L’IMPORTANZA DEL GLUCOSIO


miele

di Nunzio Nobile Migliore

Come ho già detto in altri scritti, l’organismo per sopravvivere necessita di energia e la trova con la degradazione del glucosio con formazione finale di co2 e acqua in presenza di ossigeno. Esistono nelle grandi arterie dei sensori, di tipo chemiorecettivo  per l’ossigeno, per l’anidride carbonica e per l’idrogeno che si ottiene nei globuli rossi ematici , tramite l’enzima anidrasi carbonica  che catalizza la reazione co2+h2o=h2c03 che si dissocia in h+-hco3; la maggior parte dell’anidride carbonica viene trasportata nel sangue ai polmoni sotto forma di ioni bicarbonato e idrogeno; nei polmoni, dove c’è poca anidride carbonica, lo stesso enzima catalizza la reazione opposta ricostituendo l’anidride carbonica che viene eliminata con l’espirazione. I chemiorecettori delle grandi arterie sono sensibili all’ossigeno, alla anidride carbonica e all’idrogeno.

Da questi chemiorecettori partono delle fibre nervose afferenti che arrivano al centro bulbare della respirazione che analizza i dati dei chemiocettori e comanda alle fibre effettrici che vanno ai muscoli respiratori di regolare la loro funzione a seconda dei dati forniti dai chemiorecettori. Esiste quindi un meccanismo molto elevato di feedback che regola la  respirazione a seconda della quantità di ossigeno e co2 e h+ presenti nel sangue. E” chiaro che questo meccanismo si deve essere creato tutto in una volta nel corso dello sviluppo della vita altrimenti l’organismo non avrebbe potuto sopravvivere ai dati sbagliati. Ma ora andiamo avanti con i numeri. Come ho già detto altre volte, gli organi della respirazione sono i bronchi che si diramano poi in alberi sempre più piccoli sino ad arrivare a milioni di alveoli polmonari circondati da una miriade di vasi capillari in cui circola il sangue e in cui avvengono gli scambi respiratori fornendo ossigeno all’organismo. L’ossigeno è contenuto nell’aria e il meccanismo principale per cui il polmone aspira aria è la contrazione del diaframma, un muscolo a forma di cupola che divide la cavità addominale dalla cavità toracica. Contraendosi espande il torace e si crea cosi’ una dilatazione dei polmoni: dilatandosi gli alveoli si crea una pressione negativa negli alveoli, cioè la pressione dell’aria esterna supera la pressione dell’aria nei polmoni e quindi nuova aria penetra nei polmoni, all’opposto di quello che avviene nel cuore che, contraendosi riduce la sua cavità  creando una pressione positiva che fa entrare il sangue nelle grandi arterie e quindi in tutto l’organismo. Ma quali sono i numeri della respirazione? A riposo il corpo necessita di 250 ml. di O2 al minuto per le sue necessità di base ,come la respirazione, la circolazione, l’attività del fegato, del cervello e del rene ecc. Il centro respiratorio bulbare imposta il volume corrente di aria ad ogni respiro di 500 ml. Vediamo se questa impostazione è sufficiente ad assicurare al corpo 250 ml di O2 al minuto a riposo. Dei 500 ml. di volume corrente ad ogni respiro 150 ml. non sono coinvolti nello scambio di gas, quindi ad ogni respiro sono coinvolti nello scambio di gas solo 350 ml. a respiro(500-150 fa 350).A riposo il numero di respiri al minuto è 12.Quindi 350 x12 fa 4200 ml.alminuto di aria. Ma l’aria contiene solo il 21% di ossigeno, quindi la quantità di ossigeno che gli alveoli ricevono ad ogni minuto è 880 ml.(420×0.21).Però gli alveoli non prendono tutto l’ossigeno dell’aria e lo immettono nel sangue, ma solo il 30% di tutto l’ossigeno entra nella circolazione. Quindi la quantità di ossigeno che entra nel sangue è 264 ml.alminuto e questa quantità corrisponde quasi esattamente alla quantità di ossigeno che necessita al corpo  al minuto! Ma in caso di sforzo muscolare e durante la digestione si ha maggiore fabbisogno di ossigeno per una maggiore necessità energetica. L’attività massima che si possa fare richiede una quantità di ossigeno al minuto di 3500 ml. Il centro respiratorio deve essere stato in grado di sapere sin dall’inizio questi dati in modo da poter consentire all’uomo di sopravvivere a tutti gli eventi che implicano maggior sforzo muscolare. Ed infatti quando c’è un maggiore sforzo muscolare entrano in azione tutti i muscoli accessori della respirazione, quelli del collo, delle spalle, dell’addome e i muscoli intercostali che vanno in aiuto al diaframma. Negli sforzi notevoli il volume di aria che possono inviare gli alveoli supera i 100 litri al minuto. Se si fanno 40 respiri al minuto la quantità di aria che si introduce ad ogni respiro è di 2500 ml. L’aria inspirata contiene però solo il 21% di ossigeno, quindi 100 litri x0.21 da 21000 ml. di ossigeno al minuto consegnato agli alveoli, ma poichè viene consegnato al sangue solo il 30% di ossigeno, viene a trovarsi nel sangue ad ogni minuto 6000 ml. di ossigeno (21000×0.3). Questa quantità di ossigeno è sufficiente per assicurare al corpo dell’uomo la sopravvivenza anche in attività molto faticose e molto pericolose come l’assalto di un predatore e ha assicurato la sopravvivenza dell’uomo primitivo. Il centro respiratorio sembra aver saputo da sempre quali erano le necessità dell’uomo e ha dato da sempre i numeri giusti per sopravvivere .Ci si può chiedere ora come è possibile che l’evoluzione casuale possa aver portato a realizzare questi numeri precisi per la sopravvivenza, non è possibile, è solo l’intelligenza che c’è dietro ai sistemi biologici che ha reso possibile tutto ciò. Vedremo in seguito come la carenza di questi sistemi porta inevitabilmente alla debilitazione e alla morte.

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