EVOLUZIONISMO: UN ALTRO ESPERIMENTO (FALLITO)


Nel suo articolo pubblicato nel 2016, il biologo di Harvard Jack Szostak, vincitore di un premio Nobel, ha affermato di avere scoperto un metodo che permette all’acido ribonucleico (RNA) di autoreplicarsi. Questo annuncio è stato presentato come una risposta ad una domanda importantissima circa l’origine della vita. Tuttavia, dopo solo un anno, egli è stato costretto a ritrattare il suo saggio.

Per molti anni il laboratorio di Szostak all’Università di Harvard ha lavorato tenacemente per cercare di trovare una risposta circa l’origine della vita. Certamente, questa ricerca non è oggettiva né imparziale; i loro sforzi sono basati sul presupposto che la vita si sia creata da sola attraverso coincidenze, ossia attraverso cosiddetti meccanismi evolutivi.

Il laboratorio di Szostak era particolarmente interessato a come l’RNA potesse replicare se stesso senza enzimi. Nell’articolo che Szostak ha dovuto ritrattare, egli infatti affermava che l’RNA poteva autoreplicarsi senza enzimi.

È significativo spiegare brevemente il motivo per cui Szostak e molti altri scienziati stanno disperatamente cercando il presunto RNA “autoreplicante”.

Gli evoluzionisti si trovano davanti ad un dilemma quando cercano di spiegare in primo luogo come la molecola del DNA che contiene le informazioni delle proteine sia venuta alla luce: non essendo riusciti a spiegare la complessità del DNA attraverso le coincidenze, gli evoluzionisti hanno cercato nuovi modi per spiegarlo, in particolare negli anni Ottanta. Nel 1986, il  chimico di Harvard Walter Gilbert ha ipotizzato uno scenario, affermando che, miliardi di anni fa, una molecola autoreplicante di RNA si è in qualche modo formata da sola. Egli ha poi affermato che questa molecola di RNA ha subito iniziato a produrre proteine con l’aiuto delle condizioni ambientali. Dopodichè, ha affermato, è sorta una necessità di tenere queste informazioni su una seconda molecola, ma ha allo stesso tempo ribadito che la molecola del DNA è comunque riuscita a “formarsi da sola”.

Come molti evoluzionisti, Szostak sostiene che l’RNA è stata la prima molecola organica a venire alla luce. Tuttavia, gli evoluzionisti devono dimostrare in che modo l’RNA può replicare se stesso senza la presenza di altri indispensabili enzimi e proteine. Questo è il punto sul quale il laboratorio di Szostak stava lavorando. Essi pensavano che se fosse stato scoperto un tale meccanismo, sarebbe stata confermata la capacità dell’RNA di autoreplicarsi e che l’RNA potesse essersi formato attraverso una cosiddetta “evoluzione” prima dell’esistenza del DNA o delle proteine, fatto che – speravano – avrebbe costituito la base per le dichiarazioni evoluzioniste circa l’origine della vita. Tuttavia, essi non hanno mai raggiunto tale obiettivo, poiché né l’RNA né alcuna parte della cellula sono prodotti di coincidenze.

L’articolo pubblicato in Nature Chemistry nel 2016 e presentato come una cosiddetta scoperta che supportava  la teoria dell’evoluzione e che ha ispirato il vincitore del Premio Nobel Szostak, riguardava queste cosiddette conclusioni.

Tuttavia Tivoli Olsen, ricercatrice post-dottorato del laboratorio di Szostak, non ha potuto ottenere gli stessi risultati, nonostante abbia ripetuto gli stessi esperimenti. Non solo Tivoli non ha potuto ottenere gli stessi risultati, ma ha anche constatato che i precedenti risultati dell’esperimento erano stati male interpretati. Di conseguenza, l’articolo di Szostak è stato ritrattato. Szostak ha ammesso che questa debacle è stata “assolutamente imbarazzante” e ha continuato:

A posteriori, eravamo completamente accecati dalle nostre convinzioni (nelle nostre scoperte). Non siamo stati così attenti e rigorosi come avremmo dovuto essere (e come è stata Tivoli) nell’interpretazione di questi esperimenti[1].  

Infatti, la sincera confessione di Szostak è alquanto significativa. La teoria dell’evoluzione, che non è basata su prove, è stata sostenuta per scopi materialistici, in quanto era considerata l’unico modo possibile per negare l’esistenza di un creatore. Ogni scoperta scientifica, dal momento della scoperta, è sempre stata interpretata da queste persone sulla base della teoria dell’evoluzione. Come possiamo vedere dalla confessione di Szostak, la loro fede nell’evoluzione mina l’obiettività di tanti scienziati, e li porta ad interpretare le scoperte nel modo sbagliato.

Ciò che è ancora più interessante è che le parole di Szostak, rivolte a coloro che credono nella creazione, in realtà descrivono la sua situazione personale . Egli ha affermato:

Penso che il  sistema di credenze basato sulla Fede sia intrinsecamente pericoloso, poiché esso rende il credente suscettibile alla manipolazione quando lo scetticismo e la ricerca sono scoraggiati.

