CONTRADDITTORIO? QUANDO VOLETE COME SEMPRE!


Certamente non mi aspetto sorrisi e abbracci ogni qual volta vi è un convegno pubblico sulla teoria di Darwin organizzato dal mondo anti evoluzionista assieme ai creazionisti; certe considerazioni, però, sono ridicole come diverse pretese materialiste di spiegare la natura e la vita. Non stupisce quindi il pezzo a firma di Emanuele Chesi sul Resto del Carlino di Cesena di sabato 25 ottobre, non stupisce nel senso che sappiamo di avere un nemico molto agguerrito e pronto ad attaccarci e sappiamo che le sue armi non sono MAI di sostanza. Il tentativo è ormai ben conosciuto: invece di dimostrare che in questi convegni si fanno errori scientifici, il tentativo è quello di delegittimare i relatori. Ma il giornalista del quotidiano sa di cosa parla? È preparato sull’argomento? Ecco sa scrive ad un certo punto:

“ la teoria di Darwin … unanimemente accettata dalla comunità scientifica”

Per il giornalista, quindi, tutti gli scienziati sono d’accordo… Come sappiamo questa è la peggiore delle stupidate possibili in questo tipo di discorso sugli antievoluzionisti, Ribadisco subito che il neodarwinismo non è accettato da tutti gli scienziati, anzi sono in continuo aumento quelli che si allontanano e prendono le distanze dall’ipotesi sviluppata da C. Darwin come si può facilmente verificare tramite una breve ricerca sul web. Inoltre non ha senso l’affermazione; la Scienza (con la S maiuscola, cioè quella che noi definiamo vera e non speculativa come il neodarwinismo) non segue la logica numerica di maggioranza ma quella sperimentale ed empirica. Quindi, la comunità scientifica può essere (e non lo è) composta da tutti gli scienziati esistenti, ma non è il numero a dare validità alla tesi sostenuta, la veridicità di una ipotesi come di una teoria è la sua prova sperimentale ed empirica e ad oggi non vi è nessuna prova oggettiva a sostegno delle tesi dei teorici del neodarwinismo.

Il nostro autore dell’articolo continua:

“…né un biologo né un genetista, neanche uno zoologo”

Anche questa affermazione è irrilevante e credo che tutti, pensandoci bene, comprendano l’insensatezza di contenuto di questa considerazione. Già domenica 26 ottobre a Milano vi è stato un doppio incontro di un biologo creazionista in tour in Italia: Philip Bell. L’elenco di biologi e gentisti non darwinisti è lungo e in Italia abbiamo Enzo Pennetta sempre pronto e preparato.

Continuando si legge  che:

“In un quadro simile, e in mancanza di un contraddittorio con scienziati…”

Il giornalista, probabilmente inesperto sull’argomento, non ha verificato bene sul web in quanto avrebbe scoperto che vi sono stati contraddittori anche in Italia, uno organizzato dal UAAR:

DARWIN DAY UAAR A MILANO
Giovedì 12 febbraio, ore 20.30
Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano
dibattito su Evoluzione della specie e intelligent design: tra etica, ricerca scientifica e fede religiosa
Intervengono:
Silvio Viale, medico, Associazione Luca Coscioni
Augusto Vitale, etologo e saggista
Armando Massarenti, responsabile pagina “Scienza e Filosofia” de Il Sole 24 Ore – Domenica
Stefano Giliberti, ingegnere, Associazione Studi sulle Origini
Fabrizio Fratus, sociologo e saggista
Ferdinando Catalano, fisico e saggista
Moderatore Fabrizio Amadori

E altri organizzati dall’associazione presieduta da Stefano Bertolini e cioè dall’A.I.S.O., a Milano è intervenuto il dott. Roberto Verolini, sostenitore delle tesi darwiniste come a Roma dove insieme a lui era presente anche il dott. Aldo Piombino. Ma se Emanuele Chesi avesse verificato bene avrebbe scoperto che sono gli studiosi dell’evoluzionismo che non vogliono confronti arrivando a “minacciare” professori disponibili al dibattito di fare perdere loro la cattedra come riportato da Libero: All’Università di Bergamo ingresso vietato ai creazionisti: https://antidarwin.wordpress.com/2009/10/06/salta-il-dibattito-su-darwin/

Con una piccola ricerca, il giornalista, sarebbe arrivato sulle pagine del quotidiano on line la Voce d’Italia scoprendo un interessante ciclo di interviste a evoluzionisti come ad antievoluzionisti, invito tutti ad andare a a verificare la sostanza di quanto affermato dai diversi intervistati. Oltretutto, proprio in quella occasione, vi fu la sfida pubblica di Stefano Bertolini a Marco Ferraguti professore di biologia evoluzionista presso l’università di Milano di un dibattito/contraddittorio… Sfida caduta nel vuoto in quanto i teorici del neodarwinista sanno bene di non avere risposte alle considerazioni e alle prove che vengono presentate dagli anti evoluzionisti: http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=80295&corr=1

