Oltre il neodarwinismo. Approfondimento di Leonetto.


Di 

Una trattazione chiara di quale sia lo stato attuale della teoria neo-darwiniana, delle sue problematiche e delle prospettive future.

 

Nella puntata di questa settimana si inizia facendo una digressione sul tema per parlaredell’intervista offerta dal dott.Bellone al Darwin Day di Terni ai microfoni dei ragazzi di Losai.eu.Michele Bellone  pochi giorni prima aveva pubblicato un articolo intitolato “L’evoluzione dell’antidarwinismo”, in cui il ricercatore sceglieva di non confutare le argomentazioni antidarwiniste, di non controargomentarle, di non parlarne proprio per concentrarsi sull’aspetto della comunicazione della scienza in riferimento all’antidarwinismo e agli antidarwinisti. Delineando tuttavia una figura mitologica di kriptocreazionista che popola i sospetti di Bellone e, probabilmente, anche i pensieri di altri neodarwinisti come la dott.ssa Mautino, ma di cui non esiste traccia, ma resta una leggenda, un Tarzan, un ippogrifo. Ovviamente ognuno è invitato a valutare se sia un qualcosa di reale, di presumibile,oppure di fantasioso come sostengo in tutta tranquillità. Articolo fra l’altro  a cui il prof.M.Forastiere  aveva dato una risposta sulle pagine di CS.

Va infatti detto che sebbene risulti chiaro che lo scopo dell’articolo di Bellone non fosse quello di affrontare uno per uno  o i principali  argomenti antidarwinisti per confutarli non cambia il fatto che in quell’articolo viene dichiarato che le argomentazioni antidarwiniste(fra cui si fa riferimento esplicito a CS, cosa ribadita anche nell’intervista) sarebbero non scientifiche ed errate, una sorta di  “trucco” per insinuare il creazionismo. Pennetta precisa come questa operazione sia a suo giudizio scorretta se non vengono spiegate le premesse (non viene minimamente argomentato né ci sono rimandi per vedere dove ciò venga fatto perché le argomentazioni antidarwiniste di Cs e non sarebbero errate). L’intervista, come detto, è stata possibile grazie ai ragazzi del sito LoSai.eu, precisamente daDaniele Di Luciano. Questi  trova nel suo background esperienza nel primit, poi agli albori di Losai cercò di veicolare messaggi attraverso t-shirt su cui venivano stampati i vari slogan, quindi cercare un modo creativo per veicolare informazioni, per cercare di far scattare l’interesse ad informarsi, alla curiosità di informarsi su determinati fatti. Il sito di LoSai crebbe e fra i vari social e siti è seguito da più di 130000 persone. Di Luciano non è nuovo a procacciare interviste interessanti, oltre a diverse a politici riuscì con modi che si potrebbero dire professionali, da giornalista d’assalto ad intervistareAlfredo Gigliobianco, storico della Banca d’Italia. Certo, LoSai.eu offre diversi articoli, video che, come sottolinea Fratus in trasmissione, rappresentano un, parole di Fratus, “lasciarsi prendere un po’ troppo la mano”. Alcune si potrebbero anche dire sciocchezze, falsità, alcune farebbero contente delle ‘oche’ che non esiterebbero due secondi prima di citare video come questo per archiviare qualsiasi discussione. Ma come riporta Pennetta si tratta di un gruppo di persone che cerca di capire e approfondire una serie di argomenti molto differenti; incarnano la reazione comprensibile ad un’informazione e ad una politica ormai riconosciute come deludenti da settori sempre più ampi e disparati della società. Pertanto essendo così numerosi e disparati gli argomenti trattati la cosa migliore sarebbe analizzarli singolarmente senza possibilmente pregiudizi, facendo poi dei distinguo, tutti possono commenttere errori, prendere cantonate, lasciarsi trasportare, farsi prendere la mano, far sì che un’ideologia, un sentmento, dei rancori facciano cambiare  la verità per accordarla al proprio pensiero. O far sì che interessi di marketing oscurino la qualità del servizio che si vuole offrire. Tuttavia tutti conoscono la favola di Esopo dello scherzo del pastorello, e si sa che personaggi come D.Icke, qualora andassero dicendo qualcosa di importante, di buona informazione difficilmente riuiscirebbero ad avere quella credibilità necessaria per essere presi in considerazione essendosela bruciata. Sono due aspetti che vanno tenuti in considerazione ed è sempre bene cercare di sottoporsi per quanto più possibile a discussioni, ad autocritica in modo da non prendere un binario troppo sbagliato. Nel caso specifico dei Darwin Day è interessante che abbiano posto delle domande e che abbiano trovato disponibilità ricevendo delle risposte. Tuttavia è bene sottolineare che hanno offerto un’ottima lancia da sferrare a Bellone. Perché questo? Intanto, senza problemi, D.Di luciano ha dichiarato che:

“Purtroppo io non sono uno scienziato e quindi, nonostante abbia intuito che qualcosa non quadra con la teoria dell’evoluzione e con le tecniche con la quale viene propagandata, le domande che ho posto al dottor Bellone non erano esattamente all’altezza. Mi fa piacere che comunque, grazie al prof Pennetta, la nostra intervista possa essere lo spunto per una discussione più professionale.”

Evidentemente alcuni concetti non erano chiari a Di Luciano, c’è un citare il paradosso di Levinthal in un modo che crea ambiguità fra quello che si vorrebbe chiedere e quello a cui  si potrebbe esser tentati di rispondere. Viene fatta confusione su macro e micro evoluzione ‘tartagliando’ su mutazioni vantaggiose, non riuscendo poi (su invito di Bellone) a spiegare il concetto a cui ci si vuole riferire etc… Ciononostante gli spunti offerti dall’intervista non sono pochi, e benché Bellone probabilmente avesse ben capito fin da subito ‘chi’ avesse di fronte non è riuscito a sfruttare troppo troppo la lancia offerta. E molte delle cose dette nelle sue risposte offrono più che semplici spunti, quindi a Di Luciano e LoSai va sicuramente riservato un grazie per l’intervista nonché i complimenti per i modi comunque con cui è stata portata avanti, e con il garbo che denotano una certa professionalità. Ora, prima di entrare nel merito dei contenuti dell’intervista, delle domande e delle risposte date da Bellone a queste, è bene tuttavia richiamare alcuni concetti. Una certa mutazione (vantaggiosa, sovradominante, neutrale o deleteria) si  fisserà  all’interno di una popolazione in base alla sua probabilità di fissazione (da bassa a estremamente bassa), al contributo alla variabilità della specie (da nullo ad elevato), al suo tempo di fissazione (da lentissimo a veloce), all’azione di principalmente due forze ,la selezione e la deriva.