Come possiamo notare, le parole di Szostak in effetti descrivono piuttosto accuratamente le persone che credono ciecamente nella teoria dell’evoluzione, nonostante questa non sia supportata da nessuna prova.

La teoria dell’evoluzione è un credo privo di fondamento scientifico. I materialisti e gli evoluzionisti hanno risolutamente abbracciato la teoria dell’evoluzione per evitare di riconoscere il fatto che l’universo e la vita sono i prodotti di un Creatore. Infatti, fin dal diciannovesimo secolo, la scienza è stata bloccata dalla prospettiva evoluzionista e materialista, ed una grande quantità di tempo, energia e risorse materiali è stata sprecata in tal senso. Ogni singola parte delle prove, dai fossili alle scoperte microscopiche, è stata valutata attraverso una prospettiva evoluzionista e materialista.

La celebre confessione di Richard Lewontin, un genetista ed evoluzionista dell’Università di Harvard, descrive chiaramente questo fatto:

Abbiamo un impegno ‘a priori’, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci costringano in qualche modo ad accettare una spiegazione materialista  del mondo fenomenico. Al contrario, noi siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato di investigazione ed una serie di concetti che producono spiegazioni materialistiche. Inoltre, tale materialismo è assoluto, poiché non possiamo aprire la porta al Piede Divino.[2]

La coesistenza di “sostanze necessarie”,  “condizioni ambientali necessarie” ed “interventi necessari” in quantità necessarie ed al momento giusto, in un ambiente privo di scopo, privo di direzione, inutile ed incontrollato, in cui non esistono conoscenza ed intelligenza, come affermano gli evoluzionisti, è sicuramente impossibile.

Anche per la formazione di una singola molecola di RNA deve esistere un Creatore intelligente, saggio e potente. Questa è una verità molto chiara e precisa, una verità dimostrata dalla scienza. Tutti gli sforzi mirati a dimostrare il contrario sono condannati ad essere “ritrattati”.

 

Harun Yahya

 

 

 

[1] http://retractionwatch.com/2017/12/05/definitely-embarrassing-nobel-laureate-retracts-non-reproducible-paper-nature-journal/#more-52894

[2] Richard Lewontin, The Demon-Haunted World, The New York Review of Books, January 9, 1997, p. 28

Entropia genetica, il libro


Copertina INDD

Contrario alle affermazioni dell’evoluzione, Dott. Sanford espone con assoluta chiarezza come il meccanismo  mutazioni + selezione naturale non è in grado di creare niente di nuovo a livello genetico. Entropia Genetica è un’esposizione brillante sull’irrealtà di questo Assioma Primario dell’evoluzione. E’ scritto in stile audace ma accessibile, comprensibile ai non specialisti con una modesta formazione.

MA QUALI ORGANI VESTIGIALI?


La definizione standard di “vestigiale” è un organo un tempo utile nel passato evoluzionistico di un animale, ma che oggi risulta inutile o molto vicino ad esserlo. La lista degli organi vestigiali negli esseri umani è precipitata da 180 nel 1890 a 0 nel 1999. Per salvare evidentemente questo supporto critico per l’evoluzione, ora viene utilizzata qualche volta una definizione revisionistica di struttura vestigiale.

La definizione implica l’idea che un organo vestigiale sia qualsiasi parte di un organismo che si è ridotto di misura durante la sua evoluzione in quanto la funzione per la quale veniva utilizzato, diminuì d’importanza o diventò totalmente superflua. Questa definizione risulta essere problematica in quanto vaga e in quanto permetterebbe di etichettare come vestigiale quasi tutte le strutture presenti negli esseri umani.

 


Definizione classica di vestigiale

La domanda “Esistono degli organi vestigiali negli esseri umani? (o qualsiasi forma di vita per quel problema), richiede dapprima una definizione di “vestigiale”. La definizione più comune di organo vestigiale per tutto l’ultimo secolo era simile alla seguente: “creature viventi, inclusi gli uomini, sono musei virtuali di strutture che non hanno funzione utile ma che rappresentano il rimanente di organi che una volta avevano qualche utilizzo (mette in rilievo il mio).(1) La fonte autorevole “L’evoluzione della vita”(2) definisce l’organo vestigiale come un’unità “che ha perso la sua funzione nel corso dell’evoluzione, e di solito è molto ridotto di misura”.

