La selezione naturale e le mutazioni genetiche possono causare il formarsi di nuove specie?


 
Secondo la teoria dell’evoluzione, la selezione naturale e le mutazioni genetiche sommate al tempo hanno prodotto le differenti specie, che hanno vissuto o vivono nel pianeta. In pratica la teoria evoluzionista propone che ogni essere vivente, si sia “evoluto” da altre creature, che inizialmente deriverebbero da elementi inerti: atomi di idrogeno, ossigeno, azoto e carbonio. In questo articolo mi propongo di analizzare da un punto di vista logico se sia possibile che la selezione naturale e le mutazioni genetiche abbiano potuto creare “nuove specie”. Alla base della teoria  della selezione naturale vi sono i concetti di variazione e casualità. Ogni volta che un essere vivente di riproduce vi sono delle variazioni nel nuovo nato. Sono variazioni casuali. Secondo la teoria dell’evoluzione le variazioni possono risultare determinanti e quindi “vincenti”. Se risultano in una migliore adattabilità all’ambiente portano a più riproduzioni e quinde al perpetuarsi della specie. Innanzitutto vediamo che dal punto di vista semantico la parola “selezione” presuppone un intervento intelligente. Se vi è una selezione significa che qualcuno ha selezionato. Ma secondo la teoria dell’evoluzione le variazioni (non mi riferisco qui alle mutazioni) sono casuali. Se le variazioni sono basate sul caso non vi è “selezione”. Il concetto di selezione implica un eventuale progettista. Pertanto le parole più adeguate per esprimere il concetto di selezione naturale dovrebbero essere “variazioni casuali”.
Vediamo uno dei classici esempi che ancora oggi vengono portati come esempi della selezione naturale, il caso della falena biston betularia. Prima del 1850 il 98% delle falene in Inghilterra aveva un colore grigio con macchie chiare, che consentiva di mimetizzarsi con i licheni di colore chiaro presenti nella corteccia degli alberi. I gas tossici prodotti dalle fabbriche causarono la morte dei licheni e lo smog scurì le cortecce degli alberi cosicchè le falene con colorazione chiara furono facile bersaglio per uccelli predatori. Le poche falene con le ali scure invece sopravvissero in quanto si potevano mimetizzare bene nelle cortecce degli alberi che erano diventate scure. In pochi anni il fenotipo scuro diventò prevalerte. Questa però non può essere portata come prova Della teoria dell’evoluzione. Vediamo perchè. Il fatto che si siano riprodotte in seguito tantissime falene scure non è una prova che le falene si “siano evolute”. Dal punto di vista Della variazione genetica vi era la posibilita che il 50% delle falene fosse chiaro e il 50% fosse scuro. Però prima del 1850 la maggioranza (il 98%) erano chiare. Perchè? Siccome i licheni che si sviluppavano sulle cortecce degli alberi erano chiari, il 50% di falene scure fu predato fácilmente da uccelli e pertanto il numero di falene scure fu ridotto al 2%. Quando vi fu la rivoluzione industriale le falene chiare non furono più in grado di mimetizzarsi e morirono rapidamente uccise da uccelli predatori. Pertanto a partire dal 1850 le falene scure si svilupparono e poterono accrescere il loro numero. Ciò non significa che le falene chiare cessarono di naceré. Tutto ciò pertanto non ha causato “l’evoluzione della specie”, ma ha dimostrato solo l’aumento Della percentuale delle falene scure rispetto a quelle bianche. Entrambe, comunque sono rimaste falene. Non c’è stato un cambiamento di specie.
All’inizio del secolo XX vari evoluzionisti si sono resi conto che la selezione naturale da sola non può produrre nuove specie. Produce gruppi di individui più adattati di altri all’ambiente, ma non nuove specie. E’ sorto così il neo-darwinismo. In pratica esso aggiunge le mutazioni alla selezione naturale. In pratica siccome la selezione naturale non è in grado di spiegare il cambio di specie o meglio “l’evoluzione della specie” si pensa che esso sia avvenuto attraverso le mutazioni genetiche.
I cambi mutazionali sono però eventi rari ed in ogni caso producono una perdita del patrimonio genetico e quindi l’individuo risulta essere più debole e non più forte o meglio adattato. Gli organismi risultano pertanto peggiorati da eventuali cambi mutazionali. Pertanto la frase “sopravvivenza del più adatto”, perde significato. L’individuo che ha subito il cambio mutazionale è più debole quindi può morire più facilmente.
Un altro “assioma evoluzionista” è che il “cambio di specie” sarebbe un processo irreversibile. Ossia se la cellula si è evoluta nell’essere pluricellulare, l’essere pluricellulare non potrà mai involversi nella cellula. Anche qui si nota un assioma fideistico, in quanto alla base della teoria dell’evoluzione vi è il concetto filosofico del miglioramento e della maggiore specializzazione. E’ lo stesso Darwin che ha ammesso che la selezione naturale non produce nuove specie (1):

