Amedeo da Pra 2°PARTE


… continua

Questo esempio non vuole confutare il meccanismo usato dagli evoluzionisti per spiegare l’origine dell’informazione (ciò che programma ogni essere vivente e ne determina strutture e complessità), ma solo criticare gli esempi di selezione naturale: fringuelli di Darwin e falene, come esempio dell’evoluzione, come prova di un processo creativo.

Nessuno nega che ogni specie avesse un antenato comune, le variazioni all’interno delle specie si possono spiegare con la selezione di un ampio pool genetico. Il problema su cui ci si dovrebbe soffermare sono le mutazioni, materiale ipoteticamente utile per selezionare  caratteristiche del tutto nuove.

Una persona potrebbe obbiettare dicendo ad esempio che la falena bianca si è formata da quella nera, o viceversa, grazie ad una mutazione. Ma a questo punto si dovrebbe provare che non esistesse nel mondo neanche un esemplare di falena bianca, cosa ovviamente impossibile, in quanto provare l’inesistenza di un animale, su una superficie quale quella del pianeta terra va al di là della logica, anche di quella degli evoluzionisti più ferventi.

Questa obiezione, anche se veritiera, non proverebbe l’evoluzione, perché, come nel caso dei batteri resistenti agli antibiotici, non è la mutazione necessaria per attuare un sistema di graduale “complessificazione” (il capitolo sui batteri mutati verrà redatto settimana prossima)

 CRITICA ALL’ANATOMIA COMPARATA COME EVIDENZA DI UN ANTENATO COMUNE

 Il fatto che gran parte degli animali abbiano strutture simili è fuori discussione.

Ci sono similitudini funzionali come nel caso delle farfalle e dei pipistrelli che hanno entrambe le ali, anche se gli animali sono profondamente diversi. Ci sono similitudini strutturali come nel caso della struttura ossea delle ali del pipistrello che coincide con quella delle pinne dei mammiferi acquatici, anche se la struttura del primo animale serve per volare e la seconda per nuotare.

L’anatomista Richard Owen chiamò il primo tipo di similarità “analogia” (omoplasia), e la secondo “omologia”.

Il classico esempio di omologia usato come prova dell’evoluzione nei libri di testo è la forte similarità delle strutture ossee degli arti dei più svariati vertebrati. Fig. 2 e 3

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La risposta più semplice e basilare è che strutture omologhe non portano per forza alla conclusione dell’antenato comune, perché possono portare a pensare ad un progettista comune.

Mi spiego meglio: un evento o fenomeno non può essere usato come prova di una determinata tesi, dal momento che quel fenomeno può provare più tesi.

Penso che questo concetto sia più che logico, usiamo un esempio più pratico per capirlo: se dovessimo trovare una casa distrutta, cosa concluderemmo? Usando la logica evoluzionistica diremmo: “è stato un tornado” (o una qualsiasi altra conclusione specifica), anche se una casa distrutta non basta a provare che un tornado sia avvenuto: la casa distrutta può infatti portare a numerosissime conclusioni, ed è per questo che per capire quale sia la migliore bisogna analizzare il fenomeno, cercando di capire quale conclusione sia la migliore.

Noi quindi ci troviamo a due possibilità: queste similitudini sono dovute ad un progettista comune o ad un antenato comune?

Entrambe hanno come previsione una correlazione fisiologica-morfologica degli animali: come un progettista di macchine progetterà le proprie macchine con forti similitudini, un creatore progetterà le sue creature con delle similitudini.

Molti scienziati, specialmente biologi, innorridiscono d’innanzi alla opzione sovrannaturale, come se si dovesse partire dal presupposto che la scienza non debba cercare l’evidenza, ma solo l’evidenza che abbia una spiegazione naturale. Quindi anche nel caso dovessimo trovare evidenza di un intervento teistico, come nel caso di un inizio dell’universo dovuta ad una singolarità che necessità una causa trascendentale, e l’elevatissima improbabilità di un universo antropico, uno scienziato, secondo la logica di diversi evoluzionisti, dovrebbe invece cercare una spiegazione meno adeguata., ma naturalistica, accettando come ancora logicamente valida la critica all’intervento divino di Hume.

Ciò che purtroppo si vede ripetere più volte nei libri di testo è la solita frase:”le strutture omologhe provano l’antenato comune, perché provengono da un antenato comune

La frase in grassetto è quella che invece compare sempre in modo meno esplicito.

Perché? Perché se non fosse così tutti capirebbero che si sta cadendo in un palese ragionamento circolare.

Il ragionamento circolare è quella logica fallace che consiste nel provare una tesi tramite ciò che si vuole provare e non è ancora stato provato.

Questo è ciò che troviamo nell’argomento del nostro libro di testo: si vuole provare l’antenato comune avendo già accettato l’omologia come derivazione di un antenato comune.

