PIKAIA NON SA CHE RACCONTARE DELLA TEORIA DI DARWIN


PIKAIA

Cosa si fa quando si vuole avere certezza o conferma di un qualcosa? Un tempo si utilizzavano le enciclopedie, oggi invece, più rapidamente, si fa una ricerca sul web e poco conta se poi la notizia non è verificabile o vera; resta ovvio che se si accede ad un sito specifico che parla dell’argomento di mio interesse si ritenga quel sito autorevole. È logico.

Allora una persona interessata a conoscere la teoria di Darwin e i suoi processi certamente tra i diversi siti sceglierà quello di Pikaia, il portale dell’evoluzione:  

http://www.pikaia.eu/

sicuro di trovare la risposta alla sua domanda: come funziona la teoria di Darwin?

Questa mia considerazione è talmente normale che lo stesso sito ha predisposto sulla destra l’accesso ad un vero e completo corso di base della teoria del noto naturalista inglese:

Corso di base – la teoria dell’evoluzione

http://formazione.elearning.unimib.it/public/evoluzione/Corso%20copertina/home.html

La persona, felice per avere accesso alla possibilità di capire bene come sarebbe nata la vita sulla terra e del suo sviluppo né è felice e accede al corso di base…

 Il problema è che il corso non esiste, perché?

La teoria di Darwin è basata su ipotesi e quindi nulla di quanto viene raccontato è verificabile, quindi non è scienza, quindi (finalmente) forse anche Pikaia sta iniziando a smetterla di raccontarci fandonie…

Più probabile, invece, è che stiano adattando il “corso di base” alle molteplici considerazioni da parte degli antievoluzionisti che hanno ridicolizzato la teoria proposta dai fan di C. Darwin.

Vedremo, per ora ridiamo!

 

 

Lo (strano) caso di Charles Darwin


giorgia petrini bog

Sul blog della scrittrice Giorgia Petrini un articolo in cui si parla di “Inchiesta sul darwinismo”.

LO (STRANO) CASO DI CHARLES DARWIN

di Marco Di Antonio

Nelle più avvincenti inchieste poliziesche di ogni tempo, un elemento su tutti sembra indiscutibile: le forze dell’ordine cercano, con ogni mezzo, di individuare il colpevole del misfatto. Non può, dunque, non sorprendere la scoperta che, nel caso della teoria evoluzionista associata al nome del celebre naturalista britannico, tutto sia stato fatto dalle autorità per tentare di coprire esecutori e mandanti, fiancheggiatori e conniventi di quello che possiamo definire un “reato scientifico”. Ma andiamo con ordine. Nel 1859, Darwin pubblica la sua opera più importante, “On the origin of species”.

In tredici capitoli espone una teoria dell’evoluzione che, al termine del volume, paragona, nei suoi effetti, a quella newtoniana: la legge della gravitazione universale formulata dal celebre Isaac non spiega le cause del fenomeno, ma nessuno può dubitare dei risultati che emergono dalla legge stessa. Purtroppo, però, la teoria dell’evoluzione non consente di effettuare esperimenti, cioè previsioni che ne confermino sperimentalmente la validità. Anzi, gli unici fatti che consentirebbero “previsioni” scientifiche sono costituiti dai reperti fossili, che mostrano chiari segni del contrario: la stasi delle specie attraverso diverse ere geologiche contraddice in modo evidente l’ipotesi del gradualismo dell’evoluzione che Darwin ha adottato da Lamarck.

Quanto, poi, al meccanismo di “selezione naturale”, è suggestivo notare che esso viene postulato come elemento basilare della teoria darwiniana, estendendo al regno naturale una teoria formulata alla fine del ‘700 dal connazionale Thomas Malthus nel campo dell’economia: suggestivo, perché proprio la teoria malthusiana aveva mostrato alla prova dei fatti i suoi limiti scientifici ancora prima che l’opera di Darwin venisse pubblicata. Perchè, allora, la Royal Society fece di tutto per legittimare la teoria di Darwin e il meccanismo della selezione naturale come la spiegazione ultima del funzionamento della natura? Tanto coriacea fu la difesa della teoria darwiniana che a Thomas Huxley, presidente della Royal Society, valse il titolo di “mastino di Darwin”. Una trama troppo misera per un thriller mozzafiato? Che ne dite del fatto che due nipoti di nonno Huxley – figli entrambi di Leonard – diventino uno il primo Direttore Generale dell’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) e l’altro l’autore dell’inquietante romanzo fantascientifico “Il mondo nuovo”?

