LE RAZZE UMANE DIMOSTRANO L’EVOLUZIONE? 2


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Paola De Propris 

 ■ Contributo: Per quale motivo i pesci del mare sono tutti colorati? Perché gli uccelli del cielo, le farfalle, i fiori sono così tanti e di così tanti colori? Perché il nostro Dio ha una fantasia sfrenata… Le leggi, prima che d’essere di Mendel, sono del buon Dio, noi possiamo sperare solo d’avvicinarci a capire… Tutto qua…

Perché vogliamo sapere come erano Adamo e Eva? Perché vogliamo sapere come era il volto di Gesù? Sicuramente non era biondo con i boccoli e gli occhi azzurri, la Bibbia stessa dice che non era bello da attirare gli sguardi; secondo me era anche un po’ scuretto, visto la tipologia degli abitanti del luogo di quel tempo… Ma poi che importa che faccia avesse? Concentriamoci su quello che ha fatto e ha detto, e su quello che s’aspetta Lui da noi, senza perderci in elucubrazioni inutili. Pace a tutti. {01-09-2008}

Risposta: Cara Paola, perché un contributo venga pubblicato, bisogna aver letto l’articolo o il tema di riferimento nella sua interezza (e non solo l’invito alla lettura), bisogna rispondere nel merito. T’incoraggio quindi a leggere i contributi altrui e a formulare un contributo che vada nel merito dei temi veramente affrontati (p.es. nessuno ha parlato di Gesù e del suo volto). Nella sua lettera la lettrice, che ha posto la domanda, vuole avere delle risposte per così poter replicare ai suoi accusatori atei. Vuoi tentare? Shalom… Nicola Martella

Replica: Nicola, pace. Nonostante che io sia infermiera professionale, non so dare una risposta tecnicamente valida alla domanda posta dalla sorella. Sono 15 anni che sono convertita, e nessuno mai mi ha fatto una domanda così; onestamente risponderei proprio così: il nostro è un Dio fantasioso… Pace del Signore. {01-09-2008}

 

Anna Farina

 

Nota redazionale: Nel secondo capoverso la lettrice fa dell’ironia, come ella stessa spiega nel terzo capoverso, per rendere chiara l’inconsistenza della cosiddetta «evoluzione teista»

Frequento l’università di medicina e proprio poco tempo fa, a una lezione di genetica, il professore ci disse che il concetto di «razza» non è un concetto genetico, ma solo una costruzione mentale che è saltata fuori a un certo punto grazie a persone «poco avvedute». il numero dei cromosomi è lo stesso per tutti, e tutti codificano per proteine uguali o quanto più analoghe tra loro, sia che si parla dello stangone svedese biondo e con gli occhi azzurri, che del pigmeo di un metro e 40 che vive nelle foreste africane, sia che si parla d’un bambino che d’un ottantenne. Darwin stesso, che parla d’evoluzione delle specie, non ha mai avuto prove certe che l’uomo discendesse dalla scimmia, la sua è solo una deduzione. E la somiglianza delle prime fasi della gestazione del feto umano con quello d’altri cuccioli animali è semplicemente dovuto al fatto d’avere in comune alcuni geni, quelli che sono essenziali per la vita di tutti gli esseri viventi. Dal fatto d’avere qualche base azotata in comune a quello di dire che l’uomo discende dagli animali, il passo è lungo.

Ok, ora consideriamo che l’espressione «e Dio creò l’uomo» sia solo un modo semplicistico della Bibbia di descrivere qualcosa di più complicato (cosa che pensavo io tempo fa…). Il passo successivo però è: giacché gli animali, a differenza nostra, non hanno lo spirito, quand’è stato il momento il cui Dio poi ha detto: «Ok, questa scimmia mi sembra abbastanza uomo da poterle dare uno spirito»? E a questo punto perché la scimmia è meno degna dell’uomo d’uno spirito? E ancora, poiché «l’uomo è di poco inferiore agli angeli», la scimmia quindi dove la collochiamo?

