IL CREAZIONISMO – Radio Globe One


Di Leonetto

Sulle note di “Uh…Uh.” prende il via un’altra puntata in compagnia del dott. F. Fratus e del prof. E. Pennetta. Come annuncia Salvatore in apertura si parla questa volta di ‘Creazionismo’, ma non come temono ,o forse sarebbe meglio dire spererebbero, venisse fatto alcuni esponenti di quella che Fratus (ma non solo) definisce ‘nomenklatura’ evoluzionista. Infatti l’occasione per entrare in certe tematiche è data dalla partecipazione del prof. Pennetta, che nell’occasione ha accompagnato due classi, ad una conferenza tenutasi il 6 Febbraio  a Roma (http://www.enzopennetta.it/2013/02/cronaca-di-una-conferenza-su-creazionismo-ed-evoluzione-tra-i-noma-e-lelefante-nella-stanza/), che aveva per oratori 2 neodarwinisti (prof. Ernesto Capanna autore di un libro con Telmo Pievani, Mons. prof. Carlo Molari, docente di teologia dogmatica a Roma, ed un antievoluzionista, prof. Roberto De Mattei autore del famosoEvoluzionismo.-Il-tramonto-di-una-ipotesi.

Il prof. Capanna, che ha aperto la conferenza, ed il mons. Molari con grande capacità di sintesi e chiarezza, a detta di Pennetta, hanno introdotto e spiegato un po’ come evoluzione in generale, anche se nello specifico da come sembra si può leggere al posto di evoluzione  neodarwinismo, e fede, nello specifico cristiana.

Rispettando quel principio che vuole separazione fra il ‘Chi’ e ‘Perché’ ed il ‘Come’, ossia il principio dei Non-overlapping magisteria di cui parlò Gould riprendendo ed estendendo il pensiero di G. Galilei. Galileo infatti si vide costretto a intervenire sulla questione del rapporto fra scienza e fede, questione che non l’aveva minimamente turbato né gli aveva dato da pensare, e sul concetto di verità, con lo scopo principale di difendere la propria autonomia di scienziato e anche di avvertire del danno che un certo pensiero avrebbe potuto causare. Galileo scriveva infatti che:

 

« […] nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalla autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie: perché, procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice de gli ordini di Dio […]. »


« …pare che quello che gli effetti naturali che o la sensata esperienza ci pone innanzi agli occhi o le necessarie dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser revocato in dubbio per luoghi della Scrittura che avessero parole diverse sembiante, poi che non ogni detto della Scrittura è legato a obblighi così severi com’ogni effetto di natura»

Il grande  libro della Natura che  è scritto per Galileo in caratteri matematici e va letto in maniera scientifica e quindi non va posposto alla religione o ad alcune interpretazioni legate ad una fede, ma per essere ben interpretato, deve essere studiato con gli strumenti di cui il medesimo Dio della Bibbia ci ha dotati: “sensi”, “discorso” e “intelletto“. La Verità a cui si giungerà perseguendo il metodo scientifico non deve  perciò essere, né potrebbe esserlo, motivo di preoccupazione per un fedele . La fede parla e opera sul piano metafisico, mentre la scienza su quello fisico. Due modi ,per un fedele, in grado di rivelare la stessa verità che proviene da Dio.

In un certo qual modo troviamo questo concetto espresso anche nelle Scritture. Si legga infatti:

“[..]ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha loro manifestato. Infatti le sue qualità invi sibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo
delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, affinché siano inescusabili.”
-a’ Romani 1-20-

 

Il prof. De Mattei, seppur non ne sia entrato in merito durante questa conferenza, il dott. Fratus e molti altri cristiani e non, teologi e non, scienziati e non, pensano però che alcune visioni non siano conciliabili con la visione del Dio Rivelato  giudaico-cristiano. Si ricorderà per esempio quanto scrisse Fratus circa il credo cattolico (http://www.origini.info/articolo.asp?id=561 ).

