L’EVOLUZIONE DAL NULLA – CAP. 9 DI “CARO AMICO MIO”


di P. M. Boria

MAESTRO: Caro amico mio: abbiamo detto che qualunque discussione scientifica per essere conclusiva richiede necessariamente (anche se non sufficientemente) che vengano concordati i fondamentali. Nel caso della teoria dell’evoluzione è necessario e sufficiente il già citato Principio di conservazione delle proprietà naturali. Chi può rigettarlo? E con quali argomentazioni?

ALLIEVO: Possibile? Ho letto diatribe furiose tra biologi, paleontologi, tuttologi, sfaccendati, dottori, infermieri, geologi, operatori ecologici, prosseneti e licenziose pulzelle che spaccavano il capello in quattro, esaminando tutte le minuzie al microscopio…

M: E’ qui la fregatura!… Bisogna essere essenziali, seguire i principi, altrimenti ci si perde in dettagli opinabili e non verificabili (giusta l’applicazione del Rasoio di Occam), ci si perde tra le parole ed ha la meglio chi è oralmente più abile (leggo nei tuoi occhi un cattivo pensiero in riferimento alle citate pulzelle, notoriamente brave nelle prove orali e deficitarie nelle prove scritte!), non chi è più sapiente.

Per mostrare l’assurdità delle teorie evoluzioniste assumiamo come fondamentale il Principio di conservazione delle proprietà naturali. Con l’ausilio di tale principio si arriva con pochi passaggi alla conclusione che l’evoluzione darwiniana non c’è mai stata.

Reperti fossili: in uno stupendo volume (stupendo per la grafica, le foto, i riferimenti accurati, che non sfigurerebbe tra le magistrali edizioni del National Geographic) dal titolo “Atlante della Creazione”l’autore, Harun Yahya (uno che è anche bene “in grana” tanto che si può permettere il lusso di regalare i suoi favolosi volumi, e spesso nel caustico mirino di Richard Dawkins), documenta, con fotografie e commenti adeguati, che i reperti fossili animali e vegetali, risalenti alle più disparate ere geologiche (centinaia di milioni di anni fa), non differiscono da quelli di oggi.

Guarda l’ostrica del giurassico, la vespa dell’eocene, il riccio di mare ed il coccodrillo del cretaceo: tali e quali a quelli odierni… Vedere per credere… E questo rafforza la tesi che animali e vegetali siano stati creati d’emblée. Nei tanti milioni di anni (che, in una scala cosmica, sono comunque un batter di ciglia!) non c’è stato nessunissimo cambiamento.

A: Ricordo di avere letto, in uno dei tanti testi contro, che autentici imbrogli sono stati ampiamente smascherati senza che il dogma evoluzionista ne abbia sofferto quanto meritava! Ho visto che Tommaso Heinze ha prodotto un ponderoso e dettagliato manuale in cui cita una montagna di incongruenze, falsi, scherzi di buontemponi e cose simili affrontando in dettaglio questioni di biologia, paleontologia, termodinamica etc. associabili all’argomento.

M: Vorrei essere originale invitandoti a riflettere partendo dal punto di vista dei principi naturali, che fanno da supporto a ragionamenti semplici ed accessibili a tutti.

In effetti dall’uomo di Piltdown, a Lucy, agli esperimenti di Stanley Miller tutto congiura contro il Pensiero Unico: tuttavia esso gode di uno zoccolo duro formato da puri e duri che, come mi è già capitato, alle volte rinunciano al confronto… in nome della Scienza (quella con la esse maiuscola!) di cui si autonominano alfieri!

Un effetto dannosissimo è prodotto dai libri di testo per l’insegnamento delle Scienze Naturali nelle scuole di ogni ordine e grado: il biologo statunitense Jonathan Wells (sulla rivista American Spectator) riferisce delle proprie esperienze sui testi di scienze adottati nelle scuole americane, prima come studente e poi come professore (Ph.D. in Biologia della Cellula).

Esistono veri falsi (o falsi veri?): da un lato si utilizza la teoria darwiniana per interpretare i fossili, dall’altro si dice che i fossili esaminati confermano la stessa teoria!

Si utilizzano illustrazioni vecchie di oltre un secolo, realizzate già allora in modo tendenzioso, da tempo riconosciute apertamente false (disegni di Haeckel), controllando in modo subliminale lo spirito critico degli studenti (d’altronde lo stesso Wells ha aperto gli occhi dopo il dottorato…).

A: …Circolano lunghi elenchi di bufale…

M: Non apriamo altri intermezzi diamo il nostro modesto contributo alla discussione: ora applichiamo semplicemente il Principio di conservazione delle proprietà evolutive: tale principio dice che se le proprietà evolutive naturali esistevano in passato, in virtù del Principio generale di conservazione delle proprietà naturali, esse proprietà devono esistere tutt’ora.

Facciamo dunque quel che si chiama un esperimento pensato: armiamoci di macchina fotografica, risaliamo all’origine della vita e scattiamo di tanto in tanto un’istantanea in grado di testimoniare l’evoluzione degli esseri viventi:

  • Prima istantanea: da qualche parte troveremo i primi organismi viventi, supponiamo unicellulari; li fissiamo sulla pellicola.

  • Seconda istantanea: i primi organismi viventi si evolvono, mentre, da qualche altra parte se ne originano degli altri (ne esistono tuttora!); fissiamo il tutto sulla pellicola.

  • Terza istantanea: nel mare fotografiamo un pesce (o quel che gli evoluzionisti preferiscono), mentre all’intorno potremo ammirare tutte le forme di vita che hanno un grado di evoluzione inferiore al pesce, dall’organismo elementare in avanti; fissiamo il panorama nella pellicola.

In ogni istantanea troveremo, in successione, tutte le forme, precedenti assieme alle contingenti, ma proprio tutte. E non sarà possibile distinguere tra forme furbescamente dette di transizione e forme “definitive” (ma definitive non ne dovrebbero esistere dato che non è dimostrato che l’homo sapiens sia un punto d’arrivo!). Qualche forma sarà soggetta ad estinzione, d’accordo, qualche altra si adatterà meglio ad un ambiente più caldo, qualche altra ad un ambiente più freddo, qualcuna tirerà le cuoia etc. etc.

Se arriva il meteorite (o l’eruzione del vulcano) che, combinando grossi guai provocherà, tra l’altro, l’estinzione dei dinosauri, e se chi si estingue rimane estinto, e l’evoluzione non lo rimpiazza, la teoria comincia a scricchiolare (la congruenza dell’osservazione c’è: è troppo facile emettere qualche grugnesco bla bla campato in aria, non verificabile, per contraddire).