“Quando entriamo nei dettagli non possiamo provare che una sola specie è cambiata, inoltre non possiamo provare che i supposti cambi diano dei benefici, che starebbe alla base della teoria. Non possiamo neppure spiegare perchè alcune specie sarebbero càmbiate in altre e altre no”.
In effetti sono proprio gli scienziati genetici che ci informano che le variazioni avvengono all’interno delle specie, ma non causano un cambiamento di specie o “nuova specie”. L’iper-complesso DNA, (460 miliardi di doppie eliche di DNA per ogni cellula) funge da barriera. Per questo non c’è evidenza che nessuna specie si sia generata per mezzo dall’evoluzione di altre specie. C’è un altro punto da considerare: i miliardi di doppie eliche presenti in ogni cellula dovrebbero formarsi perfetti in modo da dare le istruzioni giuste all’organismo per quanto riguarda le funzioni vitali e la riproduzione. La necessità della perfezione del codice genetico è chiamata sintropia, ed è un’altra barriera alla teoria dell’evoluzione.
Oltre a questo vi è il concetto del “programma inteligente”. Il DNA è ciò che controlla la cellula, e senza DNA la cellula non potrebbe vivere. Credere che per casualità si sia formato il DNA, che sta alla base delle funzioni vitali della cellula, è come credere che il caso abbia creato il programma inteligente.
Alcuni scienziati come C.H Waddington hanno addirittura asserito che la selezione naturale agisce esattamente nel modo opposto a quello proposto dagli evoluzionisti. Vediamo una sua dichiarazione (2):

“Se selezioniamo i geni con certe caratteristiche produciamo una sotto-popolazione che differisce dall’originale per il fatto che si caratterizza per certe qualità alle quali siamo interessati (maggiore produzione di uova, per esempio); ma in questo caso la sotto-popolazione dimostra di essere più debole, meno adatta all’ambiente selvaggio e quindi sarà eliminata proprio dalla selezione naturale”. 
Abbiamo visto pertanto che le variazioni casuali ossia le ricombinazioni genetiche, le variazioni ereditarie e gli incroci non causano “nuove specie”. La selezione naturale, pertanto, o meglio le variazioni casuali non producono evoluzione o formazione di nuove specie.
A questo punto è lecito domandarsi: se le variazioni casuali non producono nuove specie, forse le mutazioni genetiche producono nuove specie?
Una mutazione è un danno subito da un gene (singola unità di DNA). Se un gene somatico riceve una mutazione vi è soltanto un danno o menomazione. Se riceve la mutazione un gene gametico, allora passerà ai discendenti. Le mutazioni (casusate principalmente da radiazioni, raggi ultravioletti, sostanze chimiche) generalmente producono uno di questi tre possibili cambi tra i geni o tra i cromosomi:

1-alterazione della sequenza dei geni del DNA
2-cambi nei cromosomi: inversione o translocazione.
3-cambio nel numero dei cromosomi (poliploidi – aploidi)

Secondo gli evoluzionisti affinchè le mutazioni provochino cambi positivi è necesario che: 1- esse accadano frequentemente; 2- che siano benefiche; 3 devono causare un cambio drammatico (includendo migliaia di cambi diretti e con un proposito), in modo da trasformare una specie in un altra.

