LIBERO ARBITRIO: NON SIAMO SCIMMIE


Quanto di più incredibile vi è nell’uomo se non la possibilità di scegliere, di potere decidere anche contro il proprio interesse?

L’uomo ha delle possibilità che con la teoria di Darwin proprio non hanno nulla a che fare. La natura, vista nell’ottica neodarwinista, è una continua guerra per la sopravvivenza, una battaglia che ogni essere vivente deve combattere continuamente contro i propri simili e le altre specie. Ma questo o è vero o è, come moltissime questioni, solamente un’interpretazione dominante della vita. È chiaro che se l’uomo si autoconvince di discendere da un animale i suoi valori saranno differenti rispetto ad una consapevolezza che lo porrebbe in una posizione di “essere speciale”.L’uomo può essere sia uno “sbaglio” sia un essere eccezionale, straordinario. Una società che si basa sull’accumulo per la detenzione del potere avrà valori ben differenti su una società che si basa sulla comunità e la solidarietà.

La teoria di Darwin ci insegna che l’uomo è in perenne competizione per sopravvivere e che quindi la sua sopravvivenza dipende dalla sua capacità di scegliere ciò che per lui è migliore nel “sistema” in cui vive. Come sappiamo, il nostro sistema è di tipo capitalistico e conseguentemente di accumulo, chi accumula più danaro e più potere ha maggiore prestigio, e conseguentemente, in un ottica darwiniana, è migliore. Ma l’uomo può scegliere e anche in condizioni dove è nella situazione di forza può scegliere di “perdere”;può scegliere di aiutare; può scegliere di fare ciò che è ritenuto irrazionale. L’uomo sceglie e sceglie anche contro il proprio interesse. Lo fa in “barba” a tutte le teorie materialiste. Lo fa a prescindere e basta. Il libero arbitrio è la negazione della teoria di Darwin. L’uomo fa scelte, nell’arco della sua vita, che non hanno nulla a che fare con ciò che H. Spencer e i suoi amici hanno voluto farci credere. La solidarietà è contro la logica di Darwin. Il donarsi. Il sacrificarsi in ogni sua forma è l’empirica testimonianza che l’uomo ha una coscienza non comprensibile con interpretazioni meccanicistiche di tipo materialista. La psicologia evoluzionista non ha nessun tipo di risposta soddisfacente che possa spiegare come l’uomo possa donarsi senza chiedere nulla.

Ritornando al sistema sociale, quindi, noi possiamo capire come mai alcune persone vivano solo per accumulare, ma non possiamo capire come mai alcuni ad un certo punto mollano tutto. Non lo possiamo capire se interpretiamo il sistema sociale seguendo un paradigma di tipo evoluzionista, ma lo possiamo ben comprendere se lo si interpreta con un modello del tutto differente. Proviamo a ricorda il modello sociale proposto da Tommaso Moro in Utopiae proviamo a considerare certi comportamenti dell’uomo, anche nella società in cui viviamo, con tale modello. Da subito comprendiamo che l’uomo vive in un sistema fittizio, realmente lontano dalle sue esigenze spirituali e fisiche. L’uomo della società postmoderna è un prodotto che ha poco a che fare con la sua reale natura, è stato manipolato socialmente ed è “schiavo” di un sistema da lui stesso creato di cui non è più padrone… ma anche in questo sistema creato e generato dalla rivoluzione industriale prima e dalla rivoluzione culturale dell’800 poi, l’uomo, ha sempre un dono di cui noi, escludendo DIO, non sappiamo l’origine: il libero arbitrio. La più palese testimonianza di come Darwin e la sua infausta scuola non hanno compreso nulla della natura originaria dell’essere denominato UOMO.

Nessuna evoluzione, nessun concordismo!


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La verità è difficile da ricercare e certamente se si è pieni di convinzioni e dogmi lo ancora di più, molti si nascondono dietro a titoli e alla propria autorevolezza per presentare convinzioni soggettive di argomenti già trattati, ripetuti e soprattutto inutili.

Il caro professore Enzo Pennetta, che stimo e adoro, sul suo sito Critica Scientifica ha presentato un articolo a firma di Giorgio Masiero dal titolo:

speculazioni d’un evoluzionista credente

 In pratica un concordista!

L’inizio del pezzo è fondamentale:

Solo un cieco non vede le infinite similitudini,

quando non le mere uguaglianze

E rappresenta il limite oggettivo del modo di pensare; le similitudini e quant’altro sono percezioni delle immagine che vengono proiettate dal nostro cervello, avviene tutte le volte in cui si guarda una nuvola e si vede rappresentato qualcosa. È la nostra mente che genera un presupposto per cui vediamo qualcosa e lo rendiamo tale, e infatti capita spesso di vedere una persona e dire: ma assomiglia a… mentre chi ci sta a fianco dice che non è vero. La mente ci induce a vedere ciò che vogliamo vedere, se poi aggiungiamo il fatto per cui siamo sempre “bombardati” di informazioni tendenti sempre in una sola direzione ecco allora che la frittata è fatta. Siamo noi a determinare ciò che vogliamo vedere ed è proprio per questo che la scienza si basa su esperimenti, verifica, riproducibilità e falsificabilità, in un breve articolo spiegai il concetto in modo semplice e con un esempio fondamentale: La teoria determina ciò che osserviamo: (http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36734).

L’evoluzionismo equivale al darwinismo, è la stessa cosa condita in modo differente. La logica è semplice ed è stata confutata dalla semplice osservazione della natura: dal semplice e meno complesso, senza intelligenza, non si forma in nessun modo informazione e complessità. Negare questo principio vuol dire escludersi dalla realtà e vedere ciò che non esiste. Non esiste evoluzione perchè non esiste una specie che si è evoluta da un’altra, le specie erano complesse all’origine come lo sono oggi; le specie sono scomparse e altre sono comparse all’improvviso ma le seconde non sono derivate dalle prime in relazione a una “evoluzione”, possono essere variate in relazione a quella che viene definita “selezione naturale” e cioè perdita di informazione e non certamente, quindi, evoluzione.

L’esempio che riporto sempre negli incontri pubblici, relativo alle uguaglianze genetiche (direi le più importanti), credo che faccia comprendere bene la questione: il DNA è presente in tutte le specie viventi ed è fondamentale per molteplici motivi. Gli evoluzionisti sostengono che il DNA sia la fondamentale prova del fatto che si abbia tutti una stessa origine e che le mutazioni poi abbiano prodotto le differenze. I creazionisti, invece, sostengono che la complessità del DNA sia la prova fondamentale per comprendere che Dio ci ha creato.

Chi ha ragione? Nessuno. Il fatto scientifico è che il DNA è presente in tutte le realtà viventi mentre il resto sono solo speculazioni, convinzioni specifiche di chi crede a una o all’altra ipotesi.

Il Concordismo è uno dei mali più assurdi nell’ambito della speculazioni inerenti al dibattito tra evoluzionisti e creazionisti. L’evoluzione della specie, in tutte le sue forme conosciute, da sempre è stato il metodo degli atei per “uccidere” Dio, cercare di mettere assieme una visione evoluzionista con una in cui vi è l’esigenza di Dio è un errore sia a livello scientifico sia a livello di credente. Vi è una letteratura infinita sull’argomento e i concordisti, come il prof. Fiorenzo Fachini, sono ormai poco utili nel dibattito se non alla fronda degli evoluzionisti/darwinisti.

