Il mistero delle origini: Esiste un’ipotesi creazionista in alternativa all’evoluzionismo


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Lo scontro tra “creazionismo” ed “evoluzionismo” avviene interamente nel campo della storia naturale, non in quello della scienza galileiana. La storia del mondo non può essere dimostrata, al massimo costruita su degli “indizi” che lasciano aperta la strada a diverse interpretazioni. Gli evoluzionisti materialisti pretendono che la spiegazione sia esclusivamente materialistica, altrimenti non sarebbe “scientifica”. Noi crediamo che in tal caso semplicemente non sarebbe materialistica e punto. Gli scienziati membri, simpatizzanti e molti altri che condividono la nostra impostazione, hanno in comune la mente aperta e non aprioristicamente preclusa alle interpretazioni non materialistiche dei fatti della storia naturale. Ma sanno distinguere tra obblighi istituzionali di insegnamento e convinzioni personali. Per quanto riguarda la storia naturale, semplificando possiamo dire che la differenza tra lo scienziato credente e quello ateo è che per il primo la storia del mondo non è dovuta al caso, mentre per il secondo è dovuta al caso. Fin qui il discorso è sul piano, per così dire, filosofico. In questa accezione del termine, il “creazionismo” è una posizione filosofica . In conclusione siamo d’accordo che il “creazionismo” “in tutte le accezioni note del termine non può avere nulla a che vedere con la scienza” nel senso galileiano del termine. Il creazionismo non è scienza ma fede, però fede ammessa e non contraddetta dalla scienza. Per quanto riguarda la “storia naturale”, il discorso è un po’ diverso. In questo campo la scienza galileiana non da risposte migliori delle interpretazioni non materialistiche. I fatti conosciuti sono interpretabili in modi diversi. Ed i scienziati “creazionisti” si distinguono per la loro mente aperta, dato che non precludono – per preconcetto o pregiudizio – lo studio delle interpretazioni non materialistiche. La scelta di campo creazionista o ateo non impedisce di essere buoni scienziati. E non lo impedisce nemmeno l’interpretare la storia del mondo in chiave creazionista oppure atea. Lo impedirebbe solo il non rispetto delle leggi naturali. Per essere buoni scienziati e naturalisti non è necessario essere materialisti o atei o sostenere una particolare visione della storia. Almeno fino a quando gli esami di ammissione alle università non vengano sostituiti con giuramento di fedeltà al materialismo ateo.

EVOLUZIONE? LA CUTE: STRUTTURA COMPLESSA


comitato antievoluzionista

Apparentemente e macroscopicamente la cute, in particolare quella dell’uomo sembra semplice, compatta, in realtà non è cosi: essa è una realtà molto dinamica, è un tessuto formato da vari strati e da vari annessi che hanno l’evidente scopo di proteggete l’organismo dai traumi esterni, o da pericoli infettivi come batteri, virus, parassiti e sostanze estranee che possono penetrare facilmente nell’organismo; essa è formata da vari strati di cellule: il più profondo è lo strato basale formato da cellule cilindriche che facilmente si moltiplicano: la loro moltiplicazione è caratteristica e finemente progettata: infatti le due cellule figlie che derivano da un ciclo moltiplicativo si dividono i compiti: una resta cellula staminale indifferenziata , quindi diventa una cellula di riserva, l’altra invece non si moltiplica ed è destinata alla differenziazione in cheratinocita che è la cellula matura della cute produttrice della cheratina.

Il secondo strato più profondo è lo strato spinoso caratterizzato da prolungamenti detti desmosomi che collegano le cellule tra loro. Le cellule spinose sono le cellule che iniziano a produrre la cheratina che verrà completata nello strato successivo, lo strato granuloso e poi lo strato lucido presente però soltanto nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi; in quest’ultimo strato le cellule si appiattiscono, perdono il nucleo ed infine muoiono producendo l’ultimo strato, lo strato corneo fatto di cheratina e di cellule morte che vengono poi eliminate. Le cellule degli strati più profondi tendono a salire verso gli strati più superficiali e si trasformano diventando cellule produttrici di cheratina che si deposita nello strato superficiale della cute e ricopre anche gli annessi della cute come i peli e le unghie. Ho già detto che le cellule dello strato spinoso possiedono i desmosomi che sono prolungamenti che si attaccano alle altre cellule vicine per mezzo di proteine specifiche che sono le intregrine, grosse proteine transmembrana che si attaccano dal lato citoplasmatico ai microtubuli intra citoplasmatici e dal lato esterno alle integrine delle cellule vicine o alla matrice del collageno extracellulare. Senza le integrine non si potrebbe avere la compattezza della e la saldatura della cute alle altre componenti dell’organismo pluricellulare: si può senz’altro dire che senza le integrine non si potrebbero avere gli organismi pluricellulari! La caratteristica della cute è la produzione della cheratina, una proteina fibrosa che consiste in un monomero ad alfa elica che contiene moltissimi residui di cistina, un aminoacido contenente zolfo che crea ponti disolfuro S-H tra un monomero e un altro omologo formando un dimero; il dimero poi ,unendosi ad un altro dimero forma una protofibrilla di cheratina ,le protofibrille, unendosi tra loro ,sempre attraverso ponti disolfuro formano ulteriori filamenti più grossi determinando cosi’ la consistenza e la durezza della cheratina che determina la caratteristica anatomica della cute, ma anche dei peli e delle unghie. La pelle inoltre ,oltre agli annessi piliferi contiene le ghiandole sebacee che secernono il sebo, una sostanza grassa che serve da lubrificante per la pelle. Questa breve descrizione del tessuto cutaneo dimostra una cosa: che esso è stato chiaramente progettato per la funzione che deve avere ;in particolare la cheratina possiede un informazione complessa, specifica e di tipo sintattico, cioè la sua funzione è determinata dalla particolare e specifica posizione degli aminoacidi nella molecola ed anche dalla qualità del tipo di aminoacidi che esistono nella molecola. Senza infatti una quantità notevole di cistina non si potrebbero formare i ponti disolfuro che danno consistenza e resistenza alla cute cheratinizzata. Siamo quindi di fronte ad un grande e meraviglioso progetto dipende da proteine costruite con accuratezza sbalorditiva.

Di N. Nobile Migliore

L’Intelligent Design. Approfondimento di Leonetto.


Intelligent-design-

 

 

Queste tre puntate sono state dedicate interamente all’argomento ID, cercando di chiarire determinate cose a riguardo, risolvendo, se possibile, eventuali dubbi anche  dando vita , probabilmente in esclusiva mondiale suggerisce Fratus, ad un dibattito fra antidarwinisti (rappresentati da Pennetta) e fautori dell’ID (mi si passi il termine, rappresentati da C.A.Cossano) con Fratus moderatore.

È proprio  Fratus ad introdurre l’argomento raccontando a grandi linee quella che è stata la storia dell’ID, che si può leggere nel dettaglio sulla pagina dedicata del sito progettocosmo.altervista.org.

