Il mistero delle origini: Esiste un’ipotesi creazionista in alternativa all’evoluzionismo


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Lo scontro tra “creazionismo” ed “evoluzionismo” avviene interamente nel campo della storia naturale, non in quello della scienza galileiana. La storia del mondo non può essere dimostrata, al massimo costruita su degli “indizi” che lasciano aperta la strada a diverse interpretazioni. Gli evoluzionisti materialisti pretendono che la spiegazione sia esclusivamente materialistica, altrimenti non sarebbe “scientifica”. Noi crediamo che in tal caso semplicemente non sarebbe materialistica e punto. Gli scienziati membri, simpatizzanti e molti altri che condividono la nostra impostazione, hanno in comune la mente aperta e non aprioristicamente preclusa alle interpretazioni non materialistiche dei fatti della storia naturale. Ma sanno distinguere tra obblighi istituzionali di insegnamento e convinzioni personali. Per quanto riguarda la storia naturale, semplificando possiamo dire che la differenza tra lo scienziato credente e quello ateo è che per il primo la storia del mondo non è dovuta al caso, mentre per il secondo è dovuta al caso. Fin qui il discorso è sul piano, per così dire, filosofico. In questa accezione del termine, il “creazionismo” è una posizione filosofica . In conclusione siamo d’accordo che il “creazionismo” “in tutte le accezioni note del termine non può avere nulla a che vedere con la scienza” nel senso galileiano del termine. Il creazionismo non è scienza ma fede, però fede ammessa e non contraddetta dalla scienza. Per quanto riguarda la “storia naturale”, il discorso è un po’ diverso. In questo campo la scienza galileiana non da risposte migliori delle interpretazioni non materialistiche. I fatti conosciuti sono interpretabili in modi diversi. Ed i scienziati “creazionisti” si distinguono per la loro mente aperta, dato che non precludono – per preconcetto o pregiudizio – lo studio delle interpretazioni non materialistiche. La scelta di campo creazionista o ateo non impedisce di essere buoni scienziati. E non lo impedisce nemmeno l’interpretare la storia del mondo in chiave creazionista oppure atea. Lo impedirebbe solo il non rispetto delle leggi naturali. Per essere buoni scienziati e naturalisti non è necessario essere materialisti o atei o sostenere una particolare visione della storia. Almeno fino a quando gli esami di ammissione alle università non vengano sostituiti con giuramento di fedeltà al materialismo ateo.

Sermonti, con un gabbiano in volo demolì Darwin


La morte a 95 anni dello scienziato Giuseppe Sermonti. I suoi studi antievoluzionisti lo portarono ad uscire dalla scienza destinata esclusivamente a fini utilitaristici così da indagare e scoprire le leggi naturali. Uno scienziato scomodo che si è scontrato col mondo accademico e con la dura critica ai biologi impegnati a volere innovare e a volere migliorare l’uomo. Ma vedeva lontano e l’attualità gli ha dato ragione: una rivoluzione bio-tecnologica sta travolgendo tutto e tutti, la procreazione è diventata un fatto quasi da laboratorio.

Sermonti

«Vi siete mai soffermati a vedere i gabbiani sospesi nel vento? Se tutti gli esseri della terra scomparissero e restassero solo i gabbiani, e magari i pesciolini per la loro alimentazione, pensate forse che dai gabbiani, col passare di milioni di anni, rinascerebbero gli animali che popolano la terra e anche l’uomo e forse persino le rane, farfalle e pesciolini? E seppure i gabbiani scomparissero, vi riesce d’immaginare che i pesciolini del mare, per graduali trasformazioni, darebbero origine, alla fine dei tempi, a nuovi gabbiani o comunque a qualche nuovo genere di uccello marino capace di librarsi nell’aria?».

Con queste parole inizia Le forme della vita (Armando editore, 1981) il lavoro che riassume più di qualsiasi altro il pensiero e lo spirito che pervade tutte le riflessioni di Giuseppe Sermonti grande personaggio della scena scientifica italiana che è morto lo scorso 16 dicembre all’età di 95 anni. Nato a Roma nel 1925 si laurea in Agraria all’Università di Pisa e poi in Biologia, è un pioniere nella genetica dei microorganismi industriali produttori di antibiotici. Genetista dal 1950 presso l’Istituto Superiore di Sanità in Roma, ha fondato la genetica dei microrganismi e ha presieduto la International Commission for Genetics of Industrial Microorganisms. Nel 1964 arriva alla cattedra di Genetica prima a Palermo e poi a Perugia e nel 1970-71 presiede l’Associazione Genetica Italiana. Nel 1980 è eletto alla vicepresidenza del XIV Congresso Internazionale di Genetica a Mosca.