Però ci sono 4 problemi principali con questi assiomi:

1- le mutazioni sono eventi rari (per cui non sono affatto frequenti). E’ pertanto impossibile che eventi rari abbiano prodotto tutte le necessarie caratteristiche di una sola nuova forma di vita; figuriamoci quindi se le nuove forme di vita sono centinaia di migliaia.

2-Le mutazioni sono sempre casuali, pertanto non implicano mai cambi diretti con un proposito specifico.

Per esempio Murray Eden dichiara che la casualità delle mutazioni fa venire meno la loro supposta utilità come causa dell’evoluzione (3):

“Il postulato della casualità è largamente improbabile, inoltre una corretta teoria scientifica dell’evoluzione dovrebbe aspettare la scoperta e la chiarificazione di nuove leggi”. 
Tutto ciò prova che le mutazioni sono eventi rari, non controllabili, completamente inaspettati. L’unica cosa che si può affermare è che non producono “cambiamento di specie” o il “formarsi di nuove specie”, il che richiederebbe cambi diretti con un proposito specifico.

3-L’evoluzione richiederebbe dei cambi genetici con un proposito specifico e tesi ad un miglioramento o maggiore specializzazione. Ma le mutazioni non “aiutano” ne “migliorano”, solamente indeboliscono o causano danni.

A tale proposito vediamo una citazione di H. J. Muller (4):

“La grande maggioranza delle mutazioni, certamente più del 99%, sono in qualche modo dannose, come normalmente sono gli effetti di evento occasionali”. 

4-Quasi tutte le mutazioni sono dannose. Esse indeboliscono o danneggiano irrimediabilmente l’organismo, e nella maggioranza dei casi ne compromettono la vita stessa.

Uno dei sostenitori più accaniti del neo-darwinismo è stato Julian Huxley (5), ma persino lui ha riconosciuto che le mutazioni difficilmente possono favorire il formarsi di nuove specie (6):

“Le mutazioni favorevoli sono una su mille o anche meno, giacchè tantissime mutazioni sono letali, impedendo all’organismo di vivere, mentre un’altra gran parte di ese danneggia l’organismo”. 

Da tutto ciò si evince che le mutazioni sono rare, casuali, senza un proposito specifico. Indeboliscono sempre o danneggiano l’organismo e spesso ne causano la morte.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedere: Come possiamo essere certi di ciò se le mutazioni sono eventi rari?
Sebbene le mutazioni avvengono con estrema rarità in natura, nei laboratori gli scienziati producono mutazioni, utilizando le radiazioni o alcune sostanze chimiche. Una certa quantità di radiazioni applicata ai geni delle cellule di un organismo produce mutazioni nella cellula riprodotta. Però abbiamo appena rimarcato che le mutazioni sono: 1-eventi rari; 2-sempre casuali e non hanno un proposito specifico; 3-non sono mai realmente benefiche; 4-sono spesso dannose o letali.

Ora però, entrando nello specifico, analizziamo 28 ragioni per le quali è impossibile (o estremamente improbabile), che le mutazioni producano “l’evoluzione della specie”.

1-Su centinaia di migliaia di esperimenti che sono stati fatti per provare che le mutazioni producono evoluzione, non uno ha generato una mutazione benefica che sia passata alla generazione seguente. (la maggioranza degli esperimenti sono stati fatti sui moscerini della frutta).

2-Gli organismi che non vengono uccisi subito dalle mutazioni causate da eventi esterni (radiazioni) vengono indeboliti e la loro progenie tende ad essere debole e morire. Le mutazioni pertanto causano l’opposto dell’evoluzione, ossia con molte mutazioni (causate da fortissime radiazioni), la vita si estinguerebbe dal pianeta.

3-Dal secondo punto ne consegue che è proprio la “selezione naturale” che agisce, eliminando gli organismi mutati. Essi sono deboli, e se si riproducono, nasceranno dei discendenti deboli.

