Il museo di storia naturale di New York inganna il pubblico


CODA1

di Keaton Halley

Articolo tradotto con permesso da www.creation.com

Articolo originale http://creation.com/tailbone

Tradotto da Daniel Fantasia per AISO (www.origini.info)

Durante una recente visita al museo americano di storia naturale (AMNH) a New York, ho notato un cartellino che ha destato in me imbarazzo per l’istituzione. Affermava che il coccige umano, o osso della coda, non avesse alcuno scopo, ma che ci ricordasse che gli umani sono discendenti da animali ancestrali con le code. (enfasi aggiunta).

Non ha alcuno scopo? Sul serio? Questa affermazione è assurda. Nonostante gli evoluzionisti a partire da Darwin abbiano imposto al pubblico questo tipo di stupidaggini, tutti coloro che si sono scomodati di investigare il ruolo del coccige possono osservare che questo non sia vero. Infatti il coccige fornisce un valido contributo per il corpo umano, mentre la sua presunta derivazione da antenati con la coda è basata su assunzioni evoluzionistiche, non fatti concreti.

Discussione basata sull’ignoranza

Gli evoluzionisti hanno continuamente ostacolato la scienza dichiarando che varie parti del corpo sono inutili. E’ piuttosto sciocco da parte dei curatori dell’AMNH asserire che una qualsiasi caratteristica del corpo umano possa essere inutile. Come si potrebbe dimostrare una cosa simile? Anche se non è conosciuta alcuna funzione, c’è sempre la possibilità che una funzione esista, ma di cui siamo ignoranti. Inoltre i passati errori degli evoluzionisti sulle presunte parti del corpo “vestigiali” non ispira fiducia.

Nel famoso “Processo Scopes” del 1925, gli evoluzionisti affermarono che esistettero “non meno di 180 strutture vestigiali nel corpo umano”.(1) Da quel momento in poi, sono state essenzialmente scoperte le funzioni di tutte queste, incluse importanti funzioni conosciute delle tonsille e dell’appendice, per citare due esempi comuni (vedere Vestigial arguments: remnants of evolution “argomenti vestigiali: il rimanente dell’evoluzione” ed Badly designed arguments—‘vestigial organs’ revisited “Argomenti pensati malamente – ‘organi vestigiali’ rivisitato”). Ora, gli evoluzionisti hanno continuato ad ostacolare la scienza dichiarando che varie parti del corpo sono inutili – con il “DNA spazzatura” come caso in oggetto. Questo modello ripetitivo di affermazioni smentite è una delle ragioni per cui abbiamo consigliato agli evoluzionisti di evitare di chiamare un qualsiasi organo “vestigiale” (vedere 21 bad arguments for biological evolution “21 pessimi argomenti per l’evoluzione biologica).

Per quale fine? – Lo scopo del coccige

Il problema con la targhetta esposta dall’AMNH va oltre la semplice ignoranza perché in realtà sappiamo che il coccige svolge una serie di funzioni. Tutte queste vengono discusse in libri di testo standard e siti web dedicati all’anatomia e alla fisiologia.

Per esempio, il coccige, insieme alle due ossa dell’ischio del pelvico formano un treppiede che aiuta a sostenere il peso del corpo e a mantenere l’equilibrio quando la persona è seduta. Quando la persona si appoggia indietro, viene trasferito più peso sul coccige.

Il coccige aiuta a sostenere il peso del corpo e a mantenere l’equilibrio quando la persona è seduta.

Il coccige serve anche come ancora di aggancio per numerosi tendini, legamenti e muscoli. Alcuni di questi muscoli formano il piano pelvico a forma di amaca, che sostiene vari organi interni, specialmente quando siamo in piedi. Diversi muscoli contribuiscono alle funzioni dell’intestino e della vescica, includendo il ritardo di defecazione e dell’orinazione, che non sono abilità banali.

Il coccige aiuta anche a supportare la corda spinale, servendo come ancora per il filum terminale, un tessuto fibroso lungo che si allunga dalla cima del coccige fino alla parte più bassa della corda spinale.