Lo stesso anno è chiamato alla direzione della «Rivista di Biologia»succedendo ad Aldo Spirito. In quel periodo prende forma la sua critica all’Evoluzionismo darwiniano e con la pubblicazione di Dopo Darwin, critica all’Evoluzionismo (con Roberto Fondi) inizia lo scontro con l’establishment scientifico e culturale italiano e, con questo, l’isolamento dal mondo accademico ufficiale. Nel 1982 è invitato dall’Accademia Pontificia a partecipare a un gruppo di lavoro sull’Evoluzione dei Primati e, quattro anni dopo fonda, a Osaka, il Gruppo per lo Studio della Struttura Dinamica. I suoi studi e le sue ricerche lo portano ad uscire dalla scienza destinata esclusivamente a fini utilitaristici così da indagare e scoprire leggi naturali, tecniche e chimiche nelle fiabe.

Ma il più grande pregio di Sermonti è stato quello di aver fatto riscoprire la bellezza, l’armonia nella natura attraverso l’osservazione di cose incredibili che grazie ai suoi scritti riusciamo a percepire con nuova meraviglia e gusto: un fiore, un uccello, una conchiglia, un gabbiano che si libra nel vento. Il pettazzurro, ad esempio, che “dà il meglio delle sue doti canore quando se ne sta solo, tranquillo, in pace, nel suo cespuglio.

Nel 2004 Sermonti riceve il Premio per la Cultura della Vice-presidenza del Consiglio per le sue ricerche e critiche scientifiche.

Sermonti è stato uno scienziato scomodo che si è scontrato col mondo accademico già dal 1971 quando esce Il Crepuscolo dello Scientismo (Rusconi ed.) con la dura critica ai biologi impegnati a volere innovare e a volere migliorare l’uomo. Giuseppe Sermonti vedeva lontano e l’attualità gli ha dato ragione: una rivoluzione bio-tecnologica sta travolgendo tutto e tutti, la procreazione è diventata un fatto quasi da laboratorio, si selezionano gli embrioni, si scelgono le caratteristiche genetiche, le banche dello sperma e degli ovuli sono una realtà consolidata e siamo agli uteri, per ora naturali, in affitto.

Non siamo caduti tra le braccia di Gog e Magog: vi siamo “progrediti” (Theodore Rosszac, 1982) e questa citazione, che compare nell’ultima edizione del Crepuscolo(Nova scripta, 2002), chiarisce l’idea che Sermonti ha del progresso, o meglio, della visione ottimistica che ritiene una “abdicazione della ragione, cioè della capacità di prevedere che finisce con lo snaturare il progresso” e gli ultimi anni ci hanno fatto entrare violentemente in contatto con le crisi che stiamo attraversando. Come ricordava Sermonti: “Molte cose perfettamente possibili non si realizzano, molti popoli continuano a soffrire la fame, i denti dell’uomo civile sono sempre cariati, le guerre del Medio e dell’Estremo Oriente non finiscono mai, l’acqua potabile non cessa di diminuire, e si è ormai rinunciato a cercare la cura per il raffreddore”.

Ma lo scrittore Sermonti si  dedica anche a narrare i drammi nella scienza attraverso la narrazione delle storie dei protagonisti che li hanno vissuti. In una forma originale, quella delle commedie da tavolo (Scienziati nella tempesta, Di Rienzo editore, 2002), con le quali descrive i drammi di Gregor Mendel con la riscoperta postuma e il tentativo di Hugo De Vries di appropriarsi delle sue scoperte, William Harvey e la disputa sulla circolazione sanguigna, Ignazio Filippo Semmelweis incompreso scopritore delle cause delle infezioni puerperali che si darà la morte per dimostrare la ragione delle sue teorie, Paul Kammerer, suicida a causa della sconfessione delle sue teorie sull’eredità dei caratteri acquisiti, J. Robert Oppenheimer, protagonista del Progetto Manhattan col quale la fisica si rende conto che può distruggere il mondo, Pavel Florenskij, Pope, filosofo e matematico internato nelle isole Solovski dove morirà fucilato, e infine Charles Darwin distorto, emendato, usato dai neo-darwinisti tanto che lo stesso naturalista inglese non si riconosce più. Drammi veri e propri che insegnano che le grandi scoperte “nascono spesso tra errori, contese, sconfessioni, che talvolta provocano la prematura fine del protagonista, prima che la sua idea si sia affermata”.

La sterminata produzione di Sermonti è anche ricca di articoli comparsi su molti quotidiani, il TempoRomaIl Giornaleil Foglio e i suoi editoriali nella Rivista di Biologia, riuniti e pubblicati da Lindau (2010).

«La semiscienza è un despota come fino ad oggi non ve ne sono stati. Un despota che ha i suoi sacerdoti e i suoi schiavi, un despota dinanzi al quale tutti si sono inchinati con amore e con una superstizione fino ad ora inconcepibile,dinanzi al quale la stessa scienza trema e gli indulge vergognosamente» (Fedor Dostoevskij Demoni ).

Caro prof. Sermonti, grazie per tutto quello che ci ha dato, grazie per aver proposto una figura di vero signore e di vero scienziato.

