LA PRIMA FICTION DI NARRATIVA SULLA TEORIA DARWINIANA: “SAPIENS”


Di  E.Pennetta

La pubblicazione di un romanzo col quale nasce il primo caso di fiction sul tema della teoria neodarwinista e le sue applicazioni tecnologiche.Un modo nuovo per veicolare efficacemente tematiche altrimenti riservate ad un ambito ristretto.

“Ciò di cui non si può teorizzare, si deve narrare”, scriveva Umberto Eco sul risvolto di copertina del Nome della rosa, una frase che mi è venuta in mente quando ho finito di leggere il manoscritto di “Sapiens – troppo comodo morire”. La lettura è infatti avvenuta prima della pubblicazione, dopo che l’autore (che preferisce rimanere anonimo) me l’aveva consegnato personalmente un po’ di giorni prima. Il lavoro era ancora in preparazione quando ne avevamo parlato seduti al tavolino di un bar, appena riparati da un ombrellone sotto il sole estivo di Roma, l’idea di un romanzo costruito intorno alla teoria dell’evoluzione mi aveva colto impreparato e non riuscivo proprio ad immaginare come si sarebbe potuta costruire una storia del genere.
Quando poi il romanzo è stato completato e l’ho avuto tra le mani ho finalmente capito che l’idea era veramente buona e che era davvero possibile costruire una trama sullo sfondo di una teoria scientifica. Come spesso accade la narrazione è convincente perché l’autore conosce il mondo che descrive, l’ambientazione è quella della ricerca applicata alla tecnologia, quella realtà che collega università e industrie hi-tech con fatturati elevati e interessi tali da spingere anche ad iniziative spregiudicate. Ovviamente la finzione ha un ruolo fondamentale e l’iperbole narrativa è presente in quanto elemento costitutivo del genere di fiction nel quale il romanzo si va ad inserire, ma dire questo dovrebbe essere ovvio quando si tratta di narrativa. Così la trama è riassunta sul sito dell’editore:
Igor Mantoni é un brillante specialista della Epigen, un’azienda italiana di biotecnologie. Un’indagine, basata su certezze evoluzioniste ormai corroborate, lo condurrà nel mondo del darwinismo. Ma nulla é come sembra, e quella che si prospettava una commessa come le altre porterà invece Igor a mettere in discussione le sue certezze e a rischiare la sua vita. Una profonda ed estenuante lotta tra eros e thanatos.
Un sunto che comunque non lascia volutamente intravedere troppo, ma questo era abbastanza ovvio, quello che invece non era per nulla scontato è il fatto che la finzione potesse essere supportata da una serie di riferimenti scientifici rigorosamente documentati. Questa è infatti una delle caratteristiche più insolite del lavoro dell’anonimo autore, scorrendo le pagine si hanno una serie di rimandi a pubblicazioni peer review che rendono ragione di quanto viene affermato rendendo così indiscutibilmente realistiche le affermazioni dei protagonisti in riferimento agli aspetti scientifici. Non solo, per chi volesse poi andare oltre la finzione e andare personalmente sui temi affrontati si troverebbe a disporre di una serie di note bibliografiche di assoluto interesse.
Un racconto di fiction dunque, ma come si diceva all’inizio si tratta di un racconto dove la finzione è un veicolo, un mezzo di fantasia che trasporta dati e riflessioni vere, come quella del non-rapporto tra teoria darwinista e innovazioni biotecnologiche, la mancanza di ricadute applicative nel campo della biologia e delle medicina, fatto sul quale sollevare una riflessione è quanto mai importante.
Un romanzo ovviamente non si propone di fare scienza, ma i romanzi hanno il grande potere di formare concezioni della realtà in modo efficace.
E se la diffusione delle tematiche legate alla teoria neodarwiniana comincia a passare anche nella cultura non strettamente scientifica forse è segno che, come affermato da un protagonista del racconto, qualcosa sta iniziando a cambiare e tra qualche anno una nuova generazione di ricercatori potrebbe portare idee nuove nella biologia evoluzionistica.
Un grazie personale all’anonimo autore per questo suo lavoro e un augurio di buona fortuna.

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