È chiaro che qui sopra banalizzo e faccio anche un po’ d’ironia, ma secondo me a volte è il metodo migliore per capire dove sta la verità, senza fare troppi ragionamenti arzigogolati e intellettualoidi. E si fa bene a informarsi un po’ meglio sulle teorie evoluzionistiche, a cui spesso si fa dire cose che Darwin, Lamarck o gli altri non hanno mai nemmeno pensato. {01-09-2008}

 

 Francesco Troiano

Premesse

■ Il 70% del genoma del Ratto è identico a quello dell’Uomo; una percentuale molto più alta nello scimpanzé, credo superiore al 98%.

■ Il numero di bulbi piliferi nell’uomo è superiore a quello dello scimpanzé, probabilmente il gene che codifica la peluria è lo stesso, l’espressione genica no.

■ La melanina è prodotta dallo stesso gene in tutti gli uomini, l’espressione genica non è però la stessa.

Ciò detto

Tenuto conto che solo il 10% del genoma a disposizione delle cellule umane è espresso, viene da chiedersi se anche il restante 90% inespresso prenda parte a una possibile evoluzione della specie umana. Non è da escludersi che la frequenza con cui un gene è espresso rappresenti già un’evoluzione della specie.

Sul fatto che l’Uomo nasca come specie Uomo sono d’accordo (non credo alla teoria dell’anello mancante); reperti storici dimostrano però che questo si è evoluto in armonia con l’evoluzione di tante altre creature della terra.

Un’ultima cosa: Adamo e Eva sono dei miti… miti comuni ad altri popoli riportati nella Bibbia sono letti sempre in rapporto alla fede in Dio prima e Gesù dopo. Ciao. {02-09-2008}

 

Nicola Martella

Prendo qui posizione sull’ultimo contributo. Parto dall’ultimo capoverso, lasciando per il resto la parola al biologo nel prossimo contributo. Un’asserzione così lapidaria su ciò che dovrebbe essere «mito» non ce lo si dovrebbe aspettare in chi vorrebbe dare l’apparenza di attenersi ai risultati della «scienza». Infatti la scienza (non le opinioni scientifiche) parte da ciò che è stato dimostrato al momento con gli strumenti che possiede. Dire che qualcosa è «mito» o meno, non è un’asserzione scientifica, ma ideologica. Come tale non è accettabile in un discorso che affronta la questione delle razze che alcuni prendono a pretesto per ritenere dimostrata l’evoluzione.

Tutto ciò fa sospettare che la parvenza scientista del lettore miri soltanto a screditare i contenuti della fede cristiana. Se così fosse non sarebbe un buon esempio per l’onestà intellettuale e mostrerebbe com’è facile strumentalizzare il discorso scientifico per mire ideologiche, rispettivamente agnostiche o gnostiche.

Un breve excursus nella Bibbia stessa mostra com’essa ha da sempre combattuto i «miti». Strano che ora le si voglia attribuire un discorso mitologico.

■ Paolo aveva esortato Timoteo, suo collaboratore, a «rimanere ad Efeso per ordinare a certuni che non insegnino dottrina diversa né si occupino di miti e di genealogie senza fine, le quali producono questioni, anziché promuovere l’economia di Dio, che è in fede» (1 Tm 1,3s). Come si vede, la «dottrina diversa» e i «miti» contrastavano con la dottrina e il piano di Dio.

■ Gli ingiunse anche quanto segue: «Rappresentando queste cose ai fratelli, tu sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito delle parole della fede e della buona dottrina che hai seguita da vicino. Ma schiva i miti profani e da vecchie; esèrcitati invece alla devozione» (1 Tm 4,6). Si noti che le «parole della fede e della buona dottrina» erano considerate in contrasto con i «miti profani».

■ Per l’avvenire Paolo esortava Timoteo pure al riguardo: «Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno insegnanti secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno ai miti» (2 Tm 4,2ss). Come qui si vede la verità predicata, ossia la Parola di Dio, era in contrasto proprio con i miti.

■ Anche a Tito, un altro collaboratore di Paolo, quest’ultimo scrisse: «Riprendili perciò severamente, affinché siano sani nella fede, non dando retta a miti giudaici né a comandamenti d’uomini che voltano le spalle alla verità» (Tt 1,14). Anche qui miti e verità biblica sono in netto contrasto.

