare blandamente il mito originario secondo cui la selezione naturale più la variazione ereditabile più il tempo portano inevitabilmente al cambiamento».[7]

 

 

4.  TUTTI GLI ORGANISMI DISCENDONO DA UN COMUNE ANTENATO: Questo terzo punto, per essere considerato valido, dovrebbe anch’esso trovare conferma nella documentazione fossile, ma anche se gli ultradarwinisti affermano che la macroevoluzione sia unfatto ormai accettato da tutti, essa in realtà non trova conferma nella documentazione fossile. «In che cosa», scrive il genetista Sermonti, «consisteva questo fatto? Per ognuno che non fosse specialista di paleontologia, il fatto era ovvio: la graduale derivazione delle specie dalle forme microscopiche, su su fino ai Vertebrati, ai Primati, all’Uomo».[8] Scrive sempre Sermonti: «La testimonianza fossile della prima comparsa dei viventi (metazoi) era precedente di trent’anni all’opera di Darwin ed era stata fatta da Roderick Murchinson nel 1830. Egli aveva trovato che nelle rocce fossilifere, riferite al periodo Cambriano […] si trovavano fossili di tutti i tipi di viventi, mentre gli strati sottostanti non contenevano tracce di vita […] La scoperta di Murchinson non è stata contraddetta, e, cento anni dopo di lui, il geologo G.G. Simpson la confermava […] I tipi fondamentali dell’organizzazione biologica compaiono improvvisamente e tutti insieme, e permangono fino al giorno d’oggi. Questo è un fatto che bisogna fare un bello sforzo per chiamare gradualismo evolutivo».[9]

Il paleontologo Fondi scrive: «Tra i fatti che scaturiscono dall’esame diretto della documentazione paleontologica, quello che forse lascia più sconcertati è l’improvvisa apparizione all’inizio del periodo Cambriano, cioè agli albori dell’eone Fanerozoico, di una fauna marina ricchissima e straordinariamente eterogenea, da includere rappresentanti della maggior parte dei phyla animali a noi noti: Protozoi, Archeociati, Poriferi, Celenterati, Brachiopodi, Molluschi, Anellidi, Artropodi ed Echinodermi. Ciò risulta tanto più enigmatico quando si considera l’assenza praticamente completa di fossili nelle formazioni rocciose sottostanti […] che formano l’ossatura principale di tutti i continenti […] Per più di un secolo e mezzo si è cercato con assiduità e speranza negli affioramenti pre-fanerozoici di ogni continente […] ma il risultato complessivo di tutto questo lavoro è stato magro e desolante».[10]

Le stesse cose affermano, nel loro libro, il paleontologo Garassino e il geologo Stoppato: «Tuttavia, improvvisamente, negli strati inferiori dell’Era Paleozoica le testimonianze fossili scompaiono quasi completamente. Se gli strati del Cambiano (primo periodo dell’Era Paleozoica) conservano una grande varietà di organismi […] negli strati immediatamente sottostanti la documentazione paleontologica manca».[11]

Un altro punto debole di questo terzo punto del darwinismo è sicuramente la mancanza nella testimonianza paleontologica di stadi intermedi (i cosiddetti «anelli di congiunzione») tra una classe animale e l’altra.

 

 

5.  LA FORMAZIONE DI UNA SPECIE È DOVUTA ESCLUSIVAMENTE ALL’AZIONE DELLA SELEZIONE NATURALE: Sermonti osserva che la funzione principale della selezione naturale «è quella di eliminare gli anormali, i marginali, i trasgressivi e di normalizzare la composizione delle popolazioni naturali, un ruolo chiaramente conservativo […] un processo di difesa della specie dalle deviazioni […] Dal punto di vista molecolare, cioè della variazione nel testo del DNA, la mutazione è il fenomeno per eccellenza, l’errore di copiatura […] La cellula possiede meccanismi di riparo della mutazione, e l’organismo opera processi eliminatori dei mutanti che comprendono la selezione e la sessualità. Senza queste difese la mutazione distruggerebbe in breve tutti i testi genetici. In ogni caso il suo compito, poiché i biologi molecolari la pretendono cieca, è demolitiva».[12]

Sermonti osserva: «A questo punto sorge legittima la domanda: tutte le variazioni […] riequilibrate dalla selezione o da essa eliminate o ignorate, hanno qualche cosa a che vedere con l’evoluzione o con l’adattamento delle specie? Sono esse il materiale dell’evoluzione? Ebbene no. Quello di cui la teoria neo-darwiniana ha bisogno sono le famose mutazioni favorevoli (adattative). Di esse nessuna traccia […] Noi cerchiamo un gene nuovo, prodotto dalla mutazione, che si faccia largo nella popolazione per il suo effetto benefico, sostenuto dalla selezione. E non uno ma innumerevoli di questi geni. E questi non si sono mai presentati».[13]

La selezione naturale ha avuto un ruolo importante nella storia della vita, ma esattamente quello opposto al compito immaginato da Darwin: essa ha piuttosto conservato stabile e funzionale il materiale genetico esposto all’avaria dei millenni.

Sermonti conclude dicendo che «la biologia molecolare ha prodotto una rivoluzione molto più profonda di quella che da essa ci si poteva attendere […] ha dimostrato il carattere sostanzialmente astorico della vita […] Migliaia di batteri volteggiano invisibili nell’aria intorno a noi. Essi contengono la vita in tutta la sua complessità biochimica. Nella loro inavvertibile presenza c’è non già il germe della vita, ma la vita intera con tutte le sue innumerevoli costellazioni funzionali […] Sotto molti aspetti un batterio (e più in particolare un’alga azzurra) è una struttura vitale più completa di un mammifero, che per crescere ha bisogno di utilizzare strutture biologiche preformate […] Ma come e dove è iniziata una vita più completa? Non lo so io […] La lettura della natura ci presenta questa vita già completa e ci dimostra l’impossibilità di immaginarne una più elementare».[14]

Sono tali le difficoltà da sormontare e le coincidenze favorevoli da presumere, affinché la selezione naturale possa veramente considerarsi come l’agente che forma le nuove specie, che è praticamente impossibile farne la causa della comparsa della grande varietà dei viventi.

Ogni teoria scientifica, per essere considerata valida, deve essere provata sperimentalmente, invece nel caso del darwinismo ci troviamo di fronte a diverse anomalie, e cioè le seguenti:

■ Una delle anomalie riguarda una macroevoluzione che richiede l’azione di processisconosciuti, che devono essere immaginati.

■ Un’altra anomalia riguarda la trasformazione adattativa graduale che è diventata un mito al quale restano aggrappati gli ultradarwinisti, nonostante che i paleontologi abbiano provato il contrario.

