La velocita’ dei processi evolutivi durante il cambriano


Riporto un interessante e ottimo articolo di Carlo Alberto Cossano in relazione alle interpretazioni presentate dai diversi siti evoluzionisti. Carlo e’ un collaboratore del sito evoluzionescientifica.org

Leggendo l’ultimo interessante articolo “Rates of Phenotypic and Genomic Evolution during the Cambrian Explosion” pubblicato su Current Biology relativo all’esplosione Cambriana (uno dei più grandi ed imbarazzanti problemi per la Teoria dell’Evoluzione) va subito riconosciuta l’apprezzabile onestà manifesta nell’ammettere come tale evento appaia aporeticamente caratterizzato da estrema rapidità (“tempi..rapidissimi”) e da enorme varietà (“imponente radiazione”): gli autori, M.S.Y. LeeJ. SoubrierG.D. Edgecombe, arrivano a definire l’esplosione cambriana con aggettivi quali “grand” o “unusual”. E del resto sarebbe a dir poco “bizzarro” se si volesse presentare l’esplosione Cambriana come un evento facilmente inquadrabile nella cornice neodarwinista (nonostante i goffi tentativi comunque riscontrabili su alcuni noti siti evoluzionisti). L’articolo si propone di dimostrare che l’evoluzione morfologica e molecolare sia avvenuta, durante il Cambriano, ad una velocità molto superiore rispetto al periodo Fanerozoico. Ma quello su cui vorremmo soffermarci maggiormente, non è tanto ciò che l’articolo espone e spiega, quanto ciò che, in definitiva, non dice e non spiega, ovvero le ragioni di quello che, più di una conclusione, pare l’assunto.

Va onestamente riconosciuto come il recente libro “Darwin’s Doubt”, besteller di Stephen Meyer che abbiamo recensito per primi sulle pagine di ES, abbia alzato un tale “polverone” mediatico che, in qualche modo (ovviamente senza nè pubblicizzarlo nè tantomeno citarlo) la nomenclatura neodarwinista si è sentita in obbligo di tentare una risposta con l’articolo in tema, pubblicandolo su una rivista scientifica. Tentativo che crea più perplessità di quante ne voglia risolvere.

Per semplificare, magari in maniera estrema ma certamente in modo tale da chiarire bene il nocciolo della questione, facciamo il seguente esempio:

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Sfruttando una cospicua eredità da poco reclamata, che consiste in una grande villa e in un discreto gruzzolo monetario, decidete di trasferirvi nella nuova dimora che, però, è completamente da ammobiliare, se non per la presenza di qualche sporadica cassapanca, di un paio di madie e tre sedie.

Dopo aver svuotato un prestigioso mobilificio acquistando il meglio della mobilia in commercio, all’avanguardia nel design e nella tecnologia, richiedete al venditore anche il montaggio, che inizierà il lunedì successivo e che verrà eseguito da un numero ridotto di montatori. Alle 8:30 del lunedì successivo, i montatori arrivano puntuali e con fare molto serio e professionale, sebbene siano solo in due. “Forse a breve arriveranno altri ad aiutare” pensate speranzosi. Decidete quindi di lasciarli lavorare tranquilli e tornate nel pomeriggio per verificare l’avanzamento dei lavori, verso le 16:30. Arrivati a quell’ora, iniziate a preoccuparvi del fatto che non sentite alcun rumore, nè vedete imballaggi vicino ai camion. Entrando in casa, scoprite poi con estremo disappunto che in due, dopo quasi 8 ore di lavoro, hanno montato solo una nuova cassapanca con specchiera, e che la stanno fissando al muro proprio mentre voi entrate! Gli altri mobili sono ancora imballati e fascettati, dentro i due camion carichi! Cosa ancora più indisponente, vedete i montatori affaticati e sudati, come se avessero scaricato un bastimento e vi stessero prendendo bellamente in giro! Vi lamentate e, viste le giustificazioni insoddisfacenti, decidete di fare un salto al mobilificio, che dista pochi minuti: non trovate il titolare, anzi, non trovate nessun responsabile, nemmeno al telefono. Decidete di conseguenza di tornare in villa per cercare in qualche modo di spronare i montatori. Rientrate in casa alle 16:45 esatte, solo un quarto d’ora dopo ma la situazione che si presenta davanti ai vostri occhi ha dell’incredibile. Tutti i mobili sono completamente montati, puliti, con luci interne accese, appesi al muro nei posti previsti, i vari elettrodomestici-iper-tecnologici sono collegati e funzionanti, in tutte le stanze della casa e per terra non c’è nemmeno un pallino di polistirolo! Un lavoro incredibile, praticamente perfetto, che richiederebbe una settimana di lavoro intenso di una squadra di almeno dieci esperti montatori! Sbigottiti e stupefatti, chiedete: “Ma mi spiegate come avete fatto, in un quarto d’ora, a montare due camion di mobili, quando in 8 ore eravate riusciti ad attacare al muro solo uno specchio e a scaricare una cassapanca?” A quel punto, uno dei due montatori, serio, vi risponde: “Abbiamo lavorato più velocemente”.

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Ecco. Questa è la “spiegazione” fornita dall’articolo di Current Biology e dai numerosi siti evoluzionisti che lo hanno pubblicizzato.

L’aumento del ritmo evolutivo, anche se fosse dimostrato sperimentalmente e non semplicemente da modelli matematici ipotizzati ad hoc che lo presentano come “perfettamente plausibile e compatibile”, è al massimo un effetto, non una causa, dell’estrema complessità e varietà che è “esplosa” nel Cambriano.

Dove sono le forme di transizione che hanno permesso questa rapida gradualità? Cosa ha causato l’enorme aumento dell’informazione genetica che ha reso possibile varietà così complesse e diversificate, senza precedenti nemmeno lontanamente paragonabili con quello che era avvenuto nelle stratigrafie inferiori?

Il paragone dell’esempio sopra tra una cassapanca minimale con specchio montata in 8 ore ed una intera mobilia perfettamente installata, con cucina multifunzionale e letti a scomparsa, è ovviamente riduttivo e non rende completamente l’idea dell’universo di differenza tra le forme di vita che i fossili rivelano esistere prima del Cambriano e ciò che appare nell’esplosione biologica: parliamo praticamente solo di batteri e microbi che di colpo sono attorniati da animali complessi e completamente formati, di dimensioni dell’ordine dei metri e provvisti di zampe, cervelli, sistemi nervosi e digerenti.

Quanti erano i montatori della casa? Venti, cento, mille? Tutti esperti e forti? E perché si sarebbero nascosti per non farsi vedere? E perché solo un quarto d’ora prima non si sentivano rumori nè si vedevano imballaggi in giro per la casa, mobili parzialmente montati o altri segni di attività?

Perché gli strati precedenti al cambriano sono privi di ipotetiche forme intermedie, praticamente con la sola esclusione della controversa fauna di Ediacara, che ancora oggi non viene nemmeno universalmente riconosciuta come tale?

Perché gli ipotetici introvabili organismi molli, che non si sarebbero preservati a causa della loro “delicatezza” strutturale, compaiono invece in molti siti, fossilizzati e ben distinguibili? E anche se la loro struttura fosse incompatibile con la fossilizzazione, stiamo comunque parlando di un organismo troppo diverso ed “inferiore” morfologicamente rispetto alla complessità e varietà emersa dopo.

Manca una spiegazione per l’esplosione cambriana, e questo è sempre più vero sin dai tempi di Charles Darwin e del suo dubbio: egli sperava che il problema venisse risolto con futuri ritrovamenti. Sappiamo invece che la situazione si è sempre più complicata, in parallelo con la nostra conoscenza di quanto sia complicato da spiegare (con i processi evolutivi) qualunque minimo percorso metabolico molecolare, per non parlare di organi o “body plans”. La “spiegazione” che ci viene fornita è, in sintesi, la seguente: tutto è avvenuto ‘più velocemente’Sic et simpliciter. Naturalmente… che nessuno osi chiedere “come” e “perché” ciò sia avvenuto.

