Su “La Voce” dibattito sul darwinismo


Ripresento un’intervista molto interessante:

Su “La Voce” dibattito sul darwinismo

  

II quotidiano indipendente online “La Voce d’Italia” ha affrontato il tema del darwinismo intervistando esponenti delle diverse posizioni.

Piergiorgo Odifreddi ha aperto il confronto, a seguire sono intervenuti S. Bertolini, F. Fratus, F. Boero, ed E. Pennetta.

 

Un’iniziativa come se ne vedono poche e che permette di farsi un’idea chiara sulle differenti posizioni.

 

E’ stato il prof. Piergiorgio Odifreddi ad aprire la serie di interviste sull’evoluzione e il darwinismo realizzate da Andrea Carbone e proposte dal quotidiano indipendente online “La Voce d’Italia“, che il 27 marzo scorso ha pubblicato la prima della serie con il titolo Odifreddi: “Essere antievoluzionisti significa essere antiscientisti”. Il titolo prende spunto dal seguente passaggio:

E’ ovvio che chi nega validità scientifica all’evoluzionismo sia automaticamente un antievoluzionista. Anzi, più in generale, un antiscientista, perché l’evoluzionismo è il paradigma scientifico della biologia moderna.

Per opporsi all’evoluzionismo bisogna non conoscere o non capire la scienza, e i creazionisti sono appunto una particolare specie di antiscientisti, benché non l’unica”…

Un passaggio che appare sconcertante, infatti il prof. Odifreddi incorre in un errore estremamente banale, confondendo i termini di “scienza” e “scientismo” che sono tutt’altro che sinonimi. Senza scomodare testi specialistici possiamo vedere la differenza su Wikipedia:

 

Scienza:

Per scienza si intende un sistema di conoscenze, ottenute con procedimenti metodici e rigorosi e attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata, allo scopo di giungere a una descrizione, verosimile e oggettiva, della realtà e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni.

Scientismo:

Il vocabolario Devoto Oli, ed. 1990, a pag. 1722, descrive lo scientismo come quel “movimento intellettuale (…) tendente ad attribuire alle scienze fisiche e sperimentali e ai loro metodi, la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’uomo”

 

Si tratta di una confusione che purtroppo svuota di valore l’intera intervista.

Lo stesso giorno usciva anche l’intervista di segno opposto al Prof. Stefano Bertolini, presidente dell’Associazione Italiana Studi sulle Origini, intitolata Bertolini: ‘Anche i creazionisti accettano la selezione naturale ma…’ della quale segue uno dei passaggi più significativi.

“Il Comitato Antievoluzionista svolge un importante lavoro di diffusione d’informazione sul dibattito creazione-evoluzione destinata ai giovani, che più di tutti hanno necessità di conoscere la verità sullo stato precario dell’ipotesi dell’evoluzione. La loro posizione va considerata diversa da quella creazionista. Quello che ci unisce è il riconoscimento che la scienza smentisce e confuta assolutamente l’ipotesi dell’evoluzione”

Due giorni dopo, il 29 marzo, veniva quindi pubblicata l’intervista a Fabrizio Fratus, referente del Comitato Antievoluzionista, intitolata Fratus: “Il neo-darwinismo e’ una religione”, nel corso della quale Fratus affronta molti dei temi più sensibili della questione. Si inizia con il mostrare come “il darwinismo funga da giustificazione ideologica per la costruzione di un certo tipo di società“, affermazione che mi sento di confermare pienamente. Ad essa segue quella sulla mancanza di prove a sostegno della teoria stessa, sull’esistenza di una “nomenclatura” evoluzionista, per finire con i falsi casi di evoluzione (in particolare riguardo la resistenza agli antibiotici), con cui l’intervista termina:

Insomma: la variabilità che vediamo non si genera da variazioni casuali ma solamente da rimescolamento genetico, essa è limitata e oscillante e non illimitata come vogliono farci credere i neodarwinisti. La selezione naturale elimina e non contribuisce in nessuna maniera a sviluppare nuove informazioni”

Giungiamo così all’intervista rilasciata solo ieri, 04 aprile 2012, dal prof. Ferdinando Boero, responsabile delLaboratorio di Zoologia e Biologia Marina del Dipartimento di Biologia dell’Università di Lecce. Nell’intervista dal titolo Boero: “L’evoluzione e’ un fatto, non si puo’ mettere in dubbio” , le sue affermazioni sono purtroppo un sunto dell’armamentario di luoghi comuni che da parte darwinista vengono messi in campo per evitare di affrontare i punti deboli della teoria da loro sostenuta, a cominciare dallaconfusione tra i termini “evoluzione” e “darwinismo“, che mira a far credere che i due termini siano sinonimi e che chi contesta il neodarwinismo neghi la successione degli organismi testimoniata dai fossili:

No, non ci sono giustificazioni per mettere in dubbio l’evoluzione. Neppure la Chiesa lo fa. L’evoluzione è un fatto. Le specie che abitano il pianeta oggi sono differenti da quelle che lo abitavano milioni di anni fa, ma discendono da esse. La differenza tra le specie di oggi e quelle di ieri è dovuta al fatto che le specie di ieri si sono evolute in quelle di oggi. Non c’è altra spiegazione su COSA sia successo: le specie si sono evolute le une dalle altre. Lo dimostrano i fossili, lo dimostrano i genomi e le anatomie.

A questa premessa errata viene fatta seguire la demonizzazione dei contestatori, che si tratti di docenti, professori universitari o altri esperti di scienze naturali e quali siano veramente i loro argomenti non importa: con loro non si dialoga:

Gli antievoluzionisti sono degli ignoranti. Punto e basta. La spiegazione alternativa si basa su qualcosa che non è scienza e non vale la pena di discutere.

Per giungere ad affermare che la fede serve solo a sistemare provvisoriamente quello che la scienza ancora non ha spiegato:

La fede si basa sull’ignoranza, la scienza si basa sulla conoscenza. Se quello in cui credo per fede mi viene dimostrato in modo scientifico, allora non è più fede. 

Con buona pace della teoria dei Magisteri Non Sovrapposti di S. J. Gould.

 

Per bilanciare l’intervento del prof. Boero, ecco nello stesso giorno una seconda intervista dal titolo Pennetta: Bisogna liberarsi dal darwinismo sociale nella quale il sottoscritto cerca di fare chiarezza sui veri termini della questione. Di questo intervento vorrei riportare le conclusioni:

Il neodarwinismo è dunque un “gigante da abbattere” per due importanti motivi: il primo è liberare la scienza dal condizionamento di un paradigma errato, il secondo è liberare la cultura e la politica dal darwinismo sociale, un’ideologia disumanizzante che oltretutto ha storicamente fallito. E questo è quanto, chi condivide le mie idee, si propone di fare”. 

