Nessuna evoluzione, nessun concordismo!


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La verità è difficile da ricercare e certamente se si è pieni di convinzioni e dogmi lo ancora di più, molti si nascondono dietro a titoli e alla propria autorevolezza per presentare convinzioni soggettive di argomenti già trattati, ripetuti e soprattutto inutili.

Il caro professore Enzo Pennetta, che stimo e adoro, sul suo sito Critica Scientifica ha presentato un articolo a firma di Giorgio Masiero dal titolo:

speculazioni d’un evoluzionista credente

 In pratica un concordista!

L’inizio del pezzo è fondamentale:

Solo un cieco non vede le infinite similitudini,

quando non le mere uguaglianze

E rappresenta il limite oggettivo del modo di pensare; le similitudini e quant’altro sono percezioni delle immagine che vengono proiettate dal nostro cervello, avviene tutte le volte in cui si guarda una nuvola e si vede rappresentato qualcosa. È la nostra mente che genera un presupposto per cui vediamo qualcosa e lo rendiamo tale, e infatti capita spesso di vedere una persona e dire: ma assomiglia a… mentre chi ci sta a fianco dice che non è vero. La mente ci induce a vedere ciò che vogliamo vedere, se poi aggiungiamo il fatto per cui siamo sempre “bombardati” di informazioni tendenti sempre in una sola direzione ecco allora che la frittata è fatta. Siamo noi a determinare ciò che vogliamo vedere ed è proprio per questo che la scienza si basa su esperimenti, verifica, riproducibilità e falsificabilità, in un breve articolo spiegai il concetto in modo semplice e con un esempio fondamentale: La teoria determina ciò che osserviamo: (http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36734).

L’evoluzionismo equivale al darwinismo, è la stessa cosa condita in modo differente. La logica è semplice ed è stata confutata dalla semplice osservazione della natura: dal semplice e meno complesso, senza intelligenza, non si forma in nessun modo informazione e complessità. Negare questo principio vuol dire escludersi dalla realtà e vedere ciò che non esiste. Non esiste evoluzione perchè non esiste una specie che si è evoluta da un’altra, le specie erano complesse all’origine come lo sono oggi; le specie sono scomparse e altre sono comparse all’improvviso ma le seconde non sono derivate dalle prime in relazione a una “evoluzione”, possono essere variate in relazione a quella che viene definita “selezione naturale” e cioè perdita di informazione e non certamente, quindi, evoluzione.

L’esempio che riporto sempre negli incontri pubblici, relativo alle uguaglianze genetiche (direi le più importanti), credo che faccia comprendere bene la questione: il DNA è presente in tutte le specie viventi ed è fondamentale per molteplici motivi. Gli evoluzionisti sostengono che il DNA sia la fondamentale prova del fatto che si abbia tutti una stessa origine e che le mutazioni poi abbiano prodotto le differenze. I creazionisti, invece, sostengono che la complessità del DNA sia la prova fondamentale per comprendere che Dio ci ha creato.

Chi ha ragione? Nessuno. Il fatto scientifico è che il DNA è presente in tutte le realtà viventi mentre il resto sono solo speculazioni, convinzioni specifiche di chi crede a una o all’altra ipotesi.

Il Concordismo è uno dei mali più assurdi nell’ambito della speculazioni inerenti al dibattito tra evoluzionisti e creazionisti. L’evoluzione della specie, in tutte le sue forme conosciute, da sempre è stato il metodo degli atei per “uccidere” Dio, cercare di mettere assieme una visione evoluzionista con una in cui vi è l’esigenza di Dio è un errore sia a livello scientifico sia a livello di credente. Vi è una letteratura infinita sull’argomento e i concordisti, come il prof. Fiorenzo Fachini, sono ormai poco utili nel dibattito se non alla fronda degli evoluzionisti/darwinisti.

