I Mistificatore del neodarwinismo


pievani

 

“La teoria dell’evoluzione” è un libro che Telmo Pievani – professore di filosofia della scienza all’università di Milano e uno dei più strenui sostenitori accademici dell’evoluzionismo in Italia – ha scritto per la Società editrice il Mulino (2006), con lo scopo di mostrare che il Darwinismo “non solo è in ottima salute, ma ha incrementato cospicuamente il proprio potere esplicativo e predittivo” e spiegarci “la macroevoluzione e suoi gloriosi accidenti”.

Nel suo capitolo conclusivo Pievani scrive:

“La teoria dell’evoluzione è fatta oggetto di attacchi che non hanno equivalenti in alcun altro ambito della ricerca scientifica, ma è emblematico che le reali difficoltà, teoriche e sperimentali, incontrate dalla spiegazione darwiniana in questo secolo e mezzo non coincidano quasi mai con quelle evocate dagli antievoluzionisti di varia estrazione, giacché la loro battaglia si colloca interamente al di fuori del dominio della scienza, non contribuisce in alcun modo utile alla critica e alla crescita della conoscenza, e pertanto è bene che cada nell’indifferenza che spetta ai mistificatori.” (pag. 128)

Quindi secondo Pievani gli antievoluzionisti sono solo dei mistificatori, cioè degli ingannatori. Avendo egli anche detto due pagine prima che “le controversie sono il sale della scienza” ne deduciamo che egli non attribuisce ai creazionisti e ai sostenitori del disegno intelligente neanche l’umile ruolo di interlocutori in una discussione. A chi non ha fede nel dio Darwin non è consentito l’accesso all’altare della Scienza ove officiano i gran Sacerdoti dell’evoluzione. Come si vede Pievani è molto democratico e per niente culturalmente arrogante.

Per quanto riguarda noi di ProgettoCosmo, ci dispiace molto che Pievani ci consideri così male ma cercheremo di stare sereni lo stesso, magari pensando che noi scriviamo unicamente per tentare di difendere la Verità, nei limiti ovviamente delle nostre modestissime possibilità e senza guadagnarci alcunché, a differenza di lui. Ammettiamo inoltre senza problemi che se diciamo delle cose sbagliate la colpa è solo nostra e se eventualmente diciamo delle cose giuste il merito è solo della Verità. Se qui esaminiamo brevemente alcuni punti chiave del suo libro, non è quindi per sterile polemica individuale, quanto per opporsi in qualche modo all’errore e all’assurdità dilaganti. Questa opposizione più che un attacco, come la definisce Pievani, è da parte nostra una difesa. A proposito di “attacchi”, non pensa Pievani che forse quelli contro l’evoluzionismo “non hanno equivalenti in alcun altro ambito della ricerca scientifica” per il semplice fatto che gli altri campi della scienza sono più seri e meno pieni di assurdità? …

~

All’inizio del libro troviamo la definizione della macroevoluzione, intesa come assunto fondamentale Darwiniano:

“L’evoluzione produce, come suo esito più macroscopico, l’albero di discendenza di tutte le specie vissute e viventi sulla Terra.” (pag. 13)

“Tutti gli organismi sulla Terra sono legati da una relazione di parentela e condividono un antenato comune.” (pag. 25)

Essa è significativa perché, a differenza di altre, non è vaga (del tipo “evoluzione vuol dire che le specie cambiano nel tempo”, cambiamento, sul quale, inteso nelle sue modeste proporzioni, tutti potrebbero essere d’accordo — si chiama tecnicamente “microevoluzione”). Il fatto che siano implicate tutte le specie, significa che questa macroevoluzione spiega anche l’origine naturale della vita sulla terra (abiogenesi), cioè in fondo il suddetto antenato comune, inteso come prima specie. L’assunto darwiniano è estremamente ambizioso e forte, soprattutto considerando che, come viene specificato dopo, l’evoluzione raggiunge

“livelli di complessità ingegneristica straordinaria senza ricorrere ad alcun progetto intelligente sovrannaturale né ad alcuna mente della natura.” (pag. 62)

Per giustificare questa supposta straordinaria potenza creativa dell’evoluzione naturalistica inintelligente, Pievani usa la metafora aeronautica del “quadrimotore”. In nuce, i quattro motori dell’evoluzione sono: (M1) la variazione casuale; (M2) la selezione naturale; (M3) i processi popolazionali; (M4) le dinamiche macroevolutive. Questi motori sarebbero le cause che spiegano come ha potuto avvenire la macroevoluzione o trasformismo globale dei viventi.

Inoltre l’evoluzione ha “quattro categorie di evidenze empiriche”: (E1) i fossili; (E2) le comparazioni anatomiche; (E3) le comparazioni molecolari genetiche; (E4) gli esperimenti di laboratorio.

