L’Intelligent Design. Approfondimento di Leonetto.


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Queste tre puntate sono state dedicate interamente all’argomento ID, cercando di chiarire determinate cose a riguardo, risolvendo, se possibile, eventuali dubbi anche  dando vita , probabilmente in esclusiva mondiale suggerisce Fratus, ad un dibattito fra antidarwinisti (rappresentati da Pennetta) e fautori dell’ID (mi si passi il termine, rappresentati da C.A.Cossano) con Fratus moderatore.

È proprio  Fratus ad introdurre l’argomento raccontando a grandi linee quella che è stata la storia dell’ID, che si può leggere nel dettaglio sulla pagina dedicata del sito progettocosmo.altervista.org.

Fin da subito, si può chiarire che tutto quanto riguarda le faccende commerciali,di marketing,del rapporto Discovery Institute ed ID, della politicizzazione del dibattito sull’ID negli USA non si tratterà nelle puntate, restando invece prettamente nell’ambito del dibattito scientifico-epistemiologico. C’è un concetto che è bene chiarire fin da subito che è quello della complessità specificata. Per farlo può risultare utile, semplice ed efficace un esempio che riporta Cossano, il quale invita a prendere, per cominciare, come esempio il cristallo di sale. Nonostante la sua “bellezza”, la sua struttura è alla fine “Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl..”, altamente ripetitiva, che risulta da forze di mutua attrazione elettrostatica tra gli atomi. Stessa cosa per il cristallo di neve, un po’ più complesso e con più informazione, ma molto al di sotto della soglia minima di una proteina, di un RNA o di una sequenza di DNA..A questo punto ci si “sgancia” dalle osservazioni chimico-biologiche per tornarvi poi in seguito,valutando invece le differenze fra tre stringhe di caratteri.

a) abcabcabcabcabcabcabc

b)fjkertpo0kr7bnccfzaergu

c) Mi illumino di immenso.

Nel primo caso si può vedere una ridondanza d’ordine,ci potrà essere “specificità”, ma non c’è complessità. Nel secondo caso c’è una complessità, sono lettere a caso con “specificità” zero ma con una certa complessità di Shannon. La terza rappresenta una poesia con spazi al punto giusto, punteggiatura che ha sia specificità che complessità. E si tratta di una piccola stringa, molto piccola, più il contenuto informativo cresce più crescerà la complessità. Quindi l’ID afferma che è impossibile che la complessità specificata esista in sequenze risultanti da processi non guidati e  da ciò deduce che il ritrovamento di sequenze a complessità specificata negli organismi viventi sia un segno di un qualche genere di guida nella loro formazione, a sua volta indicativa di intelligenza. Intelligenza che con il concetto di informazione costituiscono il cuore dell’ID. I critici dell’ID sono soliti respingere l’uso della complessità specificata per dedurre l’esistenza di un progetto come unargumentum ad ignorantiam.

Ma vediamo meglio questa cosa sempre proponendo esempi che riporta Cossano e che sono spesso portati come esempio dai fautori dell’ID. Si propone il classico esempio esemplificativo di alieni dinanzi al monte Rushmore o dell’archeologo che trova una statuetta… e che deducono che si tratti di una produzione di una qualche intelligenza e non di altro..

In effetti il metodo scientifico è applicabile sia nell’ambito investigativo (Conan Doyle l’ha sublilmente raccontato) quanto nel campo delle ricostruzioni archeo-paleontologiche. Però, perché  si può dire che un oggetto che mostra una specificità e una complessità di un certo tipo è frutto di una intelligenza? Beh, intanto questo non è vero, non si può dire (scientificamente), tanto per incominciare, ma si può invece dire che esso sia frutto di una forma di vita intelligente (chiamiamola così). L’osservazione ha permesso e permette di venire a conoscenza di capacità, abilità e mezzi produttivi dell’uomo tanto che è possibile distinguere cosa sia un suo prodotto da qualcosa di naturale. Ed è su queste basi che trovando determinate cose nello spazio si potrebbe legittimamente pensare che siano frutto di una forma di vita intelligente (questo ovviamente in linea del tutto teorica qualora esistessero altre forme di vita intelligente nello spazio oltre all’uomo, cosa che di certo non vado a sostenere né qui né altrove).