4-I fattori mutageni. Gli scienziati sanno bene che le radiazioni e alcune sostanze chimiche sono dannosi alle persone, animali e piante. Infatti per le zone sottoposte a radiazioni (come Chernobyl) è proibito l’accesso. Se invece fosse chiaro che le radiazioni causano mutazioni genetiche positive e benefice, tutti si sottoporrebbero a terapie di raggi X. Ma così non è!

5-Le mutazioni sono come incidenti d’auto. E’ possibile che un incidente d’auto sia benefico? Proprio per il fatto che le mutazioni sono casuali e producono effetti negativi, esse distruggerebbero la vita sulla terra, invece di causare l’evoluzione della specie.

6-Ultimamente alcuni scienziati hanno scoperto che ogni gene è responsabile di varie caratteristiche fisiche. E’ un sistema delicatissimo, che se viene alterato da una radiazione, può “andare in tilt”. Il risultato? Nella stragrande maggioranza dei casi si ottiene una malformazione, e in altri casi, la morte. Nessuna evoluzione.

7-Ma anche ammettendo per assurdo che le mutazioni siano benefiche (nel senso che producano tutto d’un colpo organi utili), esse, rimanendo assolutamente casuali (la casualità è la base della teoria dell’evoluzione), continuerebbero ad essere inutili. Per esempio: Il formarsi di ali non servirebbe a nulla se esse “apparissero” nello stomaco di una lucertola. Essa non potrebbe mai volare. Sia per il suo peso, ma soprattutto perchè le ali in quella posizione non potrebbero espletare la funzione di sollevare e mantenere in aria il corpo del rettile. In questo caso l’animale risulterebbe appesantito di un inutile fardello e sarebbe pertanto preda facile di altri animali. In pratica l’effetto casuale delle mutazioni (anche se produrrebbero organi interi e utili) annullerebbe il vantaggio delle stesse. Per essere veramente benefiche dovrebbero essere mirate, ossia, dovrebbero avere un fine, un proposito specifico. Ma in questo caso già non si potrebbe parlare di evoluzione, ma bensì si inizierebbe a parlare di “disegno intelligente”.

8-Le mutazioni tendono ad avere un effetto ampio nei geni. Siccome sono casuali non possono avere un effetto specifico su un singolo organo. Una nuova caratteristica, (per esempio le ali), richiede l’effetto combinato di molti geni. E’ ovvio quindi che per il formarsi di una nuova caratteristica devono mutare molti geni in modo sincronizzato e tutti in modo benefico, ovviamente. Ma quasi nessuna mutazione è benefica. Di solito gli esperimenti sono stati fatti sui moscerini della frutta. Questi esperimenti sono durati a volte decine di anni. Migliaia e migliaia di generazioni di moscerini della frutta sono stati irradiati con radiazioni nella speranza di generare mutazioni benefiche, ma si sono osservati solo danni e morte prematura. Vediamo a tale proposito una citazione dello scienziato evoluzionista (non creazionista) Theodosius Dobzhansky: (7)

“Il processo di mutazione è l’unica fonte della variabilità genetica e quindi dell’evoluzione…i mutanti che si originano dimostrano però, con rare eccezioni, una involuzione, ossia un peggior adattamento all’ambiente circostante”.

9-Riportiamo ora una frase di H.J. Muller (8), (premio nobel nel 1946):

“Vari test hanno dimostrato, in línea con la natura accidentale delle mutazioni, che le stesse causano l’indebolimento dell’organismo, esattamente come dei cambi accidentali a qualsiasi mecanismo artificiale sono predominantemente dannosi. Le mutazioni benefiche sono così rare che possiamo considerle tutte dannose”. 