Dirsi evoluzionisti e non darwinisti non vuol dire nulla e contribuisce solamente a dare forza a una ipotesi finita, senza senso e falsa come il neodarwinismo. Il creazionismo ha validità scientifica in relazione al fatto che la teoria sull’evoluzione della specie è ritenuta scienza, in realtà, credere in Dio o nell’evoluzione della specie, è un atto di FEDE e non ha nulla a che fare con la scienza. La differenza è che nessuno scienziato può e potrà dimostrare l’esistenza di Dio, mentre è dimostrabile e verificabile che la vita non si può essere generata da materia inanimata e che la cellula ha sempre avuto una complessità infinita negando quindi una qualsiasi ipotesi di evoluzione.

 

Fabrizio Fratus

Un’evoluzione senza alcuna continuità e gradualità


video Evoluzione

L’evoluzione, sia nella microgenesi o microevoluzione (formazione delle specie), sia nella macrogenesi o macroevoluzione (formazione di gruppi maggiori), dovrebbe avvenire mediante fattori casuali, continui e non a sbalzi o a scatti cioè sia l’una che l’altra sarebbe avvenuta mediante accumulo graduale di piccole mutazioni (1).

Invece le osservazioni paleontologiche mostrano che la successione filogenetica procede a scatti.

Il Precambriano
Nelle rocce sedimentarie Precambriane vi è una quasi completa assenza di fossili nonostante che questi sedimenti siano in perfetta continuità con i sedimenti cambriani; fra l’altro tali rocce sembrano perfettamente idonee per la conservazione fossilifera; lo stesso Darwin rimase perplesso di questa situazione per lui imbarazzante (2).

I pochi rinvenimenti ritrovati nel Precambriano possono essere così considerati:

  • Pseudofossili cioè non strutture di natura organica o strutture inorganiche; queste possono essere strutture inalterate, strutture di origine diagenetica (processi chimici e/o fisici intercorrenti fra deposizione di un sedimento e trasformazione in roccia sedimentaria) tipo concrezioni o anche strutture sedimentarie deformate da spinte tettoniche o processi metamorfici, tipo Eozoon del Vesuvio (3).
  • Fossili di incerta età precambriana per un non esatto limite stratigrafico fra Cambriano e Precambriano delle rocce in cui viene rinvenuto, cioè non sempre la discontinuità stratigrafica è presente o facilmente individuabile (4).
  • Fossili si ma molto semplici: semplici corpiccioli di materia organica (anche questi forse originatisi da processi di natura inorganica od osmotica), al massimo alcuni ritrovamenti potrebbero – con non facile dimostrabilità- essere considerati batteri o alghe blu – verdi monocellulari (5).

Volendo anche accettare le tendenze di alcune scuole paleontologiche che considerano questi ultimi come veri microrganismi fossili pre-farenozoici, resta difficile da spiegare come questi rari ritrovamenti -dubbi e dispersi qua e là su tutta la superficie del globo- possano poi aver dato origine all’improvviso apparire della fauna cambriana (6).

Si tratta quindi di colmare l’abisso di non continuità tra forme di vita estremamente semplici (i dubbi unicellulari pre – paleozoici) e la sorprendente complessa ed eterogenea fauna di metazoi del Cambriano (7).

Infatti uno degli aspetti più sorprendenti delle faune del tardo farenozoico (600-700 milioni di anni) è il fenomeno della comparsa di molti tipi di animali radicalmente diversi l’uno dall’altro in un intervallo di tempo assai, troppo breve da essere giustificata sulla scorta delle teorie evoluzionistiche (8).

Nel suo libro Red Giants and White Dwarfs (Giganti rosse e nane bianche), Robert Jastrow afferma: “La documentazione fossile non contiene tracce di questi stadi preliminari nello sviluppo degli organismi pluricellulari […] I reperti fossili conservati nelle rocce contengono molto poco oltre a batteri e piante unicellulari, finché, circa un miliardo di anni fa, dopo un progresso invisibile protrattosi per circa tre miliardi di anni, si ebbe un decisivo salto di qualità: sulla Terra comparvero i primi organismi pluricellulari”.