Come sempre, noi, siamo pronti a qualsiasi dibattito e confronto di tipo scientifico, storico e sociologico sulla grande frode del neodarwinismo.

http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/convegno-antievoluzionista-col-patrocinio-del-comune-1.336745

Cesena, 25 ottobre 2014 – «Quale verità sulle origini della vita?»: il titolo della conferenza pubblica in programma oggi alle 17alla Malatestiana è abbastanza generico da non suscitare sospetti. I promotori della Chiesa Cristiana Avventista sono sicuramente brave persone. Più problematico è il riferimento, sul manifesto che pubblicizza l’evento, agli enti che collaborano: ‘Evoluzione scientifica’ e ‘Comitato antievoluzionista’.

A parte l’uso disinvolto di una neolingua di orwelliana memoria, suscita qualche perplessità in più il simbolino di una scimmietta barrata. Come dire: stop a Darwin. Sì, perché lo si capisce chiaramente dai relatori, l’iniziativa ha una decisa intonazione antievoluzionista. Ossia indirizzata a criticare la teoria dell’origine della vita (e dell’uomo) unanimemente accettata dalla comunità scientifica. I convegnisti sono Fabrizio Fratus (sociologo), Ferdinando Catalano (fisico) Francesco Arduini (storico), Stefano Bertolini (ingegnere). Significativamente: né un biologo né un genetista, neanche uno zoologo. Si tratta di quattro sostenitori – sia pure con diversi accenti – di teorie antievoluzionistiche, creazioniste o legate al cosiddetto ‘disegno intelligente’. Teorie che basano l’origine della vita sulla lettura ‘integrale’ della Genesi biblica oppure sull’idea che l’evoluzione verso l’uomo sia stata comunque guidata dalla mano di Dio. Teorie che non godono di nessuna considerazione presso la comunità scientifica internazionale e che soprattutto negli Stati Uniti sono legate a doppio filo a movimenti integralisti o di estrema destra.

In un’intervista Ferdinando Catalano, testimone di Geova ed esperto di ottica, racconta che il suo interesse per il creazionismo è nato «dalla mia personale esigenza di verificare il racconto della Creazione alla luce delle acquisizioni scientifiche. Senza una buona dose di onestà intellettuale, non avrei superato il forte pregiudizio nei confronti del racconto biblico della Creazione. Mi stupivo ogni volta di più dell’inconsistenza delle mie precedenti convinzioni e della forte aderenza del Genesi alle evidenze empiriche». In un quadro simile, e in mancanza di un contraddittorio con scienziati, appare alquanto singolare il patrocinio del Comune di Cesena e l’annunciato saluto dell’assessore alla cultura Christian Castorri.

Emanuele Chesi

Il PROF. CATALANO SU RADIOGLOBEONE.IT


Da anni il prof. Ferdinando Catalano è impegnato a sconfessare la teoria dominante in campo scientifico sulla nostra origine. Presentiamo qui a seguire la sua ultima trasmissione radiofonica su Radioglobeone.it
Da oltre due anni sulla suddetta radio va in onda un programma (l’unico in Italia) in cui diversi studiosi commentano le ultime ricerche, gli studi, le pubblicazioni e quant’altro sull’evoluzione della specie.

Non perdere l’occasione di conoscere la verità, inizia ascoltando la registrazione.

http://evoluzionescientifica.altervista.org/intervista-ferdinando-catalano-su-radio-globe-one/