Fin da subito, si può chiarire che tutto quanto riguarda le faccende commerciali,di marketing,del rapporto Discovery Institute ed ID, della politicizzazione del dibattito sull’ID negli USA non si tratterà nelle puntate, restando invece prettamente nell’ambito del dibattito scientifico-epistemiologico. C’è un concetto che è bene chiarire fin da subito che è quello della complessità specificata. Per farlo può risultare utile, semplice ed efficace un esempio che riporta Cossano, il quale invita a prendere, per cominciare, come esempio il cristallo di sale. Nonostante la sua “bellezza”, la sua struttura è alla fine “Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl-Na+Cl..”, altamente ripetitiva, che risulta da forze di mutua attrazione elettrostatica tra gli atomi. Stessa cosa per il cristallo di neve, un po’ più complesso e con più informazione, ma molto al di sotto della soglia minima di una proteina, di un RNA o di una sequenza di DNA..A questo punto ci si “sgancia” dalle osservazioni chimico-biologiche per tornarvi poi in seguito,valutando invece le differenze fra tre stringhe di caratteri.

a) abcabcabcabcabcabcabc

b)fjkertpo0kr7bnccfzaergu

c) Mi illumino di immenso.

Nel primo caso si può vedere una ridondanza d’ordine,ci potrà essere “specificità”, ma non c’è complessità. Nel secondo caso c’è una complessità, sono lettere a caso con “specificità” zero ma con una certa complessità di Shannon. La terza rappresenta una poesia con spazi al punto giusto, punteggiatura che ha sia specificità che complessità. E si tratta di una piccola stringa, molto piccola, più il contenuto informativo cresce più crescerà la complessità. Quindi l’ID afferma che è impossibile che la complessità specificata esista in sequenze risultanti da processi non guidati e  da ciò deduce che il ritrovamento di sequenze a complessità specificata negli organismi viventi sia un segno di un qualche genere di guida nella loro formazione, a sua volta indicativa di intelligenza. Intelligenza che con il concetto di informazione costituiscono il cuore dell’ID. I critici dell’ID sono soliti respingere l’uso della complessità specificata per dedurre l’esistenza di un progetto come unargumentum ad ignorantiam.

Ma vediamo meglio questa cosa sempre proponendo esempi che riporta Cossano e che sono spesso portati come esempio dai fautori dell’ID. Si propone il classico esempio esemplificativo di alieni dinanzi al monte Rushmore o dell’archeologo che trova una statuetta… e che deducono che si tratti di una produzione di una qualche intelligenza e non di altro..

In effetti il metodo scientifico è applicabile sia nell’ambito investigativo (Conan Doyle l’ha sublilmente raccontato) quanto nel campo delle ricostruzioni archeo-paleontologiche. Però, perché  si può dire che un oggetto che mostra una specificità e una complessità di un certo tipo è frutto di una intelligenza? Beh, intanto questo non è vero, non si può dire (scientificamente), tanto per incominciare, ma si può invece dire che esso sia frutto di una forma di vita intelligente (chiamiamola così). L’osservazione ha permesso e permette di venire a conoscenza di capacità, abilità e mezzi produttivi dell’uomo tanto che è possibile distinguere cosa sia un suo prodotto da qualcosa di naturale. Ed è su queste basi che trovando determinate cose nello spazio si potrebbe legittimamente pensare che siano frutto di una forma di vita intelligente (questo ovviamente in linea del tutto teorica qualora esistessero altre forme di vita intelligente nello spazio oltre all’uomo, cosa che di certo non vado a sostenere né qui né altrove).

Ma che dire della vita, delle specie e dell’uomo stesso? Non sono artificiali ed anche fossero riconducibili ad una forma di vita intelligente aliena, beh, questa a sua volta per quanto detto dovrebbe essere frutto di una intelligenza generando un processo infinito… Una intelligenza che non sia una forma di vita intelligente? Beh, ma in questo caso allora manca l’osservazione, non si può dire nulla su questa intelligenza né su come essa operi, pertanto è impossibile dire scientificamente se qualsiasi cosa sia o non sia frutto di essa.. Inoltre l’intelligenza osservabile opera attraverso cause seconde sull’azione e l’effetto delle quali è possibile indagare.

Attrezzi, macchinari, computers, pennelli, il corpo stesso schiacciano, imprimono, marchiano, scolpiscono, appiattiscono, forano, levigano, modellano, assemblano, tagliano e l’effetto di queste cose è esprimibile con leggi naturali..la scienza indaga “meccanismi” e questi lo sono.

E cosa dice l’ID riguardo queste cause seconde? Si è visto che l’ID afferma di non occuparsi del sovrannaturale, ma sostiene anche (l’abbiamo visto nei commenti, ma si ritrova facilmente nei vari FAQ dei siti ufficiali) che la vita, le forme viventi non sono spiegabili con leggi naturali… questo è semplicemente contradditorio.

L’ID parla anche di “best explanation” e di ragionamento adduttivo. Vediamo anche di introdurre questo argomento. Ma prima bisognerebbe anche comprendere che  “spiegare”  B vuol dire dedurre logicamente B da una cosa più semplice ed intuitiva A.  Non posso spiegare B ricorrendo ad una cosa ancora più complicata C. Poi torniamo ancora a fare un esempio per chiarire i concetti di induzione, deduzione ed adduzione attraverso l’effetto della pioggia.

A)Ho osservato che quando la sera piove la mattina il giardino è bagnato. Ieri sera ha piovuto allora il giardino stamattina sarà bagnato.

B)Ieri sera ha piovuto. Stamani il giardino era bagnato. Posso dire che se la sera prima piove la mattina il giardino sarà bagnato.

C)Il giardino è bagnato stamattina. Ho osservato che quando la sera piove la mattina il giardino è bagnato. Può essere che ieri sera abbia piovuto.

La A rappresenta un ragionamento deduttivo, la conclusione scaturisce in modo automatico dalle premesse date la regola e il caso in esame (ieri sera ha piovuto), il risultato non può essere diverso (allora il giardino sarà bagnato) e rappresenta semplicemente il rendere esplicito ciò che era già implicito nelle premesse. L’induzione (B) consente invece di ipotizzare una regola a partire da un caso e da un risultato, si basa sull’assunzione che determinate regolarità osservate in un fenomeno continueranno a manifestarsi nella stessa forma anche in futuro. La C rappresenta un esempio di ragionamento addutivo. Fornisco una spiegazione che al momento reputo la migliore basandomi su un risultato che osservo e su processi, leggi che conosco. Ora, in tutti e tre comunque ci deve essere un’osservazione a monte che per l’ID,come mostrato precedentemente non c’è. E poi con il  metodo scientifico abbiamo un processo di generazione dell’ipotesi seguito da tentativi di negare  l’ipotesi stessa oltre che a fornire corroborazioni . Cioè è presente un processo basato sulla falsificazione dell’ipotesi. In sostanza, l’impossibilità di rifiutare l’ipotesi rappresenta la prova migliore della sua veridicità. Il criterio di falsificabilità è un elemento importante nelle teorie scientifiche, come lo è la capacità di effettuare predizioni.

Per questa caratteristica si può leggere il bel articolo del prof. G.Masiero nella sezione “La Tavola Alta” su critica scientifica e consiglio anche la lettura di questo articolo a triplice firma: Masiero, Forastiere, Giuliani . Per chiarire ulteriormente questo concetto è utile forse fare ancora un altro esempio da prendere con leggerezza ma che serva a comprendere il concetto di base. Abbiamo un neodarwinista,un fautore dell’ID e un altro scienziato. Vi è una teoria che afferma che “tutti i cigni del lago dei cigni sono bianchi”. Se si trovasse un cigno non bianco (nero o di altro piumaggio) nel lago dei cigni sarebbe un elemento che andrebbe a falsificare la teoria. Il neodarwinista e quello dell’ID recatisi sul posto si mettono ad osservare per giorni mesi mettono telecamere sugli alberi vicine anche con possibilità di vista notturna e vedendo che nessun cigno non bianco si è visto la teoria regge. L’altro dice di no. Infatti afferma che è tutto vero,ma dice anche che non ha mai visto nel lago nessun cigno bianco,che a riva ci sono piume bianche sì,ma sono piume d’oca di quelle oche che si vedono lì al lago e il signore che tutti i giorni da 50 anni viene ogni giorno a dare da mangiare alle oche afferma di non avere mai visto alcun cigno bianco.

