DARWIN – SE IL CASO HA CREATO IL MONDO, PERCHE’ SIAMO ANCORA QUI?


E. Sala

Charles Darwin, buonanima, avrebbe compiuto duecentocinque anni il 12 febbraio. Certo il fatto merita menzione, considerando l’enorme impatto delle sue teorie sul mondo scientifico, filosofico, letterario. Ovunque celebrato come pioniere del progresso, paladino della verità scientifica contro ogni dogmatismo, egli era al tempo stesso molto umano e certo avrebbe profondamente disapprovato la strumentalizzazione del suo pensiero poi operata dai suoi seguaci: giacché il darwinismo sociale e l’eugenetica furono derivazioni malate dell’evoluzionismo. Cosi, almeno, recita la vulgata internazionale del politicamente corretto.
Per capire meglio, consideriamo un brano tratto dall’opera darwiniana di più vasto respiro, l’Origine dell’uomo (1871). Al capitolo quinto si trova questa importante considerazione:
“Tra i selvaggi, i deboli nel corpo o nella mente vengono presto eliminati; così che, normalmente, chi sopravvive esibisce uno stato di salute vigoroso. Noi uomini civilizzati, invece, facciamo tutto ciò che è in nostro potere per controllare il processo di eliminazione: costruiamo ospizi per gli imbecilli, gli storpi, i malati; istituiamo leggi che proteggano i poveri; e i nostri medici investono tutta la loro abilità per cercare di salvare la vita di ciascuno fino all’ultimo momento.

Abbiamo ragione di credere che le vaccinazioni abbiano preservato migliaia di individui che, per via della loro debole costituzione, sarebbero altrimenti rimasti vittime del vaiolo. Cosi i membri deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che abbia presente l’allevamento degli animali domestici dubiterà che ciò debba essere altamente dannoso per la razza umana; ma, eccetto nel caso dell’uomo, quasi nessuno è tanto ignorante da permettere la riproduzione dei suoi animali peggiori”.
Qui c’è qualcosa che non va. Veramente queste parole uscirono dalla sua penna? La selezione naturale applicata alla razza umana sarebbe dunque un’idea sua, non dei suoi cattivi discepoli? Controllare per credere.
In parole povere, egli vuole dirci che:
1. I “selvaggi” sono più progrediti di noi e sono dunque da prendere come modello. Residuo illuministico e rousseauiano? E al mitico, utopico stato di natura che il nostro naturalista ci vorrebbe ricondurre? La sua fede cieca nel progresso sarebbe in realtà un cammino a ritroso?
2. I deboli vanno eliminati, e pure “presto”: alla nascita, se non prima. Sì all’aborto e all’infanticidio eugenetici in quanto migliorerebbero la razza. Perché
3. l’uomo à un animale come gli altri e come gli altri va trattato.
4. E, dunque,che differenza c’è tra un allevamento di cani o di cavalli e una famiglia umana? Nessuna.
5. Aiutare i deboli, i malati, i poveri, i disabili è un male. Malattie epidemiche come il vaiolo possono
essere un bene per l’umanità, in quanto eliminano gli individui “difettosi”. Igiene del mondo.
6. Anche offrire ai deboli assistenza sanitaria è un male: il progresso reclama le sue vittime.
I parametri validi per gli animali si dovrebbero applicare anche alla riproduzione umana: solo i migliori dovrebbero “produrre” figli. Solo cosi avremo una razza senza difetti.
Idee nuove, un po’ balzane, che il nostro partorì (forse come secrezioni del cervello) mentre si avviava verso la vecchiaia? Macché, nulla di nuovo: la riproduzione umana regolamentata (dallo Stato?) era già stata teorizzata quasi un secolo prima. E’ del 1798, infatti, il famoso “studio” di Malthus, pastore anglicano, il teorico della sovrappopolazione, che, tra le sue tante perle di saggezza, propose anche la limitazione della riproduzione tra le classi inferiori. Eccellente strumento per eliminare la povertà, quello di eliminare i poveri.
Di fatto, il parlamento inglese era molto sensibile a tutte le suddette idee “magnifiche” e “progressive” e ai tempi di Darwin si era già messo in moto da diversi anni in tal senso: per dirne una, nel 1834 aveva istituito le workhouses, case di lavoro coatto per gli indigenti, più simili a carceri che a ospizi. La novità interessante, rispetto a tutte le soluzioni precedentemente adottate per “soccorrere” i poveri, era che uomini e donne andavano rigorosamente divisi; compresi, ovviamente, i coniugi. Cosi si tentò di limitare la riproduzione degli “animali peggiori”.
Il nostro naturalista-biologo affondò dunque le sue radici in un terreno fertile, pronto ad accogliere la sua teoria rivoluzionaria, secondo cui il mondo non sarebbe stato creato da Dio ma dal caso, che però selezionerebbe le specie in modo intelligente, secondo un criterio che porta sempre al miglioramento. Sinceramente, qualcosa sfugge.
E, comunque, se questi sono i padri della società moderna, tanti auguri a tutti noi.