Le autorità dell’anatomia standard definiscono solitamente un organo vestigiale riferendosi ad un organo un tempo utile e che oggi risulta inutile o molto vicino all’esserlo. Il dizionario Dorland definisce il termine vestigiale come “vestigio, traccia o reliquia” e definisce il termine come “il rimanente di una struttura la quale funzionava in uno stadio precedente all’evoluzione della specie.(3) Il dizionario Churchill definisce vestigiale come un organo “che non ha una funzione ovvia”, e afferma che la parola vestigialederiva dal Latino vestigium “significando impronta di piede, segno, traccia, orma”.(4) Un dizionario standard di biologia definisce il termine vestigialecome di seguito:

 

 

“Un organo che è senza funzione e generalmente ridotto di misura ma che sopporta alcune somiglianze agli organi completamente funzionali corrispondenti trovati nei relativi organismi. Esempi includono le ali degli uccelli che non volano, gli arti cintura dei serpenti, l’appendice e i muscoli dell’orecchio degli esseri umani, e le brattee delle piante fiorite parassitarie. Si pensa che la presenza di organi vestigiali sia indicativo degli organismi antenati che avessero organi pienamente funzionanti… .”(5)

Asimov1   fornisce due esempi di organi vestigiale: 1) le minuscole ossa posteriori all’osso sacro chiamate coccige (le quali Asimov dichiara che una volta venivano intese come coda); e 2) i piccoli muscoli attorno alle orecchie (i quali Asimov sostiene essere dei muscoli inattivi che una volta servivano a muovere le orecchie). Come vedremo, queste conclusioni non sono basate su delle prove empiriche ma piuttosto su presupposti evoluzionistici.

Le definizioni qui sopra degli di organi vestigiali si focalizzano tutte su quegli organi che una volta ebbero un importante funzione nel passato evoluzionistico di un’animale, ma che pressoché non hanno alcuna funzione nell’animale di oggi. L’esempio seguente è tipico di come l’argomento riguardo l’organo vestigiale fu utilizzata nei libri di testo in passato come “prova” di evoluzione:

Gli organi inutili come prova dell’evoluzione. La scienza ha ancora accumulato ulteriori prove per il suo caso. È stato trovato un numero di organi inutili tra molti animali. Essi non hanno una funzione apparente e tuttavia devono essere un rimasuglio di una parte del corpo un tempo utile. Tanto tempo fa questi organi vestigiali devono essere stati importanti; ora sono solo un ricordo della nostra discendenza comune. Un esempio è l’appendice vermiforme la quale non è solo completamente inutile negli esseri umani ma spesso causa una grande sofferenza (enfasi nell’originale).”(6)

Questa definizione è ancora comunemente usata. Uno dei più popolari scrittori di testi sulle scienze biologiche recenti ha definito “vestigiale” come di seguito:

“L’evoluzione non è un processo perfetto. Mentre cambiamenti ambientali selezionano contro determinate strutture, altri vengono trattenuti, persistendo qualche volta anche se non vengono utilizzati. Una struttura che sembra non avere alcuna funzione in una specie, ma rimane omologa ad un organo funzionale in altre specie, è definita vestigiale. Darwin paragonò gli organi vestigiali a delle lettere silenziose che non vengono pronunciate in una parola, ma che offrono indizi sull’origine della parola.”(7)

In passato, gli evoluzionisti confermarono l’esistenza di circa 180 organi vestigiali negli umani, incluse l’appendice, le tonsille, la ghiandola pineale e il timo. Ora sappiamo che:

  • L’appendice fa parte del sistema immunitario, strategicamente situata all’entrata del pressoché sterile ileo dal colon, con i suoi normalmente alti contenuti batterici.
  • Le tonsille svolgono una funzione simile nell’entrata alla faringe.(8)
  • La ghiandola pineale secerne melatonina che è l’ormone che regola il ritmo circadiano e possiede altre funzioni.
  • Il timo fa parte del sistema immunitario, connesso alle cellule T. L’HIV attacca le cellule T, rendendole inefficaci e per questo motivo alla fine è sempre fatale.

Il numero di organi che una volta venivano considerati essere funzionali nel passato evoluzionistico degli umani ma che oggi non sono funzionali, sono stati drasticamente ridotti con i progressi nei campi dell’anatomia e della fisiologia. Ora vengono proposti pochi esempi di organi vestigiali, le quali sono stati mostrati essere completamente funzionali dalla ricerca più recente (e in molti casi criticamente così, vedere Bergman e Howe).(9)

L’idea di organi vestigiali negli esseri umani viene anche trattata nei libri popolari sulla scienza e sulla medicina, i cui autori ammettono frequentemente che gli esempi comuni non vengono considerati più validi. Un libro popolare sul corpo umano che trattava gli organi vestigiali, affermò quello prossimo alla circoncisione

“…la tonsillectomia è l’operazione chirurgica eseguita più frequentemente. Una volta i dottori ritenevano che le tonsille fossero dei resti evolutivi inutili e le estraevano pensando che non potesse creare alcun danno. Oggi ci sono delle prove evidenti che esistano molti più problemi al tratto respiratorio superiore dopo la rimozione delle tonsille rispetto prima, e i dottori generalmente concordano che un semplice ingrossamento di tonsille sia difficilmente un’indicazione per l’intervento chirurgico (enfasi nell’originale).”(10)