La serie di intervista su La Voce d’Italia proseguirà nei prossimi giorni con altre interviste.

Continueremo a seguire quest’interessante iniziativa che dovrebbe essere presa come riferimento per altre analoghe, per iniziative dove le diverse tesi siano ugualmente rispettate e non prevalga la logica dell’ “ipse dixit”, una logica che purtroppo  esperienze recenti hanno mostrato.

I Mistificatore del neodarwinismo


pievani

 

“La teoria dell’evoluzione” è un libro che Telmo Pievani – professore di filosofia della scienza all’università di Milano e uno dei più strenui sostenitori accademici dell’evoluzionismo in Italia – ha scritto per la Società editrice il Mulino (2006), con lo scopo di mostrare che il Darwinismo “non solo è in ottima salute, ma ha incrementato cospicuamente il proprio potere esplicativo e predittivo” e spiegarci “la macroevoluzione e suoi gloriosi accidenti”.

Nel suo capitolo conclusivo Pievani scrive:

“La teoria dell’evoluzione è fatta oggetto di attacchi che non hanno equivalenti in alcun altro ambito della ricerca scientifica, ma è emblematico che le reali difficoltà, teoriche e sperimentali, incontrate dalla spiegazione darwiniana in questo secolo e mezzo non coincidano quasi mai con quelle evocate dagli antievoluzionisti di varia estrazione, giacché la loro battaglia si colloca interamente al di fuori del dominio della scienza, non contribuisce in alcun modo utile alla critica e alla crescita della conoscenza, e pertanto è bene che cada nell’indifferenza che spetta ai mistificatori.” (pag. 128)

Quindi secondo Pievani gli antievoluzionisti sono solo dei mistificatori, cioè degli ingannatori. Avendo egli anche detto due pagine prima che “le controversie sono il sale della scienza” ne deduciamo che egli non attribuisce ai creazionisti e ai sostenitori del disegno intelligente neanche l’umile ruolo di interlocutori in una discussione. A chi non ha fede nel dio Darwin non è consentito l’accesso all’altare della Scienza ove officiano i gran Sacerdoti dell’evoluzione. Come si vede Pievani è molto democratico e per niente culturalmente arrogante.

Per quanto riguarda noi di ProgettoCosmo, ci dispiace molto che Pievani ci consideri così male ma cercheremo di stare sereni lo stesso, magari pensando che noi scriviamo unicamente per tentare di difendere la Verità, nei limiti ovviamente delle nostre modestissime possibilità e senza guadagnarci alcunché, a differenza di lui. Ammettiamo inoltre senza problemi che se diciamo delle cose sbagliate la colpa è solo nostra e se eventualmente diciamo delle cose giuste il merito è solo della Verità. Se qui esaminiamo brevemente alcuni punti chiave del suo libro, non è quindi per sterile polemica individuale, quanto per opporsi in qualche modo all’errore e all’assurdità dilaganti. Questa opposizione più che un attacco, come la definisce Pievani, è da parte nostra una difesa. A proposito di “attacchi”, non pensa Pievani che forse quelli contro l’evoluzionismo “non hanno equivalenti in alcun altro ambito della ricerca scientifica” per il semplice fatto che gli altri campi della scienza sono più seri e meno pieni di assurdità? …

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All’inizio del libro troviamo la definizione della macroevoluzione, intesa come assunto fondamentale Darwiniano:

“L’evoluzione produce, come suo esito più macroscopico, l’albero di discendenza di tutte le specie vissute e viventi sulla Terra.” (pag. 13)

“Tutti gli organismi sulla Terra sono legati da una relazione di parentela e condividono un antenato comune.” (pag. 25)

Essa è significativa perché, a differenza di altre, non è vaga (del tipo “evoluzione vuol dire che le specie cambiano nel tempo”, cambiamento, sul quale, inteso nelle sue modeste proporzioni, tutti potrebbero essere d’accordo — si chiama tecnicamente “microevoluzione”). Il fatto che siano implicate tutte le specie, significa che questa macroevoluzione spiega anche l’origine naturale della vita sulla terra (abiogenesi), cioè in fondo il suddetto antenato comune, inteso come prima specie. L’assunto darwiniano è estremamente ambizioso e forte, soprattutto considerando che, come viene specificato dopo, l’evoluzione raggiunge

“livelli di complessità ingegneristica straordinaria senza ricorrere ad alcun progetto intelligente sovrannaturale né ad alcuna mente della natura.” (pag. 62)

Per giustificare questa supposta straordinaria potenza creativa dell’evoluzione naturalistica inintelligente, Pievani usa la metafora aeronautica del “quadrimotore”. In nuce, i quattro motori dell’evoluzione sono: (M1) la variazione casuale; (M2) la selezione naturale; (M3) i processi popolazionali; (M4) le dinamiche macroevolutive. Questi motori sarebbero le cause che spiegano come ha potuto avvenire la macroevoluzione o trasformismo globale dei viventi.

Inoltre l’evoluzione ha “quattro categorie di evidenze empiriche”: (E1) i fossili; (E2) le comparazioni anatomiche; (E3) le comparazioni molecolari genetiche; (E4) gli esperimenti di laboratorio.

Partiamo dalle “evidenze”. (E1) I fossili di transizione fra una specie e l’altra, che dovrebbero essere innumerevoli, non sono stati trovati. Si tratta del problema, da tutti conosciuto, degli “anelli mancanti”. (E2) Le somiglianze anatomiche fra le specie ci sono ma sono molto meglio spiegate dalla teoria del disegno intelligente comune. (E3) Lo stesso dicasi per le somiglianze genetiche. Le similarità chimiche, genotipiche e fenotipiche degli esseri viventi sono dovute al fatto che tutti sono compresi gerarchicamente in un unico immenso progetto integrato di vita sulla terra, come nell’informatica i programmi di un computer sono gerarchizzati e condividono hardware, librerie, processi e funzionalità. (E4) Gli esperimenti di laboratorio confutano l’abiogenesi (Miller) e confutano il Darwinismo (i batteri diventano resistenti agli antibiotici ma restano pur sempre batteri, non diventano farfalle o elefanti).

Tutti i fenomeni di cambiamento, adattamento e speciazione naturale che la vita effettivamente mostra, sono confinati in campi di variazione molto limitati, e fanno parte della cosiddetta “microevoluzione” (che nessuno nega), la quale però è infinitamente più modesta della “macroevoluzione”, come l’intende Pievani e tutti i Darwinisti.