Ma che dire della vita, delle specie e dell’uomo stesso? Non sono artificiali ed anche fossero riconducibili ad una forma di vita intelligente aliena, beh, questa a sua volta per quanto detto dovrebbe essere frutto di una intelligenza generando un processo infinito… Una intelligenza che non sia una forma di vita intelligente? Beh, ma in questo caso allora manca l’osservazione, non si può dire nulla su questa intelligenza né su come essa operi, pertanto è impossibile dire scientificamente se qualsiasi cosa sia o non sia frutto di essa.. Inoltre l’intelligenza osservabile opera attraverso cause seconde sull’azione e l’effetto delle quali è possibile indagare.

Attrezzi, macchinari, computers, pennelli, il corpo stesso schiacciano, imprimono, marchiano, scolpiscono, appiattiscono, forano, levigano, modellano, assemblano, tagliano e l’effetto di queste cose è esprimibile con leggi naturali..la scienza indaga “meccanismi” e questi lo sono.

E cosa dice l’ID riguardo queste cause seconde? Si è visto che l’ID afferma di non occuparsi del sovrannaturale, ma sostiene anche (l’abbiamo visto nei commenti, ma si ritrova facilmente nei vari FAQ dei siti ufficiali) che la vita, le forme viventi non sono spiegabili con leggi naturali… questo è semplicemente contradditorio.

L’ID parla anche di “best explanation” e di ragionamento adduttivo. Vediamo anche di introdurre questo argomento. Ma prima bisognerebbe anche comprendere che  “spiegare”  B vuol dire dedurre logicamente B da una cosa più semplice ed intuitiva A.  Non posso spiegare B ricorrendo ad una cosa ancora più complicata C. Poi torniamo ancora a fare un esempio per chiarire i concetti di induzione, deduzione ed adduzione attraverso l’effetto della pioggia.

A)Ho osservato che quando la sera piove la mattina il giardino è bagnato. Ieri sera ha piovuto allora il giardino stamattina sarà bagnato.

B)Ieri sera ha piovuto. Stamani il giardino era bagnato. Posso dire che se la sera prima piove la mattina il giardino sarà bagnato.

C)Il giardino è bagnato stamattina. Ho osservato che quando la sera piove la mattina il giardino è bagnato. Può essere che ieri sera abbia piovuto.

La A rappresenta un ragionamento deduttivo, la conclusione scaturisce in modo automatico dalle premesse date la regola e il caso in esame (ieri sera ha piovuto), il risultato non può essere diverso (allora il giardino sarà bagnato) e rappresenta semplicemente il rendere esplicito ciò che era già implicito nelle premesse. L’induzione (B) consente invece di ipotizzare una regola a partire da un caso e da un risultato, si basa sull’assunzione che determinate regolarità osservate in un fenomeno continueranno a manifestarsi nella stessa forma anche in futuro. La C rappresenta un esempio di ragionamento addutivo. Fornisco una spiegazione che al momento reputo la migliore basandomi su un risultato che osservo e su processi, leggi che conosco. Ora, in tutti e tre comunque ci deve essere un’osservazione a monte che per l’ID,come mostrato precedentemente non c’è. E poi con il  metodo scientifico abbiamo un processo di generazione dell’ipotesi seguito da tentativi di negare  l’ipotesi stessa oltre che a fornire corroborazioni . Cioè è presente un processo basato sulla falsificazione dell’ipotesi. In sostanza, l’impossibilità di rifiutare l’ipotesi rappresenta la prova migliore della sua veridicità. Il criterio di falsificabilità è un elemento importante nelle teorie scientifiche, come lo è la capacità di effettuare predizioni.