■ Un’altra anomalia ancora riguarda una selezione naturale che ha un ruolo esattamente opposto a quello immaginato da Darwin, un ruolo di mantenimento che ha conservato il materiale genetico esposto all’avaria dei millenni.

■ Un’ultima anomalia riguarda un’evoluzione, infine, prodotta dal puro caso che si limita a mettere insieme materiali senza sapere che cosa sta facendo e senza alcun fine predeterminato.

 

Tutto ciò non ha alcun senso e sicuramente non avrebbe potuto formare né piante, né animali e né l’uomo, esseri viventi così ben organizzati da richiedere necessariamente un progetto definito nei minimi particolari.

 

Nota biografica: Il professore emerito Michele Buonfiglio ha insegnato rapporti tra scienza e religione in Italia e in Sud America. Studioso appassionato, ha pubblicato diversi saggi in varie lingue sul rapporto tra scienza e religione.

 

 

[1]. La popolazione è l’insieme degli individui della stessa specie che vivono geograficamente isolati.

[2]. Giuseppe Sermonti, La luna nel bosco (Rusconi, Milano 1985), p. 11.

[3]. Niles Eldredge, Ripensare Darwin (Einaudi, Torino 1999), p. 127.

[4]. Ibid., pp. 66s.

[5]. Per «stasi» si intende che le specie, lungi dall’evolversi, rimangono relativamente immutate per tutta la durata della loro esistenza.

[6]. N. Eldredge, op. cit., pp. 66, 71. Corsivo nostro.

[7] . Ibid., p. 106. Corsivo nostro.

[8]. G. Sermonti, op. cit., p. 13.

[9]. Ibid. pp. 13s.

[10]. Giuseppe Sermonti – Roberto Fondi, Dopo Darwin (Rusconi, Milano 1982), pp. 190s.

[11]. Alessandro Garassino – Marco Stoppato, Fossili (Mondadori, Milano 2003), p. 70.

[12]. Giuseppe Sermonti, Dimenticare Darwin (Rusconi, Milano 1999), pp. 9-11.

[13]. G. Sermonti – R. Fondi, Dopo Darwin, p. 52.

[14]. Ibid., pp.76s.

 

► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Sci/

26-04-2007; Aggiornamento: 05-07-2010

CONTRADDITTORIO? QUANDO VOLETE COME SEMPRE!


Certamente non mi aspetto sorrisi e abbracci ogni qual volta vi è un convegno pubblico sulla teoria di Darwin organizzato dal mondo anti evoluzionista assieme ai creazionisti; certe considerazioni, però, sono ridicole come diverse pretese materialiste di spiegare la natura e la vita. Non stupisce quindi il pezzo a firma di Emanuele Chesi sul Resto del Carlino di Cesena di sabato 25 ottobre, non stupisce nel senso che sappiamo di avere un nemico molto agguerrito e pronto ad attaccarci e sappiamo che le sue armi non sono MAI di sostanza. Il tentativo è ormai ben conosciuto: invece di dimostrare che in questi convegni si fanno errori scientifici, il tentativo è quello di delegittimare i relatori. Ma il giornalista del quotidiano sa di cosa parla? È preparato sull’argomento? Ecco sa scrive ad un certo punto:

“ la teoria di Darwin … unanimemente accettata dalla comunità scientifica”

Per il giornalista, quindi, tutti gli scienziati sono d’accordo… Come sappiamo questa è la peggiore delle stupidate possibili in questo tipo di discorso sugli antievoluzionisti, Ribadisco subito che il neodarwinismo non è accettato da tutti gli scienziati, anzi sono in continuo aumento quelli che si allontanano e prendono le distanze dall’ipotesi sviluppata da C. Darwin come si può facilmente verificare tramite una breve ricerca sul web. Inoltre non ha senso l’affermazione; la Scienza (con la S maiuscola, cioè quella che noi definiamo vera e non speculativa come il neodarwinismo) non segue la logica numerica di maggioranza ma quella sperimentale ed empirica. Quindi, la comunità scientifica può essere (e non lo è) composta da tutti gli scienziati esistenti, ma non è il numero a dare validità alla tesi sostenuta, la veridicità di una ipotesi come di una teoria è la sua prova sperimentale ed empirica e ad oggi non vi è nessuna prova oggettiva a sostegno delle tesi dei teorici del neodarwinismo.

Il nostro autore dell’articolo continua:

“…né un biologo né un genetista, neanche uno zoologo”

Anche questa affermazione è irrilevante e credo che tutti, pensandoci bene, comprendano l’insensatezza di contenuto di questa considerazione. Già domenica 26 ottobre a Milano vi è stato un doppio incontro di un biologo creazionista in tour in Italia: Philip Bell. L’elenco di biologi e gentisti non darwinisti è lungo e in Italia abbiamo Enzo Pennetta sempre pronto e preparato.

Continuando si legge  che:

“In un quadro simile, e in mancanza di un contraddittorio con scienziati…”

Il giornalista, probabilmente inesperto sull’argomento, non ha verificato bene sul web in quanto avrebbe scoperto che vi sono stati contraddittori anche in Italia, uno organizzato dal UAAR:

DARWIN DAY UAAR A MILANO
Giovedì 12 febbraio, ore 20.30
Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano
dibattito su Evoluzione della specie e intelligent design: tra etica, ricerca scientifica e fede religiosa
Intervengono:
Silvio Viale, medico, Associazione Luca Coscioni
Augusto Vitale, etologo e saggista
Armando Massarenti, responsabile pagina “Scienza e Filosofia” de Il Sole 24 Ore – Domenica
Stefano Giliberti, ingegnere, Associazione Studi sulle Origini
Fabrizio Fratus, sociologo e saggista
Ferdinando Catalano, fisico e saggista
Moderatore Fabrizio Amadori

E altri organizzati dall’associazione presieduta da Stefano Bertolini e cioè dall’A.I.S.O., a Milano è intervenuto il dott. Roberto Verolini, sostenitore delle tesi darwiniste come a Roma dove insieme a lui era presente anche il dott. Aldo Piombino. Ma se Emanuele Chesi avesse verificato bene avrebbe scoperto che sono gli studiosi dell’evoluzionismo che non vogliono confronti arrivando a “minacciare” professori disponibili al dibattito di fare perdere loro la cattedra come riportato da Libero: All’Università di Bergamo ingresso vietato ai creazionisti: https://antidarwin.wordpress.com/2009/10/06/salta-il-dibattito-su-darwin/