10-Le mutazioni sono eventi talmente rari che si è calcolato che di solito avviene una mutazione ogni 10 milioni di duplicazioni delle molecole di DNA. Affinchè il processo di mutazione inizi, dovremmo avere una serie di mutazioni benefiche intercorrelate. Ma per ottenere due mutazioni che sarebbero in alcun modo relazionate l’una all’altra bisogna che alla probabilità di ottenerne una si aggiunga la probabilità di ottenere anche l’altra. Quindi 10 milioni x 10 milioni = 1 probabilità su 100 trilioni. Ma solo due mutazioni benefiche non sono sufficienti a formare organi complessi. La probabilità che si verifichino tre mutazioni benefiche contemporaneamente è di 1 su un miliardo di trilioni (1 con 21 zeri). Ma anche in questo caso “sole tre” mutazioni, non potrebbero formare nessun nuovo organo. Per trasformare realmente una specie in un altra ci vorrebbero migliaia di mutazioni armoniche e benefiche! Ma nella realtà il 99% delle mutazioni sono dannose e alcune sono persino letali. Ovviamente la nuova specie dovrebbe formarsi sia maschio che femmina sennò non potrebbe riprodursi. La conclusione del punto 10 è che l’evoluzione non può accadere senza mutazioni, ma essa non può accadere con le mutazioni!

11- In ogni caso arriverà sempre qualche evoluzionista che vi dirà: “Bene, ma col tempo questo può succedere, la terra ha 5 miliardi di anni ed essi sono sufficienti per aver causato l’evoluzione delle specie”.
L’evoluzione richiederebbe milioni di mutazioni benefiche che si verifichino in armonía tra di loro per produrre delicati organi, come occhi, ecc. E tutte queste mutazioni dovrebbero avere uno scopo specifico! Ma ciò è opposto alla teoria dell’evoluzione che sostiene che le mutazioni sarebbero casuali. Vediamo a tale proposito una citazione di Dobzhansky: (Genetica e origine delle specie, 1959):

“La maggioranza delle mutazioni, sia quelle provocate nei laboratori che quelle che si verificano naturalmente producono un deterioramento della salute (dell’animale), malattie ereditarie e addirittura mostruosità. Detti cambi sembra che difficilmente possano essere alla base dell’evoluzione”. 

12- In realtà la rarità delle mutazioni genetiche garantisce la stabilità dei geni. Vediamo a tale proposito una citazione di E. Kellenberger:

“Gli esseri viventi sono enormemente diversi nella loro forma, ma la forma di ciascuno di essi è constante tra i discendenti: i maiali restano maiali e le querce restano querce generazione dopo generazione”. 

(E. Kellenberger, The genetic control of the shape of a virus, in Scientific America. Dicembre 1966, pag. 32.)

13-Vediamo la frase di un ricercatore genético australiano Michael Denton:

“Se complessi programmi di computer non possono essere cambiati da meccanicismi casuali, lo stesso deve essere applicato ai programmi genetici degli organismi vivi”. 

Michael Denton: Evoluzione: una teoria in crisi, (1985),  pag 342.

14- Sintropia. Il premio nobel Albert Szent-Gyorgyi ha sviluppato nel 1977 una teoria che è chiamata sintropia. Secondo Szent-Gyorgyi sarebbe impossibile per qualsiasi organismo vivente sopravvivere anche un solo istante, a meno che non sia completo con tutti i suoi organi e che ognuno di essi sia perfettamente funzionante. Questo principio esclude la possibilità che l’evoluzione sia avvenuta come risultato di eventi accidentali come la selezione naturale e le mutazioni. Vediamo a tale proposito una frase di Jerry Bergman, tratta dal libro “la teoria della sintropia di Szent-Gyorgyi”:

“Con la teoria della sintropia Szent-Gyorgyi, forse non intenzionalmente, mostra uno dei più forti argomenti per i creazionisti, ossia il fatto che un órgano è inutile a meno che non sia perfetto. L’ipotesi della “sopravvivenza del più adatto”, selezionerebbe contro ogni mutazione, prima che un largo numero di mutazioni, si sia verificato in modo da produrre un órgano complesso e perfettamente funzionale”. 

15-I cambi mutazionali minori danneggiano la discendenza.

1-La maggioranza delle mutazioni hanno pochi effetti. Alcune hanno effetti più ampli.
2-Le piccoli mutazioni non possono servire per portare a termine un cambio evolutivo, ossia un cambio di specie.
3-Però il problema è che mentre le piccole mutazioni vengono passate alla discendenza, le grandi mutazioni danneggiano irrimediabilmente l’organismo, se non ne provocano la morte.