Oltre a questo, il coccige ha uno scopo in più nelle donne, ovvero quello di aiutare ad accogliere il parto. Nelle donne il coccige è curvato meno rispetto ai maschi, così da non sporgere troppo in avanti ed in questa maniera fare spazio affinché la testa del bambino possa passare attraverso il pelvico. E’ anche più flessibile perché i movimenti del coccige durante il travaglio in realtà aiutano ad allargare il canale del parto. Tutto ciò implica un progetto intenzionale!

 

La vita senza il coccige

CODA2Alcuni evoluzionisti hanno osservato che ci sono casi in cui un coccige danneggiato o ammalato sia stato rimosso chirurgicamente, dimostrando che il coccige non sia essenziale. Ma cosa significa questo? Avere uno scopo ed essere essenziale non sono la stessa cosa. Il fatto che una persona possa vivere senza un mignolo, per esempio, non dimostra che esso non abbia alcuna funzione. Infatti, si può vivere senza braccia, gambe, capelli, denti e metà del cervello, nonostante queste parti siano chiaramente operative in un corpo normale ed in salute. Se vengono a mancare, o altre parti del corpo devono compensare, oppure il corpo soffrirà della loro mancanza.

La stessa cosa vale per il coccige. Dai fatti risulta scontato che la rimozione del coccige implicherebbe il taglio di quei muscoli, tendini e legamenti ai quali è attaccato (per riattaccarli forse altrove). E’ possibile però trovare diverse testimonianze personali sul web che indicano il fatto che il recupero da una coccigectomia possa risultare difficoltoso, includendo dolori nel sedersi e nel muoversi per non parlare delle complicazioni relative ai bisogni corporali. (2)

Belle storielle

Dal momento che il coccige svolge una serie di funzioni, non vi è ragione per considerarlo come una specie di rimanenza degenerata di una coda una precedentemente funzionale. E’ vero, il coccige occupa la stessa posizione in un corpo umano dove in altre creature inizia la coda, ma dal momento che Dio ha fornito gli esseri umani di una struttura fisica simile ad altri vertebrati, la nostra colonna vertebrale (una struttura finita e lineare, dopo tutto) deve giungere ad una fine da qualche parte nella zona lombare.

Ed è vero, come gli evoluzionisti hanno osservato altrove, quando un embrione umano si sviluppa nell’utero, la colonna spinale inizialmente si estende ben oltre l’arto più basso, ma questo solo perché essa cresce più velocemente. Il resto del corpo successivamente la raggiunge e sorpassa la punta della spina, mostrando che la somiglianza ad una coda è totalmente superficiale. Le ossa della parte inferiore della spina, incorrettamente chiamata coda nell’embrione, sono ancora presenti negli adulti. Non appare come se fosse una coda che viene successivamente persa prima che il bambino nasca. Non c’è mai stata una coda in quel punto!

E’ anche vero che qualche volta siano nate persone con un’appendice caudale, strane escrescenze della carne che si estendono dalla zona lombare che gli evoluzionisti chiamano “code umane”, insistendo con l’idea che siano da rimandare alla nostra storia evoluzionistica. Ma in seguito queste si dimostrano essere deformità risultanti da malattie come la spina bifida, che occorre quando le ossa e le membrane intorno alla corda spinale non riescono a chiudersi appropriatamente. Alcune volte queste escrescenze contengono muscoli ed anche nervi che possono indurre il muscolo a muoversi, ma questo è causato da disordini neurologici, e non da geni inattivi trasmessici dalle scimmie. Non ci sono casi documentati di queste appendici caudali che contengono vertebre e non assomigliano né a code di animali nella loro struttura, né svolgono funzioni che svolge una coda animale, come aiutarsi per l’equilibrio oppure sbarazzarsi degli insetti. Asserire che queste abbiano a che fare con l’evoluzione è pura fantasia.

