Manuali scolastici: uno sguardo a “Invito alla natura ” Paravia


BY  da Critica scientifica 

Invito alla natura 1

S. Dequino, G. Bo, A. Iscra

Paravia

Ho quattordici nipoti. Una piccola tribù, sono loro la fonte da cui sto traendo tutti i testi da recensire. Alcuni sono conservati con la cura che si attribuirebbe ad una delle poche copie della Magna Carta, altri sono stati tramandati con qualche attenzione in meno. Quello presente, ad esempio, l’ho ricevuto senza nemmeno la copertina. Ce ne faremo una ragione, lo zio (cioè io) ha fatto alla nipotina un pippone di 5 minuti sull’importanza dei libri. Ma non ho voluto esagerare, altrimenti i miei pusher di libri potrebbero non essere in vena di passarmi le prossime edizioni per le recensioni degli anni prossimi.

E’ iniziata la settimana del primo giorno di scuola del nuovo anno scolastico. Siamo in tema. Iniziamo saltando i convenevoli : a pagina 4 si parla di come si applica il metodo scientifico. Scusate, oggi neanche il buongiorno. La preparazione del Workshop dell’11 Ottobre a Roma ci sta impegnando, quindi il tempo a disposizione per altro è poco, bando ai fronzoli, andiamo al sodo:

gli autori del Testo si chiedono cosa cade più velocemente, se una gomma da cancellare  oppure una moneta. E se entrambe cadessero con la stessa velocità?

Si lasceranno cadere contemporaneamente i due oggetti e si osserverà che entrambi i corpi toccano la superficie contemporaneamente. Il libro poi sottolinea: “Se non ne siamo convinti, possiamo ripetere la prova più volte”. Metodo scientifico, ci avvisano gli autori.

Eh già, sante parole!

Ritorniamo all’indice per cercare gli argomenti di nostro interesse.

A pagina 144 si parla del concetto di “Specie”, come un orso che sente il profumo di salmone mi ci  scaravento senza trovare niente che parli di evoluzione. Niente. Si parla di specie, si parla di figli fecondi, di incroci, di ibridi e nemmeno una parola sull’evoluzione. Infatti in questo caso non siamo di fronte a macroevoluzione, semmai assistiamo ad una speciazione. Parlare di evoluzione in ogni contesto, appropriato o meno, non è un riflesso condizionato per tutti, come ci dimostra questo testo. A pagina 147 si raggiungono livelli inaccettabili per il sacerdote neodarwinista. Si parla di analogie ed omologie senza (succede di nuovo, che sfacciati!!) parlare di evoluzione. E sono spiegate così bene che meritano di essere citate:

“Le somiglianze che riguardano la forma e la funzione (ma non la struttura interna) si chiamano somiglianze analoghe.”

Mentre

“Le somiglianze nascoste  che riguardano la struttura ma non la funzione, si chiamano somiglianze omologhe”.

Spesso vengono portate come “prove dell’evoluzione”, ma senza sapere come si sono sviluppate queste analogie ed omologie, non possono essere portate come prove di niente.

Ragazzi (e ragazze!), la tentazione poteva essere invincibile, eppure non una parola sul mitico evoluzionismo. Il testo sceglie un taglio descrittivo, non speculativo. Una novità che va sottolineata.

Ci siamo! A pagina 151 si inizia a fare sul serio: Classificazione ed evoluzione. Con cautela e molta curiosità avanziamo.

Si parla della teoria del fissismo e della teoria dell’evoluzione di Darwin. Con onestà si ammette che la classificazione attuale si fonda sul concetto di evoluzione proposto da Charles Darwin. Ok, andiamo avanti. Leggiamo ancora a pagina 151:

“Secondo la sua teoria tutte le specie attualmente presenti sulla Terra sono il risultato di un processo continuo di differenziazione … che nel corso di miliardi di anni ha generato gruppi di organismi via via differenti”

Quanta onestà, quanta precisione! Queste parole non si riferiscono alla verità proveniente dall’Iperuranio ma il testo parla in questi termini: “Secondo la sua teoria”, nessuno ha parlato di verità assoluta. Lo trovo molto onesto.

Sentite cosa dicono dell’albero filogenetico (senza nominarlo):

“Come da una foglia di un ramo d’albero è possibile risalire ai rami più grandi, fino al tronco principale, così i biologi cercano di ripercorrere a ritroso la storia della vita. Questo è in realtà un percorso teorico, perché dei rami dell’albero della vita si possono conoscere soltanto alcuni frammenti, i fossili appunti.”

Avete letto bene? “Percorso teorico”, perché un libro di scienze per le Medie è più serio di molte esternazioni di superProfessori timorosi di non seguire il mainstream? Scusate, ho il terribile vizio di far trasparire le mie opinioni nelle domande che pongo.

A pagina 152 si prosegue con una rassegna di anatomia comparata. Si parla di antenato comune e mi risuonano in mente le parole della pagina precedente: “Percorso teorico”.

Si accenna un po’ di embriologia, senza però approfondire. E’ un libro per ragazzi, mi sembra giusto non dimenticare il target. Inutile approfondire discorsi che sarebbero indecifrabili per ragazzi di 12 anni.

Scivolone a pagina 153:

“L’idea evoluzionista ebbe difficoltà ad affermarsi nonostante  l’evidenza delle scoperte della paleontologia”

Cioè l’idea evoluzionista tardava ad essere convincente nonostante le prove? Veramente la teoria non convinceva perché mancavano le prove. Parola di Darwin, e visto che parliamo della sua teoria, direi che lui ha voce in capitolo.

Basta, a pagina 154 già si parla di cosa sono le chiavi analitiche (ai miei tempi le chiamavano ‘dicotomiche’). Sarebbe un assist perfetto per raccontarvi cosa feci nel 1996 con il prof Sandro Pignatti, già direttore dell’Orto Botanico di Roma e autore de “La Flora d’Italia”. Sarebbe. Ma questa è un’altra storia.

Tornando all’analisi del Testo, questo “Invito alla natura 1” della Paravia è un libro che farei leggere alle mie figlie. Onesto e puntuale.  Lo consiglio.

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