Carlo Alberto Cossano

Giuseppe Sermonti aveva e ha ragione!


comitato antievoluzionista

Sono anni che mi batto contro l’Evoluzionismo, e per necessità dialettica ho fatto quasi finta di credere che si trattasse di una Teoria Scientifica. In realtà all’Evoluzionismo manca una cosa per essere oggetto scientifico: una formulazione. Le definizioni di Evoluzione, che si trovano nei vocabolari letterari, sono esattamente quello di cui gli scienziati non vogliono sentir parlare. Il Devoto-Oli ha: “…passaggio lento e graduale degli organismi viventi da forme inferiori e rudimentali a forme sempre più complesse”. Sbagliato, dichiarano gli scienziati di Harvard; l’evoluzione organica è una forma di adattamento locale che non implica alcuna forma di progresso. Poi ci ripensano e concludono che“adattamento” non significa nulla. Vuol dire “sopravvivenza”così che la migliore definizione dell’Evoluzione è la “sopravvivenza dei sopravvissuti”. Se cercate nei glossari dei testi scientifici una definizione di Evoluzione potete trovarvi di fronte qualcosa del genere: “cambiamento di frequenze geniche in una popolazione”. A buon diritto vi sentirete presi in giro, convinti come siete che l’evoluzione è qualcosa che dovrebbe consentire di passare da un batterio a una tigre, e non un’operazione statistica.
Ma allora che cos’è l’Evoluzionismo? E’ l’ovvietà secondo cui, se le cose ci sono, e un tempo non c’erano, in qualche modo e a un certo punto devono pur essersi formate, e il modo più banale e inoffensivo è quello di essersi formate un po’ per volta, gradatamente, passando dall’una all’altra. Questo vale per le nebulose, per gli organismi, per le lingue, per le culture, per gli strumenti musicali, per la tecnica, per tutto. Tale convinzione contiene l’ottimismo dell’ignorante, secondo cui all’inizio c’era l’amorfo e l’approssimato e poi è venuta l’opera raffinata; cioè l’idea che l’uomo sia nato dalla scimmia, un po’ per volta, per adattamenti, per tentativi. Fatto di cui non esiste l’ombra d’una prova, e non esiste la facoltà di dubitare.
Ma veniamo alla inveterata abitudine verbale dell’evoluzionista ad usare locuzioni come “ancora non c’era”, o “già c’era”, o “in via di sviluppo”, che presuppongono un fatale e progressivo svolgersi dell’essere verso il meglio, ancorché la teoria non lo preveda. Trasferendo alla nostra cultura la sua fede, l’evoluzionista si scandalizza che nel duemila “siamo ancora a questo punto”.
Di fronte ad ogni problema, è sempre stato un buon precetto quello di non adottare la prima soluzione, quella a portata di mano, la più felice. Ebbene, proprio l’adozione dell’ovvio “è” la ricetta dell’evoluzionista. Non richiede alcuna conoscenza, cultura, acume, può essere sostenuta da un analfabeta che di Darwin sappia solo che aveva la barba. Egli è autorizzato a sorridere con sufficienza se uno scienziato dubita che l’uomo discenda dalla scimmia. E da dove sennò? L’idea del progresso automatico esime dal problema di come improvvisa e solitaria emerge la grandezza. Giorgio De Santiliana (Il Mulino di Amleto) accusò questo “soporifero” gradualismo di essere la tenda sotto la quale nascondiamo la nostra ignoranza della storia.
Forse la più grave responsabilità culturale dell’evoluzionismo è proprio la generale opacità che esso ha disteso sulla realtà. Esso ha adottato il malvezzo, che Darwin ha inaugurato e i suoi seguaci sviluppato, di introdurre le affermazioni con dubitativi. “Forse”“potrebbe anche essere”“non si può escludere”“si può suggerire”“sarebbe anche possibile”, e così via di questo passo.
Questo fraseggiare esonera dal portare prove, dal presentare argomenti. In questo modo la nostra povera immaginazione oscura tutto il meraviglioso, tutta l’imprevedibilità, tutta l’inaudita sfrontatezza con cui la natura compie le sue opere. Il mondo è andato come è andato, ma avrebbe potuto andare in qualunque altro modo, naturalmente anche senza di noi, senza la Terra e senza il mondo. Per questo, poco ci sorprende e poco ci interessa di come sia realmente andato. Il mondo degli evoluzionisti è un mondo in cui tutto cambia, senza che succeda mai nulla. In cui i problemi non si risolvono perché non ci sono, e questa è la soluzione di tutto. Un mondo virtuale.
Il duemila si apre con l’Ingegneria Genetica, che è una distruggitrice di misteri e di incanti molto superiore ai “potrebbe essere” dell’Evoluzione. Il Faust che costruisce l’uomo in provetta se la ride di come Iddio o la Natura si siano industriati a costruire Adamo.  
Un’autorevole rivista inglese (New Scientist) ha intestato il suo fascicolo “Evolution is dead”(l’Evoluzione è morta). E argomenta così: “che cosa può importarci più della decrepita Evoluzione quando le specie cambiano sotto le nostre mani in pochi giorni? Non abbiamo più bisogno di Dio, ma neppure della Natura, cioè di quella dea baschereccia, che abbiamo tenuto in carica in attesa di prendere il potere direttamente in pugno”?
Ma l’Ingegneria Genetica funzionerà? Personalmente, ne dubito. I biologi stanno imparando ad usare i computer, e si prepara il trionfo di un altro tipo di ingegneria: la realtà Virtuale. L’evoluzione degli organismi virtuali è la biologia del futuro. Senza Dio, senza natura, senza Realtà.

Aiuto! E’ docente di Genetica molecolare all’Università La Sapienza di Roma


Un lettore del blog ha segnalato un articolo dal titolo: “Contro il furore antievoluzionista” scritto da Antonio Fantoni.

Subito dalle prime righe la confusione sull’argomento trattato è evidente, nel titolo si parla di antievoluzionismo mentre in realtà l’autore scrive di altro:

Anche il semplice enunciato della storia evolutiva della vita – e il fatto che venga insegnato nelle scuole – suscita reazioni molto forti da parte di alcuni settori religiosi fondamentalisti che non accettano l’imprevedibilità dei meccanismi evolutivi, il cui procedere nega qualsiasi finalismo. Il parere di uno scienziato.”

Si badi bene, l’autore è docente di Genetica molecolare all’Università La Sapienza di Roma. Questo, ovviamente ci mette più in imbarazzo.

Come si può notare si confonde l’antievoluzionismo con la religione, lo si fa volontariamente? Non sappiamo, ma sicuramente un po’ di malafede c’è in quanto ormai è ben nota la diversità delle posizioni. Leggendo le righe successive si risconta la seguente affermazione:

“Chi considera l’evoluzione un’«ipotesi», o una «teoria», implicitamente ne inficia il valore scientifico. Al contrario, l’evoluzione è oggi un fenomeno scientifico ed è il cardine interpretativo di tutti i fenomeni vitali. Come sanno tutti coloro che utilizzano il metodo scientifico per condurre ricerche in biologia, nessun risultato sperimentale è in contrasto con i meccanismi, scientificamente provati, dell’evoluzione. Egualmente nessuno mette più in dubbio l’unità sostanziale di tutti gli esseri viventi nelle molecole di Dna come informazione genetica di tutti gli organismi, nella cellula come organizzazione fondamentale di tutti gli esseri viventi, cioè nella continuità fenomenologica evolutiva.”

A questo punto mi sono fermato e non ho proseguito nella lettura dell’articolo, è evidente quanto il pezzo abbia uno solo scopo, quello di non essere veritiero. Ritenere la teoria di Darwin Siecnza sperimentale è ridicolo e lo dimostrano gli stessi scritti degli scienziati evoluzionisti, l’affermazione

“…utilizzano il metodo scientifico per condurre ricerche in biologia…” fa sorridere, come sappiamo gli evoluzionisti, quando si parla di ricerca etc. rimandano sempre alla biologia evoluzionista, proprio perché al contrario, nella biologia senza la parola “evoluzionista” non abbiamo possibilità di trovare nulla di empirico e sperimentale.

Riprendendo le considerazioni di Fantoni, poi, leggiamo:

gli esseri viventi nelle molecole di Dna come informazione genetica di tutti gli organismi, nella cellula come organizzazione fondamentale di tutti gli esseri viventi, cioè nella continuità fenomenologica evolutiva”,

qui si finisce col fare passare un’interpretazione come un fatto scientifico, il fatto per cui in tutte le specie esistenti le informazioni sono contenute nel DNA non vuol per nulla significare una discendenza comune, non ha senso, è solo una considerazione e non un fatto. La complessità rilevata nel DNA è talmente di sostanza che nega con ogni evidenza uno sviluppo dal semplice al complesso.

Non ho avuto il coraggio di andare avanti e mi sono posto un grande problema, sicuro che il professore sia un pezzo da 90, ho anche la certezza, come dimostrato con Cavalli Sforza, che quando si parte con il piede sbagliato si finisce per giungere a considerazioni decisamente lontane dalla verità. Al professor Fantoni consigliamo di aggiornare le sue conoscenze magari leggendosi il testo di J. Sanford o le relazioni presentate presso la  Cornell University… E’ solo un consiglio..

