Antievoluzionismo in radio, recensione della puntata del 22/9


Dalle grida del sensazionalismo pubblicitario della “Particella di Dio”, ai silenzi delle mancate risposte dei sostenitori del darwinismo, nella recensione della puntata del 22 settembre. Cosa fanno un biologo,un fisico e un sociologo verso mezzogiorno di sabato? Vanno in onda con la nuova puntata di “Evoluzionismo:un ipotesi al tramonto?” Questo sabato si dispone di una mezz’oretta in più per dare la possibilità ad ognuno degli ospiti di avere il giusto spazio, e, aspettando l’arrivo del prof. Pennetta, ancora in orario di lavoro, Fratus parte mettendo a proprio agio la “guest entry” della puntata: Il prof. Ferdinando Catalano autore del saggio “La vita e il respiro e ogni cosa..”,che invito a leggere,dove,da fisico,affronta l’argomento della vita dal punto di vista della termodinamica e della teoria dell’informazione. Ma, appunto per far “scaldare” il prof. Catalano, non si entra direttamente e subito in argomento evoluzione e neodarwinismo , ma si parte dando una corretta informazione su un argomento che di recente è stato (fortunatamente non così massicciamente,ma forse solo perché sono arrivati diversi chiarimenti da sedi disparate ed abbastanza rapidamente, tuttavia tornando talvolta a rimbalzare in magazines e quotidiani o siti web ) utilizzato per una “scialba” operazione di “merchandising”; sto parlando della scoperta del bosone di Higgs, ovvero del fatto che essa sia stata fatta passare,senza motivo, come la “particella di Dio”. Ricordo a tal proposito ,ed è stato fatto anche in trasmissione,gli interventi di altri fisici, A. Lucarelli G.Masiero nonché l’ articolo apparso sulle stesse pagine di CS . Il prof. Catalano, con parole semplici e chiare, liquidando velocemente l’argomento maledetta-divina (benedetta,santa etc.) particella,chiarito quindi che nulla c’entri con la teologia, spiega in cosa consista realmente questa importante scoperta. Ossia, di aver quindi fondati motivi di aver trovato risposta alla domanda del perché esista la massa- spiega Catalano-“quella proprietà dei corpi che li fa resistere alle variazioni di velocità (aumento,riduzione,arresto),associata all’ inerzia del corpo”. Grazie all’acceleratore di particelle a Ginevra,sono state create energie quasi associabili,con alcuni ordini di grandezze inferiori, a quelle del Big Bang, ed è stato possibile scoprire la natura di questa proprietà. Catalano introduce così il concetto di campo (c.elettrico,c.gravitazionale,c.magnetico, etc…),una particolare proprietà che assume lo spazio, concetto strettamente correlato a quello di interazione a distanza. Così come la Terra crea il campo gravitazionale, e, così come, brutalmente, si può dire che cariche elettriche generano un campo elettrico, così avviene per il campo di Higgs. Per esempio, strofinando con una pezza di lana un pezzo di plastica, questo diviene capace di attirare ,per esempio, dei pezzettini di carta, ovvero di esercitare delle forze, forze elettriche. In questa regione dello spazio avverrà che cariche dello stesso segno si respingeranno, mentre cariche opposte si attrarranno. Ma perché elettroni, neutroni, elettroni etc.. hanno una certa massa e non una differente? La risposta sta proprio dietro al bosone di Higgs. L’idea di Higgs era che l’intero spazio contenesse questo campo (il campo di Higgs),questo spazio permea il vuoto ed è identico dappertutto (così osservando le stelle in una notte d’Agosto,per esempio,si sta guardando attraverso il campo di Higgs) e che le particelle (muone,elettrone etc..), influenzate da questo campo, acquisissero massa, a seconda proprio dell’interazione fra queste ed il bosone di Higgs. La fisica teorica, nel modello standard, sostiene che le masse delle particelle siano una misura di quanto intensamente esse vengono accoppiate con il campo di Higgs. Ovviamente quindi il bosone di Higgs non risponde alle domande ultime, non dice nulla sul perché essa esista,sul perché il vuoto fisico,quantistico, pieno di proprietà sia tale e non certo paragonabile al nulla metafisico,filosofico o biblico o teologico in generale..quindi con certi argomenti non c’entra nulla. Men che meno spiega l’origine della vita, sia essa sulla terra che in qualche regione dell’Universo. Si entra così in tema evoluzionismo e, casualmente, è anche il momento che vede il subentrare il prof. Pennetta in trasmissione. Si inizia dicendo un paio di cose sulla stucchevole e noiosa separazione dei saperi (sostenuta fra gli altri dalla Coyaud,in arte “ocasapiens”), molto funzionale a tacitare chi vuol parlare di certi argomenti, in primis evoluzione e neodarwinismo. Catalano, ricollegandosi al suo saggio ricordato in apertura, ricorda che “ riavvolgendo la pellicola all’inizio”, cioè parlando di origine della vita, si è di fronte a fenomeni caratteristici dell’indagine fisica, per esempio si devono considerare,e conoscere,nozioni di termodinamica. L’ evoluzione non è un terreno in cui possano parlare solo i biologi,le scienze sono divenute talmente intrecciate,correlate che non si può parlare di biologia senza parlare di chimica,bio-genetica,matematica, teoria dell’informazione,fisica etc.. inoltre se si considera che grandi divulgatori dell’evoluzionismo,del neodarwinismo sono matematici, filosofi,filosofi della scienza, astrofisici fra cui ricordiamo lo stesso prof. Telmo Pievani e il prof. P.Odifreddi,questa cosa appare veramente ridicola. Il prof. Pennetta ricorda che il contributo dei fisici nella storia della biologia è stato molto importante, ad esempio, Watson e Crick riconoscono il merito di come fosse fatto il DNA a E. Schrödinger “Cosa è la vita “ -1944-. Questo già fa rimanere perplessi sulla preparazione base della Coyaud nell’affrontare qualsiasi argomento, basti pensare che anche laddove parlino dei biologi l’ocasapiens va a