Andrea Bartelloni

Tratto dal quotidiano la Bussola

Fratus: “Il neo-darwinismo e’ una religione”; intervista su La Voce d’Italia


Vecchia intervista sempre attuale

Tecnoscienze

“Da quell’assemblea al Vittorini in dieci anni e’ cambiato moltissimo”

Fratus: “Il neo-darwinismo e’ una religione”

“Evoluzionismo? Non vi sono prove concrete per nulla”

Affidiamo la sintesi del dibattito sorto nei giorni scorsi su “La Voce d’Italia” in merito alle teorie che spiegano le origini del mondo a Fabrizio Fratus, referente del Comitato Antievoluzionista. Si conclude così il ciclo di interviste realizzato dalla Voce d’Italia, che ha coinvolto il Prof. Odifreddi ed il Dott. Bertolini, nell’auspicio che queste tematiche siano affrontate con maggiore frequenza ed interesse sui media.

Dott. Fabrizio Fratus, sono passati 10 anni dalla sua prima iniziativa antievoluzionista tenutasi al liceo scientifico Vittorini di Milano. In quell’occasione tre studiosi spiegarono perché per loro la teoria di Darwin non era scientifica: è cambiato qualcosa da allora?

“E’ cambiato moltissimo. Al liceo Vittorini parlarono il ricercatore dell’università di Padova Ronald Nalin, il professore di scienze naturali Fernando De Angelis e il medico Mihael Georgiev, poi divenuto uno dei massimi esponenti nella lotta alla teoria neodarwinista in Italia. Con l’assemblea studentesca organizzata in collaborazione con alcuni studenti si è aperto il vaso di pandora, dimostrando che la teoria di Darwin non è per nulla una teoria valida scientificamente, è piena di falle ed è sostenuta soprattutto per motivi ideologici. Non si capisce come si possa sostenere che noi si discenda da un qualcosa che non si sa da dove sarebbe nato e come si sarebbe sviluppato. Da quel primo evento se ne sono susseguiti a cascata molti altri”

In sintesi ciò che lei sostiene è che il darwinismo funga da giustificazione ideologica per la costruzione di un certo tipo di società: è corretto?

“È così. Per comprendere il discorso si deve tornare all’origine della teoria quando Darwin la propose, si deve comprendere il periodo storico… a metà del ‘700 la rivoluzione industriale e a fine secolo quella francese, l’affermazione della scuola di pensiero di S. Simon e Comte, la nascita delle scienze sociali e colonialismo… tutte questioni che vanno inquadrate in un’ottica di società materialista cui Darwin è servito. Non dobbiamo poi dimenticare che egli era figlio di un pastore anglicano e aveva seguito studi per diventare pastore: chi meglio di lui per sostenere che ogni ipotesi trascendente della vita non esisteva? Questo fu il primo passaggio. Arrivò poi H. Spencer a coniare il termine evoluzionismo (Darwin parlava solo di trasformazione), ed inoltre creò il modello specifico a cui oggi facciamo riferimento, un modello sviluppatosi partendo dalle ipotesi di Darwin per cui si crede che tutto sia migliorabile. Il progresso di cui si sente tanto parlare ha origine nella teoria di Darwin: esso va sostenuto perché è la strada per giungere alla migliore condizione possibile. In realtà gli studi dimostrano il contrario: noi viviamo in una società che non ha migliorato realmente la qualità della vita e tantomeno la sua durata effettiva (basti guardare un qualsiasi libro e verificare quando morivano i filosofi al tempo di Pitagora). Ma il discorso è molto lungo e complesso, per concludere su questo argomento vorrei specificare che in relazione all’ipotesi evoluzionista noi siamo frutto del caso e come tale non siamo differenti da nessun tipo di animale: è partendo da questo assunto che, a mio avviso, si legittimano aborto, eutanasia ed eugenetica“

Ma davvero non vi sono prove a sostegno della teoria di Darwin?

“Questo è il fatto più interessante: prove concrete non ve ne sono per nulla. Basta leggere le dichiarazioni degli stessi evoluzionisti per averne dimostrazione. .la più chiara è sicuramente quella del genetista di Harvard Richard Lewontin, che ha scritto: “Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni e la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie… perché abbiamo un impegno materialista aprioristico… Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obbligano ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali… Questo materialismo è assoluto, perché non possiamo permettere l’accesso a Dio” Ecco quanto è valida scientificamente la teoria di Darwin. Ma prendiamo anche un altro importante scienziato evoluzionista, colui che è stato importantissimo nel processo contro l’insegnamento dell’Intelligent Designer nelle scuole americane, ovvero il prof. di filosofia e zoologia M. Ruse: “L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più che solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione”. Sono gli evoluzionisti che devono dimostrare di avere delle prove… e come si è appena accennato, sono i primi a sapere di non averle”

Ho avuto modo di leggere dei suoi articoli contro diversi esponenti evoluzionisti che lei sostiene appartengano ad una “nomenclatura evoluzionista”. Qual è l’accusa?