 

L’EVOLUZIONE DAL NULLA – CAP. 9 DI “CARO AMICO MIO”


di P. M. Boria

MAESTRO: Caro amico mio: abbiamo detto che qualunque discussione scientifica per essere conclusiva richiede necessariamente (anche se non sufficientemente) che vengano concordati i fondamentali. Nel caso della teoria dell’evoluzione è necessario e sufficiente il già citato Principio di conservazione delle proprietà naturali. Chi può rigettarlo? E con quali argomentazioni?

ALLIEVO: Possibile? Ho letto diatribe furiose tra biologi, paleontologi, tuttologi, sfaccendati, dottori, infermieri, geologi, operatori ecologici, prosseneti e licenziose pulzelle che spaccavano il capello in quattro, esaminando tutte le minuzie al microscopio…

M: E’ qui la fregatura!… Bisogna essere essenziali, seguire i principi, altrimenti ci si perde in dettagli opinabili e non verificabili (giusta l’applicazione del Rasoio di Occam), ci si perde tra le parole ed ha la meglio chi è oralmente più abile (leggo nei tuoi occhi un cattivo pensiero in riferimento alle citate pulzelle, notoriamente brave nelle prove orali e deficitarie nelle prove scritte!), non chi è più sapiente.

Per mostrare l’assurdità delle teorie evoluzioniste assumiamo come fondamentale il Principio di conservazione delle proprietà naturali. Con l’ausilio di tale principio si arriva con pochi passaggi alla conclusione che l’evoluzione darwiniana non c’è mai stata.

Reperti fossili: in uno stupendo volume (stupendo per la grafica, le foto, i riferimenti accurati, che non sfigurerebbe tra le magistrali edizioni del National Geographic) dal titolo “Atlante della Creazione”l’autore, Harun Yahya (uno che è anche bene “in grana” tanto che si può permettere il lusso di regalare i suoi favolosi volumi, e spesso nel caustico mirino di Richard Dawkins), documenta, con fotografie e commenti adeguati, che i reperti fossili animali e vegetali, risalenti alle più disparate ere geologiche (centinaia di milioni di anni fa), non differiscono da quelli di oggi.

Guarda l’ostrica del giurassico, la vespa dell’eocene, il riccio di mare ed il coccodrillo del cretaceo: tali e quali a quelli odierni… Vedere per credere… E questo rafforza la tesi che animali e vegetali siano stati creati d’emblée. Nei tanti milioni di anni (che, in una scala cosmica, sono comunque un batter di ciglia!) non c’è stato nessunissimo cambiamento.

A: Ricordo di avere letto, in uno dei tanti testi contro, che autentici imbrogli sono stati ampiamente smascherati senza che il dogma evoluzionista ne abbia sofferto quanto meritava! Ho visto che Tommaso Heinze ha prodotto un ponderoso e dettagliato manuale in cui cita una montagna di incongruenze, falsi, scherzi di buontemponi e cose simili affrontando in dettaglio questioni di biologia, paleontologia, termodinamica etc. associabili all’argomento.

M: Vorrei essere originale invitandoti a riflettere partendo dal punto di vista dei principi naturali, che fanno da supporto a ragionamenti semplici ed accessibili a tutti.

In effetti dall’uomo di Piltdown, a Lucy, agli esperimenti di Stanley Miller tutto congiura contro il Pensiero Unico: tuttavia esso gode di uno zoccolo duro formato da puri e duri che, come mi è già capitato, alle volte rinunciano al confronto… in nome della Scienza (quella con la esse maiuscola!) di cui si autonominano alfieri!

Un effetto dannosissimo è prodotto dai libri di testo per l’insegnamento delle Scienze Naturali nelle scuole di ogni ordine e grado: il biologo statunitense Jonathan Wells (sulla rivista American Spectator) riferisce delle proprie esperienze sui testi di scienze adottati nelle scuole americane, prima come studente e poi come professore (Ph.D. in Biologia della Cellula).

Esistono veri falsi (o falsi veri?): da un lato si utilizza la teoria darwiniana per interpretare i fossili, dall’altro si dice che i fossili esaminati confermano la stessa teoria!

Si utilizzano illustrazioni vecchie di oltre un secolo, realizzate già allora in modo tendenzioso, da tempo riconosciute apertamente false (disegni di Haeckel), controllando in modo subliminale lo spirito critico degli studenti (d’altronde lo stesso Wells ha aperto gli occhi dopo il dottorato…).

A: …Circolano lunghi elenchi di bufale…

M: Non apriamo altri intermezzi diamo il nostro modesto contributo alla discussione: ora applichiamo semplicemente il Principio di conservazione delle proprietà evolutive: tale principio dice che se le proprietà evolutive naturali esistevano in passato, in virtù del Principio generale di conservazione delle proprietà naturali, esse proprietà devono esistere tutt’ora.

Facciamo dunque quel che si chiama un esperimento pensato: armiamoci di macchina fotografica, risaliamo all’origine della vita e scattiamo di tanto in tanto un’istantanea in grado di testimoniare l’evoluzione degli esseri viventi:

  • Prima istantanea: da qualche parte troveremo i primi organismi viventi, supponiamo unicellulari; li fissiamo sulla pellicola.

  • Seconda istantanea: i primi organismi viventi si evolvono, mentre, da qualche altra parte se ne originano degli altri (ne esistono tuttora!); fissiamo il tutto sulla pellicola.

  • Terza istantanea: nel mare fotografiamo un pesce (o quel che gli evoluzionisti preferiscono), mentre all’intorno potremo ammirare tutte le forme di vita che hanno un grado di evoluzione inferiore al pesce, dall’organismo elementare in avanti; fissiamo il panorama nella pellicola.

In ogni istantanea troveremo, in successione, tutte le forme, precedenti assieme alle contingenti, ma proprio tutte. E non sarà possibile distinguere tra forme furbescamente dette di transizione e forme “definitive” (ma definitive non ne dovrebbero esistere dato che non è dimostrato che l’homo sapiens sia un punto d’arrivo!). Qualche forma sarà soggetta ad estinzione, d’accordo, qualche altra si adatterà meglio ad un ambiente più caldo, qualche altra ad un ambiente più freddo, qualcuna tirerà le cuoia etc. etc.

Se arriva il meteorite (o l’eruzione del vulcano) che, combinando grossi guai provocherà, tra l’altro, l’estinzione dei dinosauri, e se chi si estingue rimane estinto, e l’evoluzione non lo rimpiazza, la teoria comincia a scricchiolare (la congruenza dell’osservazione c’è: è troppo facile emettere qualche grugnesco bla bla campato in aria, non verificabile, per contraddire).

Facendo tante istantanee, fino ai nostri giorni, dovremmo trovare, viventi, anche tutte le forme intermedie, a cominciare dagli organismi unicellulari che abbiamo fotografato al primo scatto (e che, effettivamente, troviamo e che troveremo anche nell’ultimo fatto ai nostri giorni) e che proseguiranno nella loro evoluzione mentre dei nuovi organismi semplici nasceranno ancora etc. etc.

Domanda: sai perché le scimmie hanno assunto la posizione eretta?

A: Maestro mio, no!

M: Trattieni le risate: la risposta ufficiale degli evoluzionisti (Piero Angelo docet) è “perché l’erba era alta”.

Continuiamo, dunque, con le nostre fotografie: abbiamo ancora delle scimmie?

A: Direi di si…

M: Abbiamo ancora erba alta?

A: Ridirei di si…

M: Ti pare che abbiamo ancora scimmie che assumono la posizione eretta? Oppure sono diventate così intelligenti da circuitare il campo d’erba alta per comunicare tra loro oppure hanno imparato ad usare la falce (il martello)…

A: …maestro mio basta così… Mettiamo via la macchina fotografica. La faccenda dell’erba alta è veramente assurda!

M: Eppure questo si insegna ai giovani d’oggi. Tale e quale! Ed i (rari) genitori che fanno le loro rimostranze perché non accettano che ai propri figli vengano ammannite queste balle vengono trattati come imbecilli fondamentalisti, magari religiosi, anche se la creazione, come si sa (stiracchiando di qua e stiracchiando di là…) è data per compatibile con l’evoluzione (ma la religione, in quel che abbiamo detto qui, non c’entra proprio per nulla!).

Flores D’Arcais, Vito Mancuso e le false certezze.


Di 

 

 “Il caso o la speranza?”, dalle false certezze del libro di Paolo Flores D’Arcais e Vito Mancuso al problema reale della degenerazione genetica.