Per chi non si accontenta di risposte pre-confezionate, contenute nella propaganda e nei manuali scientifici forniti dalla scuola e dall’università, un viaggio pieno di spunti entusiasmanti per mettersi in cammino, sulle tracce della verità.

Riflessioni e considerazioni tratte dalla lettura di un libro che vi consigliamo e del quale avevamo già parlato brevemente, in una piccola intervista fatta all’autore, Enzo Pennetta“Inchiesta sul darwinismo, Come si costruisce una teoria”.
Del resto, da grandi, si è più in grado di mettere in discussione ciò che, da piccoli, si è imparato. E in questo caso ne vale la pena.

Di 

Pikaia: “Questioni di tifo”


supporters

 

In un articolo pubblicato su Pikaia si parla della situazione del confronto sul darwinismo.

.

Su qualcosa si può essere d’accordo e su qualcosa no.

.

Qui di seguito viene riportato per intero un articolo riportato su Pikaia il 19 marzo corso a firma diMichele Bellone, in esso prendendo spunto dall’intervista rilasciata al Darwin day di Terni si fanno alcune considerazioni sul confronto tra sostenitori del darwinismo e i suoi contestatori.

In esso si parla dell’evoluzione dell’antidarwinismo, ma su questo punto è bene precisare subito che anche il darwinismo è evoluto passando da quello originario alla Sintesi Moderna prima e poi alla Sintesi Estesa, una sintesi che con tutte le sue estensioni è cresciuta come un organismo che fagocita di tutto incorporandolo nel termine darwinismo, fino ad averlo fatto diventare una specie di disciplina zen dove la verità sull’evoluzione si indica con affermazioni che spesso parlano d’altro e non spiegano quello che vorrebbero spiegare. Si contesta all’antidarwinismo di prendersela con personaggi come Richard Dawkins ma non si fa autocritica sul come sia stato possibile che un simile personaggio sia diventato l’icona del darwinismo molto più di coloro che sostengono di essere il vero darwinismo scientifico e che nulla hanno fatto per evitare che le cose andassero in questo modo, basterebbe domandarsi perché Le Scienze riporta tra i Tweet segnalati quelli di Dawkins (cosa che fra l’altro fa anche lo statunitense National Center for Science Education – NCSE). Le cose stanno dunque così: il darwinismo a livello mondiale è quello rappresentato da Dawkins e non da Pikaia & Co. Ancor prima di contrastare i creazionisti i nostri darwinisti dovrebbero preoccuparsi di quale sia l’immagine comunemente diffusa del darwinismo perché è su questo terreno che hanno già perso.

Che poi la teoria darwinista non abbia i requisiti necessari per essere un scienza galileiana non dipende solamente dal fatto che non sia stata corroborata da casi di vera macroevoluzione, ma ancor più dal fatto che non esiste un criterio di falsificabilità della teoria, non esiste cioè un fatto che se verificato renderebbe non valida la teoria, basterebbe rispondere a questa semplicissima domanda citandone uno e il discorso sarebbe chiuso. Questo punto non può essere definito come una ‘bufala’, così come avviene nell’articolo su Pikaia, se proprio non si vuole rispondere indicando un criterio di falsificabilità sarebbe allora opportuno cercare di dimostrare che argomentazioni come quelle contenute nell’articolo “Sulla falsificabilità o corroborabilità del darwinismo” pubblicato sugli Atti della Fondazione Ronchi sono errate in qualche punto. Ma niente di tutto questo avviene, che la teoria neodarwiniana non soddisfi i criteri della scienza sperimentale viene liquidato con il termine ‘bufala’, tutti qui gli argomenti?

