LA PREGIUDIZIALE DEGLI SCIENZIATI DARWINISTI


La maggior parte degli scienziati è stata abituata a considerare la realtà solo da un punto di vista materialistico secondo il quale non esiste altra realtà che la materia con le sue leggi fisico-chimiche. Per via soltanto di queste leggi è nata la vita, e si è evoluta sino ad arrivare all’uomo e secondo le leggi fisico-chimiche soltanto il caso e la selezione naturale possono aver causato la vita. Ogni considerazione progettuale, finalistica è da considerarsi da costoro come intrusione metafisica e quindi inaccettabile e quindi non deve essere nemmeno presa in considerazione.

Anni fa ho assistito ad una conferenza nella mia parrocchia che discuteva dei rapporti tra scienza e fede religiosa. Parlava un biologo che descriveva in senso naturalistico la nascita e l’evoluzione della vita, un interlocutore  gli ha osato dire che stava prendendo piede la teoria del disegno intelligente :il conferenziere allora si è rivolto a lui scandalizzato dicendogli che questa teoria era una grossa sciocchezza, senza tuttavia argomentare il perchè lo fosse. Ma questo è avvenuto perchè gli è stato insegnato che tutto nell’universo è costruito da forze cieche della natura e non c’è null’altro. Se uno ha fede in una Intelligenza creatrice è una sua visione soggettiva, ma non è scientifica e razionale, è puramente fideistica. Ogni aspetto di design è quindi una illusione. Quindi sono obbligati a credere che ogni aspetto della vita sia dovuto a mutazioni casuali e a selezione naturale entrambi ciechi. Questi processi inoltre hanno una possibilità illimitata, per qualsiasi periodo di tempo disponibile, a creare qualsiasi innovazione o complessità. Se invece affermi il design sarai ridicolizzato dai colleghi e non avrai certo una carriera facilitata. Ed invece le cose non stanno cosi’; la mente umana è abituata a vedere la progettazione dove essa c’è, persino i bambini riescono a vedere il disegno dove esso c’è. E  invece i biologi, anche se vedono il disegno sono indotti a non accettarlo; essi hanno detto: “devono costantemente ricordare a se stessi che ciò che vedono non è stato progettato ma si è evoluto”. Hanno quindi l’intelletto chiuso e cominciano ad agitarsi quando si parla di design e non lo accettano anche quando esso è evidente, ed è evidente anche nelle cellule più primitive. In esse ci sono centri di produzione che costruiscono tutti gli elementi costitutivi delle cellule e gli elementi di supporto, sofisticati processi di assemblaggio con sistemi di controllo a feedbak, produzione di energia e nanotecnologie di distribuzione, riparazione delle parti o loro sostituzione automatica, coordinamento globale delle parti, autoreplica che dirige la duplicazione e la installazione di ogni componente cellulare. In qualsiasi contesto ognuno direbbe che tutte queste funzioni sono progettate. Vediamo, per fare un esempio il caso di un automobile: anche in esso ci sono molte parti metalliche che sono coordinate tra loro, sono messe al posto giusto per far adempiere alla macchina la funzione di muoversi. Tutti questi elementi obbediscono certamente a leggi fisico -chimiche, ma la loro coordinazione, la loro messa a punto, la loro integrazione non è dovuta alle leggi fisico-chimiche ma alla intelligenza, alla mente degli ingegneri e degli operai che l’hanno progettata e costruita. La cellula è un complesso di macchine molecolari come gli enzimi, le proteine motrici le proteine di trasporto, gli enzimi plurifunzione complessi, i binari in cui viaggiano i mezzi di trasporto, le centrali energetiche e il tutto è ben più complesso di un automobile. Tutte le proteine si ripiegano in modo specifico per fare certe funzioni, le più svariate e questo ripiegamento è dovuto al preciso posizionamento di 20 tipi di aminoacidi diversi nella molecola. Una proteina media possiede circa 300 aminoacidi, se cambia un solo aminoacido in  moltissime posizioni della proteina  la proteina non funziona più e si ha la malattia genetica. Gli studi di Douglas Axe sulla rarità delle proteine funzionali hanno dimostrato che la probabilità di ottenere una piega proteica appena funzionale ‘ e di 1 su 10^70 e questo studiando un enzima piuttosto semplice. In una proteina di 300 aminoacidi però il caso cieco deve vagliare 20^300 possibilità diverse per costruirla. L’essere umano di queste proteine ne ha circa 25.000 e forse molte di più non ancora scoperte.

Importante è anche la coordinazione di molte proteine tra loro: è raro che le proteine agiscano da sole, agiscono per lo più in gruppo: vedi per esempio la cascata coagulativa o la cascata del complemento ecc. La scienza, se è vera scienza, non deve temere di aver scoperto il progetto in natura. La Mente progettuale non la conosciamo: io sono convinto sia il Dio della fede cristiana, ma altri possono pensare ad altre entità intelligenti che possono essere presenti nell’universo. Ma si deve una buona volta ammettere che il design è una realtà nell’universo,  bisogna abbandonare il materialismo scientifico.

