Il nuovo libro di T. Pievani? No comment


Riporto l’articolo completo del prof. Enzo Pennetta sul nuovo libro pubblicato da Rizzoli (che credevamo casa editrice autorevole) dal titolo “il Maschio inutile”. Con il Pennetta e il dott. Paolo Cioni ho trattato l’argomento in due diverse puntate di “evoluzionismo, ipotesi al tramonto?” In diretta (quasi) tutti i sabati su http://www.radioglobeone.it.

Di Enzo Pennetta

L’ultima affermazione del darwinismo: “il maschio è inutile”. Una tesi irresponsabile.

I due autori Taddia Federico e Pievani Telmo

A prima vista il libro “il maschio è inutile” appare solo un’operazione commerciale, ma invece il discorso è più serio.

Un testo antiscientifico e un messaggio psicologicamente irresponsabile.

 

La scienza è arrivata a una conclusione un po’ sconcertante: ovvero che se c’è un sesso debole in natura è quello maschile, non quello femminile. Il sesso maschile è accessorio.” Questa dichiarazione è stata rilasciata nel corso di un’intervista sul libro “il maschio è inutile” del prof. Telmo Pievani al quotidiano Metro. E’ un’affermazione impegnativa dire “la scienza è arrivata a una conclusione“, un’affermazione che impegna a fornire la dimostrazione scientifica di quanto si sostiene, previa definizione del termine “forte”.

Ho letto per intero il libro e la “dimostrazione” riportata con grande sicurezza si baserebbe su una serie di casi particolari riguardanti pesci, insetti, ragni, la foca, l’ “elefantessa marina” (sic!) ecc… che a parere dei due autori dimostrerebbero la tesi del libro. La vetta viene raggiunta dall’esempio della rana pescatrice i cui maschi si fondono con il corpo della femmina diventando letteralmente degli “scroti ambulanti” (pag. 17).  Insomma capito come funziona la scienza secondo gli autori? Si prende la rana pescatrice (qualche insetto, ragni ecc…) e si generalizza a tutti gli altri, si opera in pratica quello che viene chiamato “cherry picking”, la scelta di quei casi che fanno gioco e si ignorano tutti gli altri (molti di più) che invece non confermano la tesi che si vuole dimostrare.

Questo modo di procedere è tanto più sconcertante quanto più proviene da chi dovrebbe divulgare la scienza e il metodo scientifico, è però d’altra parte utile per capire come funzioni attualmente un certo mondo scientifico: scegliendo i casi ad hoc si può dimostrare qualsiasi tesi.

Ma quel che è più grave è che viene passato il messaggio che quel che riguarda pesci, insetti, ragni ecc… valga anche per la specie umana, questo oltre ad essere un grossolano errore scientifico è anche un messaggio irresponsabile in quanto va a interferire su un aspetto psicologicamente molto sensibile come quello dell’autostima. Questo aspetto è particolarmente grave in quanto i due autori conducono “Big Bang”un programma scientifico sulla reteDeaKids dedicata ai ragazzi.

deakids

Dire che “il maschio è inutile” a degli adolescenti che ripongono fiducia nella fonte dell’informazione è un atto potenzialmente destabilizzante e irresponsabile.

Una volta constatato che si giunge a fare affermazioni destrutturanti riguardo l’essere umano basandosi su quanto avviene in animali che nulla hanno a che vedere con la specificità umana, il libro opera anche una sorta di “pars construens” fornendo una serie di esempi di come dovrebbero comportarsi i maschi umani per rispondere alla loro prossima e “scientificamente dimostrata” estinzione. Ecco che allora si sviluppa una galleria di personaggi che definire “sigolari” è il più delle volte riduttivo, si va da chi si è riciclato come “gigolò” (immaginiamo se si fosse dato questo consiglio alle donne quali sarebbero state le reazioni?), chi ha abbandonato il lavoro di commerciante per mettersi a cercare sassi lungo un fiume, chi è diventato “body painter”, chi invece se ne va in giro per il mondo a dipingere la faccia del personaggio televisivo “Arnold” sui muri per vedere se la gente sorride guardandolo, chi ha pensato bene di andare a vedere se le targhe con le vie contengono errori, altri fanno massaggi per strada a Parigi, c’è poi chi passa il tempo a mettere delle pietre in equilibrio una sull’altra, ma è una possibilità anche andare per il mondo a fotografare gente che si bacia o, perché no, andare sulla spiaggia a cercare bottiglie vuote o suonare fette d’albero sul giradischi… fermiamoci qui.

Ma davvero gli autori darebbero queste indicazioni ai propri figli? E ancora, perché allora non danno per primi il buon esempio?

O forse il buon esempio l’hanno già dato, pubblicare un libro come “il maschio è inutile” è probabilmente assimilabile a tutte le attività alternative che sono state sopra elencate.

Un messaggio negativo, oltre che scientificamente ingiustificato, quello che viene veicolato dal libro “il maschio è inutile”, un’operazione della quale non si sentiva il bisogno.

Il suggerimento del libro è un invito alla  fuga dalla responsabilità, come afferma Francesco Piccolo dalle colonne del Corriere della Sera (riportato da Dagospia) :

In realtà, a conti fatti, questa storia dell’utilità dell’inutile è sensata. Tutto quello che desidera un essere umano adulto responsabile (uomo o donna che sia) è essere libero da responsabilità. Partire dall’irresponsabilità della fanciullezza, entrare nel periodo della responsabilità, e fare di tutto per uscirne al più presto, e con danni minimi.

