Quello che credo del darwinismo. 2° parte


Edoardo Da Pra

 

Da pra 2

Un famoso evoluzionista paleontologo, Parrison, dovette ammettere alla BBC il 4 Marzo 1982:

<<Non è mai stata prodotta una specie attraverso la selezione naturale. Nulla si e’ nemmeno avvicinato a ciò, e la maggior parte delle argomentazioni nel neo-darwinismo si occupano di questo>>

Gli evoluzionisti quindi dovettero aggiungere all’oramai insostenibile tesi della selezione naturale quella della mutazione. Ma le mutazioni sono alterazioni o distorsioni che prendono parte nel DNA di esseri viventi, la mutazione solamente danneggia l’informazione del DNA e nuoce ad un essere vivente. Non sono state scoperte mutazioni benefiche sia in natura che in laboratorio fino ad ora, dato che una mutazione non può aggiungere informazioni al DNA, e di conseguenza e’ impossibile che esseri viventi possano assumere nuovi organi attraverso mutazioni. Quindi le teorie evoluzioniste avrebbero senso se esistesse un meccanismo che crea nuove informazioni nel DNA; cosa che naturalmente non esiste.

Ma la teoria evoluzionistica non e’ solo rifiutata dalla biologia molecolare ma anche dalla paleontologia che insiste sul fatto del mancato collegamento tra i fossili semplici a quelli complessi, e fa risaltare che l’Esplosione Cambriana è il periodo dei fossili più antichi, preceduti solo da organismi unicellulari, non c’e’ il collegamento di un salto così grande, e i paleontologi pensano ad una creazione, dati gli spazi enormi che separano una categoria di fossili da un’altra senza alcun segno di evoluzione. Infatti Darwin scrive a pag. 302

<< Se numerose specie appartenenti allo stesso periodo storico dovessero venire al mondo tutti allo stesso tempo, il fatto sarebbe fatale alla teoria dell’antenato con lente modifiche attraverso la selezione naturale>>

Analizzando fossili con rigore scientifico, e abbandonando l’interpretazione ideologica, si nota che le forme viventi rappresentate nei fossili, fino ad oggi sono rimaste immutate e senza aver subito processi evolutivi, parlando anche di fossili risalenti a più di 350 milioni di anni fa. Ecco qualche esempio di fossili che provano la tesi sopra citata; fossile di: tartaruga risalente a 50 milioni di anni fa; aringa 54 milioni di anni fa; libellula risalente a 156 milioni di anni fa, pipistrello 50 milioni di anni fa, persico 54 milioni di anni fa; il trilobita, risalente a 390 milioni di anni fa (nato durante l’esplosione Cambriana 550 milioni di anni fa) con già al tempo una struttura oculare sviluppatissima, formata da migliaia di sistemi a doppia lente. Questi sono solo alcuni degli esempi di fossili che rappresentano tutte specie di animali che nel giro di milioni di hanno non hanno mai subito processi evolutivi, e che ancora al giorno d’oggi si presentano tali e quali come una volta, da consultare gi archivi di musei di storia naturale in caso non si credesse a ciò.