Facendo tante istantanee, fino ai nostri giorni, dovremmo trovare, viventi, anche tutte le forme intermedie, a cominciare dagli organismi unicellulari che abbiamo fotografato al primo scatto (e che, effettivamente, troviamo e che troveremo anche nell’ultimo fatto ai nostri giorni) e che proseguiranno nella loro evoluzione mentre dei nuovi organismi semplici nasceranno ancora etc. etc.

Domanda: sai perché le scimmie hanno assunto la posizione eretta?

A: Maestro mio, no!

M: Trattieni le risate: la risposta ufficiale degli evoluzionisti (Piero Angelo docet) è “perché l’erba era alta”.

Continuiamo, dunque, con le nostre fotografie: abbiamo ancora delle scimmie?

A: Direi di si…

M: Abbiamo ancora erba alta?

A: Ridirei di si…

M: Ti pare che abbiamo ancora scimmie che assumono la posizione eretta? Oppure sono diventate così intelligenti da circuitare il campo d’erba alta per comunicare tra loro oppure hanno imparato ad usare la falce (il martello)…

A: …maestro mio basta così… Mettiamo via la macchina fotografica. La faccenda dell’erba alta è veramente assurda!

M: Eppure questo si insegna ai giovani d’oggi. Tale e quale! Ed i (rari) genitori che fanno le loro rimostranze perché non accettano che ai propri figli vengano ammannite queste balle vengono trattati come imbecilli fondamentalisti, magari religiosi, anche se la creazione, come si sa (stiracchiando di qua e stiracchiando di là…) è data per compatibile con l’evoluzione (ma la religione, in quel che abbiamo detto qui, non c’entra proprio per nulla!).

INCONTRO EUROPEO A PARIGI


Spesso pensiamo che ciò che accade a noi non possa accadere ad altre persone o in altri posti, al contrario è facile che anche nel resto del mondo capitino circa le stesse cose. Non come in Italia, ovviamente. Qui il dibattito sul neodarwinismo è sterile e spesso i neodarwinisti sono i primi a fuggire al confronto

 

In Francia, al contrario, il dibattito è piu’ acceso e seguito. Il 30 settembre, presso l’Espace des Congrès des Esselières de Paris-Sud, si è tenuto un incontro pubblico a cui ho partecipato con il  Dr Oktar BABUNA (Neurochirurgien, Membre de la Fondation de Recherche Scientifique d’Istanbul) e con Dominique TASSOT (Ingénieur des Mines de Paris, Président du Centre d’Etudes et de Prospectives sur la Science – CEP).
Oktar Babuna lo avevo già incontrato a Milano durante il convegno del 2010 e conoscevo lo stile e le argomentazioni che si sviluppano su tre precise argomentazioni:

–          Origini della vita

–          Sviluppo e complessità della cellula

–          Mancanza di fossili che rappresentano la trasformazione delle specie

Argomenti che senza ombra di dubbio spingono il neodarwinismo con le spalle al muro relegandolo ad una posizione alquanto difficile da difendere. Il lavoro Oktar Babuna è ben preparato e spiegato con esempi e rappresentazioni che contribuiscono a fare comprendere ai diversi spettatori l’inconsistenza dell’ipotesi neodarwinista.
A seguire vi è stato il mio intervento concentrato sulla mancanza di validità scientifica della teoria di Darwin: il primo passaggio è stato quello di presentare cosa è la scienza per i maggiori scienziati del passato e di oggi per poi proseguire nel rappresentare le prove che negano validità scientifica al neodarwinismo e concludere con affermazioni degli stessi scienziati naturalisti che in diverse occasioni hanno testimoniato la mancanza di prove a sostegno della teoria e della non scientificità della stessa.
Ultimo relatore Dominique Tassot che ha collaborato al libro curato da Roberto de Mattei: evoluzionismo, un ipotesi al tramonto. Lo studioso, Cattolico e presidente dell’associazione creazionista CEP, ha iniziato tutti i suoi interventi prendendosi gioco delle posizioni neodarwiniste e mettendo a confronto i dati scientifici con ciò che viene sostenuto dai materialisti e ciò che vi è scritto nella Bibbia. Per Tassot non ci sono dubbi, il neodarwinismo è una favoletta e al contrario i dati della scienza confermano con forza Genesi.
Un incontro molto ben organizzato con la presenza di diverse persone, giornalisti, studiosi e rappresentanti di diverse religioni.
L’incontro è stata un’ottima occasione per presentare la reale inconsistenza dell’ipotesi materialista sulla nostra esistenza.

F.F.

Il Prof. Bertolini sfida il Prof. Ferraguti sull’evoluzionismo: “Andiamo a dibattito”


Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto?

 

L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso

Dopo l’intervista al Prof. Ferraguti, si è acceso fortemente il dibattito in merito al tema delle origini della vita. Tante le sollecitazioni ricevute dalla nostra redazione, che ha scelto di dare spazio al presidente dell’A.I.S.O. (Associazione Italiana Studi sulle Origini) Prof. Stefano Bertolini.Particolarmente interessante l’invito a venire in pubblico per un confronto scientifico su quanto ha sostenuto nell’intervista e le prove realmente verificabili.La prima domanda posta al Prof. è la seguente: Vede in crescita (quantitativa e /o qualitativa) il dibattito sulla teoria evoluzionista a livello globale e nel nostro Paese? “Credo che il dibattito sull’evoluzione sia in continua crescita in quanto negli ultimi decenni si è scoperto che la vita e la sua complessità sono specifici, cioè non è dimostrabile e perciò pressoché impossibile che si sia sviluppata ed evoluta come descritta dagli scienziati evoluzionisti; sempre più scienziati si rendono conto che l’evoluzione non riesce a spiegare adeguatamente quello che risulta dalle loro ricerche.
Anche l’attività anti-creazionista da parte degli atei ed evoluzionisti è in crescita ed è un sintomo della caduta dei pilastri dell’evoluzione che si stanno frantumando. Basta solo leggere i commenti in internet su vari siti e forum che sono diseducati e spregiativi verso chi prende una posizione contraria”

A Ferraguti viene posta la seconda domanda: a suo parere quanto rileva nel dibattito e nel sostegno di una posizione evoluzionista o antievoluzionista l’essere o meno credenti?