Per tutti coloro che non credono a questa pseudoscienza (al riguardo aspettiamo che intervenga il CICAP sempre così solerte a segnalare i casi di pseudoscienza), per tutti quelli che non pensano che l’aspirazione di un uomo sia quella di essere liberato dalla responsabilità ma semmai assumere delle responsabilità, vogliamo dare una visione diversa del ruolo del maschio e ancor più del ruolo di padre. Si tratta di un brano di Charles Peguy (1873-1914): “Il padre di famiglia” (con link al PDF), dal quale è tratto il seguente brano:

Ma lui, che naviga, che è obbligato a governare la nave su questa rotta immensamente larga, lui solo non può assolutamente passare senza che la fatalità si accorga di lui. E allora è lui che è coinvolto nel mondo, e lui solo. Tutti gli altri possono infischiarsene.

Lui solo paga per tutti. Capo e padre di ostaggi, anche lui stesso è sempre ostaggio. Che importa agli altri di guerre e rivoluzioni, guerre civili e guerre straniere, l’avvenire di una società, ciò che accade alla città, la decadenza di tutto un popolo. Non rischiano mai altro che la testa. Niente, meno di niente.

Ai ragazzi e agli uomini contemporanei le due alternative: seguire l’invito a diventare scroti ambulanti o quello a essere veri avventurieri. A voi la scelta.

I Mistificatore del neodarwinismo


pievani

 

“La teoria dell’evoluzione” è un libro che Telmo Pievani – professore di filosofia della scienza all’università di Milano e uno dei più strenui sostenitori accademici dell’evoluzionismo in Italia – ha scritto per la Società editrice il Mulino (2006), con lo scopo di mostrare che il Darwinismo “non solo è in ottima salute, ma ha incrementato cospicuamente il proprio potere esplicativo e predittivo” e spiegarci “la macroevoluzione e suoi gloriosi accidenti”.

Nel suo capitolo conclusivo Pievani scrive:

“La teoria dell’evoluzione è fatta oggetto di attacchi che non hanno equivalenti in alcun altro ambito della ricerca scientifica, ma è emblematico che le reali difficoltà, teoriche e sperimentali, incontrate dalla spiegazione darwiniana in questo secolo e mezzo non coincidano quasi mai con quelle evocate dagli antievoluzionisti di varia estrazione, giacché la loro battaglia si colloca interamente al di fuori del dominio della scienza, non contribuisce in alcun modo utile alla critica e alla crescita della conoscenza, e pertanto è bene che cada nell’indifferenza che spetta ai mistificatori.” (pag. 128)

Quindi secondo Pievani gli antievoluzionisti sono solo dei mistificatori, cioè degli ingannatori. Avendo egli anche detto due pagine prima che “le controversie sono il sale della scienza” ne deduciamo che egli non attribuisce ai creazionisti e ai sostenitori del disegno intelligente neanche l’umile ruolo di interlocutori in una discussione. A chi non ha fede nel dio Darwin non è consentito l’accesso all’altare della Scienza ove officiano i gran Sacerdoti dell’evoluzione. Come si vede Pievani è molto democratico e per niente culturalmente arrogante.

Per quanto riguarda noi di ProgettoCosmo, ci dispiace molto che Pievani ci consideri così male ma cercheremo di stare sereni lo stesso, magari pensando che noi scriviamo unicamente per tentare di difendere la Verità, nei limiti ovviamente delle nostre modestissime possibilità e senza guadagnarci alcunché, a differenza di lui. Ammettiamo inoltre senza problemi che se diciamo delle cose sbagliate la colpa è solo nostra e se eventualmente diciamo delle cose giuste il merito è solo della Verità. Se qui esaminiamo brevemente alcuni punti chiave del suo libro, non è quindi per sterile polemica individuale, quanto per opporsi in qualche modo all’errore e all’assurdità dilaganti. Questa opposizione più che un attacco, come la definisce Pievani, è da parte nostra una difesa. A proposito di “attacchi”, non pensa Pievani che forse quelli contro l’evoluzionismo “non hanno equivalenti in alcun altro ambito della ricerca scientifica” per il semplice fatto che gli altri campi della scienza sono più seri e meno pieni di assurdità? …

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All’inizio del libro troviamo la definizione della macroevoluzione, intesa come assunto fondamentale Darwiniano:

“L’evoluzione produce, come suo esito più macroscopico, l’albero di discendenza di tutte le specie vissute e viventi sulla Terra.” (pag. 13)

“Tutti gli organismi sulla Terra sono legati da una relazione di parentela e condividono un antenato comune.” (pag. 25)

Essa è significativa perché, a differenza di altre, non è vaga (del tipo “evoluzione vuol dire che le specie cambiano nel tempo”, cambiamento, sul quale, inteso nelle sue modeste proporzioni, tutti potrebbero essere d’accordo — si chiama tecnicamente “microevoluzione”). Il fatto che siano implicate tutte le specie, significa che questa macroevoluzione spiega anche l’origine naturale della vita sulla terra (abiogenesi), cioè in fondo il suddetto antenato comune, inteso come prima specie. L’assunto darwiniano è estremamente ambizioso e forte, soprattutto considerando che, come viene specificato dopo, l’evoluzione raggiunge

“livelli di complessità ingegneristica straordinaria senza ricorrere ad alcun progetto intelligente sovrannaturale né ad alcuna mente della natura.” (pag. 62)

Per giustificare questa supposta straordinaria potenza creativa dell’evoluzione naturalistica inintelligente, Pievani usa la metafora aeronautica del “quadrimotore”. In nuce, i quattro motori dell’evoluzione sono: (M1) la variazione casuale; (M2) la selezione naturale; (M3) i processi popolazionali; (M4) le dinamiche macroevolutive. Questi motori sarebbero le cause che spiegano come ha potuto avvenire la macroevoluzione o trasformismo globale dei viventi.

Inoltre l’evoluzione ha “quattro categorie di evidenze empiriche”: (E1) i fossili; (E2) le comparazioni anatomiche; (E3) le comparazioni molecolari genetiche; (E4) gli esperimenti di laboratorio.