Questo oltre a ribadire l’importanza dell’osservazione scientifica e a far riflettere sui ragionamenti sopra riassunti permette di passare a dire qualcosa sulle predizioni-falsificazioni proposte dall’ID, alcune delle quali Cossano (specialmente nella terza puntata) riporta in trasmissione e che si trovano nei vari FAQ e articoli sull’ID, per esempio qui.Viene fatto riferimento anche  alla reverse engineering e  ad esperimenti di mutagenesi. In questo senso si può notare che si tratta a qualcosa di analogo a quello che fa il neodarwinismo quando afferma che se il paradigma neodarwinista fosse sbagliato allora tutte le vie metaboliche (come es.il ciclo di Krebs) non sarebbero comuni a tutti i viventi, la comunanza percentuale fra DNA della scimmia e dell’uomo non sarebbe così etc…

Tutte cose che banalmente non contraddicono la teoria ma sono legate al paradigma centrale da una banale implicazione logica o si tratta di osservazioni post-hoc.

Inoltre per l’ID, come viene fatto giustamente notare da Pennetta in trasmissione, si assiste in realtà a considerazioni, esperimenti che vanno a cercare di confutare gli assunti neodarwinisti e che quindi poi consentono di fare osservazioni in quel senso e non a favore dell’ID. Negare gli assunti neodarwiniani non vuol dire automaticamente avvalorare quelli dell’ID. Si va a mostrare che l’assunto neodarwiniano si mostra insufficiente ma non da giustificazione di una INTELLIGENZA.

Allora Pennetta e Fratus ribadiscono anche l’intenzione dell’ID di rivedere un po’ le “regole del gioco”, quindi nel concepire la scienza stessa. Ma vi è un largo consenso sulla necessità che la scienza, per definizione, cioè a priori, fornisca solo spiegazioni in termini di processi naturali. Ma c’è di più. Dal punto di vista pratico lo scienziato (credente o agnostico che sia) deve accettare che la scienza è materialistica in tutte le accezioni note del termine. E che segue il metodo scientifico e che si basi sull’osservazione e la raccolta di dati. La visione moderna di scienza non è come erroneamente in questi casi viene fatto passare frutto di un pensiero positivista recente degli ultimi 200 anni, ma quella è invece una piega “scientista” che è qualcosa di ben differente e che  rimanda, per dirla brutalmente, la convinzione che le scienze fisiche, e i loro metodi, abbiano la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’uomo essendo l’unico mezzo di conoscenza e che tutto quanto non rientri nelle spiegazioni scientifiche non esista a priori. Che è quindi cosa assai diversa. La scienza e il moderno metodo scientifico iniziarono a svilupparsi in epoca medioevale, in ambito cristiano fino a G.Galilei, lo stesso che cercava le impronte del Creatore anche nei sassi”. 

La necessità di questo strumento di indagine, di questo campo e del suo metodo non trova affatto radici nel pensiero Naturalistico e non fu fatto  a sostegno di una ideologia materialista. Se è infatti sufficiente una parvenza verosimile o il fatto di essere una spiegazione ben motivata di qualche aspetto del mondo naturale che può incorporare fatti, leggi, illazioni e ipotesi testate potrebbero essere scienza anche l’astrologia, l’antroposofia, la metafisica etc etc.. Invece quel costrutto garantisce una certa qualità dei risultati e caratteristiche alle teorie scientifiche che consentono un continuo progresso scientifico orientato a osservare, esplorare per gestire e fare previsioni utili. E così, una teoria delle origini serve non tanto a scoprire come le cose sono andate veramente, che potrebbe anche essere  fuori dalla portata della scienza, ma a indirizzare vari campi di ricerca verso la direzione che appare più produttiva. La storia naturale è però qualcosa di diverso dalla scienza, nel senso galileiano del termine. La differenza tra le due c’è in tutte le accezioni note del termine ed è qualitativa piuttosto che di grado. Se guardiamo il mondo che conosciamo, costatiamo che ad una serie di domande sulla storia naturale la scienza in tutte le accezioni note del termine non è in grado di rispondere. E anche tenendo presente ciò che la scienza ci porta a conoscere possiamo allora fare ipotesi e considerazioni nel campo della storia naturale, considerazioni di fede, di metafisica, di filosofia..

E così a meno che non  vi sia una qualche ragione che non permetta di tenerlo, o una necessità che imponga di lasciarlo possiamo tenere il nostro punto si vista, le nostre ipotesi e teorie in questo campo. Ma la scienza è un’altra cosa. Ed è pertanto importante mostrare come il neodarwinismo non sia scienza e non “tenerlo su”, affiancarvi l’ID e poi disquisire su quale dei due appaia il più convincente. Che cosa ha quindi  di valido l’ID? Quello di dimostrare che il miracolo della vita è l’INFORMAZIONE (come ben riporta Cossano) in essa contenuta, che non si può spiegare con la semplice aleatorietà, né sulla Terra, né in nessuna Galassia (come vorrebbe la panspermia tout court) perché non c’è abbastanza tempo né energia, ma soprattutto perché  l’informazione non è riducibile alla materiaCosa già spigata da più di 50 anni dal premo Nobel Wigner. Un’altra cosa buona dell’ID è appunto la “pars destruens” del neodarwinismo, in buona sostanza condivisa da tutti  gli antidarwinisti e la linea nei confronti del neodarwinismo di CS. Parte che agisce secondo il meccanismo del cuneo, con l’accezione positiva del termine, andando a mostrare l’ascientificità, l’obsolescenza e l’inefficacia di un paradigma che ha dato anche luogo a danni in campo sociale e scientifico nonché un rallentamento ed arresto stesso della ricerca scientifica, al fine di segnalare la necessità di abbandonare la via infruttuosa (pars destruens) e quella di impiegare le energie, rese in questo modo disponibili, verso una nuova teoria o alla ricerca di essa (pars construens).

Ossia mostrare che allo stato dei fatti su alcuni problemi non si ha nessuna spiegazione scientifica né migliore né peggiore e che non è assolutamente vero che ormai sappiamo tutto.

Si può anche notare una cosa in questo senso sul neodarwinismo, in particolare sulla Sintesi Estesa. Il primo darwinismo supponeva un meccanismo di pangenesi (derivato dalla trasmissione di caratteri del trasformismo di Lamarck) dietro la formazione dei nuovi caratteri e questo in qualche modo fungeva da criterio di falsificabilità tanto che quando vennero apprese le teorie di Mendel si verificò l’eclisse del darwinismo. Si raggiunse poi un compromesso fra la genetica mendeliana e la teoria neodarwiniana (sintesi) negli anni ’40 con la Sintesi Moderna. Questa supponeva al posto della pangenesi le mutazioni. Ma il concetto di mutazione degli anni ’40 non era davvero quello odierno. Mancava soprattutto la scoperta del DNA fatta da Watson e Crick. Così caduto quel concetto di mutazione con la sintesi estesa si presenta un sistema di  “caos deterministico” secondo il qualeesisterebbero tanti processi, tante variabili “autonome” che possono aleatoriamente interagire fra loro innescando processi evolutivi. E come si è mostrato diverse volte questo fatto comporta l’assenza di falsificabilità al neodarwinismo che si va ad aggiungere alla sua assenza di qualsivoglia corroborazione e capacità predittiva, ed al fatto che sia, a differenza per esempio della termodinamica o della meccanica, una teoria che cambia idea troppo spesso e che inventa spiegazioni post-hoc per ogni nuovo fatto, escludendolo a tutti gli effetti dalle teorie scientifiche.