NUOVI STUDI SULL’ETA’ DELLA TERRA. CHI AVRA’ RAGIONE?


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La cronologia lunga non ha fondamento

 

Questo mito è duro a morire, nonostante le prove contrarie, poiché la nostra intelligenza resta disorientata di fronte all’immensità delle ere geologiche. Come sottolinea il biologo Premio Nobel George Wald « Il lasso di tempo con cui abbiamo a che fare in questo caso è dell’ordine di due miliardi di anni e non ha quindi alcun senso giudicare qualcosa impossibile sulla base dell’esperienza umana. In un periodo così lungo l’impossibile diventa possibile, il possible probabile e il probabile virtualmente certo. Basta aspettare: il tempo compirà il miracolo.» 76Tuttavia queste cronologie sono opinabili in quanto le ipotesi formulate per stabilirle non sono fondate. Sono state utilizzate principalmente due discipline scientifiche per stimare l’età della terra: la geologia (e più precisamente la sedimentologia) e la fisica atomica.

Iniziamo dalla geologia, poiché sono comparse in quest’ordine le prime stime scientifiche sull’età della terra. Osservando le rocce sedimentarie, con i loro strati sovrapposti, l’idea che è venuta in mente in maniera del tutto naturale agli scienziati era che tali strati fossero il risultato di depositi successivi. Nel 1667 Stenone, fondatore della stratigrafia, propone nella sua opera Canis calchariæ il suo postulato fondamentale: gli strati di sottosuolo sono strati sedimentari successivi. A partire da questa interpretazione, formulò nella sua opera Prodromus, la legge di sovrapposizione: «Nel momento in cui si formava uno degli strati più alti, lo strato inferiore (a questo) aveva già acquisito una consistenza solida. Al momento della formazione di ciascun strato, la materia sovrincombente era interamente fluida e di conseguenza, nel momento in cui si formava lo strato più basso, non esisteva nessuno degli strati superiori

In pratica, Stenone intendeva dire che, in un insieme di strati, quelli che sono ad un livello inferiore sono più antichi rispetto a quelli che si trovano ad un livello superiore. Questa legge sembrava talmente chiara, che, per quasi tre secoli, è stata accettata senza che nessuno si prendesse la briga di verificarla; abbiamo creduto che la sovrapposizione fornisse un’indicazione cronologica chiara e, incrociando le successioni di strati osservati in diversi luoghi d’Europa, abbiamo ricostruito una «scala stratigrafica» facendo sovrapporre i diversi tipi di sedimenti, dai substrati di un’era «primaria» fino agli strati più superficiali  del «terziario» e poi del «quaternario».

Malgrado ciò, se versiamo in un bicchiere dell’olio, dell’acqua e del mercurio, quest’ultimo si ritroverà in fondo, l’olio si troverà in superficie, ma nessuno sostiene che il mercurio è più antico e l’olio più recente dell’acqua! In questo caso si è verificato un fenomeno fisico: la separazione in base alla densità. Tale fenomeno fa sì che i corpi densi spingano i corpi leggeri verso l’alto. Avviene un fenomeno simile durante la discesa dei sedimenti nell’acqua, ma i geologi non se n’erano accorti, in quanto non si preoccupavano di osservare o di riprodurre la sedimentazione in azione. Le massaie ben sanno che la polvere vola in alto se spinta da una scopa, mentre il terriccio tende a ricadere. Si verifica il medesimo fenomeno quando si versa un fluido nell’acqua: la velocità di discesa dipenda dalla granulometria. In un composto di particelle, nel corso dello stesso deposito sedimentario, i granelli più grandi scendono più rapidamente di quelli più piccoli. Il risultato è la formazione di strati fini, di spessore costante, in cui si alternano particelle piccole e grandi. Per questa ragione la stratificazione è così regolare: qualche volta si vedono sovrapporsi per diversi metri strati dello stesso spessore. Tale regolarità indica che non si tratta di depositi successivi senza alcun legame tra di loro, ma di uno stesso fenomeno di riordino delle particelle nel corso del loro deposito contemporaneo in acqua: la stratificazione periodica testimonia la simultaneità del deposito!

Un sedimentologo francese, Guy Berthault, ha sottolineato e riprodotto in maniera sperimentale questo fenomeno alla fine degli anni ’60. Dopo una prima pubblicazione di questa scoperta da parte dell’Accademia delle Scienze di Parigi, nel 1982 questi esperimenti sono stati ripetuti su vasta scala in acque ferme presso l’Istituto di Meccanica dei Fluidi di Marsiglia e poi estesi ad deposito ottenuto per mezzo correnti orizzontali durante alcuni esperimenti condotti all’Universita’ del Colorado. Alcune equipe di geologi, in particolare in Russia, iniziano a ristudiare i bacini sedimentari alla luce di queste scoperte.