Partiamo dalle “evidenze”. (E1) I fossili di transizione fra una specie e l’altra, che dovrebbero essere innumerevoli, non sono stati trovati. Si tratta del problema, da tutti conosciuto, degli “anelli mancanti”. (E2) Le somiglianze anatomiche fra le specie ci sono ma sono molto meglio spiegate dalla teoria del disegno intelligente comune. (E3) Lo stesso dicasi per le somiglianze genetiche. Le similarità chimiche, genotipiche e fenotipiche degli esseri viventi sono dovute al fatto che tutti sono compresi gerarchicamente in un unico immenso progetto integrato di vita sulla terra, come nell’informatica i programmi di un computer sono gerarchizzati e condividono hardware, librerie, processi e funzionalità. (E4) Gli esperimenti di laboratorio confutano l’abiogenesi (Miller) e confutano il Darwinismo (i batteri diventano resistenti agli antibiotici ma restano pur sempre batteri, non diventano farfalle o elefanti).

Tutti i fenomeni di cambiamento, adattamento e speciazione naturale che la vita effettivamente mostra, sono confinati in campi di variazione molto limitati, e fanno parte della cosiddetta “microevoluzione” (che nessuno nega), la quale però è infinitamente più modesta della “macroevoluzione”, come l’intende Pievani e tutti i Darwinisti.

Prendiamo ora in esame i “motori”, cioè le cause. (M1) Le mutazioni casuali nei genomi sono distruttive, non creative. Sono un aspetto dell’entropia che agisce negativamente nei sistemi biologici, come in qualsiasi altro sistema. Qualsiasi processo di ricombinazione, duplicazione, frazionamento o variazione nei genomi, se non guidato dall’intelligenza, di per se non crea nuova informazione organizzativa (lo sa bene chi lavora nell’industria del software, dove qualsiasi “copia e incolla” deve essere sempre fatto con intelligenza, pena il non funzionamento del programma sul computer). (M2) la selezione naturale elimina i deboli, non crea organizzazione funzionale. Gli organismi sono gigantesche gerarchie funzionali. Anche volendo essere ottimisti e pensare alla selezione come ottimizzatore di una singola funzione, la selezione è inefficace allo scopo di generare nuovi organismi composti di innumerevoli funzioni gerarchicamente interallacciate. (M3) L’isolamento riproduttivo, le migrazioni, gli adattamenti alle nicchie ecologiche e tutti i processi a livello delle popolazioni non sono in grado di creare nuovi organismi, perché – come M1 e M2 – non possono creare l’informazione complessa specificata necessaria alla loro organizzazione funzionale. (M4) Le “dinamiche macroevolutive”, il passaggio dalle cellule senza nucleo a quelle con nucleo e l'”esplosione” delle forme pluricellulari nel Cambriano non possono costituire delle cause-spiegazioni perché sono loro stesse le cose da spiegare. Quindi M4 è un errore logico di ragionamento circolare. – Continuando con la metafora, se il “quadrimotore dell’evoluzione” fosse un aeroplano dubitiamo quindi che esso potrebbe volare o anche solo muoversi sulla pista di decollo.

Noti anche per cortesia il Pievani che le nostre critiche al suo testo e all’evoluzionismo in generale (contenute nel nostro sito) non sono basate su testi religiosi o pregiudizi ideologici, bensì su considerazioni puramente tecniche, nelle quali i termini chiave sono: informazione, organizzazione, entropia, istruzioni, codici, linguaggi, gerarchie funzionali, complessità, sistemi, controllo, etc. Nel suo libro da nessuna parte egli risponde alle domande fondamentali degli antievoluzionisti: come ha potuto sorgere quell’incredibile nanotecnologia cibernetica che è la vita? Da dove viene l’informazione complessa specificata presente nella straordinaria organizzazione funzionale degli organismi? O meglio egli una risposta la fornisce, alla maniera di Monod: “proviene dal caso e la necessità”. Peccato che sia una risposta totalmente assurda, assolutamente incapace di spiegare alcunché.

In conclusione abbiamo che il nostro autore basa tutta la sua argomentazione su quattro evidenze che non evidenziano e su quattro cause che non causano, per cui il teorema fondamentale macroevolutivo del suo libro rimane perfettamente indimostrato e alla, luce delle nostre considerazioni basate sul disegno intelligente, anche interamente assurdo. In breve ci viene fornita una falsità, cioè in fondo una mistificazione. Cosa è infatti l’evoluzionismo se non la più grande mistificazione dello scientismo moderno? Siccome l’esposizione di Pievani è svolta, dall’alto della sua cattedra universitaria – cattedra che comunque comporta delle responsabilità in più e delle attenuanti in meno – con una sicumera e un dogmatismo che disdegna ogni alternativa e ogni critica siamo sicuri che il lettore saprà decidere chi siano i veri mistificatori, se i creazionisti e i sostenitori del disegno intelligente o invece il professor Pievani stesso.

Tratto da Progetto Cosmo

ENZO PENNETTA METTE ALLE CORDE TELMO PIEVANI


Come aveva promesso ha mantenuto, Pennetta ha risposto sulle questioni scientifiche riguardanti il neodarwinismo sollevate dal Telmo Pievani che, al contrario, nella sua lettera, ha rimandato a lavori di altri e “sistemato” le domande che gli anti-evoluzionisti pongono senza ricevere risposte.

Pennetta si rivela, ma non ne avevamo dubbio, un ottimo conoscitore del problema scientifico che riguarda il neodarwinismo e la lettera qui di seguito presenta una preparazione dell’argomento di notevole spessore.

Risposta alla lettera aperta di Telmo Pievani: seconda parte

Di Enzo Pennetta

Sabato 12 gennaio sul sito Pikaia è stata pubblicata una “lettera aperta” del prof. Telmo Pievani al prof. Enzo Pennetta.