 

Questa volta in radio si parte spendendo qualche parola  sul  saggio scritto a quattro mani da Paolo Flores D’Arcais (filosofo,  firma di Micromega) e Vito Mancuso (teologo cattolico) intitolato Il caso o la speranza? Un dibattito senza diplomazia”Fratus, che  ha letto il libro,  interroga Pennettasu temi ed argomentazioni che gli sono sembrate motivo di particolare interesse. Pennetta si pone quindi come’semplice’ interlocutore per discutere sulle varie argomentazioni che man mano emergono dal commento di Fratus sul saggio. Si va leggendo e commentando un brano tratto dalla pagina 27 del saggio dove si legge:

“Per quanto riguarda Dio , allora noi sappiamo tutto. Dal primo istante , o meglio dall’istante immediatamente successivo al Bing Bang, fino alla comparsa di Homo sapiens e alla sua avventura che anche tu e io stiamo ora vivendo: ciò che è avvenuto con il Big Bang, le galassie, il sistema solare, la nascita della vita, l’evoluzione dai procarioti ai mammiferi, fino alla <<scimmia nuda>> che tutti noi siamo, contraddistinta dalla neocorteccia e dal cammino eretto, è spiegato dal sapere scientifico.

Ignoto rimane ancora solo quel frammento di frammento di istante, un secondo alla meno 33, che è talmente infinitesimo che in realtà non riusciamo neppure a pensarlo, ad immaginarlo. Che prima o poi la scienza ci sveli cosa è esattamente accaduto in quell’attimo talmente impalpabile che lo possiamo chiamare ‘attimo-zero’, nulla toglie al fatto che comunque l’intero svolgimento del cosmo e della storia del pianeta Terra è stato indagato e spiegato prescindendo da Dio. Insomma, come rispose il grande astronomo Laplace a Napoleone:” Dio è un’ipotesi superflua”

Pennetta, un po’ basito nell’udire certe parole da parte di chi ha fatto della filosofia, dapprima ironizza un po’ sul fatto che stando così le cose allora si possa chiudere baracca, allora la ‘scienza’ è finita, non c’è più nulla da scoprire se si sa tutto. Poi va a sottolineare l’errore del citato determinista Laplace, che mischia ‘impunemente’ campi che non è corretto mettere insieme.

Fratus, ricordando parole del genetista E.Boncinelli:

“la vita è un fenomeno, per così dire, strano, per non dire unico […]o 3 miliardi e mezzo, o 6-7 miliardi, non è che faccia una grande differenza […]In definitiva possiamo dire che non sappiamo come è nata la vita. “

Si chiede con Pennetta perché D’Arcais (ovviamente si criticano le tesi, le parole del filosofo e non questo quanto persona) si tenga tutto per se un (beh più di uno) segreto così importante come quello dell’origine della vita, che è lontanissimo dall’essere qualcosa su cui sappiamo tutto, e che, spesso lo abbiamo ricordato, anche se ciò viene fatto erroneamente, sia un qualcosa che viene separato dal resto della teoria dell’origine delle specie e posto più come assioma di partenza. Senza contare poi che esiste un’impossibilità intrinseca alla natura stessa dei fenomeni, che stabilisce nei processi di misura il confine oltre il quale non ci si può spingere ora e per sempre. Diventa pertanto qualcosa di incomprensibile affermare in tal modo che ‘sappiamo tutto’. Quella parte infinitesima poi non è paragonabile ad un ultimo piccolo pezzetto che non abbiamo osservato  di un  campo di migliaia di ettari, in perfetta continuità con la natura e la sostanza della parte rimanente. Oltre il cosiddetto “Muro di Planck” le leggi di natura cessano di essere valide, la nostra fisica non esiste più e non possiamo avere quella conoscenza.

Pennetta quindi propone un’analogia fra il passo tratto dal saggio di F.D’Arcais e la figura baconiana del sacerdote della scienza. Quello che deve rigettare i non lo so, il dubbio, un po’ l’umiltà dello scienziato e il carattere auto-dubitativo della scienza, deve infatti essere rappresentante di un qualcosa in grado di dare risposte su tutto, affidabili e certe. In poche parole si tratta di una professione di fede allo scientismo, uno dei falsi miti del XX secolo, secondo cui la scienza è in grado di cogliere e spiegare ogni aspetto della realtà.

Si prosegue parlando del Celacanto in relazione a quanto scritto da Pennetta in un suo recente e molto discusso articolo su CS in cui mostra come il celacanto fin da subito da quando ne venne fatta una  ricostruzione, a quando venne ‘miracolosamente’ ripescato, fino ai recenti risultati sullo studio genomico del pesce,abbia sempre causato qualche problema al neodarwinismo finchè oggi non arriva a farne esplodere le contraddizioni. Adesso il celacanto è stato anche definitivamente tagliato fuori dalla linea evolutiva che porterebbe dalle specie acquatiche a quelle anfibie sulla terra. Non è certo questo il gran problema o l’argomento di discussione. Infatti, Pennetta ricorda come fin da quanto fu pescato si poterono avere sotto gli occhi tutte gli errori della ricostruzione proposta fatta sulle base dei resti fossili, di come per esempio non avesse pinne carnose che rappresentassero proto zampe etc  etc..

Ponendo dunque attenzione su tutte le varie ricostruzioni e permettendo di interrogarsi  nuovamente sulla veridicità delle medesime, se ne era già parlato qua. Alcuni sostenitori del neodarwinismo,molto incautautamente, sono arrivati a dire che le somiglianze esteriori a priori non implicano una pari somiglianza genetica,cercando di trovare scappatoie al fatto che il celacanto si fosse mantenuto ‘praticamente  identico’. Beh, in tal caso il prof.Pennetta aveva fatto notare che questo rappresenterebbe solo un’ulteriore colpo al cuore alle varie ricostruzioni fatte, infatti si potrebbero scartare a priori tutti quelli presentati come nostri predecessori ad esempio.. E poi il celacanto con un tasso di mutazioni molto lento ed essendo rimasto quindi pressoché invariato, rappresenta un  invito a riflettere su quale affidabilità possiamo dare alla datazione ottenuta in questo modo. Inoltre se considerassimo una situazione di equilibrio di H&W dovremo considerare una popolazione ideale. Una popolazione  è ideale se:

1)La mutazione può essere ignorata
2)Si hanno generazioni discrete, non sovrapposte
3)Gli individui si accoppiano in maniera casuale
4)La dimensione della popolazione è molto grande
5)La popolazione è chiusa
6)La selezione non influenza le frequenze alleliche (si tenga presente che una selezione stabilizzante di fatto avviene sempre)

Una popolazione ideale, in equilibrio, non può ‘evolvere’, infatti il neodarwinismo, per dirla semplicemente, prevede che l’evoluzione  si ha quando l’equilibrio di H&W viene spezzato grazie a forze evolutive, selezione, migrazione, deriva etc..). Fra esse (le forze evolutive) però vi sono anche le mutazioni, che devono per forza di cose anche portare novità nella popolazione e non solo danneggiamenti, rotture etc..

Le mutazioni (errori di copiatura del DNA) si verificano continuamente, ma la maggior parte di esse sono “neutrali”, cioè rendono il genoma di pochissimo “difettoso” rispetto all’originale e senza che ciò pregiudichi la vitalità dell’organismo. Una piccola parte delle mutazioni sono non neutrali (anche più mutazioni a catena nel tempo) e possono causare incompatibilità o favorire un’adattamento. Secondo l’ipotesi neodarwiniana dovrebbero anche portare delle novità, cosa che però manca di corroborazione ed incontra diversi problemi in un’analisi statistico-matematica.
Fintanto che quindi le mutazioni non influenzano il fenotipo la selezione non interviene e non può, come vorrebbe il neodarwinismo, guidare l’evoluzione. La formazione di nuovi alleli neutrali (tramite le mutazioni neutrali) e la loro fissazione nella popolazione tramite l’azione di processi come per esempio la deriva genetica fa si che o questi alleli siano eliminati dal pool genetico oppure aumentino in frequenza fino a fissarsi, cioè a restare permanentemente nella popolazione. E di essi nel celacanto non vi era traccia….un bel problema.

