L’EVOLUZIONE DAL NULLA – CAP. 9 DI “CARO AMICO MIO”


di P. M. Boria

MAESTRO: Caro amico mio: abbiamo detto che qualunque discussione scientifica per essere conclusiva richiede necessariamente (anche se non sufficientemente) che vengano concordati i fondamentali. Nel caso della teoria dell’evoluzione è necessario e sufficiente il già citato Principio di conservazione delle proprietà naturali. Chi può rigettarlo? E con quali argomentazioni?

ALLIEVO: Possibile? Ho letto diatribe furiose tra biologi, paleontologi, tuttologi, sfaccendati, dottori, infermieri, geologi, operatori ecologici, prosseneti e licenziose pulzelle che spaccavano il capello in quattro, esaminando tutte le minuzie al microscopio…

M: E’ qui la fregatura!… Bisogna essere essenziali, seguire i principi, altrimenti ci si perde in dettagli opinabili e non verificabili (giusta l’applicazione del Rasoio di Occam), ci si perde tra le parole ed ha la meglio chi è oralmente più abile (leggo nei tuoi occhi un cattivo pensiero in riferimento alle citate pulzelle, notoriamente brave nelle prove orali e deficitarie nelle prove scritte!), non chi è più sapiente.

Per mostrare l’assurdità delle teorie evoluzioniste assumiamo come fondamentale il Principio di conservazione delle proprietà naturali. Con l’ausilio di tale principio si arriva con pochi passaggi alla conclusione che l’evoluzione darwiniana non c’è mai stata.

Reperti fossili: in uno stupendo volume (stupendo per la grafica, le foto, i riferimenti accurati, che non sfigurerebbe tra le magistrali edizioni del National Geographic) dal titolo “Atlante della Creazione”l’autore, Harun Yahya (uno che è anche bene “in grana” tanto che si può permettere il lusso di regalare i suoi favolosi volumi, e spesso nel caustico mirino di Richard Dawkins), documenta, con fotografie e commenti adeguati, che i reperti fossili animali e vegetali, risalenti alle più disparate ere geologiche (centinaia di milioni di anni fa), non differiscono da quelli di oggi.

Guarda l’ostrica del giurassico, la vespa dell’eocene, il riccio di mare ed il coccodrillo del cretaceo: tali e quali a quelli odierni… Vedere per credere… E questo rafforza la tesi che animali e vegetali siano stati creati d’emblée. Nei tanti milioni di anni (che, in una scala cosmica, sono comunque un batter di ciglia!) non c’è stato nessunissimo cambiamento.

A: Ricordo di avere letto, in uno dei tanti testi contro, che autentici imbrogli sono stati ampiamente smascherati senza che il dogma evoluzionista ne abbia sofferto quanto meritava! Ho visto che Tommaso Heinze ha prodotto un ponderoso e dettagliato manuale in cui cita una montagna di incongruenze, falsi, scherzi di buontemponi e cose simili affrontando in dettaglio questioni di biologia, paleontologia, termodinamica etc. associabili all’argomento.

M: Vorrei essere originale invitandoti a riflettere partendo dal punto di vista dei principi naturali, che fanno da supporto a ragionamenti semplici ed accessibili a tutti.

In effetti dall’uomo di Piltdown, a Lucy, agli esperimenti di Stanley Miller tutto congiura contro il Pensiero Unico: tuttavia esso gode di uno zoccolo duro formato da puri e duri che, come mi è già capitato, alle volte rinunciano al confronto… in nome della Scienza (quella con la esse maiuscola!) di cui si autonominano alfieri!

Un effetto dannosissimo è prodotto dai libri di testo per l’insegnamento delle Scienze Naturali nelle scuole di ogni ordine e grado: il biologo statunitense Jonathan Wells (sulla rivista American Spectator) riferisce delle proprie esperienze sui testi di scienze adottati nelle scuole americane, prima come studente e poi come professore (Ph.D. in Biologia della Cellula).

Esistono veri falsi (o falsi veri?): da un lato si utilizza la teoria darwiniana per interpretare i fossili, dall’altro si dice che i fossili esaminati confermano la stessa teoria!

Si utilizzano illustrazioni vecchie di oltre un secolo, realizzate già allora in modo tendenzioso, da tempo riconosciute apertamente false (disegni di Haeckel), controllando in modo subliminale lo spirito critico degli studenti (d’altronde lo stesso Wells ha aperto gli occhi dopo il dottorato…).

A: …Circolano lunghi elenchi di bufale…

M: Non apriamo altri intermezzi diamo il nostro modesto contributo alla discussione: ora applichiamo semplicemente il Principio di conservazione delle proprietà evolutive: tale principio dice che se le proprietà evolutive naturali esistevano in passato, in virtù del Principio generale di conservazione delle proprietà naturali, esse proprietà devono esistere tutt’ora.

Facciamo dunque quel che si chiama un esperimento pensato: armiamoci di macchina fotografica, risaliamo all’origine della vita e scattiamo di tanto in tanto un’istantanea in grado di testimoniare l’evoluzione degli esseri viventi:

  • Prima istantanea: da qualche parte troveremo i primi organismi viventi, supponiamo unicellulari; li fissiamo sulla pellicola.

  • Seconda istantanea: i primi organismi viventi si evolvono, mentre, da qualche altra parte se ne originano degli altri (ne esistono tuttora!); fissiamo il tutto sulla pellicola.

  • Terza istantanea: nel mare fotografiamo un pesce (o quel che gli evoluzionisti preferiscono), mentre all’intorno potremo ammirare tutte le forme di vita che hanno un grado di evoluzione inferiore al pesce, dall’organismo elementare in avanti; fissiamo il panorama nella pellicola.

In ogni istantanea troveremo, in successione, tutte le forme, precedenti assieme alle contingenti, ma proprio tutte. E non sarà possibile distinguere tra forme furbescamente dette di transizione e forme “definitive” (ma definitive non ne dovrebbero esistere dato che non è dimostrato che l’homo sapiens sia un punto d’arrivo!). Qualche forma sarà soggetta ad estinzione, d’accordo, qualche altra si adatterà meglio ad un ambiente più caldo, qualche altra ad un ambiente più freddo, qualcuna tirerà le cuoia etc. etc.