contestare la validità dell’ateneo nel quale questi si sono formati e laureati. Fra l’altro, Odifreddi è “legato”al prof. Catalano per il fatto di essere in debito di una risposta ad una domanda postagli e ormai persa fra i petali del tempo… Fratus coglie l’occasione per ricordare che il “matematico impertinente” (che certamente io preferisco quando parla di Gödel o discorsi affini) non è certo l’unico neodarwinista da cui si è in attesa di risposte.. attesa che in tutti i casi sembra destinata ad aumentare progressivamente senza speranza d’arresto…anche considerando il fatto che lo stesso Odifreddi, per esempio, afferma che un incontro sarebbe (a suo giudizio ) un incontro tra sordi. Che già è consolante,considerando che l’esimio professore si considera sordo almeno quanto Catalano (altrimenti si tratterebbe di un incontro tra un sordo (Catalano) e uno che invece ci sente bene (Odifreddi). Catalano termina il discorso ricordando poi quanto le conoscenze,le idee valide,coerenti etc..valgano più dei titoli a se stanti, portando attenzione su due importanti scienziati : Faraday e Marconi, il primo analfabeta per problemi economici,divenuto membro della Reale Accademia delle scienze,il secondo che non aveva certo carriera accademica. E’ evidente che questo dell’insinuare il non “diritto” a parlare di certi argomenti, per alcune figure professionali e non, rappresenta né più né meno un espediente che rientra in tutto quel modus operandi col quale si va ad offendere, cercare di ridicolizzare,etichettare (creazionista,complotti sta, fondamentalista, matto,dipinge re ad hoc chi fa comodo così che le masse ne abbiano una certa visione,qualunque cosa questi vada poi a dire,scrivere etc.. Senonchè ,talvolta, accade che questi “attaccatori”, “agitatori di folla”, messi alle strette da una pressante replica argomentata a tutti questi tentativi di scherno, non avendo altra scelta, fanno ritirata non nominando più quella o quelle persone che avevano fino a poco prima sempre preso di mira, dirottandosi su altri argomenti, evitando il sorgere così di nuove e fastidiose repliche.. Si riprende quindi l’argomento dell’origine della vita e il prof. Pennetta ricorda che ,senza tanti problemi,e ne abbiamo parlato diverse volte su CS,i neodarwinisti tendono a scindere l’argomento abiogenesi, origine della vita da quello di evoluzione sostenendo che questa e il neodarwinismo si occupino di come si è sviluppata, come è cambiata,modificata la vita,dando quindi la sua origine come “assioma di partenza” e come cosa “ovvia” per il fatto che la vita c’è. Ma spiega anche che questo è un altro comportamento molto “di comodo”, per togliere un aspetto che crea enormi problemi, nonché qualcosa di profondamente sbagliato. Se si vuole conoscere una certa realtà non è possibile prescindere da come ci si è arrivati, poiché, molto probabilmente, il processo che ha portato ad averla farà o aiuterà notevolmente a comprendere come essa funzioni. Infatti, i meccanismi che furono all’origine della vita non possono che essere fondamentali per capire qualcosa di fondamentale sugli esseri viventi e che se si ipotizza un salto,compiuto dalla “non vita” alla “vita”,appare evidente che questo debba aver implicato dei meccanismi che non possono non aver svolto un ruolo anche in seguito, nei passaggi molto meno “difficili” di questo,cioè da una specie all’altra (macroevoluzione). Lo stesso CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) riporta un articolo sull’abiogenesi, ma analizzando le conclusioni del CICAP si potrebbe mostrare che, come in questo caso, le teorie proposte (e insegnate) non sono soddisfacenti e che andrebbero presentate come mere speculazioni non molto lontane da certi fenomeni “paranormali” dal CICAP severamente giudicati. CICAP che fa incontri su creazionismo, ID, anti-neodarwinisti come questo, rigorosamente senza la presenza di creazionisti, neodarwinisti etc. .ma con soli neodarwinisti, presentando un “minestrone” di, per lo più, miti, frequenti momenti di scherno, inesattezze e in generale di cose presentate per quel che non sono. Catalano ricorda quindi un incontro con N. Cabibbo (fisico, residente della Pontificia Accademia delle Scienze) avvenuto in occasione del Darwin Day 2009, in cui il fisico esordì dicendo che non aveva cognizione di causa per parlare di evoluzione, che non era un biologo, specificando quindi di non poterne parlare insomma, ma che si tratta comunque di qualcosa di certo, di un fatto come dire che piove quando sta piovendo. Catalano rispose che eppure si può formulare un’unica teoria, un’unica legge spiegabile attraverso un solo meccanismo, fra l’altro composita della proprietà di predittività, per cui in base alla legge posso prevedere il fenomeno, per spiegare la pioggia.. per dire perché e come piove; ma nel caso del neodarwinismo esistono praticamente tante teorie quanti biologi, quanti scienziati neodarwinisti esistono. Ferraguti rispose per Cabibbo spiegando che i meccanismi dell’evoluzione non sono meccanismi come quelli riproducibili in un laboratorio di fisica, si avvalgono di procedimenti ed indagini che non sono propri delle teorie fisiche, pertanto non si può pretendere che la teoria dell’evoluzione obbedisca criteri di scientificità delle teorie fisiche.. con sorpresa incredibile Ferraguti andò praticamente sostenendo che il neodarwinismo non è scienza!! Interviene quindi il prof. Pennetta questa teoria dell’evoluzione non è scienza in senso tradizionale perché è inverificabile, qualsiasi futuro, storica mi vuole spiegare il passato però con la storia caso contingenza anche qualunque passato fosse stato diverso lo spiegherebbe lo stesso. Ci si domanda così a cosa mai serva una teoria così,che non è neanche cattiva scienza.. è cattiva filosofia. Fratus e Pennetta ricordano che spesso si assiste a conferme di