■ L’apostolo Pietro, uno dei primi testimoni di Gesù, scrivendo ai giudeo-cristiani, rese chiaro quanto segue: «Non è con l’andare dietro a miti artificiosamente composti che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signor Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà» (2 Pt 1,16). Come si vede, i «miti artificiosamente composti» e la testimonianza oculare sono posti in contrasto.

 

L’atteggiamento dei profeti legittimi e degli apostoli legittimi è stato sempre anti-mitologico. Chi mischia, senza discernere, cose di per sé eterogenee fra loro, non può certo vantarsi di avere un atteggiamento scientifico! Egli mostra solo di non conoscere sufficientemente le verità bibliche.

 

 Nicola Berretta

Non mi è chiaro l’obiettivo di questo contributo al tema. Più che altro non ne comprendo la logica di ragionamento né le conclusioni che si trarrebbero dalle premesse poste.

Pur non entrando nel merito di queste premesse, voglio comunque sottolineare che le conclusioni a cui sembra giungere Francesco, riguardo all’evoluzione, che s’evincerebbe dalla frequenza con cui un gene s’esprime, la presunta dimostrazione dell’evoluzione umana (tra l’altro contraddetta dalla convinzione d’assenza d’anelli mancanti), così come l’interpretazione mitologica d’Adamo e d’Eva, sono indubbiamente ipotesi lecite. Purché le si riconosca come tali e non le si rivesta con un manto d’obiettiva deduzione logica dalle premesse poste.

Approfitto però d’alcune giuste osservazioni di Francesco per dire che effettivamente solo una minima parte del DNA contiene informazioni per la codifica di proteine. Il restante DNA fino a poco tempo fa veniva definito «DNA spazzatura» (junk DNA), perché non se ne comprendeva il ruolo. Questa definizione sprezzante era di per sé indice di quella presunzione presente in molti ricercatori, i quali, di fronte alla propria ignoranza non hanno l’umiltà di riconoscere i limiti delle proprie conoscenze e sono subito pronti a liquidare le questioni con risposte affrettate e saccenti. Si diceva infatti che questo «DNA spazzatura» doveva essere una sorta di pattumiera che conteneva vari relitti evolutivi di geni utilizzanti in passato. Al contrario, stanno venendo fuori sempre più dati sull’importanza funzionale di questo DNA, in particolare nella regolazione dell’espressione genica. Questa è una funzione, tra l’altro, determinante nell’ambito dei meccanismi epigenetici di cui parlavo nel contributo precedente. {03-09-2008}

 

Vincenzo Russillo

La Bibbia ci dice che tutti gli uomini sulla Terra dei giorni nostri, sono i discendenti di Noè, di sua moglie, dei suoi tre figli e delle loro mogli e a loro volta questi discendono da Adamo ed Eva (Genesi 1,11).

Oggi noi siamo suddivisi in molti gruppi diversi, chiamati «razze», che si diversificano per alcune peculiarità fisiche (come p.es. il colore della pelle). Molte persone considerano questo, un motivo abbastanza ragionevole per dubitare del racconto biblico. Poiché si tende a credere che questi diversi gruppi, si sono venuti a creare dopo un’evoluzione di centinaia d’anni. Ma la biologia ci dice tutt’altro e si può dimostrare facilmente.

I fatti biblici ci dicono che la popolazione che discese dalla famiglia di Noè aveva una lingua comune e vivevano tutti in uno stesso luogo fino a quando non disubbidirono al comando divino, costruendo la torre di Babele (Genesi 9,1-11,4). Dio allora confuse la loro lingua e divise la popolazione in piccoli gruppi che furono sparsi per la Terra (Genesi 11,8s).

La moderna genetica, ci spiega che a seguito di tale disgregazione della popolazione, le variazioni nel colore della pelle per esempio, si può sviluppare in poche generazioni. Andando ad analizzare bene la situazione, il termine razza non c’indica niente di nuovo. Esiste una sola razza, quell’umana. La Bibbia c’insegna che Dio ha «ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione» (Atti 17,26). La Bibbia non distingue i gruppi di persone dal loro colore della pelle o dalle sembianze fisiche, ma dai loro usi e costumi. Tutte le persone possono incrociarsi e produrre dei discendenti fertili. Da questa semplice osservazione, i ricercatori hanno scoperto che le differenze biologiche tra le «razze» non sono grandi. Infatti le differenze di DNA sono banali. Cifre alla mano si può ben affermare che il DNA di due persone, in due parti diverse nel mondo in genere differisce d’appena 0,2 %.