In effetti in natura i sedimenti non cadono dal cielo, (caso ipotetico supposto dalla legge di sovrapposizione) con una discesa verticale: essi sono trasportati da correnti orizzontali, dal luogo in cui sono stati erosi verso il luogo in cui si depositano. Per ciascun materiale, è possibile misurare una velocità minima di trasporto al di sotto della quale si depositano le particelle sedimentarie. Finchè le correnti sono molto rapide, vengono trasportati tutti i sedimenti; quando varia la velocità, si depositano dei sedimenti. Gli esperimenti effettuati presso l’Università del Colorado mostrano quanto accade allorquando dei composti di sedimenti sono trasportati da correnti orizzontali. Sulla superficie dell’acqua  si sviluppa un deposito orizzontale, formato da diversi strati, che procede verso il largo, come un delta alluvionale alla foce di un fiume. Un paragone renderà più comprensibile questo fenomeno. Nella noria dei camion per la raccolta di rifiuti che vengono svuotati al fine di formare un terrapieno, ciascun camion aggiunge uno strato a quanto già apportato dai camion precedenti e se, nel cassone dei camion si trova un insieme di corpi più o meno densi, quelli più densi andranno più lontano, verso la parte inferiore del terrapieno e i corpi più leggeri resteranno più in alto. Allo stesso modo gli strati successivi sono inclinati e seguono l’inclinazione del cumulo. Contemporaneamente si formano degli strati orizzontali che avanzano a mano a mano che si succedono i camion. Con questo esempio si capisce bene come possano essersi deposti diversi sedimenti sovrapposti durante lo stesso fenomeno marino.

Quali sono ora le ripercussioni di questi esperimenti? Gli esperimenti di Guy Berthault rimettono in discussione l’età ipotetica della terra, poiché la cronologia geologica è stata fondata sulla stratigrafia e sulla nozione che gli strati fornivano un’indicazione del tempo, essendo i più profondi considerati più antichi rispetto a quelli superficiali. Ma il fenomeno decifrato da Guy Berthault apporta un metodo per calcolare la durata dei depositi: possiamo effettivamente ricostruire la velocità di trasporto e, in molti casi, calcolare il tempo necessario per l’accumulo di un deposito. Per esempio in Crimea, un deposito sedimentario è costituito da ciottoli di granite inseriti nel calcare, e sappiamo che questi ciottoli provengono dallo scudo cristallino dell’Ucraina, situato 400 km più a Nord. Tenendo conto della dimensione e della composizione dei ciottoli, siamo in grado di calcolare la velocità della corrente necessaria per trasportarli e dedurre il tempo necessario al deposito di queste facies litologiche di una trentina di metri d’altezza. Questo tempo si calcola in giorni o settimane e non in milioni di anni.

A questo punto si aggiunge la questione dei noduli polimetallici. I noduli sono dei minerali marini, delle formazioni di minerali che crescono a poco a poco catturando i metalli solubili presenti nell’acqua marina. Formano minerali interessanti, in quanto sono relativamente puri e facili da sfruttare. Misurando la crescita annua dei noduli, possiamo avere un’idea della loro età (come contando i cerchi del tronco di un albero). Sezionando dei noduli di ferro manganese del Golfo di Finlandia, il geologo Vladimir A. Zhamoida vi ha scoperto una vite in acciaio inossidabile e un tappo di birra finlandese della marca Karjala. L’età di questi noduli così come quella del fondale marino in cui si trovano non può superare i 5000 anni. La datazione geologica, secondo la datazione accettata, corrisponderebbe a centinaia di migliaia di anni. Chi ha ragione?

Altro esempio significativo: il mulinello del fiume Tellico, nel Tennesse. Le rocce che fiancheggiano questo fiume sono di fillite, una roccia che si pensa si sia formata 300 milioni di anni fa, al momento della separazione dei continenti americano ed europeo. Nel 1980 un pescatore, Dan Jones, trovò tuttavia un mulinello da pesca incastrato nella roccia. Ciò significa che la roccia si è formata dopo che il mulinello cadde nel fiume, quindi dopo il 1897 (data di deposito del brevetto del mulinello da pesca negli Stati Uniti). Con questi due esempi, ci accorgiamo chiaramente che le stime delle ere geologiche possono e devono essere ridimensionate, pur essendo servite da fondamento alla teoria dell’evoluzione.

Le scienze della terra non consentono di raggiungere una certezza matematica. Il teorema di Pitagora non cambierà mai, mentre una facies sedimentaria è un fatto concreto in quanto non l’abbiamo vista formarsi. A questo proposito, possiamo soltanto proporre delle interpretazioni e alcune ipotesi. La caratteristica unica della scienza è la capacità di compiere passi in avanti, di progredire, quasi per definizione, solo grazie all’accumulo delle conoscenze. Così fino al XVII secolo abbiamo creduto alla generazione spontanea, quanto meno per piccoli animali come le mosche: le vedevamo nascere alla superficie dei corpi in decomposizione. Consideravamo pertanto la generazione spontanea un fatto osservato. Sono stati necessari gli esperimenti di Francesco Redi per dimostrare che il vivente poteva nascere solamente dal vivente: omne vivum ex vivo. Occorre quindi rimettere in discussione alcune nozioni scientifiche che abbiamo ritenuto vere per secoli! Risulta sempre difficile abbandonare quanto si è creduto, ciò che è stato insegnato, le nozioni che hanno modellato la visione delle cose che condividiamo. Ma come possiamo attribuire un’età di cinque cento mila anni ad un nodulo nel quale si trova il tappo di una bottiglia di birra? Sulla costa pacifica americana sono stati rinvenuti persino dei noduli all’interno dei quali si trovano delle schegge di bombe usate dalla marina. Ancora una volta, il fatto constatato deve prevalere sull’età asserita oggigiorno dalla geologia.