Se arriva il meteorite (o l’eruzione del vulcano) che, combinando grossi guai provocherà, tra l’altro, l’estinzione dei dinosauri, e se chi si estingue rimane estinto, e l’evoluzione non lo rimpiazza, la teoria comincia a scricchiolare (la congruenza dell’osservazione c’è: è troppo facile emettere qualche grugnesco bla bla campato in aria, non verificabile, per contraddire).

Facendo tante istantanee, fino ai nostri giorni, dovremmo trovare, viventi, anche tutte le forme intermedie, a cominciare dagli organismi unicellulari che abbiamo fotografato al primo scatto (e che, effettivamente, troviamo e che troveremo anche nell’ultimo fatto ai nostri giorni) e che proseguiranno nella loro evoluzione mentre dei nuovi organismi semplici nasceranno ancora etc. etc.

Domanda: sai perché le scimmie hanno assunto la posizione eretta?

A: Maestro mio, no!

M: Trattieni le risate: la risposta ufficiale degli evoluzionisti (Piero Angelo docet) è “perché l’erba era alta”.

Continuiamo, dunque, con le nostre fotografie: abbiamo ancora delle scimmie?

A: Direi di si…

M: Abbiamo ancora erba alta?

A: Ridirei di si…

M: Ti pare che abbiamo ancora scimmie che assumono la posizione eretta? Oppure sono diventate così intelligenti da circuitare il campo d’erba alta per comunicare tra loro oppure hanno imparato ad usare la falce (il martello)…

A: …maestro mio basta così… Mettiamo via la macchina fotografica. La faccenda dell’erba alta è veramente assurda!

M: Eppure questo si insegna ai giovani d’oggi. Tale e quale! Ed i (rari) genitori che fanno le loro rimostranze perché non accettano che ai propri figli vengano ammannite queste balle vengono trattati come imbecilli fondamentalisti, magari religiosi, anche se la creazione, come si sa (stiracchiando di qua e stiracchiando di là…) è data per compatibile con l’evoluzione (ma la religione, in quel che abbiamo detto qui, non c’entra proprio per nulla!).

I MECCANISMI DEL DARWINISMO


Secondo la teoria dell’evoluzione, gli esseri viventi giunsero all’esistenza per coincidenza e si svilupparono ulteriormente come conseguenza di effetti fortuiti. Circa 3,8 miliardi di anni fa, quando sulla terra non esisteva alcun essere vivente, comparvero i primi semplici organismi unicellulari (procarioti). Nel corso del tempo giunsero all’esistenza cellule più complesse (eucarioti) e organismi pluricellulari. In altre parole, secondo il darwinismo, le forze della natura trasformarono semplici elementi inanimati in progetti molto complessi e perfetti.

Nel valutare questa affermazione, bisogna prima considerare se tali forze esistono realmente in natura. Più esplicitamente, ci sono meccanismi veramente naturali che possono realizzare l’evoluzione secondo lo scenario del darwinismo?

Il modello neodarwinista, che prenderemo come la principale corrente della teoria dell’evoluzione oggi, ipotizza che la vita si è evoluta attraverso due meccanismi naturali: la selezione naturale e la mutazione. La teoria fondamentalmente afferma che selezione naturale e mutazione sono due meccanismi complementari. L’origine delle modificazioni evolutive sta nelle mutazioni casuali che ebbero luogo nelle strutture genetiche degli esseri viventi. I caratteri apportati dalle mutazioni sono selezionati dal meccanismo della selezione naturale e per mezzo di ciò gli esseri viventi si evolvono. Se, però, guardiamo meglio questa teoria, scopriamo che non esiste alcun meccanismo evolutivo questori questo genere. Né selezione naturale né mutazioni possono far sì che una specie si evolva in un’altra, diversa, e l’affermazione secondo cui ciò è possibile è del tutto infondata.

 

Selezione naturale

Il concetto di selezione naturale era alla base del darwinismo. Questa affermazione è sottolineata anche nel titolo del libro in cui Darwin propose la sua teoria: Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale…

La selezione naturale si basa sull’assunto secondo cui in natura ci sarebbe una costante lotta per la sopravvivenza e che i più forti, quelli più adatti alle condizioni naturali, sopravvivono. Per esempio, in una mandria di cervi minacciata dai predatori, in genere sopravvivrebbero quelli che corrono più velocemente. Alla fine la mandria di cervi consisterà solo di individui che corrono velocemente.

Per quanto tempo vada avanti questo processo, esso non trasformerà questi cervi in un’altra specie. I cervi deboli sono eliminati, i forti sopravvivono, ma siccome non ha luogo alcuna alterazione nei loro dati genetici, non avviene alcuna trasformazione della specie. Nonostante i continui processi di selezione, i cervi continuano a essere cervi.

L’esempio del cervo vale per tutte le specie. In ogni popolazione, per mezzo della selezione naturale, solo gli individui deboli o non adatti, incapaci di adattarsi alle condizioni naturali del loro habitat, sono eliminati. Nessuna nuova specie, nessuna informazione genetica, nessun nuovo organo possono essere prodotti. Cioè, la specie non può evolversi. Anche Darwin accettò questo fatto affermando che “la selezione naturale non può agire fin quando non compaiano differenze e variazioni individuali favorevoli”; ecco perché il neodarwinismo dovette aggiungere al concetto della selezione naturale il meccanismo della mutazione come fattore che altera le informazioni genetiche.7

Tratteremo successivamente le mutazioni. Ma prima di procedere dobbiamo esaminare meglio il concetto di selezione naturale per vederne le contraddizioni interne.

 

La lotta per la sopravvivenza

L’assunto essenziale della teoria della selezione naturale sostiene che c’è una strenua lotta per la sopravvivenza in natura e che ogni essere vivente si preoccupa solo di se stesso. Al tempo in cui Darwin proponeva la sua teoria, era fortemente influenzato dalle idee di Thomas Malthus, l’economista classico britannico. Malthus sosteneva che gli esseri umani erano inevitabilmente in lotta costante per la sopravvivenza e basava le sue opinioni sul fatto che la popolazione, e quindi il bisogno di risorse alimentari, cresce geometricamente, mentre le riserve alimentari stesse crescono solo aritmeticamente. Il risultato è che le dimensioni della popolazione sono inevitabilmente controllate da fattori dell’ambiente come la fame e le malattie. Darwin adattò la visione di Malthus della strenua lotta per la sopravivenza tra gli esseri umani alla natura nel suo insieme e affermò che la “selezione naturale” è una conseguenza di questa lotta.