Con una piccola ricerca, il giornalista, sarebbe arrivato sulle pagine del quotidiano on line la Voce d’Italia scoprendo un interessante ciclo di interviste a evoluzionisti come ad antievoluzionisti, invito tutti ad andare a a verificare la sostanza di quanto affermato dai diversi intervistati. Oltretutto, proprio in quella occasione, vi fu la sfida pubblica di Stefano Bertolini a Marco Ferraguti professore di biologia evoluzionista presso l’università di Milano di un dibattito/contraddittorio… Sfida caduta nel vuoto in quanto i teorici del neodarwinista sanno bene di non avere risposte alle considerazioni e alle prove che vengono presentate dagli anti evoluzionisti: http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=80295&corr=1

Come sempre, noi, siamo pronti a qualsiasi dibattito e confronto di tipo scientifico, storico e sociologico sulla grande frode del neodarwinismo.

http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/convegno-antievoluzionista-col-patrocinio-del-comune-1.336745

Cesena, 25 ottobre 2014 – «Quale verità sulle origini della vita?»: il titolo della conferenza pubblica in programma oggi alle 17alla Malatestiana è abbastanza generico da non suscitare sospetti. I promotori della Chiesa Cristiana Avventista sono sicuramente brave persone. Più problematico è il riferimento, sul manifesto che pubblicizza l’evento, agli enti che collaborano: ‘Evoluzione scientifica’ e ‘Comitato antievoluzionista’.

A parte l’uso disinvolto di una neolingua di orwelliana memoria, suscita qualche perplessità in più il simbolino di una scimmietta barrata. Come dire: stop a Darwin. Sì, perché lo si capisce chiaramente dai relatori, l’iniziativa ha una decisa intonazione antievoluzionista. Ossia indirizzata a criticare la teoria dell’origine della vita (e dell’uomo) unanimemente accettata dalla comunità scientifica. I convegnisti sono Fabrizio Fratus (sociologo), Ferdinando Catalano (fisico) Francesco Arduini (storico), Stefano Bertolini (ingegnere). Significativamente: né un biologo né un genetista, neanche uno zoologo. Si tratta di quattro sostenitori – sia pure con diversi accenti – di teorie antievoluzionistiche, creazioniste o legate al cosiddetto ‘disegno intelligente’. Teorie che basano l’origine della vita sulla lettura ‘integrale’ della Genesi biblica oppure sull’idea che l’evoluzione verso l’uomo sia stata comunque guidata dalla mano di Dio. Teorie che non godono di nessuna considerazione presso la comunità scientifica internazionale e che soprattutto negli Stati Uniti sono legate a doppio filo a movimenti integralisti o di estrema destra.

In un’intervista Ferdinando Catalano, testimone di Geova ed esperto di ottica, racconta che il suo interesse per il creazionismo è nato «dalla mia personale esigenza di verificare il racconto della Creazione alla luce delle acquisizioni scientifiche. Senza una buona dose di onestà intellettuale, non avrei superato il forte pregiudizio nei confronti del racconto biblico della Creazione. Mi stupivo ogni volta di più dell’inconsistenza delle mie precedenti convinzioni e della forte aderenza del Genesi alle evidenze empiriche». In un quadro simile, e in mancanza di un contraddittorio con scienziati, appare alquanto singolare il patrocinio del Comune di Cesena e l’annunciato saluto dell’assessore alla cultura Christian Castorri.

Emanuele Chesi

“Cosa si nasconde dietro i Mendel Day”…


pikaia mendel day

Su Oggiscienza e su Pikaia l’insinuante sospetto. La risposta però è “niente”.

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Ma la stessa risposta non si può dare su cosa si nasconde dietro i Darwin Day.

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L’articolo è del 5 Maggio, e dopo essere stato pubblicato su Oggiscienza (la testata che di tanto in tanto ospita anche gli sfoghi dell’ossimorica ocasapiens) con il titolo “Mendel, Darwin e il conflitto inventato“, stato pubblicato due giorni dopo su Pikaia, il portale dell’evoluzione.

In sintesi si tratta di un’analisi delle motivazioni che sono state all’origine dell’iniziativa dei Mendel Day, un’analisi fatta riportando alcuni brani di Francesco Agnoli, uno dei fondatori dell’iniziativa in questione. L’articolo è a firma di Michele Bellone che si dimostra tra l’altro non convinto che la scienza moderna sia un prodotto dell’Europa cristiana e della sua visione del mondo che integrò il pensiero greco con quello giudaico, cosa che però si può facilmente verificare andando a vedere quando e dove sono vissuti Galileo e Bacon. Basterebbe una breve ricerca, è sufficiente Wikipedia.

Nell’articolo si esprime poi anche un’altra perplessità:

Nella stessa intervista, Agnoli parlò dei monaci e della loro fede in una natura regolata da leggi ordinate e volute da un Creatore, sostenendo che essi, “sicuri dell’esistenza della meta arrivavano a scoprirla, al contrario degli scettici che difficilmente scoprono qualcosa”.

Certo è curioso leggere che lo scetticismo non porta a scoprire nulla, così come curiosa è l’idea che solo la fede in un mondo retto da leggi razionali e armoniose create da Dio ha generato la scienza come la conosciamo oggi.

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Ancora una volta non ci vuole molto per capire, il termine “scettico” indica qualcuno che dubita della possibilità di giungere alla verità, allora la domanda è questa: perché uno con un atteggiamento scettico dovrebbe mettersi a cercare la verità? Se penso che una cosa non esiste non perdo tempo a cercarla, chiaro no? Comunque sull’argomento c’è un interessantissimo articolo di Giorgio Masiero dal titolo “I sottintesi teologici della scienza moderna“, se veramente si fosse interessati si potrebbe cominciare con un’analisi critica dello stesso.

E fin qui oggettivamente non c’è niente che giustifichi il sospetto, quali siano le ragioni che hanno ispirato l’iniziativa dei Mendel Day è stato ripreso da interventi fatti da Agnoli sui quotidiani, tutto chiaro e alla luce del sole. Ma allora cos’è che si nasconderebbe dietro i Mendel Day?  La risposta arriva alla fine dell’articolo:

Il frate agostiniano contro il naturalista inglese, la scienza buona e umana contro la scienza cattiva e indifferente. Ma cosa c’è dietro a questa contrapposizione? “Secondo me questa è una visione ideologica” ci ha detto Alessandro Volpone, docente di Storia della biologia evoluzionistica all’Università degli Studi di Bari.

“Ogni strumentalizzazione è sempre sbagliata perché, in realtà, molte volte sono gli scienziati stessi che non vogliono essere strumentalizzati. Anche Darwin è sempre rifuggito dalle strumentalizzazioni, dalle applicazioni del darwinismo alla società”.

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Secondo l’autore dell’articolo i Mendel Day nasconderebbero quindi una visione ideologizzata della scienza, si tenterebbe dunque di strumentalizzare gli scienziati. Questa conclusione lascia sgomenti, l’ideologizzazione della figura di Darwin è proprio il motivo dell’operazione di informazione che ha portato alla nascita dei Mendel Day, e adesso si cerca di nascondere dietro un dito l’uso strumentale di Darwin per indicare come ideologico l’impiego di Mendel!