Il Cambriano
Vediamo ora cosa ci dicono i resti fossili dei periodi successivi al Precambriano relativamente al fiorire ed allo svilupparsi delle varie forme di vita sulla terra.

Una prima grande stranezza deriva dal fatto che il Cambriano (500-550 milioni di anni fa) poté assistere alla comparsa di nuovi phyla e classi ad una velocità eccezionale, praticamente di colpo ed inoltre contemporaneamente per un gran numero di essi (9).

Le creature viventi trovate negli strati risalenti al periodo Cambriano risultano emerse tutte all’improvviso e conteporaneamente: nelle testimonianze fossili non vi si trovano antenati preesistenti da cui possano essere derivate. Già all’inizio del Cambriano si incontrano fossili di 500 specie diverse appartenenti a sette sottotipi diversi. Vi sono sia crostacei che spugne, oltre a vermi, echini e meduse. Le differenze tra i sottotipi erano già tanto nette da restare ancora tali ai nostri giorni (10).

Tutti questi invertebrati complessi emersero impovvisamente e in modo completo senza alcun legame o forma transizionale con gli organismi unicellulari, le uniche forme di vita presenti sulla terra prima della loro apparizione tanto che a tale evento, nella letteratura geologica, venne dato il nome di esplosione cambriana.

Richard Monastersky, editore di Earth Sciences, una delle più popolari pubblicazioni della letteratura evoluzionista, afferma, a proposito della esplosione cambriana, che: “Mezzo miliardo di anni fa apparvero improvvisamente le ragguardevoli forme di animali complessi che oggi vediamo. Questo momento, al principio del periodo Cambriano, all’incirca 550 milioni di anni fa, segna l’esplosione evolutiva che riempì i mari delle prime creature complesse. Gli ampi phyla animali odierni erano già presenti nei primi anni del Cambriano ed erano distinti tra loro quanto lo sono oggi (11).

Il periodo Cambriano rappresenta un ostacolo attualmente insuperato per le teorie evoluzionistiche. Il paleoantropologo evoluzionista svizzero Stefan Bengston confessa la mancanza di vincoli di transizione allorquando descrive tale periodo e finisce per commentare: “Frustrante (e imbarazzante) per Darwin, questo evento ancora ci abbaglia” (12).

Lo zoologo Harold Coffin è giunto a questa conclusione: “Se l’ipotesi dell’evoluzione graduale dal semplice al complesso è esatta, si dovrebbero poter trovare gli antenati di queste creature viventi improvvisamente apparse nel Cambriano; ma non sono stati trovati, e gli scienziati ammettono che ci sono scarse speranze di trovarli in futuro”.

Il Siluriano
Nel tardo Siluriano compaiono insieme i Condroitti ed i primi Osteitti e fin qui il problema sarebbe limitato dato che queste due classi avrebbero una origine difiletica. Gli Osteitti poi nel Devoniano si diversificano, ma nel Devoniano compaiono anche gli Anfibi che derivano da una sottoclasse degli Osteitti: i Sarcopterigi; questi ultimi si differenziano ben presto dagli Attinopterigi – l’altra sottoclasse degli Osteitti – e danno a loro volta origine agli ordini dei Dipnoi e dei Crossopterigi. Nell’ambito dei Crossopterigi poi si diversificano i Celacanti da un lato ed i Ripidisti dall’altro.
E’ proprio dai Crossopterigi Ripidisti che avrebbero avuto origine gli Anfibi. Ciò che lascia esterrefatti è che una successione così complessa che va dai primi Osteitti ai Sarcopterigi (Osteitti già molto evoluti), poi ai Crossopterigi che si diversificano in Ripidisti, e da questi si arriva infine ai primi Anfibi, sarebbe avvenuta solo in una cinquantina di milioni di anni un tempo assolutamente insignificante dal punto di vista evoluzionistico.