La definizione dei revisionisti

L’affermazione da parte dei creazionisti riguardo al fatto che non esistano organi vestigiali negli umani, si riferisce solitamente alla più comune definizione che è stata impiegata per il secolo passato, non la problematica definizione più nuova ora utilizzata dagli evoluzionisti con il tentativo di salvaguardare l’idea di organi che hanno “funzione riduttiva” paragonata al loro utilizzo supposto in un passato vago ed indefinito. Secondo la definizione dei revisionisti, una struttura vestigiale è:

“Qualsiasi parte di un organismo che si sia ridotta di misura durante la sua evoluzione in quanto la funzione per cui serviva è diminuita d’importanza o è divenuta totalmente inutile. Degli esempi sono l’appendice umana e le ali dello struzzo.”(11)

Un’altra risorsa definisce una struttura vestigiale come “qualsiasi organo che durante il corso dell’evoluzione si sia ridotto in funzione e di solito in grandezza.”(12) Questa definizione revisionistica di “ridotto in funzione e in grandezza” è immotivato per diverse ragioni. Per esempio, quanta riduzione è richiesta prima che l’etichetta “vestigiale” diventi appropriata? Il 30% è una riduzione abbastanza grande, o sarà sufficiente la riduzione dell’1%? In aggiunta, ci sono così molti esempi di “taglia ridotta” (e a volte funzione) che l’etichetta “vestigiale” diventa insensato.

Per esempio, un’analisi della morfologia del teschio dei nostri presunti antenati evoluzionistici porterebbe alla conclusione che la nostra mandibola sia vestigiale, quando paragonato a quella dei nostri ipotetici predecessori, da quando è stata dichiarato dagli evoluzionisti essere relativamente più piccola negli esseri umani di oggi (e inoltre ha una funzione ridotta, almeno relativa alla sua forza e alla sua abilità nel masticare cibo). Infatti, in conseguenza della nostra mandibola più piccola, alcuni dei nostri denti (per esempio denti del giudizio) vengono dichiarati essere vestigiali.(13)

Questa definizione di vestigiale necessiterebbe inoltre la conclusione che siccome gli orifizi nasali esterni (le narici) sono più piccoli negli ussari umani moderni (paragonati ai nostri ipotetici antenati simili alle scimmie) anche essi dovrebbero essere etichettati come vestigiali. Molte persone hanno problemi a respirare in parte perché i loro passaggi delle narici sono troppo piccoli, così come è evidente dall’utilizzo diffuso delle unità di espansione del ponte nasale e degli spray nasali. Ciò è inoltre illustrato dalla frequenza della chirurgia rinoplastica, specialmente dalla chirurgia per riparare un setto deviato. Nessun evoluzionista ha affermato che le nostre mandibole o narici siano vestigiali, nonostante secondo la definizione dei revisionisti essi sarebbero chiaramente delle strutture vestigiali.

Inoltre, visto che la mandibola umana, gli occhi, le sopracciglia, le arcate sopraccigliari, gli arti anteriori, il naso, le orecchie e anche la bocca potrebbero essere etichettate come vestigiali, il termine ovviamente diventa privo di significato se definito in questa maniera. Le illustrazioni di testo sui nostri presunti antenati li mostrano consistentemente con crani spessi e arcate sopraccigliari ampie e sporgenti, che servono per proteggere i loro occhi. Il nostro teschio e le nostre arcate sopraccigliari sarebbero anch’essi vestigiali.  Il perché la selezione naturale determinerebbe queste strutture da rimpicciolire negli esseri umani moderni non se n’è mai discusso (specialmente da quando la selezione sembrerebbe fare l’opposto).

Gli evoluzionisti utilizzano anche la mancanza di arcate sopraccigliari negli esseri umani come un esempio di scarso progetto. Per esempio, Colby concluse che “il teschio umano è troppo sottile per fornire una protezione adeguata al cervello gigante e l’assenza di arcate sopraccigliari lasciano gli occhi scarsamente protetti.(14)

 

 

 

 

Un elenco di alcune delle 180 strutture che sono state considerate residue agli inizi del 900. Ora è quasi unanimemente concordato che la maggior parte di queste strutture abbiano almeno una funzione.

 

Inoltre, in media, la massa muscolare, la funzione e la forza degli organi sono calate negli esseri umani moderni, senza dubbio attraverso la mancanza dell’utilizzo dovuto al modo di vivere nella società moderna. Dalle definizioni dei revisionisti, l’età che avanza produce in se organi vestigiali praticamente in ogni essere umano.

 

Se la definizione di organo vestigiale consistesse in un’unità che sia poco sviluppata nell’animale moderno (paragonato al suo antenato) dovuto alla perdita da mutazioni, adattamento, etc… tutti gli organi negli esseri umani moderni che fossero più sviluppati nei nostri presunti predecessori sarebbero vestigiali. Questo significa che se la macroevoluzione fosse vera, e gli esseri umani si siano evoluti dagli animai più bassi, si potrebbe sostenere che praticamente ogni struttura negli esseri umani moderni sia vestigiale in quanto gli organi vestigiali vengono definiti come quelli che sono piuttosto meno utili oggi rispetto a quello che furono in passato. Una rara eccezione sarebbe il cervello umano, e anche il cervello potrebbe venir dichiarato essere vestigiale di grandezza se noi accettassimo gli uomini di Neandertal come nostri antenati.(15)  Gli uomini di Neandertal, in media, avevano il cranio più largo rispetto agli esseri umani moderni: circa 1.500cc paragonati ai 1.300 cc delle persone di oggi.