Bellone evidentemente non ha letto l’articolo “Darwin Day – AHA. Una connessione compromettente.“, altrimenti avrebbe prudentemente evitato di sollevare la questione. Sarebbe a questo punto interessante conoscere l’opinione del prof. Volpone sulla strumentalizzazione del nome di Darwin da parte dell’AHA e dell’UAAR. Ma qualcosa mi dice che difficilmente lo sapremo.

Rivelatore invece del substrato ideologico che permea i Darwin Day il seguente passaggio dell’articolo su oggiscienza:

Se l’anno scorso i Mendel Day erano stati pochi, quest’anno sono almeno una ventina le città nelle quali hanno avuto luogo questi incontri, alcuni dei quali si sono tenuti e si terranno in sedi universitarie – cosa che non ha mancato di suscitare polemiche.

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Tutto normale per l’autore. Normale il fatto che l’aver realizzato iniziative sulla scienza, con persone qualificate, in sedi universitarie abbia suscitato delle polemiche.  Ma perché dovrebbero esserci delle polemiche? Non è forse questa una conferma della fondatezza dell’intuizione dei Mendel Day?

Su una cosa sono però d’accordo, il conflitto di cui stiamo parlando è stato inventato, ma non si tratta dell’invenzione del conflitto tra Darwin e Mendel, si tratta di quello tra fede e scienza, un’invenzione che i Darwin Day introdotti in Italia dall’UAAR hanno contribuito ad alimentare.

In conclusione faccio una proposta per fare chiarezza, in quanto co-fondatore dell’iniziativa dei Mendel Day: se oggiscienza o Pikaia, o lo stesso Michele Bellone volessero avere chiarimenti sull’iniziativa o volessero confrontarsi pubblicamente sul fenomeno “Darwin Day – Mendel Day”, dichiaro la mia disponibilità al riguardo.

Di Enzo Pennetta

Darwin Day/Mendel Day su Radio Globe One. Approfondimento di Leonetto.


Di 

In queste due puntate si parla delle edizioni dei Mendel e Darwin Days di quest’anno(2014).

 

Il primo è alla sua seconda edizione, l’altro alla sua undicesima edizione in Italia, centotrentaduesima a livello mondiale.

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Questa tradizione è nata inizialmente in Inghilterra immediatamente dopo la morte di Darwin stesso nel 1882, cosa già di per sé più unica che rara per uno scienziato, ma anche per i cosiddetti ‘eroi nazionali’ in fondo non è cosa ordinaria. Certo, prima di divenire un appuntamento fisso le celebrazioni erano più sporadiche, ad oggi si celebrano regolarmente anche in diverse Università. Celebrazioni che non hanno mancato e non mancano di manifestazioni ‘folkroristiche’ come la “Phylum Feast (un buffet con piatti realizzati con diversi phyla) o come la gara di poesia evoluzionistamascherarsi da gorilla  etc etc…

Diverse cose a riguardo di queste celebrazioni erano state già osservate l’anno scorso. Anno particolare in quanto era anche il centenario della morte di un naturalista di chiara fama, un ricercatore a 360 gradi, un viaggiatore, co-fondatore dimenticato della teoria di Darwin, Alfred R.Wallace.Va detto che,senza dubbio, se si fa un confronto anche parziale fra le celebrazioni darwiniane del 2009 e quelle di Wallace dell’anno scorso (ma anche fra queste e quelle di Darwin dello stesso anno), questo appare impietoso, non c’è neanche paragone tra le faraoniche celebrazioni darwiniane e quelle fatte “in economia” per Wallace, sia in Italia che all’estero… Perché quindi così tanta enfasi per Darwin e il dimenticatoio per Wallace? Mentre si trovava solo, febbricitante e privo di fonti bibliografiche su Halmahera (la più grande isola del remoto gruppo delle Molucche), Wallace scrisse un breve articolo, in cui enunciava la sua “personale” teoria evolutiva e lo spedì a Darwin per avere un parere autorevole. Tale plico rimase noto come  il saggio di Ternate(per via del luogo da cui fu spedito) e fu il tassello mancante che unito a quanto Darwin aveva preso da BlythErasmus DarwinMalthusGouldFitz RoyMatthewLamark che permise a Darwin di pubblicare la sua teoria. In effetti le due versioni della teoria,che si può considerare unica come fosse la teoria dell’origine delle specie di Darwin-Wallace, benché pressoché identiche, si differenziavano in alcuni punti importanti.  Se Darwin vedeva nella selezione naturale ‘solo’ la concorrenza tra gli individui per la selezione sessuale, Wallace pensò la selezione naturale come l’adattamento ad un ambiente complesso e dinamico (che include altri individui) e mantenne un idea di selezione più vicina a quella di Blyth.

Per Darwin la selezione agiva sugli individui, mentre Wallace  questa avrebbe agito su gruppi o ‘specie’. Riguardo a questo concetto, se Darwin si mantenne vago sul concetto si specie, Wallace fornì la prima versione di definizione di specie biologica“Species are merely those strongly marked races or local forms which when in contact do not intermix, and when inhabiting distinct areas, are generally believed to have had a separate origin, and to be incapable of producing a fertile hybrid offspring”.

La visione di Wallace è senz’altro più di stampo ‘socialista’, un po’ similmente a Lamarck. Wallace anche un socialista impegnato  un po’ in tutta la sua vita. Wallace che proveniva da un ambiente piccolo borghese, infatti suo padre era un avvocato di provincia, che a quel tempo era una professione umile, fu particolarmente attivo nella Land Nationalisation Society e molto legato dapprima alle  letture che aveva sentito nella Hall of Science in Tottenham Court Road a Londra, proposta dai seguaci di Robert Owen, e successivamente  al  Das Kapital di Marx, proprio dove quest’ultimo si  definì un devoto ammiratore di Charles Darwin, la cui teoria, scrisse Marx rappresentava il fondamento scientifico per la sua causa, necessario alla sua (ovviamente non solo sua)visione.