Gli insetti appaiono all’improvviso nella documentazione fossile, e in grande abbondanza, senza alcun antenato e completamente formate nelle loro strutture e morfologie come mostra anche l’immagine della mosca fossile rinvenuta in un’ambra dominicana di 20-30 milioni di anni fa proveniente da un’antica foresta pluviale, rintracciata nelle rocce di una montagna vicino Santiago nella Repubblica Dominicana.
Ciò è quanto il noto zoologo francese Pierre Grassè intendeva quando ha detto: “Siamo al buio per quanto riguarda l’origine degli insetti” (13).

Anche gli animali che si estinsero seguirono lo stesso schema. I dinosauri, per esempio, appaiono all’improvviso nella documentazione fossile del Triassico, senza alcun legame con forme ancestrali. Si moltiplicarono considerevolmente per tutto il Cretaceo ed il Giurassico, per poi estinguersi.

A questo riguardo, il Bulletin del Field Museum of Natural History di Chicago afferma: “Nella sequenza le specie appaiono in modo molto repentino, mostrano una stabilità assoluta o quasi nel corso della loro esistenza nella documentazione, e poi scompaiono bruscamente dalla medesima. E non sempre è chiaro – anzi, di rado lo è – se i loro discendenti fossero effettivamente più adatti dei loro predecessori. In altre parole, è difficile riscontrare un miglioramento biologico”.

L’esplosione dei mammiferi
Tutto quanto finora detto, vale e si rafforza analizzando la cosiddetta fioritura esplosiva dei mammiferi avvenuta nell’Oligocene (ca. 30 milioni di anni fa).

Gli evoluzionisti sostengono che tutte le specie mammifere si siano evolute da un comune progenitore. Nondimeno, gli orsi, le balene, i topi e i pipistrelli presentano enormi differenze.

Inoltre, nel momento della brusca apparizione dei mammiferi, le differenze tra loro erano già molto marcate. Animali tanto diversi, quali i pipistrelli, i cavalli, i topi e le balene sono tutti mammiferi emersi nel corso dello stesso periodo geologico. Stabilire una relazione evolutiva tra loro è impossibile anche all’interno dei più vasti confini dell’immaginazione. Lo zoologo evoluzionista R. Eric Lombard vi attribuì grande importanza in un articolo apparso sulla rivista Evolution:
“Queste ricerche di specifiche informazioni al fine di costruire filogenesi di taxa di mammiferi andranno incontro a delusioni” (14).

Se il mondo vivente fosse il risultato di un lento e graduale processo di evoluzione, ogni taxon dovrebbe aver fatto la sua prima comparsa nella forma di un gruppo naturale privo di sostanziali diversità rispetto al taxon originario di provenienza.

I più antichi rappresentanti di ogni taxon, in altre parole, dovrebbero essere piuttosto difficili da distinguere da quelli del taxon da cui derivarono, ed i loro caratteri peculiari (le ali degli Pterosauri e dei Chirotteri, il carapace dei Cheloni, le penne degli Uccelli, gli arti natatori degli Ittiosauri e dei Cetacei, ecc.) dovrebbero trovarsi appena abbozzati o sviluppati in modo scarso.

Invece non è così. I taxa risultano regolarmente ben individuabili fin dal loro primo apparire come fossili, e non si riesce mai né ad allacciarli con sicurezza ad antenati comuni vissuti in epoche precedenti, né, in ogni caso, a scorgere con chiarezza le derivazioni (15).

Ogni ritrovamento fossile classificabile in maniera sistematicamente diversa dagli altri organismi, ha un numero di diversità tale da rendere inverosimile una evoluzione diretta anche dalla specie tassonomicamente più ravvicinabile.

Questo significa che dallo studio delle diverse classi (ed anche ordini e famiglie), non si ritrovano assolutamente i resti fossili degli anelli di congiunzione postulati dalle teorie evoluzionistiche (16).