neodarwinisti che difendono a spada tratta il neodarwinismo, ma che in verità non conoscono poi ben la teoria di cui parlano Si verificano così vere e proprie filippiche, lunghe disquisizioni,tutta una serie interminabile di botta e risposta dove si è costretti, purtroppo, a riproporre argomenti già detti alla controparte che svia e devia il discorso altrove non toccando mai quello che è il nodo centrale del discorso,non entrando mai veramente nello specifico, anche perché come si arriva in sua vicinanza, di fronte all’evidenza di solito sviano e si rifugiano, se possono in un “no comment”. Perchè certamente, osservando, studiando e discutendo di tutti gli accadimenti che hanno interessato i viventi, quindi tutti i fattori non-biologici (cambiamenti atmosferici, impatti di meteoriti, inondazioni, glaciazioni, siccità, eruzioni vulcaniche, deriva dei continenti, catastrofismi vari etc etc.. ), tutti i fattori biologici esterni (invasioni di specie in ecosistemi,estinzioni etc..), tutti i fattori genetici e/o biologici interni (ossia quanto concerne tutta la “micro-evoluzione, quindi ibridazioni, speciazioni, incroci, chimere, mutazioni intra-specie (robertsonian fusion, tandem fusion etc..), trasposizioni,adattamenti all’ambiente propri di certe specie (metaprogrammazione, borrowed information), endogenizzazione, simbiosi etc…) si può spiegare una certa biodiversità, un certo cambiamento che interessa le specie nel tempo, come si verifica, dove etc.. Però, bisogna fare attenzione perché questo, visto come un macroscopico sistema, presenta in uscita solo varietà non nuove specie (concetto di per se difficile da definire in senso generale, ma si potrebbe dire qualcosa come: comunità di individui aventi lo stesso pool genico,che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda;ben diverso da .”un gruppo di organismi che condividono un antenato”(che neanche è una definizione perché viziata dalla teoria stessa così come dalla definizione di specie biologica,ossia l’esito di una speciazione biologica(allopatica ad esempio)).Infatti si ricorda che secondo il neodarwinismo progressivo accumularsi di piccole modificazioni successive, fino a manifestare, in un arco di tempo sufficientemente ampio,appunto con un meccanismo di caso e necessità, significativi cambiamenti negli organismi viventi,tanto da portare anche all’origine di una nuova “specie”. E che ,per quanto riguarda micro- e macro-evoluzione, l’unica differenza fra di loro starebbe nella scala, ma i processi sarebbero gli stessi. Ma non è tutto i neodarwinisti (anche i più stimati e referenziati) sostengono che le uniche verifiche sperimentali che si possono fare sono quindi quelle basate su batteri et similia, situazione in cui affermano che le tanto attese conferme ci sono, che basterebbe guardare gli esperimenti di Lenski su E. coli. Ovviamente,repetita iuvant, il fatto che macro e micro sian la medesima cosa su scala differente è una mera congettura non corroborata da nulla,e addirittura presto dovrebbe essere presentato uno studio che ne dimostra l’impossibilità matematica.. Pennetta precisa quindi che talvolta quando si sente “l’evoluzione è un fatto”, in verità bisognerebbe fare quella che nel Medioevo si chiamava explicatio termino rum. Infatti in quel caso con evoluzione si dovrebbe intendere la successione di viventi nel tempo che cambiano, la testimonianza fossile di una successione. Cosa che è una lettura per così dire storico-scientifica dei dati di cui si dispone, che è un’ipotesi falsificabile,non falsificata,che spiega i fossili nella colonna nel modo più semplice (rispetto a come possono o potrebbero fare altre “letture”) e senza dover far ricorso a grandi catastrofismi o altro di cui non si può dimostrare scientificamente l’avvenimento e ipotesi che può comunque essere considerata soddisfacente per definire cosa siano quei dati. Su questi dati poi il neodarwinismo costruisce una teoria che intenderebbe spiegare l’origine delle nuove specie da antenati comuni mediante meccanismo di caso e necessità(ovviamente integrata con tutto quanto concerne la “Sintesi Estesa”,quindi contingenze etc etc..) E così ad oggi,quando dalle ricerche è scaturita un’immagine della cellula basata non più sui “mattoni fondamentali”, cioè i geni(egoisti),ma bensì su una rete ricorrente di relazioni funzionali integrate a vari livelli, relazioni che si esprimono in processi circolari, spesso delocalizzati e strutturati in modo gerarchico, continuare sostenendo certe cose appare chiaro che non è scientifico, assomiglia piuttosto a una presa di posizione ideologico-fideistica.. Fra l’altro, laddove,ricorda Pennetta, si verificano le condizioni,al verificarsi delle quali (isolamento ,somma di mutazioni etc..) dovrebbe verificarsi evoluzione si assiste in buona sostanza all’opposto. Una delle cose forse più paradossali è che per far fronte alle probabilità che muovono così contro il neodarwinismo viene introdotto un curioso e furbo espediente. Si introduce il termine infinito, attraverso la teoria del multi verso, così da ricondurre la probabilità,quantomeno al nostro universo, “soggetto” a principio antropico a qualcosa di verificabile. E’ un po’ come se si avessero 300 dadi a 20 facce l’uno e si volesse ottenere una precisa sequenza di 300 caratteri… Appare evidente che non basta il tempo di cui si dispone non solo in vita ma anche miliardi di anni non diventano così tanti. Allora si ovvia ipotizzando infinite braccia, con ognuna delle quali effettuare un tiro con un contenitore contenente i 300 dadi…se questa è scienza…. “La scienza si costruisce con i fatti come una casa si costruisce con i mattoni. Ma un mucchio di fatti non è scienza così come un mucchio di mattoni non è una casa” -E. Poincarè- Il link alla puntata è disponibile al seguente indirizzo: http://depositfiles.com/files/wrg0ue1s1