Dire la verità

Una volta appurato quanto sia semplice controbattere la tesi che il coccige “non abbia alcuno scopo”, disturba vedere questa affermazione mostrata in istituti educativi prominenti, dove il pubblico viene ingannato. Il coccige fornisce chiaramente un contributo utile per il corretto funzionamento del corpo. Quindi, ci appelliamo all’AMNH affinché corregga la sua iscrizione. Speriamo profondamente che i curatori del museo onoreranno la verità anche se a spese di Darwin.

Riferimenti

(1) The World’s Most Famous Court Trial: Tennessee Evolution Case, seconda ristampa, Bryan College, Dayton, TN, 1990, p. 268.

(2) Esperienze personali sul dolore al coccige, coccyx.org/personal/index.htm.

IN PRINCIPIO UN SOLO UOMO


uomo

tratto da “Avvenire”

Le uscite dell’uomo dall’Africa per portarsi negli altri continenti sono state più di una, ma la prima e forse più importante per la diffusione nell’Europa e in Asia è avvenuta intorno a 1,8 milioni di anni fa e la Georgia, nel Caucaso, rappresenta il territorio che ha fornito delle tracce che si rivelano sempre più ricche e interessanti. Si tratta di ominidi di piccole dimensioni, accompagnati da cultura su ciottolo. I reperti presentano delle affinità con quelli più antichi del genere «Homo dell’Africa«, con aspetti intermedi tra «Homo habilis /rudolfensis» e «Homo erectus».

Furono denominati «Homo georgicus». Alcune somiglianze con «Homo erectus» hanno indotto a chiamarli «Homo erectus georgicus». Quello che più colpisce sono le dimensioni piccole del cranio (capacità di 600 cc) e del corpo, mentre l’associazione di culture litiche sul ciottolo depongono decisamente sul carattere umano degli ominidi di Dmanisi. La rivista “Science” ha dato ieri notizia di un nuovo studio del paleoantropologo David Lordkipanidze (che aveva diretto gli scavi del sito ed eseguito le prime ricerche) e altri autori.

Sono confermati aspetti di «Homo habilis», come appunto la piccola capacità cranica, la faccia alta, la grossa mandibola, e anche caratteri tipici di «Homo erectus», come le spesse arcate sopraorbitarie. Gli autori, comparando le caratteristiche morfologiche osservate con altri reperti del genere «Homo», propendono a riferire a una medesima specie sia le forme attribuite a «Homo habilis» di due milioni e mezzo di anni fa, che quelle di «Homo erectus» di 1,8 milioni di anni fa. E quindi ad ammettere un unico ceppo alle origini dell’umanità. Tali specie, comunemente riconosciute, sarebbero quindi da interpretare più come sottospecie che come entità distinte.

Dunque i primi rappresentanti del genere «Homo» appartenevano a una medesima specie? È una conclusione che si accorderebbe con quanto alcuni paleoantropologi, tra cui Jelinek, Ferembach, Coppens hanno sostenuto per l’umanità fossile delle origini. Le variazioni nel tempo sarebbero da vedere più come stadi morfologici che come vere specie, biologicamente intese. Effettivamente il concetto biologico di specie, come gruppi di popolazioni caratterizzate dalla interfecondità, è di difficile applicazione all’umanità fossile, anche se alcuni autori tendono a enfatizzare le differenze morfologiche e vedono più specie non solo in senso diacronico, nel corso del tempo, ma anche nella medesima epoca. In ogni caso a favorire l’unicità della specie umana, forse anche in senso diacronico, potrebbe essere il singolare rapporto con l’ambiente e la comunicazione tra i gruppi umani che si realizza con la cultura.

La cultura rappresenta un fattore che si oppone all’isolamento necessario alla formazione di nuove specie. La identificazione di specie nell’uomo fossile resta ardua e sempre discutibile. Forse è più interessante domandarsi se si può riconoscere il livello umano in ominidi che appaiono piuttosto diversi dall’uomo di oggi. Ma a questo riguardo il criterio decisivo più che quello morfologico dovrebbe essere quello culturale, come notava Jean Piveteau. Quando troviamo dei segni di un comportamento che si può ritenere umano, come può essere anche la lavorazione sistematica e progettuale della pietra, possiamo riconoscere la presenza dell’uomo, quale che sia la sua taglia corporea. Del resto, l’uomo di Flores, a Giava, vissuto tra 70.000 e 15.000 anni fa, viene visto come ultimo rappresentante dei Pitecantropi di Giava, nonostante le sue dimensioni decisamente piccole.