“Il Prof. Ferraguti mi sembra dia molto peso nel definire bene i vari termini in modo da rispondere adeguatamente alle questioni in gioco e con questo concordo perfettamente. Nella scienza le basi di partenza si devono definire. Dove vedo delle opportunità di miglioramento sono proprio nelle definizioni. Non penso che esista qualcuno che consideri l’anti-evoluzionismo la presa di posizione di chi contesta lo studio dell’evoluzione. Sicuramente non si può neanche definire come chi non crede nell’evoluzione, nel fatto che la vita sulla Terra abbia avuto una storia e che la vita sia cambiata nel tempo. Sarebbe anche scorretta quest’insinuazione per i seguenti motivi:

– il primo è di aver creato un avversario di comodo facilmente abbattibile perché non rappresenta la realtà. L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso. Sicuramente esiste anche la variazione della vita, cioè variazione all’interno delle specie.
– il secondo è nel considerare l’evoluzione come un fatto indiscutibile e questo non rispetta il metodo scientifico. Si possono solo verificare con esperimenti empirici osservazioni nel presente. Per definizione l’origine della vita va presunta o inferita per mancanza di prove osservabili, e cosi non rientra nella scienza sperimentale (operativa) ma nella storia. La storia acquista credibilità solo quando sostenuto da un testimone oculare o da prove irrifiutabile. L’origine della vita non è stato osservata e nemmeno le prove a suo sostegno reggono all’indagine scientifica e per questo l’evoluzione rimane una mera ipotesi.

La giusta definizione dell’antievoluzionista è semplicemente chi non crede nell’evoluzione perché la scienza la confuta. Dire che l’antievoluzionista non crede nelle cose è inoltre scorretto perché mette in dubbio l’integrità di ogni scienziato che non sia evoluzionista, insinuando che essi rifiutano le prove empiriche delle osservazioni nel presente. Anche fra gli antievoluzionisti c’è chi e credente e chi non lo è (vedere il sito http://www.dissentfromdarwin.org), perciò non è più una questione di fede contro la scienza, ma scienza contro scienza, … o addirittura fede contro fede?”

La terza domanda: perché per alcuni la teoria di Darwin è così importante per la struttura in prima istanza della forma mentis scientifica e per altri è un “gigante dai piedi d’argilla” da abbattere?

“Credo che Darwin sia stato brillante nella presentazione della teoria sulla selezione naturale che non viene negata da chi non è evoluzionista. L’evidenza della variazione nelle specie è indiscutibile (rimaniamo chiari: all’interno di limiti ben definiti dalla specie). Darwin però ha “preso in prestito” (alcuni direbbero plagiato) molte delle sue idee sulla selezione naturale da creazionisti che l’hanno preceduto come: Edward Blyth (tre articoli importanti: The Magazine of Natural History, Volumi 8, 9 e 10, 1835–1837) e Alfred Russel Wallace (manoscritto mandato a Darwin 1858: On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely From the Original Type). Darwin ha commesso un grave errore nell’estrapolare la selezione naturale (osservazioni empiriche nel presente) come meccanismo per spiegare l’evoluzione della vita dall’abiogenesi in tutte le svariate forme conosciute oggi (presunto e senza alcuna evidenza empirica), perché sono due meccanismi molto diversi. Nessuno vuole abbattere Darwin, solo il dogma evoluzionista che rimane infondato. Quando si insegna qualcosa che è stato provato fuorviante e se lo presenta come fatto scientifico, allora c’è veramente qualcosa che non va. L’esempio sarebbero gli embrioni di Haeckel, insegnati in ogni scuola dalle media fino a livello universitario a sostegno dell’evoluzione. I scienziati evoluzionisti hanno scartato la teoria della ricapitolazione decenni fa: “La teoria della ricapitolazione è defunta.” (Stephen J. Gould, Natural History, 89:144, Aprile 1980.) “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica.” (M. Richardson, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997.) Ci rendiamo conto di quanto l’evoluzione non è scienza ma un dogma? Si continua ad insegnare delle note frodi, passandole come fatti scientifici”

Si passa poi ad una 4° domanda: le due critiche mosse più di frequente ai sostenitori del neodarwinismo e agli antievoluzionisti sono di essere sostenitori di un dogma ascientifico, per quanto riguarda i primi, e di non essere scientificamente preparati, per quanto riguarda i secondi. Citando anche qualche esempio, può dirci quale delle due più si avvicina a realtà? Essere antievoluzionisti significa essere antiscientisti?

“In questo caso concordo con Ferraguti nel dire che l’evoluzione consiste in una miriade di posizioni differenziate e che non è possibile definire una posizione unitaria dell’evoluzionismo. Questo ci fa capire che l’evoluzione non ha tutte le risposte, anzi, l’evoluzione solleva sempre più domande sulla sua validità. Perciò, insistere che l’evoluzione è un fatto e che chi non lo accetti sia ignorante diventa una posizione dogmatica, non vi pare? Sono contento che Ferraguti faccia riferimento a ricerche scientifiche che sostengono una posizione alternativa perché permette di evidenziare un fatto molto triste. Tutte le riviste scientifiche rifiutano qualsiasi articolo che non fa riferimento alla teoria di Darwin come unica possibile certezza dell’esistenza della vita e del suo sviluppo sulla terra, questa si chiama censura. Non vengono prese in considerazione nemmeno le posizioni discordanti. Gli antievoluzionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste che sono “peer reviewed”. Articoli e pubblicazioni che confutano l’evoluzione abbondano. Gli evoluzionisti si confutano a vicenda. C’è chi sostiene che l’uccello si sia evoluto dai dinosauri (teoria cursoriale) e chi crede che l’uccello discenda da qualche animale (teoria arborea – non dinosauro) da volo planante (come il paleo-ornitologo e evoluzionista A.Feduccia). Il cromosoma Y dell’uomo è più simile a quello del gorilla rispetto allo scimpanzé, nonostante l’antenato comune sia del scimpanzé che dell’uomo si sia diviso molto prima dal ramo che ha portato al gorilla. Questo ci dice che il modello evoluzionista non funziona perché dovremmo essere più simili allo scimpanzé! Lo studio della microbiologia sul DNA nega regolarmente l’evoluzione. Gli antievoluzionisti sarebbero antiscientifici secondo Ferraguti, perché “negano i portati della scienza generalmente condivisi?” Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto? Allora Darwin sarebbe stato antiscientifico perché è andato controcorrente alla posizione creazionista dominante dei suoi tempi. Galileo sarebbe antiscientifico. La scienza non ha forse fatto progressi proprio perché uomini di scienza nel passato hanno avuto il coraggio di confutare la posizione dominante? Dove saremmo in un mondo che non permette il confronto? Si ripeterà la situazione che si è presentata all’università di Bergamo nel 2009 quando la nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini aveva organizzato un dibattito e poi la nomenclatura evoluzionista ha troncato l’evento. Chi vuole vivere in un mondo dove uno non è libero di esprimersi diversamente? Secondo Ferraguti Keplero, Pascal, Faraday, Newton, sarebbero tutti antiscientifici perché erano creazionisti? La nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini collabora regolarmente con diversi scienziati validi a livello internazionale. Chi ha mai detto che l’antievoluzionista non crede che la vita abbia una storia, che i dinosauri non siano esistiti? Di nuovo quell’avversario di comodo! Accettiamo pienamente una storia della vita e adirittura anche i dinosauri. Semplicemente la spiegazione è un’altra! Per i dinosauri che si evolvono in uccelli ed essere imparentati ai scimpanzé, Ferraguti deve semplicemente leggere le riviste evoluzioniste che li confutano, come Feduccia che confuta gli uccelli evoluti da dinosauri. L’uomo ha la stessa emoglobina dei lombrichi, perciò forse siamo imparentati ai lombrichi dopotutto! Il nostro lisosoma è più simile a quello delle galline rispetto al scimpanzé, questo ci rende forse parenti di un pollo? Non solo la musica e la scrittura hanno prodotto capolavori senza riferimenti all’evoluzione, ma anche la scienza progredisce senza considerare l’evoluzione: “In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia si è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno a fatti considerato l’evoluzione.” (Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.)”