Il punto che poi sintetizza, a mio avviso molto efficacemente il prof. Pennetta in trasmissione, è che posto che certe questioni dovrebbero  rientrare fra le discussioni e le riflessioni dei cristiani, dei cattolici, degli ortodossi, dei giudei etc. etc.. Ossia, certamente una  cosa è credere in una qualche intelligenza superiore che ha messo in esistenza il mondo e ne ha programmato lo sviluppo, altra cosa è ritenere, ad esempio, che la Bibbia racconta la vera storia del mondo, e eventualmente in che termini. Su questo punto vi sono comprensibili fraintendimenti, preconcetti e pregiudizi. Alcuni creati ad hoc. E’ importante, se non fondamentale riconoscere un  paradosso, quello che biblica o no, la convinzione o la fede in un Progetto intelligente di qualsiasi tipo esso sia  oppure nella plausibilità o veridicità del racconto biblico è una questione interna al creazionismo, al credo di un Dio Rivelato Creatore  e non dovrebbe interessare più di tanto (marginalmente) gli evoluzionisti atei.

Invece li interessa e anche molto fino al punto che (spesso e volentieri in buona compagnia di molti evoluzionisti teisti) spesso bollano ci mantiene un certo credo (si faccia ben attenzione alle parole: CREDO) escludendoli da una specie di “arco costituzionale”, cosa che è fortemente sbagliata. E’ quindi facile, e Pennetta non esita a sottolinearlo che introdurre, lambire il discorso della conciliabilità o meno con una certa interpretazione fideistica gioca molto a favore dei neodarwinisti che come abili prestigiatori distraendo sulle questioni legate alla religione distolgono l’attenzione su quello che è un  “Elephant in the room( http://it.wikipedia.org/wiki/Elefante_nella_stanza ) e su tutte quelle voragini che vengono fatte passare per bucherelli. Nella stessa conferenza di Roma Pennetta fa notare che il Mons. Molari ha proposto la prova dell’evoluzione vista nella resistenza dei batteri agli antibiotici (http://www.enzopennetta.it/2011/09/antibiotici-smentita-definitivamente-l%E2%80%99evoluzione-dei-batteri/), Il prof. Capanna ha parlato della veridicità della selezione naturale, ma con queste cose si è mostrato da un lato e dall’altro processi, meccanismi che, nessuno nega o mette in dubbio ma che mostrano casi di microevoluzione e anche di perdita di informazione, di selezione di caratteri ma non di come si formino nuovi caratteri di dove e come venga la nuova informazione cosa essenziale affinché si possa parlare di vera evoluzione.

Neanche il prof De Mattei (forse rabbonito dalla presenza del Monsignore) ha fatto presente che si ignorasse l’elefante nella stanza e così certe cose sono comunque sia ancora una volta passate.

Tornando alla questione dei Noma quindi il prof. Pennetta, mostrato come portare, anche in minima parte, il discorso su questioni di conciliabilità religiosa fa il gioco proprio di quella nomenklatura evoluzionista. Pennetta, ribadendo che un Cristiano non teme la Verità, mostra che anche qualora il neodarwinismo fosse vero la fede professata col Credo non sarebbe compromessa in quanto come fece notare ultimamente, benché poi abbia ritrattato, per Tattersall esiste quello che noi abbiamo definito un “salto ontologico” fra l’uomo e gli altri animali, un qualcosa di improvviso e di non riconducibile a differenza quantitative di grado ma qualitative.

Fare questa premessa, ossia del fatto che anche in quel caso la fede non sarebbe compromessa, permette di essere molto più leggeri e evitare “furbeschi” tentativi di spostare la discussione in termini non scientifici. E così poi una volta essere focalizzati sul campo della scienza galileiana  si può notare finalmente l’elefante nella stanza e tutti gli squarci nelle pareti senza perdersi a disquisire su soprammobili, armadi e quant’altro.. Sarebbe cosa utile far presente come anche l’ateismo sia basato su un atto di fede ed escludere anche altre intromissioni ideologiche, appunto dall’altro fronte (es. Uaar) (http://www.enzopennetta.it/2013/02/darwin-day-radio-globe-one/ ) e poter quindi concentrarsi sulla-e questione-i scientifica-e. La stessa Margerita Hack, presidente onorario UAAR ha dichiarato che:

“Io non credo, però penso che anche l’ateismo sia una fede. Nel senso che non posso dimostrare né che Dio c’è e neppure che non c’è. L’idea di Dio non mi soddisfa”

 

E’ infatti diverso il pensiero scettico, ignostico, agnostico, indifferente in tutte le salse da quello ateo. ’Dimostrazioni’ e/o ‘riflessioni’ come il drago nel mio garage, la teiera di Russel  cara a Dawkins etc etc.. sono in verità cose posposte a visioni di un Dio proprie di filosofie desiste che nulla possono ovviamente avere a che fare con il Dio Rivelato Creatore delle Scritture.

Su questioni  così l’ateo e l’uomo di fede avranno posizioni indimostrabili, basate su fede e divergenti l’una dall’altra, se ad esempio per un credente in Dio il Sole non a caso avrà certe dimensioni e sussisteranno certe armonie nella galassia e l’universo affinchè la vita sia possibile per l’ateo non sarà così, per il credente il “salto ontologico” fra uomo e animale deriverà sempre dalla Volontà di un Creatore Intelligente, per l’ateo avrà spiegazioni riduzioniste etc. etc.. Diverse saranno le interpretazioni sull’origine dell’Universo e delle leggi che lo regolano e lo governano etc. etc..

Nessuno può dimostrare le sue posizioni  ma ateo e fedele si trovano ad essere entrambi in una posizione di credo, nessuno può dimostrare il proprio né falsificare l’altro.

Però da un lato anche qualora uno cerchi di esprimere le sue interpretazioni su certi fatti, spostandosi dal campo della scienza, viene additato e messo al bando, addirittura tacciato  di essere nemico della democrazia, se lo fa l’altro tutto passa e spesso e volentieri viene anche fatto passare (o si cerca fortemente di farlo) che la sua posizione non sia ideologica, non sia legata a un credo ma puramente razionale e legata ai fatti, un qualcosa di oggettivo.

 

 

La puntata è disponibile al seguente link:

https://www.dropbox.com/s/83u41g8aszgov3u/7%20_02_13.mp3

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Le puntate precedenti sono disponibili al seguente link:

http://www.enzopennetta.it/radio-globe-one-archivio-con-tutte-le-puntate-audio-e-recensioni/

Darwin Day, parliamone un po’!


Di Leonetto

Cosa c’entrano Gesù di Nazareth e il ricordo della Shoah con Charles Darwin?

Lo scopriamo in questa nuova puntata con il dott. Fabrizio Fratus e il prof.Enzo Pennetta.

 

Questa volta infatti, essendo periodo, si parla del, o sarebbe meglio dire dei Darwin days. Evento, o quindi meglio serie di eventi che di anno in anno è accompagnato da sempre crescenti celebrazioni e quindi su Radio Globe One non viene lasciata scappare l’occasione per parlarne un po’. I Darwin days sono una manifestazione che, nel campo della scienza, non ha eguali né precedenti,la nascita di uno scienziato viene ricordata talvolta e accompagnata da celebrazioni certo, avviene di solito nel caso di ricorrenze particolari come il centenario o i 150 anni o gli anniversari secolari o l’anniversario sempre di centinaia d’anni di una sua eventuale scoperta invenzione rivoluzionaria. Qui va notato che i 150 anni (2009) dalla pubblicazione de “On the Origin of the Species by Means of Natural Selection: Or, The Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life” (titolo per intero molto importante che un fedelissimo di Darwin non ricordò (http://www.uccronline.it/2012/02/26/dawkins-imbarazzante-si-dimentica-il-titolo-dellopera-di-darwin/ ).