Dirsi evoluzionisti e non darwinisti non vuol dire nulla e contribuisce solamente a dare forza a una ipotesi finita, senza senso e falsa come il neodarwinismo. Il creazionismo ha validità scientifica in relazione al fatto che la teoria sull’evoluzione della specie è ritenuta scienza, in realtà, credere in Dio o nell’evoluzione della specie, è un atto di FEDE e non ha nulla a che fare con la scienza. La differenza è che nessuno scienziato può e potrà dimostrare l’esistenza di Dio, mentre è dimostrabile e verificabile che la vita non si può essere generata da materia inanimata e che la cellula ha sempre avuto una complessità infinita negando quindi una qualsiasi ipotesi di evoluzione.

 

Fabrizio Fratus

Flores D’Arcais, Vito Mancuso e le false certezze.


Di 

 

 “Il caso o la speranza?”, dalle false certezze del libro di Paolo Flores D’Arcais e Vito Mancuso al problema reale della degenerazione genetica.

 

Questa volta in radio si parte spendendo qualche parola  sul  saggio scritto a quattro mani da Paolo Flores D’Arcais (filosofo,  firma di Micromega) e Vito Mancuso (teologo cattolico) intitolato Il caso o la speranza? Un dibattito senza diplomazia”Fratus, che  ha letto il libro,  interroga Pennettasu temi ed argomentazioni che gli sono sembrate motivo di particolare interesse. Pennetta si pone quindi come’semplice’ interlocutore per discutere sulle varie argomentazioni che man mano emergono dal commento di Fratus sul saggio. Si va leggendo e commentando un brano tratto dalla pagina 27 del saggio dove si legge:

“Per quanto riguarda Dio , allora noi sappiamo tutto. Dal primo istante , o meglio dall’istante immediatamente successivo al Bing Bang, fino alla comparsa di Homo sapiens e alla sua avventura che anche tu e io stiamo ora vivendo: ciò che è avvenuto con il Big Bang, le galassie, il sistema solare, la nascita della vita, l’evoluzione dai procarioti ai mammiferi, fino alla <<scimmia nuda>> che tutti noi siamo, contraddistinta dalla neocorteccia e dal cammino eretto, è spiegato dal sapere scientifico.

Ignoto rimane ancora solo quel frammento di frammento di istante, un secondo alla meno 33, che è talmente infinitesimo che in realtà non riusciamo neppure a pensarlo, ad immaginarlo. Che prima o poi la scienza ci sveli cosa è esattamente accaduto in quell’attimo talmente impalpabile che lo possiamo chiamare ‘attimo-zero’, nulla toglie al fatto che comunque l’intero svolgimento del cosmo e della storia del pianeta Terra è stato indagato e spiegato prescindendo da Dio. Insomma, come rispose il grande astronomo Laplace a Napoleone:” Dio è un’ipotesi superflua”

Pennetta, un po’ basito nell’udire certe parole da parte di chi ha fatto della filosofia, dapprima ironizza un po’ sul fatto che stando così le cose allora si possa chiudere baracca, allora la ‘scienza’ è finita, non c’è più nulla da scoprire se si sa tutto. Poi va a sottolineare l’errore del citato determinista Laplace, che mischia ‘impunemente’ campi che non è corretto mettere insieme.

Fratus, ricordando parole del genetista E.Boncinelli:

“la vita è un fenomeno, per così dire, strano, per non dire unico […]o 3 miliardi e mezzo, o 6-7 miliardi, non è che faccia una grande differenza […]In definitiva possiamo dire che non sappiamo come è nata la vita. “

Si chiede con Pennetta perché D’Arcais (ovviamente si criticano le tesi, le parole del filosofo e non questo quanto persona) si tenga tutto per se un (beh più di uno) segreto così importante come quello dell’origine della vita, che è lontanissimo dall’essere qualcosa su cui sappiamo tutto, e che, spesso lo abbiamo ricordato, anche se ciò viene fatto erroneamente, sia un qualcosa che viene separato dal resto della teoria dell’origine delle specie e posto più come assioma di partenza. Senza contare poi che esiste un’impossibilità intrinseca alla natura stessa dei fenomeni, che stabilisce nei processi di misura il confine oltre il quale non ci si può spingere ora e per sempre. Diventa pertanto qualcosa di incomprensibile affermare in tal modo che ‘sappiamo tutto’. Quella parte infinitesima poi non è paragonabile ad un ultimo piccolo pezzetto che non abbiamo osservato  di un  campo di migliaia di ettari, in perfetta continuità con la natura e la sostanza della parte rimanente. Oltre il cosiddetto “Muro di Planck” le leggi di natura cessano di essere valide, la nostra fisica non esiste più e non possiamo avere quella conoscenza.

Pennetta quindi propone un’analogia fra il passo tratto dal saggio di F.D’Arcais e la figura baconiana del sacerdote della scienza. Quello che deve rigettare i non lo so, il dubbio, un po’ l’umiltà dello scienziato e il carattere auto-dubitativo della scienza, deve infatti essere rappresentante di un qualcosa in grado di dare risposte su tutto, affidabili e certe. In poche parole si tratta di una professione di fede allo scientismo, uno dei falsi miti del XX secolo, secondo cui la scienza è in grado di cogliere e spiegare ogni aspetto della realtà.

Si prosegue parlando del Celacanto in relazione a quanto scritto da Pennetta in un suo recente e molto discusso articolo su CS in cui mostra come il celacanto fin da subito da quando ne venne fatta una  ricostruzione, a quando venne ‘miracolosamente’ ripescato, fino ai recenti risultati sullo studio genomico del pesce,abbia sempre causato qualche problema al neodarwinismo finchè oggi non arriva a farne esplodere le contraddizioni. Adesso il celacanto è stato anche definitivamente tagliato fuori dalla linea evolutiva che porterebbe dalle specie acquatiche a quelle anfibie sulla terra. Non è certo questo il gran problema o l’argomento di discussione. Infatti, Pennetta ricorda come fin da quanto fu pescato si poterono avere sotto gli occhi tutte gli errori della ricostruzione proposta fatta sulle base dei resti fossili, di come per esempio non avesse pinne carnose che rappresentassero proto zampe etc  etc..

Ponendo dunque attenzione su tutte le varie ricostruzioni e permettendo di interrogarsi  nuovamente sulla veridicità delle medesime, se ne era già parlato qua. Alcuni sostenitori del neodarwinismo,molto incautautamente, sono arrivati a dire che le somiglianze esteriori a priori non implicano una pari somiglianza genetica,cercando di trovare scappatoie al fatto che il celacanto si fosse mantenuto ‘praticamente  identico’. Beh, in tal caso il prof.Pennetta aveva fatto notare che questo rappresenterebbe solo un’ulteriore colpo al cuore alle varie ricostruzioni fatte, infatti si potrebbero scartare a priori tutti quelli presentati come nostri predecessori ad esempio.. E poi il celacanto con un tasso di mutazioni molto lento ed essendo rimasto quindi pressoché invariato, rappresenta un  invito a riflettere su quale affidabilità possiamo dare alla datazione ottenuta in questo modo. Inoltre se considerassimo una situazione di equilibrio di H&W dovremo considerare una popolazione ideale. Una popolazione  è ideale se:

1)La mutazione può essere ignorata
2)Si hanno generazioni discrete, non sovrapposte
3)Gli individui si accoppiano in maniera casuale
4)La dimensione della popolazione è molto grande
5)La popolazione è chiusa
6)La selezione non influenza le frequenze alleliche (si tenga presente che una selezione stabilizzante di fatto avviene sempre)

Una popolazione ideale, in equilibrio, non può ‘evolvere’, infatti il neodarwinismo, per dirla semplicemente, prevede che l’evoluzione  si ha quando l’equilibrio di H&W viene spezzato grazie a forze evolutive, selezione, migrazione, deriva etc..). Fra esse (le forze evolutive) però vi sono anche le mutazioni, che devono per forza di cose anche portare novità nella popolazione e non solo danneggiamenti, rotture etc..