Ora, all’interno del paradigma neodarwinista principalmente sono tre le spiegazioni fornite per l’evoluzione: la mutazionista, la selezionista e la neutralista (oltre a particolari combinazioni delle tre ovviamente). Il mutazionismo, che ha come iniziatore Hugo de Vries dava un’importanza marginale alla selezione e un’importanza elevatissima alle mutazioni, ma tale modello fu superato dalla Sintesi Moderna, selezionista, che consierava sia la selezione positiva (sostituzione) che quella bilanciante (polimorfismi) i motori del processo evolutivo. Un nuovo allele si sarebbe fissato se e solo se ciò avesse aumentato la fitness di un individuo.  Per quanto riguarda il polimorfismo (due o più fenotipi diversi esistono contemporaneamente nella stessa popolazione soggetta ad accoppiamento casuale, allo stesso tempo e nel lo stesso habitat) viene mantenuto quando la coesistenza di due o più alleli ad un locus è vantaggiosa per l’organismo o la popolazione. Tuttavia gli sviluppi della genetica, dalla scoperta del Dna al resto, e le critiche di Gould e Lewontin portarno oltre al bisogno di una nuova sintesi, la Sintesi Estesa, verso le teorie neutraliste. Differentemente dal modello selezionista per la teoria neutralista il motore evolutivo andrebbe incvece ricercato nella mutazione, nella deriva genetica e nella selezione purificante. In modo analogo, pur diverso, dal mutazionismo per il nutralismo il ruolo della selezione è in verità abbastanza marginale mentre diventa determinante quello contingenziale. Secondo il neutralismo la maggior parte dei cambiamenti evolutivi e della variabilità all’interno delle specie sono causate dalla deriva genetica di alleli mutanti, selettivamente neutrali o quasi. Ora, ‘neutrali’ non va inteso come che gli alleli siano tutti quanti uguali in termini di fitness, ma che l’espressione di un allele dipende in larghissima parte dalla deriva casuale mentre la forza della selezione è debole e non può sovrastare l’effetto contingrenziale ma acelerarlo, rallentarlo o accompagnarlo in un qualche modo. La frequenza di un allele mutante aumenta o diminuisce in modo casuale, finché vega fissato o perso per effetto del caso e, a differenza dal modello selezionista, i polimorfismi  sarebbero dovuti ad alleli che starebbero (potenzialmente) per fissarsi o per scomparire…

Una popolazione che è libera dalla selezione è in grado di accumulare molti  alleli neutrali polimorfici. Quindi, se avvenisse un cambiamento ecologico , alcuni degli alleli neutri non sarebbero più tali, ma diverrebbero deleteri ed allora contro questi potrebbe intervenire la selezione purificante. Rimossi questi alleli, la popolazione diventerà allora  più adatta alle nuove circostanze ecologiche che in precedenza”- Kimura (1983)

 

Tutto quanto detto fin ora su selezionismo e neutralismo  è validissimo, importante, trova corroborazioni e possibilità di sperimentazione (che ci sono state) ed offre approcci per lo studio della biologia evolutiva, della genetica delle popolazioni etc… C’è un ‘però’ molto importante, infatti tutto questo vale solo e solo se si rimane nell’ambito della microevoluzione. Un processo che porta comunque verso direzione opposta a qualsivoglia evento macroevolutivo.

Lo studio sui vari adattamenti plastici all’ambiente, sulla fissazione di un determinato allele all’interno di una popolazione etc… in verità rigurdano tutte l’aspetto microevolutivo e nulla ad oggi hanno potutro dire riguardo un’eventuale macroevoluzione. Il problema riguarda infatti il nucleo del neodarwinismo e il rapporto con cui agiscono selezione e deriva, il modo in cui si possono integrare modello selezionista e modello neutralista e tutto quanto può scaturire da processi di ibridazioni, speciazioni, chimere, mutazioni intra-specie (robertsonian fusion, tandem fusion etc..), trasposizioni, adattamenti all’ambiente propri di certe specie (metaprogrammazione, borrowed information), endogenizzazione, simbiosi, le variazioni criptiche, i dynamical patterning modules e la canalizzazione dei processi epigenetici, processi Innovazione – Amplificazione – Divergenza, processi Potenziamento – Attualizzazione – Perfezionamento etc… forniscono un quadro sempre magari più completo e convincente sull’origine di nuove varietà ma non di come un nuovo tratto, nel senso macroevolutivo, possa emergere. Tutti questi apporti alla Tde arrivati all’interno della Sintesi Estesa infatti non intaccano minimamente la questione sull’improbabilità statistica che determinate proteine e/o funzioni siano comparse per somma di mutazioni casuali, spiega Pennetta “è come se aumentando il lavoro sul livello successivo riteniate di rendere più probabile quello precedente”. Fra l’altro negli anni in cui Kimura espose la sua teoria , ci fu un altro genetista, Muller che propose il “cricchetto di Muller” per cui le popolazioni che non sono sottoposti a “ricombinazione” sono sottoposti ad un “meccanismo a cricchetto irreversibile”  in cui le mutazione vengono irreversibilmente accumulate. Quindi, la molto significativa predominanza di mutazioni deleteree e  “quasi-neutrali”  garantisce assolutamente una perdita di informazioni. Si era anche già parlatoriguardo questo aspetto anche di Cuènot e della degenerazione. In buona sostanza appare evidente che la teoria neutrale dell’evoluzione (di cui Kimura non è l’unico esponente né l’unico che ad essa ha dato contributi) proponendo di individuare l’origine di nuovi caratteri nell’accumularsi di mutazioni neutre, che ad un certo punto divengono funzionali e quindi selezionabili, si imbatte nell’insormontabile ostacolo della improbabilità statistica. Perché è evidente che si incorre in problemi di improbabilità, non sarebbe neanche necessario dirlo, come neanche che il fatto che non esista un Dna spazzatura rappresenti un elemento non d’aiuto (diciamo un po’ eufemisticamente così) per una teoria neutralista (che comunque, ricordiamo, resta una teoria che non ha una verifica sperimentale per poter dare spiegazione a un qualsivoglia processo macroevolutivo).