Antievoluzionismo in radio, recensione della puntata del 22/9


Dalle grida del sensazionalismo pubblicitario della “Particella di Dio”, ai silenzi delle mancate risposte dei sostenitori del darwinismo, nella recensione della puntata del 22 settembre. Cosa fanno un biologo,un fisico e un sociologo verso mezzogiorno di sabato? Vanno in onda con la nuova puntata di “Evoluzionismo:un ipotesi al tramonto?” Questo sabato si dispone di una mezz’oretta in più per dare la possibilità ad ognuno degli ospiti di avere il giusto spazio, e, aspettando l’arrivo del prof. Pennetta, ancora in orario di lavoro, Fratus parte mettendo a proprio agio la “guest entry” della puntata: Il prof. Ferdinando Catalano autore del saggio “La vita e il respiro e ogni cosa..”,che invito a leggere,dove,da fisico,affronta l’argomento della vita dal punto di vista della termodinamica e della teoria dell’informazione. Ma, appunto per far “scaldare” il prof. Catalano, non si entra direttamente e subito in argomento evoluzione e neodarwinismo , ma si parte dando una corretta informazione su un argomento che di recente è stato (fortunatamente non così massicciamente,ma forse solo perché sono arrivati diversi chiarimenti da sedi disparate ed abbastanza rapidamente, tuttavia tornando talvolta a rimbalzare in magazines e quotidiani o siti web ) utilizzato per una “scialba” operazione di “merchandising”; sto parlando della scoperta del bosone di Higgs, ovvero del fatto che essa sia stata fatta passare,senza motivo, come la “particella di Dio”. Ricordo a tal proposito ,ed è stato fatto anche in trasmissione,gli interventi di altri fisici, A. Lucarelli G.Masiero nonché l’ articolo apparso sulle stesse pagine di CS . Il prof. Catalano, con parole semplici e chiare, liquidando velocemente l’argomento maledetta-divina (benedetta,santa etc.) particella,chiarito quindi che nulla c’entri con la teologia, spiega in cosa consista realmente questa importante scoperta. Ossia, di aver quindi fondati motivi di aver trovato risposta alla domanda del perché esista la massa- spiega Catalano-“quella proprietà dei corpi che li fa resistere alle variazioni di velocità (aumento,riduzione,arresto),associata all’ inerzia del corpo”. Grazie all’acceleratore di particelle a Ginevra,sono state create energie quasi associabili,con alcuni ordini di grandezze inferiori, a quelle del Big Bang, ed è stato possibile scoprire la natura di questa proprietà. Catalano introduce così il concetto di campo (c.elettrico,c.gravitazionale,c.magnetico, etc…),una particolare proprietà che assume lo spazio, concetto strettamente correlato a quello di interazione a distanza. Così come la Terra crea il campo gravitazionale, e, così come, brutalmente, si può dire che cariche elettriche generano un campo elettrico, così avviene per il campo di Higgs. Per esempio, strofinando con una pezza di lana un pezzo di plastica, questo diviene capace di attirare ,per esempio, dei pezzettini di carta, ovvero di esercitare delle forze, forze elettriche. In questa regione dello spazio avverrà che cariche dello stesso segno si respingeranno, mentre cariche opposte si attrarranno. Ma perché elettroni, neutroni, elettroni etc.. hanno una certa massa e non una differente? La risposta sta proprio dietro al bosone di Higgs. L’idea di Higgs era che l’intero spazio contenesse questo campo (il campo di Higgs),questo spazio permea il vuoto ed è identico dappertutto (così osservando le stelle in una notte d’Agosto,per esempio,si sta guardando attraverso il campo di Higgs) e che le particelle (muone,elettrone etc..), influenzate da questo campo, acquisissero massa, a seconda proprio dell’interazione fra queste ed il bosone di Higgs. La fisica teorica, nel modello standard, sostiene che le masse delle particelle siano una misura di quanto intensamente esse vengono accoppiate con il campo di Higgs. Ovviamente quindi il bosone di Higgs non risponde alle domande ultime, non dice nulla sul perché essa esista,sul perché il vuoto fisico,quantistico, pieno di proprietà sia tale e non certo paragonabile al nulla metafisico,filosofico o biblico o teologico in generale..quindi con certi argomenti non c’entra nulla. Men che meno spiega l’origine della vita, sia essa sulla terra che in qualche regione dell’Universo. Si entra così in tema evoluzionismo e, casualmente, è anche il momento che vede il subentrare il prof. Pennetta in trasmissione. Si inizia dicendo un paio di cose sulla stucchevole e noiosa separazione dei saperi (sostenuta fra gli altri dalla Coyaud,in arte “ocasapiens”), molto funzionale a tacitare chi vuol parlare di certi argomenti, in primis evoluzione e neodarwinismo. Catalano, ricollegandosi al suo saggio ricordato in apertura, ricorda che “ riavvolgendo la pellicola all’inizio”, cioè parlando di origine della vita, si è di fronte a fenomeni caratteristici dell’indagine fisica, per esempio si devono considerare,e conoscere,nozioni di termodinamica. L’ evoluzione non è un terreno in cui possano parlare solo i biologi,le scienze sono divenute talmente intrecciate,correlate che non si può parlare di biologia senza parlare di chimica,bio-genetica,matematica, teoria dell’informazione,fisica etc.. inoltre se si considera che grandi divulgatori dell’evoluzionismo,del neodarwinismo sono matematici, filosofi,filosofi della scienza, astrofisici fra cui ricordiamo lo stesso prof. Telmo Pievani e il prof. P.Odifreddi,questa cosa appare veramente ridicola. Il prof. Pennetta ricorda che il contributo dei fisici nella storia della biologia è stato molto importante, ad esempio, Watson e Crick riconoscono il merito di come fosse fatto il DNA a E. Schrödinger “Cosa è la vita “ -1944-. Questo già fa rimanere perplessi sulla preparazione base della Coyaud nell’affrontare qualsiasi argomento, basti pensare che anche laddove parlino dei biologi l’ocasapiens va a