Ulteriori ricerche, però, hanno rivelato che non c’è alcuna lotta per la vita in natura come Darwin aveva postulato. Alla fine di ampie ricerche in gruppi di animali negli anni ’60 e ’70, V. C. Wynne-Edwards, uno zoologo britannico, concluse che gli esseri viventi equilibrano la popolazione in un modo molto interessante che impedisce la concorrenza per il cibo.

I gruppi di animali studiati semplicemente gestivano la loro popolazione in base alle risorse alimentari. La popolazione non era regolata attraverso l’eliminazione dei deboli per mezzo di fattori come epidemie o fame ma da istintivi meccanismi di controllo. In altre parole, gli animali non controllavano il proprio numero per mezzo di una strenua competizione, come suggeriva Darwin, ma limitando la riproduzione. 8

Anche le piante mostrano esempi di controllo della popolazione che invalida il suggerimento di Darwin della selezione per mezzo della competizione. Le osservazioni del botanico A. D. Bradshaw hanno indicato che, durante la riproduzione, le piante si comportavano secondo la “densità” della piantagione e limitavano la riproduzione se l’area era densamente popolata da piante.9 D’altro canto, esempi di sacrifici osservati tra animali come formiche e api, mostrano un modello completamente opposto alla lotta per la sopravvivenza darwinista.

In anni recenti, la ricerca ha fatto altre scoperte a proposito del sacrificio di sé, persino tra i batteri. Questi esseri viventi, senza cervello o sistema nervoso, completamente privi di qualsiasi capacità di pensiero, si uccidono per salvare altri batteri quando sono invasi da virus.10

Questi esempi sicuramente invalidano l’assunto di base della selezione naturale – la lotta assoluta per la sopravvivenza. È vero che c’è competizione in natura, ma ci sono anche chiari modelli di sacrificio di sé.

 

Osservazioni ed esperimenti

Al di là della debolezza teorica citata in precedenza, la teoria dell’evoluzione per selezione naturale si trova davanti a un’impasse fondamentale quando è messa di fronte alle scoperte scientifiche concrete. Il valore scientifico di una teoria deve essere valutato secondo il successo o il fallimento negli esperimenti e nelle osservazioni. L’evoluzione per selezione naturale fallisce da entrambi i punti di vista.

Sin dai tempi di Darwin, non è stata presentata la minima prova che dimostri che gli esseri viventi si evolvono attraverso la selezione naturale. Colin Patterson, il paleontologo con più anzianità presso il British Museum of Natural History di Londra e prominente evoluzionista, sottolinea che non è stato mai osservato che la selezione naturale fosse in grado di far sì che le cose si evolvessero.

Nessuno ha mai prodotto una specie con i meccanismi della selezione naturale. Nessuno vi si è mai neppure avvicinato e ciò rappresenta la questione di maggior discussione nell’ambito del neodarwinismo.11

Pierre-Paul Grassé, un famoso zoologo francese e critico del darwinismo, ha da dire questo in “evoluzione e selezione naturale,” un capitolo del suo libro L’ evolution du vivant.

La “evoluzione in azione” di J. Huxley e altri biologi è semplicemente l’osservazione di fatti demografici, fluttuazioni locali di genotipi, distribuzioni geografiche. Spesso le specie interessate sono invariate da centinaia di secoli. La fluttuazione come risultato di circostanze, con previa modificazione del genoma, non implica l’evoluzione e abbiamo prove tangibili di ciò in molte specie pancroniche [cioè fossili viventi rimasti invariati da milioni di anni].12

Uno sguardo attento ad alcuni “esempi osservati di selezione naturale” presentati da biologi che sostengono la teoria dell’evoluzione, rivelerebbe che, in realtà, essi non forniscono alcuna prova della teoria dell’evoluzione.

 

La vera storia del melanismo industriale

Quando si esaminano le fonti evoluzioniste, si vede come l’esempio delle falene in Inghilterra durante la rivoluzione industriale venga sempre citato come esempio dell’evoluzione per selezione naturale. Questo è presentato come il più concreto esempio osservato dell’evoluzione in libri di testo, riviste e persino fonti accademiche. In realtà, però, quell’esempio non ha assolutamente niente a che fare con l’evoluzione.

Ricordiamo prima di tutto che cosa si dice: secondo questa versione, all’inizio della rivoluzione industriale il colore delle cortecce degli alberi nell’area di Manchester sarebbe stato abbastanza chiaro. Per questo motivo, le falene di colore scuro che si posavano su questi alberi potevano essere facilmente avvistate dagli uccelli che se ne cibavano e, di conseguenza, avevano possibilità di sopravvivenza molto scarse. Cinquant‘anni dopo, nei boschi in cui l’inquinamento industriale aveva ucciso i licheni di colore chiaro, le cortecce degli alberi si erano scurite e le falene di colore chiaro divennero le prede più cacciate perché erano quelle più facilmente notate. Di conseguenza il rapporto tra falene di colore chiaro e quelle di colore scuro si invertì.

Gli evoluzionisti credono che questa sia una prova di grande importanza per la loro teoria.

Essi trovano rifugio e provano sollievo mostrando, con arte vetrinistica, il modo in cui le falene di colore chiaro “si erano evolute” nelle altre di colore scuro.

Anche se si accetta una tale versione dei fatti, però, deve essere chiaro che questi non possono essere usati in alcun modo come prova della teoria dell’evoluzione: non compare alcuna nuova forma che non esisteva in precedenza. Le falene di colore scuro erano esistite prima della rivoluzione Industriale. Solo le proporzioni relative alle diverse varietà della popolazione cambiarono. Le falene non avevano acquisito nuovi caratteri o nuovi organi tali da causare una “speciazione”13. Perché una falena si tramuti in un’altra specie vivente, ad esempio in un uccello, si dovrebbero realizzare nuove aggiunte ai suoi geni. Si sarebbe dovuto, cioè, caricare un programma genetico del tutto diverso, tale da includere informazioni contenenti le caratteristiche fisiche degli uccelli.