Infatti, che poi le mutazioni casuali e neutrali possano avvenire nel DNA codificante come in quello non codificante (ma che comunque codifica per la regolazione dell’altro DNA) complica comunque le cose perché anche se esistono mutazioni neutre si riducono i punti in cui si possono verificare senza portare altre conseguenze, questo a maggior ragione dopo aver scoperto il “doppio codice” del DNA che rende più difficile cambiare un carattere senza modificarne altri o la loro espressione (Exonic Transcription Factor Binding Directs Codon Choice and Affects Protein Evolution). In buona sostanza come si potrà vedere il problema principale di come compaiano i nuovi caratteri non viene risolto dalla teoria neutralista, proprio per nulla. Anzi a lungo andare bisognerebbe pensare che una popolazione vada proprio nel verso opposto, come poi difatti avviene. Infatti consideriamo di aver ricavato dallo studio di una specie due fatti: che la specie sia a rischio estinzione e che abbia una ridotta variabilità genetica. Il modello selezionista vedrà che per una bassa variabilità è conseguita una riduzione della dimensione effettiva di  popolazione, quello neutralista viceversa  vedrà che è la riduzione effettiva delle dimensioni della popolazione (colli di bottiglia,deriva etc…) a far sì che si abbia una bassa variabilità genetica.

La teoria neutralista affronta anche il caso di un’aumento della popolazione. Infatti se la composizione genetica riflette le esigenze adattative, allora la selezione positiva ripristinerà velocementela variabilità genetica al livello precedente all’evento che ha ridotto la popolazione(collo di bottiglia,deriva etc..). Invece se la composizione genetica riflette un cosiddetto “random sampling” (un campionamento casuale), allora la variabilità genetica  posteriore all’evento di riduzione rimarrà bassa per molto tempo. Quello che si nota è di certo che l’importanza della teoria neutralista è quello di aver mostrato come molti fatti fossero stati forzati a just-so-stories (come detto anche dal dott.Pigliucci) create per venire incontro al modello selezionista e permette anche di dare più ragionevolezza alla mancanza di un gradualismo fenotipico. La teoria  neutralista però, inoltre,cade nello stesso errore in cui cade Dawkins ne “L’orologiaio cieco”, errore che Pennetta ha esposto anche nell’articolo sul gatto pianista di Jerry Coyne, e così se i caratteri non sono selezionabili prima della comparsa del fenotipo corrispondente, le combinazioni possibili da esplorare restano impietosamente proibitive. Infatti la selezione naturale, per definizione agisce sul fenotipo. Così, anche ammettendo che, per esempio, un occhio non ‘nasca’ occhio, ma anche qualcosa di differente e poi per contingenze e selezioni arrivi a divenire l’occhio che oggi conosciamo c’è bisogno di una serie di colpi di fortuna e di selezioni precise  che richiedono veramente un atto di fede. Ad ogni modo, riducendo il discorso alla comparsa di un micro-tratto si torna comunque al problema del wheasel program di Dawkins sia dei suoi moderni emuli sia delle varie teorie neutraliste in genere. Se non si vuole lasciar tutto a fortuite contingenze si deve ricorrere ad una sub-selezione a livello di genotipo in cui dovrebbero aver forza i vincoli legati alla chimica oppure non si può più essere nell’ambito del neodarwinismo. Quindi, in che modo tutti i nuovi approcci contenuti nella Sintesi estesa risolvono il problema dell’origine dei nuovi caratteri, della macroevoluzione? Non lo fanno. È  quindi a questo punto anche necessario tornare a ripetere un’aspetto che certamente separa in modo netto il mondo antidarwinista da quello neodarwinista ed è come venga visto il rapporto fra micro e macro evoluzione.

