L’evoluzione del “gattopardo”


gattopardo2

La Teoria dell’Evoluzione si evolve a sua volta, passando dal Neodarwinismo alla Sintesi Estesa, ma ci troviamo davvero di fronte ad una svolta oppure abbiamo tanti cambiamenti la cui somma non risolve le questioni ancora aperte?

Un “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”?

Procediamo con ordine, anche perché uno dei meriti del seguente paper del 2015 è l’ordine con cui i relativi scienziati hanno posto alla questione, della quale racconteremo prima le luci poi le ombre.

La Sintesi Estesa viene presentata in modo formalmente organico e gerarchico, come è giusto che sia per una Teoria degna di questo nome, perché in fondo “spiegare” vuol dire “semplificare”, in questo caso il ricondurre una vastissima classe di fenomeni ad un numero piccolo di postulati. Nella Table 1 del paper vengono appunto messi a confronto i postulati della Sintesi Moderna e della Sintesi Estesa, più avanti nel testo i fenomeni e i concetti-chiave, infine ovviamente le predizioni.

Un merito della Sintesi Estesa, quello che si può considerare il principale, è che essa è più comprensiva della Moderna, cioè tiene conto, per principio, di molti fenomeni che il Neodarwinismo mette in secondo piano. L’idea di base è che oltre alle mutazioni genetiche e alla selezione naturale vadano considerati altri tipi di variazioni a scale superiori come le variazioni dei processi di sviluppo (evo-devo), la costruzione di nicchie (specie che modificano il proprio ambiente) e plasticità fenotipiche tipiche di molte specie. Tali tipi di variazioni sono associate a tipi di ereditarietà che non sono solo quelle genetiche, ossia tra una generazione e l’altra non viene trasmesso solo il DNA, ma anche il modo in cui si esprimono oppure no certi geni, una certa formazione dei tessuti, i comportamenti e la “cultura”. Tutte queste cose vanno ad ampliare quella che viene chiamata “evolvibilità”, cioè il potenziale per un’evoluzione adattativa.

Un elemento molto promettente è la variazione facilitata: nell’ambito dell’evo-devo può accadere che variazioni dello sviluppo agiscano come se il nuovo fenotipo esplorasse più soluzioni, restando però all’interno di processi di base, per cui si può avere anche un cambiamento forte ma ben integrato nell’organismo. Un esempio che viene indicato è la capacità dei vasi sanguigni di espandersi in regioni del corpo che presentano un deficit di ossigeno.

La Sintesi Estesa ha anche la proprietà di non essere gradualistica, ma predice al contrario che grandi cambiamenti possono avvenire con piccole se non proprio nessuna mutazione genetica; per esempio possiamo avere un fattore ambientale che modifica l’espressione di un gene, che quindi modifica un carattere e se tale diversa espressione è adattativa ed ereditabile, abbiamo un cambiamento che non inizia con piccole variazioni del fenotipo.

L’immagine che meglio riassume la struttura della Sintesi Estesa è la Figura 2: in rosso sono indicati quei fenomeni che hanno maggior peso nella Sintesi Estesa rispetto alla Moderna, mentre le frecce indicano i rapporti causali tra le variazioni. Su quest’ultimo punto, occorre far notare che nel Neodarwinismo la relazione principale di causa-effetto è tra i cambiamenti genetici (causa) e i cambiamenti nel fenotipo (effetto), mentre la Sintesi Estesa considera più possibilità, come quella per cui una nuova nicchia ambientale implica un diverso tipo di selezione naturale oppure di processo di sviluppo ereditabile.

Per quanto riguarda l’aspetto più importante di una teoria, le sue predizioni, il paper presenta di nuovo le più importanti in una tabella comparativa (Table 3), dove spicca una differenza importante: si predicono variazioni fenotipiche non casuali ma direzionate e funzionali grazie ai fenomeni citati in precedenza, così come l’adattamento non viene più spiegato solo con la selezione naturale.

gattopardo

Elencati i punti di forza, quelli critici vengono suggeriti in buona parte dal paper stesso. Le predizioni presentate dalla Table 3 sono tutte a breve termine, anche se forse aprono la possibilità a predizioni a lungo termine, perché i processi considerati sono di più sicura predicibilità rispetto alle mutazioni genetiche e alla seleziona naturale. Una domanda che non vuole essere provocatoria è che se sono noti i meccanismi di variazione dello sviluppo e della plasticità fenotipica, assumendo che si può avere una modificazione del genotipo conseguente e non antecedente a quella del fenotipo, è possibile mettere su un esperimento in grado di rendere osservabile una macroevoluzione? Per definizione, ogni esperimento non è altro che la riproduzione di un fenomeno naturale sotto condizioni controllate sfruttando la conoscenza delle leggi che lo regolano. Se è possibile fare ciò, allora si pone fine alle chiacchiere e si testa la teoria, ma se ciò che si propone è solo un’estensione dei fenomeni da considerare, allora forse ci troviamo davanti a quella che non è una nuova classe di predizioni ma di post-dizioni, cioè di spiegazioni a posteriori di fenomeni che sono solo stati osservati più di recente rispetto a quelli alla base del Neodarwinismo.