Gli antropologi in genere dividono in 5 grandi gruppi la popolazione, per separare le «differenze razziali»:

Caucasica: razza europea o bianca;

Mongola: che include diverse popolazione come: Cinesi, Inuit, Eschimesi e Indiani d’America;

Negroide: neri Africani;

Australoide: Aborigeni e Australiani.

 

All’interno d’ogni classificazione, ci possono essere diversi sottogruppi. Opinione diffusa anche tra molti evoluzionisti è che i diversi gruppi, provengono dalla stessa popolazione originaria. Ovviamente ritengono che i cinesi o gli aborigeni, si sono evoluti dopo un centinaio d’anni dalla separazione dal gruppo iniziale.

Se andiamo ad analizzare una caratteristiche fisica che viene usata per individuare a quale razza appartiene individuo, ad esempio il colore della pelle scopriremo che non tutto va come affermano gli evoluzionisti. È facile pensare che, dal momento che diversi gruppi di persone hanno la pelle «gialla», «bianca», «nera», «marrone», a questo punto viene da chiedersi ma esistono diversi pigmenti o coloranti della pelle. Tuttavia diversi pigmenti chimici per la colorazione della pelle, vorrebbe dire diverso codice genetico o diversa programmazione nell’eredità del codice genetico, in ogni persona del gruppo; ma questo sarebbe una cosa impossibile. Tutti abbiamo la stessa pigmentazione che colora la nostra pelle, la melanina. La melanina viene prodotta in alcune cellule speciali della nostra pelle ed è di colore marrone scuro. Se ne produciamo poca, siamo di colorazione bianca e quindi Europei; se ne produciamo molta siamo di colorazione più scura, e così via con le varie sfumature. Quindi il fattore davvero importante per determinare la colorazione della pelle è il variare dell’importo di produzione della melanina. Lo stessa cosa si potrebbe dire d’altre caratteristiche fisiche, come ad esempio il taglio degli occhi; magari osserveremo subito quello d’un cinese, il cui tipico occhio a mandorla è tale poiché c’è meno grasso attorno all’occhio.

Ma la domanda, che forse sembra cruciale, è come queste caratteristiche si sono trasmesse in maniera così veloce?

È facile pensare a una coppia composta da una donna bianca e da un uomo nero, il loro figlio molto probabilmente sarà mulatto. Se questo poi sposerà un altro individuo del suo gruppo, il loro figlio potrà acquisire un colore nero intenso o un nero più chiaro. Questo perché è tutto codificato nel nostro DNA, le informazioni vengono copiate e rielaborate di generazione in generazione per poi stabilire come sarà il nuovo individuo. Tutte le trasmissioni avvengono grazie ai geni che trasportano dati, per ogni singolo enzima: come l’enzima per la costruzione dell’emoglobina. Le informazioni vengono per metà dal padre e l’altra metà dalla madre. Un incrocio di geni avviene, nella creazione del nuovo individuo. Una cosa simile avviene anche per l’esempio della colorazione della pelle. Se ci mettiamo in una situazione ipotetica in cui tutti i gruppi di persone si potessero imparentare liberamente, e poi divise in piccoli sottogruppi divisi tra di loro avremmo la nostra condizione iniziale con un sacco di combinazioni genetiche. Anche oggi, all’interno d’un particolare gruppo di persone si potrebbe notare una caratteristica che è peculiare d’un altro gruppo. Ad esempio un Europeo con un naso piatto e molto largo. Quindi gli scienziati sono concordi che il significato di «razza» non ha alcun valore biologico.