Lo stesso discorso vale per la decomposizione degli elementi radioattivi, secondo metodo utilizzato per stimare l’età delle rocce terrestri. Ci si basa su un fenomeno reale: la disintegrazione radioattiva. Prendiamo l’esempio del metodo di datazione tramite il potassio-argon. Alcuni elementi chimici si trasformano (si parla di elemento genitore ed elemento figlio): il potassio radioattivo 40 si trasforma, per esempio, poco a poco in Argon 40.

Le lave vulcaniche contengono potassio e argon; ed è quindi il metodo generalmente utilizzato per datare i fossili della Rift Valley in Africa. Se analizziamo le quantità di questi elementi presenti in un campione, constatiamo che il potassio 40 diminuisce nel tempo a favore dell’argon 40. Trattandosi di una sorta di orologio naturale, sorse l’idea di trarne l’età della roccia stessa. Tuttavia questo metodo è illusorio, in quanto occorre formulare molte ipotesi, in particolare che non ci sia più argon al momento dell’inizio del processo (ipotesi dell’ «azzeramento dell’orologio»). L’eruzione del Monte Sant’Elena nello stato di Washington, è stata datata con il metodo potassio-argon prelevando un campione di dacite sul cratere del vulcano (una volta raffreddatosi). I risultati sono stati di 300.000 anni, 900.000 anni oppure 2 milioni e 400 mila anni, a seconda del fatto che fosse analizzata la totalità della roccia oppure le sue componenti cristalline.

Questi risultati aberranti sono stati sottoposti all’attenzione di due specialisti: Konstantin Skripko, responsabile del settore «vulcanismo» presso il Museo della terra di Mosca, ed Evgueni Kolesnikov, responsabile del dipartimento di geocronologia isotopica all’Università di Mosca. Per loro il tutto si spiega con il fatto che il potassio-argon non può condurre a una data inferiore a 300.000 anni (come il contachilometri di un’automobile non può mostrare una velocità inferiore a 10 km/h) e in particolare l’argon gassoso è sempre presente nell’aria e la lava, raffreddandosi, assorbe questo argon nell’aria che si aggiunge all’argon già catturato nella lava parzialmente cristallizzatasi al momento della sua ascensione nella camera magmatica del vulcano. A seconda delle temperature di cristallizzazione delle diverse componenti di dacite, si ottengono così delle «date» potassio-argon crescenti. Si è quindi considerato un orologio ciò che in realtà non costituisce un fenomeno fisico che si manifesta nel tempo. Però un orologio non indica soltanto il tempo che trascorre, ma è concepito anche per mostrare il tempo passato a a partire da un’ora « zero ».

Per quanto riguarda l’età della terra, le radio-datazioni fanno pensare ad un uomo che vede un orologio e vuole sapere, non che ora è, ma l’età dell’orologio. Se un orologio funziona con regolarità non significa che possa essere indicarci la sua età. L’analisi chimica dei radio-elementi consente certamente di misurare il tasso di decomposizione radioattiva, ma non rivela assolutamente l’età della lava. Occorre accumulare molte ipotesi arbitrarie per trasformare un’analisi chimica e una data di calendario! Confrontando il risultato dei metodi di radio-datazione con gli avvenimenti osservati oggigiorno, il risultato è aberrante.

Ciò vuol dire che esso è affidabile pur non essendo possibile un raffronto? Cerchiamo la risposta nelle parole di Paul Valéry: « Il rapporto tra lo storico e il passato corrisponde a quello della cartomante con il futuro, ma la maga si espone a una verifica, mentre lo storico no.»

I milioni di anni generosamente attribuiti alla Terra non hanno oggi fondamenta scientifiche solide. Bisogna esaminare la questione daccapo.

Dominique Tassot

http://www.sciencevsevolution.org/Berthault.htm

 

 

Presentato a Milano “Entropia Genetica”, scritto da John Sanford


Milano, 20 settembre 2018

Oggi, giovedì 20 settembre 2018, si è tenuta a Milano, presso la libreria “Cultora”, la presentazione del libro intitolato “Entropia Genetica”, scritto da John Sanford, uno dei genetisti più famosi e accreditati nel panorama scientifico mondiale.

L’esposizione è stata curata da Fabrizio Fratus, sociologo e antievoluzionista, e da Carlo Alberto Cossano informatico e rappresentante italiano dell'”Intelligent Design”.