Uno dei punti ambigui del paper è proprio il rapporto con la teoria precedente: la Sintesi Estesa viene presentata come una fonte di nuove interpretazione di vari fenomeni, però viene detto pure che non va pensata come in contrasto con la Sintesi Moderna; viene detto che non è la semplice aggiunta di nuovi fenomeni, però viene anche detto che la selezione naturale e le mutazioni genetiche non perdono la loro importanza. Viene citato il caso della “crisi Kuhniana” per dire che ciò che sta avvenendo nella Teoria dell’Evoluzione non è una crisi in tal senso. Di conseguenza non possiamo fare a meno di dedurre che la Sintesi Estesa non è un cambiamento di paradigma, infatti gli autori scrivono proprio che essa non è una “rivoluzione”. Ciliegina sulla torta, viene detto che però il pensiero moderno della filosofia della scienza è che non esiste un solo tipo di rivoluzione. È come dire che anziché presentare la Sintesi Estesa come una nuova teoria nel senso classico del termine (come successe per esempio col passaggio dalla gravitazione di Newton a quella di Einstein) si dice che è il passaggio ad una nuova teoria che non ha più il significato di una volta!

Per essere più concreti e meno filosofici, affrontiamo per ultimo il secondo degli ingredienti fondamentali di una teoria (postulati, definizioni e predizioni). La definizione di “evoluzione” secondo la Sintesi Moderna, come ricordato dal paper, è “cambiamento della frequenza genica”. In passato su questo sito si è spiegato più volte perché tale definizione nasconde delle criticità, perché senza una definizione di “novità” o di “nuovo gene” viene fatto includere con tale definizione qualunque tipo di cambiamento, anche distruttivo, che però viene considerato a tutti gli effetti “evoluzione”.

Per quanto riguarda la Sintesi Estesa, la definizione di “evoluzione” diventa “cambiamento transgenerazionale della distribuzione dei tratti ereditabili in una popolazione”. Come vedete, l’accento è stato posto sugli elementi che cambiano (non solo i geni, ma anche i caratteri su scale superiori) mentre resta invariato il modo di intendere il cambiamento (frequenza e distribuzione sono quasi sinonimi e non fanno riferimento esplicito alla comparsa di novità significative). Il rischio di tale definizione è che si passi dalla padella alla brace, per cui adesso anche un cambiamento che non va a toccare il DNA può implicare evoluzione. Dal punto di vista quindi dei problemi sollevati dalle definizioni usate, non cambiano le nostre critiche col passaggio alla Sintesi Estesa.

Ironia della sorte, le critiche più “concrete”, cioè che non partono da considerazioni epistemologiche, ci vengono suggerite da quello che potremmo chiamare il fronte “conservatore” (Neodarwinista). Infatti, volendo dare credito alla luce della definizione attuale di evoluzione, i cambiamenti a breve termine predetti dalla Sintesi Estesa, siccome non riguardano direttamente i geni, non possono essere considerati cause di processi evolutivi. In questo caso noi possiamo fare un discorso non solo formale, se si pensa a quale sia il fenomeno che vogliamo spiegare scientificamente: se dobbiamo descrivere la risposta fenotipica ad uno stress ambientale, non possiamo che essere d’accordo con quanto espresso dalla Sintesi Estesa; se invece dobbiamo spiegare la comparsa di un nuovo organo, un nuovo gruppo tassonomico, allora è chiaro che tali fenomeni necessitano di spiegazioni a lungo termine che non possono fare a meno di riguardare cambiamenti massicci dei cari, vecchi ma numerosissimi nucleotidi.

Si può dire che quest’ultima considerazione non urta con la Sintesi Estesa perché, come dice il nome, è un‘estensione di ciò che è già noto, che però non è una mera aggiunta, che però non è un cambio di paradigma, che però implica una nuova interpretazione.

Forse mi sbaglio e magari la Sintesi Estesa rappresenta davvero un progresso, ma al momento mi sento come un cliente di un supermercato che è tentato di acquistare un alimento confezionato, pubblicizzato come migliore di uno precedente, però dall’etichetta non riesce a condividere tali rivendicazioni, per cui ha il forte sospetto che gli stanno vendendo qualcosa che sembra diverso, ma non ha niente di nuovo.

BY

da critica sceintifica

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...