“È senza dubbio l’incapacità della nostra cultura universitaria di essere al passo con il resto del mondo occidentale. Quando parlo di “nomenclatura evoluzionista” faccio riferimento alla lobby dei professori evoluzionisti che per diversi interessi screditano tutti coloro che si schierano contro il neodarwinismo. Un esempio è Telmo Pievani, che in una recente intervista ha dato degli stupidi a tutti coloro che sostengono che la teoria di Darwin sia una ideologia e una religione: mi spiace per lui che evidentemente offuscato dalle sue convinzioni non conosce le dichiarazioni degli stessi evoluzionisti fuori dai nostri confini, dichiarazioni come quelle che ho esposto precedentemente”

La sua posizione è molto chiara e mi chiedo se ha esempi concreti in cui gli evoluzionisti hanno sbagliato ad interpretare i dati.

“Ve ne sono moltissimi di esempi, l’ultimo in ordine temporale è quello a proposito di batteri e antibiotici: gli evoluzionisti sostenevano che i batteri si evolvessero per resistere agli antibiotici mentre si è scoperto, come sostenevano altri scienziati non evoluzionisti, che la resistenza agli antibiotici fosse già patrimonio dell’informazione contenuta nel codice genetico dei batteri. Hanno avuto ragione i secondi. Nel nostro codice genetico vi sono informazioni e una complessità incredibile e gli evoluzionisti vogliono farci credere che tutto ciò sia frutto del caso, senza però riuscire a dimostrarci come si “crei” l’informazione contenuta nelle specie viventi. A titolo di ulteriori esempi possiamo citare molto altro.
Gli organismi unicellulari, come scriveva Huxley in contrapposizione all’ipotesi di Paley sostenitore del disegno intelligente, erano ritenuti essere delle semplici gocce di “protoplasma”. Oggi sappiamo che non sono primitivi e tanto meno semplici, sono capolavori, vere e proprie macchine molecolari. Ancora: Darwin sosteneva che lo sviluppo embrionale fosse influenzato da fattori esterni, al contrario è un progetto incorporato negli esseri viventi. Oppure: Cuvier ha avuto ragione nel sostenere che i fossili fossero distinti e separati, ed infatti come è dimostrato da tutti i fossili ritrovati non vi è nessun tipo di possibilità nel ricostruire qualsiasi tipo di albero che preveda una gradualità temporale e morfologica come sostenuto dagli evoluzionisti. Insomma: la variabilità che vediamo non si genera da variazioni casuali ma solamente da rimescolamento genetico, essa è limitata e oscillante e non illimitata come vogliono farci credere i neodarwinisti. La selezione naturale elimina e non contribuisce in nessuna maniera a sviluppare nuove informazioni”

A cura di Andrea Carbone

http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=79600&titolo=Fratus%20%27Il%20neo-darwinismo%20e%27%20una%20religione%27

BIOCHIMICA:DAL DNA ALLE PROTEINE


Scritto da Matteo

Il codice genetico consiste nella corrispondenza fra terne di basi nella struttura del DNA, o acido desossiribonucleico, e amminoacidi delle proteine.
E’ un codice universale e, dal punto di vista chimico, arbitrario, sulla cui origine “invece che di “problema”, si dovrebbe parlare ai enigma. Il codice non ha senso se non è tradotto. Il meccanismo traduttore della cellula moderna comporta almeno cinquanta costituenti macromolecolari, anch’essi codificati nel DNA. Il codice genetico può dunque essere tradotto solo dai prodotti stessi della traduzione. E’ questa l’espressione moderna dell’omne vivum ex ovo.

Ma quando e come questo anello si è chiuso su se stesso? E’ molto difficile anche solo immaginarlo“(1)dice Monod, che qui, nel suo campo specifico, è rigoroso, salvo poi pretendere, poco dopo, di spiegare tutto con il solito binomio caso-necessità(2).
Spieghiamo meglio questo paradosso: il processo di traduzione necessita di proteine ed enzimi che vengono prodotti grazie ad un processo anch’esso (ovviamente) di traduzione. Quale selezione casuale avrebbe potuto portare ad evolvere un sistema che per costruire anche i primi “operai” necessari alla sua produzione necessita di quegli stessi “operai”? Si trattava praticamente di adempiere ad un compito che non esisteva in quanto senza di loro quel processo non poteva compiersi.
A questa si aggiunge un’altra enorme difficoltà: la distinzione fra i primi coacervati e le prime cellule viventi è stata la possibilità per queste ultime di duplicarsi lasciando ad ognuna delle nuove entità le proprie caratteristiche, il proprio genoma. Questo nelle cellule primitive sarebbe stato un proto-DNA, cioé un DNA molto semplice, ma sempre un DNA.
Questo, per attuare il proprio processo di replicazione -prima fase della creazione di due cellule “figlie” che crea due DNA uguali da ripartire nella successiva divisione-, avrebbe avuto bisogno di quelle stesse proteine che abbiamo visto sopra, ma che non era ancora capace di tradurre perché erano ancora troppo pochi evoluti i vari meccanismi biochimici cellulari (non esistevano le proteine giuste, i vari RNA necessari, ecc.).
Senza dividersi in due cellule -attraverso un primordiale processo mitotico- la cellula non solo non la si sarebbe potuta definire vivente, ma sarebbe stata destinata a “morire” dopo periodi variabili, ma non troppo lunghi. Non esistono infatti cellule che vivano per sempre, se non “rinnovandosi” attraverso la loro duplicazione. Ma se quella cellula era destinata a morire in breve tempo, come si sarebbe mai potuta evolvere in milioni di anni?
***
(1) Jacques Monod,Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea, tr. it., 7a ed., Mondadori, Milano 1974, p. 139.
(2)Ibid., pp. 140-142.
Storia libera