A tale proposito leggiamo questa citazione:

“Si potrebbe pensare che agenti mutanti che causano piccolo cambi non siano importanti, ma ciò non è vero per la seguente ragione: una mutazione è di solito dannosa e causa morte prematura o senilità. Pertanto il gene mutante è eliminato dalla selezione naturale. Siccome le mutazioni minori possono fare danni nel lungo periodo come le maggiori e possono accadere più frequentemente, ne consegue che la maggioranza del cambio mutazionale in una popolazione è causato dall’accumulazione di cambi minori.”. 

J. F. Crow (effetti genetici delle radiazioni (Bullettin of atomic scientist 1958, pag. 20).

16- Nessuna grande mutazione che coincida su vari fattori organici può portare un organismo ad attraversare la barriera della specie. Per produrre una nuova specie ci vorrebbero centinaia di mutazioni tutte positive e tutte armonicamente correlate. Ma c’è di più: la formazione di una nuova specie (ovviamente servirebbe il maschio e la femmina), dovrebbe attuarsi di colpo in una generazione. Vediamo a tale proposito questa citazione:

“la teoria di Darwin non spiega in modo soddisfacente l’origine e la ereditarietà delle variazioni. La teoria di deVries (grandi mutazioni) si è dimostrata debole perchè non una sola mutazione o gruppi di mutazioni è stata così grande da poter formare una nuova specie in una generazione o nella sua discendenza.” 

(Mark A. Hall and Milton S Lesser, Rewiew Texts in Biology 1966, p.363).

17- Un altro problema è che se da un lato le mutazioni sono dannose e letali, dall’altro lato alcune piccole mutazioni attuano piccoli cambi che però non sono sufficienti a innescare il cambio evolutivo o cambio di specie. Vediamo a tale proposito questa citazione:

“Le mutazioni che conosciamo e che riteniamo responsabili della creazione delle nueve specie, sono, in generale, deficenze, privazioni organiche (mancanza di pigmentazione, perdita di appendici, o la duplicazione di organi pre-esistenti. In ogni caso non producono mai niente di realmente nuovo o originale nello schema organico. Niente che possa fondare le basi per nuovi organi o l’inizio di nuove funzioni”.
(Jean Rostand, The Orion book of evolution, 1961, p.73.)

18-I caratteri dei geni sono interconnessi uno con l’altro. Proprio per questo motivo tutti i caratteri dovrebbero trovarsi tutti insieme, istantaneamente, in modo che una nuova specie si formi. Vediamo a tale proposito la seguente citazione;

“Ogni mutazione che avvenga “sola” ossia senza che altre mutazioni avvengano in modo armonico con la prima, sarebbe eliminata dalla selezione naturale prima che possa combinarsi con altre. La dottrina che le mutazioni avvengano “tutte insieme” e che siano dovute a una serie di coincidenze casuali è un affronto non solo al senso comune, ma ai principi basici della spiegazione scientifica”. 
A. Koestler – The Ghost in the machine, 1975, p.129.

19-Vi sono troppi fattori associati ad ogni carattere per ogni singola mutazione. Le probabilità che vi sia un cambio di specie mutazionali sono infinitesime. Vediamo a tale propósito questa citazione:

“Ogni molecola di DNA ha migliaia o milioni di nucleotidi (dipende da quale DNA). Perchè una singola elica di Dna sia il risultato di una mutazione casuale vi è una probabilità su 480 x 10 alla 50. Un batterio unicellulare ha 3 milioni di nucleotidi allineati in una sequenza specifica. Ciò significa che non vi è probabilità matematica per nessuna specie di essere il prodotto del caso”

L.L. Cohen, Darwin was wrong.

20-I supposti cambi mutazionali all’interno della cellula riproduttiva avvengono con meno frequenza che nelle altre cellule del corpo. Ma solo dei cambi mutazionali nelle cellule riproduttive maschili e femminili possono incidere nelle generazioni future.

