STORIA DELL’EVOLUZIONISMO


Una teoria nata in salotto e costruita a tavolino

Darwin

La teoria dell’evoluzione non derivò i suoi concetti fondamentali da nuove scoperte o indagini effettuate nel campo delle discipline biologiche – come qualsiasi nuova teoria biologica scientificamente postulata – ma venne concepita nella forma mentis dell’illuminismo razionalista e del liberalismo progressista, soprattutto a partire dagli anni violenti della rivoluzione francese.

Tutti gli elementi che si ritrovano nell’opera di Charles Darwin – presentata nel 1859 – erano già presenti nel mondo culturale fin dal primo decennio del XIX secolo; lo studioso pertanto rappresentò la conclusione piuttosto che l’inaugurazione di una determinata linea di pensiero.

La stessa teoria di Darwin che si fa scaturire dalle sue osservazioni naturalistiche effettuate durante il famoso viaggio sul Beagle non sono originali di Charles, ma del suo nonno Erasmus, uomo dotato di vastissima erudizione ed intellettualmente legato ai circoli culturali francesi di indirizzo massonico – rivoluzionario; le sue opere sull’evoluzione avevano già trovato larga diffusione.

Ciò fa anche comprendere come la teoria darwinista non sia derivata – così come tendono a riportare le ricostruzioni storico – scientifiche – da osservazioni naturalistiche del giovane Charles, ma siano state formulate indipendentemente da ogni studio e solo dopo si siano cercate evidenze che potessero in qualche modo convalidarle.

Alla base di questa linea serpeggiava uno stato di profonda insofferenza ed ostilità nei confronti della visione del mondo tradizionale.

Secondo tale visione, la realtà fisica, naturale, percepita dai sensi, non era tutta la realtà, bensì un semplice aspetto o espressione particolare di una realtà indefinitamente più vasta, metafisica, supernaturale; perciò non poteva trovare la sua completa spiegazione in se stessa, ma unicamente nell’ambito della logica di tale più ampia realtà.

In urto con tutto questo, lo spirito dell’età rivoluzionaria mirava a spiegare tutte le cose naturali, senza uscire dall’ambito della natura stessa, reputata come la sola ed unica realtà.

La teoria evoluzionistica così si presentava come un utilissimo strumento per colpire la reputazione stessa della Chiesa Cattolica ed il sentimento religioso in generale.

E’ per questo infatti che, pur essendo presentata come teoria scientifica, la presentazione della stessa non fu effettuata come pubblicazione in ambienti scientifici, ma si rivolse al grande pubblico con un libro che raccoglieva in forma ordinata un numero svariato di esempi ed argomentazioni non dimostrabili, ma invece suscettibili di far presa sul grosso pubblico.

La formulazione della teoria della selezione naturale è stata formulata combinando alcune tesi del liberalismo economico con i metodi degli allevatori del bestiame domestico, rielaborando un’ingenua concezione dell’ereditarietà in base al common sense britannico (1).

In quanto abbiamo detto è evidente la natura ideologica dell’intera teoria evoluzionistica. E’ infatti tipico dell’ideologia forzare l’interpretazione: quando lo schema non si adatta alla realtà, invece di ammettere questa evidenza, pretende che la realtà si adatti allo schema.

***
(1) Pietro Omodeo, Creazionismo ed evoluzionismo, Laterza, p. 179.

 

http://www.storialibera.it

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