( http://www.lescienze.it/news/2009/02/11/news/150_anni_di_origine_delle_specie-576245/ )

In quell’anno, il 2009,nell’almanacco di “scienze” Micromega si trova un articolo del prof. Carlo Alberto Redi, professore dell’Università di Pavia, il cui primo paragrafo inizia con la dicitura “150 a. D: necessaria premessa”. Quello che apparentemente, ma ci si rende conto presto che non possa essere, possa sembrare “annus Domini” in realtà sta per anno Darwiniano!

Eh già, fin ora l’unico infatti fra personaggi storici nel mondo della scienza e non di cui ogni anno venisse celebrata la nascita (che sia da traslate di 7-11 anni indietro non ha importanza per la cosa) è proprio Gesù Cristo ed è proprio in virtù di ciò che si è introdotto il sistema di conteggio temporale. La figura di Darwin va divenendo sempre più una sorta di idolo, tant’è che Rosa Alberoni (http://www.rosaalberoni.it/) coniò un termine che ora viene spesso utilizzato: Darwinolatria. Si tratta dell’applicazione del progetto di Comte, di quella “Nuova religione dell’umanità“, che come già notava G.K. Chesterton in “Eretici“, del 1905, aveva bisogno di celebrare le sue festività, tra le quali Chesterton indicava proprio il “Natale” dei Darwin Days.

Ed è una cosa di cui si era già anche parlato (http://www.enzopennetta.it/2012/12/radio-globe-one-recensione-1512-la-fede-evoluzionista-come-lateismo-prega-la-scienza-neodarwinista/ ) come anche della straordinaria pensata della santificazione di Darwin http://www.enzopennetta.it/2012/11/darwin-santo-subito/ ).Come si può, a questo punto, facilmente arguire l’UAAR (http://www.uaar.it/ ) si trova coinvoltissima nei Darwin Days. A tal proposito il prof. Pennetta in radio ricorda anche un aneddoto di come quando decise di intraprendere la campagna antidarwinista. Trovandosi con delle classi a Venezia vide un volantino in cui l’UAAR invitava a diversi incontri su Darwin. La cosa catturò l’attenzione di Pennetta che volle capire bene perché l’UAAR si volesse impadronire di Darwin e lo usasse. L’UAAR fu infatti chi per primo portò in Italia il Darwin Days, infatti nelle pagine del Darwin Day (dell’UAAR) dal 2005 al 2007 vi è un’altra versione del testo che inverte i meriti tra uaar e librerie Feltrinelli:

“Nel 2003 il Darwin Day è finalmente arrivato anche nel nostro Paese grazie alle Librerie Feltrinelli che, in collaborazione con l’UAAR, hanno organizzato in tutta Italia diversi incontri con scienziati, docenti e giornalisti scientifici.”

Tuttavia nella pagina del 2003, come specificato anche in quella del 2008, le librerie Feltrinelli non vengono menzionate (in quanto non ancora coinvolte), l’unico incontro descritto è moderato dall’uaar. Nelle pagine del Darwin Day dal 2010 al 2012 troviamo:

“Nel 2003 il Darwin Day è finalmente arrivato anche nel nostro Paese grazie all’UAAR che, spesso in collaborazione con le Librerie Feltrinelli, organizza in tutta Italia diversi incontri con scienziati, docenti e giornalisti scientifici.”

Nella pagina del 2008, tuttavia, vi è scritto più precisamente e inequivocamente:

Nel 2003 il Darwin Day è finalmente arrivato anche nel nostro Paese grazie all’UAAR. Dal 2004 l’UAAR, in collaborazione con le Librerie Feltrinelli, organizza in tutta Italia diversi incontri con scienziati, docenti e giornalisti scientifici.”

 

La collaborazione con le librerie Feltrinelli è quindi subentrata un anno dopo che l’UAAR portò il Darwin Day in Italia, la propaganda iniziale è stata organizzata interamente dall’UAAR, ad ogni modo chi si fatto un giro nelle librerie Feltrinelli dovrebbe facilmente comprendere perché abbiano prontamente aderito. Questi legami non piacquero molto a Pikaia racconta Pennetta ai microfoni di Salvatore, infatti dopo aver parlato di connessioni UAAR-Pkiaia su CS (http://www.enzopennetta.it/2012/02/pikaia-uaar-connection/) si assistette ad una scena che Pennetta dice ricordare la scena del bambino che nasconde il risultato della  marachella dietro la schiena:

(http://www.enzopennetta.it/2012/02/scandaloso-pikaia-nasconde-i-suoi-legami-con-luaar/).