Partiamo dalle “evidenze”. (E1) I fossili di transizione fra una specie e l’altra, che dovrebbero essere innumerevoli, non sono stati trovati. Si tratta del problema, da tutti conosciuto, degli “anelli mancanti”. (E2) Le somiglianze anatomiche fra le specie ci sono ma sono molto meglio spiegate dalla teoria del disegno intelligente comune. (E3) Lo stesso dicasi per le somiglianze genetiche. Le similarità chimiche, genotipiche e fenotipiche degli esseri viventi sono dovute al fatto che tutti sono compresi gerarchicamente in un unico immenso progetto integrato di vita sulla terra, come nell’informatica i programmi di un computer sono gerarchizzati e condividono hardware, librerie, processi e funzionalità. (E4) Gli esperimenti di laboratorio confutano l’abiogenesi (Miller) e confutano il Darwinismo (i batteri diventano resistenti agli antibiotici ma restano pur sempre batteri, non diventano farfalle o elefanti).

Tutti i fenomeni di cambiamento, adattamento e speciazione naturale che la vita effettivamente mostra, sono confinati in campi di variazione molto limitati, e fanno parte della cosiddetta “microevoluzione” (che nessuno nega), la quale però è infinitamente più modesta della “macroevoluzione”, come l’intende Pievani e tutti i Darwinisti.

Prendiamo ora in esame i “motori”, cioè le cause. (M1) Le mutazioni casuali nei genomi sono distruttive, non creative. Sono un aspetto dell’entropia che agisce negativamente nei sistemi biologici, come in qualsiasi altro sistema. Qualsiasi processo di ricombinazione, duplicazione, frazionamento o variazione nei genomi, se non guidato dall’intelligenza, di per se non crea nuova informazione organizzativa (lo sa bene chi lavora nell’industria del software, dove qualsiasi “copia e incolla” deve essere sempre fatto con intelligenza, pena il non funzionamento del programma sul computer). (M2) la selezione naturale elimina i deboli, non crea organizzazione funzionale. Gli organismi sono gigantesche gerarchie funzionali. Anche volendo essere ottimisti e pensare alla selezione come ottimizzatore di una singola funzione, la selezione è inefficace allo scopo di generare nuovi organismi composti di innumerevoli funzioni gerarchicamente interallacciate. (M3) L’isolamento riproduttivo, le migrazioni, gli adattamenti alle nicchie ecologiche e tutti i processi a livello delle popolazioni non sono in grado di creare nuovi organismi, perché – come M1 e M2 – non possono creare l’informazione complessa specificata necessaria alla loro organizzazione funzionale. (M4) Le “dinamiche macroevolutive”, il passaggio dalle cellule senza nucleo a quelle con nucleo e l'”esplosione” delle forme pluricellulari nel Cambriano non possono costituire delle cause-spiegazioni perché sono loro stesse le cose da spiegare. Quindi M4 è un errore logico di ragionamento circolare. – Continuando con la metafora, se il “quadrimotore dell’evoluzione” fosse un aeroplano dubitiamo quindi che esso potrebbe volare o anche solo muoversi sulla pista di decollo.

Noti anche per cortesia il Pievani che le nostre critiche al suo testo e all’evoluzionismo in generale (contenute nel nostro sito) non sono basate su testi religiosi o pregiudizi ideologici, bensì su considerazioni puramente tecniche, nelle quali i termini chiave sono: informazione, organizzazione, entropia, istruzioni, codici, linguaggi, gerarchie funzionali, complessità, sistemi, controllo, etc. Nel suo libro da nessuna parte egli risponde alle domande fondamentali degli antievoluzionisti: come ha potuto sorgere quell’incredibile nanotecnologia cibernetica che è la vita? Da dove viene l’informazione complessa specificata presente nella straordinaria organizzazione funzionale degli organismi? O meglio egli una risposta la fornisce, alla maniera di Monod: “proviene dal caso e la necessità”. Peccato che sia una risposta totalmente assurda, assolutamente incapace di spiegare alcunché.

In conclusione abbiamo che il nostro autore basa tutta la sua argomentazione su quattro evidenze che non evidenziano e su quattro cause che non causano, per cui il teorema fondamentale macroevolutivo del suo libro rimane perfettamente indimostrato e alla, luce delle nostre considerazioni basate sul disegno intelligente, anche interamente assurdo. In breve ci viene fornita una falsità, cioè in fondo una mistificazione. Cosa è infatti l’evoluzionismo se non la più grande mistificazione dello scientismo moderno? Siccome l’esposizione di Pievani è svolta, dall’alto della sua cattedra universitaria – cattedra che comunque comporta delle responsabilità in più e delle attenuanti in meno – con una sicumera e un dogmatismo che disdegna ogni alternativa e ogni critica siamo sicuri che il lettore saprà decidere chi siano i veri mistificatori, se i creazionisti e i sostenitori del disegno intelligente o invece il professor Pievani stesso.

Tratto da Progetto Cosmo

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