Il rapporto Marx-Engels è un po’ curiosamente analogo a quello Darwin-Wallace, infatti mostra  come “la Storia” scelga sovente i singoli individui ad essere celebrati come gli inventori unici o scopritori di nuove idee. Nel caso di Marx, è risaputo che Friedrich Engels ha giocato un ruolo partecipativo molto significativo e vicino nello sviluppo delle idee che ancora oggi si definiscono tranquillamente marxismo, analogamente avvenne per il darwinismo. Analogamente sì, ma quindi con differenze importanti. Oltre a quanto già detto, Darwin e Wallace marciavano ‘indipendentemente’ nel senso che, salvo corrispondenza lavoravano da ‘solisti’. Proprio come Owen, Wallace ha preso una linea anti-malthusiana chiara (l’opera di Malthus è stato utilizzata pergiustificare la tesi che la malattia e la morte precoce erano necessarie tra le masse lavoratrici per mantenere la popolazione verso il basso). Darwin, dato anche  il suo background (per esempio se Wallace dovette letteralmente elemonisare i soldi per i suoi viaggi, Darwin potè organizzarli con estrema facilità), era molto più in sintonia con le idee di Malthus, ma anche di Spencer ed è molto probabile pensare che queste utili anche a politiche coloniali potessero essere all’epoca meglio viste da certi gruppi ideologici di potere così da conferire a Darwin il primato e la piena paternità della teoria. La società vittoriana, rigidamente stratificata, ha  lasciato ben poche possibilità allo sfortunato  Wallace di entrare nelle sacre sale della comunità scientifica d’elite di cui Darwin era invece  già un membro rispettato. Darwin era l’uomo giusto, presentò le carte di Wallace alla L.Society, agli altri naturalisti come gli era stato chiesto, fu restio a pubblicare la sua teoria, fu sempre cauto ma c’erano spinte ed interessi che lo volevano come autore di quella teoria e così fu.

Così, spinto anche dagli stessi ‘amici in comune’ con Wallace, Lyell e Hooker, a presentare celermente la sua opera prendendosene la paternità esclusiva, Darwin divenne l’autore della teoria sull’origine delle specie per selezione naturale e a lui andarono tutti gli onori. Un’altra figura fu molto importante, quella di T.Huxley. Huxley aveva respinto la teoria di Lamarck della trasmutazione, sulla base del fatto che non c’erano prove sufficienti per sostenerla e fu con Lyell, Hooker e Wallace uno di quei pochi che era a conoscenza delle idee di Darwin prima che venissero pubblicate. Come ricordato la  prima pubblicazione di Darwin delle sue idee avvenne quando Wallace inviò a Darwin il suo famoso saggio sulla selezione naturale, che venne presentato da Lyell e Hooker alla Linnean Society nel 1858 accanto a brani tratti dal taccuino di Darwin e una lettera di Darwin ad Asa Gray. La famosa risposta di Huxley all’idea della selezione naturale fu:

“Come è stato estremamente stupido non averci pensato!”
(Huxley, Leonard (1900), The Life and Letters of Thomas Henry Huxley. 2 vols 8vo, London: Macmillan)

Ad Huxley piacque molto la teoria di Darwin, anche se non troppo convinto del potere della selezione, l’idea di ‘evoluzione’  darwiniana lo convinceva e in un suo saggio “Evidence as to Man’s Place in Nature (1863)” espose due temi, l’uno l’uomo che è legato alle grandi scimmie, l’altro l’uomo che si è evoluto in modo analogo a tutte le altre forme di vita. Queste stesse idee, il dubbioso, cauto, prudente Darwin le aveva solo accennate, ma con la quali Huxley si era trovato tanto  immediatamente e pienamente d’accordo che nel portale avanti, diffonderle e difenderle  divenne conosciuto come il mastino di Darwin. Egli è colui che spinse la teoria, combatté le battaglie e abbatté le barriere. Lo stesso Wallace era un difensore convinto della teoria di Darwin e lo spalleggiò. Tuttavia un evento lo eclissò cmpletamente sotto l’ombra di Darwin. Con  “The Origin of Human Races and the Antiquity of Man Deduced from the Theory of ‘Natural Selection” Wallace divenne  l’uomo che si tirò indietro. Questo è un fatto importante perché è un po’ il “titolo” riservato ai vari M.Behe, G. SermontiJ.Sanford etc..a quelli che non si riescono a liquidare facilmente sul piano scientifico e così come avvenne per Wallace, usando come scusa la sua conversione allo spiritismo (cosa comune all’epoca a molti scienziati ), e così si va a dire che si sono arresi di fronte al fatto che la scienza non abbia trovato ancora delle risposte, o che  avvicinati per qualche ragione a gruppi religiosi  e quindi hanno cambiato visione su certe cose dedicandosi ad altro etc etc.. Però tutto questo modus operandi denota un’idea curiosamente religiosa, quasi “settaria”, fascista anche, della scienza. Ad essa, indipendentemente da competenze metodologiche, titoli e scoperte  un uomo “apparterrebbe” totalmente. Un voto. E sarebbe così chiamato scienziato, finché ne accettasse le interpretazioni condivise dalla maggioranza, e da essa potrebbe “uscire” perdendo il titolo per apostasia! Peggio di un sacerdote che lascia i voti… È chiaro pertanto il richiamo di Fratus alla visione di nuova religione di Comte.

Ora, premesso questo, come fa notare Pennetta, riferendosi in particolare all’Italia la celebrazione dei Darwin day non è rivolta tanto alla figura dello scienziato, ma neppure in verità alla sua teoria, quanto invece a ciò  per cui la teoria è stata strumentalizzata. Come già ricordato dal 2003  l’Uaar (un po’ su imitazione dei cugini d’oltreoceano dell’American Humanist  Association organizza Darwin Day anche in Italia con scienziati, docenti e giornalisti scientifici, dando però anche luogo a giornate come questa.

Anche solo da una prima veloce lettura della pagina di Wikipedia sul Darwin day si può leggere che lo scopo della celebrazione sia “difendere l’impresa scientifica attraverso i valori del razionalismo e della laicità”, che è un modo esoterico per far passare una realtà che invece non esiste, per far passare un’ideologia atea spacciandola per scienza. L’intento purtroppo che appare evidente è  quello di far passare fra le persone, servendosi anche di qualche divulgatori con una certa fama “mediatica” di scienziato, l’idea di un contrasto insanabile tra fede e ragione, tra fede e scienza  galileiana. L’intento è quello di strumentalizzare la scienza per diffondere una visione ideologica della storia naturale, del mondo, dell’uomo… Darwin diventa quel libero pensatore rivoluzionario, che superando timori ed oscurantisti  avrebbe cambiato, questo è il convincimento di fondo che si vuole anche  trasmettere, la visione di Dio e dell’uomo. Principalmente la fede nel Dio Rivelato delle religioni abramitiche. Il fine dichiarato ricorda Pennetta, è quello di valorizzare la cultura scientifica, ma non viene spiegato perché tra tante figure viene scelta proprio quella di Darwin che fu da subito strumentalizzato proprio a fini ideologici per combattere la tradizione cattolica, come testimoniato da un documento esposto alla mostra Homo Sapiens al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione delle commemorazioni darwiniane del 2009. È chiaro che un deismo filosofico generico, un teismo generico siano cose “un po’ così”, a buon mercato si riconosce che non si possa escluderle o meno etc etc.. non a caso questo è stato un pensiero che ha caratterizzato l’alba del moderno ateismo e rappresentava l’ultimo passo secondo Comte prima di abbandonare definitivamente l’idea di Dio.