Cosa avrebbe mai dovuto importare a Pikaia se eventi simili fossero patrocinati, organizzati, sponsorizzati dall’UAAR? Chi si fosse recato ad uno di tali eventi forse non avrebbe visto subito, o presto, i legami con l’UAAR? Tanto più che, essendo un ente l’UAAR che si propone sostenendo di promuovere scientificità e razionalità, trovarlo a promuovere un evento scientifico dovrebbe importare relativamente poco. O forse si vuole nascondere quella propaganda, seppur duale, che si contesta a certe frange religiose con il Creazionismo? Se uno fosse in buona fede, qualora sapesse che stessero venendo mosse accuse, critiche, sul suo operato, gli sarebbe sufficiente mostrare chiaramente come stiano le cose, dire la sua ragione sulla cosa e mostrare perché quelle critiche sono ridicole o non hanno comunque ragione di esistere.
Ed anche qualora invece si fosse in qualche modo in malafede, delle scusanti sarebbero state in questo caso preciso facili da creare e difficilmente contestabili. Ma l’agire in questo modo invece dà proprio una brutta immagine, ricorda un ‘furbacchione’ che avvisato di un controllo della finanza disperatamente cerca di distruggere tutti gli incartamenti, formattare gli Hard Disk  etc.. etc.. E tempo dopo anche l’UAAR stesso prese provvedimenti in tal senso (http://www.enzopennetta.it/2012/03/uaar-il-grande-burattinaio-dei-darwin-day/ ).

Fabrizio Fratus racconta anche del suo ingresso in questo campo e spiega che dovendo preparare un incontro sul tema proprio durante i primi Darwin Days si rivolse all’AISO, il cui allora presidente si prodigò a far partecipare uno scienziato bulgaro esperto nel settore: Michele Georgiev, una delle figure di spicco del Creazionismo. Recentemente Pennetta ha parlato di un convegno in cui si è parlato dei NOMA (http://www.enzopennetta.it/2013/02/cronaca-di-una-conferenza-su-creazionismo-ed-evoluzione-tra-i-noma-e-lelefante-nella-stanza/ )di cui si parlerà meglio prossima nella puntata, ed è proprio Georgiev che sviluppò seppur in modo leggermente differente ma preciso e chiaro questo punto.

Georgiev riconoscendo tranquillamente alla scienza di essere materialista in tutte le accezioni note del termine spiegò come questo non potesse venir detto per la storia naturale  dove un fedele, un credente ed un ateo avranno visioni differenti delle cose, visioni che possono differire, entro certi termini, da credente a credente e da ateo a ateo.

Papa Leone XIII, nell’Enciclica Providentissimus Deus, raccomanda “di non allontanarsi per nulla dal senso letterale e ovvio” delle Scritture, tranne nel caso che “vi sia una qualche ragione che non permetta di tenerlo, o una necessità che imponga di lasciarlo”.
E così, sulla base di ciò, laddove uno non veda nelle teorie scientifiche della storia del mondo una ragione, una necessità, che imponga di abbandonare il senso ovvio, ”storico” delle Scritture allora lo mantiene. Questo vale per qualsiasi cristiano ed anche per i cattolici.
http://www.origini.info/articolo.asp?id=308
http://vaticaninsider.lastampa.it/recensioni/dettaglio-articolo/articolo/evoluzione-creazione-vita-sgreccia-agazzi-13441/

 