Prendiamo ora in esame i “motori”, cioè le cause. (M1) Le mutazioni casuali nei genomi sono distruttive, non creative. Sono un aspetto dell’entropia che agisce negativamente nei sistemi biologici, come in qualsiasi altro sistema. Qualsiasi processo di ricombinazione, duplicazione, frazionamento o variazione nei genomi, se non guidato dall’intelligenza, di per se non crea nuova informazione organizzativa (lo sa bene chi lavora nell’industria del software, dove qualsiasi “copia e incolla” deve essere sempre fatto con intelligenza, pena il non funzionamento del programma sul computer). (M2) la selezione naturale elimina i deboli, non crea organizzazione funzionale. Gli organismi sono gigantesche gerarchie funzionali. Anche volendo essere ottimisti e pensare alla selezione come ottimizzatore di una singola funzione, la selezione è inefficace allo scopo di generare nuovi organismi composti di innumerevoli funzioni gerarchicamente interallacciate. (M3) L’isolamento riproduttivo, le migrazioni, gli adattamenti alle nicchie ecologiche e tutti i processi a livello delle popolazioni non sono in grado di creare nuovi organismi, perché – come M1 e M2 – non possono creare l’informazione complessa specificata necessaria alla loro organizzazione funzionale. (M4) Le “dinamiche macroevolutive”, il passaggio dalle cellule senza nucleo a quelle con nucleo e l'”esplosione” delle forme pluricellulari nel Cambriano non possono costituire delle cause-spiegazioni perché sono loro stesse le cose da spiegare. Quindi M4 è un errore logico di ragionamento circolare. – Continuando con la metafora, se il “quadrimotore dell’evoluzione” fosse un aeroplano dubitiamo quindi che esso potrebbe volare o anche solo muoversi sulla pista di decollo.

Noti anche per cortesia il Pievani che le nostre critiche al suo testo e all’evoluzionismo in generale (contenute nel nostro sito) non sono basate su testi religiosi o pregiudizi ideologici, bensì su considerazioni puramente tecniche, nelle quali i termini chiave sono: informazione, organizzazione, entropia, istruzioni, codici, linguaggi, gerarchie funzionali, complessità, sistemi, controllo, etc. Nel suo libro da nessuna parte egli risponde alle domande fondamentali degli antievoluzionisti: come ha potuto sorgere quell’incredibile nanotecnologia cibernetica che è la vita? Da dove viene l’informazione complessa specificata presente nella straordinaria organizzazione funzionale degli organismi? O meglio egli una risposta la fornisce, alla maniera di Monod: “proviene dal caso e la necessità”. Peccato che sia una risposta totalmente assurda, assolutamente incapace di spiegare alcunché.

In conclusione abbiamo che il nostro autore basa tutta la sua argomentazione su quattro evidenze che non evidenziano e su quattro cause che non causano, per cui il teorema fondamentale macroevolutivo del suo libro rimane perfettamente indimostrato e alla, luce delle nostre considerazioni basate sul disegno intelligente, anche interamente assurdo. In breve ci viene fornita una falsità, cioè in fondo una mistificazione. Cosa è infatti l’evoluzionismo se non la più grande mistificazione dello scientismo moderno? Siccome l’esposizione di Pievani è svolta, dall’alto della sua cattedra universitaria – cattedra che comunque comporta delle responsabilità in più e delle attenuanti in meno – con una sicumera e un dogmatismo che disdegna ogni alternativa e ogni critica siamo sicuri che il lettore saprà decidere chi siano i veri mistificatori, se i creazionisti e i sostenitori del disegno intelligente o invece il professor Pievani stesso.

Tratto da Progetto Cosmo

Evolvibilità: una bomba a tempo


Di 

Su PLoS One ncora uno studio sull’evolvibilità, un concetto che dovrà essere portato alle logiche conseguenze.

 

E allora niente più darwinismo, né 1.0 o 2.0 o di qualsiasi altro tipo.

 

Abbiamo già affrontato l’argomento evolvibilità nell’articolo “L’evolvibilità, le rondini di Chernobyl e il CICAP” dell’8 maggio scorso, ci torniamo sopra perché proprio qualche giorno prima su PLoS Oneera stato pubblicato un articolo intitolato “Evolvability Is Inevitable: Increasing Evolvability without the Pressure to Adapt” ripreso su Pikaia il 26 giugno in un articolo a firma di Michele Bellone e intitolato “L’origine dell’evolvibilità“.

Come giustamente ricorda Bellone quello di “evolviblità” è un concetto che non è ben definito neanche tra gli addetti ai lavori, per vederci più chiaro due informatici dell’Università del Texas e dell’Università della Central FloridaJoel Lehman e Kenneth Stanley, hanno sviluppato dei modelli computerizzati di organismi immaginari sui quali hanno poi effettuato delle simulazioni di evoluzione per deriva genetica, quindi senza la pressione della selezione naturale.

Nell’articolo su Pikaia l’esperimento viene così descritto:

Hanno potuto così osservare che il loro potenziale evolutivo aumentava senza il necessario intervento di una competizione per la sopravvivenza con altri loro ‘simili’.

Questi risultati confermerebbero le ipotesi avanzate dai due ricercatori, secondo le quali, nel corso del tempo, organismi con una maggiore evolvibilità si sarebbero separati dagli altri perché più veloci nel generare nuovi fenotipi, finendo così con il diffondersi e l’occupare nicchie diverse dai loro simili meno ‘evolvibili’.

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Sorvolando sui dubbi che inevitabilmente devono accompagnare i risultati delle simulazioni su modelli computerizzati dove le variabili sono scelte con un grande grado di incertezza e dove una piccola variazione delle medesime può comportare risultati enormemente diversi (vedi il caso delle previsioni sul clima), dallo studio pubblicato su PLoS One possiamo giungere in sintesi alla seguente conclusione:

Esiste qualcosa (l’evovibilità) che fa avvenire le mutazioni funzionali in modo più veloce di quanto la Sintesi Moderna prevede, e una volta dato questo qualcosa gli organismi che ne sono dotati si evolvono meglio e più velocemente degli altri.

Insomma, finalmente in ambito neodarwiniano ci si è accorti che le mutazioni casuali della SM sono del tutto insoddisfacenti a spiegare nei tempi della storia dell’Universo il fenomeno dell’evoluzione. Qualcuno quindi inizia a dire che esiste qualcosa che “accelera” i processi evolutivi rendendoli quindi possibili, ma cosa sia questo qualcosa nessuno si avventura a ipotizzarlo.