Invece il Dio Rivelato delle religioni abramitiche infastidice e genera avversione da parte di queigruppi ideologici sfociando anche in forme di intolleranza,”violenza”. Lo stesso M. Ruse arrivò ad affermare che:

“L’umanesimo, nella sua forma più virulenta, sta cercando di fare della scienza una religione. E’ inondato da un intollerante entusiasmo, vi è quasi un isterico ripudio della religione” .

Mendel days invece  che, ad un solo anno dalla loro nascita ad opera di un gruppo di amici, contano quest’anno già 20 appuntamenti non sono stati introdotti, curati da gruppi, enti, associazioni come la CEI, da Avvenire o chissà che altro. A differenza dei Darwin day che come visto rimangono legati a certi movimenti ideologici (e/o politici), un po’ come se li avesse introdotti una “Conferenza Episcopale Atea”. Così gli  incontri dei Mendel days, queste giornate di studio non nascono come una contrapposizione ai Darwin days, non sono degli Anti-Darwin days, ma rappresentano più una reazione (quasi ‘Newtoniana) a questi. Checché ne possano dire non hanno avuto l’anno passato né hanno intenzione di essere uno strumento di propaganda ideologica, una strumentalizzazione della scienza, un mezzo per portare alla formazione di una ‘creation-science o altro (nemmeno di essere luogo di manifestazioni folkloristiche che poco hanno a che fare con la scienza..) .

Perché allora esistono i Mendel Day? Pennetta lo ricorda (l’aveva già espresso nel suo intervento al primo Mendel day di Verona 2013 su invito di Fratus. Intanto, si tratta di incontri, di giornate studio con lo scopo di fare informazione, di fare divulgazione scientifica, ma anche  teologica, filosofica e bioetica in modo onesto, affrontando i temi e la storia della scienza non ideologicamente e non selettivamente, facendo quindi  anche un’operazione di debunking su molte false credenze, clichés, luoghi comuni e facendo quindi anche  chiarezza su molte cose su cui fra le persone c’è veramente molta confusione, vuoi per problemi dell’istruzione, vuoi per episodi di cattiva divulgazione mediatica. Per avere una visione completa su questi aspetti può essere utile leggere il manifesto dei primi Mendel days. Mendel come simbolo di un’amicizia fra fede e scienza, che fra l’altro, quella moderna,è figlia stessa del cristianesimo. Un’opera di ‘backup’ in cui si mostra fra le varie cose che essere credenti in Dio non comporta l’essere un cattivo scienziato, l’essere lontano dalla scienza. Basta anche solo notare che molti sono arrivati alla fede, ad una conversione tramite la scienza come J. Sanford  o come Francis Collins.

Quindi una ‘normale’ reazione, non legata a gruppi ideologici,religiosi o politici come lo sono stati e continuano ad essere i Darwin days, a questi stessi e a tutto quanto ha favorito a dare cattiva informazione su molte tematiche e a tutto quanto sembra portare ad una disumanizzazione dell’uomo. Oltre ovviamnete a ricordare scienzati, alcuni spesso più che dimenticati, come Lazzaro Spallanzani, che molto hanno dato alla scienza credendo sempre fermamente in Dio Creatore. Quindi non si tratta neppure di qualcosa che voglia andare a creare uno scontro, come molti vorrebbero lasciar passare, fra evoluzione e creazione, stile Usa, in primis perché si tratta di un falso dilemma. Va da sé che ovviamente si parla e si può parlare anche di antidarwinismo, come critica scientifica al neodarwinismo. Uno degli spunti che ha portato all’elezione di Mendel è stato, oltre allaminaccia di una sua eliminazione dai libri di testoil fatto che venga spesso presentato come colui che aiutò la teoria di Darwin, che diede ad essa un supporto su basi genetiche che portarono prima alla ‘sintesi moderna’ e poi alla ‘sintesi estesa’. Ciò è semplicemente falso, ricorda Pennetta che la riscoperta delle leggi di Mendel portò a quello che dagli storici della scienza viene ricordato come ‘eclissi del darwinismo’ in cui il darwinismo era ‘morto’ salvo in Inghilterra per motivi nazionalistici. Infatti come spiegò il prof. Umberto Fasol. Mendel falsificò la teoria di Darwin mostrando scientificamente che la trasmissione dei caratteri acquisiti come ipotizzato da Darwin et Al. non avvenisse.

Fu poi, in primis con Ronald Aylmer Fisher,  che si arrivò a quella che fu la ‘Sintesi Moderna’, il primo neodarwinismo. Infatti come suggerisce il termine sintesi si misero assieme due cose scollegate per fare un’unica unità, si unirono darwinismo e Mendel in virtù delle mutazioni casuali. Non si conosceva ancora il Dna, non erano ancora arrivate le conclusioni di Gould, la genetica, la biologia molecolare non erano certo vicine a quello che sono ora, mancavano l’epigenetica, l’evo-devo  etc… e così il concetto di mutazione, che allora era ritenuta valida e potente, sempre ovviamente in simbiosi con la selezione naturale, ha finito per non reggere più e si è arrivati ad una nuova sintesi, la Sintesi Estesa.

Questa volta però si tratta di una sintesi nel senso che si fanno confluire sotto il paradigma neodarwiniano tutte le varie cose ricordate sopra e molte altre(per esempio le varie teorie neutraliste come quella di Kimura etc..). Ma se la Sintesi moderna era comunque come un frappè ottenuto frullando gelato e latte, la sintesi estesa appare più come una bella biglia di ferro sulla quale mano a mano si appiccicano chewing-gum  ingrandendola. Un darwinismo che, oltre a non aver trovato neanche una delle corroborazioni che richiederebbe, perde anche la possibilità di avere un criterio di falsifificabilità. A minare la scientificità del neodarwinismo si aggiunge l’inutilità mostrata fino ad oggi, senza contare l’errore sulla vestigialità degli organi, nel fornire predizioni utili, nel portare a qualsivoglia applicazione pratica.  Perfino la relatività generale, considerata un po’ ‘metafisica’ come teoria ha fatto nuove predizioni (come l’espansione dell’Universo) e grazie alla maggiore conoscenza ha prodotto tra le altre cose, come “spin off”, la tecnica del gps. Recentemente Pennetta ha anche mostrato come, nonostante certa divulgazione spinga a pensare il contrario, per quanto riguarda  il caso dell’ AIDS e il virus influenzale si riveli assolutamente inutile, ciò che viene fatto sono applicazioni derivanti “banalmente” dalla selezione naturale, dall’applicazione della probalitità statistica etc.. Nel caso del virus influenzale inoltre sulla base delle passate esperienze è possibile prevedere che le mutazioni del virus influenzale, per quanto numerose, non produrranno nei prossimi anni nuove specie di virus, cioè ad una macroevoluzione. Due celebrazioni quindi profondamente diverse, una scienza ‘modificata’ per supportare l’ateismo opposta ad una corretta informazione scientifica  concorde con l’idea dei Magisteri non sovrapposti di Gould (che fra parentesi non era né cattolico, né cristiano ed era anche neodarwinista, uno dei più celebri di tutti i tempi). Ma non dovrebbe essere qualcosa di difficile da capire che la scienza non si può occupare di finalismi,di Dio,dei “Perché” che restano problemi metafisici, filosofici, legati alla fede e all’interpretazione della storia naturale.