Aber, Facchini, Molari  considerano valida la spiegazione darwiniana come spiegazione scientifica, poi nel campo della storia naturale hanno una visione da credenti e cattolici. Così come altri atei sono atei senza dover tranquillamente fare professione di fede neodarwinista (Margulis, Palmarini etc..). Il prof. Pennetta riporta un’analogia, ossia fa presente che è come spiegare come sia avvenuto uno sparo, gittata, velocità, inclinazione, resistenza dell’aria, etc.. E poi concludere affermando: “Il colpevole è..”. Ossia può la scienza dire sull’intenzionalità di una cosa? Un “finalismo” nelle scienze, così in senso generale è indimostrabile, non è neanche un vero concetto scientifico.
Il futuro influenzerebbe il presente. L’effetto finale e causa primaria vanno a coincidere nel finalismo. L’intenzione di raggiungere quel fine produce l’azione il cui risultato è quindi (sarebbe) sia causa che effetto. Facchini che è neodarwinista e creazionista vede per esempio nella biologia prova di finalismo, Pievani che è neodarwinista ma non creazionista vede invece nella biologia prova dell’assenza di finalismo, ognuno porta le sue ragioni, il Pievani sviluppa il concetto di contingenza, in particolare. Conseguenze (o implicazioni) di tutto il ragionamento sulla contingenza sarebbero che la ragione e la scienza ammetterebbero al limite un Dio (riporta questo pensiero anche in alcune comparsate televisive il Pievani) incapace di agire nella storia quindi nulla a che vedere con il Dio Rivelato, e quindi il fatto che esista l’uomo non sarebbe il frutto di un disegno divino ma una sorta di incidente, di accidente fortuito ed inaspettato. E Georgiev si espresse proprio a riguardo con estrema chiarezza (http://www.origini.info/articolo.asp?id=280 ).

Va quindi ricordato che non furono i  credenti a “imparare a dividere il sacro dal profano”, ma bensì questi hanno inventato il metodo scientifico (primi tra tutti Copernico e Keplero e Galileo e Newton ecc. ecc.), insegnando quella separazione a tutti gli altri, separazione che ha faticato inizialmente a farsi strada, come ovvio che fosse  in un mondo che da sempre, dall’inizio della civiltà, in tutte le culture, aveva mescolato i due ambiti. E qui torno a consigliare l’ottimo “Scienziati dunque credenti” (http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788882728236/scienziati-dunque-credenti.html) di F. Agnoli. Ed oggi dovrebbe quindi far riflettere il fatto che siano spesso atei  oltre a frange religiose a mescolare in modo  non consono i due aspetti.

Libri come “Creazione senza Dio” e “la scienza non ha bisogno di Dio” ne sono un chiaro esempio.

Fratus ricorda Odifreddi, M. Hack, Boncinelli ed Omodeo e riporta alcuni pensieri di questi espressi durante appunto i primi Darwin Days..:

“[A Darwin]si deve una grandissima scoperta, la concezione secondo la quale la vita  si sia originata a partire da forme semplici a complesse senza ricorrere a Dio per qualunque spiegazione quindi Darwin è un corretto simbolo ateista ed antiteista” –M.Hack-

“Di tutte le  teorie  immaginabili il darwinismo è quella che cozza di più contro le teorie religiose

e dunque è giusto fare di Darwin il simbolo di questa posizione.” –E. Boncinelli.

 

Ma possiamo riportare altri pensieri famosi:

 “Questo Darwin che sto leggendo è formidabile. Un certo aspetto della teologia non era ancora stato liquidato. Adesso è cosa fatta.- Engels-
“Queste ultime settimane ho letto il libro di Darwin. Nonostante il suo modo di procedere un po’ pesante, questo libro contiene il fondamento scientifico per la nostra causa”-K.Marx-

“Che le specie siano derivate le une dalle altre non è deduzione che si fonda sopra i fatti (sic), perché i fatti possono essere contestati e soprattutto interpretati in modo diverso, ma è una nozione che si impone al nostro spirito come la sola accettabile dal momento che abbiamo abbandonato la teoria della creazione soprannaturale”.- M. Goldsmith

“L’evoluzionismo del XIX secolo porta nuove vigorose acque alle correnti meccanicistiche e materialistiche”.- Giuseppe Montalenti