Questa è la risposta da dare alla storia evoluzionista del melanismo industriale. C’è, però, un lato più interessante della vicenda: non solo l’interpretazione, ma la storia stessa è errata. Come spiega il biologo molecolare Jonathan Wells nel suo libro Icone dell’evoluzione, la storia delle falene attaccate, che è inclusa praticamente in ogni libro di biologia evolutiva, diventando quindi una “icona”, non riflette la verità. Wells, nel suo libro, discute in che modo l’esperimento di Bernard Kettlewell, noto come la “prova sperimentale” della storia, costituisce in realtà uno scandalo scientifico. Alcuni elementi di base di questo scandalo sono:

• Molti esperimenti, condotti dopo quello di Kettlewell, rivelarono che solo un tipo di queste falene rimaneva sui tronchi degli alberi e tutti gli altri tipi preferivano restare sotto i rami orizzontali. Dagli anni Ottanta è largamente accettato che le falene molto raramente restano sui tronchi degli alberi. In 25 anni di lavoro sul campo, molti scienziati, come Cyril Clarke e Rory Howlett, Michael Majerus, Tony Liebert Paul Brakefield, hanno concluso che nell’esperimento di Kettlewell le falene furono costrette ad agire in modo atipico, quindi il risultato della prova non poteva essere accettato come scientifico.

• Gli scienziati che hanno messo alla prova le conclusioni di Kettlewell hanno raggiunto un risultato ancora più interessante: sebbene ci si sarebbe aspettato che il numero di falene chiare fosse più alto nelle regioni meno inquinate dell’Inghilterra, in quelle regioni le falene scure erano quattro volte più numerose di quelle chiare. Questo indicava che non c’era alcuna correlazione tra il rapporto nella popolazione di falene e i tronchi degli alberi, come sostenuto da Kettlewell e ripetuto da quasi tutte le fonti evoluzioniste.

• Man mano che la ricerca si approfondiva, lo scandalo cambiava dimensioni: “le falene sui tronchi degli alberi”, fotografate da Kettlewell, erano in realtà falene morte. Kettlewell usava esemplari morti, incollati o spillati sui tronchi degli alberi e poi fotografati. In verità sarebbe stato difficile riprendere l’immagine di falene che stavano non sui tronchi degli alberi ma sotto i rami.15

Questi fatti furono scoperti dalla comunità scientifica solo alla fine degli anni Novanta. Il crollo del mito del melanismo industriale, che per decenni era stato uno degli argomenti più valorizzati nei corsi universitari di “introduzione all’evoluzione”, dispiacque molto agli evoluzionisti. Uno di loro, Jerry Coyne, commentò:

la mia reazione somiglia alla delusione che seguì la scoperta, quando avevo sei anni, che era mio padre e non Babbo Natale a portare i regali la notte di Natale.16

Così “il più famoso esempio di selezione naturale” fu relegato nei cumuli di immondizia della storia come uno scandalo scientifico. Uno scandalo inevitabile, perché la selezione naturale non è un “meccanismo evolutivo” al contrario di quanto affermano gli evoluzionisti.

In breve, la selezione naturale non ha la capacità di aggiungere un nuovo organo a un organismo vivente, né di eliminarlo o di mutare l’organismo di una specie in quello di un’altra. La “più grande” prova avanzata a partire dall’epoca di Darwin non è stata in grado di andare oltre il “melanismo industriale” delle falene in Inghilterra.

 

Perché la selezione naturale non può

spiegare la complessità

Come abbiamo dimostrato all’inizio, il problema maggiore per la teoria dell’evoluzione per selezione naturale è che nuovi organi o caratteri non possono emergere negli esseri viventi attraverso la selezione naturale. I dati genetici di una specie non si sviluppano per mezzo della selezione naturale, quindi essa non può essere usata per spiegare l’emergere di una nuova specie. Il più strenuo difensore degli equilibri punteggiati, Stephen Jay Gould, fa riferimento a questa impasse della selezione naturale:

L’essenza del darwinismo è riassunta in una singola frase: la selezione naturale è la forza creativa del cambiamento evolutivo. Nessuno nega che la selezione naturale abbia un ruolo negativo nell’eliminazione del non adatto. Le teorie di Darwin richiedono che crei anche l’adatto.17

Un altro dei metodi fuorvianti usati dagli evoluzionisti quando trattano il problema della selezione naturale è il tentativo di presentare questo meccanismo come se fosse un progettista intelligente. La selezione naturale, però, non ha intelligenza. Non possiede una volontà che possa decidere ciò che è bene e ciò che è male per gli esseri viventi. Il risultato è che la selezione naturale non può spiegare in che modo i sistemi biologici e gli organi che hanno la caratteristica di “irriducibile complessità” siano giunti all’esistenza. Questi sistemi e organi sono composti da un gran numero di parti che collaborano assieme, e sono inutilizzabili se una di queste parti è mancante o difettosa (per esempio, l’occhio umano non funziona se non esiste con tutte le sue componenti intatte).

La volontà che mette insieme tutte queste parti, perciò, deve essere in grado di prevedere il futuro e mirare direttamente al vantaggio da raggiungere allo stadio finale. Poiché la selezione naturale non ha né consapevolezza o volontà, non può fare nulla di ciò. Questo fatto, che demolisce le basi della teoria dell’evoluzione, preoccupava anche Darwin, che scrisse: “Se si potesse dimostrare l’esistenza di un qualsiasi organo complesso che non abbia potuto essere formato attraverso modificazioni numerose, successive, lievi, la mia teoria dovrebbe assolutamente cadere.”18

 

Mutazioni

Le mutazioni sono definite come rotture o sostituzioni che avvengono nella molecola del DNA, che si trova nel nucleo delle cellule di un organismo vivente e contiene tutte le informazioni genetiche. Queste rotture o sostituzioni sono il risultato di effetti esterni quali le radiazioni o l’azione chimica. Ogni mutazione è un “incidente” che può danneggiare i nucleotidi che costituiscono il DNA o cambiarne la collocazione. Nella maggioranza dei casi, causano danni e modifiche tali che la cellula non può porvi rimedio.