Nel complesso la situazione si potrebbe descrivere ricorrendo alla consueta immagine dell’elefante nella stanza. I ricercatori neodarwiniani si stanno accorgendo che nella stanza qualcosa deve aver spostato un pesante tavolo di legno, ha fatto cadere la cristalleria in terra, ha urtato il lampadario che adesso oscilla vistosamente… e si dicono “In questa stanza deve esserci qualcosa oltre noi e i mobili”. Ma continuano a tenere gli occhi bassi e ad arrovellarsi il cervello, per paura che alzandoli possano vedere il terribile elefante: una legge di natura è all’origine delle specie e non il caso.

Con l’avanzare del concetto di evolvibilità quello che restava della teoria di Darwin, cioè la selezione naturale, perde inevitabilmente di importanza riducendosi a filtro di eliminazione degli esemplari meno adatti, e Stanley giustamente se ne preccupa:

“Le tradizionali spiegazioni basate su selezione e adattamento per fenomeni come quello dell’aumento dell’evolvibilità richiedono ulteriori e più approfondite indagini e potrebbero risultare non necessarie in alcuni casi.

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Le spiegazioni tradizionali della selezione potrebbero non riuscire a spiegare l’aumento di evolvibilità, anche perché giustamente bisognerebbe prima riuscire a capire cosa essa sia esattamente.

Ma prima o poi la questione dovrà essere affrontata e una conferma di un’evoluzione troppo veloce per i tempi della SM potrebbe avere effetti dirompenti sulla teoria neo-darwiniana. E’ questione di tempo.

Spallanzani e Mendel due grandi scienziati non amati dagli scientisti: Approfondimento


Di Leonetto

Dopo la pausa natalizia riprende la trasmissione ospitata dai microfoni di Radio Globe One, questa volta, dopo aver parlato nelle scorse puntate già di due libri scritti dal prof. Pennetta, l’uno “Inchiesta sul darwinismo” (http://www.enzopennetta.it/2012/10/radio-globe-one-recensione-20-10-inchiesta-sul-darwinismo-un-anno-dopo/) e l’altro “Extraterrestri: Le radici occulte di un mito moderno” (http://www.enzopennetta.it/2013/01/extraterrestri-in-aiuto-al-neodarwinismo-approfondimento-sulla-puntata-di-radio-globe-one-del-2212/ ), si va a parlare del nuovo tomo scritto a 4 mani da Enzo Pennetta e da Francesco Agnoli, che qualcuno forse ricorderà per “Scienziati, dunque credenti”, un libro che sfata il luogo comune della inconciliabilità tra cultura scientifica e cultura cristiana nonché il legame indissolubile tra la tradizione cristiana e la scienza, oppure per “L’ ultimo mito del Risorgimento – Storia senza retorica della Repubblica romana ” o per “Perché non possiamo essere atei”, un po’ una risposta a “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)”,saggio del matematico prof. Piergiorgio Odifreddi. Oppure qualcuno l’avrà letto su http://www.libertaepersona.org/ dove ha scritto anche il prof. E. Pennetta. Introducendo la figura di Spallanzani  come colui che applicò con rigore il metodo scientifico sperimentale alla biologia, Fratus ,come un po’ di rito in questi casi, pone a Pennetta la più classica delle domande con cui è d’uopo partire  in casi analoghi e cioè chiedendo  cosa abbia portato alla realizzazione del libro.

Pennetta spiega che già da tempo c’era con F. Agnoli una collaborazione, nonché un’amicizia personale e che questi si è sempre dimostrato interessato alle varie connessioni fra scienza e fede, fra cristianesimo e società, come si è accennato appunto introducendolo e, appunto come detto sopra, ricorda anche Pennetta, arrivando a scrivere “scienziati dunque credenti”. E proprio su questa scia, spiega Pennetta, è nata l’idea fra loro  di fare qualcosa assieme ed è  così  nato questo libro dove Pennetta tratta la parte di Spallanzani mentre Agnoli è chiamato ad occuparsi della figura di G. Mendel.  Su Cs non molto fa, infatti, è uscito un articolo ,”la scienza è figlia del Cristianesimo (http://www.enzopennetta.it/2012/10/la-scienza-figlia-del-cristianesimo/)dove appunto ci si sofferma sul tema del citato  libro di Agnoli, facendo alcuni riferimenti per mostrare appunto come la scienza sia figlia del cristianesimo e come questo fatto sia stata opportunamente “revisionato”.

E’ stato infatti solo sulle basi del pensiero cristiano che è potuta nascere la scienza moderna, e chi oggi nega questo nega la realtà storica degli eventi compiendo di fatto una vera e propria opera di disinformazione, un’opera che fu iniziata dal saggista William Draper, che nel 1874 scrisse “History of the Conflict between Religion and Science, tradotto in tutto il mondo e nel quale fu letteralmente inventato il conflitto storico tra religione (cristianesimo) e scienza. Infatti, se si facesse un sondaggio o una ricerca si troverebbe che si identificano i natali della scienza, del pensiero scientifico nell’antica Grecia o in epoca illuministico-positivista o al limite con Galieo.  Ma va invece ricordato che  molte delle superstizioni, pseudoscienze, ma anche il razzismo scientifico, i riduzionismi estremi ed antiscientifici, la scienza volta al servizio del capitalismo e dei centri di potere, le politiche socio-economiche quasi criminose ed anti uomo sono proprio figlie della cultura e della filosofia illuminista e positivista del ‘700 ed ‘800.

In quell’articolo e parzialmente lo ricorda anche in trasmissione, basandosi anche sul lavoro di S. Jaki (http://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Jaki ) che  afferma che la scienza postula i seguenti punti:

1-      L’uomo può comprendere la natura perché ha lo stesso intelletto di Chi l’ha creta.

2-       La natura funziona con delle leggi perché Chi l’ha creata è Qualcuno che procede in questo modo.

Si va a notare come questi due punti appartengano solo alla religione cristiana ed ebraica, e permettono di arricchire anche il contorno di figure di rilievo come Spallanzani e Mendel appunto. Come detto infatti benché alcuni vogliano vedere nella Grecia il sorgere della scienza, con accezione moderna, di fatto “gli ellenistici erano interessati a spiegare il mondo naturale solo attraverso principi generali astratti”(Cohen, La rivoluzione nella scienza, Longanesi 1988).

Ad esempio il già ricordato Aristotele e l’Accademia ,con tutto quanto di positivo ed attuale possano avere, si è comunque lontani da poter trovare il sorgere del pensiero scientifico, basti pensare che applicando il metodo scientifico, anche rudimentale, si sarebbe arrivati alla conclusione che l’ipotesi Aristotelica sulla caduta dei gravi fosse sbagliata. C’era ragionamento, deduzione etc.. si poteva arrivare a delle  intuizioni, si potevano trovare  principi logici, si poteva giungere alla conoscenza di diverse cose, ma il tutto non avveniva con un concetto di “scienza moderna”, questo è inoppugnabile, ma neanche tanto “in potenza”.. era comunque altro.. il metodo scientifico era ben diverso. Le scienze naturali e non sono proprio frutto di una “ribellione” al razionalismo Aristotelico. Una radice di ciò avviene in quel medioevo dal quale poi si diffuse la rivoluzione scientifica e periodo che poi appunto nel ‘700 ed ‘800 venne rivalutato in modo un po’ poco rispecchiante la realtà dei fatti, con chiari intenti politico-economico-ideologici.