Per un ominide di Dmanisi c’è poi un aspetto molto singolare che può deporre per la sua identità umana. Un individuo adulto possedeva un solo dente al momento della morte ed è sopravvissuto a lungo nonostante la quasi totale assenza di denti, presumibilmente per la solidarietà del suo gruppo. Un segno di comportamento etico che affonda le sue radici alle origini dell’umanità.

 

TROVATO (DI NUOVO?) L’ANTENATO DELL’UOMO…


Ma è già una bufala

E ci risiamo, con scadenza quasi perfetta, ogni tot mesi viene annunciato il ritrovamento “dell’anello mancante”; molti quotidiani stanno riportando la sensazionale scoperta in Africa  di uno scheletro di Australopithecus, denominato sediba (sorgente) risalente a quasi due milioni di anni fa (esattamente: 1.997.000). Molti scienziati (ci mancherebbe altro) lo ritengono l’anello mancante e sono in trepida attesa nell’annunciare la grande scoperta. Sarà mica, come sempre sino ad oggi, solamente una grande bufala?

In questi ultimi anni gli scienziati evoluzionisti hanno annunciato il ritrovamento di diversi anelli mancanti come il famoso fossile Ardy o ancora più conosciuto Ida ma che poi, dopo uno studio oggettivo si sono rivelati solamente una “bufala”. Lo sarà anche sediba?

È molto probabile visto che già ora il prof. Paolo Tortora, docente di biochimica presso l’Università degli Studi di Milano commentando il ritrovamento ha dichiarato che «Dubito che un tale annuncio sarà dato. Quello dell’anello mancante è una sorta di tormentone che ciclicamente torna. Ma gli elementi a disposizione sono troppo pochi per poter dire che di questo si tratti».

La ricerca dell’anello mancante, non è terminata e credo non terminerà mai. Dopo oltre 150 anni di ricerca nel campo della paleontologia e migliaia di fossili ritrovati completi una sola certezza si è potuta evidenziare e cioè che di specie in fase di trasformazione (il vero termine usato da C. Darwin) neanche l’ombra, al contrario il ritrovamento di pecie completamente formate è una costante e ciò sta a dimostrare che non vi sarebbe nessun tipo di trasformazione da specie ad altra specie.

Fabrizio Fratus

Microevoluzione ed evoluzione



Vi ho già scritto in passato ed ora ho un nuovo quesito da porvi: cercando di districarmi tra i vari libri e articoli che parlano della creazione sono giunto ad una conclusione e vorrei sapere la vostra opinione. Il concetto di evoluzione è sbagliato ma non del tutto cioè io credo che dalla creazione ci sia stata una micro-evoluzione degli esseri viventi che ha dato origine alle varie razze. Prendiamo ad esempio il cane, Dio ha creato una sola razza di cane ma con il tempo l’evoluzione ha portato ad avere tutte le razze di oggi. Idem per l’uomo, Adamo era bianco o nero o di altra razza (o di nessuna) ma le condizioni esterne hanno portato al risultato di oggi. Vorrei sapere se sono in errore perché questo concilierebbe le due teorie di creazione e evoluzione.

Gianluca Capaldini

RISPOSTA

Sono d’accordo con la sua impostazione, ma gli evoluzionisti non si fermano alla micro-evoluzione. Essi affermano, per esempio, che i pesci hanno generato gli anfibi, gli anfibi i rettili, i rettili gli uccelli. La maggior parte arriva fino a dare per dimostrato che tutti gli esseri viventi derivano da una sola cellula primordiale. Perciò la sua impostazione non è un modo per conciliare le due impostazioni, ma è una sostanziale negazione dell’evoluzione.

Fernando De Angelis