Un aspetto negativo dell’ID è invece quello di sconfinare un campo volendo imporsi come scienzae facendo sì che passi,per penna e bocca dei neodarwinisti, che in fondo il movimento dell’ID sia una “creation science” con la maschera e che in fondo tutto l’antidarwinismo sia opera di “cripto-creazionisti” in cui creazionista fra l’altro va ad assumere una definizione di comodo per liquidare discussioni e problemi, definizione e concezione di creazionista che peraltro magari neanche esiste, ma che ha una funzione “di presa” da un punto di vista mediatico.

Si affronta in trasmissione infine anche il discorso sul fatto che non si possa né dimostrare né non dimostrare la presenza di finalità e discernere magari tra una parvenza di finalità ( di cui parla per esempio il prof. Pievani ne  “La vita inaspettata”) e una finalità vera e propria come postula chi creda nel Dio Rivelato.

Una trilogia di puntate ascoltabili ai link sotto dove si è cercato di fare un po’ di chiarezza sull’argomento ID e specificare le varie posizioni.

https://www.dropbox.com/s/sg1oi6hadytmdyu/I%20puntata%20ID.mp3

https://www.dropbox.com/s/fsoz5tyald5rlpx/II%20puntata%20ID.mp3

https://www.dropbox.com/s/curr9en0ikfgi6h/III%20puntata%20ID.mp3

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Il Prof. Bertolini sfida il Prof. Ferraguti sull’evoluzionismo: “Andiamo a dibattito”


Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto?

 

L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso

Dopo l’intervista al Prof. Ferraguti, si è acceso fortemente il dibattito in merito al tema delle origini della vita. Tante le sollecitazioni ricevute dalla nostra redazione, che ha scelto di dare spazio al presidente dell’A.I.S.O. (Associazione Italiana Studi sulle Origini) Prof. Stefano Bertolini.Particolarmente interessante l’invito a venire in pubblico per un confronto scientifico su quanto ha sostenuto nell’intervista e le prove realmente verificabili.La prima domanda posta al Prof. è la seguente: Vede in crescita (quantitativa e /o qualitativa) il dibattito sulla teoria evoluzionista a livello globale e nel nostro Paese? “Credo che il dibattito sull’evoluzione sia in continua crescita in quanto negli ultimi decenni si è scoperto che la vita e la sua complessità sono specifici, cioè non è dimostrabile e perciò pressoché impossibile che si sia sviluppata ed evoluta come descritta dagli scienziati evoluzionisti; sempre più scienziati si rendono conto che l’evoluzione non riesce a spiegare adeguatamente quello che risulta dalle loro ricerche.
Anche l’attività anti-creazionista da parte degli atei ed evoluzionisti è in crescita ed è un sintomo della caduta dei pilastri dell’evoluzione che si stanno frantumando. Basta solo leggere i commenti in internet su vari siti e forum che sono diseducati e spregiativi verso chi prende una posizione contraria”

A Ferraguti viene posta la seconda domanda: a suo parere quanto rileva nel dibattito e nel sostegno di una posizione evoluzionista o antievoluzionista l’essere o meno credenti?

“Il Prof. Ferraguti mi sembra dia molto peso nel definire bene i vari termini in modo da rispondere adeguatamente alle questioni in gioco e con questo concordo perfettamente. Nella scienza le basi di partenza si devono definire. Dove vedo delle opportunità di miglioramento sono proprio nelle definizioni. Non penso che esista qualcuno che consideri l’anti-evoluzionismo la presa di posizione di chi contesta lo studio dell’evoluzione. Sicuramente non si può neanche definire come chi non crede nell’evoluzione, nel fatto che la vita sulla Terra abbia avuto una storia e che la vita sia cambiata nel tempo. Sarebbe anche scorretta quest’insinuazione per i seguenti motivi:

– il primo è di aver creato un avversario di comodo facilmente abbattibile perché non rappresenta la realtà. L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso. Sicuramente esiste anche la variazione della vita, cioè variazione all’interno delle specie.
– il secondo è nel considerare l’evoluzione come un fatto indiscutibile e questo non rispetta il metodo scientifico. Si possono solo verificare con esperimenti empirici osservazioni nel presente. Per definizione l’origine della vita va presunta o inferita per mancanza di prove osservabili, e cosi non rientra nella scienza sperimentale (operativa) ma nella storia. La storia acquista credibilità solo quando sostenuto da un testimone oculare o da prove irrifiutabile. L’origine della vita non è stato osservata e nemmeno le prove a suo sostegno reggono all’indagine scientifica e per questo l’evoluzione rimane una mera ipotesi.

La giusta definizione dell’antievoluzionista è semplicemente chi non crede nell’evoluzione perché la scienza la confuta. Dire che l’antievoluzionista non crede nelle cose è inoltre scorretto perché mette in dubbio l’integrità di ogni scienziato che non sia evoluzionista, insinuando che essi rifiutano le prove empiriche delle osservazioni nel presente. Anche fra gli antievoluzionisti c’è chi e credente e chi non lo è (vedere il sito http://www.dissentfromdarwin.org), perciò non è più una questione di fede contro la scienza, ma scienza contro scienza, … o addirittura fede contro fede?”

La terza domanda: perché per alcuni la teoria di Darwin è così importante per la struttura in prima istanza della forma mentis scientifica e per altri è un “gigante dai piedi d’argilla” da abbattere?

“Credo che Darwin sia stato brillante nella presentazione della teoria sulla selezione naturale che non viene negata da chi non è evoluzionista. L’evidenza della variazione nelle specie è indiscutibile (rimaniamo chiari: all’interno di limiti ben definiti dalla specie). Darwin però ha “preso in prestito” (alcuni direbbero plagiato) molte delle sue idee sulla selezione naturale da creazionisti che l’hanno preceduto come: Edward Blyth (tre articoli importanti: The Magazine of Natural History, Volumi 8, 9 e 10, 1835–1837) e Alfred Russel Wallace (manoscritto mandato a Darwin 1858: On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely From the Original Type). Darwin ha commesso un grave errore nell’estrapolare la selezione naturale (osservazioni empiriche nel presente) come meccanismo per spiegare l’evoluzione della vita dall’abiogenesi in tutte le svariate forme conosciute oggi (presunto e senza alcuna evidenza empirica), perché sono due meccanismi molto diversi. Nessuno vuole abbattere Darwin, solo il dogma evoluzionista che rimane infondato. Quando si insegna qualcosa che è stato provato fuorviante e se lo presenta come fatto scientifico, allora c’è veramente qualcosa che non va. L’esempio sarebbero gli embrioni di Haeckel, insegnati in ogni scuola dalle media fino a livello universitario a sostegno dell’evoluzione. I scienziati evoluzionisti hanno scartato la teoria della ricapitolazione decenni fa: “La teoria della ricapitolazione è defunta.” (Stephen J. Gould, Natural History, 89:144, Aprile 1980.) “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica.” (M. Richardson, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997.) Ci rendiamo conto di quanto l’evoluzione non è scienza ma un dogma? Si continua ad insegnare delle note frodi, passandole come fatti scientifici”

Si passa poi ad una 4° domanda: le due critiche mosse più di frequente ai sostenitori del neodarwinismo e agli antievoluzionisti sono di essere sostenitori di un dogma ascientifico, per quanto riguarda i primi, e di non essere scientificamente preparati, per quanto riguarda i secondi. Citando anche qualche esempio, può dirci quale delle due più si avvicina a realtà? Essere antievoluzionisti significa essere antiscientisti?