Le mutazioni, dietro cui gli evoluzionisti spesso si nascondono, non trasformano gli organismi viventi in forme più avanzate e perfette. L’effetto diretto delle mutazioni è dannoso. I cambiamenti apportati dalle mutazioni possono essere equiparati solo a quelli subiti dagli abitanti di Hiroshima, Nagasaki e Chernobyl: cioè, morte e invalidità…

Il motivo è molto semplice: il DNA ha una struttura molto complessa e gli effetti casuali possono solo danneggiarla. Il biologo B. G. Ranganathan afferma:

Per prima cosa, le vere mutazioni sono molto rare in natura. In secondo luogo, quasi tutte le mutazioni sono dannose perché sono modifiche casuali, piuttosto che ordinate, alla struttura dei geni; ogni modifica casuale in un sistema altamente ordinato sarà per il peggio e non per il meglio. Per esempio, se un terremoto scuotesse una struttura altamente ordinata come un edificio, ci sarebbe una modifica casuale alla struttura dell’edificio stesso che, con ogni probabilità, non sarebbe un miglioramento. 19

Non sorprende che finora non sia mai stata osservata alcuna mutazione vantaggiosa. Tutte le mutazioni si sono dimostrate dannose. Lo scienziato evoluzionista Warren Weaver commenta la relazione stilata dalla Commissione sugli Effetti Genetici delle Radiazioni Atomiche, istituita per investigare le mutazioni provocate dalle armi atomiche utilizzate durante la Seconda Guerra Mondiale:

Molti saranno sconcertati dall’affermazione secondo cui, in pratica, tutti i geni mutanti noti sono dannosi. Perché le mutazioni sono una parte necessaria del processo dell’evoluzione. Come può un buon effetto – un’evoluzione verso forme superiori di vita – derivare da mutazioni che in pratica sono tutte dannose?20

Ogni sforzo compiuto per “generare mutazioni vantaggiose” è sfociato in un fallimento. Per decenni, gli evoluzionisti hanno condotto molti esperimenti per produrre mutazioni nei moscerini della frutta, poiché questi insetti si riproducono molto rapidamente e quindi le mutazioni compaiono rapidamente. Generazione dopo generazione, queste mosche sono mutate, tuttavia non è stata mai osservata alcuna mutazione vantaggiosa. Il genetista evoluzionista Gordon Taylor scrisse così:

È un fatto sorprendente, ma non molto citato, che sebbene i genetisti allevino moscerini della frutta da sessanta anni o più in tutto il mondo – mosche che producono nuove generazioni ogni undici giorni – non hanno mai visto emergere una sola nuova specie distinta e nemmeno un nuovo enzima.21

Un altro ricercatore, Michael Pitman, commenta il fallimento degli esperimenti svolti sui moscerini della frutta:

Morgan, Goldschmidt, Muller e altri genetisti hanno sottoposto generazioni di moscerini della frutta a condizioni estreme di caldo, freddo, luce, oscurità e a trattamenti con prodotti chimici e radiazioni. È stata prodotta ogni sorta di mutazione, praticamente tutte mutazioni insignificanti o addirittura deleterie. Evoluzione prodotta dall’uomo? In realtà no: pochi dei mostri creati dai genetisti avrebbero potuto sopravvivere al di fuori delle bottiglie nelle quali erano stati allevati. In pratica i mutanti muoiono, sono sterili o tendono a ritornare al tipo presente in natura.22

Lo stesso discorso vale anche per l’uomo. Tutte le mutazioni che sono state osservate negli esseri umani sono risultate deleterie. Tutte le mutazioni che hanno luogo negli esseri umani hanno come risultato deformità fisiche, infermità come *mongolismo, sindrome di Down, albinismo, nanismo o cancro. Inutile dire che un processo che lascia gli esseri umani invalidi o infermi non può essere un “meccanismo evolutivo” – si suppone che l’evoluzione produca forme migliori più adatte alla sopravvivenza.

Il patologo americano David A. Demick nota quanto segue in un articolo scientifico sulle mutazioni:

Letteralmente migliaia di patologie umane associate alle mutazioni genetiche sono state catalogate in anni recenti e se ne descrivono sempre di più. Un recente volume di riferimento di genetica medica elenca circa 4500 diverse malattie genetiche. Alcune delle sindromi ereditarie caratterizzate clinicamente nei tempi precedenti all’analisi genetica molecolare (come la sindrome di Marfan) si presentano ora come eterogenee; cioè associate a molte diverse mutazioni… Con questo insieme di malattie umane provocate dalle mutazioni, che ne è degli effetti positivi? Con migliaia di esempi di mutazioni dannose prontamente disponibili, sicuramente sarebbe possibile descrivere alcune mutazioni positive se la macroevoluzione fosse vera. Queste sarebbero necessarie non solo per l’evoluzione verso una maggiore complessità, ma anche per controbilanciare la spinta verso il basso delle mutazioni dannose. Ma, quando si giunge a identificare le mutazioni positive, gli scienziati evoluzionisti sono stranamente silenziosi.23

Il solo esempio che i biologi evoluzionisti danno di “mutazione vantaggiosa” è la malattia nota come anemia falciforme. In questa, la molecola di emoglobina, che serve a trasportare l’ossigeno nel sangue, viene danneggiata come risultato di una mutazione e subisce una modifica strutturale. Ne consegue che la capacità della molecola di emoglobina di trasportare ossigeno è seriamente compromessa. Per questo motivo, le persone affette da anemia falciforme soffrono di crescenti difficoltà respiratorie. Questo esempio di mutazione, discusso tra le malattie del sangue nei testi medici, è stranamente valutato da alcuni biologi evoluzionisti come “mutazione vantaggiosa”. Essi affermano che la parziale immunità alla malaria da parte di persone affette da questa malattia è un “dono” dell’evoluzione. Usando la stessa logica, si potrebbe dire che, poiché le persone nate con paralisi genetica alle gambe sono incapaci di camminare, e quindi sono immuni dall’essere uccise in incidenti stradali, la paralisi genetica alle gambe è una “caratteristica genetica vantaggiosa”. Questa logica è chiaramente del tutto infondata.

È ovvio che le mutazioni sono un meccanismo esclusivamente distruttivo. Pierre-Paul Grassé, ex presidente dell’Accademia francese delle scienze, si è espresso chiaramente su questo punto, parlando di mutazioni. Grassé ha paragonato le mutazioni a “errori di ortografia commessi copiando un testo scritto”. E come nel caso nelle mutazioni, gli errori di ortografia non possono dare origine ad alcuna informazione ma solo danneggiare informazioni che già esistono. Grassé lo ha spiegato così:

Le mutazioni, nel tempo, si verificano in modo incoerente. Non sono complementari fra di loro, né procedono in maniera cumulativa in generazioni successive verso una data direzione. Modificano il preesistente, ma lo fanno in modo disordinato, non importa come… Appena un tipo di disordine, anche piccolo, compare in un essere organizzato, segue la malattia, poi la morte. Non c’è alcun compromesso possibile tra i fenomeni della vita e l’anarchia. 24

Quindi, per tale motivo, come dice Grassé “non importa quanto numerose siano, le mutazioni non producono alcun tipo di evoluzione”25.