 

LA PREGIUDIZIALE DEGLI SCIENZIATI DARWINISTI


La maggior parte degli scienziati è stata abituata a considerare la realtà solo da un punto di vista materialistico secondo il quale non esiste altra realtà che la materia con le sue leggi fisico-chimiche. Per via soltanto di queste leggi è nata la vita, e si è evoluta sino ad arrivare all’uomo e secondo le leggi fisico-chimiche soltanto il caso e la selezione naturale possono aver causato la vita. Ogni considerazione progettuale, finalistica è da considerarsi da costoro come intrusione metafisica e quindi inaccettabile e quindi non deve essere nemmeno presa in considerazione.

Anni fa ho assistito ad una conferenza nella mia parrocchia che discuteva dei rapporti tra scienza e fede religiosa. Parlava un biologo che descriveva in senso naturalistico la nascita e l’evoluzione della vita, un interlocutore  gli ha osato dire che stava prendendo piede la teoria del disegno intelligente :il conferenziere allora si è rivolto a lui scandalizzato dicendogli che questa teoria era una grossa sciocchezza, senza tuttavia argomentare il perchè lo fosse. Ma questo è avvenuto perchè gli è stato insegnato che tutto nell’universo è costruito da forze cieche della natura e non c’è null’altro. Se uno ha fede in una Intelligenza creatrice è una sua visione soggettiva, ma non è scientifica e razionale, è puramente fideistica. Ogni aspetto di design è quindi una illusione. Quindi sono obbligati a credere che ogni aspetto della vita sia dovuto a mutazioni casuali e a selezione naturale entrambi ciechi. Questi processi inoltre hanno una possibilità illimitata, per qualsiasi periodo di tempo disponibile, a creare qualsiasi innovazione o complessità. Se invece affermi il design sarai ridicolizzato dai colleghi e non avrai certo una carriera facilitata. Ed invece le cose non stanno cosi’; la mente umana è abituata a vedere la progettazione dove essa c’è, persino i bambini riescono a vedere il disegno dove esso c’è. E  invece i biologi, anche se vedono il disegno sono indotti a non accettarlo; essi hanno detto: “devono costantemente ricordare a se stessi che ciò che vedono non è stato progettato ma si è evoluto”. Hanno quindi l’intelletto chiuso e cominciano ad agitarsi quando si parla di design e non lo accettano anche quando esso è evidente, ed è evidente anche nelle cellule più primitive. In esse ci sono centri di produzione che costruiscono tutti gli elementi costitutivi delle cellule e gli elementi di supporto, sofisticati processi di assemblaggio con sistemi di controllo a feedbak, produzione di energia e nanotecnologie di distribuzione, riparazione delle parti o loro sostituzione automatica, coordinamento globale delle parti, autoreplica che dirige la duplicazione e la installazione di ogni componente cellulare. In qualsiasi contesto ognuno direbbe che tutte queste funzioni sono progettate. Vediamo, per fare un esempio il caso di un automobile: anche in esso ci sono molte parti metalliche che sono coordinate tra loro, sono messe al posto giusto per far adempiere alla macchina la funzione di muoversi. Tutti questi elementi obbediscono certamente a leggi fisico -chimiche, ma la loro coordinazione, la loro messa a punto, la loro integrazione non è dovuta alle leggi fisico-chimiche ma alla intelligenza, alla mente degli ingegneri e degli operai che l’hanno progettata e costruita. La cellula è un complesso di macchine molecolari come gli enzimi, le proteine motrici le proteine di trasporto, gli enzimi plurifunzione complessi, i binari in cui viaggiano i mezzi di trasporto, le centrali energetiche e il tutto è ben più complesso di un automobile. Tutte le proteine si ripiegano in modo specifico per fare certe funzioni, le più svariate e questo ripiegamento è dovuto al preciso posizionamento di 20 tipi di aminoacidi diversi nella molecola. Una proteina media possiede circa 300 aminoacidi, se cambia un solo aminoacido in  moltissime posizioni della proteina  la proteina non funziona più e si ha la malattia genetica. Gli studi di Douglas Axe sulla rarità delle proteine funzionali hanno dimostrato che la probabilità di ottenere una piega proteica appena funzionale ‘ e di 1 su 10^70 e questo studiando un enzima piuttosto semplice. In una proteina di 300 aminoacidi però il caso cieco deve vagliare 20^300 possibilità diverse per costruirla. L’essere umano di queste proteine ne ha circa 25.000 e forse molte di più non ancora scoperte.