Cercando di riordinare un po’ le idee possiamo cercare di riassumere le cose come segue, sfruttando il racconto della Genesi e tenendo conto degli effetti dell’ambiente. Il primo uomo creato, Adamo, da cui discendono tutti gli uomini fu creato con la migliore combinazione genetica. Tempo dopo la creazione un’enorme diluvio di caratura mondiale spazzò via l’umanità a eccezione di Noè, sua moglie, i suoi tre figli, e le loro mogli. Questo provocò un enorme cambiamento per l’ambiente. In seguito Dio, comandò ai sopravvissuti di ripopolare la terra (Genesi 9,1). Centinaia d’anni dopo, la gente disubbidì a Dio, costruendo la torre di Babele, simbolo di trasgressione e di conseguenza punita. Fin a quel momento possiamo notare dal racconto biblico che l’intera umanità parlava una sola lingua. Ma la popolazione fu punita con l’imposizione di lingue diverse e fu dispersa per tutta la Terra. Quindi tutti i gruppi di persone: neri africani, indoeuropei, mongoli, e altri si sono creati dopo Babele. È molto facile pensare che sia Noè che sua moglie avessero una pelle olivastra per proteggersi dai raggi del Sole, inoltre un dato rilevante è che oggi la maggioranza della popolazione mondiale ha gli occhi e i capelli scuri. Ma cosa accadde dopo Babele? Le popolazioni furono separate, così le persone si sposavano solo tra di loro, impossibilitate nel capire altre lingue. Questo porta a tenere il colore della pelle e le altre caratteristiche, lontani dagli estremi. Quindi dopo Babele ogni gruppo si separò da quell’originario, «portando con sé» una gamma di pigmentazione diversa dalla popolazione iniziale. È probabile che un gruppo abbia geni più chiari e un altro più scuri. La stessa cosa accadrebbe con le altre caratteristiche: forma del naso, forma dell’occhio, eccetera.

E poiché ogni persona s’imparenterebbe con un’altra del proprio gruppo linguistico, le differenze sarebbe più nette rispetto al gruppo di partenza. Inoltre in diverse località geografiche ogni gruppo, incontrò diverse situazioni climatiche. Ma questi effetti dell’ambiente non ebbero nessun effetto nella «miscela genetica» iniziale d’ogni gruppo. È facile pensare che in seguito le condizioni ambientali, intervennero creando così una selezione naturale, senza però favorire la creazione di nuove specie. Prendiamo ad esempio dei gruppi con scarsa facilità di creazione di melanina (poiché non riescono a produrre abbastanza vitamina D), questi non riuscirebbero a sopravvivere in ambiente molto soleggiati, poiché i raggi solari avrebbero effetti devastanti come il tumore alla pelle. Quindi predominano in queste zone le persone con la carnagione molto scura, dove si è modificata la produzione di melanina. Quindi gli agenti climatici possono colpire l’equilibrio di geni presenti nel gruppo o eliminare addirittura interi gruppi; per questo all’equatore abbiamo persone con la pelle molto scura e le persone nordiche con la pelle pallida. Ma non sempre è così; ad esempio, gli Eschimesi hanno il colorito di pelle scuro e invece i sud Americani non sono neri. Questi esempi confermano che la selezione naturale non crea informazioni nuove, se la composizione genetica d’un gruppo di persone non consente la variazione di colore verso il desiderabile, la selezione naturale non può creare tale variazione. Ma le prove a sostegno della Bibbia non sono solamente genetiche, bensì anche i racconti sul diluvio universale sono comuni e molti dati s’assomigliano come, ad esempio: le otto persone salvate in barca, l’invio degli uccelli o l’arcobaleno.

Così si può concludere che Babele ha rotto un grande gruppo, creando un incrocio di piccoli gruppi. Quello che ne deriva è una grande miscela di geni per diverse caratteristiche fisiche. Di per sé questo succede, per garantire la dispersione in un breve periodo di tempo. Creando differenze stabili che denotano poi le diverse «razze». Inoltre la pressione della selezione dell’ambiente, hanno portato la modificazioni dei geni in modo che le caratteristiche fisiche d’ogni gruppo tendessero a soddisfare il loro ambiente. Non c’è stata nessuna evoluzione genetica da semplice a complessa, poiché ogni gene era già presente.

Le caratteristiche dominanti d’ogni gruppo risultano dalla combinazione dei geni preesistenti, più qualche cambiamento degenerativo minore che risulta dalle mutazioni ovvero dai cambiamenti fortuiti dei geni che possono essere ereditati. Le originarie informazioni genetiche sono sia rimaneggiate che degenerate, ma niente è stato aggiunto al codice genetico originario.