contestare la validità dell’ateneo nel quale questi si sono formati e laureati. Fra l’altro, Odifreddi è “legato”al prof. Catalano per il fatto di essere in debito di una risposta ad una domanda postagli e ormai persa fra i petali del tempo… Fratus coglie l’occasione per ricordare che il “matematico impertinente” (che certamente io preferisco quando parla di Gödel o discorsi affini) non è certo l’unico neodarwinista da cui si è in attesa di risposte.. attesa che in tutti i casi sembra destinata ad aumentare progressivamente senza speranza d’arresto…anche considerando il fatto che lo stesso Odifreddi, per esempio, afferma che un incontro sarebbe (a suo giudizio ) un incontro tra sordi. Che già è consolante,considerando che l’esimio professore si considera sordo almeno quanto Catalano (altrimenti si tratterebbe di un incontro tra un sordo (Catalano) e uno che invece ci sente bene (Odifreddi). Catalano termina il discorso ricordando poi quanto le conoscenze,le idee valide,coerenti etc..valgano più dei titoli a se stanti, portando attenzione su due importanti scienziati : Faraday e Marconi, il primo analfabeta per problemi economici,divenuto membro della Reale Accademia delle scienze,il secondo che non aveva certo carriera accademica. E’ evidente che questo dell’insinuare il non “diritto” a parlare di certi argomenti, per alcune figure professionali e non, rappresenta né più né meno un espediente che rientra in tutto quel modus operandi col quale si va ad offendere, cercare di ridicolizzare,etichettare (creazionista,complotti sta, fondamentalista, matto,dipinge re ad hoc chi fa comodo così che le masse ne abbiano una certa visione,qualunque cosa questi vada poi a dire,scrivere etc.. Senonchè ,talvolta, accade che questi “attaccatori”, “agitatori di folla”, messi alle strette da una pressante replica argomentata a tutti questi tentativi di scherno, non avendo altra scelta, fanno ritirata non nominando più quella o quelle persone che avevano fino a poco prima sempre preso di mira, dirottandosi su altri argomenti, evitando il sorgere così di nuove e fastidiose repliche.. Si riprende quindi l’argomento dell’origine della vita e il prof. Pennetta ricorda che ,senza tanti problemi,e ne abbiamo parlato diverse volte su CS,i neodarwinisti tendono a scindere l’argomento abiogenesi, origine della vita da quello di evoluzione sostenendo che questa e il neodarwinismo si occupino di come si è sviluppata, come è cambiata,modificata la vita,dando quindi la sua origine come “assioma di partenza” e come cosa “ovvia” per il fatto che la vita c’è. Ma spiega anche che questo è un altro comportamento molto “di comodo”, per togliere un aspetto che crea enormi problemi, nonché qualcosa di profondamente sbagliato. Se si vuole conoscere una certa realtà non è possibile prescindere da come ci si è arrivati, poiché, molto probabilmente, il processo che ha portato ad averla farà o aiuterà notevolmente a comprendere come essa funzioni. Infatti, i meccanismi che furono all’origine della vita non possono che essere fondamentali per capire qualcosa di fondamentale sugli esseri viventi e che se si ipotizza un salto,compiuto dalla “non vita” alla “vita”,appare evidente che questo debba aver implicato dei meccanismi che non possono non aver svolto un ruolo anche in seguito, nei passaggi molto meno “difficili” di questo,cioè da una specie all’altra (macroevoluzione). Lo stesso CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) riporta un articolo sull’abiogenesi, ma analizzando le conclusioni del CICAP si potrebbe mostrare che, come in questo caso, le teorie proposte (e insegnate) non sono soddisfacenti e che andrebbero presentate come mere speculazioni non molto lontane da certi fenomeni “paranormali” dal CICAP severamente giudicati. CICAP che fa incontri su creazionismo, ID, anti-neodarwinisti come questo, rigorosamente senza la presenza di creazionisti, neodarwinisti etc. .ma con soli neodarwinisti, presentando un “minestrone” di, per lo più, miti, frequenti momenti di scherno, inesattezze e in generale di cose presentate per quel che non sono. Catalano ricorda quindi un incontro con N. Cabibbo (fisico, residente della Pontificia Accademia delle Scienze) avvenuto in occasione del Darwin Day 2009, in cui il fisico esordì dicendo che non aveva cognizione di causa per parlare di evoluzione, che non era un biologo, specificando quindi di non poterne parlare insomma, ma che si tratta comunque di qualcosa di certo, di un fatto come dire che piove quando sta piovendo. Catalano rispose che eppure si può formulare un’unica teoria, un’unica legge spiegabile attraverso un solo meccanismo, fra l’altro composita della proprietà di predittività, per cui in base alla legge posso prevedere il fenomeno, per spiegare la pioggia.. per dire perché e come piove; ma nel caso del neodarwinismo esistono praticamente tante teorie quanti biologi, quanti scienziati neodarwinisti esistono. Ferraguti rispose per Cabibbo spiegando che i meccanismi dell’evoluzione non sono meccanismi come quelli riproducibili in un laboratorio di fisica, si avvalgono di procedimenti ed indagini che non sono propri delle teorie fisiche, pertanto non si può pretendere che la teoria dell’evoluzione obbedisca criteri di scientificità delle teorie fisiche.. con sorpresa incredibile Ferraguti andò praticamente sostenendo che il neodarwinismo non è scienza!! Interviene quindi il prof. Pennetta questa teoria dell’evoluzione non è scienza in senso tradizionale perché è inverificabile, qualsiasi futuro, storica mi vuole spiegare il passato però con la storia caso contingenza anche qualunque passato fosse stato diverso lo spiegherebbe lo stesso. Ci si domanda così a cosa mai serva una teoria così,che non è neanche cattiva scienza.. è cattiva filosofia. Fratus e Pennetta ricordano che spesso si assiste a conferme di