http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Esiste_realmente_una_distinzione_tra_microevoluzione_e_macroevoluzione.aspx
http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Micro_e_macroevoluzione_quale_relazione.aspx

Non è difficile comprendere che si possa in fondo ricondurre a questo il fatto che per gli uni vi sia unpapero e per gli altri un coniglio.

Il problema è che non vi è nulla che dia credito a quel rapporto neodarwinista che si può leggere nei link riportati di Pikaia e che tutto quanto abbiamo più volte riportato anche in molti articoli di CS mostra come sia scientifico ritenere che non sia così. Ciò che allora viene fatto dal neodarwinismo con la Sintesi Estesa e con le teorie neutraliste è semplicemente aumentare il peso del fattore “caso” sul fattore “necessità”. Sperando, credendo a cuor sereno al presentarsi di una miriade di colpi di fortuna. Beh, se un fatto è una casualità, due sono una coincidenza, poi qualcosa succederà, allora diventa chiaro che il fatto di non accettare come scientifica l’idea dei ‘colpi di fortuna’ diventa un punto di serietà scientifica, un qualcosa di ragionevole. Ma Pennetta (e così direi tutto il versante antidarwinista) è prontissimo a riparlarne, magari però solo dopo che a furia di colpi di fortuna comparirà una nuova funzione e non solo verrà modificata l’espressione di una funzione esistente (microevoluzione), come ad oggi è invece avvenuto. Non può avere senso che  per spiegare l’origine delle nuove specie, per spiegare l’origine dei nuovi tratti si ricorra ad un amumento del lavoro sulla microevoluzione se non esiste poi uno straccio di corroborazione che la colleghi alla macroevoluzione e se si vede che questa da risultati in n processo esattamente contrario. Ripetiamo: è come  se aumentando il lavoro sul livello successivo riteniate di rendere più probabile quello precedente.

A questo punto, affrontato il tema dell’improbabilità statistica,delle mutazioni,del rapporto micro e macro evoluzione che sono emersi dall’intervista di Bellone,è bene spendere due parole su un altro tema, emerso da quell’intervista, tema che ha ‘scioccato’ un po’ Fratus.

Si è infatti tornati a parlare dell’esperimento di Lenski e del fatto che questi sarebbe una prova dell’evoluzione neodarwiniana, e non solo, questi sarebbe infatti un caso in cui avrebbe mostrato la comparsa di una funzione che in precedenza non aveva affatto, paragonabile ad un uomo che digerisse la cellulosa! I batteri di Lenski sarebbero divenuti in grado di nutrirsi di qualcosa che prima “non potevano digerire”, mentre abbiamo visto che invece il citrato lo “digerivano” benissimo, solo che non lo prendevano dall’ambiente quando era prodotto per vie metaboliche interne  (e seconda parte), quindi il successivo paragone con un essere umano che diventi in grado di digerire la cellulosa appare del tutto errato.