Come era Adamo? Di sicuro, se parliamo fisicamente non aveva l’ombelico essendo il primo uomo e con una costola mancante (ma questo non vuol dire che gli uomini debbano avere una costola in meno, poiché le informazioni genetiche sono contenute nei nostri geni). Sul piano intellettivo, si può dedurre che fosse molto intelligente poiché diede il nome agli oggetti animati e non. {03-09-2008}

 

Gianni Siena

Secondo i risultati più recenti della genetica noi uomini siamo sostanzialmente uguali, il Dna dell’uomo è lungo un metro e mezzo e — si faccia attenzione (!!!) — tutte le differenze fra noi umani stanno in meno di 1/1.000 dello stesso. Questa scoperta è la migliore «connessione» con la narrazione biblica della creazione dell’uomo.

Chi ha fatto questa scoperta, ha cercato di «ciurlare» nel proverbiale manico facendo risalire la nostra origine a un tipo d’uomo esistente 40… 70… 120 mila anni fa. Gli anni in mano agli evoluzionisti si sprecano!

Ma noi credenti abbiamo un Testo Sacro che, oltre a essere tale, è un informato resoconto di fatti successi nel passato remoto della specie umana e della terra: in Esso leggiamo che l’uomo primordiale venne all’esistenza così com’è oggi… dal punto di vista della morfologia e delle funzioni organiche.

Lascio da parte le implicazioni etiche e teologiche della questione, ma la scoperta è il punto di partenza d’un nuovo modo d’affrontare le questioni relative. L’evoluzione non può più «bypassare» Adamo e Eva quali progenitori della razza umana: l’informazione biblica sulla immutabilità della attuale specie umana trova conferma dagli studi sul Dna umano.

La domanda alla quale dovranno rispondere gli avversari della Fede e della Narrazione Biblica e «che cosa esisteva prima» di loro (dei progenitori). Il confronto sul tema va, secondo me, a una stretta finale; non si può continuare a eludere le domande fondamentali sull’argomento.

Se l’uomo attuale, com’è evidente dalle scoperte, è lo stesso del passato, ciò carica coloro che non lo vogliono accettare dell’onere di dimostrare da dove proviene la coppia umana primordiale… ma se hanno sbagliato così grossolanamente sulla derivazione immediata dell’uomo, essi sono ancora più in errore sulle «precedenti» pseudo-connessioni ancestrali … tutte da dimostrare!

Evito di formulare una spiegazione «creazionista» ma la mia Fede nel Dio della Bibbia è sempre più ferma al riguardo. Il motivo? Non è per paura di dover affrontare spinosi problemi di conferma scientifica ma per l’evidenza stessa delle vicende narrate. Nel 15° secolo a.C., Mosè raccontava questa storia a un popolo che aveva appena finito di scontare una lunga schiavitù. In Egitto, la religione era basata sul servizio che il popolo (e gli schiavi) dovevano tributare al dio-uomo, il faraone. Questo era reputato discendente d’Osiride e al quale doveva uniformarsi nella vita per meritare l’immortalità. [Nella Genesi Mosè mostrò invece che Dio aveva creato l’uomo (quindi ogni uomo) a sua immagine e somiglianza (Gn 1,26s; 5,1s); N.d.R.]

Nell’esodo dall’Egitto appare in tutta la sua gloria l’opera redentrice del Signore che, nel liberare Israele, pagò la «caparra» salvifica della redenzione offerta poi a tutta l’umanità.

Mosè anticipò Lutero e Calvino che denunciarono l’iniquità dell’idolatria e della «deificazione» umana e riaffermarono la gratuità della salvezza: un decreto di Dio reso possibile dalla morte espiatrice di Cristo.

Gli evoluzionisti non rendono un buon servizio agli uomini ma li preparano alla prevedibile schiavitù sotto un futuro dittatore: se noi non siamo stati fatti dalla Mano di Dio, dunque, le sperimentazioni genetiche e le manipolazioni relative sono il migliore progresso possibile.

Ma noi siamo stati creati da Dio e solo questo deve intimorire chiunque e renderlo responsabile di non guastare l’opera del Signore: il giudizio attende chiunque non rispetta il suo volere. {09-09-2008}

 

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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Sci/T1-Razze_evoluzione_Ori.htm

30-08-2008; Aggiornamento: 23-11-2012

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