IN RADIO PER PARLARE DI ANTI-EVOLUZIONSIMO


DOMANI, SABATO 15 SETTEMBRE, ALLE ORE 12:30 TORNA L’APPUNTAMENTO DI RADIOGLOBEONE.IT

 

INSIEME AL PROF. ENZO PENNETTA SI PARLERA’ DELLA PRESENTAZIONE  DI:

 

Architettura e Genetica.
Cosa Insegnare. Gli equivoci e i pregiudizi ancorati al concetto di “modernità”
di Maciej Giertych e Ettore Maria Mazzola
Edizioni Simmetria.

 

PARLEREMO DELL’INCONTRO EUROPEO DI DOMENICA 30 SETTEMBRE A PARIGI.

DELLE BUFALE NEODARWINISTE E DEI GROSSOLANO ERRORI DEL PROF. MARCO FERRAGUTI

NON MANCATE, ALLE 12:30 SINO ALLE 13:30 SU www.radioglobeone.it

Pikaia: “l’evoluzione è falsificabile!” Forse… anzi no


E si, Pikaia continua a pubblicare stupidate, ci pensa il prof. Enzo Pennetta con un ottimo articolo a fare chiarezza.

Di Enzo Pennetta

 Eppure il titolo di Marco Ferraguti apparso su Pikaia lasciava sperare che finalmente ci fosse un chiaro criterio di falsificabilità.