I due oratori hanno presentato le tematiche principali del libro e hanno raccontato l’esperienza autoriferita del Sanford che, da scienziato evoluzionista ateo, si è ritrovato ad essere uno scienziato creazionista biblico.

Lo studio del genoma umano e delle sue mutazioni ha portato il genetista a constatare il fatto che le mutazioni che avvengono all’interno del nostro copro a livello atomico e subatomico sono sempre negative, qualora nulle, e non soddisfano il paradigma evolutivo per il quale esse sono necessarie per un’accumulo di nuove informazioni che indirizzano ad un’evoluzione biologica.

Sanford non solo smentisce questo assunto, con una spiegazione e degli esempi magistrali, ma calcolando il tasso di mutazioni degenerative, secondo schemi e valori fissati e concordati, giunge alla conclusione che la specie umana esiste da non più di seimila-settemila anni.

Questo è un ulteriore problema per la teoria evoluzionista, che stima la comparsa dei primi “sapiens” attorno ai 150.000 – 200.000 anni fa.

Non solo andando a ritroso dalla lettura del nostro genoma si evince una storia piuttosto recente per l’uomo, ma proiettandoci nel futuro, Sanford scopre un fatto alquanto preoccupante che riguarda la nostra specie…

Al termine della presentazione del libro ci sono state alcune domande, cuoriosità e perplessità giunte dall’uditorio, che sono state costruttive per completare ancor di più e in maniera più chiara quanto esposto in precedenza.

Alla fine è stato rivolto un invito a divulgare e a far conoscere ad amici, parenti e a chiunque se ne abbia l’occasione, una visione scientifica e filosofica della vita e dell’origine della vita alternativa a quella evoluzionista, atea e materialista oggi imperante e data come un dato di fatto incontrovertibile.

Se sempre più scienziati molto accreditati, da ogni parte del mondo e da ogni campo, stanno abbandonando una ricerca scientifica che va nella direzione dell’evoluzione biologica, per sposare l’evidenza di una progettazione altamente complessa e orchestrata in tutto ciò che ci circonda, ciò dovrebbe suscitare un invito alla riflessione e all’approfondimento scevro da pregiudizi in ogni mente libera e onesta.

Matteo D’Ambrosio 

UNA CONDANNA A MORTE PER L’EVOLUZIONE?


UNA CONDANNA A MORTE PER L’EVOLUZIONE?

di Shaun Doyle

Tradotto da Matteo D’Ambrosio per AISO (www.origini.info)

 

Figura 1. Un assemblaggio fossile del ‘coniglietto scaltro’ nel Precambriano smentirebbe davvero la paleontologia evolutiva di un evoluzionista? Foto: Larry D. Moore

Solitamente gli Evoluzionisti fanno cosa importante della traccia dei fossili, citandola come potente evidenza di un’evoluzione. Tuttavia, abbiamo evidenziato numerosi casi di fossili “fuori-posto”, e mostrato come essi danneggiano seriamente la nozione che i fossili forniscono una registrazione bella e ordinata di un’evoluzione. (1,2,3)

Nonostante questo, gli evoluzionisti rimangono impassibili. Così quindi, che sorta di evidenza fossile sarà necessaria per falsificare l’evoluzione? Alcuni evoluzionisti hanno tentato di dare una risposta ragionevole. Un rinomato evoluzionista del 20°secolo, J.B.S. Haldane, nel rispondere alla domanda se c’era una qualche evidenza che lo avrebbe convinto che l’evoluzione fosse falsa, ha risposto “un coniglio nel Precambriano” (figure 1).

Dawkins, seguendo Haldane, risponde:

“Tuttavia, se ci fosse un singolo ippopotamo o coniglio nel Precambriano, ciò spazzerebbe completamente via l’evoluzione. Nessuno ne ha mai trovati.”(4)

Ma un assemblaggio di fossili di ‘coniglietto scaltro’ nel Neoproterozoico confuterebbe realmente la paleontologia evolutiva di un evoluzionista?

Un tentativo di sminuire i fatti

Certamente, un coniglio precambriano andrebbe contro la comprensione prevalente della traccia fossile, così genererebbe molto scetticismo. Dipendendo dalla qualità del rapporto, domande del tipo: “il fossile è stato identificato correttamente?” e “il ritrovamento è un inganno?” potrebbero essere parte di un coro ascendente di pubblica inchiesta. Ma la domanda che molto probabilmente prende maggiormente piede nell’arsenale degli scettici è: “i fossili sono veramente così vecchi?”

Uno dei più famigerati esempi è la storia alquanto contorta del fossile di ominide KNM-ER 1470.(5) Dopo la scoperta di KNM-ER 1470, il deposito di tufo associato al fossile fu datato prima mediante il metodo K-Ar a 212–230 milioni di anni (Ma), ma dato che i fossili di ominidi ‘ovviamente’ non sono così vecchi, la datazione fu rigettata.