Le mutazioni (errori di copiatura del DNA) si verificano continuamente, ma la maggior parte di esse sono “neutrali”, cioè rendono il genoma di pochissimo “difettoso” rispetto all’originale e senza che ciò pregiudichi la vitalità dell’organismo. Una piccola parte delle mutazioni sono non neutrali (anche più mutazioni a catena nel tempo) e possono causare incompatibilità o favorire un’adattamento. Secondo l’ipotesi neodarwiniana dovrebbero anche portare delle novità, cosa che però manca di corroborazione ed incontra diversi problemi in un’analisi statistico-matematica.
Fintanto che quindi le mutazioni non influenzano il fenotipo la selezione non interviene e non può, come vorrebbe il neodarwinismo, guidare l’evoluzione. La formazione di nuovi alleli neutrali (tramite le mutazioni neutrali) e la loro fissazione nella popolazione tramite l’azione di processi come per esempio la deriva genetica fa si che o questi alleli siano eliminati dal pool genetico oppure aumentino in frequenza fino a fissarsi, cioè a restare permanentemente nella popolazione. E di essi nel celacanto non vi era traccia….un bel problema.

La risposta migliore a questo è che il celacanto rappresentasse, semplificando,  una sorta di eccezione. Le mutazioni ‘registrate’ consentono di dire che o il celacanto ha un tasso evolutivo incredibilmente lento (appunto un’eccezione) oppure qualcosa non va nel paradigma, o anche il pesce recentemente dovrebbe aver incontrato qualcosa come un ‘collo di bottiglia’, ma questo resta tutto meramente ipotetico. Si dice che l’ambiente così estremo, così isolato favorisse il mantenimento di una creatura così specializzata per quell’ambiente. Per riflettere ancora sulla degenerazione, si potrebbe riprendere gli esperimenti sui topi di Cuènot. Cuènot osservò che essi (i topi) in circostanze normali avessero una pelliccia grigio-marrone scura, ma che c’erano anche topi con un manto giallo. Questi, incrociati con topi normali davano una popolazione in cui metà popolazione aveva il manto giallo, e non mostrava problemi per la fitness. (Il topo giallo era un eterozigote (due alleli diversi per un certo gene) e che la caratteristica gialla (AY) è dominante normale (A)). Poi se un topo giallo si fosse incrociato con un’altro giallo si osservano il doppio di topi gialli mentre l’aspettativa sarebbe di tre volte. Questo perché quando un topo diviene omozigote (AYAY) per il colore giallo non può sopravvivere. Infatti nell’utero di femmine gravide, un quarto degli embrioni è stato trovato morto.

La spiegazione di questo è che si tratta dell’avere o no  una proteina essenziale, che, quando si verifica una sola volta, essa (tra le altre cose) provoca il manto giallo, ma sua completa assenza è letale. Si scoprì che esistono molti di questi geni letali che possono provocare morte o embrionale o in corso di vita. Alcune cause di morte in eterozigosi, altri solo in omozigosi. C’è un termine per la collezione completa dei geni letali che risiede in una popolazione o gruppo di popolazione e va sotto il nome di ‘carico genetico’. Questa è una chiara forma di degenerazione. La selezione,il non isolamento etc..possono ridurre questo fenomeno non eliminarlo. Tracce dovrebbero essere trovate.

Sia le affermazioni ‘curiose’ di D’Arcais,sia il caso del celacanto hanno permesso un’operazione di critica mirata soprattutto a sottolineare, mettere bene in luce cose su cui si glissa, cose che rimangono comunque per lo più non dette se non distorte o piegate a ideologie o paradigmi..e pertanto rappresentano occasioni per gridare che il re è nudo e che non indossa i vestiti che i lacchè sostengono indossi.

Una puntata allegra dai toni spiritosi,che però affronta tematiche che meritano adeguate riflessioni.

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La trasmissione è disponibile al seguente indirizzo:

https://www.dropbox.com/s/gqzso91bhybur91/27_04_13.mp3

1° Mendel Day – Registrazione e commento


Di Leonetto

Commento di Leonetto all’intervento di U. Fasol su Gregor Mendel al Mendel Day di Verona.

 

Registrazione audio dell’intervento di Umberto Fasol e dell’introduzione di F. Fratus ed E. Pennetta a Radio GlobeOne.

 

 

Dopo che è stato illustrato un po’ il background culturale degli scienziati ricordati in  questo Mendel  Day, è il professor U. Fasol  a prendere la parola per  parlare del monaco  scienziato che ha dato il nome all’intera iniziativa: “Gregor”  Johann Mendel (1822-1884) considerato il precursore della moderna genetica. Prima di iniziare, Fasol ci tiene a spiegare che il giorno 20 Febbraio non è stato scelto a caso, infatti, Mendel  l’8 Febbraio  e l’8 Marzo 1865 espose i lavori di 7 anni di esperimenti con più di 25000 piante di piselli ,l’importanza dei quali però nessuno in quel momento comprese .Ed il 20 febbraio è una data  intermedia fra queste due ed inoltre 20+8=28 è il giorno in cui ricorre il 60° anno di quando,  28 febbraio 1953, Francis Crick e James Watson convocarono all’Eagle pub di Cambridge i giornalisti ed un gruppo di amici, cui annunciarono di “aver scoperto il segreto della vita” nella doppia elica del DNA.

Evento quest’ultimo da cui trae spunto per un altro dei suoi ottimi articoli (felicemente ospitato nella sezione “la Tavola Alta” di CS) il prof. G. Masiero, articolo che invito caldamente a leggere:

http://www.enzopennetta.it/2013/02/luso-ideologico-della-biologia/

Si passa quindi ad introdurre la figura di Mendel, i suoi lavori ed i motivi della sua importanza come scienziato. Nel 1851 a Mendel venne concessa  la possibilità di iscriversi all’Università Imperiale di Vienna, occasione non da poco per nulla che il monaco sfruttò pienamente diventando  in breve tempo assistente presso l’istituto di fisica, ruolo solitamente riservato agli studenti migliori e più capaci. Due anni dopo M. conobbe  Andreas von Ettingshausen e Franz Unger, l’influenza dei quali  si rivelò fondamentale per le scoperte di Mendel. Il primo gli illustrò la teoria combinatoria, il secondo le tecniche più avanzate di impollinazione artificiale. Uno dei grandi meriti che vanno a Mendel e che viene  ben ricordato in questo Mendel-Day è il fatto che il Ceco sia stato il primo ad applicare lo strumento matematico, la statistica, il calcolo combinatorio allo studio della biologia, nello specifico dell’ereditarietà.