 

Questa è la seconda parte della risposta.

 

 

Gentile prof. Telmo Pievani,

dopo aver affrontato nella prima parte della mia risposta gli aspetti generali riguardanti la lettera aperta da lei inviatami, procedo adesso con l’affrontare agli argomenti di tipo più tecnico indicati nella stessa.

Per maggiore semplicità, nel rispondere seguirò il medesimo ordine nel quale sono state poste le questioni da lei sollevate.

1)  Riguardo alla domanda posta a Richard Dawkins in una nota intervista televisiva, e da me inoltrata a lei, faccio notare che la domanda da lei riportata nella lettera aperta non è quella da me posta.

Ecco infatti qui di seguito il confronto tra la domanda originale e quella da lei riportata:

 a- (domanda originale) Ci può fare un esempio di mutazione genetica o di un processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento delle informazioni nel genoma?

b- (domanda riportata nella lettera aperta) “E’ possibile conoscere un esempio di mutazione genetica “positiva” o di processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento d’informazioni nel genoma o la nascita di una nuova specie?

Com’è possibile constatare, nella mia domanda non c’è il riferimento ad una mutazione “positiva” o alla nascita di una “nuova specie” come invece erroneamente riportato nella lettera aperta.

Ciò premesso, nella lettera lei afferma che si tratta di una domanda “priva di senso”, di un “quesito assurdo”, sarà quindi mia cura procedere col confutare questa obiezione.

Siamo tutti perfettamente d’accordo che per avere un caso di evoluzione si debba avere un  cambiamento di informazioni nel genoma (mutazioni), il fatto che esistano specie differenti tra loro e che si siano succedute nel tempo è la prova che questo cambiamento è avvenuto. Al riguardo lei riporta l’esempio dell’alpinista a cui si chiede di dimostrare l’esistenza della montagna. Le dico subito che su questo punto siamo d’accordo… ma non era infatti questa la domanda che avevo posto.

L’oggetto della domanda riguardava il caso verificato di una mutazione con “incremento d’informazione” nel genoma, intendendo riferirsi ad un caso nel quale sia stata monitorata questa variazione e le modalità con le quali essa sia avvenuta per verificare se siano proprio quelle proposte dalla Sintesi Moderna. Niente a che fare quindi con il passaggio tra pesci e rettili o cose del genere. Basterebbe indicare l’avvenuta produzione di una nuova proteina in un batterio in seguito al verificarsi di un meccanismo neodarwiniano (dove nuova significa che non basta che sia solo leggermente modificata una già esistente).

Quindi nessun riferimento ad eventuali “mutazioni positive” di cui lei parla nella sua risposta, creando così la singolare situazione di di una replica ad una domanda che non ho formulato (e per la quale lei ha proposto l’esempio di chi chiede ad un figlio unico come stia sua sorella) .

Un accenno di risposta alla domanda che ho realmente formulato si ha solo quando, dopo diverse righe, afferma: il concetto di “informazione” in biologia è tutt’altro che assodato. Bene, ne prendo atto. Ma se sono proprio le informazioni contenute nel DNA, e le loro mutazioni, ad essere alla base della Sintesi moderna, non le sembra che il non aver ancora chiarito il concetto di informazione sia una grave lacuna? 

La domanda che ho posto dunque mi sembra tutt’altro che insensata o assurda, assurdo è semmai il fatto che si proponga con grande sicurezza una teoria che riguarda il cambiamento delle informazioni nel genoma, e al tempo stesso si dichiari che non esiste ancora una soddisfacente definizione del concetto di informazione in biologia.

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2)  A seguire lei parla dell’origine delle specie e dell’evoluzione, affermando che non è un processo tutto-o-niente; che non è un lancio di dadi dove tutto accade per puro caso; che non è neppure una sommatoria di combinazioni improbabili. Infine, dopo aver detto cosa l’evoluzione non è, l’unica affermazione in positivo è che l’evoluzione è: “un intreccio di regolarità naturali e di contingenze storiche“. Eccoci al cuore della questione: ci sono delle regolarità naturali. Su questo punto siamo d’accordo. Anche lei dunque ritiene che debbano esserci delle leggi che rendono l’evoluzione un processo con delle regolarità. Ma più precisamente, queste regolarità di cui lei parla quali sono?

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3) Certamente uno dei punti più interessanti tra quelli da lei affrontati è quello relativo al noto esperimento di Lenski, esperimento al quale ho dedicato più di un articolo. Si tratta di un esperimento che viene in genere riportato come un chiaro esempio di evoluzione verificata  in laboratorio e avvenuta e con i meccanismi neodarwiniani. La sua obiezione prof. Pievani è la seguente:

Persino i lunghi e ripetuti esperimenti di Richard E. Lenski su E. coli non sono considerati, nel suo blog “scientifico”, come esempi di variazione e selezione in atto.“.

Anche in questo caso sembra che lei in realtà non faccia riferimento agli articoli da me scritti, quando mai ho contestato il fatto che con l’esperimento di Lenski si sia davanti ad un caso di “variazione e selezione“? La variazione verificatasi nei batteri dell’esperimento di Lenski e selezionata dai ricercatori, costituisce un caso di microevoluzione avvenuta con meccanismi neodarwiniani, su questo siamo d’accordo. Ma il fatto è che si tratta di un caso che niente ha a che vedere con la macroevoluzione (la nascita di nuove specie) che, ripeto, la cui spiegazione con i meccanismi neodarwiniani è ancora da dimostrare.