Ma non è così.

 

Una cosa importante va però detta: il titolo di quello stesso articolo è una ammissione che il problema esiste.

 

L’evoluzione è falsificabile!“, così inizia l’articolo di Marco Ferraguti pubblicato su Pikaia il 6 settembre scorso.

Un’affermazione esclamata come l’ “eureka” di Archimede, un’esclamazione che è a tutti gli effetti un grido liberatorio, qualcosa che sta a significare che siamo in presenza di una scoperta: eureka, l’evoluzione è falsificabile!

Un’enfasi che non può che lasciare basiti chi, come noi, è da sempre che lamenta la mancanza di falsificabilità della teoria neo-darwiniana, e quindi la sua non scientificità secondo i canoni della scienza moderna. Ma questo punto non è mai stato riconosciuto dalla controparte darwiniana. E adesso invece si proclama la soluzione di un problema che non era mai stato ammesso… un modo di fare quantomeno un po’ curioso.

Ma purtroppo, come molte altre volte, il titolo si presta ad errori di interpretazione. Ricordiamo che con il termine evoluzione si intende il fatto che nella storia del pianeta si sono succedute diverse forme viventi, realtà sintetizzata con brillante efficacia dalla frase di Alessandro Giuliani “non vedo dinosauri in giro”; la teoria darwiniana invece è una possibile spiegazione di quel fatto che è l’evoluzione.

E qui abbiamo una buona notizia: l’evoluzione è sempre stata falsificabile. Lo è secondo un’altra frase di grande sintesi ed efficacia, quella pronunciata in proposito da J. B. S. Haldane quando gli chiesero che cosa avrebbe potuto smentire l’evoluzione: «Conigli fossili nel Precambriano».

Non è quindi l’evoluzione ad essere priva di un efficace criterio di falsificabilità, ma la teoria darwiniana.

Fatta questa necessaria precisazione, passiamo ad analizzare cosa effettivamente dice l’articolo apparso su Pikaia, in esso l’autore pone correttamente la distinzione tra “evoluzione” e “la formulazione di meccanismi della storia passata“:

Siamo venuti grandi, giusto o sbagliato che sia, con l’idea che un’affermazione, per essere scientifica, deve essere falsificabile, ossia che esista la possibilità logica di contraddirla con un’osservazione o con un esperimento. Quando si parla di studio dell’evoluzione questo punto è difficile da sbrogliare. A occhio si può dire che l’evoluzione in quanto “storia della vita sulla Terra” risponda al requisito di falsificabilità, mentre la formulazione di meccanismi della storia passata presenti più problemi.

Un bell’esempio della prima affermazione è la vicenda dell’origine degli orsi bianchi come si è sviluppata negli ultimi 10 anni circa sulla letteratura scientifica.

Ecco quindi che ci troviamo di fronte ad una falsificazione che viene attribuita al primo caso, quello della “storia della vita sulla Terra”, punto sul quale non ci sono mai stati dubbi.  Ma quel che segue davvero non giustifica l’enfasi iniziale, sarebbe sta infatti una notizia, questa sì clamorosa, il ritrovamento di «Conigli fossili nel Precambriano», cosa che avrebbe davvero mandato all’aria tutto il discorso sull’evoluzione, ma qui ci troviamo solamente davanti ad un caso di riscrittura dell’evoluzione degli orsi bianchi a partire da quelli bruni, niente insomma che possa rivoluzionare qualcosa.

 

Ma leggiamo un passaggio interessante in cui si riassumono le conclusioni di un recente studio:

La conclusione di questo studio conferma quella di Heiler et al.: orsi bianchi e orsi bruni sono specie sorelle, che si sono separate fra quattro e cinque milioni di anni fa, poco dopo (meno di un milione di anni) la separazione del loro antenato comune dall’orso nero, ma in alcune parti del loro areale, come l’arcipelago Alexander in Alaska, hanno continuato ad ibridare fino a tempi recenti.

Insomma l’orso bianco e l’orso bruno sono diventate specie separate (speciazione comunque, non evoluzione con acquisizione di nuovi caratteri) tra i quattro e i cinque milioni di anni fa. Ma” in alcune parti hanno continuato ad ibridare fino a tempi recenti…“!

Ma a quale concetto di specie ci stiamo riferendo? Secondo quello di Dobzhansky e Mayr, la specie è rappresentata da quegli individui che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda, un concetto che applicato agli orsi bianchi e bruni li metterebbe nella stessa specie, limitando la differenza al livello di “varietà”.

Cosa prova dunque il caso proposto nell’articolo su Pikaia?

Che orsi bianchi e bruni sembrerebbero essere in realtà delle varietà della stessa specie, un po’ come avviene nelle differenze degli animali d’allevamento che se non vengono tenuti separati si incrociano nuovamente tornando alla forma originale.