La risposta migliore a questo è che il celacanto rappresentasse, semplificando,  una sorta di eccezione. Le mutazioni ‘registrate’ consentono di dire che o il celacanto ha un tasso evolutivo incredibilmente lento (appunto un’eccezione) oppure qualcosa non va nel paradigma, o anche il pesce recentemente dovrebbe aver incontrato qualcosa come un ‘collo di bottiglia’, ma questo resta tutto meramente ipotetico. Si dice che l’ambiente così estremo, così isolato favorisse il mantenimento di una creatura così specializzata per quell’ambiente. Per riflettere ancora sulla degenerazione, si potrebbe riprendere gli esperimenti sui topi di Cuènot. Cuènot osservò che essi (i topi) in circostanze normali avessero una pelliccia grigio-marrone scura, ma che c’erano anche topi con un manto giallo. Questi, incrociati con topi normali davano una popolazione in cui metà popolazione aveva il manto giallo, e non mostrava problemi per la fitness. (Il topo giallo era un eterozigote (due alleli diversi per un certo gene) e che la caratteristica gialla (AY) è dominante normale (A)). Poi se un topo giallo si fosse incrociato con un’altro giallo si osservano il doppio di topi gialli mentre l’aspettativa sarebbe di tre volte. Questo perché quando un topo diviene omozigote (AYAY) per il colore giallo non può sopravvivere. Infatti nell’utero di femmine gravide, un quarto degli embrioni è stato trovato morto.

La spiegazione di questo è che si tratta dell’avere o no  una proteina essenziale, che, quando si verifica una sola volta, essa (tra le altre cose) provoca il manto giallo, ma sua completa assenza è letale. Si scoprì che esistono molti di questi geni letali che possono provocare morte o embrionale o in corso di vita. Alcune cause di morte in eterozigosi, altri solo in omozigosi. C’è un termine per la collezione completa dei geni letali che risiede in una popolazione o gruppo di popolazione e va sotto il nome di ‘carico genetico’. Questa è una chiara forma di degenerazione. La selezione,il non isolamento etc..possono ridurre questo fenomeno non eliminarlo. Tracce dovrebbero essere trovate.

Sia le affermazioni ‘curiose’ di D’Arcais,sia il caso del celacanto hanno permesso un’operazione di critica mirata soprattutto a sottolineare, mettere bene in luce cose su cui si glissa, cose che rimangono comunque per lo più non dette se non distorte o piegate a ideologie o paradigmi..e pertanto rappresentano occasioni per gridare che il re è nudo e che non indossa i vestiti che i lacchè sostengono indossi.

Una puntata allegra dai toni spiritosi,che però affronta tematiche che meritano adeguate riflessioni.

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La trasmissione è disponibile al seguente indirizzo:

https://www.dropbox.com/s/gqzso91bhybur91/27_04_13.mp3

Selezione naturale: non spiega l’evoluzione ma plasma la società della morte


Di 

 

Ormai non ci crede più nessuno che la selezione abbia a che fare con l’evoluzione.

 

Emerge adesso quella che da sempre è la verità, la selezione serve a forgiare la società materialista e ultraliberista.

 

Guido Ceronetti, classe 1927, definito poeta, filosofo, scrittore, giornalista, drammaturgo suWikipedia, è stato certamente un importante esponente della cultura del secondo ’900. Da sempre di ispirazione malthusiana è noto per le sue posizioni a favore del controllo demografico, ma anche contro l’igiene personale, espresse ad esempio nell’articolo  Ceronetti: Siamo troppi, ci facciamo troppe docce pubblicato su Repubblica nel 2007. La sua visione del mondo è improntata ad un materialismo puro, un materialismo che porta ad equiparare l’uomo all’animale, tanto che coerentemente sostiene il vegetarianismo.

Adesso, a 86 anni ci mostra dalle colonne del Fatto Quotidiano in un articolo intitolato Longevità, patologia sociale la sua visione della vecchiaia, ed è una visione ancora una volta coerente con la sua impostazione materialista, niente di particolare dunque. Quello che colpisce è un passaggio del suo articolo, un passaggio sugli anziani che a molti di noi non può passare inosservato:

Fino a qualche anno fa, nelle città nostre e d’Occidente, il mio stesso invecchiare senza difficoltà deambulatorie mi rendeva orbo di fronte all’impressionante quantità di gente invalida per schiena e gambe, in avanzata senescenza, tutti sostenuti o sospinti da parenti o da badanti, sguardi gonfi di tristezza, facce oscurate dall’istupidimento.

Gli cedevo il passo, ma li vedevo come da un cannocchiale rovesciato, reduci tutti da uno struggle-for-life che non risparmia nessuno. 

 

Sul cannocchiale rovesciato con il quale Ceronetti osservava gli anziani erano dunque montate lenti darwiniste dichiarate grazie all’uso di quella frase pronunciata nella forma originale in inglese “struggle for life“:

 

La visione della realtà di Ceronetti è dunque governata dalle leggi del darwinismo sociale, e ce lo dice sottolineando la frase presa dall’Origine delle specie di Charles Darwin, una visione secondo la quale la legge fondamentale della natura, e di conseguenza della società umana, è quella della sopravvivenza del più adatto, della selezione naturale che governa la lotta per l’esistenza. E coerentemente anche i vecchi non sono ritenuti “adatti”.

La competizione tra le specie premia le più adatte, poi la competizione all’interno della stessa specie premia ancora i più adatti ed è a questo livello che il darwinismo ha partorito l’eugeneticacon la quale gli esseri umani vengono divisi in “degni” e “non degni” di vivere.

Infine si giunge inevitabilmente alla conclusione che all’interno delle popolazione umana anche i vecchi, nonostante abbiano evidentemente vinto la “struggle for life”, non sono neanche loro più adatti alla lotta per l’esistenza.

E quindi, eliminati anche i sopravissuti, la struggle for life si rivela nella sua essenza di gioco in cui non esiste alcun vincitore.

Ceronetti reclama quindi il diritto alla morte come fuga da una vita che nella sua prospettiva non ha più senso, e da uomo di cultura lo rivendica proponendo il dialogo tra la Morte e il Cavaliere cheBergman rappresentò nel Settimo sigillo:

…una vita ridotta a un “assurdo orrore”, come il Cavaliere dice alla Morte, ed è quella in cui ci hanno conficcati con l’obbligo di non uscirne che ridotti a cadaveri viventi, non può essere pensata e vissuta che come una ossessiva vergogna.

E così, mentre la selezione naturale ormai viene sempre più abbandonata dagli evoluzionisti che non la vedono più come fattore determinante nel fenomeno dell’evoluzione, essa resta invece come fondamento di una visione distopica della società umana.

Ma a ben vedere si tratta solo di un ritorno all’origine, Darwin aveva preso la lotta per l’esistenza dalle idee dell’economista Thomas R. Malthus preoccupato di giustificare i privilegi e gli abusi della classe dominante nell’Inghilterra della Rivoluzione industriale, una classe vincente che così diventava legittimata nella sua posizione dominante  dalle leggi di natura, e più precisamente dalla legge della selezione naturale. Oggi le teorie malthusiane ritornano nella società e nell’economia provenendo dal mondo della scienza.

Il darwinismo scientifico e darwinismo sociale sono due teorie che si supportano reciprocamente, che concorrono ad un’unica visione del mondo rivestita arbitrariamente della legittimità della scienza.

Quando finalmente cadrà la falsa convinzione che la selezione naturale sia la legge che sta alla base della vita, la società si libererà anche dal darwinismo sociale.

NOI SAPPIAMO TUTTO (?) Un commento alle riflessioni di Paolo Flores D’Arcais


E’ appena uscito nelle librerie (Marzo 2013) il saggio scritto a due mani da Paolo Flores D’Arcais e Vito Mancuso “ Il caso o la speranza ? Un dibattito senza diplomazia “.

Vito Mancuso è un noto teologo cattolico che già in precedenti pubblicazioni ha difeso le ragioni dei credenti, Flores D’Arcais è invece un filosofo, esponente di spicco del fondamentalismo ateo in Italia .Coerentemente con il sottotitolo del libro, i due intellettuali affrontano senza diplomazia la madre di tutte le questioni : l’esistenza di Dio.

Sono rimasto basito leggendo alcune dichiarazioni di Flores d’Arcais che riporto integralmente dal testo insieme al mio personale commento

  1.  ( pag. 27) “ Per quanto riguarda Dio , allora. Noi sappiamo tutto ( il corsivo è mio). Dal primo istante , o meglio dall’istante immediatamente successivo al Bing Bang , fino alla comparsa di Homo sapiens e alla sua avventura che anche tu e io stiamo ora vivendo : ciò che è avvenuto con il Big Bang , le galassie , il sistema solare, la nascita della vita ( il corsivo è mio) , l’evoluzione dai procarioti ai mammiferi , fino alla <<scimmia nuda>> che tutti noi siamo , contraddistinta dalla neocorteccia e dal cammino eretto , è spiegato dal sapere scientifico. Ignoto rimane ancora solo quel frammento di frammento di istante , un secondo alla meno 33, che è talmente infinitesimo che in realtà non riusciamo neppure a pensarlo , a immaginarlo. Che prima o poi la scienza ci sveli cosa è esattamente accaduto in quell’attimo talmente impalpabile che lo possiamo chiamare attimo-zero , nulla toglie al fatto che comunque l’intero svolgimento del cosmo e della storia del pianeta Terra è stato indagato e spiegato prescindendo da Dio . Insomma , come rispose il grande astronomo Laplace a Napoleone, Dio è un’ipotesi superflua….]