Per questa caratteristica si può leggere il bel articolo del prof. G.Masiero nella sezione “La Tavola Alta” su critica scientifica e consiglio anche la lettura di questo articolo a triplice firma: Masiero, Forastiere, Giuliani . Per chiarire ulteriormente questo concetto è utile forse fare ancora un altro esempio da prendere con leggerezza ma che serva a comprendere il concetto di base. Abbiamo un neodarwinista,un fautore dell’ID e un altro scienziato. Vi è una teoria che afferma che “tutti i cigni del lago dei cigni sono bianchi”. Se si trovasse un cigno non bianco (nero o di altro piumaggio) nel lago dei cigni sarebbe un elemento che andrebbe a falsificare la teoria. Il neodarwinista e quello dell’ID recatisi sul posto si mettono ad osservare per giorni mesi mettono telecamere sugli alberi vicine anche con possibilità di vista notturna e vedendo che nessun cigno non bianco si è visto la teoria regge. L’altro dice di no. Infatti afferma che è tutto vero,ma dice anche che non ha mai visto nel lago nessun cigno bianco,che a riva ci sono piume bianche sì,ma sono piume d’oca di quelle oche che si vedono lì al lago e il signore che tutti i giorni da 50 anni viene ogni giorno a dare da mangiare alle oche afferma di non avere mai visto alcun cigno bianco.

Questo oltre a ribadire l’importanza dell’osservazione scientifica e a far riflettere sui ragionamenti sopra riassunti permette di passare a dire qualcosa sulle predizioni-falsificazioni proposte dall’ID, alcune delle quali Cossano (specialmente nella terza puntata) riporta in trasmissione e che si trovano nei vari FAQ e articoli sull’ID, per esempio qui.Viene fatto riferimento anche  alla reverse engineering e  ad esperimenti di mutagenesi. In questo senso si può notare che si tratta a qualcosa di analogo a quello che fa il neodarwinismo quando afferma che se il paradigma neodarwinista fosse sbagliato allora tutte le vie metaboliche (come es.il ciclo di Krebs) non sarebbero comuni a tutti i viventi, la comunanza percentuale fra DNA della scimmia e dell’uomo non sarebbe così etc…

Tutte cose che banalmente non contraddicono la teoria ma sono legate al paradigma centrale da una banale implicazione logica o si tratta di osservazioni post-hoc.

Inoltre per l’ID, come viene fatto giustamente notare da Pennetta in trasmissione, si assiste in realtà a considerazioni, esperimenti che vanno a cercare di confutare gli assunti neodarwinisti e che quindi poi consentono di fare osservazioni in quel senso e non a favore dell’ID. Negare gli assunti neodarwiniani non vuol dire automaticamente avvalorare quelli dell’ID. Si va a mostrare che l’assunto neodarwiniano si mostra insufficiente ma non da giustificazione di una INTELLIGENZA.

Allora Pennetta e Fratus ribadiscono anche l’intenzione dell’ID di rivedere un po’ le “regole del gioco”, quindi nel concepire la scienza stessa. Ma vi è un largo consenso sulla necessità che la scienza, per definizione, cioè a priori, fornisca solo spiegazioni in termini di processi naturali. Ma c’è di più. Dal punto di vista pratico lo scienziato (credente o agnostico che sia) deve accettare che la scienza è materialistica in tutte le accezioni note del termine. E che segue il metodo scientifico e che si basi sull’osservazione e la raccolta di dati. La visione moderna di scienza non è come erroneamente in questi casi viene fatto passare frutto di un pensiero positivista recente degli ultimi 200 anni, ma quella è invece una piega “scientista” che è qualcosa di ben differente e che  rimanda, per dirla brutalmente, la convinzione che le scienze fisiche, e i loro metodi, abbiano la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’uomo essendo l’unico mezzo di conoscenza e che tutto quanto non rientri nelle spiegazioni scientifiche non esista a priori. Che è quindi cosa assai diversa. La scienza e il moderno metodo scientifico iniziarono a svilupparsi in epoca medioevale, in ambito cristiano fino a G.Galilei, lo stesso che cercava le impronte del Creatore anche nei sassi”. 