neodarwinisti che difendono a spada tratta il neodarwinismo, ma che in verità non conoscono poi ben la teoria di cui parlano Si verificano così vere e proprie filippiche, lunghe disquisizioni,tutta una serie interminabile di botta e risposta dove si è costretti, purtroppo, a riproporre argomenti già detti alla controparte che svia e devia il discorso altrove non toccando mai quello che è il nodo centrale del discorso,non entrando mai veramente nello specifico, anche perché come si arriva in sua vicinanza, di fronte all’evidenza di solito sviano e si rifugiano, se possono in un “no comment”. Perchè certamente, osservando, studiando e discutendo di tutti gli accadimenti che hanno interessato i viventi, quindi tutti i fattori non-biologici (cambiamenti atmosferici, impatti di meteoriti, inondazioni, glaciazioni, siccità, eruzioni vulcaniche, deriva dei continenti, catastrofismi vari etc etc.. ), tutti i fattori biologici esterni (invasioni di specie in ecosistemi,estinzioni etc..), tutti i fattori genetici e/o biologici interni (ossia quanto concerne tutta la “micro-evoluzione, quindi ibridazioni, speciazioni, incroci, chimere, mutazioni intra-specie (robertsonian fusion, tandem fusion etc..), trasposizioni,adattamenti all’ambiente propri di certe specie (metaprogrammazione, borrowed information), endogenizzazione, simbiosi etc…) si può spiegare una certa biodiversità, un certo cambiamento che interessa le specie nel tempo, come si verifica, dove etc.. Però, bisogna fare attenzione perché questo, visto come un macroscopico sistema, presenta in uscita solo varietà non nuove specie (concetto di per se difficile da definire in senso generale, ma si potrebbe dire qualcosa come: comunità di individui aventi lo stesso pool genico,che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda;ben diverso da .”un gruppo di organismi che condividono un antenato”(che neanche è una definizione perché viziata dalla teoria stessa così come dalla definizione di specie biologica,ossia l’esito di una speciazione biologica(allopatica ad esempio)).Infatti si ricorda che secondo il neodarwinismo progressivo accumularsi di piccole modificazioni successive, fino a manifestare, in un arco di tempo sufficientemente ampio,appunto con un meccanismo di caso e necessità, significativi cambiamenti negli organismi viventi,tanto da portare anche all’origine di una nuova “specie”. E che ,per quanto riguarda micro- e macro-evoluzione, l’unica differenza fra di loro starebbe nella scala, ma i processi sarebbero gli stessi. Ma non è tutto i neodarwinisti (anche i più stimati e referenziati) sostengono che le uniche verifiche sperimentali che si possono fare sono quindi quelle basate su batteri et similia, situazione in cui affermano che le tanto attese conferme ci sono, che basterebbe guardare gli esperimenti di Lenski su E. coli. Ovviamente,repetita iuvant, il fatto che macro e micro sian la medesima cosa su scala differente è una mera congettura non corroborata da nulla,e addirittura presto dovrebbe essere presentato uno studio che ne dimostra l’impossibilità matematica.. Pennetta precisa quindi che talvolta quando si sente “l’evoluzione è un fatto”, in verità bisognerebbe fare quella che nel Medioevo si chiamava explicatio termino rum. Infatti in quel caso con evoluzione si dovrebbe intendere la successione di viventi nel tempo che cambiano, la testimonianza fossile di una successione. Cosa che è una lettura per così dire storico-scientifica dei dati di cui si dispone, che è un’ipotesi falsificabile,non falsificata,che spiega i fossili nella colonna nel modo più semplice (rispetto a come possono o potrebbero fare altre “letture”) e senza dover far ricorso a grandi catastrofismi o altro di cui non si può dimostrare scientificamente l’avvenimento e ipotesi che può comunque essere considerata soddisfacente per definire cosa siano quei dati. Su questi dati poi il neodarwinismo costruisce una teoria che intenderebbe spiegare l’origine delle nuove specie da antenati comuni mediante meccanismo di caso e necessità(ovviamente integrata con tutto quanto concerne la “Sintesi Estesa”,quindi contingenze etc etc..) E così ad oggi,quando dalle ricerche è scaturita un’immagine della cellula basata non più sui “mattoni fondamentali”, cioè i geni(egoisti),ma bensì su una rete ricorrente di relazioni funzionali integrate a vari livelli, relazioni che si esprimono in processi circolari, spesso delocalizzati e strutturati in modo gerarchico, continuare sostenendo certe cose appare chiaro che non è scientifico, assomiglia piuttosto a una presa di posizione ideologico-fideistica.. Fra l’altro, laddove,ricorda Pennetta, si verificano le condizioni,al verificarsi delle quali (isolamento ,somma di mutazioni etc..) dovrebbe verificarsi evoluzione si assiste in buona sostanza all’opposto. Una delle cose forse più paradossali è che per far fronte alle probabilità che muovono così contro il neodarwinismo viene introdotto un curioso e furbo espediente. Si introduce il termine infinito, attraverso la teoria del multi verso, così da ricondurre la probabilità,quantomeno al nostro universo, “soggetto” a principio antropico a qualcosa di verificabile. E’ un po’ come se si avessero 300 dadi a 20 facce l’uno e si volesse ottenere una precisa sequenza di 300 caratteri… Appare evidente che non basta il tempo di cui si dispone non solo in vita ma anche miliardi di anni non diventano così tanti. Allora si ovvia ipotizzando infinite braccia, con ognuna delle quali effettuare un tiro con un contenitore contenente i 300 dadi…se questa è scienza…. “La scienza si costruisce con i fatti come una casa si costruisce con i mattoni. Ma un mucchio di fatti non è scienza così come un mucchio di mattoni non è una casa” -E. Poincarè- Il link alla puntata è disponibile al seguente indirizzo: http://depositfiles.com/files/wrg0ue1s1