Per comprendere bene lo spirito e le idee di partenza con cui Mendel iniziò e condusse i suoi studi ed i suoi esperimenti, Fasol fa riflettere sul fatto di come per il cristianesimo esista un Progetto ed una Razionalità al principio di tutte le cose, che esitano delle Leggi. Questo comporta che  andando ad interrogare la natura lo scienziato cristiano ricercava quella razionalità ricercava quelle Leggi, se invece si ritenesse fosse tutto casuale non ci sarebbe nulla, dice Fasol, da cercare, ed è pertanto capibile perché la scienza moderna abbia trovato i natali all’interno di una cultura cristiana. L’uomo può comprendere la natura perché ha lo stesso intelletto di Chi l’ha creta e la natura funziona con delle leggi perché Chi l’ha creata è Qualcuno che procede in questo modo. E’ in quest’ottica che si costruisce la convinzione di Mendel sul fatto che le forze della natura agiscono secondo una segreta armonia che è compito dell’uomo scoprire per il bene dell’uomo stesso e la gloria del Creatore. Lo stesso A. Einstein scrisse che:

La cosa più stupefacente è che il mondo sia comprensibile”

Come accennato uno dei grandi meriti di Mendel  fù quello di aver introdotto la matematica, quindi statistica, calcolo combinatorio etc.. nella biologia ma anche quello di aver operato secondo il metodo scientifico arrivando a conclusioni che potrebbero dirsi profetiche che, si sbilancia Fasol, forse oggi potrebbero garantire l’assegnazione di un Nobel..

Il concetto base concepito dal monaco fu infatti veramente molto innovativo: Mendel dedusse che l’ereditarietà fosse un fenomeno dovuto ad agenti specifici contenuti nei genitori, al contrario di quanto creduto fino a quel tempo.  Darwin riteneva ,ipotizzava, che da tutto il corpo di un organismo partissero sostanze che si mescolassero con cellule dell’altro organismo  durante la fecondazione, la qual cosa era legata anche ad un meccanismo di uso e disuso che avrebbe permesso la trasmissibilità di caratteri acquisiti. Mendel, come anche Darwin, non conosceva i cromosomi, non conosceva la meiosi, non conosceva il DNA. Mendel, dopo sette anni di selezione, identificò sette “linee pure“, ossia  sette varietà di pisello che differivano per caratteri estremamente visibili (forma del seme: liscio o rugoso; colore del seme: giallo o verde; forma del baccello: rigonfio o grinzoso; colore del baccello: giallo o verde; posizione dei fiori: lungo il fusto o in cima; colore dei fiori: bianco o rosa; lunghezza dei fusti: alti o bassi).

http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8519800034/in/photostream/lightbox/

Proprio le caratteristiche di tale pianta (http://it.wikipedia.org/wiki/Pisum_sativum )si prestavano particolarmente allo studio, unitamente a un semplice sistema riproduttivo, grazie al quale il monaco poteva impollinare a piacimento i suoi vegetali. Operò con un vastissimo numero di esemplari perché sapeva che le leggi della probabilità si manifestano sui grandi numeri.

Mendel intuì che quello che determina l’aspetto fosse  una ‘pallina’, una particella, che doveva essere presente nelle cellule sessuali. Quindi che esistessero dei  caratteri determinanti ereditari. E che esistessero “particelle” dominanti e recessive. Certo, non si può ancora parlare di genetica, ed è improprio pensare a Mendel come padre di questa branchia della scienza, come detto sopra è veramente però, niente da meno, qualcosa infatti di profetico come sottolinea Fasol.

Quindi il lavoro di teorizzazione di Mendel è qualcosa di ‘profetico.

Ipotizzò e concluse inoltre che queste “particelle” si trasmettessero  in maniere indipendente l’una dall’altra e dal sesso, ossia l’ereditarietà segue le stesse regole anche invertendo i caratteri del maschio con quelli della femmina. E il monaco non compì i suoi esperimenti a tabula rasa,ma, come detto, con un’ipotesi in mente, compì l’  esperimento provando a falsificare un assunto. E fu rigoroso, tagliò le antere (http://it.wikipedia.org/wiki/Antera ) ,infatti il pisum sativum è ermafrodita, cioè porta in se sia le antere sia le ovarie, caratteristica fondamentale per l’autofecondazione. Quindi per impedirla, Mendel prima che le antere arrivassero a maturazione, tagliava gli stami e fecondava le ovarie utilizzando un pennello con il quale spostava il polline da un fiore all’ altro. C’è tutto il rigore e tutta la procedura scientifica moderna, certo, l’ibridazione delle piante era cosa già fatti da agricoltori, ortocultori, arboricoltori, ma nessuno si era preoccupare di contare, catalogare, applicare calcoli statistici e combinatori ,come detto l’introduzione della matematica fù una grossa novità, fondamentale e avanguardista. Quindi in conclusione Mendel arrivò alla formulazione di tre leggi:

 

  • La legge di invarianza della prima generazione filiale ,che ci dice che se io incrocio due linee pure, otterrò una F1 che somiglierà ad una delle due linee pure parentali.

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  • La legge di segregazione, che  ci dice che forme alternative di uno stesso gene segregano in cellule differenti.

http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8520047010/in/photostream

  • La legge dell’ assortimento indipendente ,che  ci dice che alleli di coppie geniche differenti segregano in maniera indipendente l’uno dall’altro.

http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8520046902/in/photostream

http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8520047150/in/photostream

 

Quindi, molti tratti sono determinati da coppie di fattori, in molti casi, uno di questi fattori è “recessivo” per l’altra, che è definito il fattore “dominante”. Un organismo eredita un fattore dal suo genitore materno e uno dal padre paterno, fattori che segregano indipendentemente l’uno dall’altro durante la formazione dei gameti. Una volta “riunito” con la fecondazione, il nuovo organismo ha due fattori che rimangono distinti.

A livello molecolare quindi la dominanza è una condizione per cui un carattere o si esprime in maggior quantità oppure ha una serie di fattori ambientali che fanno si che il suo prodotto si manifesti nel fenotipo.

Come detto quando Mendel presentò le sue scoperte non ottenne molto consenso, ma restò fiducioso dell’importanza di quanto avesse scoperto e volle, con umiltà cercare però di comprendere se i suoi risultati fossero circoscritti alle piante, ai piselli, alò pisum sativum o se avessero invece una valenza generale.

Contattò uno dei più importanti botanici, Karl Wilhelm von Nägeli per interrogarlo e sottoporgli la questione. Questi affidò a Mendel un esperimento per comprendere la cosa. Lo consigliò di   ripetere i suoi esperimenti con una pianta da fiore del genere  Heiracium, pianta però asessuata, quindi condizione tale per cui le leggi di Mendel non trovano applicazione.

E così lo scienziato questa volta  non ottenne risultati positivi, questo però non lo distolse dal ritenere comunque importanti le sue scoperte. La conferma arrivò quando però il monaco era già passato a miglior vita, nei primi del ‘900, a 16 anni dopo la morte di Mendel, quando 3 scienziati, l’olandese Hugo de Vries, il tedesco Carl Correns e l’austriaco Erich Tschermak  trovarono indipendentemente  le prime conferme alle teorie di  Mendel. Bisogna fare quindi un passo indietro per poi farne uno in avanti. Come accennato Darwin credeva in un “mix” di eredità, miscelazione di caratteri ereditati ed   acquisiti (pangenesi). L’eredità per mescolanza avrebbe potuto offrire ciò su cui la selezione naturale avrebbe potuto agire ,questo portò Darwin a rendere qualcosa anche da Lamarck.