“In questo caso concordo con Ferraguti nel dire che l’evoluzione consiste in una miriade di posizioni differenziate e che non è possibile definire una posizione unitaria dell’evoluzionismo. Questo ci fa capire che l’evoluzione non ha tutte le risposte, anzi, l’evoluzione solleva sempre più domande sulla sua validità. Perciò, insistere che l’evoluzione è un fatto e che chi non lo accetti sia ignorante diventa una posizione dogmatica, non vi pare? Sono contento che Ferraguti faccia riferimento a ricerche scientifiche che sostengono una posizione alternativa perché permette di evidenziare un fatto molto triste. Tutte le riviste scientifiche rifiutano qualsiasi articolo che non fa riferimento alla teoria di Darwin come unica possibile certezza dell’esistenza della vita e del suo sviluppo sulla terra, questa si chiama censura. Non vengono prese in considerazione nemmeno le posizioni discordanti. Gli antievoluzionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste che sono “peer reviewed”. Articoli e pubblicazioni che confutano l’evoluzione abbondano. Gli evoluzionisti si confutano a vicenda. C’è chi sostiene che l’uccello si sia evoluto dai dinosauri (teoria cursoriale) e chi crede che l’uccello discenda da qualche animale (teoria arborea – non dinosauro) da volo planante (come il paleo-ornitologo e evoluzionista A.Feduccia). Il cromosoma Y dell’uomo è più simile a quello del gorilla rispetto allo scimpanzé, nonostante l’antenato comune sia del scimpanzé che dell’uomo si sia diviso molto prima dal ramo che ha portato al gorilla. Questo ci dice che il modello evoluzionista non funziona perché dovremmo essere più simili allo scimpanzé! Lo studio della microbiologia sul DNA nega regolarmente l’evoluzione. Gli antievoluzionisti sarebbero antiscientifici secondo Ferraguti, perché “negano i portati della scienza generalmente condivisi?” Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto? Allora Darwin sarebbe stato antiscientifico perché è andato controcorrente alla posizione creazionista dominante dei suoi tempi. Galileo sarebbe antiscientifico. La scienza non ha forse fatto progressi proprio perché uomini di scienza nel passato hanno avuto il coraggio di confutare la posizione dominante? Dove saremmo in un mondo che non permette il confronto? Si ripeterà la situazione che si è presentata all’università di Bergamo nel 2009 quando la nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini aveva organizzato un dibattito e poi la nomenclatura evoluzionista ha troncato l’evento. Chi vuole vivere in un mondo dove uno non è libero di esprimersi diversamente? Secondo Ferraguti Keplero, Pascal, Faraday, Newton, sarebbero tutti antiscientifici perché erano creazionisti? La nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini collabora regolarmente con diversi scienziati validi a livello internazionale. Chi ha mai detto che l’antievoluzionista non crede che la vita abbia una storia, che i dinosauri non siano esistiti? Di nuovo quell’avversario di comodo! Accettiamo pienamente una storia della vita e adirittura anche i dinosauri. Semplicemente la spiegazione è un’altra! Per i dinosauri che si evolvono in uccelli ed essere imparentati ai scimpanzé, Ferraguti deve semplicemente leggere le riviste evoluzioniste che li confutano, come Feduccia che confuta gli uccelli evoluti da dinosauri. L’uomo ha la stessa emoglobina dei lombrichi, perciò forse siamo imparentati ai lombrichi dopotutto! Il nostro lisosoma è più simile a quello delle galline rispetto al scimpanzé, questo ci rende forse parenti di un pollo? Non solo la musica e la scrittura hanno prodotto capolavori senza riferimenti all’evoluzione, ma anche la scienza progredisce senza considerare l’evoluzione: “In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia si è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno a fatti considerato l’evoluzione.” (Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.)”

Si pone un nuovo quesito: il neodarwinismo sostiene che nuove informazioni genetiche foriere di maggiore complessità nascano da mutazioni positive. Ad oggi quali sono gli esempi più importanti a sostegno di questa spiegazione?

“Sono rimasto sorpreso nel leggere che Ferraguti parli di selezione naturale in grado di selezionare le mutazioni. Mi sembrava fosse una cosa conosciuto da tutto il mondo scientifico che la selezione naturale non può agire direttamente sul genotipo, ma solo sul fenotipo. Non solo il progetto ENCODE ha completamente confutato il concetto fondamentale per l’evoluzione, che il DNA spazzatura non esiste, ma che addirittura il 95% delle trascrizioni funzionanti non indicano alcuna evidenza di pressione selettiva. (Encyclopedia of DNA Elements pilot project, Birney, E., et. al., Identification and analysis of functional elements in 1% of the human genome by the ENCODE pilot project, Nature 447: 799–816, 2007.) Mutazioni non vengono conservate dalla selezione naturale: mutano con un andamento medio. L’evoluzione necessità matematicamente di DNA spazzatura, insistendo che il 97% è non-funzionante, cioè spazzatura. Il progetto ENCODE ha scoperto che più del 98% è funzionante e le parti non codificanti sono addirittura più importanti, così crolla anche questa icona dell’evoluzione. Quando Ferraguti parla dell’evoluzione degli spinarelli è interessante che per la sua dichiarazione “Alcune di queste varianti genetiche erano già presenti nelle popolazioni ancestrali”, perciò cosa centra l’evoluzione? Per quanto le “mutazioni nuove”, l’antievoluzionista non nega l’esistenza di mutazioni, solo il fatto che queste aggiungono nuove funzioni, perché i spinarelli sono rimasti spinarelli! Come i fringuelli possono produrre nuove specie di fringuelli e zanzare nuove specie di zanzare (esempio del Culex molestus nelle gallerie del metro di Londra che sono rimaste isolate dalla popolazione parentale in superficie (Culex pipiens), ma sono sempre rimaste zanzare!)”

L’ultima domanda posta è la seguente: a che punto possiamo dirci nella ricerca del noto “anello mancante” tra uomo e scimmia?