Si pone un nuovo quesito: il neodarwinismo sostiene che nuove informazioni genetiche foriere di maggiore complessità nascano da mutazioni positive. Ad oggi quali sono gli esempi più importanti a sostegno di questa spiegazione?

“Sono rimasto sorpreso nel leggere che Ferraguti parli di selezione naturale in grado di selezionare le mutazioni. Mi sembrava fosse una cosa conosciuto da tutto il mondo scientifico che la selezione naturale non può agire direttamente sul genotipo, ma solo sul fenotipo. Non solo il progetto ENCODE ha completamente confutato il concetto fondamentale per l’evoluzione, che il DNA spazzatura non esiste, ma che addirittura il 95% delle trascrizioni funzionanti non indicano alcuna evidenza di pressione selettiva. (Encyclopedia of DNA Elements pilot project, Birney, E., et. al., Identification and analysis of functional elements in 1% of the human genome by the ENCODE pilot project, Nature 447: 799–816, 2007.) Mutazioni non vengono conservate dalla selezione naturale: mutano con un andamento medio. L’evoluzione necessità matematicamente di DNA spazzatura, insistendo che il 97% è non-funzionante, cioè spazzatura. Il progetto ENCODE ha scoperto che più del 98% è funzionante e le parti non codificanti sono addirittura più importanti, così crolla anche questa icona dell’evoluzione. Quando Ferraguti parla dell’evoluzione degli spinarelli è interessante che per la sua dichiarazione “Alcune di queste varianti genetiche erano già presenti nelle popolazioni ancestrali”, perciò cosa centra l’evoluzione? Per quanto le “mutazioni nuove”, l’antievoluzionista non nega l’esistenza di mutazioni, solo il fatto che queste aggiungono nuove funzioni, perché i spinarelli sono rimasti spinarelli! Come i fringuelli possono produrre nuove specie di fringuelli e zanzare nuove specie di zanzare (esempio del Culex molestus nelle gallerie del metro di Londra che sono rimaste isolate dalla popolazione parentale in superficie (Culex pipiens), ma sono sempre rimaste zanzare!)”

L’ultima domanda posta è la seguente: a che punto possiamo dirci nella ricerca del noto “anello mancante” tra uomo e scimmia?

“E’ vero che si scoprono nuove presunte forme intermedia fra Homo sapiens e i suoi presunti antenati (non ogni giorno come propone Ferraguti), ma è anche vero che uno dopo l’altro vengono scartati come frode o riclassificati come specie di scimmia o semplicemente come umani. Esempi sono: Ramapithecus (struttura dentale identica al babbuino moderno), Australopithecus (Lucy – era una specie di scimpanzé nano e non nostro antenato, Charles Oxnard: professore di anatomia ed eminente esperto sui fossili australopiteci, The Order of Man: A Biomathematical Anatomy of the Primates, 1984, p. 332.), Hesperopithecus (dente di un maiale), Eoanthropus (L’uomo di Piltdown – una frode). Forse Darwinius masillae (Ida) sarebbe una di queste forme di transizione? Soprannominata ‘l’8° meraviglia’, ‘il santo Graal dell’evoluzione’. La famosa voce dei documentari della BBC Sir David Attenborough ha dichiarato: “Questa piccola creatura ci mostrerà il nostro legame con il resto di tutti i mammiferi. L’anello che finora si diceva fosse mancante… ora non manca più.” Invece solo 3 mesi dopo anche Ida finisce nel cestino degli antenati dell’uomo. Gli anelli mancanti fra ogni specie di animale, insetto e pianta o chiamiamoli forme di transizione, semplicemente non sono sostenute dalla paleontologia come confermato anche da Stephen Gould, massimo esponente evoluzionista: “L’estrema rarità di forme di transizione nella storia dei fossili persiste come segreto del mestiere della paleontologia. Gli alberi evolutivi che abbelliscono i nostri libri di testo hanno dati solo alle punte ed i nodi dei loro rami; il resto va inferito, per quanto sia ragionevole, non risulta dall’evidenza dei fossili.(Evolution’s Erratic Pace, Natural History, 86(5):14, May 1977.) “

A cura di Andrea Carbone tratto da:

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TROVATO (DI NUOVO?) L’ANTENATO DELL’UOMO…


Ma è già una bufala

E ci risiamo, con scadenza quasi perfetta, ogni tot mesi viene annunciato il ritrovamento “dell’anello mancante”; molti quotidiani stanno riportando la sensazionale scoperta in Africa  di uno scheletro di Australopithecus, denominato sediba (sorgente) risalente a quasi due milioni di anni fa (esattamente: 1.997.000). Molti scienziati (ci mancherebbe altro) lo ritengono l’anello mancante e sono in trepida attesa nell’annunciare la grande scoperta. Sarà mica, come sempre sino ad oggi, solamente una grande bufala?

In questi ultimi anni gli scienziati evoluzionisti hanno annunciato il ritrovamento di diversi anelli mancanti come il famoso fossile Ardy o ancora più conosciuto Ida ma che poi, dopo uno studio oggettivo si sono rivelati solamente una “bufala”. Lo sarà anche sediba?

È molto probabile visto che già ora il prof. Paolo Tortora, docente di biochimica presso l’Università degli Studi di Milano commentando il ritrovamento ha dichiarato che «Dubito che un tale annuncio sarà dato. Quello dell’anello mancante è una sorta di tormentone che ciclicamente torna. Ma gli elementi a disposizione sono troppo pochi per poter dire che di questo si tratti».

La ricerca dell’anello mancante, non è terminata e credo non terminerà mai. Dopo oltre 150 anni di ricerca nel campo della paleontologia e migliaia di fossili ritrovati completi una sola certezza si è potuta evidenziare e cioè che di specie in fase di trasformazione (il vero termine usato da C. Darwin) neanche l’ombra, al contrario il ritrovamento di pecie completamente formate è una costante e ciò sta a dimostrare che non vi sarebbe nessun tipo di trasformazione da specie ad altra specie.