Il punto è che la teoria darwiniana era e rimane non falsificabile.

E per quanto riguarda il caso riportato su Pikaia, nonostante l’enfasi, non si tratta neanche di evoluzione.

Il Prof. Bertolini sfida il Prof. Ferraguti sull’evoluzionismo: “Andiamo a dibattito”


Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto?

 

L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso

Dopo l’intervista al Prof. Ferraguti, si è acceso fortemente il dibattito in merito al tema delle origini della vita. Tante le sollecitazioni ricevute dalla nostra redazione, che ha scelto di dare spazio al presidente dell’A.I.S.O. (Associazione Italiana Studi sulle Origini) Prof. Stefano Bertolini.Particolarmente interessante l’invito a venire in pubblico per un confronto scientifico su quanto ha sostenuto nell’intervista e le prove realmente verificabili.La prima domanda posta al Prof. è la seguente: Vede in crescita (quantitativa e /o qualitativa) il dibattito sulla teoria evoluzionista a livello globale e nel nostro Paese? “Credo che il dibattito sull’evoluzione sia in continua crescita in quanto negli ultimi decenni si è scoperto che la vita e la sua complessità sono specifici, cioè non è dimostrabile e perciò pressoché impossibile che si sia sviluppata ed evoluta come descritta dagli scienziati evoluzionisti; sempre più scienziati si rendono conto che l’evoluzione non riesce a spiegare adeguatamente quello che risulta dalle loro ricerche.
Anche l’attività anti-creazionista da parte degli atei ed evoluzionisti è in crescita ed è un sintomo della caduta dei pilastri dell’evoluzione che si stanno frantumando. Basta solo leggere i commenti in internet su vari siti e forum che sono diseducati e spregiativi verso chi prende una posizione contraria”

A Ferraguti viene posta la seconda domanda: a suo parere quanto rileva nel dibattito e nel sostegno di una posizione evoluzionista o antievoluzionista l’essere o meno credenti?

“Il Prof. Ferraguti mi sembra dia molto peso nel definire bene i vari termini in modo da rispondere adeguatamente alle questioni in gioco e con questo concordo perfettamente. Nella scienza le basi di partenza si devono definire. Dove vedo delle opportunità di miglioramento sono proprio nelle definizioni. Non penso che esista qualcuno che consideri l’anti-evoluzionismo la presa di posizione di chi contesta lo studio dell’evoluzione. Sicuramente non si può neanche definire come chi non crede nell’evoluzione, nel fatto che la vita sulla Terra abbia avuto una storia e che la vita sia cambiata nel tempo. Sarebbe anche scorretta quest’insinuazione per i seguenti motivi:

– il primo è di aver creato un avversario di comodo facilmente abbattibile perché non rappresenta la realtà. L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso. Sicuramente esiste anche la variazione della vita, cioè variazione all’interno delle specie.
– il secondo è nel considerare l’evoluzione come un fatto indiscutibile e questo non rispetta il metodo scientifico. Si possono solo verificare con esperimenti empirici osservazioni nel presente. Per definizione l’origine della vita va presunta o inferita per mancanza di prove osservabili, e cosi non rientra nella scienza sperimentale (operativa) ma nella storia. La storia acquista credibilità solo quando sostenuto da un testimone oculare o da prove irrifiutabile. L’origine della vita non è stato osservata e nemmeno le prove a suo sostegno reggono all’indagine scientifica e per questo l’evoluzione rimane una mera ipotesi.

La giusta definizione dell’antievoluzionista è semplicemente chi non crede nell’evoluzione perché la scienza la confuta. Dire che l’antievoluzionista non crede nelle cose è inoltre scorretto perché mette in dubbio l’integrità di ogni scienziato che non sia evoluzionista, insinuando che essi rifiutano le prove empiriche delle osservazioni nel presente. Anche fra gli antievoluzionisti c’è chi e credente e chi non lo è (vedere il sito http://www.dissentfromdarwin.org), perciò non è più una questione di fede contro la scienza, ma scienza contro scienza, … o addirittura fede contro fede?”

La terza domanda: perché per alcuni la teoria di Darwin è così importante per la struttura in prima istanza della forma mentis scientifica e per altri è un “gigante dai piedi d’argilla” da abbattere?