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4)  Ed eccoci dunque giunti ad un altro punto centrale, il discorso su micro e macro evoluzione. Il fatto che la macroevoluzione sia un processo continuativo, seppur all’interno di una dinamica non lineare, resta un’ipotesi da verificare. Se la risposta fosse che si tratta di un’ipotesi verificata, sarei costretto a formulare una nuova domanda: può fornire un esempio di macroevoluzione derivata dalla somma di eventi di microevoluzione? So che i tempi previsti dalla teoria sono molto lunghi, ma nel caso dei batteri, come testimoniato proprio dall’esperimento di Lenski, si potrebbe pensare di avere comunque qualche riscontro positivo. Non mi dica che si tratta di una domanda assurda.

Si tratta infatti della prova che, in caso negativo, secondo lo stesso Darwin avrebbe potuto invalidare la sua teoria: 

“Se si potesse dimostrare l’esistenza di un qualsiasi organo complesso che non abbia potuto essere formato attraverso modificazioni numerose, successive, lievi, la mia teoria dovrebbe assolutamente cadere”.

Charles Darwin, “L’origine delle specie”, 1859, trad. Boringhieri, Torino 1967, pag. 242

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5)  Riguardo poi alla mostra Homo sapiens, sono costretto a precisare che ancora una volta non è stato riportato correttamente quanto da me affermato. Non ho infatti scritto che i contenuti della mostra sono “storielle inventate o favolette“, come erroneamente riportato nella lettera, ho scritto invece che non si deve proporre come certa una ricostruzione che è invece ancora largamente lacunosa e indiziaria; ho scritto che non è corretto negare il ruolo del darwinismo nell’affermarsi del razzismo nel ’900, citando a supporto di tale affermazione quello stesso S. J. Gould che lei stesso tanto apprezza per altre cose. Ho contestato che nella mostra e nel catalogo ad essa relativo ci fossero dei riferimenti allo studio delle espressioni facciali fatto da Darwin, e che tale studio fosse presentato come ancora valido. Il caso ha voluto che proprio negli stessi giorni uno studio dell‘università di Cambridge confutasse tale validità. La definizione poi di “just so stories“, termine tratto da una raccolta di ‘storielle’ di Kipling, per indicare tutte quelle ricostruzioni nelle quali la componente immaginata supera quella oggettiva, non dovrebbe poi esserle nuova né suonare inadatta. Tale espressione infatti è stata proposta sempre dallo stimato S. J. Gould. Mi sembra che da Gould si possano trarre molte ispirazioni, alcune sono in sintonia con il suo pensiero, altre con il mio.

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6)  Veniamo quindi alla sua dichiarazione secondo la quale la teoria neodarwiniana sarebbe corroborata allo stesso modo delle leggi dell’aerodinamica: francamente avrei evitato questo paragone. Infatti adottare le leggi dell’aerodinamica ci ha portato ad avere voli sicuri, la teoria dell’evoluzione neodarwiniana al contrario ha portato, ad esempio, a credere nell’esistenza degli organi vestigiali, cosa che ha fatto ritenere erroneamente che tonsille e appendice fossero degli inutili residui evolutivi. Ma, paragoni a parte, se davvero quella neodarwiniana è una teoria ampiamente corroborata, allora non si comprende perché anziché fornire a me e ai lettori anche un solo caso tra i tanti asseriti di corroborazione, lei si limiti solamente a darmi le sue “assicurazioni” che le cose stanno come dice lei:

Affermare dunque che a tutt’oggi non esisterebbe ancora un solo caso di evoluzione verificata con meccanismi neodarwiniani, o equiparare l’attuale spiegazione evoluzionistica a una mera credenza, è, glielo assicuro, una colossale sciocchezza.“.

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Sarà d’accordo con me che se accettassi le sue “assicurazioni” come prova scientifica torneremmo all’ipse dixit, e non credo che lei possa concordare con questo metodo pre scientifico.

E poiché il caso più importante e citato di evoluzione darwiniana è l’esperimento di Lenski, sul quale ho esposto più volte su Critica Scientifica le mie obiezioni argomentate e dettagliate, mi sembra che si sia lontani dall’averne uno accertato.

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7)   E veniamo dunque al caso dell’atropologo Ian Tattersall, le cui dichiarazioni sarebbero state travisate in un mio articolo, al riguardo basta leggere la trascrizione delle sue parole pronunciate al Meeting di Rimini, si tratta di parole non smentite  che non lasciano dubbi sul loro significato:

“…il punto di rottura, quello che caratterizza la comparsa dell’homo sapiens e la scomparsa di altre specie, per esempio dell’uomo di Neanderthal, evento avvenuto attorno a 200mila anni fa, è rappresentato dall’improvvisa apparizione di una nuova e straordinaria capacità: l’elaborazione simbolica… Elaborazione simbolica significa linguaggio, una differenza fondamentale rispetto a tutti gli altri esseri viventi“.

Il fatto che poi Tattersall, pressato dai malumori che si erano sollevati in ambito neodarwiniano, abbia dovuto ritrattare (come se non fosse stato in grado di capire il significato delle proprie affermazioni) si può ben esprimere con il termine “abiurare“, cioè la negazione pubblica di qualcosa che si era precedentemente detto. Il problema quindi è di Tattersall e del clima che ruota intorno all’evoluzionismo, non di una mia errata cronaca dei fatti.

E infine devo ancora una volta fare una precisazione su frasi erroneamente attribuitemi: ho parlato di un salto ontologico, non ho mai parlato di “manifestazioni di entità immateriali” o cose del genere.

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Ci pensi bene prof. Pievani, mentre mi accusa di distorcere il suo pensiero, nella sua lettera ha sistematicamente distorto il mio: quante volte mi ha fatto pronunciare una serie di cose che non ho mai detto?

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 8)  Dispiace poi sentire dire da un esponente della cultura così noto e stimato come lei che esistono dibattiti degni di essere svolti ed altri indegni. Credo che si possa invece decidere di partecipare o meno a tali iniziative senza attribuire attestati di legittimità o illegittimità, e senza ricorrere a spiacevoli giudizi di impreparazione per i giornalisti che danno spazio a tali dibattiti e di inconsapevolezza per i politici che patrocinano i convegni. Un simile modo di procedere si avvicina molto alla censura, non crede? E non posso pensare che lei faccia un’apologia della censura.