Importante è anche la coordinazione di molte proteine tra loro: è raro che le proteine agiscano da sole, agiscono per lo più in gruppo: vedi per esempio la cascata coagulativa o la cascata del complemento ecc. La scienza, se è vera scienza, non deve temere di aver scoperto il progetto in natura. La Mente progettuale non la conosciamo: io sono convinto sia il Dio della fede cristiana, ma altri possono pensare ad altre entità intelligenti che possono essere presenti nell’universo. Ma si deve una buona volta ammettere che il design è una realtà nell’universo,  bisogna abbandonare il materialismo scientifico.

NUOVI STUDI SULL’ETA’ DELLA TERRA. CHI AVRA’ RAGIONE?


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La cronologia lunga non ha fondamento

 

Questo mito è duro a morire, nonostante le prove contrarie, poiché la nostra intelligenza resta disorientata di fronte all’immensità delle ere geologiche. Come sottolinea il biologo Premio Nobel George Wald « Il lasso di tempo con cui abbiamo a che fare in questo caso è dell’ordine di due miliardi di anni e non ha quindi alcun senso giudicare qualcosa impossibile sulla base dell’esperienza umana. In un periodo così lungo l’impossibile diventa possibile, il possible probabile e il probabile virtualmente certo. Basta aspettare: il tempo compirà il miracolo.» 76Tuttavia queste cronologie sono opinabili in quanto le ipotesi formulate per stabilirle non sono fondate. Sono state utilizzate principalmente due discipline scientifiche per stimare l’età della terra: la geologia (e più precisamente la sedimentologia) e la fisica atomica.

Iniziamo dalla geologia, poiché sono comparse in quest’ordine le prime stime scientifiche sull’età della terra. Osservando le rocce sedimentarie, con i loro strati sovrapposti, l’idea che è venuta in mente in maniera del tutto naturale agli scienziati era che tali strati fossero il risultato di depositi successivi. Nel 1667 Stenone, fondatore della stratigrafia, propone nella sua opera Canis calchariæ il suo postulato fondamentale: gli strati di sottosuolo sono strati sedimentari successivi. A partire da questa interpretazione, formulò nella sua opera Prodromus, la legge di sovrapposizione: «Nel momento in cui si formava uno degli strati più alti, lo strato inferiore (a questo) aveva già acquisito una consistenza solida. Al momento della formazione di ciascun strato, la materia sovrincombente era interamente fluida e di conseguenza, nel momento in cui si formava lo strato più basso, non esisteva nessuno degli strati superiori

In pratica, Stenone intendeva dire che, in un insieme di strati, quelli che sono ad un livello inferiore sono più antichi rispetto a quelli che si trovano ad un livello superiore. Questa legge sembrava talmente chiara, che, per quasi tre secoli, è stata accettata senza che nessuno si prendesse la briga di verificarla; abbiamo creduto che la sovrapposizione fornisse un’indicazione cronologica chiara e, incrociando le successioni di strati osservati in diversi luoghi d’Europa, abbiamo ricostruito una «scala stratigrafica» facendo sovrapporre i diversi tipi di sedimenti, dai substrati di un’era «primaria» fino agli strati più superficiali  del «terziario» e poi del «quaternario».

Malgrado ciò, se versiamo in un bicchiere dell’olio, dell’acqua e del mercurio, quest’ultimo si ritroverà in fondo, l’olio si troverà in superficie, ma nessuno sostiene che il mercurio è più antico e l’olio più recente dell’acqua! In questo caso si è verificato un fenomeno fisico: la separazione in base alla densità. Tale fenomeno fa sì che i corpi densi spingano i corpi leggeri verso l’alto. Avviene un fenomeno simile durante la discesa dei sedimenti nell’acqua, ma i geologi non se n’erano accorti, in quanto non si preoccupavano di osservare o di riprodurre la sedimentazione in azione. Le massaie ben sanno che la polvere vola in alto se spinta da una scopa, mentre il terriccio tende a ricadere. Si verifica il medesimo fenomeno quando si versa un fluido nell’acqua: la velocità di discesa dipenda dalla granulometria. In un composto di particelle, nel corso dello stesso deposito sedimentario, i granelli più grandi scendono più rapidamente di quelli più piccoli. Il risultato è la formazione di strati fini, di spessore costante, in cui si alternano particelle piccole e grandi. Per questa ragione la stratificazione è così regolare: qualche volta si vedono sovrapporsi per diversi metri strati dello stesso spessore. Tale regolarità indica che non si tratta di depositi successivi senza alcun legame tra di loro, ma di uno stesso fenomeno di riordino delle particelle nel corso del loro deposito contemporaneo in acqua: la stratificazione periodica testimonia la simultaneità del deposito!