La presenza di certi tipi di fossili e di assunzioni evoluzioniste forniscono le primarie informazioni di datazione, e sono spesso usate per prevalere sugli altri metodi di datazione.

L’analisi di campioni selezionati ha dato un’età di 2.9 milioni di anni, che fu considerata accettabile. Questo era ‘corroborato’ da numerosi altri metodi, e fu largamente accettato.  Lo era, finché un altro paleontologo, Basil Cooke, disse che queste datazioni erano 800,000 anni più vecchie basate sui fossili di maiale. I fossili di maiale vinsero l’argomento—sulle cinque differenti tecniche di datazione che erano tutte coerenti con ogni altra nel dare una datazione attorno ai 2.7–3.0 milioni di anni. Quindi, la presenza di certi tipi di fossili e i presupposti evoluzionisti forniscono le informazioni primarie per le datazioni, e sono spesso usate per prevalere sugli altri metodi di datazione, anche quando questi altri metodi di datazione sono tutti coerenti gli uni con gli altri!

Lo scenario di un vero coniglio precambriano

Forse il più grande errore che gli evoluzionisti fanno su questo argomento è pensare che sia semplicemente un problema teoretico. Tuttavia, qualcosa di equivalente è stato documentato nella letteratura secolare —polline ritrovato in rocce metamorfiche precambriane dalla formazione Roraima nel Sud America ‘datate’ 1.7 Ga.(6) Nella linea temporale ortodossa evoluzionista, si suppone che il polline sia oltre 1 Ga più giovane di quanto è supposto che lo siano queste rocce. Sono stati fatti numerosi tentativi per cercare di spiegare la presenza di polline, ma tutti sono stati confutati. Contaminazioni dall’ambiente sono state citate (non sono un serio problema per i conigli fossili, sebbene sembrerebbe una valida considerazione per i fossili di polline), ma questo semplicemente non si adatta con la geologia della formazione Roraima, o dei suoi dintorni.

Un altro è stato lo scetticismo nell’identificazione del polline—dopo tutto, è in una roccia metamorfica. Tuttavia, recenti esperimenti hanno mostrato che fossili di polline possono sopravvivere alle alte temperature e pressioni richieste per la formazione di rocce metamorfiche.(7) Il gruppo Roraima è improbabile che venga ridattato in maniera conciliante con l’evoluzione, e l’idea di un inganno è palesemente assurda. Questo ha lasciato i ricercatori secolari sconcertati per più di 50 anni.

Come essi trattano questo enigma? Adottano un approccio del tipo ‘aspetta e vedrai’, con fede implicita nel naturalismo. Lo proclamano come un ‘mistero irrisolto’ nella speranza che evidenze future daranno una spiegazione. Lo schema evoluzionista non è una colpa (ovviamente!); non abbiamo ancora sufficienti informazioni.

Così gli evoluzionisti sono piuttosto confortevoli con questa sorta di enigmi perché hanno fede implicita che il naturalismo spiegherà ogni cosa. E ancora, dopo quasi 50 anni, sono ancora in attesa di una soluzione.

Tirare fuori un coniglio fantasma dal cappello

Ciò nonostante, l’affermazione di Dawkins dimostra solamente la sua mancanza di immaginazione nel giungere con uno scenario evolutivo per spiegarlo; non che non possa essere fatto. C’è una razionalizzazione comunemente usata dagli evoluzionisti che può accomodare praticamente qualsiasi sequenza di fossili nella storia evolutiva—le linee fantasma.(8)

Qualsiasi cladogramma può essere posto in un quadro temporale che si accorda con la storia stratigrafica se sono chiamate in causa sufficienti linee fantasma (l’enfasi è aggiunta].”(9)

I lignaggi fantasma sono lignaggi di fossili che se estendono milioni di anni prima del più antico ritrovamento di un particolare fossile. Questo si verifica quando il fossile cosiddetto ‘ancestrale’ basato sulla morfologia si pensa sia molto più vecchio di quello che indicano le datazioni fossili evoluzioniste.

Gli evoluzionisti non esitano ad inventarsi dal nulla un intero cladogramma fantasma di specie inosservate quando pensano sia necessario.

È abbastanza probabile che gli evoluzionisti semplicemente proietterebbero il processo evolutivo nel Precambriano, e quindi invocano il coniglio Precambriano come prova dell’esistenza della filogenesi, che dovrà essere ancora meglio documentato nel Precambriano.

Combina i lignaggi fantasmi con la promessa di future scoperte (specialmente se la maggior parte delle rocce precambriane sopravvissute sono nascoste alla vista) e hai “prove per l’evoluzione”.