 

L’effetto pleiotropico

La prova più importante del fatto che le mutazioni portano solo danni è il processo della codificazione genetica. Quasi tutti i geni di un essere vivente portano con sé più di un‘informazione. Per esempio, lo stesso gene potrebbe controllare sia l’altezza che il colore degli occhi di quell’organismo. Il microbiologo Michael Denton spiega questa caratteristica dei geni negli organismi superiori, come gli esseri umani, in questo modo:

Gli effetti dei geni sullo sviluppo sono spesso sorprendentemente diversi. Nel topo domestico, quasi ogni gene del colore del manto ha un qualche effetto sulle dimensioni del corpo. Delle diciassette mutazioni al colore degli occhi indotte da raggi x nel moscerino della frutta, Drosophila melanogaster, quattordici influenzavano la forma degli organi sessuali della femmina, una caratteristica che si sarebbe pensato fosse assolutamente non collegata al colore degli occhi. È stato scoperto che quasi ogni gene studiato negli organismi superiori ha effetti su più di un sistema corporeo, un effetto multiplo noto come pleiotropia. Come sostiene Mayr in Evoluzione e varietà dei viventi: “La stessa esistenza di non pleiotropici  negli organismi superiori è in dubbio”.26

A causa di questa caratteristica della struttura genetica degli esseri viventi, qualunque modifica fortuita indotta da una mutazione, in qualsiasi gene del DNA, influenzerebbe più di un organo. Di conseguenza tale mutazione non sarebbe limitata a una parte del corpo, ma rivelerebbe più di un impatto distruttivo. Anche se uno di questi impatti si dimostrasse vantaggioso, come risultato di una coincidenza molto rara, gli inevitabili effetti degli altri danni che esso causa supererebbero di gran lunga tali benefici.

Per riassumere ci sono tre buoni motivi per cui le mutazioni non possono rendere possibile l’evoluzione:

1- L’effetto diretto delle mutazioni è dannoso: Dal momento che avvengono in modo causale, quasi sempre danneggiano l’organismo vivente che le subisce. La ragione ci dice che l’intervento inconsapevole in una struttura perfetta e complessa non migliorerà tale struttura, piuttosto le recherà danno. In realtà non è mai stata osservata alcuna “mutazione vantaggiosa”.

2- Le mutazioni non aggiungono alcuna nuova informazione al DNA di un organismo. Le particelle che costituiscono le informazioni genetiche sono tolte dal loro posto, distrutte o spostate in posti diversi. Le mutazioni non possono far sì che un essere vivente acquisisca un nuovo organo o una nuova caratteristica. Possono solo causare anomalie come una gamba attaccata al dorso o un orecchio che esce dall’addome.

3- Perché una mutazione sia trasferita alla generazione successiva, essa deve aver avuto luogo nelle cellule riproduttive dell’organismo. Una modifica casuale che avviene in una cellula o in un organo dell’organismo non può essere trasferita alla generazione successiva. Per esempio, un occhio umano alterato dagli effetti di radiazioni o da altre cause, non sarà trasferito alle generazioni successive.

Tutte le spiegazioni fornite in precedenza indicano che la selezione naturale e la mutazione non hanno alcun effetto evolutivo. Finora non si è riscontrato alcun esempio osservabile di “evoluzione” ottenuta con questo metodo. A volte, i biologi evoluzionisti affermano che “non è possibile osservare l’effetto evolutivo dei meccanismi della selezione naturale e della mutazione perché tali meccanismi avvengono solo nel corso di un lungo periodo di tempo. Questa argomentazione, però, che è solo un modo per farli sentire meglio, è priva di basi nel senso che manca di fondamenta scientifiche. Nel corso della vita, uno scienziato può osservare migliaia di generazioni di esseri viventi con vite brevi come i moscerini della frutta e i batteri e comunque non osserva alcuna “evoluzione”. Circa la natura immutabile dei batteri, un fatto che invalida l’evoluzione, Pierre-Paul Grassé afferma quanto segue:

i batteri…sono organismi che, a causa del loro enorme numero, producono la maggior parte dei mutanti. I batteri …mostrano una grande fedeltà alla propria specie. Il bacillo Escherichia coli, i cui mutanti sono stati attentamente studiati, è l’esempio migliore. Il lettore sarà d’accordo sul fatto che è a dir poco sorprendente voler provare l’evoluzione e scoprirne i meccanismi e poi scegliere come materiale di studio un essere che è praticamente stabile da miliardi di anni. A che servono le loro incessanti mutazioni se non producono alcuna modifica evolutiva? Insomma le mutazioni di batteri e virus sono solo fluttuazioni ereditarie intorno a una posizione mediana, un‘oscillazione a destra, una oscillazione a sinistra ma senza alcun effetto evolutivo finale. Le blatte, che sono uno dei gruppi di insetti più antichi, sono rimaste più o meno invariate dal Permiano tuttavia hanno subito tante mutazioni quante la Drosophila, un insetto del Terziario. 27

In breve è impossibile che gli esseri viventi si siano evoluti perché in natura non esiste alcun meccanismo che causi l’evoluzione. Inoltre questa conclusione va d’accordo con la prova dei reperti fossili che non dimostra l’esistenza di un processo evolutivo ma piuttosto proprio il contrario.

 

Tratto da: il darwinismo confutato

 

Il crepuscolo degli evoluzionisti?


Da: http://www.tusciamedia.com/viterbo/eventi/6924-il-crepuscolo-degli-evoluzionisti.html

Un momento del convegno A.I.S.O.