Tutto quanto finora detto, concorda con l’approfondito studio preparato dalla Società Geologica di Londra e dall’Associazione Paleontologica d’Inghilterra, sui cui risultati John N. Moore, docente di scienze naturali, ha scritto:
“Circa 120 scienziati, tutti specialisti, hanno compilato i trenta capitoli di un lavoro monumentale di oltre 800 pagine, per presentare la documentazione fossile di piante e animali suddivisi in circa 2.500 gruppi. […] Come si può notare, ciascuna principale forma o tipo di pianta e animale ha una storia separata e indipendente da quella di tutte le altre forme o tipi! Gruppi sia di piante che di animali appaiono all’improvviso nella documentazione fossile. […] Balene, pipistrelli, cavalli, primati, elefanti, lepri, scoiattoli, ecc., quando apparvero per la prima volta erano tutti distinti fra loro come lo sono oggi. Non c’è traccia di un antenato comune, e ancor meno di collegamenti con qualche rettile, presunto progenitore”. Moore aggiunge: “Nella documentazione fossile non sono state trovate forme di transizione, molto probabilmente perché non esistono proprio forme di transizione a livello fossile. E’ molto probabile che non si sia mai verificata una transizione da una specie animale all’altra e/o da una specie vegetale all’altra”.

***
(1) V. Marcozzi, Alla Ricerca dei nostri predecessori, EP 1990, p. 15.
(2) G. Sermonti e R. Fondi, Dopo Darwin, Critica all’evoluzionismo, Rusconi 1980, p. 190.
(3) Ibid., pp. 193-4.
(4) Ibid., p. 195.
(5) Ibid., p. 198.
(6) Ibid., p. 200.
(7) Ibid., p. 201.
(8) V. Marcozzi, op. cit., p. 17.
(9) Ibid., p. 17.
(10) D. Raffard de Brienne, Per finirla con l’evoluzionismo, Il Minotauro, Frascati 2003, p. 89.
(11) Richard Monastersky, Mysteries of the OrientDiscover, April 1993, p. 40.
(12) Stefan Bengston, Nature, Vol. 345, 1990, p. 765.
(13) Pierre-P Grassé, Evolution of Living Organisms, New York, Academic Press, 1977, p. 30.
(14) R. Eric Lombard, Review of Evolutionary Principles of the Mammalian Middle Ear, Gerald FleischerEvolution, Vol 33, December 1979, p. 1230.
(15) G. Sermonti e R. Fondi, op. cit., pp. 234-6.
(16) Ibid., p. 271.

Sono loro stessi a dirlo. Le contraddizioni della teoria dell’evoluzione. Approfondimento di Leonetto.


Di Leonetto

 

 

 

La puntata del 5 Ottobre si apre discutendo sulla questione dell’evoluzione umana, nello specifico facendo presente come neodarwinisticamente parlando si assiste a punti di vista completamente discordi fra loro, da chi afferma che si sia arrestata, chi stia ancora avvenendo, chi che abbia subito rallentamenti etc etc… Nello specifico si inizia col riferimento a dichiarazioni  del direttore de “Le Scienze” Cattaneo che riprende le affermazioni secondo cui l’evoluzione umana sarebbe finita di un noto giornalista scientifico Sir David Attenborough, per  andare a scrivere un qualcosa che in futuro potrebbe garantirgli un meritato asino d’oro.

Prima  di concentrarsi sulle agghiaccianti parole di Cattaneo si può considerare il punto di vista  di altri neodarwinisti sull’argomento. Ian Tattersall  -antropologo, New Yorlk musseum of Natural History– sostenne che “il processo dell’uomo è terminato e l’Homo sapiens è ormai giunto al capolinea”; Stephen Stearns ed il suo team di ricerca –Yale University– hanno invece affermato che l’evoluzione sta comunque andando avanti e che “immaginano le donne del futuro più basse e robuste, caratteristiche che assicurerebbero una maggior fertilità a vantaggio evolutivo”; nel  libro The 10,000 Year Explosion: How Civilization Accelerated Human Evolution di Henry Harpending e Gregory CochranUniversità dello Utah, circa il 7% dei geni umani sarebbero ancora sottoposti a pressione evolutiva; John Hawks-University of Wisconsin-, afferma che  “Il futuro dell’uomo sarà su altri pianeti, pertanto per adattarsi ai nuovi mondi dovrà evolvere”;