L’approccio darwiniano fu non tanto quello di proporre meccanismi, esperimenti criteri di falsificabilità o curarsi di corroborare quello che doveva essere il punto fondamentale per una teoria sull’origine delle specie ,non di valutare se alcuni tratti fossero legati al sesso o se fossero posseduti anche se non espressi etc etc.. ma fu invece quello di congetturare come avrebbe potuto lavorare l’ereditarietà in funzione della selezione naturale. Se Mendel aveva già, benché non se fossero ancora accorti demolito il darwinismo, fu  A. Weissman  che nel 1880 con i suoi esperimenti sui topi e le code dimostrò la non scientificità dell’ipotesi Darwiniana della pangenesi, certo Darwin come su gran parte del suo lavoro ne aveva espresso dubbi, ma non si era curato di concretizzare  minimamente questi dubbi. Non è quindi un caso se Darwin incontrò critiche e resistenza di naturalisti dell’epoca fra cui, lo ricordo ancora una volta Adam Sedgwick, matematico, geologo, zoologo e maestro di Darwin  che scrisse a Darwin:

 

“[…]Voi avete disertato dal sano metodo induttivo… le vostre principali conclusioni non possono essere né provate né confutate[…]Gli unici argomenti che si pretende di addurre, come elementi di prova per la selezione naturale, sono le varietà animali prodotte dagli allevatori per mezzo degli incroci in base ad un progetto umano..”

 

Sia chiaro, non fa piacere gettare ombre sulla memoria di qualcuno, né si vuole demonizzare o ridicolizzare nessuno(come magri viene invece fatto in altre conferenze-incontri: http://www.enzopennetta.it/?s=Mautino&x=0&y=0), ma nel momento in cui vengono organizzate delle celebrazioni per ‘mitizzare’ la figura dello scienziato inglese, è doveroso e corretto  riportare le cose alla realtà. Mostrare quale fosse realmente il livello di scienziato di quello che fù un  uomo con i suoi pregi e le sue debolezze. Niente di più, niente di meno,nessun mito e nessuna spettacolarità.

Né l’origine da un unico antenato, né l’origine dei nuovi caratteri sono idee originali di Darwin (http://www.enzopennetta.it/2012/02/darwin_veramente_grande/ ) così come la selezione naturale e così come la lotta per la sopravvivenza del più adatto.

Su un articolo di LINX leggiamo che:

E i fringuelli? Diciamo la verità: riguardo a questi uccelli, Darwin aveva fatto una confusione apocalittica. Non solo non li aveva riconosciuti come appartenenti a un’unica famiglia, originata da un progenitore comune, ma non era stato in grado di classificarli in assoluto. In effetti, pensava di avere a che fare con famiglie di uccelli molto diverse tra loro….  Tornato a Londra Darwin si accorse subito di aver commesso due errori madornali, cioè di non aver raccolto tutte le specie e soprattutto di non aver separato le specie delle diverse isole. Per fortuna, in entrambi i casi gli venne in soccorso il capitano del Beagle Robert Fitz Roy, che lo aiutò a completare il quadro della distribuzione dei fringuelli sulle diverse isole. Tutti gli uccelli raccolti vennero infine consegnati al famoso ornitologo londinese John Gould, che li classificò in 13 specie appartenenti tutte alla stessa famiglia. Solo da quel momento scattò l’interesse di Darwin per i fringuelli.

Darwin creò infatti al più delle congetture  di livello più filosofico che scientifico che concretizzò, son fatti, solo quando, letto T. Malthus e raccolte notizie dai naturalisti dell’epoca e dal nonno, specialmente da A. Wallace (https://antidarwin.wordpress.com/2012/01/11/selezione-naturale-unidea-presa-in-prestito-da-darwin/ ), assemblò il tutto in un’unica teoria ….

Fra  quali anche Blyth che già considerò il reale effetto della selezione naturale ,seppur con qualche lacuna e che inquadrò anche il concetto di specie, scrisse:

“… Ogni specie è essenzialmente distinta e separata da ogni altre specie; altrimenti non sarebbe una specie ma una varietà. Le specie più simili, pertanto, sono solo affini reciprocamente in conseguenza della la somiglianza della loro organizzazione generale.. ”

 

Ci fu certo una cosa per cui Darwin, smentito in molte altre sue convinzioni-affermazioni:

(http://www.enzopennetta.it/2012/04/e-confermato-sulle-espressioni-facciali-darwin-aveva-torto/) ,
creò qualcosa senza precedenti, fornì quella che si prestò perfettamente per essere la essere la più geniale delle ideologie: quella camuffata da scienza.

Tornando al dopo-Mendel Fasol parla di uno dei più grandi critici all’opera di Mendel,nonché il “padre” della Sintesi Moderna(appunto compromesso fra il darwinismo e le leggi di Mendel che venne formulata negli anni ’40): Sir Ronald Aylmer Fisher (http://en.wikipedia.org/wiki/R._A._Fisher ) Fisher affermò che i dati riportati dal frate fossero troppo vicini alle aspettative. Risultati troppo perfetti, uno degli esempi più eclatanti sembrava essere  6 esperimenti mendeliano volti a confermare un rapporto di 2:1 di eterozigoti (Aa) di omozigoti (AA) tra le piante F2 presentano la caratteristica dominante. Fisher attraverso i suoi calcoli mostrò che si dovesse valutare un margine d’errore  e che dal 1.99:1 2:1 di Mendel si dovesse scendere a un 1.7:1,cosa che getterà le basi per costruire l’ipotesi del meccanismo di caso e necessità. Recentemente E. Novitski (http://www.genetics.org/content/166/3/1139.full ), ribattè le affermazioni di Fisher mostrando che intanto Mendel citava un errore del 2% (11 su 556) dei semi di germinare e di sopravvivere e che sarebbe stato impossibile per il monaco estendere la coltivazione a molte migliaia di piantine. In particolare ha contestato la conclusione di Fisher nel caso di questi sei esperimenti, tenendo conto della bassa probabilità di non perdere nessuna delle  6000 piantine e sottolineando come Mendel avrebbe senza dubbio correttamente classificato come eterozigoti quelle piante F2 che producono serie di 9 o meno di  figli di caratteri dominanti e recessivi, mentre quelli tutto dominanti, meno di 10, potrebbe essere stata scartata a causa di una maggiore incertezza per quanto riguarda il loro genotipo. Il calcolo esatto del rapporto previsto di quelli classificati come eterozigoti e quelli classificati come omozigoti, basato sul tasso di fallimento può essere calcolato attraverso formule di distribuzione binomiale per cui ,con un tasso di fallimento del 2% di Mendel , il rapporto è 2.068:1 ,non è statisticamente diverso da rapporti visti nei dati di Mendel ed è molto più vicino al rapporto che Mendel osservata rispetto al rapporto che Fisher proposto. Così, mentre si può ancora dire che molti dei risultati di Mendel sono sorprendentemente vicino alla previsione teorica, Novitski ha reso l’argomento plausibile che Mendel  può essere stato troppo impropriamente criticato.

Ad ogni modo, come detto Mendel non aveva conoscenze che oggi si hanno come quella dei geni, della meiosi e del DNA, e ci sono casi, non solo come quella dell’Heiracium, dove le leggi mendeliane non possono essere applicate. Ma questo è normale  è chiaro che possano esistere dei campi, delle regioni di applicazione. Fasol cita la co-dominanza, gli alleli, la poligenia, malattie multifattoriali etc etc..

