Precisazioni su antidarwinismo, antievoluzioniste, ID e creazionismo


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Su richiesta di Fabio Vomiero abbiamo riproposto e approfondito alcuni punti del confronto su antidarwinismo, Intelligen Design e creazionismo del 1 marzo 2015.

Inizialmente le domande erano rivolte solo a Fabrizio Fratus in quattro punti proposti da Fabio Vomiero, a seguire abbiamo messo le risposte non solo di Fratus ma anche quelle di Pennetta e Bertolini per riproporre il confronto originale e per completezza.

  1. La teoria dell’evoluzione non ha prove.

In realtà di prove ce ne sono parecchie, dai fenomeni di adattamento, spesso imperfetti, al dimorfismo sessuale (cervo, pavone), alla convergenza evolutiva, agli organi vestigiali, all’anatomia comparata con i casi di omologia, in cui per esempio la pinna di balena, il braccio di uomo, la zampa di cane, l’ala di uccello sono costituite dalle stesse ossa, alla biogeografia (marsupiali solo in Australia), agli interessanti stadi evolutivi nel campo dell’embriologia. Oltre naturalmente ai dati derivanti dalla paleontologia e dai recenti studi di genetica evolutiva. L’evoluzione pertanto è una teoria scientifica, ma è anche un fatto. Ricordo peraltro, per chi dubita dei fossili, che il processo di fossilizzazione è molto raro in natura (il processo normale è la decomposizione), per cui è ovvio che i fossili di cui disponiamo rappresenteranno soltanto un’infinitesima parte degli organismi effettivamente vissuti sulla Terra.

Risposta Pennetta: 

l’evoluzione degli attuali viventi da antenati comuni è l’ipotesi più ragionevole che possiamo fare, quella che non è invece soddisfacente è la spiegazione neo-darwiniana di come ciò sia avvenuto. Quindi riassumendo, evoluzione sì, nei-darwinismo no.

Risposta Fratus:

Lo studio della biogeografia cerca di ricostruire la storia delle specie e del popolamento del territorio in cui vivono; la disciplina fornisce molti esempi di “evoluzione” ma in realtà, poi, verificando, si tratta sempre e solamente di “microevoluzione” (esempio dei vermi: planaria alpina, planaria gonocephala e Polycelis cornuta – Junker e scherer, op. cit. 2007, p. 213). Per la logica evoluzionista sono esempi di evoluzione, in realtà non è così in quanto è solamente una variazione interna alla specie limitata da regole ben precise interne al codice genetico. Nulla dimostra evoluzione da una specie a un’altra se non un’interpretazione dettata da una specifica visione di idee. L’esperimento Lenski è una dimostrazione di quanto non esista niente al di fuori dell’informazione del codice genetico. Il susseguirsi di diverse specie nelle diverse epoche geologiche è una interpretazione dettata dalla visione dominante del momento, le stesse epoche geologiche sono una “convenzione” e non una fatto scientifico e Stenone potrebbe ancora dirci molto. Per gli organi vestigi ali va detto che nessuno scienziato serio li cita in quanto hanno funzioni ben specifiche. Dai miei studi non risulta nessun aumento di complessità da una specie a un’altra in relazione al tempo; ciò comporta che il concetto di evoluzione delle specie è furviante.

Risposta Bertolini:

Organi vestigiali: L’idea di organi vestigiali ormai è un’argomento datato. Non esistono gli organi vestigiali come le più di 100 organi dell’uomo che ora sappiamo hanno TUTTI una funzione. Nel 1999 è stato scoperto una funzione anche per l’ultimo organo considerato vestigiale nell’uomo.