Un pensiero su “DARWIN – SE IL CASO HA CREATO IL MONDO, PERCHE’ SIAMO ANCORA QUI?

  1. Darwin è solo un balordo del suo tempo, infatti riflettiamo che per coerenza al suo pensiero, lui stesso come vecchio essendo un peso per la società doveva essere eliminato pure,

    Così come pure ogni scienziato che fosse stato salvato grazie alla medicina, cioè salvato ad esempio con qualche vaccino, O ogni persona che acquisisce una disabilità di qualsiasi genere dovuta al qualsiasi cieco evento fortuito a cui è soggetto tanto la pecorella che il brutto scimmione carnivoro. super forzuto adattissimo a prevalere sugli animali inferiori inermi e deboli..Ora ponendo un vero freno intellettuale e ovvio che qualcosa non quadra in questo romanzo di fantasia, arroccatosi a paladino del fantomatico intellettualismo darwiniano

    poichè la sua società migliore come frutto del caso era solo la società migliore per una bestia ,
    Infatti la forza bruta, il fisico perfetto, se è vero nella realtà che è superato dall’intelletto , però nel suo cosmo evolutivo viceversa apparentemente non cè rispetto per l’intelletto , ma solo per la sua forma e relativa massa fisica ,

    Come quando si dice di qualcuno: di tutto muscoli e niente cervello, Forse era questa la sua vera ispirazione o natura selvaggia da lui ambita; e che come vecchio anelava ormai come vigore perduto, Solo che insieme al vigore giovanile ci ha perso pure qualche neurone, e scusatemi se è poco per spiegare cotanta bestialità evolutiva del pensiero darwiniano,

    Il quale da un lato vorrebbe rappresentare l’intellettualismo della sua demenza senile elogiando in occulto la forza bruta, ma ipocritamente nella sua applicazione pratica cercando nell’intellettualismo solo la macchina perfetta per distruggere le varietà della specie umana e animale , la cui eterna presenza nei secoli è anche nella veste del cosiddetto animale inferiore , Questo alla faccia di Darwin, ciò dimostrando che il cieco caso se ne è fregato altamente della sua filosofia di prepotente e ignorante

    Poichè solo l’ignorante pensa di sezionare il più forte estinguendo tutte quelle forze vitali deboli che fanno parte di ogni ecosistema, e che lui nella sua ignoranza manco ha visto da lontano .

    All’latto pratico Hitler come figlio di questi pensieri occulti, ha applicato da ipocrita salvando il disabile naturale o acquisito se questo intellettualmente poteva dargli qualcosa.. sebbene disabile fisicamente, un mingherlino

    in sostanza il figlio è risultato un pò più sveglio del padre, infatti l’eliminazione del più debole la ha applicata a comodo dove gli serviva a uso e consumo intellettuale, altro che cieco caso

    E se il caso cieco di Hitler ha onorato il disabile intelligente , la natura ha operato ancora meglio, ha fatto dipendere la vita del cosiddetto scimmione dalla forza forza bruta dalla presenza degli animali più deboli, dalla presenza di semplici batteri preistorici ancora attuali .. senza che se ne possa fare ameno scimmione incluso .

    Cordiali saluti ..

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