Geoffrey Miller University of New Mexico-invece che “l’evoluzione umana è in evidente accelerazione spinta dalle sempre maggiori possibilità di scelta del partner”. Appare subito evidente che vi sia una sorta di confusione fra la selezione (nel caso magari sessuale) e l’evoluzione proprio come ricordato da Pennetta in questo articolo. Articolo che straordinariamente vide apparire una replica ad esso su Pikaia, replica di cui Pennetta parla qui . Di fronte alle varie opinioni quindi spesso discordanti dei neodarwinisti sulla faccenda anche Fratus scrisse a sua volta un articolo su ’Antidarwin’.

Insomma un tema dove si possono trovare vari pareri e molto distanti fra loro, spesso che si contraddicono l’un con l’altro. Pennetta in trasmissione spiega come non ci dovrebbe essere da vedere una così marcata eccezionalità nelle parole di Attenborough o di Tattersall quando da millenni,dai tempi dei Sumeri, dei Babilonesi, Cinesi arcaici vediamo che l’uomo è rimasto tale, ma soprattutto che che da circa 200.000 anni è presente Homo sapiens e nessuno (ovviamente) ha mai detto che il sapiens di oggi sia da ritenere una specie diversa da quello più antico. Ma  non è tutto infatti in verità come abbiamo avuto modo di osservare anche Neanderthal, Erectus etc.. potevano essere raggruppati nella stessa specie visto che si incrociarono dando prole fertile, tanto per dirne una..  Eppure questa semplice constatazione è bastata a lasciare basiti i sostenitori della teoria neodarwiniana. L’argomento non poteva non suscitare anche la curiosità del CICAP che ha trovato nell’argomento un buon modo per festeggiare gli ultimi Darwin-days. Il dott. M.Ferrari infatti è categoricamente contrario al pensiero sopra espresso di Pennetta, tanto che vede nel l’idea che l’uomo non subisca più l’impatto dell’evoluzione e che quindi la nostra specie, Homo sapiens, sia invariata da migliaia di anni una mera leggenda urbana. E va addirittura, pur a malincuore, a bacchettare S.J.Gould per aver detto che “Negli ultimi 40.000 o 50.000 anni non c’è stato cambiamento biologico negli esseri umani. Tutto ciò che chiamiamo cultura e civiltà l’abbiamo costruito con lo stesso corpo e lo stesso cervello”.

Come lo fa? questa è la parte più sorprendente, con un’affermazione perentoria sostiene che “Unnumero molto elevato di mutazioni non può che mettere a disposizione dell’evoluzione nuovi “tratti” che possono essere sottoposti a selezione naturale.” Purtroppo quindi anche il dottor Ferrari ricade in quell’errore che il prof.Pennetta ha contestato a Pikaia, ossia il confondere l’evoluzione con la selezione, o, comunque, anche se non è tanto questo il caso, con l’adattamento microevolutivo o ladegenerazione del genoma,tema ripreso anche su Cs in questo articolo L’evoluzione, ricorda Pennetta, non è solo speciazione, la neolingua evoluzionista ha stabilito che si possa essere in presenza di evoluzione anche senza produzione di nuove specie. Si tratta di quella che comunemente si indica come “microevoluzione”, cioè quella comparsa di levi cambiamenti che aumentano la variabilità all’interno della specie senza che però si sia minimamente in presenza di cambiamenti che preludono alla comparsa di una nuova specie. E non esiste nessuna corroborazione scientifica del fatto che “Un numero molto elevato di mutazioni non può che mettere a disposizione dell’evoluzione nuovi “tratti” anzi fino al momento si sono riscontrati risultati opposti!