Porta anche l’esempio di una famiglia inglese: http://www.flickr.com/photos/90303254@N02/8519800034/in/photostream/lightbox/

 

Dove si può osservare che i geni  che controllano la produzione di  melanina (quindi poi colore della pelle) sono una batteria di geni, un numero maggiore di 2, ed i figli ereditano  un cocktail diversificato di tali geni, diversamente, poca in uno ,tanta in un altro ,intermedio  in un terzo etc..

I figli ereditano dai genitori geni ed apparato per esprimerli. E anche fattori ambientali ed esterni determineranno l’espressione o meno di qualche tratto.

 

Dopo la parte scientifica Fasol propone al pubblico alcuni spunti per delle considerazioni e riflessioni.

Ora, chi avrà avuto modo di leggere Fasol sia con libri, articoli sia chi avrà avuto modo già di ascoltarlo in qualche suo intervento(e sul web  ne sono disponibili diversi) avrà certamente potuto notare come ,oltre al suo punto di vista cristiano cattolico, emerga un pensiero molto vicino a quello del prof. Roberto De Mattei ed a quello di M. Behe. Si premette subito questa cosa per chiarezza e perché non c’è nulla da occultare. Come detto non è certo un segreto e neanche è una colpa o motivo di alcuna critica fine a se stessa. Ovviamente Fasol, in onestà valuta i fatti e fornisce  e spiega le cose sotto il punto di vista scientifico poi va in aggiunta a fare considerazioni e ad invitare a riflessioni.

E questo non è un modo sbagliato, disonesto o scorretto di porsi così come non viene fatta in tal modo cattiva divulgazione, cattiva scienza, cattiva filosofia o altro.

Per fare un parallelismo, si ha invece una forte impressione che la  tesi filosofica “circa l’assenza di finalità nell’evoluzione, e sui suoi rapporti con le evidenze scientifiche”, che il prof. Pievani esprime in due dei suoi libri, ”La vita inaspettata” e: ”Creazione senza Dio” venga proposta ben più ,non riferendosi neanche  a Pievani, proprio a livello generale in articoli, incontri etc.. più di come sarebbe corretto venisse fatto.

Il prof. Masiero nell’articolo sopracitato ha già espresso dubbi sulla validità di tale ragionamento filosofico (http://www.enzopennetta.it/2013/02/luso-ideologico-della-biologia/#comment-11690 ) e in diverse occasioni su CS si è potuto affrontare l’argomento (http://www.enzopennetta.it/2013/01/gentile-pennetta-lintervento-del-prof-pievani-su-cs/#comment-10741 ).

In particolare Fasol si trova a contestare la visione neodarwiniana(quantomeno appartente a tale “galassia”) per cui  il genoma

“[…]non sarebbe altro che un sistema molecolare di codificazione efficiente si, ma ridondante,pieno di sequenze egoiste e autoreferenziali,”chiaramente” frutto di tentativi ed errori, di rimaneggiamenti e riorganizzazioni, di un’esplorazione stocastica, senza alcuna corrispondenza lineare fra le dimensioni del codice e le complessità degli organismi che ne derivano. Pessimo come software che come progetto intelligente.”

Un’intervento scuramente apprezzabile quello del prof.Fasol che invito ad ascoltare ed invito anche a notare come per fortuna il Mendel day (non che si pensasse diversamente) sia stato libero da goliardate come  questa (http://www.youtube.com/watch?v=6ITJID9dw4E ).

Il pubblico in sala ha mostrato a Fasol l’apprezzamento con un lungo applauso.

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La trasmissione con Fratus e Pennetta è disponibile al seguente link

https://www.dropbox.com/s/0f1bcid6exxq17j/Introduzione_Fratus_Pennetta.mp3

 

L’intervento di Umberto Fasol è disponibile al seguente link:

https://www.dropbox.com/s/64h3c7yab2xoxyj/IMendelDay_Mendel_UFasol.mp3

 

Le puntate su Radio Globe One sono disponibili al seguente link:

http://www.enzopennetta.it/radio-globe-one-archivio-con-tutte-le-puntate-audio-e-recensioni/

EXTRATERRESTRI IN AIUTO AL NEODARWINISMO


Tra i grandi problemi della teoria di Darwin vi è l’origine della vita, infatti se non si ha conoscenza di come sia nata la vita è evidente che tutto la sua evoluzione diviene complicata da spiegare… ed ecco allora che lo spazio e gli alieni vengono in aiuto.
Ospite di della trasmissione il Proff. Enzo Pennetta conduce il Dottor  Fabrizio Fratus

Sabato dalle ore 12.30 alle ore 13.30 In Diretta su www.Radioglobeone.it

“Inchiesta sul darwinismo” un anno dopo. Radio Globe One


Di Leonetto

A poco più di un anno dalla pubblicazione di “Inchiesta sul darwinismo” le ragioni dell’iniziativa e il punto sulla situazione

 

 

In questa puntata  si parla del libro del 2011 del prof.Enzo Pennetta “ Inchiesta sul darwinismo. Come si costruisce una teoria. Scienza e potere dall’imperialismo britannico alle politiche ONU”(http://www.enzopennetta.it/2011/11/inchiesta-sul-darwinismo/ ) a poco più di un anno dalla sua pubblicazione.

Il prof.Pennetta ,ricordando di non aver mai ricevuto nessuna contestazione, ad oggi, riguardo ai contenuti del libro, ma di aver notato invece un certo ‘far finta che non esista’ da parte del mondo neodarwinista, ricorda di aver iniziato e portato a compimento il libro, non tanto lasciando trasparire quello o quelli che sono i suoi pensieri  riguardo certe tematiche, ma lasciando ampio spazio a documenti e fatti storici. E permettendo così che un certo quadro venga fuori praticamente da solo.Fratus ricorda che quando lui iniziò ad affrontare  il suo approfondimento sul neodarwinismo  ebbe un processo complementare a quello di Pennetta, infatti partì dal contesto storico politico per giungere alla conclusione che determinate visioni ed ideologie non avrebbero avuto ragione senza un adeguato supporto scientifico. Complementare perché ciò che portò a realizzare “Inchiesta sul darwinismo fu il procedere da un’analisi scientifica verso il comprendere che sussistettero forti motivazioni ideologico-politiche.

Si introduce così uno dei problemi di fondo che emergono nel libro di Pennetta, ossia il fatto che le teorie socio-economiche  precedettero la scientifica. Infatti, nel 1798 (e in una versione definitiva comunque nel 1826) ,con il suo saggio sul principio della popolazione il reverendo Thomas Robert Malthus (http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Robert_Malthus (alias Joseph Johnson) sosteneva che i tassi di crescita della popolazione, più alti di quelli della crescita produttiva e dei mezzi di sostentamento, contribuirebbero in primis ad un aumento dell’offerta di manodopera che porterà inevitabilmente alla percezione di salari più bassi, quindi di riflesso della povertà. A sua volta i poveri se aiutati, curati, percependo salari onesti avrebbero frainteso e si sarebbero riprodotti riproducendo la povertà stessa. E Malthus considerava dannosissima la politica assistenziale nei confronti dei poveri  che non produceva altri effetti se non quello di favorire lo sviluppo demografico ed il proliferare della povertà stessa. La teoria malthusiana postula  un energico controllo delle nascite ed auspica il ricorso a strumenti tesi a ridurne e controllarne la natalità, al fine di evitare il deterioramento dell’ecosistema terrestre, l’erosione delle risorse naturali non rinnovabili, il dilagare della povertà . EDarwin proprio leggendo l’ultima versione del saggio di Malthus ebbe l’intuizione per la sua teoria. Contribuì da un lato a far si che Darwin si rendesse conto che l’ambiente, comprensivo di predatori, malattie ma soprattutto limitatezza di risorse di sostentamento alla vita, esercita una pressione sulle specie portando alla moria di molti individui ed alla sopravvivenza di solamente alcuni di essi.