E così nomi che hanno contribuito alla  scienza vera (che poi è stata un po’ accomodata in illuminismo e positivismo) trova nomi sconosciuti come Ugo di San Vittore, Ruggero Bacone, Grossatesta, Buridano, Teodorico di Freiberg, Ockham, Oresme (era anche vescovo), Bradwardine, Dumbleton, Heytelsbury e molti altri, tutti in epoca medioevale; in un background cristiano permeato da un’impostazione cristiana anche di vedere ,come detto sopra, la natura.. A proposito di ciò Pierre Duhem ,considerato uno se non il fondatore della storiografia della scienza,in “Système du Monde”, offre ampia documentazione che da modo di confutare l’idea persistente che l’oppressione di una Chiesa autoritaria abbia impedito ogni significativo progresso scientifico nel periodo conosciuto come epoca medioevale.

E Spallanzani, scrive Pennetta, fu  un grande testimone di come non solo fede e scienza non siano alternative tra loro o, peggio ancora, incompatibili, ma di come la fede possa invece essere estremamente feconda per il lavoro di uno scienziato che postula la capacità della mente umana di scandagliare le profondità della natura. Questo fatto fù però  agli occhi dello scientismo ottocentesco, fu una colpa tale da farne decretare una vera e propria, lo dimostrano i fatti, “damnatio memoriae”. Questo si riconduce perfettamente anche nella tematica che ruota attorno al neodarwinismo infatti come scrisse Stanley Jaki :

“Le interpretazioni ateiste del darwinismo, l’impostazione materialistico-dialettica dei cosmologi della ex scuola sovietica, così come le velleità di molti scienziati che partono dalle loro conoscenze per oltrepassare gli ambiti legittimi della scienza, sono alcune delle istanze di un pessimo uso del discorso scientifico in chiave anti-religiosa e, soprattutto, anti-cristiana. Tutto ciò avviene in un’epoca nella quale il recupero della dimensione etica della scienza e delle sue applicazioni tecnologiche rappresenta una scelta non più rinviabile”.

Ma non è tutto, infatti, Pennetta coglie anche l’occasione per ricordare subito che il libro è pensato anche per avere un seguito, si vorrebbe portare avanti un’iniziativa di cui si è parlato anche su CS, ossia quella del “Mendel Day” (http://www.enzopennetta.it/2012/12/ci-vorrebbe-un-mendel-day-per-ricordare-che-la-scienza-e-un-dono-del-cristianesimo/) Auguste Comte, propose di sostituire i santi, nel calendario, con gli scienziati. Oltre un secolo dopo, alla fine del Novecento, emuli tardivi di Comte, per lo più legati alla Uaar, hanno lanciato i Darwin day, una sorta di festa laica dello scientismo, scagliato contro i credenti. Ai Darwin Day, ultimamente, qualcuno ha proposto di contrapporre i Mendel day. Una giornata all’anno, cioè, per ricordare che la scienza sperimentale è uno dei tanti doni della grecità e del cristianesimo al mondo.

Tornando a parlare di Spallanzani è utile fare riferimento ad altre due figure altrettanto sicuramente importanti quali quella di Redi e di Pasteur. Forse molti ricorderanno di aver studiato, letto su riviste scientifiche di divulgazione, documentari, sul web circa l’esperimento sulla generazione spontanea della vita con la carne e le mosche. E’ bene qui aprire una parentesi a riguardo. Nel 1668, lo scienziato italiano Francesco Redi mise in crisi la teoria della generazione spontanea. Era convinzione diffusa che l’uomo e gli animali(c’era in verità per un tempo convinzione che i topi nascessero dall’immondizia) avessero origine in una creazione mentre esseri considerati inferiori e molto semplici come microbi, batteri, vermi, insetti.. potessero nascere spontaneamente dal fango, dall’acqua, da rifiuti organici e carcasse in decomposizione etc etc.. Questa era una convinzione condivisa sia da religiosi (alcuni trovavano molto più “vantaggioso” per la loro fede che avvenisse una generazione spontanea) che da laici. Nel suo libro intitolato “Esperienze intorno alla generazione degli insetti“, Redi, descrive il suo famoso esperimento con queste parole:

“A mezzo il mese di luglio, in quattro fiaschi di bocca larga misi una serpe, alcuni pesci di fiume, quattro anguille ed un pezzo di carne di vitella; e poi, chiusi benissimo le bocche con carta e spago, in altrettanti fiaschi misi le stesse cose e lasciai le bocche aperte. Non passò molto tempo che i pesci e le carni di questi secondi vasi diventarono verminosi, e dopo tre settimane nei vasi si vedevano entrare e uscire le mosche. Ma nei vasi chiusi non ho mai visto nascere un verme , anche dopo molti mesi dal giorno che in essi quei cadaveri furono chiusi.”.