“E’ vero che si scoprono nuove presunte forme intermedia fra Homo sapiens e i suoi presunti antenati (non ogni giorno come propone Ferraguti), ma è anche vero che uno dopo l’altro vengono scartati come frode o riclassificati come specie di scimmia o semplicemente come umani. Esempi sono: Ramapithecus (struttura dentale identica al babbuino moderno), Australopithecus (Lucy – era una specie di scimpanzé nano e non nostro antenato, Charles Oxnard: professore di anatomia ed eminente esperto sui fossili australopiteci, The Order of Man: A Biomathematical Anatomy of the Primates, 1984, p. 332.), Hesperopithecus (dente di un maiale), Eoanthropus (L’uomo di Piltdown – una frode). Forse Darwinius masillae (Ida) sarebbe una di queste forme di transizione? Soprannominata ‘l’8° meraviglia’, ‘il santo Graal dell’evoluzione’. La famosa voce dei documentari della BBC Sir David Attenborough ha dichiarato: “Questa piccola creatura ci mostrerà il nostro legame con il resto di tutti i mammiferi. L’anello che finora si diceva fosse mancante… ora non manca più.” Invece solo 3 mesi dopo anche Ida finisce nel cestino degli antenati dell’uomo. Gli anelli mancanti fra ogni specie di animale, insetto e pianta o chiamiamoli forme di transizione, semplicemente non sono sostenute dalla paleontologia come confermato anche da Stephen Gould, massimo esponente evoluzionista: “L’estrema rarità di forme di transizione nella storia dei fossili persiste come segreto del mestiere della paleontologia. Gli alberi evolutivi che abbelliscono i nostri libri di testo hanno dati solo alle punte ed i nodi dei loro rami; il resto va inferito, per quanto sia ragionevole, non risulta dall’evidenza dei fossili.(Evolution’s Erratic Pace, Natural History, 86(5):14, May 1977.) “

A cura di Andrea Carbone tratto da:

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VECCHIE INTERPRETAZIONI PASSATE COME CERTEZZE


Tra i tanti articoli, notizie e altro che in questi giorni sono stati divulgati dal portale dell’evoluzione di Telmo Pievani vi è questo articolo segnalatomi da alcuni lettori del comitato antievoluzionista: http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Quando_i_mitocondri_avevano_la_coda.aspx.

Quando nel pezzo si riferiscono al Midichloria mitochondrii intendono il batterio flagellato parassita dei mitocondri “ospite” negli ovociti delle zecche identificato nel 2004 come IricES1.

Riporto la risposta di un ricercatore che non vuole sia fatto il suo nome a causa di problemi che avrebbe sul posto di lavoro:

…l’idea che i mitocondri siano dei batteri in simbiosi con le cellule eucariote e’ antica e tutta da dimostrare. Ci sono indizi, come al solito che puntano in questa direzione, ma che possono essere letti in altre chiavi. Questo batteri per la loro specifica azione di simbionti e fagocitatori dei mitocondri, si prestano bene a essere identificati come discendenti del progenitore che origino’ i mitocondri.  Nella sostanza si parla, come sempre, di interpretazioni fatte passare come certezze.

Si badi bene, ad oggi sono le interpretazione dei  dati a sostenere l’ipotesi neodarwiniana non prove oggettive.

F.F.

LA VOCE D’ITALIA: ANTIEVOLUZIONISTI RIUNITI A VITERBO


Continua il tour del movimento antidarwinista

Antievoluzionisti riuniti a Viterbo

Venerdi’ 24 giugno

Milano – Si terrà a Viterbo il prossimo incontro antievoluzionista patrocinato dal Comune, ed organizzato dal consigliere comunale Maurizio Federici (Pdl), con l’introduzione del presidente del Consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli. In questi ultimi anni il movimento che contesta la teoria di Darwin è cresciuto e si è organizzato intorno al comitato antievoluzionista guidato da Fabrizio Fratus (nella foto). Il 24 giugno alle 17 presso, la sala del Consiglio comunale della città laziale, si svolgerà il convegno che vedrà la partecipazione del fisico Ferdinando Catalano, dell’ingegnere Stefano Bertolini, del sociologo Fabrizio Fratus e del medico Cihat Gundogdu, rappresentante del gruppo diHarun Yahya, al posto di Maurizio Blodet, assente per problemi di salute.

“In Italia la nomenclatura evoluzionista nega un dibattito che nel resto del mondo è di incredibile attualità, la teoria di Darwin è negata dagli stessi scienziati evoluzionisti come proveremo a Viterbo”, ha commentato Fabrizio Fratus a margine della presentazione della nuova tappa del tour antievoluzionista, iniziato con il congresso tenutosi a Milano nell’ottobre del 2009.

Barbara Leva

 

IL CONCETTO DI SPECIE


STEFANO BERTOLINI RISPONDE ALLE 22 QUESTIONI DI ALDO PIOMBINO – QUESTIONE 3 DI 22- IL CONCETTO DI SPECIE

i biologi hanno notato come non sempre i confini fra due specie siano rigidi. Ci sono dei casi in cui due popolazioni si comportano come specie diverse o no a seconda dell’area dove abitano. Questo secondo la biologia è un classico esempio di specie che stanno divergendo attualmente da una specie ancestrale originaria.

Un caso emblematico è quello delle specie ad anello, un insieme di popolazioni adiacenti, che formano un anello attorno ad un ostacolo naturale (catena montuosa, valle arida, lago…) nel quale le singole popolazioni adiacenti sono interfeconde, e solo un paio di esse mostrano isolamento riproduttivo. Quale spiegazione dà a questo fenomeno? Come si può conciliare questo fatto con l’immutabilità delle specie?

Spesso gli evoluzionisti costruiscono dei avversari di comodo come la cosiddetta immutabilità delle specie da parte dei creazionisti. Questo è il risultato di una scarsa conoscenza di quello che veramente credono i creazionisti perché non si degnano neanche di leggere le pubblicazioni, e gli articoli di stampo creazionista vengono respinti a priori dalle riviste evoluzioniste.

Quando gli evoluzionisti parlano di specie, si riferiscono alla specie biologica, secondo la classificazione linneana. Per questo rimangono stupiti quando i creazionisti accettano pienamente la variazione delle specie e la speciazione, riconoscendo la selezione naturale come il meccanismo.

La selezione naturale non va confusa o scambiata con l’evoluzione perché sono due meccanismi e paradigmi radicalmente differenti. L’evoluzione è lo sviluppo di ogni essere vivente da una singola cellula che ha come origine sostanze chimiche non –viventi, il che richiede la generazione di nuove informazioni genetiche. D’altra parte la selezione naturale consiste nello sviluppo di piccole variazioni ereditate che aumentano le probabilità di un organismo a competere, sopravvivere e riprodursi.

Quest’ultimo risulta sempre nella selezione di informazioni genetiche preesistenti con il risultato netto di una perdita di informazione perché l’organismo rimane più specializzato. Gli evoluzionisti spesso fanno il gioco dell’equivoco, scambiando i due termini. L’evoluzione e l’origine della vita sono presunti, perché non sono possibili osservazioni dirette nè esperimenti empirici in materia, mentre la selezione naturale è osservabile tramite dati empirici. Quando i creazionisti si riferiscono all’immutabilità delle specie bibliche, questa va considerata più a un livello fra genere e famiglia nella classifica linneana.

Esiste una potenzialità enorme di variazione all’interno della specie biblica (archetipo), ma sempre all’interno e non oltre il limite della specie biblica. Anche dopo che questo concetto è stato spiegato, gli evoluzionisti continuano ad avere difficoltà ad afferrarlo, dichiarando che i creazionisti ammettono che un po’ di evoluzione c’è stato. I termini “evoluzione” e “selezione naturale” non sono sinonimi.

Per lo stesso argomento non si possono definire le specie bibliche come cladi, nella cui definizione è inerente l’idea dell’evoluzione da un antenato comune. A proposito: visto che ne parla, è in grado di dare un concetto definitivo di specie? Ci sono varie definizioni di specie, ma quella più comune è quella di Ernst Myer (1940): Popolazioni che non riescono ad incrociarsi.