Quali?I più adatti.. Da un altro lato poi si caratterizzarono questi adatti e Darwin stesso scrisse:

“Fra i selvaggi i deboli di corpo e di mente vengono presto eliminati; e quelli che sopravvivono godono in genere di un ottimo stato di salute. D’altra parte, noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per gli incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all’ultimo momento. Vi è ragione di credere che la vaccinazione abbia salvato migliaia di persone, che in passato sarebbero morte di vaiolo a causa della loro debole costituzione. Così i membri deboli della società civile si riproducono. Chiunque sia interessato dell’allevamento di animali domestici non dubiterà che questo fatto sia molto dannoso alla razza umana. E’ sorprendente come spesso la mancanza di cure o le cure mal dirette portano alla degenerazione di una razza domestica: ma, eccettuato il caso dell’uomo stesso, difficilmente qualcuno è tanto ignorante da far riprodurre i propri animali peggiori Dobbiamo perciò sopportare – continua Darwin – gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione delle loro stirpe.”

 

L’impatto di Malthus è evidente così come le implicazioni sulla politica dell’impero nonché sul colonialismo.

Ed a proposito del colonialismo Britannico, Pennetta ne sottolinea in trasmissione la diversità da quello romano. Infatti laddove l’”aquila romana “ conquistò venivano comunque lasciate le culture dei popoli conquistati ed avvennero spesso scambi e fusioni fra queste e quella romana,ovviamente tutto veniva concesso dietro riconoscimento dell’autorità romana e dell’accettazione delle leggi romane. Benchè le guerre di conquista producessero schiavi i territori conquistati non assomigliavano tanto a colonie di razze inferiori da sfruttare come avvenne nei territori catturati dal leone britannico.

Ed infatti tornando a Malthus, e di riflesso a Darwin,si postulava che il fatto che l’impero romano soccombette ai barbari fosse dato proprio dalla pressione demografica. E  venne presa in esame anche la guerra come strumento di controllo demografico. Pennetta quindi sottolinea che oltre a Malthus l’impatto sulla teoria l’ebbero il darwinismo sociale (lo Spencerismohttp://en.wikipedia.org/wiki/Herbert_Spencer ), che si formò prima del darwinismo “scientifico” e la teoria economica di A.Smith .

La società, che Spencer concettualizzata come un vero  ‘organismo ‘, afferma essersi  evoluto da uno  stato più semplice ad uno  più complesso secondo la legge universale di evoluzione ed il motore viene identificato nel progresso. Ciò che una generazione ha raggiunto sarà ereditato dalla seguente e questi a loro volta, migliorato, in un ciclo continuo di adattamento, eredità e miglioramento..arrivando a postulare che i “struggle for life“ (L’ espressione “lotta per la sopravvivenza”, infatti, compare per la prima volta in Spencer in un’opera scritta nel 1850 ) debba essere la regola delle comunità umane, accomunandosi al pensiero di Malthus sugli aiuti e la politica assistenziale. A completare il quadretto vi è Adam Smith, sostenitore del principio che ognuno facendo ciò che è meglio per sé (senza curarsi di cosa sia meglio per la collettività anche per esempio) fa il bene della collettività stessa, pricipio basilare della politica coloniale e capitalista.

Tutte teorie drammaticamente smentite,può essere utile a riguardo leggere questo articolo apparso tempo addietro su CS (http://www.enzopennetta.it/2012/07/seppellire-il-malthusianesimo/ ) . Il professor Robert H. Frank, in un articolo sul N.Y. Times del 12 luglio 2009, intitolato: L’invisibile mano fatta trionfare da Darwin scrive infatti che:

“Se domandassi di identificare il fondatore intellettuale della loro disciplina, lamaggior parte degli economisti oggi probabilmente citerebbero Adam Smith. Ma questo cambierà… Se ponessimo la stessa domanda tra 100 anni, la maggior parte degli economisti citerebbero invece Charles Darwin”

E sottolinea un aspetto importante. Se  questi tre pensatori delineavano e sostenevano certi modelli, ciò che viene raggiunto dalla sintesi di questi, ciò che viene fatto da “Darwin l’assemblatore, come lo definì Fratus, è ancora più “d’effetto”. Infatti la sintesi della “mano invisibile” di Adam Smith integrata dell’eliminazione Malthusiana del meno adatto delineano l’equivalente in economia della “selezione naturale” in biologia!

Il sistema di A.Smith  sbugiardato dai fatti e criticato largamente ,per esempio anche dal nobelJohn Forbes Nash jr. Il comportamento dei singoli alla ricerca della propria affermazione si traduce spesso e volentieri in un effetto negativo sul resto della collettività, nonché sempre maggior possibilità di cadere per quel singolo e difficoltà qualora nuovi elementi entrino in quella collettività, con un evitabile scenario di una scia di caduti se non la caduta dell’intera collettività. Non  il più efficiente dei sistemi, è rischioso, funziona male e fa danni alla collettività.. ma secondo la visione darwiniana è quello con cui funziona la natura…sicchè…Pennetta in trasmissione ricorda però che già nel Settecento D. Ricardo, un economista, posò l’attenzione sul fatto che se la colonia, o chi comunque vende manodopera e materie prime, si sviluppa, progredisce allora  aumenta il costo della manodopera e delle materie prime. E questo aiuta a comprendere perché fa comodo che certe popolazioni povere restino povere.

E questo è collegato direttamente al controllo demografico. Si ricorda anche il pensiero della Boserup che mostrò che se una popolazione non raggiunge una “massa critica” non può progredire. E la densità di certi paesi poveri overi oggi è veramente bassa contrariamente a quanto non si pensi o non venga fatto pensare.  E poi si pone anche l’attenzione in trasmissione sulla linea di condotta delineata da J.Huxley circa il neodarwinismo e la politica di controllo delle nascite. (e va ricordato che dopo l”eclisse del neodarwinismo” fu sostanzialmente Huxley con la sintesi moderna a riportare in auge il darwinismo,come si dice di necessità virtù..) In realtà il prof.Pennetta ricorda poi che a completare ulteriormente questo quadro c’è un altro fattore, un altro elemento importante che andrà a sostegno delle politiche coloniali, ossia la nascita del razzismo scientifico con Darwin. Benchè, per esempio, alcuni neodarwinisti vadano sostenendo che per fronteggiare il razzismo bisognerebbe leggere Darwin, per esempio si potrebbe leggere questo articolo su Cs(http://www.enzopennetta.it/2011/12/lettera-sul-razzismo-al-vicedirettore-del-la-stampa-massimo-gramellini/)  ma anche quest’altro (http://www.enzopennetta.it/2012/03/il-fatto-quotidiano-darwin-e-lo-scimpanze-un-ripasso-per-i-razzisti/), dalla lettura di Darwin ciò che emerge è certamente razzista,Darwin per esempio scrisse che:

“Nel futuro, non tanto lontano se misurato a secoli, ad un certo punto le razze umane civilizzate avranno quasi certamente sterminato le razze selvagge in tutto il mondo. Nello stesso periodo le scimmie antropomorfe, come ha osservato il prof. Schaaffhausen, saranno state senza dubbio sterminate. La frattura fra l’uomo e i suoi più prossimi affini sarà allora ancor più vasta, poiché sarà frattura fra l’uomo, ad uno stadio ancor più civilizzato, speriamo, di quello caucasico, ed alcune scimmie inferiori come il babbuino, invece che tra il negro o australiano e il gorilla.”