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 9) Riguardo poi alla religione, con la sua lettera, prof. Pievani, mi consente di ribadire ancora una volta che la mia critica al darwinismo non è dettata da motivazioni religiose. Se, come afferma, segue quanto scrivo sul blog avrà certamente notato che per me la compatibilità o meno della teoria con la religione non è un problema. Avrà invece notato come sia da parte laicista che venga proposto il tema opposto. E poiché pensare che la teoria darwiniana sia una prova contro la fede è esattamente lo stesso errore che compiono i creazionisti, mi può confermare che nel corso dei suoi interventi presso i Darwin day dell’UAAR ha tenuto a precisare che la teoria dell’evoluzione non può essere impiegata in funzione antireligiosa?

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 10)   Lei professore afferma inoltre cheIl destino del neodarwinismo non dipenderà da gruppi di potere o da pressioni sociologiche“, e in altri passaggi aggiunge che:

Ognuno è libero di rovinarsi la credibilità come vuole, invocando complotti neodarwinisti, censure, gruppi di potere ateistici arroccati sui loro dogmi o persino scomodare le parole “totalitarismo” e “apologetica”.

Vede prof. Pievani, il termine “complotti” lo ha usato lei, non io (vede ancora una volta in quanti punti della sua lettera mi fatto pronunciare parole che mai mi sono sognato di dire?), quello che invece vado denunciando è altro, è un clima socio-culturale che, seguendo le dinamiche così ben individuate da T.S. Kuhn, si arrocca spontaneamente in difesa del paradigma corrente, che poi è quello neo-darwiniano. E a pensarla allo stesso modo è anche un personaggio molto stimato nel mondo accademico internazionale, un personaggio che in una sua dichiarazione di pochi mesi fa si rivolge, guardacaso, proprio a lei. Il riferimento è a Massimo Piattelli Palmarini, che nel settembre 2012 l’ha chiamata in causa con le seguenti parole:

“Jerry Fodor e ci aspettiamo che il cumulo di scoperte continue dei meccanismi evolutivi non selettivi e un’analisi più approfondita dei concetti centrali del darwinismo continuino a cambiare, sino a stravolgerlo, il darwinismo. MA QUESTO NON VERRA’ MAI DICHAIRATO APERTAMENTE UN ABBANDONO DELLE TESI DARWINIANE. PER MOTIVI EXTRA SCIENTIFICI (COME LORRORE DEL CREAZIONISMO, CHE CERTO ANCH’IO CONDIVIDO), verrà presentato, appunto, come un allargamento, un perfezionamento, una coesistenza di teorie diverse. PIGLIUCCI, PIEVANI E ALTRI VINCERANNO SOCIOLOGICAMENTE, NON SCIENTIFICAMENTE, ANZI, STANNO GIA’ VINCENDO. A Fodor e a me resta speranza che un giorno, quando saremo morti da tempo, qualcuno scovi il nostro libro e capisca che avevamo visto giusto”

Marina Valensise

Da Il Foglio

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Come vede prof. Pievani, sono in buona compagnia. Ma ce una grande differenza tra  le conclusioni del prof. Piattelli Palmarini e le mie,  infatti io ritengo che non bisognerà aspettare così a lungo perché sia riconosciuto il fatto che persone come Jerry Fodor, Piattelli Palmarini, Roberto Fondi e il sottoscritto hanno visto giusto.

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11)  Nella sua lettera poi lei affronta il tema dei requisiti di scientificità della teoria neodarwiniana, e in particolare della sua capacità predittiva e della sua falsificabilità. Lei infatti afferma:

Il neodarwinismo contemporaneo produce tonnellate di predizioni di ogni tipo: predizioni osservazionali; retrodizioni; predizioni sperimentali.“.

Tenendo sempre presente la differenza tra “evoluzione” e la sua spiegazione fornita dalla teoria neodarwiniana, quali sono secondo lei queste capacità predittive? Quale previsione viene resa possibile dalla teoria, e quale non sarebbe possibile senza di essa?

E ancora, da filosofo della scienza, potrebbe fornire un criterio di falsificabilità della teoria neodarwiniana? Potrebbe gentilmente indicare un fatto che, se verificato, invaliderebbe la teoria stessa?

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12)  Riguardo poi al collegamento tra Darwin, il razzismo e l’eugenetica lei afferma:

Sostenere che Darwin avrebbe fatto da sponda a razzismo, eugenetica e altre nefandezze è oltremodo errato, glielo assicuro, e va contro i risultati acquisiti dalla storiografia consolidata nel settore.

Stavolta mi permetterò io di fare dei rimandi bibliografici. Uno è quello al recentissimo libro di Paul JohnsonDarwin: Portrait of a Genius“, un altro ancora è al libro “From Darwin to Hitler: Evolutionary Ethics, Eugenics, and Racism in Germany di Richard Weickart. Come può dunque sostenere che esistano dei “risultati acquisiti dalla storiografia consolidata“, se le pubblicazioni al riguardo sono ancora così contrastanti? Non sarebbe più corretto dire che si tratta di una questione su cui esistono opinioni di segno opposto, e che aderire all’una o all’altra è ugualmente legittimo?

Riguardo poi alle idee personali di Darwin chiarisco che non è importante che lui fosse o no razzista, quello che conta e se la sua teoria sia stata, e tuttora sia, o no di supporto a determinate ideologie razziste ed eugeniste.

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Ci ancora sono molte altre cose nella sua lettera delle quali si potrebbe parlare ma sulle quali non ritengo di dovermi soffermare, si tratta di quelle considerazioni che potrebbero condurre sul terreno di una polemica sterile, e che quindi intendo evitare.