La necessità di questo strumento di indagine, di questo campo e del suo metodo non trova affatto radici nel pensiero Naturalistico e non fu fatto  a sostegno di una ideologia materialista. Se è infatti sufficiente una parvenza verosimile o il fatto di essere una spiegazione ben motivata di qualche aspetto del mondo naturale che può incorporare fatti, leggi, illazioni e ipotesi testate potrebbero essere scienza anche l’astrologia, l’antroposofia, la metafisica etc etc.. Invece quel costrutto garantisce una certa qualità dei risultati e caratteristiche alle teorie scientifiche che consentono un continuo progresso scientifico orientato a osservare, esplorare per gestire e fare previsioni utili. E così, una teoria delle origini serve non tanto a scoprire come le cose sono andate veramente, che potrebbe anche essere  fuori dalla portata della scienza, ma a indirizzare vari campi di ricerca verso la direzione che appare più produttiva. La storia naturale è però qualcosa di diverso dalla scienza, nel senso galileiano del termine. La differenza tra le due c’è in tutte le accezioni note del termine ed è qualitativa piuttosto che di grado. Se guardiamo il mondo che conosciamo, costatiamo che ad una serie di domande sulla storia naturale la scienza in tutte le accezioni note del termine non è in grado di rispondere. E anche tenendo presente ciò che la scienza ci porta a conoscere possiamo allora fare ipotesi e considerazioni nel campo della storia naturale, considerazioni di fede, di metafisica, di filosofia..

E così a meno che non  vi sia una qualche ragione che non permetta di tenerlo, o una necessità che imponga di lasciarlo possiamo tenere il nostro punto si vista, le nostre ipotesi e teorie in questo campo. Ma la scienza è un’altra cosa. Ed è pertanto importante mostrare come il neodarwinismo non sia scienza e non “tenerlo su”, affiancarvi l’ID e poi disquisire su quale dei due appaia il più convincente. Che cosa ha quindi  di valido l’ID? Quello di dimostrare che il miracolo della vita è l’INFORMAZIONE (come ben riporta Cossano) in essa contenuta, che non si può spiegare con la semplice aleatorietà, né sulla Terra, né in nessuna Galassia (come vorrebbe la panspermia tout court) perché non c’è abbastanza tempo né energia, ma soprattutto perché  l’informazione non è riducibile alla materiaCosa già spigata da più di 50 anni dal premo Nobel Wigner. Un’altra cosa buona dell’ID è appunto la “pars destruens” del neodarwinismo, in buona sostanza condivisa da tutti  gli antidarwinisti e la linea nei confronti del neodarwinismo di CS. Parte che agisce secondo il meccanismo del cuneo, con l’accezione positiva del termine, andando a mostrare l’ascientificità, l’obsolescenza e l’inefficacia di un paradigma che ha dato anche luogo a danni in campo sociale e scientifico nonché un rallentamento ed arresto stesso della ricerca scientifica, al fine di segnalare la necessità di abbandonare la via infruttuosa (pars destruens) e quella di impiegare le energie, rese in questo modo disponibili, verso una nuova teoria o alla ricerca di essa (pars construens).

Ossia mostrare che allo stato dei fatti su alcuni problemi non si ha nessuna spiegazione scientifica né migliore né peggiore e che non è assolutamente vero che ormai sappiamo tutto.