Lasciatemi riassumere le mie vedute su ciò che la moderna biologia evolutiva ci dice in modo forte e chiaro…
Non ci sono dèi, fini, forze guida di nessun tipo.
Non c’è vita dopo la morte…
Non c’è un fondamento ultimo per l’etica, la vita non ha significato, e non c’è neppure nessuna libertà di scelta per gli umani”.-
William Provine-

Non c’è ragione di supporre altra origine, per i nuovi processi di riproduzione e di mutazione se non quella materialistica”. -George Simpson-

“… soltanto il Caso è all’origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera. Il Caso puro, il solo Caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell’evoluzione.”- Jaques Monod

 

E molti altri, in particola modo:  “La scienza moderna deve escludere la creazione o la guida divina. Il darwinismo ha rimosso dalla sfera della discussione razionale qualsiasi idea di Dio come creatore degli organismi”.- Sir Julian Huxley-.Come riporta il prof. Pennetta:

la sua frase non è in favore di una separazione tra scienza e fede ma è un vero attacco alla fede; quello che Huxley dice è che l’idea di Dio viene rimossa dalla sfera razionale. Un concetto molto chiaro e che non è liberatorio ma apertamente ostile alla religione, tanto da relegarla nell’irrazionalità. Quanto manca alla dichiarazione che la religione è un disturbo mentale? Poco, infatti è quello che andrà dicendo qualche decennio dopo Richard Dawkins. Con buona pace della vera scienza”

 

E non è tutto, infatti una vecchia conoscenza, un sito dal nome che dice tutto ”evolve or die” ,sito amico di Pikaia assieme alla chiesa dello  spaghetto volante, propone quest’anno un articolo (http://wwwevolvedie.blogspot.it/2012/11/per-non-dimenticare-mai.html ) dall’altisonante titolo “per non dimenticare mai”,cosa che richiama alla Shoah, alle Twin Towers a molte cose.. Ma mai se ne trova traccia, ovviamente, per cose del genere. E pennetta non poteva non dire alcune cose a riguardo (http://www.enzopennetta.it/2013/02/darwin-day-per-non-dimenticare/ )

Quello che con un po’ di buon senso si deduce da questa vicenda, è una decisa conferma che la teoria neodarwiniana è stata, ed è tuttora, fortemente sostenuta al di là delle motivazioni scientifiche perché viene impiegata per fini ideologici e propagandistici.

Anche quest’anno l’UAAR l’ha fatta da padrone (http://www.enzopennetta.it/2013/01/darwin-day-uaar-day/ ) ,ma quest’anno “c’è una grossa novità”(cantava Lucio Dalla).Infatti ci saranno i Mendel Days (http://www.enzopennetta.it/2013/01/20-febbraio-mendel-day/ ) di cui si è parlato qui (http://www.enzopennetta.it/2013/01/spallanzani-e-mendel-due-grandi-scienziati-non-amati-dagli-scientisti-approfondimento/ )

 

L’incontro del 20 verrà trasmesso in diretta anche da Radio Globe One e annuncio che ne metterò poi online la registrazione, quindi per chi non potesse andare o ascoltare la puntata potrà poi trovare il link su CS.

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La puntata è disponibile al seguente link:

https://www.dropbox.com/s/c2aap9d95j2jsrj/02_02_13.mp3

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Le puntate precedenti sono disponibili al seguente link:

http://www.enzopennetta.it/radio-globe-one-archivio-con-tutte-le-puntate-audio-e-recensioni/

Neodarwinismo: la montagna che partorisce topolini


Di Enzo Pennetta

Gli esperimenti che vengono portati a conferma della teoria neodarwiniana hanno la caratteristica di essere molto limitati nei risultati.

 In nessun caso si osservano novità che vadano oltre la microevoluzione.

 

Questo è il caso del modello IAD (Innovazione – Amplificazione – Divergenza)

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Dopo il caso della microevoluzione di E. coli verificatosi negli esperimenti di Lenski e di cui si è ampiamente parlato su CS– Escherichia Coli: è vera evoluzione? (prima parte)Escherichia Coli: è vera evoluzione? (seconda parte), siamo nuovamente davanti ad un meccanismo verificato di microevoluzione che però non porta alla produzione di nuovi geni e nuove proteine e che quindi non apre alla possibilità di intravedere meccanismi macroevolutivi.