Con questa mia risposta ho infatti voluto affrontare in modo costruttivo i diversi spunti offerti dalla sua lettera aperta.

E in modo costruttivo voglio concludere. 

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Lei, prof. Pievani, nella sua lettera è tornato più volte sul tema della scuola, un tema che evidentemente le sta a cuore, e questo è un punto che ci unisce. Entrambi siamo infatti interessati ad un insegnamento corretto della teoria darwiniana. Da docente di liceo le assicuro che nei libri di testo ci sono molte affermazioni errate o poco chiare che nuocciono al corretto insegnamento della teoria.

Ecco dunque la proposta: perché non rivolgere i nostri sforzi verso un lavoro congiunto di verifica e segnalazione di queste inesattezze?

Quello che vado a proporle è di istituire un comitato per il controllo dell’esattezza delle affermazioni sulla teoria dell’evoluzione contenute nei manuali scolastici.

Non sarebbe questo un bel servizio a favore della cultura scientifica? Mi faccia sapere.

Cordiali saluti

Enzo Pennetta

Il filosofo Pievani apre la caccia al creazionista


 

 

Sul quotidiano “Libero”, Marco Respinti commenta la “Lettera Aperta” di Telmo Pievani.

 

Pubblicato sul quotidiano Libero il 16 gennaio 2012

Di Marco Respinti

Telmo Pievani, autore di celebri libri e firma di Micromega, è iltestimonial più laccato che il darwinismo conosca.

Sul suo blogPikaia, sottotitolato pomposamente “il portale dell’evoluzione”, pubblica ben 12 pagine di Lettera a un insegnante antidarwinianoimpaginata in pdf, con i «wow» e le note. Da sbadigliare. Lui invece si annoia per le domande. In specie quelle serie, già poste al “rottweiler di Darwin”, Richard Dawkins, e da allora sempre senza risposte: è possibile conoscere un esempio di mutazione genetica “positiva”, o di processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento d’informazioni nel genoma, o la nascita di una nuova specie? No, non è possibile; ed è qui che il darwinista inciampa: nelle consegne rigorose di cui il metodo scientifico pretende il rispetto. Pievani, invece, che è un filosofo, se la cava da sofista dicendo che la domanda non ha senso. Ma allora perché prendersela tanto con «un insegnante antidarwiniano»?

 

Nemico pubblico

Ora, l’«insegnante antidarwiniano» ha però un nome, un cognome e un pedigree. Enzo Pennetta, esperto di biologia, due lauree a La Sapienza di Roma, l’una in Scienze naturali e l’altra in Farmacia, e sul tema due libri per la senese Cantagalli, Inchiesta sul darwinismo (2011) e, con Francesco Agnoli, il nuovissimo Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel alle origini della Biologia e della Genetica. Per Pievani «si definisce docente di scienze naturali in una scuola riconosciuta dallo Stato», il Liceo paritario della Fondazione Cristo Re di Roma, ma è lo Stato italiano che lo definisce così, avendogli regolarmente conferito l’abilitazione all’insegnamento.

Libero Pennetta anticipa la risposta che spedirà a Pievani: «Non ho mai detto che non insegno la teoria darwiniana; anzi, la insegno bene: infatti  solo così i suoi difetti diventano evidenti». Ma allora perché Pievani ce l’ha tanto con lui? «Io critico il neodarwinismo su basi scientifiche», dice l’esperto di biologia. «Del neodarwinismo Pievani è il massimo esponente italiano. Logico che si senta chiamato in causa. Ma il motivo vero per cui s’inalbera è che io mostro il collegamento tra darwinismo e politica eugenetica, razziale e malthusiana, linkimbarazzanti che Pievani e soci nascondono. Ma bando alle polemiche. Invito Pievani a un confronto pubblico. Ci sta?».

Vedremo. Intanto non perdetevi la vera perla di tutta l’enciclica pievana, cioè la chiusa: «Dopo questa lettera, se compariranno altri insulti, altre insinuazioni o altri travisamenti intenzionali del mio pensiero non sarò più io a rispondere ma i miei legali». Insiste Pievani: «Può la libertà di insegnamento spingersi fino a tollerare che i nostri studenti siano esposti a tesi di questo tipo in una scuola regolarmente riconosciuta dallo Stato italiano?». Accipicchia.

 

La “trasparenza”

Il filosofo invita i suoi lettori a «mandarci segnalazioni su come si insegnano le scienze naturali, e in particolare l’evoluzione, nelle scuole private paritarie di questo paese. Gli Istituti confessionali, se riconosciuti dallo Stato italiano, sono tenuti a rispettare i programmi ministeriali. Confidiamo che facciano tutti un egregio lavoro, ma è pur sempre bene verificarlo con la massima trasparenza».

Siamo alla polizia politica per il reato di pensiero libero e lesa maestà darwiniana?

 

Pubblicato con il medesimo titolo
in 
Libero quotidiano [Libero], anno XLVIII, n. 13, Milano 16-01-2013, p. 32

Lettera aperta a Telmo Pievani


Ieri pomeriggio, dopo la consueta trasmissione radiofonica con Enzo Pennetta ricevo un sms in cui mi si invita ad andare sul sito di Pikaia, che io mi ostino a chiamare il suo sito. Appena ho trovato il tempo sono andato a visionare l’home page e ho trovato subito la sua “lettera aperta ad Enzo  Pennetta”. Aprendo la lettera ho avuto, sono sincero, un po’ di paura, 12 pagine. O mamma mia, cosa avrà mai da scrivere così tanto? Dalle prime righe si scorge subito il tono, lei parte con una minaccia che poi rinnoverà durante tutto il suo scritto: attenzione, darò mandato ai miei avvocati per quello che i suoi commentatori si permettono di scrivere sul mio conto. Bene, è evidente che dalle prime righe si capisce dove è realmente il nervo scoperto. Continuando la lettera vi si trovano molteplici nomi di scienziati a cui lei testimonia reverenza e accredita un sapere assoluto sull’argomento in discussione, è un suo giudizio, e nulla vuol significare che la maggioranza degli scienziati siano d’accordo con lei, si può certamente sbagliare in molti.