Si può anche notare una cosa in questo senso sul neodarwinismo, in particolare sulla Sintesi Estesa. Il primo darwinismo supponeva un meccanismo di pangenesi (derivato dalla trasmissione di caratteri del trasformismo di Lamarck) dietro la formazione dei nuovi caratteri e questo in qualche modo fungeva da criterio di falsificabilità tanto che quando vennero apprese le teorie di Mendel si verificò l’eclisse del darwinismo. Si raggiunse poi un compromesso fra la genetica mendeliana e la teoria neodarwiniana (sintesi) negli anni ’40 con la Sintesi Moderna. Questa supponeva al posto della pangenesi le mutazioni. Ma il concetto di mutazione degli anni ’40 non era davvero quello odierno. Mancava soprattutto la scoperta del DNA fatta da Watson e Crick. Così caduto quel concetto di mutazione con la sintesi estesa si presenta un sistema di  “caos deterministico” secondo il qualeesisterebbero tanti processi, tante variabili “autonome” che possono aleatoriamente interagire fra loro innescando processi evolutivi. E come si è mostrato diverse volte questo fatto comporta l’assenza di falsificabilità al neodarwinismo che si va ad aggiungere alla sua assenza di qualsivoglia corroborazione e capacità predittiva, ed al fatto che sia, a differenza per esempio della termodinamica o della meccanica, una teoria che cambia idea troppo spesso e che inventa spiegazioni post-hoc per ogni nuovo fatto, escludendolo a tutti gli effetti dalle teorie scientifiche.

Un aspetto negativo dell’ID è invece quello di sconfinare un campo volendo imporsi come scienzae facendo sì che passi,per penna e bocca dei neodarwinisti, che in fondo il movimento dell’ID sia una “creation science” con la maschera e che in fondo tutto l’antidarwinismo sia opera di “cripto-creazionisti” in cui creazionista fra l’altro va ad assumere una definizione di comodo per liquidare discussioni e problemi, definizione e concezione di creazionista che peraltro magari neanche esiste, ma che ha una funzione “di presa” da un punto di vista mediatico.

Si affronta in trasmissione infine anche il discorso sul fatto che non si possa né dimostrare né non dimostrare la presenza di finalità e discernere magari tra una parvenza di finalità ( di cui parla per esempio il prof. Pievani ne  “La vita inaspettata”) e una finalità vera e propria come postula chi creda nel Dio Rivelato.

Una trilogia di puntate ascoltabili ai link sotto dove si è cercato di fare un po’ di chiarezza sull’argomento ID e specificare le varie posizioni.

https://www.dropbox.com/s/sg1oi6hadytmdyu/I%20puntata%20ID.mp3

https://www.dropbox.com/s/fsoz5tyald5rlpx/II%20puntata%20ID.mp3

https://www.dropbox.com/s/curr9en0ikfgi6h/III%20puntata%20ID.mp3

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La Cornell University pubblica i lavori dell’Intelligent Design ( ID )


Cornell

Ottime notizie arrivano dagli Stati Uniti d’America, la scuola dell’intelligent designer ha “sferrato” un nuovo e forte colpo all’ipotesi darwiniana, nel mese di marzo si è tenuto un simposio in cui sono stati presentati 23 lavori scientifici di diversi autorevoli scienziati e ricercatori, il tutto si è tenuto presso la Cornell University https://www.cornell.edu/, tra le più prestigiosi università americane.

L’importanza di tali lavori è confermata dalla volontà, poi concretizzatasi, del volere pubblicare tutta la documentazione presentata durante il simposio. Gli autori dei diversi contributi sono tutti antidarwinisti e con la loro attività stanno mettendo in reale difficoltà la “nomenclatura evoluzionista” degli Stati Uniti americani.

Per tutti coloro che hanno Kidle, Amazon, mette a disposizione tutta la documentazione gratuitamente, un’occasione per conoscere lavori importanti di cui in Italia non solo non se ne parla ma non se ne conosce nemmeno la pubblicazione, buona lettura:

http://www.amazon.com/Biological-Information-Perspectives-Robert-Marks/dp/9814508713/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1384768993&sr=8-1&keywords=Biological+Information%3ANew+Perspectives+-+Proceedings+of+the+Symposium

Il Corriere della Sera, tale e quale a Repubblica: solo false informazioni sulla battaglia culturale anti-evoluzionista.