Nelle parole di Redi si trovano tutte le fasi del metodo scientifico. Molto sinteticamente infatti partì dall’osservazione di un fenomeno, si pose degli interrogativi e formulò delle ipotesi, realizzò esperimenti per confermarle e giunse ad una tesi:” Le larve di mosca non derivano dalla carne in putrefazione, ma dalle uova che le mosche adulte, attratte dall’odore della carne in putrefazione, hanno deposto, allora impedendo alle mosche di accedere alla carne si dovrebbe anche evitare lo sviluppo di larve e quindi di nuove mosche”. Ora, nonostante tutto questo, l’esperimento di Redi comunque ,dualmente a come avvenne con il modello tolemaico, trovò la resistenza degli Aristotelici, sia che questi fossero appartenenti al mondo religioso che a quello laico. Infatti la loro convinzione/spiegazione dell’accaduto era, sempre molto sinteticamente, che nella carne coperta non nascevano le mosche perché non passava quello  “spirito vitale” ipotizzato da Aristotele. E la questione rimase un qualcosa di dibattuto e motivo di contrasto fra i naturalisti fino all’intervento in primis del gesuita L. Spallanzani e del biologo chimico e microbiologo francese L. Pasteur, che sicuramente tutti, o quasi, ricorderanno per qualcosa o di cui hanno almeno sentito parlare, quantomeno durante la formazione scolastica obbligatoria. Non ricordo un testo  di biologia ,chimica e affini in cui non abbia visto comparire la geniale figura di Pasteur. Lo trovai nei testi delle  scuole medie, nei testi del liceo, nel testo di chimica all’università e in quelli di biologia, sempre universitari ,che ho consultato. Fra le varie cose Pasteur  si ricorda per grandi scoperte come la pastorizzazione, la fermentazione del vino e dell’aceto e molte altre. L’Accademia delle Scienze di Parigi offrì un premio a chiunque fosse stato in grado di fare luce sull’argomento della generazione spontanea, che fu appunto vinto da Pasteur nel  1864 proprio, ora lo vedremo, partendo dall’esperimento fatto anni prima da Spallanzani. Pasteur bollì un “brodo” in modo da sterilizzarlo, lo pose in una bottiglia aperta e in una bottiglia, sempre aperta (lo “spirito vitale” Aristotelico sarebbe potuto passare se esistente), ma con un collo ad anse. Dopo qualche giorno nella bottiglia ‘normale’ erano cresciuti dei batteri, nella bottiglia con il collo ad anse invece non ve ne era nessuna traccia. Questo perché i batteri che erano nell’aria restavano intrappolati nelle goccioline di acqua rimaste nelle anse e non potevano  raggiungere il brodo e colonizzarlo. Con questo esperimento ,con un rigoroso metodo scientifico e bravura ed ingegno dimostrò scientificamente senza ombra di dubbio che i viventi  nascono solo esclusivamente da viventi  e non  da materia  inanimata. Tornando a Spallanzani, bisogna ricordare che fra Redi e Pasteur  è proprio importante la figura del gesuita, che nel 1761 iniziò a interessarsi della generazione spontanea, , e, dopo quattro anni di ricerca, nel Saggio di Osservazioni Microscopiche sul Sistema della Generazione de’ Signori di Needham e Buffon (1765), riuscì a determinarne l’infondatezza.

Ora, Buffon, spiega  Pennetta, lo ritrova su tutti i libri di testo dove viene citato come precursore del darwinismo ‘solo’ per aver ipotizzato che i tempi geologici fossero molto più lunghi di quanto non si pensasse, mentre non viene fatta menzione alcuna di Spallanzani. L’altro, J.T.Needham(da non confondersi con il longevo scienziato britannico del ‘900  Joseph Terence Needham, è  invece John Tuberville) biologo del ‘700 nonché sacerdote cattolico romano, primo prete a fare il suo ingresso alla Royal Society, effettuò esperimenti con brodaglie e grano marcio che bolliva e lasciava esposto all’aria aperta per osservare la nascita di microbi al suo interno a sostegno della generazione spontanea che come ho ricordato in apertura era accreditata anche da diversi esponenti religiosi cattolici e non. Però  il tempo di ebollizione non era sufficiente a uccidere tutti i endospore di microbi presenti,  il raffreddamento di contenitori lasciati aperti per l’aria causa con estrema probabilità la contaminazione microbica etc. etc.. e così il risultato non era molto genuino. Spallanzani , invece, preparò degli infusi e li sterilizzò facendoli bollire per più di un’ora. Alcuni di questi infusi erano contenuti in recipienti di vetro sigillati alla fiamma. Spallanzani notò che in questi contenitori non si verificava crescita batterica ,l’infuso non si intorbidiva né era possibile osservare microrganismi al microscopio. E questo risultato venne diffuso e conosciuto in tutta Europa. Ed è evidente che Pasteur proseguì ,se vogliamo perfezionò al limite, l’esperimento già metodico, già scientifico e già dai risultati comunque validi di Spallanzani. E’ evidente, un primo raffronto fra i due esperimenti permette di cogliere subito la cosa. E Spallanzani al tempo era molto apprezzato ,letto e importante e rappresentava l’esempio di scienziato che,oggi per esempio potrebbe rappresentare Einstein. Pennetta riporta le parole del filosofo francese su Spallanzani ,Voltaire, sicuramente uno dei più noti “mangiapreti” che scrisse  di  Spallanzani che passerebbe “gli ultimi giorni della vita a leggere le opere”. Enzo riporta poi l’esempio di Victor Hugo, che in un suo racconto, il “Le dernier jour d’un comndamné”, lo citò e questo rappresenta un omaggio veramente raro da trovare ad uno scienziato nella storia della letteratura. E di rilievo è anche, ricorda Pennetta, l’uso di Spallanzani di un diario di viaggio, aspetto che ritroviamo anche in Darwin nella sua spedizione alle Galapagos.

Relativamente a questa Pennetta va ad informare della  confusione apocalittica che Darwin aveva fatto cercando di classificare i famosi fringuelli, infatti non era stato in grado di classificarli in assoluto, non ne aveva indicato un’unica famiglia e per fare ordine su questo suo lavoro si era dovuto rifare al provvidenziale intervento del capitano del Beagle,  Robert Fitz Roy. Fatto dimenticato come la figura di Spallanzani… e come si vorrebbe far diventare quella di G. Mendel. Fratus ricorda che però un altro esperimento, molto successivo a quello di Pasteur, viene  anche ricordato nei libri di testo ed è quello di Miller, talvolta può capitare di ritrovare anche quello di Fox..

Il neodarwinismo sopravvive con la menzogna F. Fratus. Su CS si era già parlato di questo esperimento (http://www.enzopennetta.it/2011/09/in-realta-sull%E2%80%99origine-della-vita-siamo-ancora-fermi-all%E2%80%99800/) e (http://www.enzopennetta.it/2011/08/frankenstein-in-california/).E qui è opportuno riaprire una parentesi. Infatti se con Spallanzani-Pasteur la generazione spontanea sembrerebbe aver raggiunto il suo capolinea molti sapranno che è stata abbracciata dal darwinismo, dal neodarwinismo e tutt’oggi per  molti resta un’ipotesi possibile. Questo perché, proprio come  gli “Schtroumpfs” (i Puffi) hanno sempre accanto a loro Madre Natura e Padre Tempo. Ossia, negli esperimenti di Spallanzani-Pasteur non si poteva però giungere alla conclusione che con tempi ragionevolmente molto lunghi e con particolari contingenze, comprensive anche di un apporto energetico al sistema non fosse possibile arrivare alla nascita di informazione e della vita.