Fabrizio Fratus

SMENTIAMO L’EVOLZIONE


di S. Bertolini con la collaborazione di G.De Meo

1. Prova sistematica: La sistematica, o scienza della classificazione, ci presenta il mondo vivente organizzato in gruppi (tipi, classi, ordini, famiglie, generi e specie), secondo un sistema gerarchico. Per esempio, le specie sono raggruppate in generi, i quali a loro volta, costituiscono una famiglia, e cosi via. Quindi tutte le specie sono inserite in un sistema di somiglianze e di differenze comprensibili solo se si ammette un rapporto di parentela.

La classificazione del mondo vivente lo dobbiamo al botanico, zoologo, medico e creazionista Carolus Linnaeus che lo ha pubblicato nel 1735 nel suo libro Systema Naturae (nome completo Systema Naturae per regna tria naturae, secundum classes, ordines, genera, species, cum characteribus, differentiis, synonymis, locis).

Segue poi il suo libro Philosophia Botanica nel 1751, contenente una visione completa del suo sistema tassonomico.

Il concetto di eredità è stato pubblicato appena nel 1866 da Gregor Mendel a seguito di esperimenti empirici su piante di piselli. La scienza della genetica moderna nasce nel 1900, ma il DNA a forma elica è stato proposto per la prima volta soltanto nel 1953 da James D. Watson e Francis Crick.

Chiaramente la classificazione linneana (130 anni prima della scoperta di eredità e 220 prima del DNA) considerava solo il fenotipo, cioè le caratteristiche esterne di un organismo perché del genotipo Linneus non ne sapeva bel niente.

Con le conoscenze genetiche odierne e l’abilità di mappare il genoma degli organismi si vede che in molti casi sembrano esserci più similitudini nel DNA fra animali con un fenotipo molto diverso, rispetto a quelli più simili.

Per esempio uno si aspetterebbe una parentela molto più stretta fra un cavallo ed una mucca (essendo quadrupedi erbivori), rispetto ad un pipistrello, però il DNA di un cavallo è più simile a quello di un pipistrello rispetto ad una mucca, e questo ci fa capire che l’apparenza esterna non è una buona guida di parentela.

Altre caratteristiche simili, sono altrettanto delle pessime guide di parentela come, ad esempio, la nostra emoglobina che è simile a quella di un lombrico.

Questo ci fa diventare cugini dei vermi?

Il nostro lisozoma è più simile a quello di un pollo rispetto ad un scimpanzé.

La classificazione linneana, alla luce delle scienza moderna (in particolare per quel che riguarda la genetica) sta riscontrando sempre più difficoltà e questo ha fatto nascere un nuovo sistema di classificazione che considera anche le scoperte della scienza moderna e che è in fase di perfezionamento. Si chiama baraminologia.

2. Prova dei fossili. La paleontologia, ovvero lo studio degli esseri antichi, cioè, in altri termini, lo studio dei resti fossili, rivela che pochi milioni di anni fa tutte le specie di piante e di animali oggi viventi non esistevano sulla Terra. C’erano, invece, numerose altre specie ora scomparse.

Che cosa provano i fossili? Le specie non sono affatto sparite. Se consideriamo i famosi fossili viventi dei veri e propri ossimori non solo come struttura grammaticale di termini contraddittori, ma come filosofia evoluzionistica contraddittoria.

Esistono innumerevoli esempi di specie di fossili che si ritenevano estinte da milioni o addirittura centinaia di milioni di anni, di cui, però, sono stati trovati esemplari non solo vivi e vegeti, ma essenzialmente invariati, cioè rimasti immutati nonostante siano trascorsi, a detta degli evoluzionisti, milioni di anni.

Per citare solo alcuni esempi: Limulo 450 milioni di anni (Ma); celacanto 350 Ma; gamberone 150 Ma; farfalla (Riodinidae) in ambra 65 Ma; pino Wolemi 65 Ma; e uno dei più recenti, il lemure Ida (Darwinius masillae) di 47 Ma.

Una più completa lista di fossili viventi, affermato come milioni di fossili, la si può trovare nell’Atlante della creazione di Harun Yahya.

L’idea che i fossili rappresentino l’evidenza dell’evoluzione, è semplicemente un preconcetto senza alcuna base. Se consideriamo poi, la totale mancanza di fossili di transizione, detti anche anelli mancanti, questi danno un colpo fatale all’ipotesi dell’evoluzione graduale dei piccolissimi passi attraverso milioni di anni.

Gould ed Eldredge, nel 1972, si sono inventati il principio dell’equilibrio punteggiato per cercare di spiegare questa totale assenza di forme di transizione.

Darwin stesso era molto preoccupato per la mancanza di forme di transizione. Aveva dichiarato che era solo una questione di tempo e poi sarebbero stati ritrovati.

“..p. 171: Perché, se le specie sono discendenti da altre specie attraverso graduazioni impercettibilmente sottili, non vediamo ovunque innumerevoli forme di transizione?… Invece quello che vediamo sono delle specie ben distinte…

p. 280: Allora, perché ogni formazione geologica non è piena di anelli intermedi? La geologia sicuramente non rivela alcuna tale catena organica finemente graduata; questa, forse, è la più ovvia e grave obiezione che si può sollevare contro la mia teoria.”

Charles Darwin, “Sulle origini delle specie”, 1859, London: John Murray, 1° ediz. pp. 171, 280

Sino ad oggi questi miliardi di forme di transizione, fra ogni specie sia nel mondo delle piante sia nel mondo degli animali, mancano ancora tutti. Tuttavia il venerato albero evolutivo, che è possibile trovare in ogni libro di testo scolastico, è stato anche recentemente abbattuto.

La copertina dell’edizione di gennaio 2009 della prestigiosa rivista scientifica New Scientist aveva come titolo “Darwin aveva torto, l’albero della vita viene abbattuto”. Nel relativo articolo viene citato Eric Bapteste, Biologo, dell’Università Pièrre & Marie Curie, Parigi “Non esiste alcuna evidenza che l’albero della vita sia una realtà”,  Lawnton, G., Uprooting Darwin’s tree, New Scientist  201 (2692): 34–39, 24 January 2009.

3. Prova del codice genetico. Le strutture e le funzioni degli organismi sono determinate dalle proteine di cui questi sono fatti. In tutti gli organismi viventi siano essi batteri, alghe, funghi, piante o animali, il codice genetico è esattamente lo stesso. E’ come se tutti gli abitanti del globo parlassero una stesse lingua codificata da un unico vocabolario. Il codice genetico, inoltre, è universale. L’esistenza di un codice universale dimostra che tutti gli organismi sono imparentati tra loro.