Commento di Ferdinando Catalano :

Ho sempre pubblicamente sostenuto, in tempi non sospetti, la sterilità di certi argomenti cari agli evoluzionisti sulla divisione dei saperi e delle competenze accademiche . Secondo loro io non avrei titolo a parlare di evoluzione perché non sono un biologo .Non voglio qui rinnovare la polemica a volte stucchevole, dirò semplicemente che un filosofo come Flores D’Arcais può parlare di tutto anche di cosmologia e biologia , ciò che si richiede è che le sue argomentazioni siano documentate, documentabili e verificabili.

Orbene, quando scrive che “ noi sappiamo tutto “ Flores D’Arcais si genuflette con pia devozione davanti all’altare dello scientismo, uno dei falsi miti del XX secolo, secondo cui la scienza è in grado di cogliere e spiegare ogni aspetto della realtà. Vorrei ricordare al prof. Flores che proprio da quell’altare uno dei suoi sacerdoti (Heisenberg) ha enunciato nel 1927 il principio di indeterminazione che sancisce un limite invalicabile alla conoscenza scientifica e non già per l’incapacità attuale (ma non futura secondo Flores ) della mente umana, ma per un’impossibilità intrinseca alla natura stessa dei fenomeni, in re ipsa ,che stabilisce nei processi di misura il confine oltre il quale non ci si può spingere ora e per sempre. Se fosse ancora vivo Laplace, il padre del determinismo, non ci dormirebbe la notte per il dispiacere.

Dunque “noi sappiamo tutto “ scrive Flores D’arcais anzi no, ci manca la conoscenza di cosa sia successo in quell’intervallo di tempo che va dall’istante zero fino a 10 alla meno 33 secondi, un’inezia temporale, e che comunque, lascia intendere Flores, prima o poi gli scienziati riusciranno a penetrare. Colgo in quest’affermazione non solo una presunzione di onniscienza ma anche mancanza di approfondimento: certo, rispetto ai 14,3 miliardi di anni circa ( età cosmologica stimata dell’Universo fisico) l’intervallo di 10 alla meno 33 sec. è davvero come un battito di ciglia ma la questione è decisamente diversa : non si tratta, per fare un esempio, dell’ultimo millimetro di uno stesso filo di cotone lungo centomila kilometri, in perfetta continuità con la natura e la sostanza della parte “ rimanente”. Assolutamente no. Oltre il cosiddetto “ Muro di Planck “ ci è preclusa ogni possibilità di conoscere cosa sia accaduto, perché al di là di quel muro tutte le leggi di natura cessano di essere valide , la nostra fisica non esiste più. Affermare come fa Flores D’Arcais che “ prima o poi sapremo cosa è accaduto“ significa disconoscere l’esistenza di questo limite invalicabile , un po’ come affermare che prima o poi i matematici riusciranno a risolvere un sistema in cui il numero delle incognite sia maggiore del numero delle equazioni. Ma non basta. E’ proprio in quell’intervallo di tempo la cui storia inconoscibile è in totale discontinuità con la successiva, che vengono fissati i valori delle costanti fondamentali dell’Universo, valori raffinatissimi dai quali dipende l’intera storia del Cosmo e dell’umanità ,compreso me che vi scrivo. In breve, l’Universo è così com’è e non altro, proprio in virtù di quei valori raffinatissimi. Cambiatene uno anche solo nella quarta o quinta cifra decimale e non saremmo qui a parlarne. E allora : se il cosmo che ci circonda (e di cui facciamo parte) ha un senso, è perché contiene in sé, sin dall’origine, un’informazione incredibilmente complessa, un’essenza non fisica che lo elabora, lo orienta, lo realizza.

  1. All’interno di quel “ noi sappiamo tutto “ il prof. Flores D’Arcais ci mette dentro anche la nascita della vita.

Commento di Ferdinando Catalano :

Ma davvero il prof. Flores D’Arcais è in grado di spiegarci l’origine della vita? Davvero la biologia del XXI secolo sarebbe venuta a capo del mistero dei misteri ? Per favore, può dire qualcosa di più specifico a noi poveri ignoranti che su questo argomento brancoliamo ancora nel buio ? E se non è troppo disturbo, potrebbe informare anche il prof. Edoardo Boncinelli , genetista di fama mondiale e docente universitario al San Raffaele di Milano che su questo argomento è evidentemente poco informato ?

A riguardo riporto un estratto dell’intervista e-mail concessa dal prof. Boncinelli in occasione del Festival della Scienza di Genova in data 26 – 10 – 2011

Domanda :

Secondo gli ultimi studi, pubblicati su Nature Geoscience nell’agosto 2011, le prime forme di vita comparvero circa 3,4 miliardi di anni fa, “solo” 400 milioni di anni dopo la fine del bombardamento da meteoriti: ritiene che sia un tempo accettabile per la nascita della vita secondo i meccanismi conosciuti, o ritiene invece che possa essere plausibile l’idea di Francis Crick e Fred Hoyle della “panspermia”?

Risposta del prof. Boncinelli (estratto)

la vita è un fenomeno, per così dire, strano, per non dire unico“.

“…o 3 miliardi e mezzo, o 6-7 miliardi, non è che faccia una grande differenza…”

In definitiva possiamo dire che non sappiamo come è nata la vita.

3 ) A proposito del “desiderio di religione” insito nell’uomo, ecco come ne spiega scientificamente l’origine il prof. Flores D’Arcais .

 ( pag. 39 – 40 )

Nella nostra neocorteccia di sapiens l’evoluzione ha infatti radicato una predisposizione all’animismo, come è raccontato magistralmente in un recente e bellissimo libro di Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara e Vittorio Girotto intitolato Nati per credere…[……] La propensione (al desiderio di religione, ndr ) che nell’evoluzione infantile del singolo ripercorre quella della specie, viene fatta risalire ad un vantaggio evolutivo: credere che dietro ogni fenomeno naturale si celi una << volontà >> animata aumenta le probabilità di sopravvivenza nelle condizioni di vita primitive. Detto in soldoni : fra un gruppo di sapiens << illuministi >> convinti che dietro lo spezzarsi di un ramo c’è solo un fenomeno naturale, per esempio, tanto la forza del vento quanto la presenza di un predatore,e un altro certo invece che dietro ogni fenomeno che noi chiamiamo naturale vi sia sempre un’entità << intenzionale>> , e dunque minacciosa (il corsivo è mio), il livello di attenzione e allarme sarà molto diverso, garantendo un differenziale di sopravvivenza a vantaggio del gruppo più << allarmato>>.

Commento di Ferdinando Catalano :

Non sono sicuro di aver compreso bene : dire come fa Flores che l’evoluzione ha radicato una propensione all’animismo significa affermare che per una accidentale alterazione del codice genetico, ciò che chiamiamo in breve una mutazione, è apparso sulla scena dell’evoluzione un mutante dotato di propensione all’animismo che nella lotta per la sopravvivenza dovrà competere e infine vincere contro chi questa mutazione non l’ha subita, è così ? Questa affermazione ha il supporto di una prova scientifica o è solo un’ipotesi di ricostruzione storica del cammino di Homo Sapiens nel solco dell’evoluzione ?

Ma rimaniamo all’esempio del ramo proposto da Flores per farci capire meglio da dove arriva la nostra vocazione alla fede : dunque c’è il ramo di un albero che sta per spezzarsi (presumo nella foresta) e nei paraggi si aggirano due Sapiens , uno << illuminista>> cioè guidato dalla sola ragione nella sua interpretazione dei fenomeni naturali e uno invece mutante cioè accidentalmente dotato di una predisposizione all’animismo (non è spiegato nell’esempio se il mutante ha intanto perduto la ragione).

Ad un certo punto il ramo si spezza. L'<<illuminista>> è convinto che ciò può essere causato dalla forza del vento o dalla presenza di un predatore e , visto che è dotato della sola ragione, che fa? Sta per essere travolto dalla furia degli elementi o sbranato da una tigre e rimane tranquillo a fumarsi una sigaretta . L’altro invece, l'<<animista >>, è convinto che “ non si muove foglia che Dio non voglia “ ma si tratta però di un Dio cattivo , minaccioso e quindi se la dà a gambe. Da qui il differenziale di sopravvivenza.

