Il bluff di Darwin


Silvano Lofanti

carte

Gli evoluzionisti affermano che il prerequisito dell’evoluzione Darwiniana è semplicemente un sistema auto-replicante capace di variazioni ereditabili. Da esso l’evoluzione avrebbe prodotto tutte le forme viventi, dall’ameba alle balene, per mezzo di piccole variazioni casuali e della selezione naturale.

Per rendersi conto dell’assurdità intrinseca di tutto ciò, può essere utile ricorrere ad un’analogia basata sul gioco di carte chiamato “poker”, che tutti conoscono. Possiamo pensare l’evoluzione Darwiniana come un particolare gioco di poker, stabilendo le seguenti correlazioni:

(1) Il mazziere mischia le carte e le da ai giocatori. Questa operazione è analoga alle variazioni casuali sul genotipo.

(2) I giocatori attivi (che hanno rilanciato) mostrano le loro carte, e il possessore della migliore “mano” (la combinazione di carte di maggiore valore) vince. Questi giocatori sono analoghi ai fenotipi, cioè agli organismi che lottano per sopravvivere.

(3) I giocatori che abbandonano la mano e rilasciano le loro carte sono analoghi agli effetti distruttivi della selezione naturale, per la quale tratti che non conferiscono un vantaggio sono scartati, mentre tratti vantaggiosi sono mantenuti.

(4) Gli organismi superiori hanno un numero di cellule variante fra 10^12 e 10^16. All’incirca una mano di 5 carte da gioco ha un numero di molecole di quell’ordine. Ogni carta da gioco ha una configurazione di disegno che identifica il valore della carta. Nella nostra analogia poker/evoluzione queste configurazioni di disegno delle 5 carte sono simbolicamente analoghe, a grandi linee s’intende, alle specificazioni dei principali apparati degli organismi.

(5) Ora, per rendere maggiormente calzante la nostra analogia dobbiamo ricordare i due “pilastri” dell’evoluzione: il sistema auto-replicante primitivo e le piccole mutazioni casuali che avvengono in esso e nei suoi discendenti, e che verranno poi filtrate dalla selezione naturale. Le piccole mutazioni casuali sono a livello di molecole. Sarebbe quindi del tutto inappropriato considerare il nostro mazziere come un vero distributore di carte nella loro interezza. Infatti nell’analogia le carte complete sono simboli di interi apparati con miliardi di cellule. Di conseguenza, nella nostra analogia il mazziere non distribuisce ai giocatori carte intere, bensì solamente molecole di carte da gioco.

Conclusione

E` chiaro che poche molecole di carte da gioco, non sono in grado di specificare il valore delle carte, men che meno di far vincere una mano ai giocatori di poker. Analogamente, sistemi biologici irriducibilmente complessi mancanti della maggior parte dei componenti e quindi non funzionanti, non conferiscono nessun vantaggio ad un organismo. Esempio: un frammento di carta da gioco con solo un puntino nero nell’angolo non è una carta riconoscibile valida e giocabile; similarmente, una variazione molecolare minima in un organismo non può dar conto della creazione ex abrupto di un intero grande sistema fisiologico, diciamo per esempio il sistema cardiovascolare o nervoso. Tali apporti molecolari insignificanti non sono di alcuno aiuto ne ai giocatori di poker ne agli organismi, e vengono inesorabilmente scartati in entrambi i casi.

Di conseguenza i giocatori non avranno mai mani vincenti. In tutte le tornate di gioco essi saranno sempre forzati ad abbandonare, non avendo niente in mano di giocabile. Nessuna partita di poker potrà iniziare. Questo significa che, seguendo l’analogia, il “poker” Darwiniano è un gioco che non funziona per niente. Non solo l’evoluzione Darwiniana non è in grado di produrre complessi sistemi biologici, men che meno organismi interi, ma essa non riesce neanche ad iniziare minimamente il processo.

Rimane infine un importante concetto del poker da far rientrare nella metafora: il bluff. Immaginate un giocatore che ci vuole far credere di avere addirittura una scala reale (la combinazione più alta e improbabile) mentre ha in mano solo molecole di carte. Questo è il bluff di Darwin – il più grande bluff della storia – la pretesa di aver creato tutte le forme viventi per caso, mentre non è in grado di produrre la minima parte del più piccolo organismo.

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