 L’occasione questa volta è offerta da un articolo sul modello IAD pubblicato su PubMed: “Real-time evolution of new genes by innovation, amplification, and divergence“, e ripreso da Pikaia il 14 novembre  2012 in Un nuovo modello per l’evoluzione di nuovi geni, di Michele Bellone, da cui traiamo qualche passaggio:

L’idea alla base di questo modello è la seguente: immaginiamo un gene ancestrale che abbia anche una debole attività secondaria (innovazione). Immaginiamo ora che un cambiamento del contesto ambientale renda benefico questo tratto secondario; favorito dalla pressione selettiva, il gene vedrebbe aumentare il suo “dosaggio”, arrivando ad avere due o più copie di sé nel genoma (amplificazione). L’aumento del numero di copie da un lato consentirebbe di “assorbire” meglio eventuali mutazioni negative, mentre dall’altro offrirebbe un maggior numero di possibili bersagli per mutazioni benefiche. Sarà proprio l’accumulo di queste mutazioni benefiche a rendere diverse fra di loro le copie del gene ancestrale (divergenza) fino ad arrivare alla formazione di un nuovo gene, qualora una di tali copie perdesse la sua funzione un tempo principale e conservando le modifiche acquisite in seguito all’evento amplificativo. 

A ben vedere il modello IAD (Innovazione – Amplificazione – Divergenza) non è molto lontano dalle tre fasi proposte per l’esperimento di Lenski (Potenziamento – Attualizzazione – Perfezionamento), al di là del numero di fasi, abbiamo in comune l’aumento del numero di copie (Amplificazione = Perfezionamento) e la presenza di una o più mutazioni (Divergenza = Attualizzazione e Potenziamento).

La differenza è nel fatto che nel modello IAD le mutazioni sono ipotizzate e non constatate come nel caso dell’esperimento di Lenski, quello da cui infatti si parte è una debole attività secondaria già presente (Innovazione) espressa con un termine che fra l’altro è fuorviante, infatti la mutazione è supposta nel passato e non vi è alcuna innovazione osservata.

Siamo dunque in presenza di un modello tutto da verificare, una mera ipotesi. E per supportarla viene proposto il caso di Salmonella enterica, un batterio che ha appunto la caratteristica di avere una debole attività secondaria, sempre come riferito nell’articolo su Pikaia:

Per testare il modello da loro proposto, i ricercatori hanno studiato un enzima responsabile della biosintesi dell’istidina (HisA) in un batterio, Salmonella enterica, e hanno individuato un mutante per questo gene dotato anche di una debole attività di sintesi del triptofano (TrpF). Seguendo l’attività di questo gene bifunzionale nel corso di 3000 generazioni e in diverse condizioni nutritive, i ricercatori non solo hanno registrato un vertiginoso aumento della sua espressione ma hanno anche osservato la comparsa di geni che, originati da esso in seguito a duplicazione, si sono poi specializzati, perdendo l’attività HisA e conservando la TrpF o viceversa.

In pratica, erano diventati nuovi geni, diversi dal mutante ancestrale da cui provenivano, confermando così il modello IAD. 

Esiste dunque un gene che ha una duplice funzione, in seguito per selezione artificiale viene isolata una sua variante che ha perso una delle due funzioni originarie, non sembra che si possa quindi parlare propriamente di “nuovi geni”. 

Siamo quindi, come nel caso dell’Escherichia coli di Lenski, davanti ad una perdita di funzione, ad una manomissione di un meccanismo e non ad una nuova funzione.

L’ennesimo caso di microevoluzione insomma, ma che viene spacciato come unun grande contributo alla conoscenza dei meccanismi alla base dell’origine delle novità evolutive“.

Ma onestamente non si vede nessun “grande contributo”, di grande c’è solo la montagna del neodarwinismo che partorisce topolini.