 

Probabilmente il miglior esempio di questa definizione di strutture vestigiali è l’abilità di alcuni batteri di digerire il più comune composto organico sulla terra, la cellulosa. La cellulosa è il componente principale delle piante (erba, fogliame, legno e la corteccia dell’albero sono per prima cosa cellulosa; vedi Black(16)). L’unico motivo per cui molti animali (inclusi mucche, cavalli, pecore e termiti) possono usare erba e legno come cibo è perché essi hanno una relazione simbiotica con alcuni batteri che sono in grado di digerire la cellulosa.

 

Eppure gli evoluzionisti postulano che gli organismi più elevati persero la capacità di digerire cellulosa. Perciò, molti degli animali moderni hanno un sistema di metabolismo della cellulosa vestigiale. Se gli umani possedessero questa capacità, la fame e la maggior parte delle malnutrizioni sarebbe una cosa del passato. La fame e la malnutrizione sono state il problema maggiore nel corso della storia, e anche oggi uno stimato 60% della popolazione del mondo è malnutrito. L’evoluzione, così sembrerebbe, dovrebbe selezionare a favore dell’abilità di metabolizzare cellulosa, e sicuramente contro le forme di vita che hanno perso questa capacità.

 

La definizione dei revisionisti di vestigiale richiede inoltre che la storia evoluzionistica di un animale sia conosciuta, quando, infatti, la storia della maggior parte, se non tutta, le forme di vita spesso è in effetti ampliamente speculazione. Inoltre, il giudizio di vestigiale è basato sulle valutazioni degli esempi moderni di scimmie, conigli, altre animali ed umani. Questi giudizi non possono essere basati sui nostri antenati evoluzionistici effettivi per diverse ragioni. Sebbene molti frammenti di ossa fossili sono stati trovati, nessun mammifero ben conservato (o organi di mammifero) che sia stato stimato avere 1.000.000, o anche 50.000 anni esiste. Di conseguenza, solitamente solo gli esempi moderni posso essere utilizzati per un paragone. Notate l’esempio di Asimov:

 

“In alcuni animali erbivori, il cieco è un ampio magazzino dove il cibo potrebbe restare per essere spezzato dai batteri cosicché l’animale stesso potrebbe digerirlo più facilmente e meglio assorbirlo. L’appendice nell’uomo e nelle scimmie (si verifica pressoché in nessun’altro animale) è ciò che rimane dell’ampio cieco. Questo implica che gli antenati dell’uomo e delle scimmie piuttosto vicini fossero gli erbivori. L’appendice è perciò il rimanente inutile dell’organo un tempo utile; è una traccia, dal latino “vestigium” (impronta, orma). Cosi come un’orma è un segno che l’uomo sia passato, così l’organo vestigiale un segno che un organo utile sia passato tempo fa.”(17)

 

L’esempio spesso fornito per sostenere questa conclusione, l’appendice dell’uomo moderno, è giudicata vestigiale se paragonata ad un animale avente un’appendice più larga (come quella dei conigli attuali). Ciò che dovrebbe essere paragonato, tuttavia, non sono gli essere umani moderni con i conigli moderni, ma gli esseri umani moderni con i loro effettivi antenati, un qualcosa che può essere solo estimato esaminando resti fossili esistenti dei nostri supposti predecessori (molti dei quali sono dei frammenti di osso deformati in malo modo). Molto può essere appreso sugli animali dai frammenti di ossa, ma poco può essere accertato sugli organi, i tessuti degli organi, le strutture delle cellule e la maggior parte degli altri aspetti biologici di vita chiave, in quanto non esiste alcun esempio nel registro dei fossili. L’unico criterio per fare dei giudizi sull’evoluzione dell’organo è un’esaminazione degli animali moderni (come il coniglio). La discussione sull’organo vestigiale diventa un classico caso di ragionamento circolare quando si inferisce sulla grandezza ridotta dell’organo a causa di filogenesi accettate e a quel punto si utilizza questa presunta riduzione per provare queste filogenesi.

 

Un’altra definizione dei revisionisti insinua che qualsiasi “organo o struttura che manca di funzione relativa alla sopravvivenza dell’animale” dovrebbe essere etichettata come vestigiale. In realtà, tutti gli organismi hanno un ampio numero di strutture che combaciano con questa definizione. Per i creazionisti questo fatto sostiene l’idea di un progettista, in quanto strutture così non possono essere spiegate dalla selezione naturale per il semplice motivo che esse non conferiscono alcun vantaggio di sopravvivenza conosciuto. Gli esempi sono ovunque, e negli umani includono la capacità di creare musica, canzoni e danza. Anche nel mondo delle piante ci sono molti esempi di strutture che non possono essere spiegate attraverso la selezione naturale. Alcune piante fiorite moderne (come i denti di leone) sono auto impollinatrici e di conseguenza non hanno alcun bisogno di fiori. Secondo la definizione di “mancanza della funzione per la sopravvivenza”, sarebbero vestigiali.