Questo può sembrare improbabile, dal momento che stiamo parlando non solo di un lignaggio fantasma, ma di unintero cladogramma fantasma che viene proiettato indietro di almeno 600 Ma. Tuttavia, è già successo in passato. Gli evoluzionisti non esitano a inventare dal nulla un intero cladogramma fantasma di specie non osservate quando pensano che sia necessario. Per esempio, l’ornithopoda di base Thescelosaurus neglectus, datato a circa 66 Ma, richiede una lignaggio fantasma di quasi 100 Ma, che è considerata troppo lunga perché rimanga statica:

“A corto di estendere la gamma stratigrafica di T. neglectus lungo questo lasso di tempo, è più probabile che il divario rappresenti un lignaggio fantasma suddiviso da specie successive ma non ancora scoperte. Dati i valori di longevità delle specie calcolati da Dodson (1990), è chiaro che deve esserci una notevole diversità di specie mascherata dal lignaggio fantasma che porta a T. neglectus, forse molto più della nota diversità dell’intero clade ipsilofodontide come attualmente riconosciuto [enfasi aggiunta]!”(10)

Inoltre, gli evoluzionisti non hanno avuto problemi a sospingere alcune importanti transizioni evolutive indietro di 1,5 Ga sulla base dei fossili.(11) Perché uno scenario simile funzioni, l’intero albero evolutivo richiesto per evolvere un organismo multicellulare deve essere postulato dal nulla insieme ai fossili.

Dietro l’illusione spettrale

Ecco! Possiamo estrarre un coniglio precambriano dal cappello dei fossili senza danneggiare l’evoluzione. Certamente, la storia evolutiva dovrebbe essere drasticamente riscritta se un coniglio Precambriano fosse mai stato trovato, e il neo-darwinismo, come ipotesi particolare su come funziona l’evoluzione, potrebbe dover essere buttato via completamente. Tuttavia, l’evoluzione nel senso più ampio – naturalismo applicato alle origini biologiche e alla storia – potrebbe ancora offrire una spiegazione per essa, per quanto contro-intuitiva e priva di verifica sperimentale possa essere la spiegazione.

È interessante notare che il filosofo della scienza evoluzionista Peter Godfrey-Smith è d’accordo:

“Questa scoperta [un coniglio fossile nel Precambriano] non sarebbe l’immediata falsificazione di tutta la teoria evolutiva, perché la teoria evolutiva è ora un variegato pacchetto di idee, inclusi modelli teorici astratti così come affermazioni sulla storia attuale della vita sulla terra. … Ma un fossile di coniglio Precambriano mostrerebbe che da qualche parte nel pacchetto di affermazioni centrali trovate nei libri di testo di biologia evolutiva, ci sono alcuni errori molto gravi. Questi includerebbero almeno errori sulla storia generale della vita, sui tipi di processi attraverso i quali un organismo simile a un coniglio poteva evolversi e sull”albero genealogico ‘delle specie sulla terra …. La rivalutazione potrebbe, in linea di principio, comportare l’abbandono di credenze evolutive molto basilari, come l’idea che gli umani si siano evoluti da non umani.”(12)

La paleontologia cerca di descrivere la posizione e la storia dei fossili osservati nelle rocce. La relazione spaziale tra i fossili può essere descritta direttamente per quanto possiamo osservarli: è una scienza osservativa. Tuttavia, descrivere la distribuzione dei fossili nel tempo è completamente diverso: è la storia naturale. La storia naturale è irripetibile e inosservabile. Ricostruire questa storia implica molto più di ciò che osserviamo direttamente nelle rocce. La storia naturale è anche legata alle ipotesi iniziali (o agli assiomi) che si portano all’indagine. Gli assiomi di una persona determinano quali tipi di evidenza sono rilevanti e cosa potrebbe essere accaduto in passato.(13) All’interno della paleontologia, l’evoluzione da molecola a uomo è un assioma. Tuttavia, è un assioma errato ed è quindi incline a produrre storie inventate.(14,15) E come mostra l’esempio dei nostri conigli Precambriani, l’evoluzione può fornire una storiella per qualsiasi sequenza nei fossili. Gli approcci del “lignaggio fantasma” e “aspettiamo e vedremo” hanno qualcosa di fondamentale in comune: una fede incrollabile nella natura “onnipotente”, anche quando confina con l’assurdo.

Riferimenti e note

(1) Woodmorappe, J., The fossil record: becoming more random all the time, J. Creation 14(1):110–116, 2000; creation.com/the-fossil-record.

(2) Oard, M.J., Are fossils ever found in the wrong place?, Creation 32(3):14–15, 2010; creation.com/fossils-wrong-place.

(3) Oard, M.J., Further expansion of evolutionary fossil time ranges, J. Creation 24(3):5–7, 2010; creation.com/fossil-range-expansions.

(4) Wallis, C., The evolution wars, Time, 7 Agosto 2005, time.com, as at 12 Novembre 2010.

(5) Lubenow, M.L., The pigs took it all, Creation 17(3):36–38, 1995; creation.com/pigstook.

(6) Silvestru, E., The evolutionary paradox of the Roraima pollen of South America is still not solved, J. Creation 26(3):54–59, 2012; creation.com/roraima-pollen. See also Silvestru, E. and Wieland, C., Pollen paradox, Creation 33(3):16–17, 2011; creation.com/pollen-paradox.