Omologia: Molti esempi di omologia sono meglio spiegate dal punto di vista di un progetto intelligente. Inoltre, crescenti conoscenze delle fondamenti genetiche e molecolari della vita rivelano molti importanti eccezioni e contraddizioni alla teoria. Come risultato l’omologia, come prova dell’evoluzione, si può considerare confutata. Gli evoluzionisti hanno cercato di spiegare i molti esempi che sono eccezioni, definendo quelli che sono simili per discendenza da un antenato comune, omologia, mentre quelli che sono simili solo per funzione, sono chiamate analoghe. Gli arti anteriori dell’uomo, delle balene, degli uccelli e dei cavalli sarebbero omologhe, mentre le ali degli uccelli e degli insetti sarebbero analoghe. Però la struttura dello scheletro dell’ala di un uccello sarebbe omologa a quella di un pipistrello, per discendenza da un antenato rettilio comune, ma sarebbero contemporaneamente analoghe per la modifica di funzione per il volo (piume per gli uccelli e membrana della pelle per il pipistrello). Così quando una similitudine di disegno sostiene l’evoluzione diventa un’omologia e viene accettata come una prova dell’evoluzione, mentre quando non sostiene l’evoluzione le stesse similitudini diventano analoghe e cosi può ora sostenere l’evoluzione. L’esistenza di strutture analoghe viene spiegato con un’evoluzione convergente attraverso un’evoluzione indipendente di strutture simili grazie a pressione ambientali simili. Tuttavia, ancora una volta ci sono delle serie obiezioni alla proposta evoluzionista. L’embriologia ha dimostrato un importante problema per organi o strutture identiche o molto simili in differenti animali che non si sono sviluppate dalla stessa struttura o gruppo di cellule embrionali? Non è insolito trovare strutture fondamentali come il tratto digestivo (tubo digerente) che si forma da tessuti embrionici differenti in diversi animali. Per esempio negli squali questo si forma dal tetto della cavità digestiva embrionica. Nelle rane si forma dal tetto ed il fondo, invece in uccelli e rettili dalla parte inferiore del disco embrionico o il blastoderma. Anche il classico esempio del arte anteriore vertebrato (a cui si riferisce Darwin e che viene citato in centinaia di libri di testo come prova dell’evoluzione) ora si è dimostrato errato come esempio di omologia. Questo perché lo sviluppo degli arti anteriori in parti del corpo differenti in specie differenti, ma con struttura simile, non può essere spiegata dall’evoluzione. Gli arti anteriori di un tritone si sviluppano dai segmenti del torso da 2 a 5, in una lucertola da 6 a 9, e nell’uomo i segmenti si sviluppano da 13 a 18 (de Beer, S.G., Homology, An Unsolved Problem, Oxford University Press, London, p. 13, 1971). Il Dr. Michael Denton ha concluso che questa prova dimostra che gli arti anteriori non si sono sviluppati omologamente. Nuovamente la spiegazione più logica e coerente è quella di un progettista che nel suo disegno ha usato la stessa soluzione per diverse specie che devono tutte vivere nello stesso ambiente. La ruota della biciclette, della moto e della macchina condividono lo stesso ottimo disegno che è considerato il più efficace. Perché reinventare la ruota?

Biogeografia (marsupiali solo in Australia): Marsupiali vivono anche in Sud America (Allaby, M., Dromiciopsia; in: A Dictionary of Zoology, Oxford University Press, Oxford, 1999; encyclopedia.com.) e sembrerebbe che fossili di marsupiali sono stati trovati su ogni continente. I fossili di marsupiali del Tardo Cretaceo (supposto 85 – 65 milioni di anni fa) si trovano esclusivamente in Eurasia e Nord America.

Stadi evolutivi nel campo dell’embriologia: Questo sarebbe forse un riferimento agli Embrioni di Haeckel. Da decenni “La teoria della ricapitolazione è defunta”, Stephen J. Gould, Natural History, 89:144, Aprile 1980. “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica”, M. Richardson, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997.

L’evoluzione pertanto è una teoria scientifica, ma è anche un fatto: E’ un fatto per chi sceglie di credere nell’evoluzione come ideologia. Per chi invece arriva a conclusioni fondati sulla vera scienza e dati empirici deve concludere che l’evoluzione è solo in ipotesi, perché non rispetti nemmeno i criteri di una teoria scientifica: osservabile, testabile, ripetibile.