Sarà chiaro a questo punto come il tema sia composito da una moltitudine di dichiarazioni, osservazioni su studi  etc.. molto frastagliate e che arrivano (come nel caso dello Stearnslab et al.) anche a gettare previsioni sul futuro della razza umana. Su Cs, per esempio si trattò riguardo a questo. Ma non è che una goccia nel mare infatti ecco qui i 10 step (“possibili”) della futura evoluzione umana.

Ce ne parla addirittura National Geographic in cui cerca di sintetizzare in 4 possibili scenari la possibile evoluzione o non evoluzione umana. Inevitabile il riferimento a transumanesimo, a tal proposito nella carrellata va ricordato lo studio condotto da Rispolverando il vecchio Nietzche viene proposto un pensiero direttamente dall’ISTITUTO dell’UMANITA’ FUTURA (Oxford University), di cui si trova notizia su questo numero di Focus secondo cui “grazie alla clonazione, alla cibernetica, alla nanotecnologia, gli uomini del futuro saranno supersoldati, superatleti e addirittura potenzialmente immortali potendo trasferire struttura e mente in un computer in grado di vivere, alimentato, in eterno..”

A questo punto è possibile tornare al direttore Cattaneo, partendo dalle sue parole che vengono ricordate in trasmissione provocando uno shock a Fratus. Infatti si dice placidamente che “Ma ci sono altri fenomeni che potrebbero favorire un’evoluzione «al contrario»: per esempio molti di coloro che frequentano università e dottorati ritardano la procreazione, mentre i loro coetanei non laureati fanno figli prima. Qualcuno sostiene dunque – con un’equazione un po’ ardita – che se i genitori meno intelligenti facessero più figli, allora l’intelligenza sarebbe diventata uno svantaggio darwiniano, e la selezione naturale potrebbe sfavorirla. Ma in questo caso, anche se contro di noi, la selezione continuerebbe implacabile la sua azione.”

È incredibile, Cattaneo si basa sul film Idiocracy . Pennetta che aveva affrontato le dichiarazioni di Cattaneo in questo articolo su CS, dichiarazioni che oltre che non essere minimamente scientifiche sono pericolosamente classiste se non razziste. Come ricorda Fratus in trasmissione un conto è l’intelligenza, un altro è la cultura, esistono diversi tipi di intelligenza, logico-matematica, artistica, musicale, corporeo- cinestesica, spaziale, linguistica, interpersonale, intuitiva, sociale, economica etc etc.. Riguardo a questo specifico argomento su CS Pennetta ne aveva parlato a tal proposito. Il QI, o IQ, valuta il quoziente intellettivo, non l’intelligenza che è la facoltà di concepire, capire, costruire un ragionamento, non la capacità di restituire un sapere, per quello il QI degli  immigrati migliorava, raddoppiava anche a 5 anni dal’ingresso nel nuovo paese, non era l’immigrato era il vecchio paese (quindi un sistema ambiente più cultura) dell’immigrato che ne aveva pregiudicato il QI.

Peraltro questo indicatore fornisce per lo più stime dal basso per diagnosticare problemi, deficit non per fare una sorta di graduatoria.. l’intelligenza non è misurabile sia anche solo perché combinazione di tutti quei tipi di intelligenza ricordati sopra. Quindi ancora una volta si deve constatare come di riflesso si possano riscontrare politiche neocoloniali, razziste, maltusiane che si fanno scudo col neodarwinismo e la cosa è così occulta, esoterica che spesso molte persone accettano determinati fatti e si lasciano a determinate dichiarazione inconsci di cosa stiano dicendo… Ma, come se non bastasse, l’articolo su Repubblica (pur non citandone la fonte, quindi potrebbe essere anche un ulteriore scivolone del dott.cattaneo) riporta una considerazione secondo cui “Secondo un altro punto di vista, infatti, l’evoluzione genetica continua, ma in direzione opposta. La vita sedentaria, con l’indebolimento dell’apparato scheletrico, per esempio, è uno dei fattori che potrebbero renderci meno adatti alla sopravvivenza, in senso darwiniano.” finendo pienamente in ambito lamarckiano..