 

Conclusione

 

I creazionisti utilizzano questi ed esempi simili per sostenere che molta della creazione di Dio fu progettata per il piacere umano e per il piacere di Dio stesso, come Egli dichiarò “buono” diverse volte prima che l’uomo venne creato. Un campo di denti di leone è un esempio di bellezza famosa in tutto il mondo (e perciò la favorita dai fotografi di ogni parte). Gli evoluzionisti non hanno mai spiegato come e perché così tante strutture possano esistere negli esseri umani (come le strutture complesse che consentono la musica, la canzone il ballo) che confermano nessun vantaggio di sopravvivenza e che però deliziano milioni. Solo la creazione può spiegare questa osservazione. La chiara conclusione è il concetto di organi vestigiali evoluzionistici sia senza senso, o ampliamente speculativo, e certamente non è una buona scienza.

 

Ringraziamenti

 

Vorrei ringraziare i Dr. Wayne Frair, Bert Thompson, John Woodmorappe, MA, e la Prof. Rena Trautman per la loro recensione critica su una prima stesura di questo articolo.

 

Riferimenti

 

(1)  Asimov, I., Words of Science, Signet Reference Books, New York, p. 30, 1959.

 

(2)  Gamlin, L. and Vines, G., The Evolution of Life, Oxford University Press, New York, 1987.

 

(3)  Dorland, W., Dorland’s Illustrated Medical Dictionary, W.B. Saunders, Philadelphia, p. 1834, 1988.

 

(4)  Churchill, L., Churchill’s Medical Dictionary, Churchill Livingstone, Inc., New York, p. 2083, 1989.

 

(5)  Tootill, E., The Facts on File Dictionary of Biology, Facts on File, New York, p. 318, 1988.

 

(6)  Perkel, A. and Needleman, M.H., Biology for All, Barnes and Noble, New York, p. 129, 1950.

 

(7)  Lewis, R., Life, 3rd ed., WCB/McGraw Hill, New York, p. 395, 1998.

 

(8)  Glover, J., The human vermiform appendix—A General Surgeon’s reflections, TJ3:31–38, 1988. La funzione dell’appendice sembra essere più cruciale durante la prima infanzia, nell’addestrare il sistema immunitario del corpo. Ciò è simile al timo: anche la sua utilità raggiunge il picco nella prima infanzia e viene più chiaramente compresa. L’appendice è atrofizzata negli adulti, avendo servito la funzione di addestrare il sistema immunitario.

 

(9)  Bergman, J. and Howe, G., Vestigial Organs are Fully Functional, CRS Books, Terre Haute, IN, 1990.

 

(10)    Ratcliff, J.D., Your Body and How it Works, Delacorte, New York, p. 137, 1975.

 

(11)    Martin, E., Dictionary of Biology, Warner, New York, p. 250, 1986.

 

(12)    Hale, W.G. and Margham, J.P., The Harper Collins Dictionary of Biology, Harper Perennial, New York, p. 555, 1991.

 

(13)    Bergman, J., Are wisdom teeth (third molars) vestiges of human evolution? TJ12:(3):297–304, 1998.

 

(14)    Colby, C., et al., Evidence for jury-rigged design in Nature, Talk Origins Archive, <www.talkorigins.org/faqs/jury-rigged.html>, p. 7, 1998.

 

(15)    Trinkaus, E. and Shipman, P., The Neandertals: Changing the Image of Mankind, Knopf, New York, 1993.

 

(16)    Black, J., Microbiology, Principles and Explorations, 4th ed., Prentice Hall, Upper Saddle River, New Jersey, 1999.

 

(17)    Asimov, Ref. 1, p. 31.

 

Jerry Bergman

DARWIN CONTRO SPALLANZANI


È stato Redi a iniziare la scienza biologica, ma egli era anche un letterato e si interessò di molte cose. Così chi ha poi dato un metodo rigoroso alla biologia è stato Lazzaro Spallanzani (1729-99). Il noto evoluzionista Montalenti si stupisce che Spallanzani abbia potuto far questononostante fosse religioso (era un abate): non è possibile che quel rigore metodologico gli derivasse proprio perché era religioso?

D’altronde è più logico pensare che due elementi associati siano in sinergia, piuttosto che in opposizione, tanto più che altri casi simili non sono certo mancati, e Albert Einstein, parlando di Newton e di Keplero, arrivò a dire che «la forza di restare fedeli al loro obiettivo nonostante gli insuccessi» era derivata loro dalla «religiosità cosmica che prodiga simili forze» (A. Einstein, Come io vedo il mondo [Newton Compton, Roma 1975], pp. 29s). Per non dilungarci e restare nel nostro campo, basterà ricordare che anche l’iniziatore della genetica, Mendel, era un abate.