I fossili di cui disponiamo rappresenteranno soltanto un’infinitesima parte degli organismi effettivamente vissuti: Secondo Darwin: “…171Perché, se le specie sono discendenti da altre specie attraverso graduazioni impercettibilmente sottili, non vediamo ovunque innumerevoli forme di transizione?… Invece quello che vediamo sono delle specie ben distinte… 280Allora, perché ogni formazione geologica non è piena di anelli intermedi? La geologia sicuramente non rivela nessuna di tali catene organiche finemente graduate; questa, forse, è la più ovvia e grave obiezione che si possa sollevare contro la mia teoria.” “Sulle origini delle specie”, 1859, London:  John Murray, 1° edizione, pp. 171, 280. Dott. Colin Patterson, Senior Paleontologo, Museo Britanico di Storia Naturale: “Concordo pienamente con i Suoi commenti riguardo la mancanza di illustrazioni chiare di forme di transizione nel mio libro. Se fossi stato a conoscenza di una qualsiasi forma, fossile o vivente, li avrei sicuramente inclusi… Lo dico apertamente – non esiste alcun fossile per il quale uno possa difendere la posizione in maniera inattaccabile.” L.Sunderland, Darwin’s Enigma, Master Books, Arkansas, USA, pp. 101–102, 1998

  1. La teoria prevede un concetto di “finalità”, dal meno al più evoluto.

Nel fenomeno dell’evoluzione non c’è nessuna finalità o intenzionalità, non c’è un progresso verso la perfezione. C’è semplicemente una variabilità genetica naturale “casuale” e su questa variabilità interviene la selezione naturale “favorendo”, localmente, un vantaggioso successo riproduttivo degli individui che portano le traduzioni fenotipiche di mutazioni geniche favorevoli, più adatte all’ambiente. E’ generalmente un processo lento e progressivo (piccoli cambiamenti), anche se non sempre e non necessariamente.

Risposta Pennetta:

Jacques Monod ricorda nel suo “Il caso e la necessità” che nella scienza sperimentale vige il postulato di oggettività che afferma: “…il rifiuto sistematico a considerare la possibilità di pervenire ad una conoscenza vera mediante qualsiasi interpretazione dei fenomeni in termini di cause finali, cioè di progetto”. Si tratta di “rifiuto” di ipotizzare cause finali, mai di dimostrazione, quindi il finalismo potrebbe anche esserci ma la scienza semplicemente non se ne occupa. Affermare una mancanza di finalità nell’evoluzione è antiscientifico in quanto si compie l’errore di attribuire alla scienza la capacità di esprimersi sull’esistenza o meno di un finalismo.

Risposta Fratus:

Quanto posto nella domanda a mio avviso va in contrasto con la logica dei sostenitori di C. Darwin, proprio il concetto di “evoluzione” implica una finalità e cioè un miglioramento che nella logica neodarwinista è una maggiore complessità delle specie derivate da quelle precedenti. Nel testo “l’uccelosauro” vengono riportati esempi specifici di specie e della loro varietà nel contesto territoriale in cui vivono, demoliscono il concetto di evoluzione. Le specie hanno specifiche caratteristiche per il territorio in cui vivono e non è possibile una loro “evoluzione” da altre specie tramite selezione naturale. E’ dimostrato che in tutte le specie sono già presenti le informazioni genetiche per vivere in determinati territori, nel caso in cui la specie si trovasse in ambienti diversi si estinguerebbero.

Risposta Bertolini:

Perché molti evoluzionisti come Richard Dawkins sostengono che l’evoluzione ha solo l’apparenza del disegno: “la biologia è lo studio di cose complicate che hanno l’apparenza di essere state progettate per uno scopo.” Dawkins, R., The Blind Watchmaker, W.W. Norton & Company, New York, p. 1, 1986. L’evoluzionista non crede per niente nella totale casualità.

  1. La teoria di Darwin fu imposta per ragioni politiche, per giustificare il colonialismo.

Questo non è argomento scientifico, per cui ognuno può argomentare secondo il proprio background.