“Il numero di mutazioni delle cellule somatiche è molto più alto di quello delle mutazioni dlle cellule gametiche.”  

Biological Mechanism underlyng the aging process, in Science 8/1963, p.694.

21- L’evoluzione richiede una complessità crescente. Secondo uno degli assiomi evoluzionisti, le specie si evolverebbero verso una maggiore specializzazione e verso una maggiore completezza e intelligenza. Gli evoluzionisti infatti non ammettono che ci possa essere una evoluzione al contrario, o involuzione. Ma in realtà le mutazioni indeboliscono, causano malattie. Alcune uccidono. Nessuna permette un cambio evolutivo.

22- L’evoluzione richiede nuova informazione. Affinchè un nuovo organismo si formi attraverso un cambio evolutivo dovrebbe prodursi nuova informazione, ma le mutazioni casuali non potrebbero mai produrre una nuova e strutturata informazione.

23- L’evoluzione richiede nuovi organi. Affinchè si producano nuove specie le mutazioni non dovrebbero produrre solo cambi genetici, dovrebbero produrre nuovi organi! Per produrre nuovi organi ci vorrebbero milioni di fattori mutazionali ognuno di essi correlato agli altri armonicamente. Ma le mutazioni, quando si verificano sono generalmente dannose.

24-Nel corpo degli esseri viventi vi sono migliaia di funzioni interconnesse. Una mutazione, anche se non fosse dannosa (rarissima situazione) danneggerebbe comunque la rete di interconnessione tra gli organi. Questa è la ragione che le mutazioni sono sempre dannose. Per esempio; i reni sono interconnessi con il sistema circolatorio in quanto purificano il sangue. Ma sono interconnessi anche con il sistema nervoso, endocrino e digestivo. Se ci fosse una mutazione che cambiasse il sistema renale, tutto l’organismo ne potrebbe risentire.

25-Le mutazioni visibili ed invisibili. Vi sono alcune mutazioni visibili come l’albinismo, il nanismo, l’emofilia. Ma per ogni mutazione visibile ce ne sono venti letali che non sono fácilmente visibili. E ancora più frequenti sono le mutazioni che non uccidono, ma indeboliscono e danneggiano.

26-Non si è mai verificato il caso che la prole mutata abbia più forza del suo progenitore non mutato. Vediamo questa citazione al riguardo:

“Non esiste un solo caso dove si può osservare che alcuni dei mutanti studiati abbia una vitalità superiore ai progenitori. E’ pertanto assolutamente impossibile accettare che la teoria dell’evoluzione possa basarsi sulle mutazioni”. 

Herbert Nilson Synthetic speciation, 1953, pag. 1157.

27-Le mutazioni non producono quindi cambi di specie:

“Non importa quanto possono essre numerose le mutazioni. Esse non producono alcuna evoluzione”. 
Pierre Paul Grasse Evolution of Living Organism, 1977, pag. 88

28-L’unicità dei geni impedisce il cambio di specie. Proprio il fatto che ogni specie è così differente l’una dall’altra, impedisce che vi sia la possibilità che mutazioni casuali possano causare il formarsi di nuove specie. La barriera del codice genetico è insormontabile.

Per concludere riassumiamo i quattro pilastri sui quali si basa la teoria dell’evoluzione (neo-darwinismo), e commentiamoli:

1-si basa su eventi assolutamente casuali. Se gli eventi non fossero casuali, ma guidati, avremmo una mente che li guida e cadremmo nel disegno intelligente.

2-si basa su eventi che non avrebbero alcun proposito o fine specifico. Il meccanismo basato su selezione naturale e mutazioni non avrebbe alcun fine specifico, sennò, in caso contrario si individuerebbe una mente che guida il processo e si cadrebbe nel disegno intelligente.

Il sistema proposto dai neo-darwinisti si basa pertanto su due meccanismi (selezione naturale e mutazioni) e due modalità: eventi senza fine specifico e totalmente casuali.

