Psychological Science” mette in dubbio la teoria sull’evoluzione emotiva di Charles Darwin.


Psicologia

La Stampa, 21-5-14, Tutto scienze  Fabio Di Todaro

Le labbra risultano tirate, la bocca serrata e lo sguardo un po’ strabico di fronte a qualcosa che provoca disgusto. In una situazione di timore, invece, gli occhi sono spalancati: per mettere meglio a fuoco la realtà.

L’essere umano guarda sempre con sospetto ciò che non lo convince e acuisce la vista, quando ritiene di essere di fronte a una situazione di pericolo. Nulla di nuovo, fin qui, se oggi non si sapesse che queste reazioni istintive nascono da un adattamento della specie umana agli stimoli ambientali non-come si riteneva-in qualità di segnali convenzionali di comunicazione sociale.

È stato uno studio pubblicato suPsychological Science” a mettere in dubbio la teoria sull’evoluzione emotiva di Charles Darwin. Secondo il celebre evoluzionista inglese, infatti, le emozioni sarebbero una sintesi di reazioni corporee e cognitive, dettate da fenomeni biologici, storici, sociali e anche culturali. Una teoria che, adesso, risulta messa decisamente in discussione, nel momento in cui Adam Anderson-professore all’Università di Cornell, negli Stati Uniti-suggerisce che “funzioni opposte di ampliamento e di restringimento degli occhi potrebbero costituire le primitive capacità d’espressione del nostro volto”. Lo stesso si potrebbe dire per altre manifestazioni somatiche che caratterizzano l’uomo in istanti importanti, come quelli di sorpresa, rabbia e felicità.

Sarebbero le emozioni, dunque, ad attivare le differenti espressioni facciali: spesso molto diverse tra loro. Il gruppo di Anderson èriuscito a fare chiarezza al termine di un esperimento in cui ai pazienti-in uno stato di paura oppure di disgusto, confrontati con il gruppo controllo-èstata misurata, attraverso un normale esame optometrico, la quantitàdi luce che raggiungeva le retine. Si èosservato cosìche il disgusto innescava una maggiore acuitàvisiva: per permettere una migliore messa a fuoco. Opposta, invece, la reazione di fronte a una situazione di paura: l’ingresso di piùluce nell’occhio favoriva la creazione di un piùampio campo visivo. In questo modo i ricercatori hanno potuto notare come la percezione di ciòche si vive avvenga nei primissimi momenti di codifica visiva e non dopo che l’immagine èstata processata a livello cerebrale. In sostanza gli occhi sarebbero vere e proprie telecamere in miniatura,”costituite” millenni prima che l’uomo studiasse e comprendesse i meccanismi alla base dell’ottica.”Vorremmo capire come queste espressioni ci permettono di comunicare le emozioni-chiosa Anderson-. Gli occhi rivelano quasi tutto di noi, ma ci resta da capire come ciòaccada davvero

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