Risposta Pennetta:

Questo è un argomento storico e come tale va studiato, negare la possibilità di farlo significa negare che la Storia possa essere una disciplina con pari dignità di altre. Certamente i suoi metodi sono specifici, ma a pensarci bene anche l’evoluzione è una disciplina storica e ciascuno potrebbe interpretarla secondo il proprio background. La nascita del darwinismo sociale di H. Spencer prima del darwinismo scientifico è una prova più che certa del fatto che la teoria fu molto supportata per motivi politici.

Risposta Fratus

Quanto da me affermato è un fatto storico facilmente dimostrabile e fino a prova contraria la storia è una scienza sociale che applica metodologie specifiche per l’indagine e il suo studio.

Risposta Bertolini:

Non sono d’accordo che la teoria dell’evoluzione esiste solo per motivi politici. La situazione è molto più complessa.

  1. Sostenere la teoria dell’evoluzione equivale a un atto di fede e quindi la teoria stessa è un’ideologia.

Abbiamo visto come l’evoluzione invece sia un fatto scientifico per cui risulta strano sentire dire “io credo” alla teoria dell’evoluzione, sarebbe come dire che in fisica uno dica “io credo” alla relatività, in genere non si “crede” alle teorie scientifiche, semmai si cerca di lavorare per confermarle e approfondirle oppure confutarle, quindi la scienza vera, se fatta bene, non è mai una fede e nemmeno un’ideologia.

Risposta Pennetta:

La teoria dell’evoluzione non è paragonabile alla teoria della relatività o simili in quanto si tratta di qualcosa che è avvenuto storicamente, come detto sopra è la spiegazione più ragionevole delle documentazioni fossili e di altre caratteristiche dei viventi. In poche parole è ragionevole ma bisogna pur crederci.

Ben diverso è il discorso per quanto riguarda la teoria darwiniana che basandosi sull’origine casuale dei nuovi caratteri (non dimostrabile per lo stesso postulato di oggettività) e scontrandosi contro un’altissima improbabilità statistica richiede, per essere accettata, proprio un atto di fede e quindi è assimilabile ad una religione atea che possiamo chiamare ideologia.

Risposta Fratus:

Come specificato sopra non esiste fatto scientifico tanto che come teoria non è falsificabile, diviene quindi automatico comprendere l’assunto per cui il neodarwinismo è un atto di fede da parte di coloro che credono la scienza come strumento per comprendere “ il tutto”. La verità è che la scienza è uno strumento con cui possiamo comprendere alcuni fatti, osservarli e studiarli ma su molti argomenti non può dare risposte e nel caso delle nostre origini come delle ragioni per cui viviamo ed esistiamo non ha spiegazioni. Credere in un qualcosa autogeneratosi (la vita) e autosviluppatosi (evoluzione della specie dal meno complesso al più complesso) senza avere prove riproducibili in laboratorio o osservabili in natura cosa sarebbe se non un atto di fede?

Risposta Bertolini:

Quando la scienza ha dimostrato l’impossibilità della abiogenesis (Pasteur, Hoyle, ecc) e una continua ad insistere che la vita è nata tramite la abiogenesi, allora non se lo può chiamare scienza, ma una fede cieca, cioè una religione: “L‘evoluzione viene promosso dai sui praticanti come una cosa che va oltre la mera scienza. L’evoluzione viene promulgata come un’ideologia, una religione secolare, un’alternative completa alla cristianità, con significato e moralità. Sono un convinto evoluzionisti e ex-cristiano, ma devo ammettere l’evoluzione è una religione. Questo era vero all’inizio e lo è ancora vero oggi.” Michael Ruse 

  1. Il creazionismo (vedi libro di Antony Flew) è sostenibile a livello scientifico.

Io ho letto il libro, molto interessante peraltro, ma il problema del creazionismo è principalmente questo: non ci fa fare molti passi avanti. Nel libro, inoltre, l’argomento a mio avviso è trattato in modo naturalmente più filosofico che scientifico e i timidi tentativi di riferirsi a qualche approccio di tipo scientifico appaiono sostanzialmente insoddisfacenti. E poi, perché se ci sono cose che la scienza non riesce a spiegare (come ad esempio l’origine della vita), allora automaticamente quelle stesse cose debbono essere spiegate soltanto da un intervento Intelligente? Ricordiamoci che c’è sempre anche una terza via che è quella dell’ignoranza. La scienza molto spesso purtroppo è consapevolmente e dichiaratamente ignorante, nonostante le utopistiche aspettative della gente.