Accettando questo ragionamento, un evoluzionista potrebbe reclamare dicendo che è allora ragionevole accettare entrambe le opzioni: una similitudine dovuta ad un intervento creativo di un progettista intelligente, ed una similitudine dovuta ad un processo casuale originatosi da un antenato comune.

Un altro caso in cui si cade in un ragionamento fallace come questo è quando si differenzia omologia e convergenza/analogia dicendo che il primo prova l’evoluzione perché viene dall’antenato comune e il secondo no perché non rientra nella filogenesi darwinista già assunta come vera in partenza.

Adesso tutto sta nel capire se la soluzione più ragionevole sia l’opzione di un progetto comune di un progettista o sia invece un processo casuale che porta divergenze e somiglianze nella prole di un antenato comune.

 Il primo motivo per il quale l’opzione sovrannaturale è la più probabile è lo sviluppo embriologico diverso delle strutture omologhe; previsione opposta rispetto a quello che gli evoluzionisti avrebbero voluto trovare.

Prendiamo come esempio gli arti superiori umani comparati con quelli della rana: a prima vista la conclusione di uno studente sarebbe “ecco una struttura omologa che prova l’evoluzione!”, ma come detto prima, se ci dovessero essere delle strutture omologhe che derivarono da un antenato comune con quelle strutture, ci si aspetterebbe, che ciò che rimane nella prole (ad esempio le strutture omologhe) si sviluppi in modo univoco in tutti gli animali che hanno ereditato quella struttura, in quanto quando apparteneva al loro antenato, poteva svilupparsi (la futura struttura omologa) in un unico modo.

Ritornando all’esempio degli arti comparati dell’uomo e della rana, come si vede dall’immagine 4, negli umani (primo arto a sinistra) le dita si formano tramite la rimozione di materiale, mentre con le rane si può osservare nello sviluppo embriologico un processo di formazione delle dita totalmente opposto, ovvero si vede la crescita e la graduale sporgenza delle dita dell’arto superiore.

Quindi nel primo caso, del materiale viene rimosso, nel secondo viene aggiunto.

Se l’evoluzione fosse un processo realmente accaduto ci si aspetterebbe che la formazione di queste strutture, in quanto ereditate da un unico antenato, rispecchiasse lo sviluppo di quell’unico antenato.

Un altro esempio di sviluppo diverso delle strutture omologhe è l’intestino del phylum dei cordati. Nello squalo ad esempio, questo intestino, che gli evoluzionisti credono che derivi da questo fantomatico antenato comune, si forma da cellule risedenti nella parte superiore della cavità embriologica; nelle lamprede l’intestino si forma da cellule presenti sul fondo della cavità embriologica. Nella rane l’intestino si sviluppa da cellule risedenti sia nella parte superiore che posteriore della cavità embriologica (Stephen Meyer, Anatomical homology reply, 44).

Ci sono altri numerosissimi esempi, ma tutti portano ad un’unica conclusione: il neodarwinismo nel tempo ha dimostrato di possedere sempre più incongruenze.

Come dice l’embriologo Pere Alberch è “La regola e non l’eccezione che le strutture omologhe si sviluppino in modo diverso”.

La cosa più sconcertante  (per i sostenitori del darwinismo) è che questi studi sono stati fatti dall’evoluzionista Gavin de Beer, che ammise che l’omologia è un problema irrisolto.

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Il secondo motivo per il quale l’interpretazione darwinista dell’omologia è fallace sono i numerosissimi esempi di omoplasia.

Cos’è l’omoplasia? Sono similitudini strutturali che gli stessi evoluzionisti ammettono non poter venire da un antenato comune in quanto non rispecchiano l’albero filogenetico della vita.

In parole povere ci sono esempi di similitudini, come l’occhio umano e l’occhio del polpo che non possono in alcun modo venire da un antenato comune. Perché? Perché la ipotetica correlazione tra polpo e uomo è lontanissima e questo significa che quell’antenato comune, avendo quell’occhio, lo avrebbe dovuto trasmettere alla sua prole; ma stranamente vediamo la struttura di questo occhio presente solo nell’uomo e nel polpo , entrambi dotati di cristallino e retina(Immagine .5)

La differenzazione dell’ipotetico antenato comune tra polpo e uomo è lontanissima in quanto il polpo è un invertebrato.