Perchè, proprio a causa del fatto che la vita si evolve, questo concetto è molto difficile e si rende necessario solo a causa della “mente discontinua” che abbiamo noi esseri umani e che ci spinge a classificare rigidamente tutto, viventi compresi Come mai animali molto simili fra loro anche se appartenenti a specie diverse, ma simili, possono riprodursi accoppiandosi fra loro?

Come mai il cavallo si può riprodurre se si accoppia con un’asina e non con una mucca?

Perchè, se tutte le specie sono state create nello stesso momento, alcune sono più vicine ad alcune rispetto alle altre, come per esempio il cavallo è più vicino all’asino che alla mucca, ma contemporaneamente è più simile alla mucca che ad un canguro? Gli animali all’interno della stessa specie biblica (fra famiglia e genere linneana: non può essere usato il termine clade per definizione) possono in alcuni casi accoppiarsi se la divergenza o la specializzazione (perdita di informazione genetica) non rimane troppo estesa. Alcuni esempi sono il wolphin, liger e zebroid.

Nel caso di una divergenza eccessiva e potenziali mutazioni dannose, questa può portare all’incapacità di accoppiarsi anche fra specie linneane all’interno della specie biblica. Nell’esempio citato, il canguro ed il cavallo non sarebbero neanche della stessa specie biblica e l’accoppiamento va escluso a priori. Va ribadito che la selezione naturale porta sempre ad una perdita di informazione genetica, cioè all’impoverimento del patrimonio genetico.

LA TEORIA DETERMINA CIO’ CHE OSSERVIAMO


Di Fabrizio Fratus

Dove finisce la scienza empirica e dove iniziano le interpretazioni soggettive; questa è la domanda a cui noi tutti dobbiamo rispondere quando parliamo della teoria di Darwin. Albert Einstein dichiarò, con una frase celebre, “è la teoria che determina ciò che osserviamo”.

Ma quale è il senso dell’affermazione di Albert Einstein?

Il Senso è che se si ha una teoria, teoria che viene accolta positivamente, piace, soddisfa il pensiero dominante, che sembra buona e soprattutto dà risposte soddisfacenti alla propria impostazione intellettuale, si tenderà ad esaminare i fatti attraverso la stessa teoria. Piuttosto che osservare obbiettivamente e senza pregiudizio tutti i dati disponibili, si cercheranno solo quelli che confermano la teoria stessa. La stessa percezione dello studioso è fortemente influenzata ed è altamente determinata dalla teoria che abbiamo scelto.

Come sosteneva Alberte Einstein, tra i massimi scienziati mai esistiti, è la teoria che determina ciò che riusciamo ad osservare.

Specificatamente: quando si ha “scelto” una teoria diventa “normale” vedere, sentire, percepire solamente tutto ciò che conferma la teoria scelta e semplicemente si tralascia tutto il resto senza che venga preso in considerazione. Come tutti noi sappiamo è la nostra mente a “costruire” la nostra realtà e a dargli senso.

Un detto cinese spiega bene quanto esposto sopra: due terzi di quello che vediamo, è dietro i nostri occhi.

Tutti noi, indistintamente, abbiamo esperienza di come le nostre percezioni siano determinate da ciò, che per differenti ragioni, vogliamo credere, è tutto già nella nostra testa, noi diamo senso a qualcosa per confermare ciò in cui crediamo evitando automaticamente tutto quello che può confutare la nostra certezza soggettiva.

Notiamo solo quello che serve a dare conferma e sicurezza alla nostra teoria, alle nostre convinzioni, alle nostre certezze.

Una semplice esempio per comprendere il meccanismo della mente è il seguente; provate a pensare a quando avete acquistato un’auto e potrete ricordare che nello stesso momento in cui vi siete messi alla guida vi siete accorti di notare, per le strade della città, decine di auto simili alla vostra, dove erano prima?

Questo meccanismo della mente è documentato e dimostrabile con semplicissimi esperimenti e riproducibile all’infinito, è un meccanismo mentale automatico.

La mente funziona per filtri percettivi, ecco come li chiamano gli psicologi.

Quindi, quello che sostenne Albert Einstein è vero, siamo noi stessi, in molti casi, a determinare validità all’ipotesi che sosteniamo.

Queste mie considerazioni sono da collocare nell’ambito del dibattito sulla teoria di Darwin. Infatti, non sono i dati scientifici a determinare la veridicità della teoria ma alcune convinzioni che precedono la stessa teoria.

Tra queste convinzioni troviamo quella per cui la scienza dovrebbe essere in grado di dare risposte su tutto, una convinzione errata che si è sviluppata anche grazie allo sviluppo della tecnologia; un’altra convinzione è il fatto che la teoria di C. Darwin sia l’unica ipotesi accettabile per la scienza e quindi tutto i dati debbano necessariamente confermarla.

Il celebre naturalista nato nelle vicinanze di Londra è celebrato come icona della scienza più per la sua capacità di negare validità ad una visione trascendentale della vita grazie alla sua ipotesi materialista che per la teoria stessa. Le ipotesi neodarwiniane non sono sostenute dai fatti ma dalla volontà di “avere” una ipotesi scientifico-materialista che possa spiegare l’esistenza della vita, degli esseri viventi, della natura, di tutto l’esistente.

È una teoria voluta non una teoria scientifica, è un dogma e non verità, la teoria di Darwin non è supportata da fatti riproducibili in laboratorio e da osservazioni in natura.

BERTOLINI RISPONDE A VEROLINI


Il 22 Ottobre si è tenuto a Roma il contraddittorio organizzato dalla nostra associazione; sul blog di Aldo Piombino http://aldopiombino.blogspot.com, Roberto Verolini ha presentato due post in cui attacca la nostra posizione.

Leggendo l’articolo ho tirato un sospiro di sollievo perchè finalmente alcuni evoluzionisti (Verolini incluso) hanno capito che i creazionisti accettano pienamente la selezione naturale, la speciazione e la possibilità di variazione all’interno della specie biblica. Peccato che poi, chiaramente, mostrano di non aver capito o di non aver voluto ascoltare la spiegazione del meccanismo che è stato presentato e spiegato diverse volte, addirittura continuano a persistere nel creare avversari di comodo, visto che non vogliono prendersi il dovuto impegno nell’ascoltare e comprendere quanto viene spiegato e specificato dai sostenitori del creazionismo. Questo si evince da quanto scritto da Verolini sugli ominidi:

Perché creare ex novo vari ominidi tra cui far sopravvivere alla selezione naturale solo l’Homo Sapiens Sapiens?
Cui prodest Homo erectus e Homo habilis?”
Non solo l’Homo habilis non è più considerato un taxon valido neanche dagli paleontologi evoluzionisti1,2, ma Dio non ha creato vari ominidi per poi ricavarne Homo sapiens sapiens tramite un meccanismo di morte e sofferenza. Il pregiudizio evoluzionista ha sempre il sopravvento, anche quando gli evoluzionisti cercano di seguire i ragionamenti creazionisti. Tutti i fossili dei cosi detti ominidi (una descrizione molto vaga) si possono considerare: varie specie di scimmie o altrimenti pienamente umani. Non esistono diverse specie d’uomo, ma esiste unicamente la razza umana.

Dio, certamente, non ha creato l’uomo, come cita Verolini, “prelevando da gonadi di primati dalla coscienza obnubilata collezioni di geni da mescolare ad arte per formare nuovi individui”… Questa interpretazione è causa dei maledetti presupposti evoluzionisti, che turbano la capacità di Verolini ad intraprendere una riflessione obiettiva! Dio ha creato tutte le specie bibliche contemporaneamente con un vasto patrimonio genetico con la possibilità di variazione tramite la selezione naturale.