Risposta Pennetta:

Accolgo pienamente la terza via, quella dell’ignoranza: ancora non sappiamo come la vita sia comparsa e si sia evoluta.

Risposta Fratus:

Nel testo di M. Georgiev “Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole” vi è un capitolo specifico dal titolo: il creazionismo sostenibile: i limiti della ragione.

Come anche sopra se la domanda d’origine della questione è errata la risposta dovrà stabilire questioni differenti. Antony Flew non era creazionista e non ha scritto un libro sul creazionismo. Il testo del più famoso ateo del ‘900 convertitosi al teismo nel 2004 è un libro in cui spiega perché la ragione prima e la scienza poi lo conducono a concepire l’esistenza di Dio. Nulla ha a che fare con il creazionismo. I creazionisti sono scienziati (sempre in aumento) che credono nella Bibbia e in Genesi. Tra di loro possiamo trovare genetisti come J. Sanford o biologi come W. Weitz, e J. Wells, Biochimici come J. Sarfati o fisici A Roth e via discorrendo.

Risposta Bertolini:

Non dimentichiamo i grandi scienziati creazionisti come Pascal, Newton, Linnaeus, Faraday, Joule, Mendel, Pasteur, ecc.

Quindi, in conclusione, si può dire che la teoria sintetica dell’evoluzione, che è la moderna e ovvia rivisitazione della teoria di Darwin, non è una teoria molto dettagliata, ma è invece una descrizione a grandi linee, uno scenario, uno strumento in cui noi inquadriamo tutta una serie di dati biologici. Non è né perfetta, né completamente soddisfacente, quindi è normale che ci sia un dibattito in corso, però nei suoi tratti fondamentali è una teoria che ancora funziona e Darwin oggi ne sarebbe certamente orgoglioso.

Conclusioni Pennetta:

La teoria neo-darwiniana è molto dettagliata nello spiegare fenomeni microevolutivi ma è del tutto incapace di spiegare la macroevoluzione. Si tratta di una teoria che, contrariamente a quanto creduto, è di nessuna utilità nella medicina e nello sviluppo di altre discipline. Non fornisce un quadro dei fenomeni biologici ma solo una narrazione degli stessi, una sorta di mitologia adatta ai nostri tempi. Sul fatto che Darwin sarebbe orgoglioso non possiamo esprimerci.

Conclusioni Fratus:

La teoria neo sintetica dell’evoluzione è un problema della scienza, non contribuisce a nulla se non a speculazioni ideologiche sulla nostra esistenza. Lo stesso già citato Georgiev fa notare come la vita dell’uomo non ha avuto nessun tipo di vantaggio dall’interpretazione darwiniana e ancora più specificatamente il medico Giovanni lo Presti, al suo 5° libro sull’argomento, ha dimostrato come nella medicina, usando le logiche darwiniste, si contribuirebbe a fare morire le persone. Nessuno può sostenere che lo studio della biologia evoluzionista ha contribuito a vantaggi in qualche campo della vita.

Conclusioni Bertolini:

Per ampliare la risposta di Fratus: “In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia si è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno a fatti considerato l’evoluzione.”, Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005. “…la maggior parte [dei biologi]conduce il suo lavoro tranquillamente senza fare particolare riferimento alle idee evolutive. L’evoluzione sembrerebbe l’indispensabile idea unificante, e nello stesso tempo un’idea perfettamente inutile.”, A. Wilkins, Introduzione (edizione sui processi evolutivi), BioEssays vol. 22 no.12, p. 1051, Dicembre 2000.

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