Si è svolto ieri il convegno dal tema “Evoluzionismo: un’ipotesi al tramonto?”. L’appuntamento culturale, patrocinato dal comune di Viterbo, ha messo al centro della discussione la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin.
Con l’introduzione compiuta dal presidente del Consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli è iniziato l’evento, moderato dal consigliere comunale Maurizio Federici. Dopo i saluti delle autorità presenti, tra cui l’assessore Massimo Fattorini, il capogruppo PDL Roberto Bennati (presente anche in veste di vice presidente del Movimento per la vita) ed il consigliere Francesco Moltoni, hanno preso la parola i relatori.
Antievoluzionisti, per un dialogo. Gli antievoluzionisti chiedono un dialogo agli evoluzionisti. Trovano ancora un muro però. Ed è un muro che sembra invalicabile: è quello della chiusura al confronto. Vogliono un contraddittorio, un contraddittorio scientifico. Per gli antievoluzionisti, il dogma degli evoluzionisti si basa su ipotesi, che oggi sono divenute un credo a tutti gli effetti. Questo è ciò che vuole il gruppo di studio, in un ambiente dove per loro la nomenclatura evoluzionista ha egemonizzato la cultura e rifiuta un confronto per discutere e dialogare con i creazionisti.
“Principi immortali? Come possono esserci senza Dio?” dice Federici, passando poi la parola al presidente dell’Associazione Italiana Studi sulle Origini Stefano Bertollini, al sociologo Fabrizio Fratus ed a Ferdinando Catalano, fisico ottico, già professore all’Università di Padova, che hanno esposto le linee della loro critica all’evoluzionismo.
Dibattere sull’evoluzionismo.Tra le domande che si pongono gli antievoluzionisti, perché nei libri di scienze ci sono così tante ipotesi false, perché molti fossili sono risultati dopo attente analisi costruiti ad arte, e perché ci sono proprio pochissimi fossili, praticamente nessuno, che testimoniano certi passaggi di alcune evoluzioni che vengono ancora sostenute, magari false trasformazioni di alcune specie in altre? Ci sono anche testi di biologia non evoluzionista, oggi, hanno spiegato.
“Un minimo di dubbio ci dovrebbe essere”. Il pensiero di Fratus riassume tutto il cuore dell’azione di A.I.S.O.: discutere una teoria che potrebbe essere al crepuscolo, quella evoluzionistica, poiché, sempre per il sociologo ci vuole una “cultura contro il dogma”.

LA VOCE D’ITALIA: ANTIEVOLUZIONISTI RIUNITI A VITERBO


Continua il tour del movimento antidarwinista

Antievoluzionisti riuniti a Viterbo

Venerdi’ 24 giugno

Milano – Si terrà a Viterbo il prossimo incontro antievoluzionista patrocinato dal Comune, ed organizzato dal consigliere comunale Maurizio Federici (Pdl), con l’introduzione del presidente del Consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli. In questi ultimi anni il movimento che contesta la teoria di Darwin è cresciuto e si è organizzato intorno al comitato antievoluzionista guidato da Fabrizio Fratus (nella foto). Il 24 giugno alle 17 presso, la sala del Consiglio comunale della città laziale, si svolgerà il convegno che vedrà la partecipazione del fisico Ferdinando Catalano, dell’ingegnere Stefano Bertolini, del sociologo Fabrizio Fratus e del medico Cihat Gundogdu, rappresentante del gruppo diHarun Yahya, al posto di Maurizio Blodet, assente per problemi di salute.

“In Italia la nomenclatura evoluzionista nega un dibattito che nel resto del mondo è di incredibile attualità, la teoria di Darwin è negata dagli stessi scienziati evoluzionisti come proveremo a Viterbo”, ha commentato Fabrizio Fratus a margine della presentazione della nuova tappa del tour antievoluzionista, iniziato con il congresso tenutosi a Milano nell’ottobre del 2009.

Barbara Leva

 

Roberto Verolini attacca A.I.S.O. e Harun Yahya


Leggendo le consistenti “fatiche” che hanno occupato Roberto Verolini in questi giorni, mi sono chiesto quali possano essere le sue motivazioni nell’attaccare così accanitamente A.I.S.O.; premetto che Roberto mi è molto simpatico, è una persona gentile ed educata. Con lui mi sono sempre trovato bene nelle occasioni in cui ci siamo incontrati, l’anno scorso a Milano quando l’ho conosciuto, e quest’anno durante il contraddittorio di Roma. Con Roberto abbiamo spesso sorriso in quest’ultima occasione e, certo, non me ne vorrà se in questo mio breve scritto gli dimostrerò un pochino di disapprovazione.

La prima domanda riguarda il perché si sia posto in modo così presuntuoso ed arrogante.

La mia risposta è, in mancanza di altre spiegazioni, che voglia entrare a far parte del circuito della “nomenclatura evoluzionista”, simpatici professori, studiosi e giornalisti che fanno riferimento al portale dell’evoluzione, PIKAIA. Questi hanno un grande potere e abbiamo potuto constatarlo in occasione dell’intervento sull’Università di Bergamo lo scorso anno; sono riusciti a sostenere che il Prof. Lonning, genetista del Max Planck Institute, non fosse competente riguardo all’evoluzionismo.

Lo scorso anno, in occasione del nostro incontro a Milano, raccontai la vicenda a Roberto, il quale rimase stupito ed incredulo dal mio racconto tanto che, il giorno seguente, fui costretto a portargli l’articolo di Libero nel quale si narrava la circostanza. La risposta di Roberto, allora ed anche lo scorso ottobre in occasione del convegno di Roma, fu che secondo lui quello non fosse il metodo corretto; gli evoluzionisti, infatti, avevano deciso di non partecipare ai dibattiti organizzati da chi non la pensava come loro. Cosa dire? Forse ha cambiato idea! Forse la sua intenzione è quella di accreditarsi in quel mondo, per ottenere maggiore spazio ed attenzione.

Caro Roberto non hai letto quello che dice di te Marco Ferrari? Per assicurarsi che tu e Aldo non facciate fare figuraccie agli amici di Darwin scrive che VOI non siete propriamente degli evoluzionisti (sai le figuraccie le fa R. Dawkins  davanti alle telecamere, pensa, nella sua logica, cosa avreste potuto combinare voi!). Caro Roberto, sai bene che la mia logica, come quella antievoluzionista e del presidente di A.I.S.O. non è quella dello scherno ma quella del dialogo; il percorso, come ci siamo confidati a Roma, non è solamente difficile e tortuoso ma purtroppo anche soggetto a giochi “politici”. Mi rincresce apprendere la tua volontà di far parte di quel mondo, un mondo che osteggia la vera ricerca ed il contraddittorio; un mondo dogmaticamente chiuso, arrogante e presuntuoso che si regge sulle amicizie altolocate ed i ricatti.