E’ vero che ogni essere vivente viene codificato dagli stessi mattoni genetici (le lettere C, T, G, A), ma questo significa per forza una parentela? Forse dimostra che un progettista usa gli stessi mattoni in un meccanismo che è efficace per tutti gli esseri viventi. Dopo tutto, devono coesistere nello stesso ambiente e nell’ecosistema di questo pianeta che si chiama terra.

Nonostante il fatto che ogni essere vivente condivida gli stessi mattoni genetici, il meccanismo in cui essi vengono espressi, è molto più complicato e fuori dalla portata della conoscenza della scienza.

Il presunto livello di complessità dell’organismo, non è per niente correlato al numero dei cromosomi, con forme “semplici” o “primitive” avendo più cromosomi dell’uomo. L’uomo ha 46 cromosomi, mentre un crisantemo ne può avere da 18 a 198.

Ecco, ad esempio, alcuni esempi: Cambarus clarkii (gambero di fiume) 200, cane 78, gallina 78, scimpanzé 48, Xenopus laevis (rana del Sud Africa) 36, Drosophila melanogaster (moscerino della frutta) 8, Myrmecia pilosula (formica) 2.

In questi ultimi anni, due importanti scoperte, relative al mondo della genetica, hanno ulteriormente indebolito il dogma evoluzionista.

Si è scoperto, infatti, che l’espressione del genotipo non è dovuto unicamente al suo DNA, ma anche all’esistenza di pseudogeni che influiscono moltissimo in questa espressione.

Gli evoluzionisti, precedentemente, consideravano questi pseudogeni come coppie di geni per la codifica delle proteine che erano stati disabilitati con la progressione dell’evoluzione, diventando inutili.

La seconda scoperta, decisamente a danno dell’evoluzione, e che il 98% del DNA considerato come DNA spazzatura (per ridondanza evolutiva) in realtà ha una funzione decisiva e fondamentale per l’organismo.

Più si approfondisce lo studio del DNA e del RNA (il meccanismo di lettura del DNA), più si intuisce l’incredibile complessità di questo straordinario meccanismo che può essere soltanto il frutto di un disegno intelligente.

4) Prova dell’anatomia comparata. E’ la scienza che studia e confronta tra loro le strutture degli animali. Essa ci insegna che nell’anatomia degli animali di uno stesso gruppo sistematico c’è sempre una ricca serie di corrispondenze strutturali.

Per esempio le zampe del cane hanno la medesima struttura di base delle nostre braccia e delle nostre gambe: vi sono presenti un femore, la rotula del ginocchio, la tibia con la fibula e infine le ossa del tarso con cinque dita.

L’omologia consiste nella teoria che rapporti evolutivi a grande scala possono essere provati da similitudini nell’anatomia e fisiologia di diversi animali. Dai tempi di Darwin l’omologia viene citato in libri di testo come uno dei più importanti e convincenti prove dell’evoluzione. Tuttavia, uno studio del materiale sull’argomento non da l’evidenza per l’evoluzione naturalista. Al contrario, molti esempi di omologia sono meglio spiegate dal punto di vista di un progetto intelligente. Inoltre, crescenti conoscenze delle fondamenti genetiche e molecolari della vita rivelano molti importanti eccezioni e contraddizioni alla teoria.

Come risultato l’omologia, come prova dell’evoluzione, si può considerare confutata. Gli evoluzionisti hanno cercato di spiegare i molti esempi che sono eccezioni, definendo quelli che sono simili per discendenza da un antenato comune, omologia, mentre quelli che sono simili solo per funzione, sono chiamate analoghe.

Gli arti anteriori dell’uomo, delle balene, degli uccelli e dei cavalli sarebbero omologhe, mentre le ali degli uccelli e degli insetti sarebbero analoghe.

Però la struttura dello scheletro dell’ala di un uccello sarebbe omologa a quella di un pipistrello, per discendenza da un antenato rettilio comune, ma sarebbero contemporaneamente analoghe per la modifica di funzione per il volo (piume per gli uccelli e membrana della pelle per il pipistrello).

Così quando una similitudine di disegno sostiene l’evoluzione diventa un’omologia e viene accettata come una prova dell’evoluzione, mentre quando non sostiene l’evoluzione le stesse similitudini diventano analoghe.

L’esistenza di strutture analoghe viene spiegato con un’evoluzione convergente attraverso un’evoluzione indipendente di strutture simili grazie a pressione ambientali simili.

Tuttavia, ancora una volta ci sono delle serie obiezioni alla proposta evoluzionista. L’embriologia ha dimostrato un importante problema per organi o strutture identiche o molto simili in differenti animali che non si sono sviluppate dalla stessa struttura o gruppo di cellule embrionali?

Non è insolito trovare strutture fondamentali come il tratto digestivo (tubo digerente) che si forma da tessuti embrionici differenti in diversi animali. Per esempio negli squali questo si forma dal tetto della cavità digestiva embrionica. Nelle rane si forma dal tetto ed il fondo, invece in uccelli e rettili dalla parte inferiore del disco embrionico o il blastoderma.

Anche il classico esempio del arte antriore vertebrato (a cui si riferisce Darwin e che viene citato in centinaia di libri di testo come prova dell’evoluzione) ora si è dimostrato errato come esempio di omologia. Questo perché lo sviluppo degli arti anteriori in parti del corpo differenti in specie differenti, ma con struttura simile, non può essere spiegata dall’evoluzione.

Gli arti anteriori di un tritone si sviluppano dai segmenti del torso da 2 a 5, in una lucertola da 6 a 9, e nell’uomo i segmenti si sviluppano da 13 a 18 (de Beer, S.G., Homology, An Unsolved Problem, Oxford University Press, London, p. 13, 1971).

Il Dr. Michael Denton ha concluso che questa prova dimostra che gli arti anteriori non si sono sviluppati omologamente.

Nuovamente la spiegazione più logica e coerente è quella di un progettista che nel suo disegno ha usato la stessa soluzione per diverse specie che devono tutte vivere nello stesso ambiente.

La ruota della biciclette, della moto e della macchina condividono lo stesso ottimo disegno che è considerato il più efficace. Perché reinventare la ruota?

5. Prova dell’embriologia. E’ la scienza che studia lo sviluppo dell’embrione. Gli studi embriologici mostrano che la formazione di molte strutture non avviene secondo una logica lineare, ma segue vie contorte, spiegabili solamente con tracce di antichi percorsi evolutivi. Per esempio le balene derivano da antenati provvisti di denti, ma esse sono prive di denti; oppure la presenza di fessure sui lati del collo dell’embrione umano: fessure simili compaiono nell’embrione dei pesci, ma poi diventano fessure branchiali.