Eh sì, perché in trasmissione si ricorda che c’è molta disinformazione e confusione fra il pensiero di Lamarck ed il neodarwinismo. Nondimeno molti dimenticano o ignorano che Darwin sotto quel punto di vista, ricorda Pennetta, credeva nella trasmissione dei caratteri acquisiti tramite pangenesi, uso e disuso. La differenza fra il filosofo e il naturalista stava che se Lamarck rispecchia una visione socialista per cui tutti gli individui della specie  crescono, avanzano verso il progresso evolutivo, Darwin rispecchia la visione capitalistico-colonialista (razzista) competitiva anglosassone del tempo in cui non tutti ma solo chi è più avvantaggiato, chi è migliore prevale e l’altro deve soccombere.

Come accennato sopra riportando un pensiero espresso da  studiosi dell’Università di Oxfordcon visioni transumanistiche  si è fatto riferimento a Nietsche e quindi alla sua idea di superuomo. Fra le altre cose visto che si è visto un riferimento cinematografico con Idiocracy si può ricordare anche “The Time machine” in cui si vede proiprio l’evoluzione umana che ha prodotto anche una sorta disuper-uomini la cui corteccia cerebrale occupa una ben maggiore porzione del corpo, e che sono pure più forti fisicamente.. vabbeh, fantascienza a parte,tornando a Nietzsche che viene un po’ posto come l’archetipo di questi principi, Fratus in trasmissione ricorda che non viene quasi mai ricordato come il filosofo fosse antitetico in un certo qual modo alla visione darwiniana. È quindi importante finire questa carrellata di pensieri sul tema dell’evoluzione umana con il pensiero ideologico, atto a facili propagandisti, di F. Nietzsche.” L’umanità non presenta una evoluzione verso qualcosa di migliore o di più forte o di più elevato nel modo in cui oggi questo viene creduto. Il «progresso» è semplicemente un’idea moderna, cioè un’idea falsa. L’europeo di oggi resta, nel suo valore, profondamente al di sotto dell’europeo del Rinascimento; la prosecuzione di uno sviluppo non è assolutamente, per una qualsivoglia necessità, elevazione, potenziamento, consolidamento. Le specie non crescono nella perfezione: i deboli hanno continuamente la meglio sui forti – ciò avviene perché essi sono in gran numero, sono anche più accorti… Darwin ha dimenticato lo spirito (- il che è inglese!-), i deboli hanno più spirito… Si deve aver bisogno di spirito per riceverne, – lo si perde quando non se ne ha più bisogno. Chi ha la forza fa a meno dello spirito”.

Dunque, anche se Darwin e Nietzsche hanno la stessa idea di uomo forte, la differenza è che per il primo è migliore il tipo che sopravvive, mentre per il secondo il tipo superiore non è quello che ha la meglio, ma quello che è migliore, nel senso che è più riuscito e che, a causa della coalizzazione della volontà di potenza dei più deboli, che sono sempre la maggioranza, rischia di perire più facilmente, Nietzsche rimprovera così a Darwin di non essere capace di stabilire un opportuno criterio di valore, se Darwin afferma che i migliori sono quelli che si mantengono e si riproducono di più, Nietzsche risponde che i migliori sono per definizione i più minacciati, i più fragili e i meno fecondi. Da qui le idee di interventi di eugenetica e trans umanesimo..ma questa è un’altra storia.  

Il link dove ascoltare la trasmissione è il seguente:

https://www.dropbox.com/s/9wppy61kjodclwl/5%20ottobre_13.mp3

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Il tempo delle scimmie e del neodarwinismo non torna


comitato antievoluzionista

Gli studi sulle scimmie contraddicono molte ipotesi sull’evoluzione, ma guai a parlarne. Ultimo caso e’ il rapporto del tempo con gli scimpanze’… Sabato in diretta su radioGlobeone.it insieme a Fabrizio Fratus e Enzo Pennetta, l’immancabile appuntamento del fine settimana dalle ore 12:30 alle 13:30 … Non perdere la puntata.