Come Redi, anche Spallanzani lottò contro il trasformismoe la generazione spontanea, guadagnandosi una incondizionata stima anche da parte dall’illuminista Voltaire. Un secolo dopo, Darwin tenterà di disfare anche l’asse portante dell’opera di Spallanzani, prendendo apertamente le difese della generazione spontanea (si veda anche la scheda su Pasteur).

F. De Angelis

Protein-Binding Sites ENCODEd into the Design of the Human Genome


BY FAZALE RANA

At last year’s AMP Conference, I delivered a talk titled: “How the Greatest Challenges Can Become the Greatest Opportunities for the Gospel.” I illustrated this point by describing three scientific concepts related to the origin of humanity that 20 years ago stood as insurmountable challenges to the traditional biblical view of human origins. But, thanks to scientific advances, these concepts have been replaced with new insights that turn these challenges into evidence for the Christian faith.

The Challenge of Junk DNA

One of the challenges I discussed centered on junk DNA—nonfunctional DNA littering the genomes of most organisms. Presumably, these nonfunctional DNA sequences arose through random biochemical, chemical, and physical events, with functional DNA converted into useless junk, in some instances. In fact, when the scientific community declared the human genome sequence completed in 2003, estimates at that time indicated that around 95 percent of the human genome consist of junk sequences.

Since I have been involved in apologetics (around 20 years), skeptics (and believers) have regarded the high percentages of junk DNA in genomes as a significant problem for intelligent design and creation models. Why would an all-powerful, all-knowing, and all-good God create organisms with so much junk in their genomes? The shared junk DNA sequences found among the genomes of humans and the great apes compounds this challenge. For many, these shared sequences serve as compelling evidence for common ancestry among humans and the other primates. Why would a Creator introduce nonfunctional DNA sequences into corresponding locations in genomes of humans and the great apes?

But what if the junk DNA sequences are functional? It would undermine the case for common descent, because these shared sequences could reasonably be interpreted as evidence for common design.

The ENCODE Project

In recent years, numerous discoveries indicate that virtually every class of junk DNA displays function, providing mounting support for a common-design interpretation of junk DNA. (For a summary, see the expanded and updated edition of Who Was Adam?) Perhaps the most significant advance toward that end came in the fall of 2012 with the publication of phase II results of the ENCODE project—a program carried out by a consortium of scientists with the goal of identifying the functional DNA sequence elements in the human genome.

To the surprise of many, the ENCODE project reported that around 80 percent of the human genome displays function, with the expectation that this percentage should increase with phase III of the project. Many of the newly recognized functional elements play a central role in regulating gene expression. Others serve critical roles in establishing and maintaining the three-dimensional hierarchical structure of chromosomes.

If valid, the ENCODE results would force a radical revision of the way scientists view the human genome. Instead of a wasteland littered with junk DNA sequences, the human genome (and the genome of other organisms) would have to be viewed as replete with functional elements, pointing to a system far more complex and sophisticated than ever imagined—befitting a Creator’s handiwork. (See the articles listed in the Resources section below for more details.)

ENCODE Skeptics

Within hours of the publication of the phase II results, evolutionary biologists condemned the ENCODE project, citing a number of technical issues with the way the study was designed and the way the results were interpreted. (For a response to these complaints go here, here, andhere.)

These technical complaints continue today, igniting the junk DNA war between evolutionary biologists and genomics scientists. Though the concerns expressed by evolutionary biologists are technical, some scientists have suggested the real motivation behind the criticisms of the ENCODE project are philosophical—even theological—in nature. For example, molecular biologists John Mattick and Marcel Dinger write:

There may also be another factor motivating the Graur et al. and related articles (van Bakel et al. 2010; Scanlan 2012), which is suggested by the sources and selection of quotations used at the beginning of the article, as well as in the use of the phrase ‘evolution-free gospel’ in its title (Graur et al. 2013): the argument of a largely non-functional genome is invoked by some evolutionary theorists in the debate against the proposition of intelligent design of life on earth, particularly with respect to the origin of humanity. In essence, the argument posits that the presence of non-protein-coding or so-called ‘junk DNA’ that comprises >90% of the human genome is evidence for the accumulation of evolutionary debris by blind Darwinian evolution, and argues against intelligent design, as an intelligent designer would presumably not fill the human genetic instruction set with meaningless information (Dawkins 1986; Collins 2006). This argument is threatened in the face of growing functional indices of noncoding regions of the genome, with the latter reciprocally used in support of the notion of intelligent design and to challenge the conception that natural selection accounts for the existence of complex organisms (Behe 2003; Wells 2011).1

Is DNA-Binding Activity Functional?