Come già raccontato, in agosto, vengono pubblicati articoli “faciloni” in cui si disegnano sbalorditive interpretazioni. Ed eccone uno datato 9 agosto 2012 e modifica il 22 agosto 2012 a firma di Franca Porciani

Vi invitiamo a leggere l’articolo e poi il commento:

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_agosto_16/contro-darwin-ora-disegno-intelligente-franca-porciani_d0fd46fe-e208-11e1-81e3-b1fe4cfc8e55.shtml

L’articolo è decisamente fazioso, invitiamo quindi la signora Franca Porciani a rintracciare un qualsiasi testo o saggio o articolo in cui M. Behe indica che la complessità irriducibile si realizza tramite la “mano di DIO”; il biochimico Dell’Intelligent Designer ha magnificamente dimostrato che il neodarwinismo non è in grado di spiegare l’origine di molti organi tramite l’evoluzionismo; la tesi è semplice ed è logica: vi deve essere un progetto all’origine dei diversi organi.

Chi sia il progettista non è contemplato nel ragionamento di Behe.

Inoltre, la giornalista, sicuramente, non conoscerà nessuna delle tesi dei creazionisti, non avrà mai letto niente di ciò che uno scienziato creazionista deduce dai DATI SCIENTIFICI. Reperire le informazioni tramite le fonti originali potrebbe essere una soluzione per evitare di scrivere notizie non veritiere, ad esempio, per quanto riguarda il creazionismo, basterebbe consultare l’ing. Stefano Bertolini presidente di A.I.S.O. o a leggere il capitolo “il creazionismo sostenibile” dell’ottimo saggio di Michael Georgiev.

Invitiamo la giornalista del Corriere della Sera a prendere informazioni sul creazionista, ex evoluzionista e ateo, J. Sandford.

Un buon giornalista dovrebbe documentarsi a 360° gradi in modo da fornire una corretta e documentata informazione.

Darwin’s Black Box di Michael J. Behe


di Ronald Nalin

Il titolo è curioso e fa venire in mente disastri aerei, ma per scatola nera l’autore intende qualcosa di diverso. Nel linguaggio parlato è d’uso applicare il termine scatola nera a tutti quei congegni che si è soliti utilizzare, ma di cui non si conosce bene il funzionamento. Per molti il computer è una scatola nera perché, anche se in grado di usarlo, pochi di noi sanno quali meccanismi permettano il “miracolo” della comparsa delle lettere su un monitor, o di altre simili diavolerie. Scatola nera può essere il motore di una macchina, o un televisore. Ma scatola nera è anche un essere vivente, o almeno tali erano gli organismi per Charles Darwin, quando gettò i fondamenti della teoria dell’evoluzione. 

La teoria evolutiva si poneva l’ambizioso obiettivo di spiegare la varietà e le origini delle specie comparse su questa terra. Benché sia molto difficile spiegare l’origine di qualcosa quando non se ne conosce il funzionamento, un’ipotesi che abbia del buonsenso può resistere alle critiche finchè l’oggetto resta misterioso per tutti. Behe però ci avverte che oggi la scatola nera di Darwin è stata aperta, perché finalmente lo scienziato odierno ha l’opportunità unica di indagare e comprendere il funzionamento di base degli organismi, quello biomolecolare.

In passato, per spiegare come funziona la vista, ci si poteva limitare a descrivere l’occhio e altre componenti del sistema, anche microscopiche, ma i meccanismi veri e propri restavano incompresi. Oggi invece cominciamo a conoscere le reazioni fondamentali, gli scambi chimici, le proteine e gli enzimi protagonisti di questo fenomeno: ciò ha portato con sé una sorpresa per molti amara. Ecco le parole di Behe: “Un tempo ci si aspettava che i meccanismi di base della vita sarebbero risultati estremamente semplici. Questa aspettativa è stata demolita. Visione, movimento e altre funzioni biologiche si sono dimostrate non meno sofisticate di videocamere ed automobili. La scienza ha fatto progressi enormi nel comprendere come funziona la chimica della vita, ma l’eleganza e la complessità dei sistemi biologici a livello molecolare ha paralizzato i tentativi della scienza di spiegarne le origini”.

La sorpresa si chiama dunque complessità, una complessità spesso talmente concatenata da dover essere chiamata complessità irriducibile. Finché nessuno sapeva precisamente come gli organismi fossero in grado di vedere, era abbastanza semplice affermare che l’occhio di un animale si era evoluto dall’occhio di un altro; ora invece bisogna spiegare come meccanismi biochimici complessi si siano potuti trasformare attraverso passaggi intermedi, ognuno dei quali altrettanto funzionale.