Un sedimentologo francese, Guy Berthault, ha sottolineato e riprodotto in maniera sperimentale questo fenomeno alla fine degli anni ’60. Dopo una prima pubblicazione di questa scoperta da parte dell’Accademia delle Scienze di Parigi, nel 1982 questi esperimenti sono stati ripetuti su vasta scala in acque ferme presso l’Istituto di Meccanica dei Fluidi di Marsiglia e poi estesi ad deposito ottenuto per mezzo correnti orizzontali durante alcuni esperimenti condotti all’Universita’ del Colorado. Alcune equipe di geologi, in particolare in Russia, iniziano a ristudiare i bacini sedimentari alla luce di queste scoperte.

In effetti in natura i sedimenti non cadono dal cielo, (caso ipotetico supposto dalla legge di sovrapposizione) con una discesa verticale: essi sono trasportati da correnti orizzontali, dal luogo in cui sono stati erosi verso il luogo in cui si depositano. Per ciascun materiale, è possibile misurare una velocità minima di trasporto al di sotto della quale si depositano le particelle sedimentarie. Finchè le correnti sono molto rapide, vengono trasportati tutti i sedimenti; quando varia la velocità, si depositano dei sedimenti. Gli esperimenti effettuati presso l’Università del Colorado mostrano quanto accade allorquando dei composti di sedimenti sono trasportati da correnti orizzontali. Sulla superficie dell’acqua  si sviluppa un deposito orizzontale, formato da diversi strati, che procede verso il largo, come un delta alluvionale alla foce di un fiume. Un paragone renderà più comprensibile questo fenomeno. Nella noria dei camion per la raccolta di rifiuti che vengono svuotati al fine di formare un terrapieno, ciascun camion aggiunge uno strato a quanto già apportato dai camion precedenti e se, nel cassone dei camion si trova un insieme di corpi più o meno densi, quelli più densi andranno più lontano, verso la parte inferiore del terrapieno e i corpi più leggeri resteranno più in alto. Allo stesso modo gli strati successivi sono inclinati e seguono l’inclinazione del cumulo. Contemporaneamente si formano degli strati orizzontali che avanzano a mano a mano che si succedono i camion. Con questo esempio si capisce bene come possano essersi deposti diversi sedimenti sovrapposti durante lo stesso fenomeno marino.

Quali sono ora le ripercussioni di questi esperimenti? Gli esperimenti di Guy Berthault rimettono in discussione l’età ipotetica della terra, poiché la cronologia geologica è stata fondata sulla stratigrafia e sulla nozione che gli strati fornivano un’indicazione del tempo, essendo i più profondi considerati più antichi rispetto a quelli superficiali. Ma il fenomeno decifrato da Guy Berthault apporta un metodo per calcolare la durata dei depositi: possiamo effettivamente ricostruire la velocità di trasporto e, in molti casi, calcolare il tempo necessario per l’accumulo di un deposito. Per esempio in Crimea, un deposito sedimentario è costituito da ciottoli di granite inseriti nel calcare, e sappiamo che questi ciottoli provengono dallo scudo cristallino dell’Ucraina, situato 400 km più a Nord. Tenendo conto della dimensione e della composizione dei ciottoli, siamo in grado di calcolare la velocità della corrente necessaria per trasportarli e dedurre il tempo necessario al deposito di queste facies litologiche di una trentina di metri d’altezza. Questo tempo si calcola in giorni o settimane e non in milioni di anni.

A questo punto si aggiunge la questione dei noduli polimetallici. I noduli sono dei minerali marini, delle formazioni di minerali che crescono a poco a poco catturando i metalli solubili presenti nell’acqua marina. Formano minerali interessanti, in quanto sono relativamente puri e facili da sfruttare. Misurando la crescita annua dei noduli, possiamo avere un’idea della loro età (come contando i cerchi del tronco di un albero). Sezionando dei noduli di ferro manganese del Golfo di Finlandia, il geologo Vladimir A. Zhamoida vi ha scoperto una vite in acciaio inossidabile e un tappo di birra finlandese della marca Karjala. L’età di questi noduli così come quella del fondale marino in cui si trovano non può superare i 5000 anni. La datazione geologica, secondo la datazione accettata, corrisponderebbe a centinaia di migliaia di anni. Chi ha ragione?

Altro esempio significativo: il mulinello del fiume Tellico, nel Tennesse. Le rocce che fiancheggiano questo fiume sono di fillite, una roccia che si pensa si sia formata 300 milioni di anni fa, al momento della separazione dei continenti americano ed europeo. Nel 1980 un pescatore, Dan Jones, trovò tuttavia un mulinello da pesca incastrato nella roccia. Ciò significa che la roccia si è formata dopo che il mulinello cadde nel fiume, quindi dopo il 1897 (data di deposito del brevetto del mulinello da pesca negli Stati Uniti). Con questi due esempi, ci accorgiamo chiaramente che le stime delle ere geologiche possono e devono essere ridimensionate, pur essendo servite da fondamento alla teoria dell’evoluzione.