VERITA’ NON DIMOSTRABILI di F. Catalano


Quando parlo ad altri della mia fede in Dio mi capita talvolta di dover affrontare questa obiezione: se Dio esiste allora me lo dimostri !

L’atteggiamento gnostico di chi considera vero solo ciò che si può dimostrare con la forza della ragione e della logica mostra alcune profonde debolezze. Alcuni esempi :

 

  1. esistono nella scienza verità che sono tali ma non sono suscettibili di dimostrazione. Ad esempio il teorema di Goldbach << un numero pari può essere sempre ottenuto mediante la somma di due numeri primi>>. Benché questo assunto sia assolutamente vero non esiste la dimostrazione di una tale verità. Allora cosa concludiamo? Che una cosa vera in aritmetica non può essere dimostrata con gli assiomi con i quali è fondata l’aritmetica. Dobbiamo per questo buttare nel cestino tutta l’aritmetica?

  2. Il Teorema di incompletezza di Godel (1931)<<all’interno di un sistema di proposizioni logiche ne esisterà sempre almeno una che è indecidibile>> Questo significa che le grandi costruzioni del pensiero logico come la Geometria o l’Algebra sono sistemi incompleti. Dunque chi afferma << se Dio esiste dimostramelo con un sistema di affermazioni logiche >> dimostra di non conoscere (magari non per colpa sua) i limiti del pensiero matematico.

Un’evidente testimonianza di tali limiti si trova nella lettera di San Paolo a Tito (Tito 1:12-13) dove l’apostolo ricorda un’affermazione di Epimenide (VI sec. A.C)

Uno di essi , loro profeta disse << I cretesi sono sempre bugiardi…>>” E’ semplice dedurre che una tale affermazione non ci consente di decidere se i cretesi sono bugiardi o dicono la verità.

Nessuno però si sogna di dire che la matematica è da buttare perché contiene delle affermazioni indecidibili. Pretendere quindi il rigore logico nella dimostrazione dell’esistenza di Dio è inutile.

Ne è una chiara prova il saggio di Godel ” Prova matematica dell’esistenza di Dio ” cui ha fatto seguito il saggio contrario di John Allen Paulos ” La prova matematica dell’inesistenza di Dio ” . Quanto basta per convincersi che qualunque ragione si possa avere per credere o non credere in Dio, la logica non c’entra niente. Eppure nei secoli molti hanno sostenuto il contrario, elaborando tesi pro e contro senza rendersi conto di una verità che è sotto i nostri occhi :Le costruzioni logiche del pensiero hanno i loro limiti ed esserne consapevoli ci evita di assumere atteggiamenti di arroganza intellettuale.

Mi torna in mente un pensiero di Pascal ” C’è abbastanza luce per credere e abbastanza buio per non credere “

Ferdinando Catalano

A proposito di bufale…il caso di Ota Benga


L’articolo recente di Fabrizio Fratus “Ancora un antenato ? “ dedicato all’ultimo sedicente anello mancante ( sediba ) mi fa venire in mente un altro clamoroso “ritrovamento “ anche se il termine ritrovamento, lo capirete leggendo, non è del tutto appropriato. Ci sarebbe da ridere se non fosse per il fatto che questa clamorosa scoperta scientifica ha avuto dei risvolti crudeli e drammatici.