 Scusate ma continuo a non capire :

– dove sta scritto che questo Dio che spezza i rami degli alberi debba essere “ minaccioso “ ? nei geni ? C’è qualche prova ? E com’è che questo Dio un tempo minaccioso e crudele , un Dio da cui scappare per sopravvivere si è trasformato, nella mente del Sapiens mutante nel Dio della fede , un Dio che ama ed è amato ? Un’altra mutazione genetica ?

 – oggi nel 2013 al termine (o quasi) del percorso evolutivo cosa succederebbe a me e Flores D’Arcais davanti ad un ramo che si spezza per la furia del vento o la presenza di una belva?

Io, ex mutante << animista>> favorito dall’evoluzione, penserei adesso che si tratta della manifestazione di un Dio buono e rimarrei lì impalato a farmi travolgere o sbranare ?

E lui che invece la ragione non l’ha persa cosa farebbe ? Resterebbe insieme a me o se la darebbe a gambe con tanti saluti per la teoria dell’evoluzione ?

E soprattutto: visto che si è creato un “differenziale di sopravvivenza “ a favore degli <<animisti>>, che ci fa Flores D’Arcais nel 2013 insieme a me a guardare un ramo che si spezza ?

A scuola cosa insegnano agli studenti? Quale teoria dell’evoluzione? – Approfondimento di Leonetto


Di Leonetto

 

Cosa dicono i programmi scolastici? Come insegnare l’evoluzione?

 

16 Febbraio 2013, ad Orvieto (http://www.enzopennetta.it/2013/02/scienza-e-pseudoscienza-a-scuola-si-parla-del-darwinismo/ ) si parla dell’insegnamento delle scienze (“La scienza ancora negata”,” Come non insegnare l’evoluzione”, ”Il fascino indiscreto della pseudoscienza”), una lodevole iniziativa alla quale non potendo partecipare il prof. Enzo Pennetta ed il dott. Fabrizio Fratus danno il loro speciale contributo dall’emittente radiofonica Radio Globe One.

Fratus inizia introducendo alcune mail che lettori di Antidarwin (https://antidarwin.wordpress.com/ ) gli hanno inviato  per porgergli alcune questioni. Uno studente liceale, M., di Albano Terme (Padova), trovandosi con un libro di testo ed un professore di scienze naturali che insegnano alcune cose (nello specifico faceva riferimento alla teoria della ricapitolazione di Haeckel (http://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_Haeckel) e trovandole contraddette sia su Antidarwin che su CS, si domanda dove stia il vero.

A., studente liceale di Avellino, fa presente che nella sua scuola, quando si parla di Darwin, viene presentato che la teoria sia un fatto, certa, qualcosa su cui non si possono sollevare obiezioni in quanto provata in toto scientificamente. E poi F. con cui Fratus spiega di avere corrispondenza da diverso tempo interessato all’argomento e a diversi correlati e che vorrebbe poter capire perché il libro ed il professore illustrino cose sbagliate. Pennetta pone subito l’attenzione sul fatto che, contrariamente a quanto pensava il prof. Pievani nella sua lettera (“Colgo l’occasione per chiedere a tutti i lettori di Pikaia e di altri siti scientifici di mandarci segnalazioni su come si insegnano le scienze naturali, e in particolare l’evoluzione, nelle scuole private paritarie di questo paese. Gli Istituti confessionali, se riconosciuti dallo Stato italiano, sono tenuti a rispettare i programmi ministeriali.”-T.P-) sono arrivate segnalazioni anche dalla parte opposta (cioè, non sappiamo se ne siano arrivate anche da chi denuncia su cose false, non scientifiche  insegnate contro l’ipotesi neodarwinista, qualora esistano casi del genere, e se esistono sarebbe buona cosa renderli pubblici).

Ora Haeckel, di cui G. Tarditi di Pikaia scrive a suo dire “come di un caro amico” un testo di cui vengono proposti alcuni capitoli (http://www.pikaia.eu/easyne2/Archivi/Pikaia/ALL/0000/181A.pdf ), fornì quella che, sempre a dire di Pikaia, ed è vero sarebbe stata  “la” prova dell’evoluzione. Il sito Origini.info dell’A.I.S.O. propone a riguardo della teoria di Haeckel un video (http://www.youtube.com/watch?v=cUcH5Fm7y2o ). In cui fra le varie cose viene detto che una frettolosa congettura degli scienziati neodarwinisti, partendo dalla constatazione che negli embrioni umani verso la nona settimana dello sviluppo, prossimi quindi a diventare feti, comparivano delle formazioni anatomiche che richiamavano in modo suggestivo le fessure branchiali dei pesci. Queste non sono però “reminescenze evolutive ma delle invaginazioni da cui si svilupperanno la mandibola, la paratiroide, il timo e parte del condotto uditivo.

Questa e le altre considerazioni presenti nel video si possono leggere sul sito dell’AISO a questo indirizzo (http://www.origini.info/articolo.asp?id=499 ). Argomento quello di Haeckel e della correzione dei libri di testo sul fatto di riportarlo come verità scientifica si era già espresso in questo articolo (http://www.enzopennetta.it/2011/11/cassano-vs-haeckel/ )ed in questo (http://www.enzopennetta.it/2012/09/darwinismo-arruolato-anche-topolino/ )mostrando anche la differenza fra lo schema ottenuto in modo “truffaldino” da Haeckel attraverso rappresentazione ‘artistica’ (http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8548873376/in/photostream ) ed il modello reale ‘a clessidra’…Tema su cui anche Alessandro Giuliani, primo ricercatore dell’ISS, ed autore anche di diversi articoli della sezione “La tavola Alta” di CS si è così espresso:

“Bèh la cosa più inquietante e che ancora si debba parlare di quattro disegnetti (non importa se veri o falsi a questo punto) dopo così tanto tempo, con lo sviluppo impetuoso dei metodi computerizzati di immagine

(http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8547784745/in/photostream; http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8547784677/in/photostream)

ancora discuto su quattro disegnetti? Capisco fossero degli inediti Caravaggeschi che dimostrassero infondata la diceria che Caravaggio non facesse disegni preparatori e neanche tracciasse i contorni sulla tela, ma quattro disegni di un naturalista di cento anni fa, e ci scrivono pure su Nature.. ’che sensazione di leggera follia..’ cantava Lucio Battisti tanti anni fa e il motivo mi ritorna in mente…”

Ma Haeckel non è certo l’unica cosa che dovrebbe essere rivista sui libri di testo e nell’insegnamento in generale circa l’evoluzione. Certo che trovate mediatiche come la recente del pollosauro di Jack Horner (http://www.enzopennetta.it/2012/05/arriva-il-pollosauro/ ) non giovano alla causa, specie se da diversi siti ,che sono presi come autorità in campo evoluzionistico non denunciano la cosa ma anzi  pubblicizzano queste trovate.. Infatti Pennetta in trasmissione riporta un pensiero di Massimo Piattelli Palmarini secondo cui la vittoria del darwinismo avviene per motivi extrascientifici, attraverso meccanismi di comunicazione, non sul piano della dimostrazione  scientifica, creando una  cappa di conformismo culturale difficile da penetrare. Sui libri scolastici invece Pennetta aveva tempo addietro dedicato un articolo (http://www.enzopennetta.it/2011/10/asino-doro-2-i-testi-scolastici/ ), dove, ancora una volta, viene mostrato il glissare, in modo peraltro abbastanza inappropriato, in quanto poi crea confusione, su quello che è “l’elefante nella stanza”, ovvero sul fatto che non si può andare oltre i confini della popolazione iniziale se non si introduce un cambiamento, una mutazione che porti un nuovo carattere. Non sapendo cosa verrà detto circa il come non insegnare l’evoluzione, Pennetta aveva però a suo tempo proposto un decalogo di cose che sarebbe bene sapere e venissero insegnate circa il darwinismo ed il neodarwinismo:

(http://www.enzopennetta.it/2012/02/caro-augias-facciamo-tornare-darwin/).

Quindi Pennetta consiglia agli studenti che vogliano approfondire l’argomento evoluzione e neodarwinismo intanto di cercare di prendere tutto quanto il professore e il /i libro/i di testo gli forniscono, sperando che offrano nel modo migliore possibile la teoria per quello che è con tutti i suoi punti base, ovvero fornire quello che è il paradigma, la versione base in tutti i punti ,questo sicuramente già sarebbe molto.