“Credo che Darwin sia stato brillante nella presentazione della teoria sulla selezione naturale che non viene negata da chi non è evoluzionista. L’evidenza della variazione nelle specie è indiscutibile (rimaniamo chiari: all’interno di limiti ben definiti dalla specie). Darwin però ha “preso in prestito” (alcuni direbbero plagiato) molte delle sue idee sulla selezione naturale da creazionisti che l’hanno preceduto come: Edward Blyth (tre articoli importanti: The Magazine of Natural History, Volumi 8, 9 e 10, 1835–1837) e Alfred Russel Wallace (manoscritto mandato a Darwin 1858: On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely From the Original Type). Darwin ha commesso un grave errore nell’estrapolare la selezione naturale (osservazioni empiriche nel presente) come meccanismo per spiegare l’evoluzione della vita dall’abiogenesi in tutte le svariate forme conosciute oggi (presunto e senza alcuna evidenza empirica), perché sono due meccanismi molto diversi. Nessuno vuole abbattere Darwin, solo il dogma evoluzionista che rimane infondato. Quando si insegna qualcosa che è stato provato fuorviante e se lo presenta come fatto scientifico, allora c’è veramente qualcosa che non va. L’esempio sarebbero gli embrioni di Haeckel, insegnati in ogni scuola dalle media fino a livello universitario a sostegno dell’evoluzione. I scienziati evoluzionisti hanno scartato la teoria della ricapitolazione decenni fa: “La teoria della ricapitolazione è defunta.” (Stephen J. Gould, Natural History, 89:144, Aprile 1980.) “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica.” (M. Richardson, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997.) Ci rendiamo conto di quanto l’evoluzione non è scienza ma un dogma? Si continua ad insegnare delle note frodi, passandole come fatti scientifici”

Si passa poi ad una 4° domanda: le due critiche mosse più di frequente ai sostenitori del neodarwinismo e agli antievoluzionisti sono di essere sostenitori di un dogma ascientifico, per quanto riguarda i primi, e di non essere scientificamente preparati, per quanto riguarda i secondi. Citando anche qualche esempio, può dirci quale delle due più si avvicina a realtà? Essere antievoluzionisti significa essere antiscientisti?

“In questo caso concordo con Ferraguti nel dire che l’evoluzione consiste in una miriade di posizioni differenziate e che non è possibile definire una posizione unitaria dell’evoluzionismo. Questo ci fa capire che l’evoluzione non ha tutte le risposte, anzi, l’evoluzione solleva sempre più domande sulla sua validità. Perciò, insistere che l’evoluzione è un fatto e che chi non lo accetti sia ignorante diventa una posizione dogmatica, non vi pare? Sono contento che Ferraguti faccia riferimento a ricerche scientifiche che sostengono una posizione alternativa perché permette di evidenziare un fatto molto triste. Tutte le riviste scientifiche rifiutano qualsiasi articolo che non fa riferimento alla teoria di Darwin come unica possibile certezza dell’esistenza della vita e del suo sviluppo sulla terra, questa si chiama censura. Non vengono prese in considerazione nemmeno le posizioni discordanti. Gli antievoluzionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste che sono “peer reviewed”. Articoli e pubblicazioni che confutano l’evoluzione abbondano. Gli evoluzionisti si confutano a vicenda. C’è chi sostiene che l’uccello si sia evoluto dai dinosauri (teoria cursoriale) e chi crede che l’uccello discenda da qualche animale (teoria arborea – non dinosauro) da volo planante (come il paleo-ornitologo e evoluzionista A.Feduccia). Il cromosoma Y dell’uomo è più simile a quello del gorilla rispetto allo scimpanzé, nonostante l’antenato comune sia del scimpanzé che dell’uomo si sia diviso molto prima dal ramo che ha portato al gorilla. Questo ci dice che il modello evoluzionista non funziona perché dovremmo essere più simili allo scimpanzé! Lo studio della microbiologia sul DNA nega regolarmente l’evoluzione. Gli antievoluzionisti sarebbero antiscientifici secondo Ferraguti, perché “negano i portati della scienza generalmente condivisi?” Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto? Allora Darwin sarebbe stato antiscientifico perché è andato controcorrente alla posizione creazionista dominante dei suoi tempi. Galileo sarebbe antiscientifico. La scienza non ha forse fatto progressi proprio perché uomini di scienza nel passato hanno avuto il coraggio di confutare la posizione dominante? Dove saremmo in un mondo che non permette il confronto? Si ripeterà la situazione che si è presentata all’università di Bergamo nel 2009 quando la nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini aveva organizzato un dibattito e poi la nomenclatura evoluzionista ha troncato l’evento. Chi vuole vivere in un mondo dove uno non è libero di esprimersi diversamente? Secondo Ferraguti Keplero, Pascal, Faraday, Newton, sarebbero tutti antiscientifici perché erano creazionisti? La nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini collabora regolarmente con diversi scienziati validi a livello internazionale. Chi ha mai detto che l’antievoluzionista non crede che la vita abbia una storia, che i dinosauri non siano esistiti? Di nuovo quell’avversario di comodo! Accettiamo pienamente una storia della vita e adirittura anche i dinosauri. Semplicemente la spiegazione è un’altra! Per i dinosauri che si evolvono in uccelli ed essere imparentati ai scimpanzé, Ferraguti deve semplicemente leggere le riviste evoluzioniste che li confutano, come Feduccia che confuta gli uccelli evoluti da dinosauri. L’uomo ha la stessa emoglobina dei lombrichi, perciò forse siamo imparentati ai lombrichi dopotutto! Il nostro lisosoma è più simile a quello delle galline rispetto al scimpanzé, questo ci rende forse parenti di un pollo? Non solo la musica e la scrittura hanno prodotto capolavori senza riferimenti all’evoluzione, ma anche la scienza progredisce senza considerare l’evoluzione: “In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia si è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno a fatti considerato l’evoluzione.” (Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.)”

