Thomas Nagel, “Il filosofo contro Darwin”


Di Enzo Pennetta

Esce tradotto in italiano il libro “Mente e Cosmo, Perché la concezione neodarwiniana della natura è quasi certamente falsa” di Thomas Nagel.

I pareri diversi di due chiese: Avvenire Vs. Micro Mega

Il libro in realtà non è proprio una novità, lo avevamo recensito su CS in occasione della sua pubblicazione in lingua originale nel settembre 2012, adesso viene pubblicato nella traduzione italiana con i tipi della Raffaello Cortina Editore.

E poiché adesso c’è il serio pericolo che qualcuno dalle nostre parti lo legga, a distanza di quattro giorni sono uscite le recensioni di Micro Mega e di Avvenire.

Per Micro Mega si è spesa una firma di spessore, quella del Prof. Edoardo Boncinelli, che per difendere il darwinismo dall’attacco di un personaggio di indubbia autorevolezza compie l’operazione di legare alla critica al darwinismo una critica a tutte le conquiste scientifiche che, a suo parere, secondo la visione di Nagel risulterebbero del tutto negate e vanificate:

Se una teoria non riesce a spiegare tutto, allora non spiega nulla. Sulla base di tale assunto, l’ultimo libro di Thomas Nagel, uno dei maggiori filosofi viventi, che nel 2008 ha anche ricevuto il prestigioso Premio Balzan per la filosofia, distrugge tutto quello che crediamo di sapere e sulla base del quale abbiamo vissuto questi ultimi quattro secoli: fisica, chimica, biologia, neuroscienze — tutto falso, tutto senza fondamento.

Una volta compiuta l’operazione di presentare il discorso di Nagel come una negazione delle conquiste scientifiche di quattro secoli, Boncinelli attacca dicendo che in cambio della distruzione dell’intera scienza non viene proposto nulla:

Ma almeno contropropone qualcosa? A parte una sorta di rievocazione nostalgica di un’impostazione teleologica del sapere, propria dei popoli primitivi — dobbiamo pensare, sostiene, a un «universo fondamentalmente incline a generare la vita e la mente» — non contropropone niente.

Insomma, il pensiero di Nagel in quanto critico verso il darwinismo sarebbe automaticamente antiscientifico e portatore di un ritorno ad una visione primitiva.

Come dicevamo, quattro giorni dopo alla “chiesa” di Micro Mega fa eco il quotidiano Avvenire della CEI, stavolta la firma è di Andrea Lavazza, capo redattore, che da parte sua sembra aver letto un altro libro:

L’idea di partenza di Nagel è che i grandi progressi compiuti dalle scienze fisiche e biologiche siano stati resi possibili dall’esclusione della mente dal mondo fisico. E ciò ha consentito un approccio quantitativo, in termini matematici e atemporali, alle leggi dell’universo. Ma nella realtà c’è di più e, comunque, serve un’altra forma di comprensione, perché la mente non è una semplice appendice o un accidente dell’evoluzione, ma un aspetto fondamentale della natura.

A differenza di quanto affermato da Boncinelli, Nagel non negherebbe la scienza degli ultimi quattro secoli ma affermerebbe qualcosa di completamente diverso, che le conquiste ci sono state e sono fuori discussione, ma che siano state solo quelle che hanno riguardato gli aspetti quantitativi e matematici (proprio quelli di cui si occupa la scienza sperimentale), ma che oltre ad essi nell’Universo c’è di più:

Lo snodo chiave (e più controverso) è proprio la presenza di una mente capace, in ciascuno di noi, di cogliere un ordine oggettivo: esistono valori che possiamo scoprire; esiste una razionalità che ci fa rifiutare le contraddizioni logiche; esiste una libertà di seguire la verità oggettiva superando le tendenze innate. E tutto questo non può essere spiegato dall’evoluzione darwiniana, che rimanda al relativismo. Se della coscienza va dato conto in termini naturali, tale sviluppo doveva essere “scritto” nell’universo prima della comparsa della vita. E la mente è una conseguenza dell’ordine che governa il mondo. Inevitabile a questo punto introdurre l’ipotesi di un finalismo naturale, per cui le cose nell’universo sono determinate da una predisposizione cosmica alla formazione della vita, della coscienza e del valore, che è inseparabile da esse. Difficile da accettare, ammette lo stesso Nagel, il quale però non vede altra spiegazione, dato che rifiuta esplicitamente il teismo, in quanto un Dio “primo motore” è solo postulato e non a sua volta spiegato.

Due descrizioni molto diverse dello stesso libro vengono dagli organi di stampa di due chiese contrapposte, una difende il materialismo, l’altra lo spirito, qui su CS si era invece posta l’attenzione su altri aspetti:

Nagel conferma quello che già da tempo andiamo dicendo: la critica al darwinismo incontra forti resistenze in quanto è “politicamente scorretta“….

Ma ancora una volta la critica al darwinismo viene da una posizione non religiosa, non c’entra nulla il creazionismo, e così analogamente a quanto dovettero fare J. Fodor e M. P. Palmarini, anche Nagel deve fare la sua professione di ateismo per difendersi da quel tipo di accuse che bloccano in modo pretestuoso il dibattito:

Il mio scetticismo non è basato su credenze religiose, o nella credenza di qualche alternativa definita. Si tratta solo della credenza che le prove scientifiche disponibili, a dispetto del consenso dell’opinione scientifica, in questa materia non ci porta razionalmente a piegare l’incredulità del senso comune. E questo è particolarmente vero nel caso dell’origine della vita”

Per prima cosa avevamo evidenziato che la critica al darwinismo non viene mossa per motivi religiosi, in secondo luogo mostravamo come le obiezioni da sempre portate avanti da CS fossero le stesse di Nagel:

Il darwinismo non solo è una insoddisfacente spiegazione dell’origine delle specie, ma in quanto “-ismo” è ormai un’ideologia che permea ogni aspetto della realtà e che si propone come esplicativa di tutto, un paradigma fondante della visione del mondo del “politically correct” e che quindi è estremamente difficile mettere in discussione, ma ciononostante la conclusione del libro di Nagel non solo è ottimista, ma nella sua visione del futuro giunge ad essere impietosa:

Le evidenze sperimentali possono essere interpretate per adattarsi a diverse teorie, ma in questo caso (della teoria neodarwiniana ndr) il costo delle contorsioni concettuali e probabilistiche è proibitivo. Io sarei pronto a scommettere che l’attuale consenso dei benpensanti apparirà ridicolo in una o due generazioni (ovviamente potrebbe essere sostituito da un nuovo consenso anch’esso sbagliato). Il desiderio di credere degli uomini è inesauribile.”

La chiesa di Micro Mega, difende il materialismo, quella di Avvenire punta l’attenzione su mente e finalismo, noi, che non siamo una chiesa, facciamo semplicemente notare che il darwinismo è solo un’insoddisfacente teoria sull’origine delle specie ma che in realtà non spiega nulla e, a costo di “contorsioni concettuali e probabilistiche” dal costo proibitivo, assolve l’unico compito di essere l’ideologia della modernità.

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