Interessante è il fatto che lei cerchi di accreditare le sue tesi con l’uso di questi nomi prestigiosi, questo tentativo di accreditamento non porta nulla di più di ciò che  realmente è la teoria di Darwin e di ciò che è stato provato sperimentalmente ed empiricamente. Le sue considerazioni, come tutte quelle a cui fa riferimento, sono interpretazioni di dati scientifici e non prove oggettive. Anche l’esperimento di Lenski, come ha dimostrato benissimo M. Giorgiev nel suo ottimo libro, non conferma nulla di quello che lei fa supporre nella sua lettera. Lei lo conosceva Georgiev e se ricorderà, nell’occasione che avete avuto di un confronto, non ha mica fatto passare Mihael Giorgiev per un “cialtrone”, tutt’altro. Giorgiev era un creazionista bello e finito ma, come è facilmente dimostrabile, molto preparato e conoscitore dell’argomento.

Continuando la sua lunga lettera trovo interessante il suo invito al prof. Pennetta di andare ad informarsi presso una facoltà di biologia evoluzionista; le debbo dire che qui sono scoppiato a ridere, di gusto, lei è simpatico. Io la invito ad andare in parrocchia a chiedere al prete sull’esistenza di Dio. Penso abbia compreso la metafora. Anzi ne sono sicuro perché la leggo spesso quando scrive su giornali che nulla hanno a che fare di politica, repubblica, Micromega etc. Nello scritto fa anche anche riferimento alle interviste sul quotidiano on-line la Voce d’Italia il cui direttore, evoluzionista, ateo e laico, ha dato spazio ad un confronto. E’ tutto pubblico e tutti possono verificare chi ha menzionato fatti oggettivi e chi ha solamente offeso e ridicolizzato, se ha letto sa bene che il Ferdinando Boero ha pure detto che J. Sanford è in pensione, come se uno scienziato che è in pensione fosse un rimbambito. Inoltre, le comunico, ma penso lei so sappia da se, Sanford non è in pensione ha contratti con università (due nello specifico) e coordina un suo gruppo di ricerca. Nei diversi interventi è stata anche lanciata una sfida al prof. Marco Ferraguti in quanto nel suo intervento, ci è sembrato, si fosse dimenticato di una ricerca molto importante. E’ tutto pubblico e tutti possono giudicare chi è trasparente e chi ha qualcosa da nascondere.

Vi sono molti scienziati evoluzionisti che hanno espresso dubbi sul neodarwinismo, l’elenco l’ho postato sul mio blog, può consultarlo quando vuole ma so che sa bene di cosa parlo. Vi è anche chi ha espressamente denominato il neodarwinismo come religione, si chiama M. Ruse, e non è certamente un creazionista ma al contrario uno dei più accreditati zoologi americani ed è un ex credente.

Le dico, sinceramente, che lei non è credibile nelle accuse che fa al Pennetta sull’insegnamento dell’evoluzionismo a scuola, lo sarà, forse, una volta che avrà condotto una battaglia per “pulire” le balle che vi sono sui libri di testo e cioè le diverse forme di ipotetiche transizioni tra una specie e d un’altra, il fossile di Lucy che rappresenterebbe l’anello mancante tra uomo e scimmia, la teoria della ricapitolazione con tanto di immagini, l’elenco di organi residuali etc. Forse solo dopo portrà essere persona che si può permettere di fare certe accuse al mondo antievoluzionista, dell’ID o creazionista.

Sono stato breve, al contrario di lei, e le ho scritto questa lettera aperta in quanto le sue parole scritte erano rivolte a tutto un mondo che è convinto del fatto che non vi siano prove oggettive a testimonianza del neodarwinismo, anzi vi siano maggiori prove che lo confutano. Ho diverse e-mail di professori suoi colleghi, nel senso che sono evoluzionisti, in cui ad un certo punto mi specificano che non vi è altra possibilità, la teoria di Darwin è l’unica accettabile. Questa affermazione è assolutamente la conferma di ciò che sosteniamo, non si parla di scienza ma di un dogma e come tale non va discusso. Ecco quale è la Vostra oggettività.

Nel 2014 sarà in Italia J. Sanford, credo che la sua conoscenza della genetica non sia discutibile; abbiamo invitato il prof. Ferraguti ad un confronto pubblico con Sanford, invitiamo anche lei e qui, caro Pievani, non può certo dirci che il confronto è con un cialtrone. Sappiamo che il confronto non ci sarà e sappiamo il perchè, è un fatto facilmente dimostrabile ogni qualvolta vi è un contraddittorio non sono gli antievoluzionisti ad uscire con la testa china ma sono i suoi colleghi, è sempre stato così e sempre sarà così perchè Voi non parlate di scienza ma di una religione che al contrario di ciò che scrive ha fatto molti danni sia in campo sociale che in quello medico.
 
Fabrizio Fratus

AHI AHI AHI Telmo Pievani


Sul sito di Pikaia è stata pubblicata una lettera aperta del prof. Telmo Pievani al prof. Enzo Pennetta, invito tutti ad andare a leggere la lettera… Purtroppo il Pievani aveva molto tempo e si è scordato di essere conciso e quindi ha regalato a tutti noi 12 pagine ben scritte dove spiega il suo, ripeto il suo, punto di vista.

Domani, invece, Enzo Pennetta inizierà a rispondere e su diversi siti verrà presentata una lettera aperta al referente del sito Pikaia.