Poi, cosa che può essere utile in tutte le materie e in tutti gli argomenti di una materia, ossia proporre le obiezioni e sondare la consistenza delle affermazioni che si hanno in risposta, con rispetto per il docente e con modi consoni ad un’aula scolastica. Fare delle domande su quello che viene spiegato, al momento della spiegazione e/o su quello che viene dato da studiare sui libri di testo, e poi andare a sondare un po’ per conto proprio la consistenza delle risposte. Sicuramente, Pennetta lo fa presente, esiste ancora una difficoltà oggettiva nell’avere fonti chiare sull’argomento, e trovare  persone informate e disponibili ,competenti disposte a interloquire a rispondere. Di sicuro Pennetta si sente di dire che su CS potranno, probabilmente in tempi rapidi, trovare qualcuno che gli dia risposte e che gli sappia indicare riferimenti bibliografici (diversi che vengono suggeriti dal sito AISO e Antidarwin), e quindi consiglia quando e se volessero a scrivere tranquillamente i loro dubbi e domande.

Di volta in volta prima della trasmissione del sabato su RadioglobeOne, forse è una cosa che non viene tanto pubblicizzata, ma è possibile inviare dubbi, domande, temi sia al prof. Penentta che al dott. Fratus tramite i contatti che si trovano su Antidarwin e su Critica scientifica sia scrivendoli direttamente in un commento sempre in questi siti.

E’ importante notare, come viene spiegato in trasmissione che non vi è nessuna delegittimazione del professore, non è che questo sia ignorante o chissà che cosa, quando fa una lezione, non è l’autore di scoperte, ricerche etc. che sta riportando nella maniera più corretta possibile e  con le  modalità e metodi che ritiene più opportune, riporta ciò che ha ricevuto, cosa che avviene anche negli altri campi e negli altri argomenti trattati dallo stesso professore. Quello su cui si pone l’attenzione è che esiste un campo, abbastanza delimitato, circoscritto,falsato da una visione ideologica, fatto di cui spesso l’insegnante è completamente inconsapevole.

Trovare un insegnante antidarwinista, antievoluzionista etc.. è un’eccezione, una rarità, Pennetta tranquillizza Pievani spiegando che per sua esperienza nelle scuole cattoliche paritarie gli insegnanti di scienze naturali sono più “realisti del re”, neanche il prof. di religione insegna il creazionismo o vi fa riferimento. E comunque non è certo che tutti gli studenti che ‘escano ‘ da un corso con un professore antidarwinista diventino tali. Le conclusioni sulla cosa non sono mai oggetto di interrogazione o della spiegazione, che si basano sugli aspetti generali della teoria, al limite la discussione è qualcosa di extra, a parte.. Certo per esempio fa sapere che non si può sorvolare sul fatto che la selezione non aggiunga, che non porti nuova informazione etc.. insomma quelli che sono fatti. Non  viene infatti praticamente  mai detto che senza la mutazione la selezione non serve.

Fra l’altro in una recente peer review (http://www.enzopennetta.it/2013/02/effetto-ramanujan-lesigenza-di-un-nuovo-approccio-al-problema-dellevoluzione-umana/) della categoria ‘filosofia della scienza’ che fra le varie cose mostra anche che una mutazione per essere selezionata come  positiva o è incredibilmente rara  oppure è troppo piccola perché la selezione possa operare. Riguardo l’insegnamento dell’evoluzione viene fatto anche riferimento ad un manuale, di spessore universitario, (http://www.enzopennetta.it/2013/02/evoluzione-un-trattato-critico/) scritto da 2 biologi tedeschi (Reinhard Junker e Siegfried Scherer, con la collaborazione di dodici esperti di varie discipline, dalla paleontologia alla chimica, dall’informatica alla botanica e all’antropologia) dal titolo significativo: Evoluzione. Un trattato critico.

Certezza dei fatti e diversità delle interpretazioni, recensito su AISO  (http://www.origini.info/articolo.asp?id=166) sia su progettocosmo (http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=125 ). Ciò che lo rende unico, è che la discussione è aperta a interpretazioni filosofiche che non si limitano ad una visione ristretta all’ateismo metodologico, visione che è alla base di tutti i manuali scolastici, dalla scuola elementare all’università. Gli autori dimostrano, ove ve ne fosse bisogno, la loro massima apertura alle scoperte della scienza, sempre attenti, però, a non confondere i dati empirici con le interpretazioni dettate spesso da preconcetti o visioni ideologiche. Vengono così mostrati i fatti per quello che sono, in modo preciso  e poi vengono fornite a parte le varie interpretazioni che possono essere quelle neodarwiniste, creazioniste, dell’ID.. esponendo le posizioni in maniera assolutamente paritaria, però separandole da quelli che sono i dati empirici scientifici dimostrati.

Libro vagliato da una dott.ssa neodarwnista che lo ha reputato un ottimo manuale  Di questa impressione non sono però in quel dell’Università di Milano dove si trova (http://users.unimi.it/vertpal/italiano/libri_no.html ) una pagina in cui si fa riferimento al libro come da non leggere né da comprare (che poi già uno non si sa per cosa dovrebbe comprarsi un libro se non per leggerlo.. forse chi l’ha scritto compra libri per riempirsi una libreria una biblioteca e far credere a chi la guarda che li abbia letti.. o forse c’è chi ha l’hobby di collezionare libri (oltre alle stampe antiche anche moderni..). Pagina però che presenta il libro in maniera molto scorretta. Viene detto che il libro non è stato letto se non a stralci saltando un po’ a caso di pagine in pagine soffermando sui per esempio su una frase a pag.291 che va ad estrapolare come fosse una conclusione. Un atteggiamento che nuoce al libero pensiero, al dibattito ed alla scienza.

La registrazione della trasmissione è disponibile al seguente link:

https://www.dropbox.com/s/krsdtbsb7t0v9od/16_02_13.mp3

Le altre puntate di Radio Globe One sono disponibili nell’archivio:

http://www.enzopennetta.it/radio-globe-one-archivio-con-tutte-le-puntate-audio-e-recensio

 

Evoluzione e morte


Matt Ridley, autore del libro “Genoma. L’autobiografia di una specie in ventitré capitoli” (2002) ha scritto nel Wall Street Journal: “La morte degli individui non adatti è ciò che fa si che la specie si adatti e migliori”.

Alcuni potrebbero interpretare erroneamente il “miglioramento” di Ridley in senso generico e riduttivo. In realtà Ridley, come tutti gli evoluzionisti, intende con esso niente di meno che la macroevoluzione di tutte le specie biologiche a partire dal “brodo” chimico primordiale, ovvero addirittura il passaggio – come dice un amico musicista – “dal pantano a Mozart”. Infatti, “la morte degli individui non adatti” è esattamente la selezione naturale e, per esempio, nel suo libro Ridley scrive “la selezione naturale ha progettato i pezzi del nostro organismo”, esattamente sulla stessa scia di Darwin, che – come noto – attribuì ufficialmente alla selezione naturale il ruolo di creatore di tutte le specie.

La frase citata di Ridley ci offre l’occasione di analizzare logicamente la strana relazione che gli evoluzionisti stabiliscono fra la loro supposta evoluzione e la morte. Infatti essa potrebbe essere sintetizzata cosi: “la morte causa l’evoluzione”. Vediamo cosa succede quando una logica simile viene trasposta in altri campi. Esempio: “la rottamazione delle automobili causa la creazione di tutta la produzione mondiale di automobili”; oppure: “la bocciatura degli studenti agli esami causa la conoscenza dei professori”; oppure ancora: “il fallimento delle ditte causa la crescita economica di una nazione”.

E’ facile vedere in tutti e tre gli esempi (e quindi anche nella tesi evoluzionista) un caso di ciò che in logica si chiama errore di “non sequitur”, cioè – in una parola – “inconseguenza” o “falsa deduzione”.  La rottamazione, la bocciatura e il fallimento di per sé non sono affatto la causa degli effetti rispettivi attribuitogli. Analogamente la morte, o – eufemisticamente – la selezione naturale, non è affatto la causa effettiva dell’origine di tutti gli esseri viventi ed estinti sulla terra.

Allora quale è la vera causa? Nei nostri esempi la vera causa è sempre una causa intelligente. L’industria automobilistica, la scuola e l’economia sono create dall’intelligenza umana, cioè implicano progettazione. Può essere diversamente per l’origine degli organismi? Certo che no. La loro morte non può essere la causa della loro vita, o meglio, per essere maggiormente precisi, del sorgere della gran quantità di informazione complessa e specificata che essi contengono e di cui tutte le loro prodigiose funzionalità danno evidenza che solo un cieco può non vedere. Pensare che la morte sia causalmente antecedente alla vita è assurdo, come pensare che un effetto produca la sua causa o che la fine sia temporalmente precedente all’inizio.

Ovviamente questa è solo una delle mille contraddizioni del Darwinismo, cioè della teoria che pretende di aver definitivamente soppiantato il “disegno intelligente” in campo biologico. Alcune le abbiamo già esaminate in articoli precedenti, altre le vedremo in articoli successivi.

 

Tratto dal sito: Progetto Cosmo