In verità, quando T.Pievani ne “La vita inaspettata” mostra come una fortuita concomitanza di contingenze il fatto che l’uomo sia apparso e parla di assenza di finalismo nella scienza e nell’evoluzione dice una cosa che è anche banale quanto confusivo per chi legge (forse). Infatti possiamo trovare differenti concezioni di ‘fine’ e quindi di finalismo, finalità… Il ‘telos’, il ‘nomen actionis’, lo ‘skopos’   etc… Ora, questi neodarwinisti vorrebbero dimostrare che esista  un’assenza di finalità negli organismi biologici, ma l’accezione di finalità in questo caso è quella di “design”, un po’ vicina magari a quella proposta da l’ID, anche se fosse possibile dimostrare “irrefutabilmente” la teoria neodarwiniana, il concetto di teleologia non verrebbe comunque meno. Sono soliti dire che il fatto che un cuore per pompare sangue, un occhio serva per vedere, una gamba per camminare, un dente per masticare, le ali per volare etc.. non implica che essi si siano sviluppati “per” svolgere quella funzione. Ovvero, ci sarebbero stati degli stadi che hanno portato al raggiungimento di quelle date funzioni, raggiunte quindi grazie ad un accumulo di vantaggi intermedi portati, ciascuno, da mutazioni genetiche del tutto contingenti rispetto al loro esito adattativo.

Così si osserva un sistema associato alla funzione o utilità attuale (cioè quella che osserviamo adesso) di una struttura. Ciò rientra in quella che chiamano ‘teleonomia’, in cui il “fine” (il ‘serve per’) è in realtà un effetto collaterale e del tutto  illusorio, dell’utilità, della funzione specifica complessa osservabile sul momento. Si arriva così a sostenere che una serie di eventi casuali, frutto di aleatorie contingenze non possa essere mossa da una causa finale di qualunque tipo. Conseguenze di tutto il ragionamento sulla contingenza sarebbero che la ragione e la scienza ammetterebbero al limite un Dio incapace di agire nella storia, quindi nulla a che vedere con il Dio Rivelato, e quindi il fatto che esista l’uomo non sarebbe il frutto di un disegno divino, ma una sorta di incidente,di accidente fortuito e del tutto inaspettato. È chiaro che allora diviene importante capire a cosa si alluda con causa finale e relativamente a cosa  intende fare riferimento quella finalità. Lo skopos, inteso come un punto di arrivo verso cui tutta la storia dell’uomo e del mondo sarebbe indirizzata è un qualcosa di cui cercare di provare l’ esistenza o la  non esistenza da un punto di vista scientifico è errato, oltre che impossibile,anche visto che la scienza si occupa dei “come mai” non dei “perché”.

“In soldoni” non c’è conflitto fra scienza e fede cristiana o fra scienza e generica fede in un dio. Ora,tutto questo non vuol dire che i Darwin days siano solo giornate dove viene fatta ‘brutta’ scienza, nel senso che non si parla di scienza o si camuffa un’ideologia da scienza,ci sono sicuramente incontri che rappresentano valide giornate di studio sul tema Darwin/evoluzione/neodarwinismo. Però è chiaro che se le associazioni che a livello internazionale sopra tutte le altre curano questi eventi,e quindi queste hanno quelle finalità, quegli intenti,allora la manifestazione generale è pregna di quel modus operandi, e in certi incontri questa è chiara fin dal titolo dell’evento, fin dalla presentazione, tanto più se si ha l’occasione di ascoltare gli interventi che vengono fatti come quello dell’anno scorso del prof.Vallortigara “Perché l’evoluzione ha creato dio (e non viceversa)”,o quello di quest’anno del prof.Boncinelli. Proprio volendo allora, se non vi fosse una malafede (accettata di buon grado anche da chi è fuori da queste associazioni/movimenti ideologici ma poi li pubblicizza, si presta alle loro iniziatve etc..) nell’uso ideologico dei risultati scientifici per promuovere l’ateismo si mostra l’offrire l’ascolto di una ed una sola campana. Tutti i biologi, fisici, filosofi, genetisti, ingegneri, medici etc..che sono cattolici, cristiani, teisti, deisti? Quantomeno ad incontri di carattere filosofico, visto che vengono fatti anche questi (e su questo non ci sarebbe neanche da obiettare), con serietà si sarebbero consultate due campane, sotto moderatore, opposte e poi si sarebbe  lasciato ad ogni spettatore in sala o sul web il trarre le conclusioni.

Il che non vuol dire dare luogo a ‘squallidi’ (mi si passi il termine) teatrini come quello a cui si sono prestati B.Nye e K.Ham. In radio si passa anche a parlare di un incontro dei Mendel days già svolto a cui ha presenziato come relatore il prof.Pennetta svoltosi al CNR. Questo fatto ha subito creato deimalumori, per essere eufemistici,visto che con un fare diffamatorio M.Ferrari esordisce con :

“Magari interessa a tutti coloro che VERAMENTE fanno giornalismo scientifico. Per chi non lo conosce, pennetta è un rabbioso creazionista. Ospitato dal Cnr in qualità di giornalista divulgatore. Se non è una vergogna questa, e se non ci si ribella adesso, non saprei quando farlo.”