E’ impressionante quanto il dogma ed i preconcetti dell’evoluzione rimangono fissati nonostante le scoperte della scienza. Questa fissazione che gli embrioni siano incredibilmente simili nei primi stadi dello sviluppo, anche fra specie diverse, lo dobbiamo a Ernst Haeckel che ha disegnato degli embrioni che sarebbero stati l’evidenza dell’evoluzione. Viene chiamata la teoria della ricapitolazione.

La realtà è che Haeckel ha falsificato questi disegni. Wilhelm His, professore di anatomia dell’Università di Leipzig, ha riconosciuto la frode già nel 1874.

Più recentemente Stephen J. Gould, rinomato evoluzionista, ha dichiarato che “La teoria della ricapitolazione è defunta”, Natural History, 89: 144, Aprile 1980.

Il più attivo oppositore alla truffa di Haeckel è stato M. Richardson: “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica.”, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997. Se per decenni gli embrioni di Haeckel e la teoria della ricapitolazione sono state scartate dagli scienziati evoluzionisti stessi come una grande bufala, perché questa teoria viene ancora presentata in ogni libro di testo scolastico?

Se facciamo riferimento alla risposta precedente, quella sulle strutture omologhe, vediamo che anche un accurato studio di embriologia, non sostiene l’affermazione dell’ipotesi evoluzionistica.

Semplicemente l’evoluzione non spiega adeguatamente quello che si vede nell’embriologia, nella biologia molecolare e in molti altri rami della scienza.

D’altra parte, visto il riferimento nella domanda all’evoluzione delle balene, il rinomato Pakicetus attocki come forma di transizione fra mamiferi terrestri e balene ormai anche lui devere essere messo da parte. La scoperta nel 2001 di un scheletro più completo di Pakicetus da parte del noto esperto sulle balene Thewisson ha concluso che Pakicetus era semplicemente un rodditore e per niente un animale aquatico (Nature 413(6853):277–281, 20 Settembre 2001.). Cosi la catena evolutiva per le balene si è spezzata perché rimane una favola infondata. Peccato che quasi tutti i siti internet a sostegno dell’evoluzione continuano a promuovere Pakicetus come indiscuttibile forma di transizione, basandosi sul primo scheletro parziale scoperto nel 1983. E’ ora di aggiornare le loro idee, siamo nel 2010!

6) Prova delle strutture vestigiali. Sono le strutture residuali del corpo. La ridotta peluria del nostro corpo è un esempio di struttura vestigiale: è tutto ciò che rimane della pelliccia dei nostri predecessori.

Nel 1890 la lista di organi vestigiali dell’uomo erano 180 organi considerati ridondanti perché non si conosceva la loro funzione. Sarebbero stati organi che nei nostri antenati animali avevano una funzione, ma che, con il passare del tempo, e l’evoluzione, hanno perso la loro funzione e anche le loro dimensioni si sono ridotte. Man mano che la conoscenza dell’anatomia e della fisiologia ha fatto dei progressi è stato anche scoperto che alcuni di questi organi vestigiali avevano ancora una funzione!

Nel 1999 è stato scoperto una funzione anche per l’ultimo organo considerato vestigiale, che si pensava privo di funzioni e del tutto inutile. Dal 1999, quindi, anche per la scienza non esistono più strutture vestigiali e quell’elenco di 180 organi si è ridotto a ZERO dato che tutti quegli organi hanno una loro ben definita funzione.

Per citare solo alcuni dei presunti organi vestigiali e le loro funzioni chiave ci sono l’appendice (parte del sistema immunitaria e critica sopratutto nei primi stadi di sviluppo dei bambini che è strategicamente collocata all’entrata dell’ileo), le tonsille (una simile funzione all’entrata alla faringe), la ghiandola pineale (secerne melatonina, un ormone che regola il ritmo circadiano ed ha altre funzione), il timo (parte del sistema immunitario legato alle cellule-T che vengano attaccate e neutralizzate dal HIV, diventando quasi sempre fatale).

Un’altro colpo mortale per l’evoluzione che in questo modo perde un’altra icona dell’evoluzione. Vediamo, così, che ogni parte, ogni organo del meraviglioso corpo umano ha una funzione ben precisa, testimonianza di un favoloso disegno intelligente!

7. Prova delle somiglianze del DNA. Una moderna tecnica biologica è quella di appaiare i filamenti di DNA prelevati da due specie diverse: tanto più simili sono i due DNA, tanto più simile risulta l’appaiamento. Questa tecnica, detta ibridazione del DNA, dimostra le somiglianze e le differenze biologiche esistenti tra gli organismi, e confermano l’esistenza dei loro rapporti di parentela.

La tecnica dell’ibridazione non è considerata come una tecnica valida dai microbiologhi molecolari perché solo una piccola sequenza del DNA viene divisa e comparata alla sequenza tratta da un’altro organismo.

E’ proprio con questa tecnica che è stata fatta la prima comparazione nel 1975 del DNA dell’uomo con quello della scimmia. Il risultato era di un schiacciante 97% di similitudine, provando così la nostra stretta parentela e confermando l’ipotesi evolutiva.

Usando una statistica corretta, considerando il numero di misure fatte, la similitudine si riduce al 96%. Sempre una prova schiacciante dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia?

Considerando la genetica, purtroppo non ci arriviamo neanche vicino. Il famoso genetista delle popolazioni J. B. S. Haldane ha calcolato la probabilità dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia in base ad una similitudine del DNA di 96%.

Concedendo 10 milioni di anni a disposizione per l’evoluzione (che non ci sono), ignorando che il 90% delle mutazioni sono fatali, presumendo che ogni mutazione fosse “guidata” nella stessa direzione (una dicotomia per l’evoluzione) e ignorando che le mutazioni non sono indipendenti, ha calcolato che sarebbero possibili solo lo 0,001% delle mutazioni necessarie (il 4% corrisponde a 240 milioni di mutazioni fra i 6 miliardi di geni nel genoma umano). Ha calcolato che servono in media 300 generazioni per fissare una mutazione in tutta la popolazione.

 

Cosi è nato il Dilemma di Haldane che considera l’evoluzione genetica dell’uomo dalla scimmia (o un antenato comune) come impossibile nonostante ci sia il 96% di similitudine.

Lo studio del genoma umano è stata completato nel 2001 e quello del scimpanzé solo nel 2005. Studi più recenti indicano che la differenza, fra DNA umano e quello dello scimpanzé, è ancora più estesa, e la similitudine si riduce ulteriormente, sino al 92%. Nature, 27 May 2004, pp. 382 – 388.

Studi precedenti prendevano in considerazione solo la sostituzione delle lettere genetiche, non le trasposizioni, delezioni, o duplicazioni di lettere. Così è venuto meno un’altro sostegno all’evoluzione.