Come non concordare invece quando si chiede la fine dell’uso improprio della scienza per dimostrare che Dio esiste o no, ma come non accorgersi allora che quando si va a dichiarare come provato scientificamente il “non senso dell’evoluzione umana” si compie proprio un’operazione di questo genere? Come non accorgersi che il creazionismo è stato la reazione, ed è tuttora alimentato, da questo tipo di affermazioni?

E finalmente ci si accorge che il termine “darwinismo” è da abbandonare per una serie di motivi, principalmente per quella sua desinenza in -ismo, tipica delle ideologie, e sarebbe opportuno sostituirlo con evoluzione, così come i Darwin day, troppo legati come origine e come gestione a movimenti per l’ateismo, sarebbero da trasformare più opportunamente in “Evolution day”.

Ed ecco di seguito, per intero, l’articolo apparso su Pikaia.

 

Questioni di tifo
Un paio di settimane fa sono stato al Darwin Day di Terni, a parlare di antidarwinismo. È stato un bell’incontro, cui è seguito un dibattito vivace e stimolante. Avevo iniziato a scrivere un resoconto della giornata ma poi i pensieri hanno preso la strada che volevano loro e quindi eccomi qui a parlare di tifo. Quello da stadio, per intenderci.
Non sono un appassionato di calcio e ho sempre osservato da esterno le discussioni fra i tanti amici tifosi. Tifare vuol dire sentirsi parte di un gruppo, dimostrare lealtà e sostenersi a vicenda, anche quando si tratta di reclamare un fuorigioco o insultare un arbitro e tutta la sua stirpe andando a ritroso di parecchie generazioni. Niente di nuovo sotto il sole, dinamiche del genere sono studiatissime e, ovviamente, non si limitano al calcio. Sono molto diffuse, per esempio, anche in politica, dove chiunque abbia un colore politico anche solo minimamente diverso dal proprio ha spesso torto a prescindere.
Neanche il mondo scientifico è immune dalla sindrome delle tifoserie, soprattutto su quei temi controversi che vanno a coinvolgere aspetti etici, filosofici, politici e religiosi. Cioè tutti quegli elementi che, spesso, hanno la meglio nell’influenzare le nostre decisioni. Proviamo ora a immaginare un osservatore esterno, che assista a uno di questi dibattiti: egli vedrà due schieramenti scontrarsi con vigore, esibendo dati e citando scienziati in un turbinio di numeri, parole tecniche e prestigiosi virgolettati. Il nostro povero osservatore, che di scienza non capisce molto, si farà l’idea che gli scienziati stessi sono divisi sul tema in questione e che entrambe le posizioni sono quindi credibili dal punto di vista scientifico. Tutto ciò rappresenta un serio problema per chi fa comunicazione della scienza, poiché non sempre le evidenze scientifiche sono distribuite equamente – sia in termini di quantità che, soprattutto, di qualità – ai due lati della barricata.
Il che ci riporta all’antidarwinismo.
L’antidarwinismo esiste fin da quando Darwin ha pubblicato L’origine delle specie e da allora ha subito, ironia della sorte, una vera e propria evoluzione. Creazionismo hardcore (cioè quelli che credono che la Bibbia vada interpretata più menoletteralmente), evoluzionismo teisticointelligent design, neoantidarwinismo (di cui ho parlato qui); nella nebulosa antidarwinista c’è spazio per tutti. Le argomentazioni sono sempre le stesse, come pure le strategie retoriche. Una delle più sfruttate è quella che consiste nel mettere alla sbarra un darwinismo spesso ipersemplificato, distorto, radicale, rigidamente riduzionista e, soprattutto, impregnato fino al midollo di ateismo militante (qualcuno ha detto Richard Dawkins?), sostenendo che tutti i darwinisti sono così e che hanno dato vita a un dogma inattaccabile che condiziona tutta la ricerca in biologia. Partendo da qui, la critica antidarwinista si muove quindi su due binari: da un lato si contesta chi usa la teoria di Darwin per supportare filosofie materialistiche e atee, e per dimostrare scientificamente che non esiste alcun dio; dall’altro si sostiene che la stessa teoria darwiniana non è scienza ma filosofia. In pratica, un’opinione.
Ora, sul primo punto si potrebbe anche essere d’accordo. Darwin ha dimostrato che la scienza non ha bisogno di una divinità per spiegare i fenomeni del mondo naturale. Non ha dimostrato l’inesistenza di una qualsiasi divinità. Anche perché una dimostrazione simile non ha senso, da un punto di vista scientifico. La scienza non si occupa di divinità.
