DALLE BIOMOLECOLE ALLE PRIME CELLULE


Sebbene ogni singolo passaggio del processo evolutivo è un evento probabilisticamente improbabile, l’evento più probabilisticamente difficile si è sicuramente verificato quando si è formato il primo essere vivente: infatti “dal punto di vista evolutivo, sembra senz’altro più facile che una primissima cellula vivente abbia potuto evolversi gradatamente nelle piante e negli animali oggi esistenti sulla Terra, di quanto un gruppo di molecole abbia potuto raggrupparsi sino a formare quella cellula” (John Tyler Bonner prof. all’Università di Princeton)(1).

Questa doveva infatti essere come una cellula vivente – anche se estremamente semplificata – con capacità di nutrirsi, di crescere e soprattutto di duplicarsi; tutto ciò presuppone una complessità di struttura con un ordine, con una resistenza e con un fine, tutte qualità non raggiungibili con una semplice aggregazione di composti di base.

“Ammesso che in lunghi intervalli di tempo potessero formarsi spontaneamente, ora una molecola di zucchero, ora un grasso, ora persino una proteina, ognuna di queste molecole avrebbe avuto soltanto un’esistenza effimera. Come avrebbero potuto accumularsi? E se non si potevano accumulare, come avrebbero potuto formare un organismo?” (premio Nobel prof. George Wald) (2).

Ma anche se si fossero potute accumulare e legarsi in qualche modo fra di loro, questo non è certo la vita: risulta impossibile comprendere come centinaia di migliaia di – ad esempio – proteine si siano organizzate a formare le parti funzionali di un primo – seppur semplice – organismo vivente.

Infatti anche il più concettualmente semplificabile degli organismi necessita di proteine di una certa complessità e specificità (un carrier proteico di membrana necessario per il trasporto di qualche sostanza ad es. nutritiva con qualche aa. diverso non è più attivo per il suo scopo); ora la loro aggregazione – necessaria per creare questa protocellula – deve essere avvenuta in un modo specifico, ma ciò presuppone una specializzazione che non poteva essere raggiunta se non in funzione dello scopo.

Questo singolo evento richiede cioè una progettualità a monte non raggiungibile con l’ipotesi di semplici eventi statistici.

La conclusione di tutto quanto analizzato in questa sezione è che l’evoluzione chimica è un fenomeno estremamente improbabile (3). Uso il termine estremamente improbabile perché il termine impossibile, fra le categorie scientifiche, non esiste.

Come ebbe a dire lo stesso Alexander I. Oparin, nel suo già citato libro L’origine della vita: “Sfortunatamente, l’origine della cellula rimane il punto più oscuro dell’intera teoria evoluzionista” (4).

***
(1) Le idee della biologia, Mondadori, 1964.
(2) L’origine della vita, Zanichelli, 1968.
(3) G. Sermonti e R. Fondi, Dopo Darwin, Critica all’evoluzionismo, Rusconi 1980, p. 161.
(4) Alexander I. Oparin, Origin of Life, (1936) New York: Dover Publications, 1953 (ristampa), p. 196.

da Storia Libera

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