Even though there may be nonscientific reasons for the complaints leveled against the ENCODE project, it is important to address the technical concerns. One relates to how biochemical function was determined by the ENCODE project. Critics argued that ENCODE scientists conflated biochemical activity with function. As a case in point, three of the assays employed by the ENCODE consortium measure binding of proteins to the genome, with the assumption that binding of transcription factors and histones to DNA indicated a functional role for the target sequences. On the other hand, ENCODE skeptics argue that most of the measured protein binding to the genome was random.

Most DNA-binding proteins recognize and bind to short stretches of DNA (4 to 10 base pairs in length) comprised of highly specific nucleotide sequences. But given the massive size of the human genome (3.2 billion genetic letters), nonfunctional binding sites will randomly occur throughout the genome, for statistical reasons alone. To illustrate: Many DNA-binding proteins target roughly between 1 and 100 sites in the genome. Yet, the genome potentially harbors between 1 million and 1 billion binding sites. The hundreds of sites that are slight variants of the target sequence will have a strong affinity to the DNA-binding proteins, with thousands more having weaker affinities. Hence, the ENCODE critics maintain that much of the protein binding measured by the ENCODE team was random and nonfunctional. To put it differently, much of the protein binding measured in the ENCODE assays merely is a consequence of random biochemical activity.

Nonfunctional Protein Binding to DNA Is Rare

This challenge does have some merit. But, this criticism may not be valid. In an earlier response to this challenge, I acknowledged that some protein binding in genomes will be random and nonfunctional. Yet, based on my intuition as a biochemist, I argued that random binding of proteins throughout the genome would be disruptive to DNA metabolism, and, from an evolutionary perspective would have been eliminated by natural selection. (From an intelligent design/creation model vantage point, it is reasonable to expect that a Creator would design genomes with minimal nonfunctional protein-binding sites.)

As it happens, new work by researchers from NYU affirms my assessment.2 These investigators demonstrated that protein binding in genomes is not random but highly specific. As a corollary, the human genome (and genomes of other organisms) contains very few nonfunctional protein-binding sites.

To reach this conclusion, these researchers looked for nonfunctional protein-binding sites in the genomes of 75 organisms, representative of nearly every major biological group, and assessed the strength of their interaction with DNA-binding proteins. The researchers began their project by measuring the binding affinity for a sample of regulatory proteins (from humans, mice, fruit flies, and yeast) with every possible 8 base pair sequence combination (32,896). Based on the binding affinity data, the NYU scientists discovered that nonfunctional binding sites with a high affinity for DNA binding proteins occurred infrequently in genomes. To use scientific jargon to describe their findings: The researchers discovered a negative correlation between protein-binding affinity and the frequency of nonfunctional binding sites in genomes. Using statistical methods, they demonstrated that this pattern holds for all 75 genomes in their study.

They attempted to account for the frequency of nonfunctional binding sequences in genomes by modeling the evolutionary process, assuming neutral evolution in which random mutations accrue over time free from the influence of natural selection. They discovered that this modeling failed to account for the sequence distributions they observed in the genomes, concluding that natural selection must have weeded high affinity nonfunctional binding sites in genomes.

These results make sense. The NYU scientists point out that protein mis-binding would be catastrophic for two reasons: (1) it would interfere with several key processes, such as transcription, gene regulation, replication, and DNA repair (the interference effect); and (2) it would create inefficiencies by rendering DNA-binding proteins unavailable to bind at functional sites (the titration effect). Though these problems may be insignificant for a given DNA-binding protein, the cumulative effects would be devastating because there are 100 to 1,000 DNA-binding proteins per genome with 10 to 10,000 copies of each protein.

The Human Genome Is ENCODEd for Design

Though the NYU researchers conducted their work from an evolutionary perspective, their results also make sense from an intelligent design/creation model vantage point. If genome sequences are truly the product of a Creator’s handiwork, then it is reasonable to think that the sequences comprising genomes would be optimized—in this case, to minimize protein mis-binding. Though evolutionary biologists maintain that natural selection shaped genomes for optimal protein binding, as a creationist, it is my contention that the genomes were shaped by an intelligent Agent—a Creator.

These results also have important implications for how we interpret the results of the ENCODE project. Given that the NYU researchers discovered that high affinity nonfunctional binding sites rarely occur in genomes (and provided a rationale for why that is the case), it is difficult for critics of the ENCODE project to argue that transcription factor and histone binding assays were measuring mostly random binding. Considering this recent work, it makes most sense to interpret the protein-binding activity in the human genome as functionally significant, bolstering the original conclusion of the ENCODE project—namely, that most of the human genome consists of functional DNA sequence elements. It goes without saying: If the original conclusion of the ENCODE project stands, the best evidence for the evolutionary paradigm unravels.

Our understanding of genomes is in its infancy. Forced by their commitment to the evolutionary paradigm, many biologists see genomes as the cobbled-together product of an unguided evolutionary history. But as this recent study attests, the more we learn about the structure and function of genomes, the more elegant and sophisticated they appear to be. And the more reasons we have to believe that genomes are the handiwork of our Creator.

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