(7) Bernard, S. et al., Exceptional preservation of fossil plant spores in high-pressure metamorphic rocks, Earth and Planetary Science Letters 262(1–2):257–272, 2007.

(8) Doyle, S. and Nethercott, P., Ghosts in the rocks, 14 luglio 2011; creation.com/ghost-lineages.

(9) Geiger, D.L., Fitzhugh, K. and Thacker, C.E., Timeless Characters: a response to Vermeij (1999), Paleobiology 27(1):177–178, 2001.

(10) Weishampel, D.B., Fossils, phylogeny, and discovery: a cladistic study of the history of tree topologies and ghost lineage durations,J. Vert. Paleontol. 16(2):191–197, 1996; p. 196.

(11) Doyle, S., Earliest multicellular life? Claimed 1.5 billion years earlier than previously thought, J. Creation 25(1):7–10, 2011; creation.com/earliest-multicellular-life.

(12) Godfrey-Smith, P., Theory and Reality: An Introduction to the Philosophy of Science, University of Chicago Press, Chicago, IL, p. 73, 2003.

(13) Reed, J.K., Cuvier’s analogy and its consequences: forensics vs testimony as historical evidence, J. Creation 22(3):115–120, 2008; creation.com/cuviers-analogy.

(14) Doyle, S., Deep time doesn’t make sense!, 20 giugno 2013; creation.com/deep-time-irrational.

(15) Doyle, S., Cladistics, evolution and the fossils, J. Creation 25(2):32–39, 2011; creation.com/cladistics.

 

L’UDITO, STRUTTURA ALTAMENTE INTEGRATA


L’udito, nei mammiferi è una di quelle strutture che immediatamente gridano la progettualità. Descrivo brevemente il meccanismo. A partire dalla sorgente sonora il suono che consiste in vibrazioni meccaniche simili ad onde si propaga attraverso l’aria e giunge al padiglione auricolare dove viene amplificato 20 volte e attraverso il condotto uditivo arriva presso una membrana chiamata membrana timpanica che entra anch’essa in vibrazione che si trasmette nella cassa del timpano alla catena degli ossicini martello, incudine e staffa che si muovono indotti dalla vibrazione della membrana del timpano.

La staffa, l’ultimo degli ossicini poggia sulla finestra ovale che è un’altra membrana che trasmette il movimento della staffa alla perilinfa ,un liquido presente nel comparto interno dell’orecchio chiamato organo del corti che entra anch’esso in vibrazione formando delle onde contro le cellule recettive del Corti ,Esse sono circa 20.000 e ciascuna di esse possiede alla loro estremità circa una ventina di ciglia che colpite dall’onda della perilinfa entrano in movimento e in stiramento attivando degli speciali canali del calcio e depolarizzando cosi la membrana cellulare. La membrana cellulare depolarizzata attiva altri canali specifici del calcio che entrando nella cellula dal liquido endolinfatico fa uscire da speciali vescicole il neurotrasmettitore che è il glutammato che effonde nella giunzione intersinaptica ,viene captato dai recettori della membrana postsinaptica che da luogo a un potenziale d’azione che si trasmette ad uno specifico ganglio nervoso e poi al nervo acustico che trasmette l’impulso elettrochimico ai centri cerebrali dell’udito situati nell’area temporale 41.Quindi in altri termini si ha la trasduzione dell’onda meccanica del suono in impulsi elettrochimici che vengono poi nella corteccia cerebrale decodificati e trasformati nella percezione del suono. Questo meccanismo descritto schematicamente è irriducibilmente complesso. Infatti se manca la membrana del timpano il suono non si può trasmettere agli ossicini, se mancano gli ossicini la staffa non può battere contro la finestra ovale. Se non ci fosse la finestra ovale il movimento della staffa non si può trasmettere al liquido perilinfatico. Senza quest’ultimo poi le ciglia delle cellule recettoriali non potrebbero muoversi e stimolare i canali del calcio dando luogo alla cascata di eventi biochimici che inducono il cervello alla percezione del suono. Queste strutture devono essersi formate tutte in una volta e non per piccoli passi casuali  .C’è un altro dato importante :le cellule ciliate sono allineate in modo ordinato secondo l’ordine di frequenza dei suoni ,all’inizio ci sono le cellule recettoriali peri toni bassi e poi via via in ordine crescente per i toni più acuti: anche questo tipo di struttura non è certo casuale. Infine un’ultima considerazione :tutte le informazioni sensoriali dei vari organi dei sensi viaggiano attraverso i nervi e arrivano ai centri cerebrali corrispondenti sotto forma di impulsi elettrochimici uguali per tutti tipi di organi di senso. E’ il cervello che decodifica le informazioni elettrochimiche in percezioni sonore ,visive ,olfattive ecc. Come il cervello riesca a fare questo è un enigma ;a mio modesto parere c’è qualcosa nel cervello che trascende la materia e  crea percezioni diverse da identici impulsi elettrochimici. I misteri della mente esistono ancora. Cari saluti  Nobile Migliore Nunzio