Il secondo punto, invece, è una bufala. Il problema è che questa bufala è sostenuta anche da alcuni scienziati. Pochi, non sempre molto competenti in biologia, a volte condizionati da posizioni religiose (ma ce n’è anche qualcuno ateo), spesso convinti che la vera scienza sia solo quella che può essere testata in laboratorio, il che significa che siccome non si può riprodurre in un esperimento l’evoluzione di una rana in una lucertola, allora la biologia evolutiva non è scienza.
Il punto è che tanto la figura storica di Darwin quanto la teoria dell’evoluzione si ritrovano al centro di una battaglia nella quale la scienza rischia di essere l’unica a perderci. Fin da quando pubblicò L’origine delle specie, lo scienziato inglese si sforzò di non farsi coinvolgere nel dibattito fra atei e credenti. Sono passati più di 150 anni e la situazione non è cambiata, il che ci riporta alla sindrome delle tifoserie: scienza versus fede, ennesimo round. Siccome ora ci sono anche antidarwinisti che prendono le distanze da qualsiasi forma di creazionismo (incluso quello criptico che si cela dietro all’intelligent design), il rischio è che il dibattito venga visto – dal nostro solito osservatore esterno e digiuno di scienza – come uno scontro fra una scienza darwiniana dogmatica, atea e intollerante da un lato, e una scienza antidarwiniana aperta e non dogmatica dall’altro.
Come fare per uscire da questo inghippo?
Tanto per cominciare, per contrastare gli antidarwinisti bisogna conoscerne l’evoluzione. Per esempio, alcuni di loro non propongono spiegazioni alternative finalistiche, quindi non li si dovrebbe chiamare creazionisti. D’accordo, usano gli stessi argomenti della destra fondamentalista americana, anche nei rari casi in cui non se la prendono con Darwin, però non propongono una spiegazione basata su un creatore o un qualsivoglia disegno (in realtà non propongono nulla, ma questa è un’altra storia). Ergo, non sono creazionisti. Inutile criticarli quando generalizzano – “tutti i darwinisti la pensano come Dawkins” – se poi si è i primi a farlo.
Altra cosa: bisogna raccontare meglio l’evoluzione e la teoria che la spiega, per esempio sfatando le bufale che la riguardano, spiegando che si è fatto qualche passo avanti rispetto al neodarwinismo degli anni ’30, e facendo molta più attenzione alle parole che si usano. Per fare questo è necessario migliorare la qualità sia dell’informazione nei mass media sia dell’istruzione, anche per non dover più vedere certi titoli sui giornali o certe immagini sui libri di testo.
Oltre a ciò, penso sia veramente giunto il momento di lasciar fuori la religione dal dibattito. Che senso ha usare Darwin per dimostrare che dio non esiste? Scientificamente parlando, nessuno. Qualcuno obietterà dicendo “però ci sono religiosi che pretendono di addomesticare la scienza”. È vero, e quindi? Si risponde cercando di fare la stessa cosa? La scienza non si occupa degli dei, quindi lasciamoli dove sono e togliamo agli antidarwinisti uno dei loro argomenti preferiti.
C’è poi la questione dei termini. Personalmente, “darwinismo” non mi piace, sa un po’ di ideologia. Anche per questo sono contento che la versione più recente della teoria dell’evoluzione si chiami Sintesi Estesa (la versione precedente si chiamava Sintesi Moderna ma anche neodarwinismo, quindi siamo sempre lì). Lasciamo l’ideologia agli “anti”, la scienza non ne ha bisogno. E neanche la laicità.
Infine, mi piace l’idea, accennata anche all’inizio dell’incontro di Terni e già messa in pratica in alcuni casi, di cambiare nome al Darwin Day per chiamarlo Evolution Day. Il che non significa dimenticarsi del buon vecchio Charles, bensì rendere giustizia alla sua natura di scienziato scettico e poco incline a farsi tirare la giacchetta nel dibattito fra credenti e non credenti. Trasformandolo in una bandiera lo si rende solo un facile bersaglio per chi critica la scienza per motivi che di scientifico hanno ben poco; si rischia quindi di innescare la sindrome delle tifoserie e di trasformare lo scienziato inglese in un simbolo disturbante per chiunque creda in una qualsiasi divinità. Il modo migliore per celebrare Darwin è sbugiardare le falsità che gli antidarwinisti raccontano su di lui e la sua teoria, non sbatterlo in prima linea in una battaglia che lui per primo non avrebbe voluto combattere.
.
Michele Bellone