In occasione di una recente intervista rilasciata dal sottoscritto nelle vesti di organizzatore del convegno “SCIENCE RESEARCH FOUNDATION”, tenutosi recentemente a Milano, sostenevo che il prof. Telmo Pievani mi risultava essere un ottimo professore, simpatico e notevolmente preparato, proprio per questo non comprendevo come potesse essere così “antipatico” negli scritti pubblicati da giornali come Micromega o la Repubblica…ma la motivazione si intuisce chiaramente leggendo le testate sulle quali scrive!

Veniamo ora alla richiesta fatta da Roberto agli amici islamici del gruppo di Harun Yahya (SCIENCE RESEARCH FOUNDATION); per prima cosa invito Roberto ad andare da un notaio e versare la somma 14 milioni di euro da consegnare a colui il quale dimostrerà quello che tu chiedi, altrimenti le tue sono solo chiacchiere… e sei in ottima compagnia! Solo dopo aver versato questa somma potrai eventualmente lanciare la sfida. In secondo luogo, ribaltando il discorso, è il mondo evoluzionista che deve ancora provare la validità dell’ipotesi di “trasformazione” delle specie, siete voi della teoria preponderante, non i creazionisti, a doverne dare la prova… ma continuate inesorabilmente a produrre falsi, come il periodico ritrovamento di fantomatici anelli mancanti, cioè fossili che rappresenterebbero la transizione tra due specie diverse.

Noi però sappiamo che ciò non corrisponde al vero, e su questo eri d’accordo con me non molto tempo fa, caro Roberto! Ma per voi evoluzionisti è conveniente diffondere queste menzogne, siete maestri nei falsi (evito l’elenco lungo ed estenuante delle menzogne che, il vostro modo di fare ricerca, produce; una su tutte: i famosi embrioni di Haeckel).

Il gruppo di studio che fa capo a Harun Yahya è composto da oltre 300 scienziati, professori e medici, che, in questi mesi girano il mondo per partecipare a convegni e dibattiti. Nell’ultima settimana si sono tenute, solo in Inghilterra, sei conferenze ed in primavera il dott. Babuna sarà nuovamente in Italia, a Roma, per un importante convegno. I creazionisti non sostengono di poter dimostrare l’esistenza di Dio tramite la scienza ma sostengono che i dati siano maggiormente compatibili con l’ipotesi la quale prevede l’esistenza di Dio, il Creatore di tutto ciò che esiste; una verità alquanto differente da quella che vogliono farci credere i materialisti.

Caro Roberto, la prossima questione ha carattere puramente retorico: perché Darwin è così importante? Non è nemmeno il padre della teoria dell’evoluzione così come è stata divulgata al mondo… un certo signor H. Spencer è stato il primo ad usare il termine “evoluzione” e per primo ha coerentemente presentato al mondo la teoria, poi accreditata a Darwin.

L’importanza di Darwin è forse dovuta al fatto che il padre era un Pastore studioso di teologia? Che lui stesso aveva studiato teologia?… è forse dovuta anche al momento storico, quello del “Positivismo”?

Neppure la selezione naturale è un concetto da attribuire alle sue scoperte, se ne parlava molto prima; come abbiamo già avuto modo di dire, a prescindere dalla validità scientifica dell’ipotesi neo-darwiniana, fu il momento storico a concedere la vittoria alla corrente naturalistica della scienza, quel positivismo imperante in tutta Europa che oggi, scientismo di massa, crea numerosi limiti allo sviluppo coerente con la natura.

Il mondo di Harun Yahya, se vuoi, è disponibile ad incontri in tutta Europa; hanno invitato più volte Dawkins  offrendogli anche un milione di euro per un convegno pubblico ma… nulla… e sappiamo che Dawkins ha simpatia per il denaro, probabilmente il deterrente consiste nella paura di fare altre brutte figure, come nel video.

Se tu, però, fossi in grado di dimostrare da dove nasca la complessità della cellula, stai certo che sarebbero lieti di riconoscerti la stesse cifra.

Dal mondo evoluzionista stiamo attendendo le informazioni relative alla “creazione” di nuove informazioni, di vedere mutazioni “positive” che sviluppino nuovi organi… sapete anche voi qual’é l’aspettativa del mondo intero nei confronti della scienza.

Come sai non ho mai detto che gli evoluzionisti ci snobbano per i motivi che tu adduci, la verità è un’altra e potrò sicuramente spiegarla alla prossima occasione. Voglio invece, in questa sede, spiegare come sia normale usare la “strategia del cuneo” ossia come l’ipotesi si sviluppi su presupposti e non su fatti, su una visione filosofico/religiosa più che su dati sperimentali ed empirici.

Un professore evoluzionista, tra i più importanti in Italia, con cui ho avuto modo di scambiare diverse lettere, mi ha spiegato con molta semplicità che la teoria di Darwin è inattaccabile in quanto non vi possono essere alternative, la scienza non può accettare un’ipotesi di indagine al di fuori dal campo del naturalismo.

Detto questo abbiamo detto tutto, non è importante se l’ipotesi dell’evoluzione della specie sia veritiera o no, l’importante è che ad oggi è l’unica ammessa.

La questione delle pubblicazioni è veramente una baggianata da bambini piccoli, è come sostenere che Feltri, il direttore del quotidiano “Il giornale”, non fa scrivere sul suo quotidiano Eugenio Scalfari perché non ha argomenti validi. Non credo vi sia difficoltà nel comprendere l’analogia.

Caro Roberto, spero sinceramente che la tua intenzione non sia quella di entrare nella “lobby” evoluzionista, tra qualche anno sarà superata e screditata, sarà fuori dai giochi, il vento della rivolta scientifica al neo-darwinismo si sta sviluppando in tutto il mondo.

In Italia, onestamente, siamo ancora un po’ indietro ma, dal lontano 2003, quando lanciai la prima settimana antievoluzionista, la strada è stata lunga ma soddisfacente, ad oggi le pubblicazioni, anche di case editrici importanti, si sono moltiplicate.

Procedi per la tua strada, continua con la battaglia del dio laico, è un percorso che ti fa onore e dimostra la tua capacità di sviluppo di differenti modelli interpretativi.

Con sincera simpatia,

Fabrizio Fratus