Agli inizi del secolo scorso, nel pieno fervore della teoria evoluzionista, la comunità scientifica era certa che le testimonianze del nostro passato scimmiesco si sarebbero potute trovare non solo nei fossili di transizione (Australopiteci , Ramapiteci e via dicendo…) ma anche nei viventi.

Vittima di questa assurda ricerca fu un pigmeo congolese di nome Ota Benga . Egli fu trovato nel 1904, da un esploratore americano tale Samuel Verner nel Congo, insieme alla moglie e due figli.Nella sua lingua il suo nome significa “ amico “ ma ciò non gli impedì di essere catturato, incatenato e ingabbiato come un animale. Fu portato a St. Louis ed esposto alla Mostra Mondiale , insieme ad alcune specie di scimmie, come “ forma transizionale vivente più vicina all’uomo”. A quel tempo,il dilagante razzismo scientifico nei confronti dei neri favorì indubbiamente il buon esito della “scoperta”, ma questa è un’altra storia. Dopo

due anni Ota Benga fu trasferito nello zoo del Bronx a New York. In gabbia gli facevano compagnia alcuni scimpanzè, un gorilla chiamato Dinah e un orang-utan di nome Dohung. Fu presentato come “ uno dei più antichi esemplari viventi

di antenato dell’uomo”. Il Direttore dello zoo il Dott. William T. Hornaday, con orgoglio lo presentò al mondo scientifico come una “eccezionale forma transizionale”. Il povero Ota Benga visse in gabbia trattato e considerato per quello che la teoria evoluzionista imponeva che fosse : un animale, una forma di transizione si, ma pur sempre un animale.

L’uomo Ota Benga non riuscì sopportare il crudele trattamento a cui era stato sottoposto e infine, rubando una pistola, si suicidò il 20 Marzo 1916.Il “Lynchburg News” scrisse a riguardo che il suicidio di Ota Benga non fu una sorpresa. Qualcuno aveva già capito che Ota avrebbe preferito morire piuttosto che vivere in gabbia come un animale. Conoscete qualche animale che si sia suicidato per dolore o disperazione? Questa domanda la rivolgo alla coscienza dei responsabili materiali e morali di questa assurda vicenda o, perlomeno, visto che sono morti anche loro, a chi ne ha raccolto l’eredità.

Anche se sono passati oltre cento anni, questi fatti “imbarazzanti” devono farci riflettere su che cosa sono disposti a fare certi pseudo-scienziati pur di sostenere le loro teorie e a guardare con prudente scetticismo i sistematici proclami sull’ennesimo ritrovamento dell’anello mancante. Io quando ci penso mi sento salire addosso solo rabbia e vergogna.

Ferdinando Catalano.

Il crepuscolo degli evoluzionisti?


Da: http://www.tusciamedia.com/viterbo/eventi/6924-il-crepuscolo-degli-evoluzionisti.html

Un momento del convegno A.I.S.O.

Si è svolto ieri il convegno dal tema “Evoluzionismo: un’ipotesi al tramonto?”. L’appuntamento culturale, patrocinato dal comune di Viterbo, ha messo al centro della discussione la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin.
Con l’introduzione compiuta dal presidente del Consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli è iniziato l’evento, moderato dal consigliere comunale Maurizio Federici. Dopo i saluti delle autorità presenti, tra cui l’assessore Massimo Fattorini, il capogruppo PDL Roberto Bennati (presente anche in veste di vice presidente del Movimento per la vita) ed il consigliere Francesco Moltoni, hanno preso la parola i relatori.
Antievoluzionisti, per un dialogo. Gli antievoluzionisti chiedono un dialogo agli evoluzionisti. Trovano ancora un muro però. Ed è un muro che sembra invalicabile: è quello della chiusura al confronto. Vogliono un contraddittorio, un contraddittorio scientifico. Per gli antievoluzionisti, il dogma degli evoluzionisti si basa su ipotesi, che oggi sono divenute un credo a tutti gli effetti. Questo è ciò che vuole il gruppo di studio, in un ambiente dove per loro la nomenclatura evoluzionista ha egemonizzato la cultura e rifiuta un confronto per discutere e dialogare con i creazionisti.
“Principi immortali? Come possono esserci senza Dio?” dice Federici, passando poi la parola al presidente dell’Associazione Italiana Studi sulle Origini Stefano Bertollini, al sociologo Fabrizio Fratus ed a Ferdinando Catalano, fisico ottico, già professore all’Università di Padova, che hanno esposto le linee della loro critica all’evoluzionismo.
Dibattere sull’evoluzionismo.Tra le domande che si pongono gli antievoluzionisti, perché nei libri di scienze ci sono così tante ipotesi false, perché molti fossili sono risultati dopo attente analisi costruiti ad arte, e perché ci sono proprio pochissimi fossili, praticamente nessuno, che testimoniano certi passaggi di alcune evoluzioni che vengono ancora sostenute, magari false trasformazioni di alcune specie in altre? Ci sono anche testi di biologia non evoluzionista, oggi, hanno spiegato.
“Un minimo di dubbio ci dovrebbe essere”. Il pensiero di Fratus riassume tutto il cuore dell’azione di A.I.S.O.: discutere una teoria che potrebbe essere al crepuscolo, quella evoluzionistica, poiché, sempre per il sociologo ci vuole una “cultura contro il dogma”.