E qui torno a consigliare vivamente a chi non l’avesse fatto la lettura dell’ultimo articolo, presente nella sezione “La Tavola Alta” di CS, del prof. G. Masiero (http://www.enzopennetta.it/2013/01/i-3-salti-dellessere/). Proprio in quest’ottica, ovviamente non potendo simulare in laboratorio i lunghi tempi Miller cercò però di ricostruire le contingenze che eventualmente permisero alla vita di nascere spontaneamente. Tale esperimento fu ripreso da Fox ma con risultati analoghi. Miller, cercò di riprodurre  l’ambiente primordiale (oceano –atmosfera) in laboratorio e simulò uno dei possibili fenomeni naturali apportatori di energia al sistema(le scariche elettriche dei temporali). Una beuta contenente acqua (che riproduceva l’idrosfera) comunicava attraverso un tubo di vetro con un’ampolla contenente una miscela gassosa (che riproduceva l’atmosfera), contenente CH4, NH3 e H2O (niente ossigeno per evitare il rischio dell’ossidazione, letale per le “cose” eventualmente formatesi) allo stato gassoso dovuto all’evaporazione dell’acqua che veniva fatta bollire, (rappresentante l’effetto atmosferico di gas vulcanici) che veniva fatta attraversare da una scarica elettrica che simulava le scariche elettriche dei temporali. Un refrigeratore dopo l’ampolla permetteva la condensazione di eventuali composti sintetizzati nell’ampolla e la loro raccolta in una trappola. Infatti Miller, qualora avesse lasciato tale materiale là in quell’atmosfera per un altro ciclo, esso sarebbe stato distrutto dal processo successivo. Quindi lo “isolò” proteggendolo in una trappola fredda. Inoltre il primordiale ambiente atmosferico che Miller tentò di simulare nel suo esperimento non era molto realistico, ma anche se l’atmosfera di Miller fosse esistita, come sarebbe stato possibile che molecole semplici come gli amminoacidi subissero le trasformazioni chimiche necessarie a convertirle in composti assai più complicati, o polimeri, come le proteine?

Questo Miller non lo sapeva, non lo dimostrò e qui  arrese. Gli scienziati americani J. P. Ferris e C. T. Chen ripeterono l’esperimento di Stanley Miller in un ambiente atmosferico che conteneva biossido di carbonio, idrogeno, azoto e vapore acqueo, e non riuscirono ad ottenere neppure un singolo amminoacido, ossia l’insoddisfacente risultato ottenuto, nelle modalità descritte, invece da Miller. Un altro aspetto importante da considerare è che l’esperimento di Miller è che vi era abbastanza ossigeno da distruggere tutti gli amminoacidi presenti nell’atmosfera nel periodo in cui si suppone si siano formati. Questo fatto, non rilevato da Miller, è rivelato dalle tracce di ossido di ferro e uranio scoperte in rocce che si stima risalgano a 3,5 miliardi di anni fa. Altre scoperte mostrano che la quantità di ossigeno a quello stadio era molto più elevato di quanto originariamente sostenuto. Gli studi rivelano che in quel periodo il livello di radiazioni ultraviolette a cui la terra era esposta sarebbe potuto essere diecimila volte superiore alle stime effettuate. Queste intense radiazioni ultraviolette avrebbero inevitabilmente liberato l’ossigeno decomponendo il vapore acqueo e il biossido di carbonio nell’atmosfera. Questa situazione invalida radicalmente l’esperimento di Miller, nel quale l’ossigeno era del tutto negletto. Se l’ossigeno fosse stato utilizzato nell’esperimento, il metano si sarebbe decomposto in biossido di carbonio e acqua, mentre l’ammoniaca in azoto e acqua.

D’altra parte, in un ambiente dove l’ossigeno non esisteva non vi sarebbe stato neppure uno strato di ozono, quindi gli amminoacidi sarebbero stati immediatamente distrutti non appena esposti a raggi ultravioletti molto intensi senza la protezione di uno strato di ozono. In altre parole, con o senza l’ossigeno nel mondo primordiale, il risultato sarebbe stato un ambiente distruttivo per gli amminoacidi, si formarono innumerevoli amminoacidi destrogiri, parte di quelli che non si adattavano alla funzione nella composizione degli organismi viventi. Affrontato il discorso di Spallanzani si passa a parlare di Mendel, è stato un biologo, matematico e un frate agostiniano ceco, considerato il precursore della moderna genetica per le sue osservazioni sui caratteri ereditari. Per il frate le forze della natura agiscono secondo una segreta armonia che è compito dell’uomo scoprire per il bene dell’uomo stesso e la gloria del Creatore.  Per sette anni, a partire dal maggio 1856, compie i suoi esperimenti di incrocio sulle piante di pisello accuratamente selezionate nei due anni precedenti, dimostrando di aver «fatto proprie le più moderne concezioni della matematica combinatoria e della fisica sperimentale», fino alla formulazione delle famose tre leggi di Mendel sulla modalità di trasmissione dei caratteri ereditari con cui nasce la nuova scienza della genetica.

In quegli stessi anni in cui il lavoro di Mendel si andava sviluppando, anche se sarebbe rimasto largamente ignorato a lungo, per un curioso destino parallelo, Charles Darwin pubblicava “On the origin of species”, il libro che invece sarebbe divenuto il più famoso nella storia della scienza. E quelli erano anche gli stessi anni in cui il saggista William Draper, ricordato sopra, inventava il contrasto tra fede e scienza con la pubblicazione del libro “Storia del conflitto tra religione e scienza”, con tanto di invenzione della credenza medievale che la Terra fosse piatta. E sempre per uno strano scherzo del destino, spiega Pennetta, nei primi anni del ’900 sarebbe stata proprio la riscoperta dell’ignorato libro di Mendel a decretare la fine della teoria di Darwin, e a segnare l’inizio di quel periodo che nella storia della scienza viene chiamato Eclissi del darwinismo. Fu infatti negli anni ’40 che  si formulò quel compromesso tra darwinismo eclissatosi  e la genetica, che contrariamente al vaneggiamento di Dawkins in proposito, non ha mai confermato il Darwinismo ma gli da fortemente contro. Dopo la scoperta della genetica mendeliana e la dimostrazione dell’intrasmissibilità dei caratteri acquisiti si giunse così alla costruzione della Sintesi Moderna, oggi “”sviluppatasi”” in Sintesi Estesa, che postulava una evoluzione graduale per accumulo di variazioni vantaggiose dovute all’azione di due meccanismi ciechi: le mutazioni genetiche casuali e la selezione naturale (il famoso meccanismo caso e  necessità). Ed oggi Mendel si vorrebbe mandare anch’egli come Spallanzani nel “dimenticatoio” (http://www.enzopennetta.it/2012/08/giu-le-mani-da-mendel/). Sulla rivista Scientific American si lesse infatti qualche tempo addietro la proposta, in un articolo di Ricki  Lewis, di eliminare Mendel dai libri scolastici. Si legge infatti:

“[…]quello che può cambiare nella prossima edizione del mio libro di testo non è cosa includere, ma ciò che, o meglio chi, da escludere: il “padre” della genetica – Gregor Mende[…]Al giorno d’oggi in cui le persone possono ordinare test del DNA su Internet, alcuni hanno detto che i famosi esperimenti sulle piante di pisello pubblicati nel 1865 non sono più pertinenti, o addirittura interessanti. Altri hanno contestato il folklore di Mendel come il Galileo della genetica , l’eroe incompreso il cui lavoro instancabile nel suo giardino del monastero fu allora ignorato..”