Non è una novità che i creazionisti accettano il meccanismo della speciazione e della variazione. Infatti, è stato proprio il creazionista Edward Blyth (1810–1873) ad influenzare maggiormente Darwin. Blyth fu un chimico e zoologo inglese che scrisse tre importanti articoli sulla selezione naturale che furono pubblicati nella rivista The Magazine of Natural History da 1835 a 18373, prima che Darwin scrisse L’origine delle specie nel 1859. L’Università di Cambridge, possiede le coppie personali di Darwin di questi articoli con gli appunti scritte dalla mano di Darwin nei margini!4 Darwin è stato accusato da Loren Eiseley, Benjamin Franklin Professore di Antropologia e Storia della Scienza, Università di Pennsylvania, di avere “preso in prestito” (plagiato) il lavoro di altri come Blyth.5

Come già ampiamente dimostrato al livello molecolare (comodamente ignorato dagli evoluzionisti), la selezione naturale non aggiunge mai nuove informazioni genetiche, ma risulta sempre con una riduzione e degenerazione del genoma. Le mutazioni sono classificate come dannose, benefiche o neutrali. Quelle benefiche sono rarissime (sempre una perdita di funzione ed informazione). A dimostrarlo sono i dati dell’osservazione. Quelle dannose tendono ad essere eliminate dalla selezione naturale. Invece quelle neutrali sono le più numerose e più facilmente si fissano nel genoma. Il risultato netto dell’accumulo delle mutazioni neutrali è la lenta e progressiva degenerazione del genoma. Una perdita d’informazione genetica che assomiglia all’aumento dell’entropia, chiamata da John Sanford “entropia genetica”.6 Nel suo libro Sanford (fra i più importanti genetisisti del mondo), dichiara che “l’assioma primario dell’evoluzione è sbagliato.” I meccanismi genetici non spiegano l’origine dell’informazione nel genoma, nemmeno come si possa conservare. La vita non è attualmente in fase né di progresso né di conservazione, ma di degenerazione, al punto che l’estinzione del genoma umano appare tanto certa e deterministica quanto l’estinzione delle stelle, come riconosciuto da altri genetisti delle popolazioni evoluzionisti.7

Gli alberi genealogici (similitudine per discendenza) a cui si riferisce Verolini sono una favola. Sono proprio gli studi molecolari a mostrare che la somiglianza del fenotipo non sempre riflette quella del genoma. In base alle somiglianze di strutture (quadrupedi) e alimentazione (ruminanti) uno si aspetterebbe che il DNA del cavallo sarebbe più vicino a quello della mucca che non a quello del pipistrello. Dalle recenti ricerche pubblicate nella prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sembrerebbe che questo preconcetto di somiglianza di forma per discendenza sia completamente infondato. Il cavallo è più vicino al pipistrello per il suo DNA.8 Questi dati e bibliografie sono state spiegate a Verolini, ma come già menzionato, gli evoluzionisti non vogliono ascoltare e si lasciano accecare da visioni dogmatiche che trascurano i reali dati empirici. Omologia ed embriologia non sostengono in nessun modo la favola dell’albero genealogico.9

Infatti va cestinato anche l’amato albero evolutivo. Un recente articolo nel New Scientist conferma che il legame evoluzionistico fra tutte le specie, rappresentato in varie forme come un albero evolutivo, è solo un desiderio effimero, scombussolando gli evoluzionisti con la frase: “Darwin aveva torto”10. L’articolo cita Eric Bapteste, Biologo, Università Pierre & Marie Curie, Parigi,

Non esiste alcuna prova che l’albero della vita sia una realtà”.11

I creazionisti sostengono, da sempre, che i fossili appaiono improvvisamente e pienamente formati nei vari strati.
E’ in fase di perfezionamento un nuovo metodo di classificazione degli esseri viventi, chiamata baraminologia, che dovrebbe rimpiazzare l’arcaica classificazione linneana ideata prima della scoperta dell’esistenza dei geni, in cui gli evoluzionisti cercano ancora di inserire la loro ipotesi, senza, ovviamente, riuscirci. E’ la biologia molecolare stessa che nega l’albero evolutivo. La baraminologia, invece, considera le nuove conoscenze del mondo molecolare con la classificazione delle forme di vita.

Concludo con un commento sull’ultima obiezione posta da Verolini: “Perché, nel corso di questi sedicenti interventi, l’Eterno non ha dispensato i nuovi arrivati dei già evidenti difetti strutturali dei vari organi e reti metaboliche che causano gravi e tragici patologie anche su innocenti esseri viventi?” .
Che Dio abbia creato le imperfezioni negli animali è un altro avversario di comodo; i creazionisti sostengono che Dio creò l’uomo e gli altri animali perfetti12. Verolini poteva opportunamente svolgere una rapida e semplice lettura della Genesi scoprendo che l’imperfezione subentrò nel creato (dopo la disobbedienza dell’uomo, chiamato peccato), ecco allora svilupparsi la degenerazione del genoma, l’incremento delle mutazioni (che risultano in una perdita d’informazione genetica) e cosi le gravi patologie dei esseri viventi. Questo quadro risulta perfettamente congruo con il modello creazionista delle nostre origini.

Mi auguro che Verolini possa prendersi l’impegno di studiare e approfondire quello che veramente viene sostenuto dai creazionisti senza ricorrere ai soliti avversari di comodo che vengono inventati opportunamente. Sarebbe positivo se gli evoluzionisti studiassero anche la loro ipotesi con gli occhi aperti cercando di liberarsi da pregiudizi, riuscendo, forse, a vedere tutti gli errori della loro ipotesi.  Gli evoluzionisti si perdono nei dettagli e non vedono l’essenziale.

1.Spoor, F. et al., Implications of new early Homo fossils from Ileret, east of Lake Turkana, Kenya, Nature 448:688-691, 9 August 2007.
2. Line, P., Fossil evidence for alleged apemen—Part 1: the genus Homo, Journal of Creation 19(1):22-32, 2005.
3.Blyth, E., The Magazine of Natural History Volumes 8, 9 and 10, 1835–1837. Sourced from ref. 8, Appendices.
4.Bradbury, A., Charles Darwin—The truth? Part 7—The missing link, <www3.mistral.co.uk/bradburyac/dar7.html>, 30 October 2003.
5.Eiseley, L., Darwin and the Mysterious Mr X, E.P. Dutton, New York, 1979, published posthumously by the executors of his will; from Eiseley, L., Charles Darwin, Edward Blyth, and the Theory of Natural selection, Proceedings of the American Philosophical Society 103(1):94–114, February 1959.
6.Dr.J.C.Sanford, Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, FMS Publications, 3rd Ed., 2008, p.27.
7.Higgins & Lynch, 2001, Metapopulation extinction caused by mutation accumulation, Proceedings of the National Accademy of Sciences, February 27, 2001 vol. 98 no. 5 2928-2933.
8.Proceedings of the National Academy of Sciences, DOI: 10.1073/pnas.0603797103.
9.de Beer, S.G., Homology, An Unsolved Problem, Oxford University Press, London, p. 13, 1971.
10.New Scientist, Gennaio, 2009.
11.Lawnton, G., Uprooting Darwin’s tree, New Scientist, 201(2692):34–39, 24 January 2009.
12. Genesi Cap.1.