Le scienze della terra non consentono di raggiungere una certezza matematica. Il teorema di Pitagora non cambierà mai, mentre una facies sedimentaria è un fatto concreto in quanto non l’abbiamo vista formarsi. A questo proposito, possiamo soltanto proporre delle interpretazioni e alcune ipotesi. La caratteristica unica della scienza è la capacità di compiere passi in avanti, di progredire, quasi per definizione, solo grazie all’accumulo delle conoscenze. Così fino al XVII secolo abbiamo creduto alla generazione spontanea, quanto meno per piccoli animali come le mosche: le vedevamo nascere alla superficie dei corpi in decomposizione. Consideravamo pertanto la generazione spontanea un fatto osservato. Sono stati necessari gli esperimenti di Francesco Redi per dimostrare che il vivente poteva nascere solamente dal vivente: omne vivum ex vivo. Occorre quindi rimettere in discussione alcune nozioni scientifiche che abbiamo ritenuto vere per secoli! Risulta sempre difficile abbandonare quanto si è creduto, ciò che è stato insegnato, le nozioni che hanno modellato la visione delle cose che condividiamo. Ma come possiamo attribuire un’età di cinque cento mila anni ad un nodulo nel quale si trova il tappo di una bottiglia di birra? Sulla costa pacifica americana sono stati rinvenuti persino dei noduli all’interno dei quali si trovano delle schegge di bombe usate dalla marina. Ancora una volta, il fatto constatato deve prevalere sull’età asserita oggigiorno dalla geologia.

Lo stesso discorso vale per la decomposizione degli elementi radioattivi, secondo metodo utilizzato per stimare l’età delle rocce terrestri. Ci si basa su un fenomeno reale: la disintegrazione radioattiva. Prendiamo l’esempio del metodo di datazione tramite il potassio-argon. Alcuni elementi chimici si trasformano (si parla di elemento genitore ed elemento figlio): il potassio radioattivo 40 si trasforma, per esempio, poco a poco in Argon 40.

Le lave vulcaniche contengono potassio e argon; ed è quindi il metodo generalmente utilizzato per datare i fossili della Rift Valley in Africa. Se analizziamo le quantità di questi elementi presenti in un campione, constatiamo che il potassio 40 diminuisce nel tempo a favore dell’argon 40. Trattandosi di una sorta di orologio naturale, sorse l’idea di trarne l’età della roccia stessa. Tuttavia questo metodo è illusorio, in quanto occorre formulare molte ipotesi, in particolare che non ci sia più argon al momento dell’inizio del processo (ipotesi dell’ «azzeramento dell’orologio»). L’eruzione del Monte Sant’Elena nello stato di Washington, è stata datata con il metodo potassio-argon prelevando un campione di dacite sul cratere del vulcano (una volta raffreddatosi). I risultati sono stati di 300.000 anni, 900.000 anni oppure 2 milioni e 400 mila anni, a seconda del fatto che fosse analizzata la totalità della roccia oppure le sue componenti cristalline.

Questi risultati aberranti sono stati sottoposti all’attenzione di due specialisti: Konstantin Skripko, responsabile del settore «vulcanismo» presso il Museo della terra di Mosca, ed Evgueni Kolesnikov, responsabile del dipartimento di geocronologia isotopica all’Università di Mosca. Per loro il tutto si spiega con il fatto che il potassio-argon non può condurre a una data inferiore a 300.000 anni (come il contachilometri di un’automobile non può mostrare una velocità inferiore a 10 km/h) e in particolare l’argon gassoso è sempre presente nell’aria e la lava, raffreddandosi, assorbe questo argon nell’aria che si aggiunge all’argon già catturato nella lava parzialmente cristallizzatasi al momento della sua ascensione nella camera magmatica del vulcano. A seconda delle temperature di cristallizzazione delle diverse componenti di dacite, si ottengono così delle «date» potassio-argon crescenti. Si è quindi considerato un orologio ciò che in realtà non costituisce un fenomeno fisico che si manifesta nel tempo. Però un orologio non indica soltanto il tempo che trascorre, ma è concepito anche per mostrare il tempo passato a a partire da un’ora « zero ».

Per quanto riguarda l’età della terra, le radio-datazioni fanno pensare ad un uomo che vede un orologio e vuole sapere, non che ora è, ma l’età dell’orologio. Se un orologio funziona con regolarità non significa che possa essere indicarci la sua età. L’analisi chimica dei radio-elementi consente certamente di misurare il tasso di decomposizione radioattiva, ma non rivela assolutamente l’età della lava. Occorre accumulare molte ipotesi arbitrarie per trasformare un’analisi chimica e una data di calendario! Confrontando il risultato dei metodi di radio-datazione con gli avvenimenti osservati oggigiorno, il risultato è aberrante.

Ciò vuol dire che esso è affidabile pur non essendo possibile un raffronto? Cerchiamo la risposta nelle parole di Paul Valéry: « Il rapporto tra lo storico e il passato corrisponde a quello della cartomante con il futuro, ma la maga si espone a una verifica, mentre lo storico no.»

I milioni di anni generosamente attribuiti alla Terra non hanno oggi fondamenta scientifiche solide. Bisogna esaminare la questione daccapo.

Dominique Tassot

http://www.sciencevsevolution.org/Berthault.htm