 

Concludiamo segnalando che quasi contemporaneamente all’uscita dell’articolo di Bellone su Pikaia è comparso sul sito del Comitato Antievoluzionista di Fabrizio Fratus un “Invito a Bellone” (entrambe le iniziative sono evidentemente scaturite dall’intervista a Terni), un invito che si riporta a seguire:

Gentile dott. Michele Bellone,

le nostre posizioni sul neodarwinismo sono decisamente contrapposte e in antitesi, come ho scritto in uno dei miei libri, Dio o Darwin?, il problema è l’interpretazione dei dati scientifici e non la scienza. Ho seguito le sue considerazioni sull’antievoluzionismo e su alcune questioni riportate come fatti scientifici a dimostrazione della tesi evoluzionista, nello specifico il famoso esperimento Lensky (https://www.youtube.com/watch?v=RbtoRaGmfb0) e per questo motivo la invito a partecipare alla trasmissione radiofonica in streming su http://www.radioglobeone.it con il prof. Enzo Pennetta; la assicuro nel fatto che la mia conduzione sarà estremamente corretta e impostata nella cordialità. L’intento è quello di comprendere eventuali nostri errori (mondo antievoluzionista), la ringrazio anticipatamente e resto in attesa di una sua adesione alla richiesta.

Cordialmente.

Fabrizio Fratus

Chiacchere del ricercatore evoluzionista Michele Bellone


chiacchere

Si sa da tempo, la menzogna è la prima arma di coloro che non hanno in realtà la ragione, ed è così che in campo scende Michele Bellone , il suo articolo, a sostegno della teoria di Darwin, è una di quelle “cialtronerie” ideologiche di poco conto ma che, purtroppo, abbisognano di specifiche. Il testo dell’articolo lo potete trovare a questo link: http://www.arpa.umbria.it/Resources/docs/micron%2026/micron_26_56.pdf o sul sito di Pikaia. Già nelle prime righe si può notare che il Siur Bellone ci spiega che il 50% delle persone in Italia non “credono” nell’evoluzionismo, quindi, lo stesso Bellone, da subito specifica che vi è una necessità specifica per quanto riguarda il neodarwinismo: ci si deve credere… Ma se si deve credere diventa ovvio che tale ipotesi non è dimostrata, anzi, è un atto di fede. L’affermare che alla teoria di Darwin ci si debba credere sconfessa tutto il restante articolo del Siur Bellone.

Continuando nella lettura, a noi piace molto farci del male, scopriamo che la disputa è una questione tra “scienza e religione sullo scivoloso tema dell’evoluzione”; no caro Siur Bellone, la questione è tutt’altro e per quanto Voi (facendola rientrare tra coloro che sposano in toto la difesa della più grande balla scientifica della storia) continuiate a manipolare ed interpretare i dati la verità è ben diversa e piano piano sta emergendo… Certo non ancora in Italia ma in molte parti del mondo, non solo negli USA, le cose stanno cambiando e sul sito abbiamo raccontato spesso di lavori in altre nazioni. La questione non è tra scienza e religione ma tra verità e menzogna, tra scienza sperimentale e scienza ideologica, questo è il problema e la religione o la fede nulla hanno a che fare.