Ma che non si tratti di qualcosa di questo tipo lo ha confermato lo stesso Lenski. Però per Bellone è Pennetta che scrive falsità… non viene detto quali siano ai lettori e agli ascoltatori il lvalutare se sia falso quello che ha detto Bellone o quello che ha detto Pennetta, tertium non datur. Infine è possibile riflettere anche su come  Pennetta descriva come vede la situazione in cui si trova la Sintesi Estesa:

“Quello che  emerge è una situazione come quella in cui si venne a trovare il sistema tolemaico che prima di essere soppiantato da quello copernicano si caricò di una serie di spiegazioni che cercavano di rattoppare i punti deboli della teoria (epicicli, deferenti, equante, eccentrico) anche se poi andavano anche in contrasto tra loro.L’unica cosa che mi preoccupa è che prima che si affrontassero le contraddizioni del sistema tolemaico si dovettero aspettare più di 1500 anni. Confido che nel caso del neodarwiismo basti di meno…” -Enzo Pennetta

 

Ma cosa accadrebbe se il neodarwinismo venisse accantonato? Questo,tema della puntata,esaurito l’argomento intervista di Bellone viene affrontato da Pennetta e Fratus.

Fin dalla sua comparsa la teoria darwiniana prospetta un certo modo di vedere l’essere umano, partendo dall’eugenetica in cui l’uomo viene visto un po’ come un animale da allevamento. Tale teoria venne portata in auge da Francis Galton che partendo da approcci statistici sulle leggi dell’ereditarietà e dalla teoria del cugino Charles Darwin teorizzò che il miglioramento progressivo della razza si potesse raggiungere secondo ccriteri analoghi a quelli dell’evoluzione biologica; le stesse istituzioni avrebbero dovuto supervisionare l’incrocio selettivo degli adatti. Questa teoria come altre, come il darwinismo sociale, trovarono forte adesione con l’avvento del pensiero positivista. Certo la società già andava in quella direzione,visioni come quelle di MalthusSpencer e Smith o quelle razziste  già si trovavano prima di Darwin, ma con la sua teoria trovarono un supporto scientifico importante per la loro affermazione. Ed effetti e ricadute di queste visioni si ritrovano tutt’oggi, come detto già in altre occasioni,per esempio quì  o quì .

Ma anche dal punto di vista della campagna animalista, con i vari deliri tra specismo   coperture dibusiness vari e altro su cui cadono anche in contraddizione gli evoluzionisti.  Certo ci sono animalisti comunque più moderati e che pongono il problema sotto un punto di vista più “logico”.  Il punto “animalista” è questo:
a) Nessuno è perfetto, il mondo è fatto come è fatto, si può agire per il meglio limitando danni (la zecca, dar da mangiare ad animali carnivori etc..).
b) L’uomo è al pari dei viventi,anche altri animali sono “a loro modo” intelligenti.
c)L’uomo però ha una caratteristica che lo pone ad un livello superiore, ha la capacità di scelta (chiamiamola così). Capacità che, a detta degli animalisti, fa derivare delle responsabilità dei doveri in relazione al fatto della possibilità di scegliere. Si viene a formare quindi un dualismo dovere-diritto (come ce ne sono di più disparati, quindi niente di strano) in virtù del quale l’animale ha il “diritto” di non essere mangiato da un altro animale che possa scegliere. Siccome sceglie solo l’uomo… se il leone potesse scegliere (nessuno ha mai dismostrato possa farlo) commetterebbe un gesto da condannare. Per certe cose per cui il sano di mente è condannabile non lo è il malato, ma lo è chi ne è responsabile, analogamente (seppur sempre con le dovute differenze) a come se un cane morde o provoca danno ne risponde il padrone. Quindi diciamo che la logica in sé per sé tiene, non c’è contraddizione nel dire che tutte le specie sono sullo stesso piano, ma che abbiano caratteristiche che le contraddistinguono ed eventualmente in virtù di queste possano avere diversi diritti-obblighi. Va tenuto presente che universalmente è già riconosciuto il fatto che l’uomo abbia responsabilità verso gli animali, diverse regolamentate. Tutte cose che, di fatto,danno già “diritti” agli animali.