La proposta, spiega Pennetta, sarebbe dunque basata sulla necessità di sfrondare elementi ormai superati nello studio di una materia così complessa e lasciare le energie degli studenti per altre recenti scoperte. Questa è un’ottica tipicamente di impronta neodarwiniana, profondamente  sbilanciata su quel  “progresso”. Già Spencer affermò che l’organismo società si fosse  evoluto da uno  stato più semplice ad uno  più complesso secondo la legge universale di evoluzione ed il motore viene identificato nel progresso. Quel progresso secondo cui, parafrasando Fratus, il nuovo è sempre meglio ,il vecchio non serve più e  si può tranquillamente buttare, anzi è meglio farlo.  Fratus si meraviglia così di come gli stessi che esaltano Darwin, che esaltano il ‘’progresso’’, tutto ciò che dovrebbe portare a un progresso continuo poi parlano e lamentano di un mondo che  si surriscalda, un mondo in completo degrado; Rockefeller che invita ad iniziare una politica per la diminuzione della popolazione (che Fratus ricorda sia già ben che iniziata e che comunque il “sistema Mondo” gestito mediamente bene supporterebbe anche 15 Mld di abitanti) etc etc.. Pennetta risolve questa apparente contraddizione semplicemente facendo un nome: Thomas Robert Malthus, di cui si è appunto già ben parlato in una passata puntata (http://www.enzopennetta.it/2012/07/radio-globe-one-recensione-puntata-del-1907/ ) e non solo. In quell’ottica appare chiaro che l’apogeo del “più adatto” può avvenire solo alle spese del meno adatto, il povero nella trasposizione economico-politica del neodarwinismo, e ricordiamo un’altra passata puntata (http://www.enzopennetta.it/2012/10/radio-globe-one-recensione-20-10-inchiesta-sul-darwinismo-un-anno-dopo/) rappresenta il meno adatto, e così la sintesi della “mano invisibile” di Adam Smith integrata dell’eliminazione Malthusiana del meno adatto delineano l’equivalente in economia della “selezione naturale” in biologia! Il povero, brutalmente, è povero perché non è adatto a questo mondo, è un peso in un certo qual senso. E la selezione che lo eliminerebbe viene contrastata da un sistema di tutela della società verso alcune classi ed è dannoso, sempre in ottica “Spencer-malthus-smithiana”. In quelle passate puntate si era visto come in realtà non ci può essere il progresso, quello vero, di una popolazione senza il raggiungimento di un certo valore di densità di popolazione che l’Africa per esempio non ha.

L’Africa come altri stati depredati, sfruttati e svenduti dai loro governanti. Inevitabilmente con l’industrializzazione e un nuovo benessere e progresso di alcuni Paesi, questi non potrebbero più essere sfruttati a prezzi stracciati e questo sarebbe un danno economico notevole per chi li depreda, basti osservare i BRICS, che, avendo ignorato ed eluso il “birth control maltusiano” emergono,e fra l’altro,  l’occidente che invece va incontro ad una diminuzione di densità  si svuota e si impoverisce in un declino demografico e culturale di cui non si vede la fine.  Tale sistema è anche supportato dal fatto che le maggioranze povere non hanno possibilità di sovvertire questo sistema di cose poiché non avrebbero comunque le risorse per farlo. La trasmissione finisce così con una finestra sul fronte politico-economico-ideologico nazionale e non  e su come si sembra essere indirizzati verso un modello di mondo del tutto simile al “nuovo Mondo” descritto da  Huxley.

I miei studi scientifici mi hanno offerto grande gratificazione, e sono convinto che non passerà molto tempo prima che il mondo intero riconosca i risultati del mio lavoro.

-G.Mendel-

DISEGNO INTELLIGENTE – Intelligent Design (ID)


 

È la traduzione più diffusa di Intelligent Design (ID), che significa più precisamente «Progetto Intelligente», o «Progettualità razionale». Afferma semplicemente che la complessità degli esseri viventi fa pensare alla messa in atto di un progetto e non può essere spiegata come frutto del caso — come afferma invece il darwinismo, che postula un’opera dimutazioni casuali e selezione naturale. L’ID non precisa né le caratteristiche del Progettatore, né come si è realizzato il progetto e neppure quanto tempo è stato impiegato. Si oppone aldarwinismo e al naturalismo, ma fra i suoi aderenti ci sono persone di varie religioni e anche chi crede in un’evoluzionismo teista.

Fernando De Angelis

DARWINISMO


È un tentativo di spiegare come si è realizzata l’evoluzione. Oggi i darwinisti pongono al centro le mutazioni casuali e la selezione naturale: le mutazioni sono viste come la fonte di variabilità, mentre la selezione naturale sceglie le mutazioni più adatte all’ambiente. Alla base del darwinismo c’è la convinzione che, avendo a disposizione tempi lunghi (come minimo milioni di anni), la microevoluzione possa produrre la macroevoluzione. Non contempla forze esterne alla natura, perciò è una forma implicita di naturalismo e di panteismo. Si contrappone in generale al creazionismo e, recentemente, al Disegno Intelligente. La macroevoluzione non è stata mai osservata direttamente in nessun laboratorio e tanto meno in natura, perciò il darwinismo è un’ipotesi e non scienza.

Fernando De Angelis

CREAZIONISMO


Il creazionismo del quale si discute sui media è quello iniziato e promosso da alcuni movimenti statunitensi, i quali interpretano il racconto biblico in modo letterale (con una creazione in sei giorni di 24 ore formanti una settimana ininterrotta, verificatasi circa 10 mila anni fa) e proponendolo in modo prevalente con argomentazioni scientifiche. Sono loro ad aver iniziato l’offensiva contro il darwinismo, accusandolo di essere un’ideologia. Non è perciò corretto definirsi semplicemente creazionisti, senza alcun aggettivo, e dare poi al termine un significato diverso. Chi crede che la creazione si sia realizzata in milioni o miliardi di anni, deve definirsi ed essere definito aderente all’evoluzionismo teista, oppure al creazionismo progressivo (che vengono solitamente indicati come concordismo). Il creazionismo si contrappone all’evoluzionismo in generale e al darwinismo in particolare.

Fernando De Angelis