Smentito il supporto della paleontologia all’evoluzionismo, quest’ultimo si e’ attaccato alla supposizione che l’uomo derivi e si sia evoluto dalla scimmia. 600’500 specie di scimmie hanno vissuto fino ad oggi, e la maggior parte di queste e’ estinta. I crani di queste specie estinte hanno dato un repertorio di vastissimo di elementi per gli evoluzionisti sui quali possono dare libero sfogo alla loro immaginazione: mettendo in fila i crani da quelli delle specie più piccole a quelle delle specie più grandi, con dei crani umani di specie estinte da interporre, gli evoluzionisti hanno creato lo scenario dell’evoluzione umana. Il ruolo più importante di questo scenario è dato all’estinta specie di scimmia detta Australopitecus Afarensis (4-3 milioni di anni fa). Il primo fossile di australopiteco è stato trovato nel 1924 da Raymond Dart, da lì in poi gli evoluzionisti sostengono che questa sia una specie vicinissima alla razza umana; tuttavia paragonando la struttura scheletrica dell’australopiteco a quella dello scimpanzé, non si nota alcuna differenza fondamentale. Dunque gli evoluzionisti sostengono che pur non essendoci una differenza strutturale nell’australopiteco rispetto alle altre scimmie, quest’ultima avrebbe dovuto camminare su due piedi, anzi che quattro. Ma due famosissimi scienziati, Solly Zuckerman e  Charles Axstard, rifiutarono questa teoria; dunque il presunto antenato della specie umana, l’australopiteco (detto Lucy) non e’ nient’altro che una specie di scimmia estinta. Ma dall’altra parte, i fossili che sono inclusi dagli evoluzionisti sotto una classificazione immaginaria come: l’Homo Erectus, l’Homo Ergaster o l’uomo Sapiens Arcaico, infatti appartengono tutte a differenti razze umane; sovrapponendo le due strutture scheletriche, risalta una importante somiglianza con alcune sottile differenze, che si trovano tutt’ora nei diversi crani, delle diverse etnie (“razze”) umane viventi oggi, pure il famoso paleontologo evoluzionista Richard Leakey ammise che le differenze dei crani dell’Homo Erectus e dell’uomo moderno sono solamente razziali nel libro The Mankind of Mankind, Sphere Books, 1981, p.62:

<< Queste differenze sono probabilmente non più pronunciate rispetto a quelle tra le diverse “razze” geografiche dell’uomo di oggi>>.

L’unica difesa degli evoluzionisti è la propaganda, attraverso disegni immaginari facendo credere che queste forme transazionali di metà uomo e metà scimmia siano veramente esistite, plasmando pure su modelli in cera i lineamenti facciali, che dai fossili, non è assolutamente possibile vedere l’unica vera fonte su cui in teoria dovrebbero basarsi è qualche frammento di cranio, e una tibia. Persino Ernest Huden dell’università di Harvard, constata che queste raffigurazioni non hanno alcuna validità scientifica:

<< Si può con eguale facilità modellare su un cranio di un uomo di Neanderthal, sia un filosofo che uno scimpanzé. Queste riproduzioni di antiche specie di uomini hanno veramente molto poco di scientifico, se non nulla, e sono probabilmente solo confusionarie e mistificatrici per il pubblico>>

Ma gli evoluzionisti non si fermano a questo: un certo cranio “il Piltdown fossil” introdotto in Inghilterra da Charles Dawson; questo fossile fu presentato come la più schiacciante evidenza dell’esistenza di forme transazionali tra uomo e scimmia, e per più di 30 anni fu esposto nei musei; ma in seguito, un gruppo di studiosi, scoprì che era stata unita una mascella di Orango ad un cranio di un umano. Un altro imbroglio fu quello dell’uomo Nabrasca nel 1922 costruito sulle basi di un singolo fossile di dente, e presentato in varie immagini divulgative, ma in seguito venne dimostrato che il dente che ispirò questi evoluzionisti non era altro che il dente di un cinghiale. Tutti poi gli altri crani che servirono per provare l’evidenza del passaggio tra uomo e scimmia furono smentiti: Neanderthal evidenza nel 1856, smentito 1960; Piltdown evidenza nel 1912, smentito nel 1953; Zinjantrophus evidenza nel 1959, smentito nel 1960; Ramapitecus evidenza nel 1964, smentito nel 1979. Ma ancora oggi, questi esempi di crani sono presentati su libri di testo come evidenze scientifiche dell’evoluzionismo; e quest’ultimo è dato come una verità scientifica, senza mai menzionare che la maggior parte delle volte, è stata smentita dai suoi sostenitori e studiosi stessi.

L’evoluzionismo non e’ altro che un “mito a pezzi” che non dà risposta a come si siano formate le diverse specie di creature e di come siano nate, ma solo della micro evoluzione, abbandonando del tutto la macro evoluzione. L’evoluzionismo e’ commercializzato come una teoria che spiegherebbe la vita, ma che purtroppo ha solamente dato supporto a ideologismi politici e non scientifici.

L’unica difesa degli evoluzionisti è la propaganda.

Spero di non avervi annoiati

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