Ma quello che viene completamente a mancare, secondo il concetto dell’evoluzione attraverso la mutazione, è il fatto che la genetica ha mostrato, in modo inconfutabile, che le nuove informazioni genetiche non vengono mai create.

(Su questo argomento, consultare il libro del noto genetista, Dr. J. C. Sanford, inventore tra l’altro del “gene gun”, Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, FMS Publications, 3rd Ed., 2008, p. 27).

8) Prova delle somiglianze delle proteine. Alcune proteine sono talmente importanti da essere presenti in tutti gli organismi viventi. E’ il caso di una proteina chiamata citocromo c, che è essenziale per la respirazione cellulare. Il fatto curioso è che questa proteina presenta una struttura leggermente diversa nei vari gruppi di organismi. Cioè, alcuni tratti della catena non sono fatti degli stessi amminoacidi. Le somiglianze e le differenze del citocromo c di specie diverse riflettono i rapporti di parentela dedotti con i metodi più tradizionali, dell’anatomia comparata. Cioè, il citocromo di un moscerino è più simile a quello di una farfalla che a quello di un cavallo. Inoltre c’è maggiore somiglianza tra il citocromo del cavallo e della farfalla che tra questi e il citocromo di un girasole.

La proteina citocromo C e la sua espressione in ogni forma di vita viene spesso citato a sostegno dell’ipotesi evoluzionista. Il DNA viene considerato dagli evoluzionisti come un orologio molecolare che ci rivela la storia dell’evoluzione dai primi organismi all’uomo. In realtà l’orologio molecolare crea dei problemi per l’evoluzionista a causa delle anomalie.

Al contrario danno evidenza alla creazione progettata di specie distinte e non una evoluzione continua. Nel suo libro  Evolution: A Theory in Crisis, Dr. M. Denton ha comparato la sequenza di aminoacidi del citocromo C di un batterio (un procariota) con eucarioti molto diversi fra di loro come lievito, grano, colomba e cavallo che praticamente hanno tutti la stessa percentuale di differenza con il batterio (64 – 69%). Non esistono citocromi intermedi fra procarioti e eucarioti, come non c’è nessuna evidenza che gli animali “superiori”, come il cavallo, si siano diversificati di più rispetto agli organismi “inferiori” come il lievito.

Sorge lo stesso problema comparando il citocromo C dell’invertebrato baco da seta con vertebrati come la lampreda, la carpa, la tartaruga, la colomba e il cavallo. I vertebrati sono tutti similmente divergenti dal baco da seta (27 – 30%).

Fra la carpa, la rana, il toro, la tartaruga, la gallina, il coniglio e cavallo abbiamo una divergenza costante del 13 – 14%. Non esiste traccia di una serie di transizione che vada dal ciclostoma (vertebrato acquatico, molto simile ai pesci) al pesce, all’anfibio, al rettile, al mammifero o all’uccello.

Agli evoluzionisti, poi, si presenta un ulteriore problema quando cercano di spiegare come l’orologio molecolare possa procedere cosi costantemente in una proteina, in organismi così diversi fra di loro (con l’eccezione di alcune anomalie che amplificano ulteriormente i problemi).

Deve esserci stato un tasso di mutazione costante nel tempo, ma le evidenze genetiche indicano che c’è un tasso costante per generazione. Così il tasso dovrebbe essere molto più veloce per organismi come i batteri che hanno un ciclo vitale molto breve rispetto ad esempio ad un elefante. Perciò l’evidenza non sostiene la teoria che le sequenze di divergenza siano dovute a mutazioni che si sono accumulate con il passare del tempo, mentre la vita si evolveva.

Su questa terra ci sono molti organismi di vari tipi, anche molto diversi tra loro, che devono tutti vivere nello stesso ambiente gassoso. Questo comporta che, fra loro, avranno qualcosa di simile.

Per esempio, vivendo tutti in un ambiente ricco di ossigeno, non è per nulla sorprendente che ogni organismo vivente abbia il citocromo C, necessario per il processo di respirazione. Considerando questo, non è nemmeno sorprendente che i mammiferi possano avere molte similitudini fra di loro.

Quando andiamo su una qualsiasi strada vediamo che tutti i mezzi di trasporto utilizzano la ruota rotonda. Non vediamo dei mezzi con ruote quadrate o triangolari. Questo perché i progettisti ormai sanno che la ruota rotando funziona bene.

Per lo stesso motivo possiamo immaginare che un progettista intelligente abbia pensato i mammiferi con dei disegni simili, perché abitano in un  ambiente simile. Per questo, non è per niente sorprendente che il citocromo C dello scimpanzé sia simile a quello dell’uomo, essendo anche fisiologicamente simile.

9) Prova dell’ecologia. Il rapporto parassita/ospite è un caso molto speciale di rapporto organismo/ambiente. L’uomo, come tutte le altre specie, può ospitare molti batteri, protozoi o vermi parassiti. Alcuni sono esclusivi della specie umana, cioè non vivono in nessun altro animale, né in alcun altro ambiente. Tutti questi parassiti si sono evoluti da antenati a vita libera o parassiti di altri animali.

In caso contrario dovremmo supporre che l’umanità abbia ereditato tutti i suoi parassiti dal suo capostipite.

Non tutti i batteri sono da considerare come parassiti. Un esempio è quello dei batteri ospitati nello stomaco delle mucche e di altri ruminanti che sono fondamentali per scomporre la vegetazione e per la corretta digestione da parte dell’ospite. Dei batteri che si trovano nella gola e nella bocca dell’uomo in buona salute, producono tutta la vitamina B12 di cui necessitano coloro che sono vegetariani.

I problemi si presentano quando questi batteri si moltiplicano e, finendo fuori controllo, distruggendo il normale equilibrio della flora naturale.

Cosa possiamo dire degli altri rapporti di simbiosi fra specie diverse? Questi innumerevoli esempi di simbiosi, sono fondamentali per la corretta salute (come pesce ascia e il pesce barbiere, tartaruga marina e il pesce corallo, ecc), ed è difficile, per gli evoluzionisti, spiegare questi processi. Non è pensabile che questi organismi simbiotici, strettamente dipendenti uno sull’altro, sia siano evoluti contemporaneamente con lo stesso tasso di mutazione nel corso di milioni di anni. Mentre progrediva l’evoluzione, come sono sopravissuti?

 

Nuovamente l’unica spiegazione accettabile, e anche logica, è quella di un bellissimo progetto intelligente studiato nei minimi dettagli.

Le icone dell’evoluzione crollano uno dopo l’altra alla luce della scienza e a seguito di accurate indagini. L’ipotesi dell’evoluzione, quindi, rimane solo un dogma sostenuto unicamente da preconcetti.