Pennetta che non si sa per quale ragione venga definito “rabbioso” viene etichettato come creazionista (ovviamente va da sé che si deve intendere con fautore di una creation science, non avrebbe senso inteso nel suo senso più generale di credente in un Creatore), senza fornire prove a riguardo, e viene detto che avrebbe presenziato in qualità di giornalista (che sarebbe anche abuso della professione) mentre era con piena qualifica ospite in qualità di divulgatore scientifico in occasione di una giornata studio su invito di una ricercatrice che si occupa di quelle tematiche su cui Pennetta è intervenuto. Il convegno inoltre non era organizzato né patrocinato dal CNR, di cui si sono presi solo posti a sedere ed illuminazione, generosissimamente offerti. Certe diffamazioni (si contestava la qualifica di biologo a Pennetta) così come certe accuse (si dava del volgare, villano, misogino..) i erano già viste, fra l’altro ad opera di una che abusa della professione di giornalista.Etichette simili erano arrivate anche dal new-atheist P.Z. Myers. Ad ogni modo, nonostante la partenza inaccettabile, fondata su premesse fantasiose, la discussione seguita è però stata comunque, afferma Pennetta, sostanzialmente equilibrata e interessante. Sono intervenuti ancheAldo piombino, che per esempio critica l’invasione di campo e le strumentalizzazioni dell’UAAR eMichele Bellone che ha reintrodotto il tema sulla scelte e modalità comunicative, quindi ritenendo sbagliato (a livello di comunicazione) riferirsi a Pennetta o chi per lui come creazionista. Bellone non ha nascosto che dietro Pennetta ed altri si celino di creazionisti, che sarebbero dei ‘kripto-creazionisti’, però tiene come linea il lasciare questo come sospetto, come opinione e andando a discutere con questi scegliere strategie comunicative opportune che lascino fuori gli argomenti sul creazionismo e su Dio il più possibile.

Nessuno  ha avuto nulla da obiettare sul “rabbioso”.

 

 

Le due puntate (sui Darwin e mendel days) sono ascoltabili e scaricabili ai seguenti link:

 

https://www.dropbox.com/s/avr5jjws4ghbgar/01_03_14.mp3

 

https://www.dropbox.com/s/3dusqzfg1gkuouc/22_02_14.mp3

 

Antievoluzionismo secondo Michele Bellone


MAIALE

Quanto di vero c’è in quello che leggiamo sull’antievoluzionismo?

Michele Bellone, che è dottore di ricerca in Bioingegneria e Bioinformatica, ha scritto una lunga lettera sugli antievoluzionisti, lui, ovviamente, un evoluzionista convinto che come spesso o sempre accade non sa praticamente nulla del reale spessore del dibattito.

L’articolo è una confusa annotazione di false affermazioni…

http://www.arpa.umbria.it/Resources/docs/micron%2026/micron_26_56.pdf

 

Sabato in diretta su www.radioglobeone.it dalle 12:30 alle 13:30 ne parleranno Fabrizio Fratus e Carlo Alberto Cossano, non perdere l’appuntamento.

Il bluff di Darwin


Silvano Lofanti

carte

Gli evoluzionisti affermano che il prerequisito dell’evoluzione Darwiniana è semplicemente un sistema auto-replicante capace di variazioni ereditabili. Da esso l’evoluzione avrebbe prodotto tutte le forme viventi, dall’ameba alle balene, per mezzo di piccole variazioni casuali e della selezione naturale.

Per rendersi conto dell’assurdità intrinseca di tutto ciò, può essere utile ricorrere ad un’analogia basata sul gioco di carte chiamato “poker”, che tutti conoscono. Possiamo pensare l’evoluzione Darwiniana come un particolare gioco di poker, stabilendo le seguenti correlazioni:

(1) Il mazziere mischia le carte e le da ai giocatori. Questa operazione è analoga alle variazioni casuali sul genotipo.

(2) I giocatori attivi (che hanno rilanciato) mostrano le loro carte, e il possessore della migliore “mano” (la combinazione di carte di maggiore valore) vince. Questi giocatori sono analoghi ai fenotipi, cioè agli organismi che lottano per sopravvivere.

(3) I giocatori che abbandonano la mano e rilasciano le loro carte sono analoghi agli effetti distruttivi della selezione naturale, per la quale tratti che non conferiscono un vantaggio sono scartati, mentre tratti vantaggiosi sono mantenuti.

(4) Gli organismi superiori hanno un numero di cellule variante fra 10^12 e 10^16. All’incirca una mano di 5 carte da gioco ha un numero di molecole di quell’ordine. Ogni carta da gioco ha una configurazione di disegno che identifica il valore della carta. Nella nostra analogia poker/evoluzione queste configurazioni di disegno delle 5 carte sono simbolicamente analoghe, a grandi linee s’intende, alle specificazioni dei principali apparati degli organismi.

(5) Ora, per rendere maggiormente calzante la nostra analogia dobbiamo ricordare i due “pilastri” dell’evoluzione: il sistema auto-replicante primitivo e le piccole mutazioni casuali che avvengono in esso e nei suoi discendenti, e che verranno poi filtrate dalla selezione naturale. Le piccole mutazioni casuali sono a livello di molecole. Sarebbe quindi del tutto inappropriato considerare il nostro mazziere come un vero distributore di carte nella loro interezza. Infatti nell’analogia le carte complete sono simboli di interi apparati con miliardi di cellule. Di conseguenza, nella nostra analogia il mazziere non distribuisce ai giocatori carte intere, bensì solamente molecole di carte da gioco.

Conclusione

E` chiaro che poche molecole di carte da gioco, non sono in grado di specificare il valore delle carte, men che meno di far vincere una mano ai giocatori di poker. Analogamente, sistemi biologici irriducibilmente complessi mancanti della maggior parte dei componenti e quindi non funzionanti, non conferiscono nessun vantaggio ad un organismo. Esempio: un frammento di carta da gioco con solo un puntino nero nell’angolo non è una carta riconoscibile valida e giocabile; similarmente, una variazione molecolare minima in un organismo non può dar conto della creazione ex abrupto di un intero grande sistema fisiologico, diciamo per esempio il sistema cardiovascolare o nervoso. Tali apporti molecolari insignificanti non sono di alcuno aiuto ne ai giocatori di poker ne agli organismi, e vengono inesorabilmente scartati in entrambi i casi.

Di conseguenza i giocatori non avranno mai mani vincenti. In tutte le tornate di gioco essi saranno sempre forzati ad abbandonare, non avendo niente in mano di giocabile. Nessuna partita di poker potrà iniziare. Questo significa che, seguendo l’analogia, il “poker” Darwiniano è un gioco che non funziona per niente. Non solo l’evoluzione Darwiniana non è in grado di produrre complessi sistemi biologici, men che meno organismi interi, ma essa non riesce neanche ad iniziare minimamente il processo.

Rimane infine un importante concetto del poker da far rientrare nella metafora: il bluff. Immaginate un giocatore che ci vuole far credere di avere addirittura una scala reale (la combinazione più alta e improbabile) mentre ha in mano solo molecole di carte. Questo è il bluff di Darwin – il più grande bluff della storia – la pretesa di aver creato tutte le forme viventi per caso, mentre non è in grado di produrre la minima parte del più piccolo organismo.