Gli esempi di omoplasia vengono chiamati anche evoluzione convergente, ovvero sostengono che la selezione naturale, abbia un potere così miracoloso da poter creare casualmente due occhi così simili. Un altro esempio di omoplasia è il sistema complicatissimo di ecolocazione condiviso dai delfini e dai pipistrelli. Esempi sconcertanti sono sempre più conosciuti, come nel caso di qualsiasi tipo di occhio, che gli evoluzionisti dicono essersi evoluto indipendentemente (non ereditato da un antenato comune) in almeno sessanta volte (Fernald, R.D., Eyes: variety, development and evolution, Brain, Behavior and Evolution 64(3):145, 2004). Un altro esempio di omoplasia o convergenza è quello del processo di fotosintesi, infatti un tipo di fotosintesi, chiamato fotosintesi c4, tra l’altro irriducibilmente complesso, dicono (i neodarwinisti) si sia evoluto indipendentemente (formato senza trasmissione, ma solo grazie alla forza creativa dell’assioma primario) in ben trenta casi! (Batten, D., C4 photosynthesis—evolution or design).

Adesso ci viene da chiedere: se ci sono così tanti esempi di similitudine che gli stessi evoluzionisti dicono non venire da un antenato comune, perché dovremmo credere che altre similitudini derivino da questo antenato? Solo perché rientrano in un schema privo di evidenza per sostenerlo? Qual’e la probabilità che una forza cieca, quale la selezione naturale crei indipendentemente trenta volte lo stesso identico processo di fotosintesi?

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Il terzo motivo per il quale l’omologia non è una prova di un antenato comune, consiste nel fatto che troviamo che le strutture “omologhe” sono controllate da geni diversi. Infatti troviamo geni diversi che controllano strutture simili, geni uguali che controllano strutture diverse. Dato che un gene sintetizza una proteina, in larga scala, se l’antenato comune dovesse trasmettere una struttura omologa, presumibilmente le strutture omologhe tra gli animali di oggi dovrebbero condividere i geni dell’antenato comune usato per sintetizzare le proteine per formare quella struttura. Ci si aspetterebbe quindi che ciò che è ereditato da un antenato, come ad esempio gli arti simili tra i vertebrati, sia controllato dai geni di quell’antenato, in quanto struttura mantenuta, e ci si aspetterebbero che geni diversi, in quanto diversificazioni dovute a mutazioni di un unico antenato  sintetizzino per proteine, quindi strutture diverse.

Quindi se queste caratteristiche fossero realmente ereditate dovremmo trovare i rispettivi geni ereditati; quindi per rendere l’omologia una prova dell’evoluzione dovremmo vedere che tutte le strutture omologhe vengano prodotte dagli stessi geni; se non fosse così, in quanto previsione non evoluzionistica, l’omologia non potrebbe essere utilizzata come prova dell’evoluzione.

Come si vede nell’immagine 6, strutture omologhe sono controllate da diversi geni.

Come dice Gavin de Beer: “But if it is true that through the genetic code, genes code for enzymes that synthesize proteins which are responsible (in a manner still unknown in embryology) for the differentiation of the various parts in their normal manner, what mechanism can it be that results in the production of homologous organs, the same “patterns”, in spite of their not being controlled by the same genes? I asked this question in 1938, and it has not been answered.”

Altri esempi di strutture apparentemente omologhe “governate” da geni diversi sono le strutture corporee simili dei moscerini della frutta e delle vespe. Questo esempio è particolarmente forte, in quanto la diversità di geni diversi utilizzati per la formazione della struttura quasi identica dei due corpi è palesemente evidente, come dimostra lo studio di Klaus Shander e Urs Schmidt-Ott, “Evo devo aspects of classical and molecular data in a historical prespective” nel “Journal of Experimental Zoology B 302 (2004): 69-91.

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Il quarto motivo per il quale molti scienziati rigettano l’omologia anatomica come evidenza del darwinismo è il fatto che lo stesso gene controlli strutture diverse, come nel caso del gene Pax-6, che sintetizza proteine per l’occhio, sia quello dei mammiferi che quello degli insetti.

I due occhi hanno strutture profondamente diverse eppure, secondo la teoria darwinista ci si aspetterebbe che geni omologhi controllino strutture omologhe e geni non-omologhi strutture non omologhe. In questo caso però abbiamo geni omologhi che controllano strutture non omologhe.

Visto che la spiegazione dell’antenato comune non è adeguata, quale è la soluzione?

Qui si può lavorare tramite un sillogisma disgiuntivo, in quanto le uniche due possibilità sono un intervento intelligente e un processo che semplifica la vita sino alla materia per poter spiegare l’origine graduale di un organismo.

In quanto l’opzione naturalistica non è adeguata, è più che ragionevole, viste le altre evidenze scientifiche, quali la Kalam cosmologica, e il fine tuning, concludere che un progettista, tramite un piano comune abbia creato la vita (non sono creazionista, l’interpretazione dell’evidenza non  si basa sul testo della genesi, ma solo osservazione), anche perchè la spiegazione sovrannaturale spiega meglio l’omoplasia.

 AMEDEO DA PRA G.

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