LA VOCE D’ITALIA: ANTIEVOLUZIONISTI RIUNITI A VITERBO


Continua il tour del movimento antidarwinista

Antievoluzionisti riuniti a Viterbo

Venerdi’ 24 giugno

Milano – Si terrà a Viterbo il prossimo incontro antievoluzionista patrocinato dal Comune, ed organizzato dal consigliere comunale Maurizio Federici (Pdl), con l’introduzione del presidente del Consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli. In questi ultimi anni il movimento che contesta la teoria di Darwin è cresciuto e si è organizzato intorno al comitato antievoluzionista guidato da Fabrizio Fratus (nella foto). Il 24 giugno alle 17 presso, la sala del Consiglio comunale della città laziale, si svolgerà il convegno che vedrà la partecipazione del fisico Ferdinando Catalano, dell’ingegnere Stefano Bertolini, del sociologo Fabrizio Fratus e del medico Cihat Gundogdu, rappresentante del gruppo diHarun Yahya, al posto di Maurizio Blodet, assente per problemi di salute.

“In Italia la nomenclatura evoluzionista nega un dibattito che nel resto del mondo è di incredibile attualità, la teoria di Darwin è negata dagli stessi scienziati evoluzionisti come proveremo a Viterbo”, ha commentato Fabrizio Fratus a margine della presentazione della nuova tappa del tour antievoluzionista, iniziato con il congresso tenutosi a Milano nell’ottobre del 2009.

Barbara Leva

 

SI PUO’ SEMPRE DIMOSTRARE CIO’ CHE E’ VERO?


di Ferdinando Catalano

 

Quando parlo ad altri della mia fede in Dio mi capita talvolta di dover affrontare questa obiezione: se Dio esiste allora me lo dimostri !

L’atteggiamento gnostico di chi considera vero solo ciò che si può dimostrare con la forza della ragione e della logica mostra alcune profonde debolezze. Alcuni esempi :

  1. esistono nella scienza verità che sono tali ma non sono suscettibili di dimostrazione. Ad esempio il teorema di Goldbach << un numero pari può essere sempre ottenuto mediante la somma di due numeri primi>>. Benché questo assunto sia assolutamente vero non esiste la dimostrazione di una tale verità. Allora cosa concludiamo? Che una cosa vera in aritmetica non può essere dimostrata con gli assiomi con i quali è fondata l’aritmetica. Dobbiamo per questo buttare nel cestino tutta l’aritmetica?

  2. Il Teorema di incompletezza di Godel (1931)<<all’interno di un sistema di proposizioni logiche ne esisterà sempre almeno una che è indecidibile>> Questo significa che le grandi costruzioni del pensiero logico come la Geometria o l’Algebra sono sistemi incompleti. Dunque chi afferma << se Dio esiste dimostramelo con un sistema di affermazioni logiche >> dimostra di non conoscere (magari non per colpa sua) i limiti del pensiero matematico.

Un’evidente testimonianza di tali limiti si trova nella lettera di San Paolo a Tito (Tito 1:12-13) dove l’apostolo ricorda un’affermazione di Epimenide (VI sec. A.C)

Uno di essi , loro profeta disse << I cretesi sono sempre bugiardi…>>” E’ semplice dedurre che una tale affermazione non ci consente di decidere se i cretesi sono bugiardi o dicono la verità.

Nessuno però si sogna di dire che la matematica è da buttare perché contiene delle affermazioni indecidibili. Pretendere quindi il rigore logico nella dimostrazione dell’esistenza di Dio è inutile.

Ne è una chiara prova il saggio di Godel ” Prova matematica dell’esistenza di Dio ” cui ha fatto seguito il saggio contrario di John Allen Paulos ” La prova matematica dell’inesistenza di Dio ” . Quanto basta per convincersi che qualunque ragione si possa avere per credere o non credere in Dio, la logica non c’entra niente. Eppure nei secoli molti hanno sostenuto il contrario, elaborando tesi pro e contro senza rendersi conto di una verità che è sotto i nostri occhi :Le costruzioni logiche del pensiero hanno i loro limiti ed esserne consapevoli ci evita di assumere atteggiamenti di arroganza intellettuale.

Mi torna in mente un pensiero di Pascal ” C’è abbastanza luce per credere e abbastanza buio per non credere “