Si pone un nuovo quesito: il neodarwinismo sostiene che nuove informazioni genetiche foriere di maggiore complessità nascano da mutazioni positive. Ad oggi quali sono gli esempi più importanti a sostegno di questa spiegazione?

“Sono rimasto sorpreso nel leggere che Ferraguti parli di selezione naturale in grado di selezionare le mutazioni. Mi sembrava fosse una cosa conosciuto da tutto il mondo scientifico che la selezione naturale non può agire direttamente sul genotipo, ma solo sul fenotipo. Non solo il progetto ENCODE ha completamente confutato il concetto fondamentale per l’evoluzione, che il DNA spazzatura non esiste, ma che addirittura il 95% delle trascrizioni funzionanti non indicano alcuna evidenza di pressione selettiva. (Encyclopedia of DNA Elements pilot project, Birney, E., et. al., Identification and analysis of functional elements in 1% of the human genome by the ENCODE pilot project, Nature 447: 799–816, 2007.) Mutazioni non vengono conservate dalla selezione naturale: mutano con un andamento medio. L’evoluzione necessità matematicamente di DNA spazzatura, insistendo che il 97% è non-funzionante, cioè spazzatura. Il progetto ENCODE ha scoperto che più del 98% è funzionante e le parti non codificanti sono addirittura più importanti, così crolla anche questa icona dell’evoluzione. Quando Ferraguti parla dell’evoluzione degli spinarelli è interessante che per la sua dichiarazione “Alcune di queste varianti genetiche erano già presenti nelle popolazioni ancestrali”, perciò cosa centra l’evoluzione? Per quanto le “mutazioni nuove”, l’antievoluzionista non nega l’esistenza di mutazioni, solo il fatto che queste aggiungono nuove funzioni, perché i spinarelli sono rimasti spinarelli! Come i fringuelli possono produrre nuove specie di fringuelli e zanzare nuove specie di zanzare (esempio del Culex molestus nelle gallerie del metro di Londra che sono rimaste isolate dalla popolazione parentale in superficie (Culex pipiens), ma sono sempre rimaste zanzare!)”

L’ultima domanda posta è la seguente: a che punto possiamo dirci nella ricerca del noto “anello mancante” tra uomo e scimmia?

“E’ vero che si scoprono nuove presunte forme intermedia fra Homo sapiens e i suoi presunti antenati (non ogni giorno come propone Ferraguti), ma è anche vero che uno dopo l’altro vengono scartati come frode o riclassificati come specie di scimmia o semplicemente come umani. Esempi sono: Ramapithecus (struttura dentale identica al babbuino moderno), Australopithecus (Lucy – era una specie di scimpanzé nano e non nostro antenato, Charles Oxnard: professore di anatomia ed eminente esperto sui fossili australopiteci, The Order of Man: A Biomathematical Anatomy of the Primates, 1984, p. 332.), Hesperopithecus (dente di un maiale), Eoanthropus (L’uomo di Piltdown – una frode). Forse Darwinius masillae (Ida) sarebbe una di queste forme di transizione? Soprannominata ‘l’8° meraviglia’, ‘il santo Graal dell’evoluzione’. La famosa voce dei documentari della BBC Sir David Attenborough ha dichiarato: “Questa piccola creatura ci mostrerà il nostro legame con il resto di tutti i mammiferi. L’anello che finora si diceva fosse mancante… ora non manca più.” Invece solo 3 mesi dopo anche Ida finisce nel cestino degli antenati dell’uomo. Gli anelli mancanti fra ogni specie di animale, insetto e pianta o chiamiamoli forme di transizione, semplicemente non sono sostenute dalla paleontologia come confermato anche da Stephen Gould, massimo esponente evoluzionista: “L’estrema rarità di forme di transizione nella storia dei fossili persiste come segreto del mestiere della paleontologia. Gli alberi evolutivi che abbelliscono i nostri libri di testo hanno dati solo alle punte ed i nodi dei loro rami; il resto va inferito, per quanto sia ragionevole, non risulta dall’evidenza dei fossili.(Evolution’s Erratic Pace, Natural History, 86(5):14, May 1977.) “

A cura di Andrea Carbone tratto da:

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