Con l’espressione complessità irriducibile Behe vuole indicare dei sistemi formati da più componenti che interagiscono per realizzare una specifica funzione e che, nel caso un qualsiasi componente venga rimosso, non sono più in grado di funzionare: un sistema di questo tipo è illustrato dall’ormai famosa immagine della trappola per topi. Una classica trappola per topi è composta da una piattaforma, un martelletto metallico che schiaccia il topo, una molla e un congegno che trattiene il martelletto, rilasciandolo quando c’è sopra una minima pressione. Siamo davanti a un sistema irriducibilmente complesso, perché nel caso che manchi uno solo di questi componenti, la trappola non potrà svolgere la sua funzione di acchiappatopi. 

Nella seconda parte del libro, Behe guida il lettore in un viaggio all’interno del corpo umano, illustrando sette sistemi irriducibilmente complessi, i quali non sono che una piccola parte fra le tante “trappole per topi” presenti nel nostro organismo. Ognuno di questi sistemi pone la stessa domanda: in termini darwiniani, cioè per passaggi intermedi, come ha potuto evolversi un meccanismo biologico estremamente complesso, ma che diventa totalmente inefficace se si altera un singolo componente? Nessuno sa la risposta a questa domanda e gli scenari proposti dalla comunità scientifica sono essenzialmente speculativi. Behe può così dichiarare enfaticamente: “Dinanzi all’enorme complessità che la biochimica moderna ha rivelato nella cellula, la comunità scientifica resta paralizzata. Nessuno all’università di Harvard, nessuno al National Institute of Health, nessun membro della National Academy of Science, nessun premio Nobel, nessuno di nessuno può dare un resoconto dettagliato, secondo modelli darwiniani, di come si siano sviluppati il cilium, o la visione, o la coagulazione del sangue, o qualsiasi processo biochimico complesso“.

Nella terza ed ultima parte del libro Behe presenta l’ipotesi alternativa, cioè quella di un progetto intelligente (intelligent design) che stia alle radici delle strutture e dei processi degli esseri viventi. Affronta le implicazioni filosofiche di questo concetto e le motivazioni che rendono il mondo scientifico riluttante a prenderlo in considerazione. Cerca anche di chiarire possibili fraintendimenti riguardanti il concetto di complessità irriducibile e di (progetto intelligente).

Il libro è corredato anche di un’appendice che illustra le basi della chimica della vita, tra cui la struttura di alcune proteine e la trascrizione, regolazione e replicazione del DNA.

Fra i recenti libri di critica all’evoluzionismo, vi sono svariate ragioni che rendono quest’opera senza dubbio il più importante. Prima di tutto si tratta di un lavoro che presenta idee e concetti innovativi, suffragati da una valida base scientifica. In secondo luogo, le argomentazioni sono presentate in maniera chiarissima; Behe infatti si rivela uno scrittore di talento, riuscendo a rendere il testo sempre estremamente leggibile. I capitoli sono brevi, i contenuti scientifici sono introdotti da metafore tratte dalla vita di ogni giorno che ne facilitano la comprensione, lo stile è frizzante e la logica stringente.

Infine, questo libro ha destato grande risonanza negli Stati Uniti, alimentando un dibattito anche nel mondo accademico e diventando un punto fermo per il movimento americano dell’ Intelligent Design (Progetto Intelligente). È perciò fondamentale per quanti vogliono capire la viva discussione che attualmente interessa gli Stati Uniti sul tema creazione/evoluzione.

Peccato che non sia ancora disponibile una traduzione in italiano di Darwin’s Black Box. A chi però ha la fortuna di saper leggere l’inglese, consigliamo vivamente questo libro che può essere agevolmente ordinato via internet (per esempio sul sito http://www.amazon.com).

 

Tutti i libri sono prenotabili scrivendo a: redazione@origini.info