Vi sono altre due sub-ipotesi degli evoluzionisti, che però si dimostrano contrarie alle prime due ipotesi:

3-L’evoluzione opera sempre verso una maggiore complessità, ossia sempre verso una maggiore specializzazione, e maggiore intelligenza. E’ un assioma contrario alle due ipotesi iniziali in quanto se vi fosse una totale casualità si potrebbe avere anche una evoluzione al contrario, ossia una involuzione.

4-L’evoluzione opera irreversibilmente. Gli evoluzionisti affermano che l’evoluzione può andaré solo in una direzione.

Vedamo a tale proposito una frase di Dobzhansky:

“I fatti dell’evoluzione, della paleontología e della paleobiologia sono unici, irripetibili e irreversibili”. 

T. Dobzhansky, “I metodi della evoluzione biológica e antropológica”, in American Scientist 45, 1957, p.388.

Pertanto un rettile può divenatare un uccello, ma un uccello non può diventare un rettile. Naturalmente nessuno da una spiegazione al riguardo. Se l’evoluzione procede per casualità e senza un fine specifico, perchè mai un uccello, non potrebbe evolversi in un rettile?
Infatti se ammettiano che vi siano mutazioni casuali dovremmo attenere cambi mutazionali non solo verso una maggiore complessità, ma anche verso una minore complessità, e anche un evoluzione al rovescio, ossia un ritorno alla specie precedente.
Qualsiasi matematico che si occupa di statistica confermerà che la casualità non potrebbe mai produrre risultati sempre più complessi. Anzi la casualità non produce mai sistemi complessi e ordinati.
Per concludere analizziamo una frase di Colin Patterson, un famoso evoluzionista, che concorda con Karl Popper (un filosofo evolucionista), sul fatto che l’evoluzione è un concetto metafísico:

“Al momento siamo fermi alla teoria neo-darwinista: l’evoluzione è successa ed è stata diretta principlamente dalla selezione naturale, con contributi casuali di deriva genética, e forse alcuni drastici cambi genetici occasionali. In questa forma, la teoria non è scientifica secondo gli standard di Popper. Infatti Popper sostiene che la teoria dell’evoluzione non sia scientifica ma sia un programa di ricerca metafisico”. 
Colin Patterson, Evoluzione (1978), p.149.

Abbiamo visto pertanto che le due modalità sulle quali si basa la “teoria dell’evoluzione”, o “neo-darwinismo”, ossia la selezione naturale e le mutazioni, non producono, o “cambio di specie” o “cambio evolutivo”. Ed inoltre abbiamo visto che queste due modalità sono fondate a loro volta su due altri assiomi evoluzionisti: il caso e la la mancanza totale di fine specifico.

Ma questi due assiomi sono contrari al dogma basato sul  fatto che l’evoluzione tenderebbe ad una maggiore complessità e sia irreversibile. Se tende ad una maggiore complessità ed è irreversibile, il processo non è più casuale.

Yuri Leveratto
Copiright@ 2016

Bibliografia: Evolution handbook, Vence Ferrell

Note:

1-Frances Darwin, The life and letters of Charles Darwin (NY Appleton & Co, 1898 Vol.11 pag 210 (Darwin’s letter to G. Benham, may 22, 1863)
2-C.H. Waddington, La resistenza al cambio evolutivo, in Nature, 175 (1955), pag.51.
3-Murray Eden (dottore in chimica) – Inadeguatezza dell’evoluzione neo-darwinista come teoria scientifica; tratto da sfide matematiche alla teoria dell’evoluzione neo-darwinista.
4-H.J. Muller fu un biólogo e genetista statunitense. La citazione è trata da H.J. Muller “Radiation Damage to the genetic material”in American Scientist, gennaio 1950, pag. 35.
5-Julian Huxley fu un biologo, genetista e scrittore.
6-Julian Huxley, Evolution in Action, pag. 41
7-On the methods of evolutionary biology and antropology American scientist, 1957 pag.385.
8-H.J. Muller – How radiation chages the genetic constitution, Bulletin of atomic scientist, 11, (1955), p.331

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