Insomma preso atto che nasce prima una certa visione ideologico politica pennetta spiega che poi, quando arriva una teoria scientifica che si adatta a questa visione viene catturata per darne consistenza.

Fra le altre cose, va ricordato che Darwin non fu un uomo che spinse così pesantemente la sua teoria cosa che fece Huxley, che combattè le battaglie e abbattè le barriere in nome del darwinismo. E’ sufficiente ricordare queste sue parole:

 

“Come è stato estremamente stupido non averci pensato!”

(Huxley, Leonard (1900), The Life and Letters of Thomas Henry Huxley. 2 vols 8vo, London: Macmillan)

 

Per comprendere un sacco di cose.. Fra l’altro come avviene tutt’oggi, come ricorda Fratus in trasmissione, nei conflitti che videro protagonista T.Huxley e delle loro successive mitizzazioni non fu una vittoria della scienza ma della ridicolizzazione, della beffa, “l’attitudine” determinava il vincitore e non il messaggio… Il 28 novembre 1660 venne fondata in quel del Gresham College laRoyal Society che aveva mosso i primi passi con iniziale intento di discutere le idee di Francis Bacone divenendo nel giro di pochi anni un importante ritrovo di scienza e cultura tanto che arrivò ben presto la zampa dell’impero sopra di essa dandole il nome di Royal Society, e prese sempre più corpo negli anni un modello di scienziati al servizio del potere, sulle idee di Hobbes.. .

I suoi scienziati hanno consentito alla Gran Bretagna di eccellere nelle tecnologie militari, con T. Malthus le hanno anche fornito una teoria socioeconomica, appoggiando Darwin le hanno fornito una “fons juris”, adesso l’opera continua con una assurda e antiscientifica difesa del malthusianesimo. Per approfondire si può leggere questo bell’articolo al riguardo su CS(http://www.enzopennetta.it/2012/05/royal-society-la-scienza-al-servizio-dell-impero/Ha certamente contribuito allo sviluppo scientifico ma sempre facendosi sostenitore dello stato capitalista-colonialista seppur in sordina magari,anche se non troppo. Il fatto di un certo modo d’agire spiega Pennetta lo si ritrova,e si verifica tutt’oggi, nella Fabian Society, quel finto movimento socialista che portò alla formazione del partito laburista che si affiancò a quello dei liberali, cosicché ci fossero due facce della solita medaglia in buona sostanza.

Invitando ad un’attesa lunga e passiva fatta di piccoli e graduali passi il  fabianesimo si compone di una pressione da parte della borghesia sul proletariato attraverso l’ uso di radicali, intellettuali, salotto e chiesa socialisti, media, propaganda, populisti e owenisti, che respingono la lotta di classe, difendono i principi di solidarietà sociale, predicano la collaborazione con la “borghesia” imbrigliando ed indebolendo politicamente il “proletario” e sostenendo poi la lotta capitalistica e colonialista.  Al tempo stesso avrebbe favorito l’applicazione dei principi di Thomas Malthus ma in sordina il più possibile. Quindi in conclusione si va a riflettere in trasmissione che a valle di tutto ciò circa al neodarwinismo esiste qualcosa che comunque non è riscontrabile in nessun’altra teoria scientifica, oggi come in passato e quindi si va a domandarsi come iniziarono e perché ci sono queste contestazioni. Pennetta ricorda che il libro di Darwin non fu mai messo all’indice e bisogna ricordare che ad eccezione di un attacco iniziale di Wilberforce, comunque fin troppo mitizzato e stereotipato, i teologi, i religiosi non si mostrarono ostili di fronte a questa teoria. Essi pensavano di salvare le parti più importanti della Bibbia, quelle che riguardano il Vangelo della salvezza, separandole dai primi capitoli della Genesi (1-11), ritenuti ormai indifendibili…e si orientarono in varie forme di concordismo. Come riporta  il Prof. P.Johnson, Università di California:

Il darwinismo concordava talmente con lo spirito della sua epoca che questa teoria ha ricevuto l’adesione di un numero sorprendente di dirigenti religiosi. Molti dei primi sostenitori di Darwin erano membri del clero o laici cristiani praticanti”.

Ci furono però fisici di Cambridge di primo rango, quali lord Kelvin e James Clerk-Maxwell, ambedue evangelici presbiteriani scozzesi, Sir Richard Owen, paleontologo inglese etc.. che contestarono eccome Darwin.. la prima mossa il primo sconfinamento verso un’attacco fatto da quei “gruppi di liberi pensatori “che portarono al Vaticano in primis ma poi al clero in generale e di riflesso e per esteso a tutti i fedeli e le fedi associate e non, sulla linea di pensiero Comtiano. Si trova ragione di questo anche per esempio nelle parole di  Adam Sedgwick (1785-1873), uno dei fondatori della geologia moderna e “maestro” di Darwin:

“Ho letto il vostro libro più con dolore che con piacere.

Ho molto ammirato alcune parti, ma di altre ho riso fino ad aver mal di pancia; altre parti invece le ho lette con assoluto dispiacere, in quanto totalmente false o gravemente equivoche; voi avete disertato dal sano metodo induttivo.

Le vostre principali conclusioni non possono essere né provate né confutate. Gli unici argomenti che si pretende di addurre, come elementi di prova per la selezione naturale, sono le varietà animali prodotte dagli allevatori per mezzo degli incroci in base ad un proggetto umano. In fin dei conti non è altro che una zuppa di materialismo ben cucinata e servita.

E perchè è stato fatto? Per nessun altra solida ragione tranne che per renderci indipendenti da un Creatore.

 Ma è bene ricordare Karl Marx, che dedicò a Darwin l’edizione tedesca di Das Kapital:

Da un devoto ammiratore a Charles Darwin”.…questo libro [di Darwin] contiene il fondamento, nell’ambito della storia naturale, necessario alla nostra visione“.

Ed  il Mons. O’Gara, Vescovo di Yuanqing:

“Dove giungeva l’esercito di liberazione maoista, l’intera popolazione doveva seguire dei corsi di rieducazione culturale: le prime lezioni avevano per argomento l’evoluzionismo”.

Poi G.Simpson [The Mining of Evolution, Yale University (1949).], paleontologo:

Non c’è ragione di supporre altra origine, per i nuovi processi di riproduzione e di mutazione se non quella materialistica”. Il Cristianesimo?: “la superstizione più evoluta”.

E si può concludere con il già citato J.Huxley:

“La scienza moderna deve escludere la creazione o la guida divina. Il darwinismo ha rimosso dalla sfera della discussione razionale qualsiasi idea di Dio come creatore degli organismi”.

E’ chiaro chi ha sconfinato,così come sono chiare certe strumentalizzazioni che ne derivarono ultima quella dell’ateismo,ma politiche e sociali a monte e valide tutt’oggi.

 

Il link alla trasmissione (e a quelle precedenti) è disponibile al seguente indirizzo:

http://www.filebox.com/users/Leonetto