Ovviamente ‘diritti ed obblighi’ tra virgolette. Questo rappresenta un pensiero legittimo che deve trovare adesione a livello del singolo individuo, della persona,della propria filosofia di vita. Ognuno ha diritto ad avere il suo credo, il suo senso etico-morale e la sua libertà di mangiare come desidera Il vero problema è quindi nella sempre più grande mancanza di buon senso, che ,sempre come ricorda Pennetta, è l’unico metro per molte cose. E il darwinismo ha offerto ed offre strumentalizzazioni anche in questo senso. Il problema infatti legato agli aspetti sociali, politici, economici, religiosi con il darwinismo è che questi ha offerto fin da subito fino ad oggi strumentalizzazioni (mai veramente combattute dagli esponenti della teoria) ad alcune visioni ideologiche. Perfino in campo della psicologia, come recentemente ha mostrato anche il dott.P.Cioni(che tornerà anche ospite su RadioGlobeOne). Importante è certamente anche l’apporto sul piano medico dove, anche al di là di vecchi errori, si può constatare come riporta anche Alessandro Giuliani negli ultimi 20 anni non si è scoperta nessuna nuova medicina, ma solo rielaborazioni di vecchie. Inoltre la ricerca viene rallentata dal neodarwinismo se si conta che ricerche che possano avere in qualche modo qualcosa che possa dare fastidio al paradigma neodarwiniano vengano rifutate da riviste di biologia. Per esempio l’ultima di Alessandro Giuliani ed  Eli Reuveni in cui si mostra che variazioni genetiche graduali si manifestano come salti che mettono in discussione le ipotesi di singole mutazioni selezionabili e propongono invece l’esistenza di attrattori, ma non solo, si va infatti a mostrare efficacemente il non collegamento fra micro e macro evoluzione. Questo spiega Giuliani è stato rifiutato da diverse riviste di biologia.

Nessun complotto, però c’è uno stato di cose che è così…  Efficace il pensiero del prof. G.Masiero a riguardo:

“Come Schroedinger ha detto 70 anni fa nelle sue lezioni di Dublino su “Che cos’e’ la vita”, che non si possa insegnare ne’ divulgare la biologia – in particolare l’evoluzione – senza la fisica (oltre che la chimica), se non a un livello mitico. I biologi hanno studiato la chimica, ma in fisica sono ancora all’800. Questo e’ un problema.”

 

Ma anche quello di Giuliani che auspica ad un approccio multidisciplinare vero :

“Io credo che siamo arrivati a un punto dello sviluppo del pensiero scientifico in cui ci dovremmo orientare verso una competenza basata sull’essenziale comune a tutte le scienze che poi a ben vedere è un ‘senso comune reso quantitativo’ in cui tutte le diverse discipline in cui ancora ahimè è disperso il nostro sapere portino il meglio e lo mettano in un tesoro comune. Butto là:

Fisica: concetto di campo, sensibilità agli ordini di grandezza, corretto sentire rispetto a ordine e disordine, pensare subito alle energie in gioco, pulizia di pensiero.

Chimica:amore per le misure ben fatte, compresenza di causazione top-down e bottom-up (le formule di struttura della chimica organica son un unicum conoscitivo), attenzione per la singola struttura discreta senza la fretta di scioglierla nell’Universale, umiltà intellettuale.

Biologia: sospetto per le teorie, accettazione della varianza come fonte di conoscenza, amore per il particolare, accettare il continuo fallimento della sperimentazione, tenere in giusto conto le definizioni qualitative.

Quanto alla Statistica, direi che il suo impagabile contributo è in un certo sano cinismo (ci ricorda che tutto è vanitas vanitatum, rappresentazione fugace ecc.”

 

 

La puntata del 15 marzo 2014 è ascoltabile e scaricabile al seguente indirizzo :

 

 

https://www.dropbox.com/s/ynzzlfg2snqyvmm/15_03_14.mp3

 

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