Sempre nella prima colonna dell’articolo, seguendo l’interessante ragionamento del nostro Siur Bellone, possiamo leggere che “l’evoluzione ha sposato la genetica, dando vita alla sintesi moderna, affacciandosi ora a una possibile, ulteriore aggiornamento, la sintesi estesa…” insomma, diciamocelo chiaro, visto che tutte le ipotesi predettive della teoria finiscono sempre ad essere confutate e negate la teoria va adattata con sempre nuove interpretazioni che mantengano inalterata la tesi iniziale, cioè la vita si è creata da sola dal nulla e si è sviluppata dal semplice al complesso tramite non sappiamo bene cosa ma mettiamoci dentro un po’ di mutazioni, selezione naturale e colpi di C…O… si, un ho utilizzato un metodo poco scientifico per spiegare il sunto della interpretazione degli evoluzionisti ma credo di avere reso l’idea della “consistenza” della teoria scientifica a cui noi dovremmo credere.

Iniziando la seconda colonna, poi, ecco che si dimostra facilmente quanto gli evoluzionisti non siano in grado di comprendere bene le questioni, lo abbiamo spiegato più volte, in televisione, radio, articoli, libri, ma nulla, non ce la fanno, non comprendono le differenze (ecco perchè non riescono a comprendere la falsità in cui credono).

Gli anti-evoluzionisti non chiedono che venga spiegato anche il creazionismo, ID o altro durante la lezione di scienze, no, caro Siur Bellone, NO, per nulla… Noi chiediamo che la teoria di Darwin non venga proprio insegnata nelle ore di scienza perché è oscura, manipolatrice ed è una panzana… Nulla si sa del perchè esiste la vita e di come si sia sviluppata in tute le sue forme… Come è nata la vita? La prima cellula? Come si è passati da organismi monocellulari a pluricellulari? Come si crea nuova informazione genetica? Potrei andare quasi all’infinito con questo tipo di domande a cui la vostra teoria rispondere. Non sapete nulla e non ci sono fatti a dimostrazione della teoria ma solo interpretazioni. Siete come i bambini che davanti alle verità si costruiscono realtà false per dare certezza alle loro piccole credenze. Il mistero è la sola verità che in questo campo vince.

Mi sono lasciato trasportare dalla passione del dibattito, ma va bene così, anche perché il Siur Bellone è uno dei tanti che manipolano verità scrivendo cose false. Seguendo il pezzo firmato da lui si arriva ad accomunare l’antidarwinismo al metodo di Bella e di Stamina… il Siur Bellone è evidente che troppo preso a cercare di dimostrare il suo credo come vero non accorgendosi che anche un suo collega (inteso come evoluzionista) del calibro del famoso oncologo Umberto Veronesi ha dovuto ammettere che Giuseppe di Bella aveva ragione, la sua cura funziona: http://www.leggo.it/SOCIETA/SANITA/tumore_veronesi_metodo_di_bella_ministero_1998/notizie/436085.shtml. Di stamina non sappiamo ma resta il fatto che anche in questo caso, il Siur Belloni, manipola la verità raccontando ai suoi lettori una menzogna sulla cura di Bella.

L’articolo è pieno zeppo di considerazioni come quelle appena esposte tramite interpretazioni sviluppate da chi si è fatto l’idea del dibattito leggendo solamente articoli scritti da evoluzionisti, è evidente che il Siur Belloni non ha la minima idea di chi sia J. Sanford, del suo libro sull’entropia del genoma, e dei suoi studi pubblicati come non sa delle tesi del papà ideologico di R. Dawkins, cioè A. Flew e della sua conversione da ateo a teista proprio perché la scienza dimostra un fatto semplice: il neodarwinismo oggi, quasi neo neo darwinsimo,  non ha dimostrato nulla.

Siur Belloni, lei continui a farsi togliere le tonsille, noi abbiamo smesso.

Fabrizio Fratus

EVOLUZIONISMO, torna la trasmissione politicamente scorretta


RADIO

 

“Torna la trasmissione politicamente scorretta”

Dopo la sosta natalizia tornano Fabrizio Fratus e Enzo Pennetta su www.radioglobeone.it

Un ritorno agguerrito dei due antievoluzionisti, pronti a spiegarci come “evolve” il dibattito sulla teoria più discussa della storia.

Sabato dalle 12:30 alle 13:30 in diretta… non perdere la puntata.