Il falso dilemma tra evoluzione e Creazione


Di Leonetto

 

 

Darwin e il Papa, il falso dilemma tra evoluzione e Creazione.

 

Cosa dice il libro di Gianfranco Ravasi.

 

La puntata di questa settimana è un po’ particolare e si propone di scandagliare “il falso dilemma tra evoluzione e Creazione”, come lo definisce nel suo saggio il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie. Una puntata dove un po’ differentemente dal solito si dovrà andare a trattare in ambito teologico, religioso, fideistico e filosofico.

Ma questo per fare appunto chiarezza su alcuni clichès e slogan che da un lato creano confusione e dall’altro fanno si che non si possano comprendere determinati concetti importanti, ma che si abbia di questi una visione più o meno errata. Iniziamo col dire che con ‘Creazione’ nello specifico si parlerà dell’atto creativo del Dio Rivelato delle Scritture, il Dio giudaico-cristiano. Nel corso dell’ Ottocento è stata vivamente contrapposta l’idea di una creazione all’idea di evoluzione, presupponendo l’una incompatibile con l’altra. Bisogna chiarire però alcune cose circa il concetto ed il significato di ‘Evoluzione’. Darwin e Wallace non parlarono di evoluzione, proposero una teoria volta a spiegare l’origine delle specie secondo discendenza con modificazioni per selezione naturale. Si parlò di evoluzione solo successivamente con Spencer e si andava ad indicare con quel termine in buona sostanza una graduale trasformazione nel tempo che porta ad una condizione di progresso e miglioramento; un processo di trasformazione, graduale e continuo, per cui una data realtà passa da uno stato all’altro (quest’ultimo inteso generalmente come più perfezionato ) attraverso cambiamenti successivi.

Ossia ciò che comunemente intendiamo parlando di evoluzione di computers, dei mezzi di trasporto, della lingua, di una branca delle scienze, di strumenti da laboratorio etc etc.. Comunemente può capitare che alcuni riferiscano il fatto dell’evoluzione, l’evoluzione come fatto, fra cui Pennetta che spiega quando scrive, e afferma che evoluzione = fatto si riferisce alla successione di diversi esseri viventi in diverse epoche storiche (cosa ammessa anche da Cuvier con il suo “catastrofismo”). Come poi questo sia avvenuto fa parte delle “teorie evoluzionistiche”. Ossia l’altro comune concetto di evoluzione, che poi è quello vero e proprio (quello visto prima ha invece origini insite nel darwinismo) che vuole intendere la successione di un qualcosa (singolo o gruppo di cose) nel tempo con tutte le sue variazioni (per esempio l’evoluzione dei vestiti, dell’arte), ovvero un cambiamento nel tempo dove si possono vedere o non vedere comparire novità; una successione ordinata nel tempo di oggetti “diversi”.

Non servirebbe neanche stare a dire che (basta andare a fare un rapido giro di dizionari guardando sia relativamente al senso biologico che generale) con evoluzione chiunque, fra cui evidentemente Fratus, generalmente intende il primo significato che ho fornito, quello di trasformazione graduale e continua nel tempo di qualcosa di più semplice in qualcosa di più complesso. Fratus che tiene subito a fare una importante premessa, ovvero che scienza e creazione appartengono a due piani differenti, vi è infatti necessità che la scienza per definizione, cioè a priori, fornisca solo spiegazioni in termini di processi naturali e che da un punto di vista pratico sia materialistica in tutte le accezioni del termine. Che vada a indagare e a fornire spiegazione, specialmente al fine di produrre predizioni utili, sul “come” mentre la religione, la fede si occupa dei “perché”. Questo sostenuto e ben descritto sia da Galilei che successivamente da S. J. Gould con la teoria dei magisteri non sovrapposti.

Dell’argomento di questa puntata in verità se ne era già un po’ parlato e viene certamente nuovamente reso manifesto che certe questioni che dovrebbero rientrare fra le discussioni e le riflessioni dei cristiani e, biblica o no, la convinzione o la fede in un Progetto intelligente di qualsiasi tipo esso sia e/o la plausibilità o veridicità del racconto biblico è una questione interna al creazionismo, al credo di un Dio Rivelato Creatore e non dovrebbe interessare più di tanto (marginalmente) gli evoluzionisti atei.

Invece li va ad interessare a tal punto che strumentalizzano la cosa per bollare chi mantenga un certo credo (si faccia ben attenzione alle parole: CREDO) escludendoli da una specie di “arco costituzionale”, cosa fortemente sbagliata, e per creare una cortina fumogena attorno a quelli che sono i veri problemi che stanno dietro a quanto sostengono. Le posizioni fra i cristiani sono infatti differenti sull’argomento, perfino all’interno degli stessi cattolici, ci sono posizioni come quella di F. Facchini, del card. Molari di Arber, che non hanno problemi a conciliare la loro visione cristiana cattolica con i neodarwinismo, poi c’è quella del prof. de Mattei, del prof. Fasol, poi c’è quella del prof. G. Sermonti, quella del prof. Zichichi etc.. tutte un po’ diverse l’una dall’altra pur essendo tutti della stessa fede. Apparentemente potrebbe sembrare una cosa assurda, impossibile e lo stesso Fratus attacca, oltre che a livello scientifico, a livello teologico le posizioni per esempio di F. Facchini e dei cattolici che la condividono.

Per comprendere bene è necessario considerare alcune cose. Innanzitutto la catechesi sulla creazione è di capitale importanza perché concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana, infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti(Da dove veniamo?” “Dove andiamo?” “Qual è la nostra origine?” “Quale il nostro fine?” “Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste?”). Le due questioni, quella dell’origine e quella del fine, sono inseparabili e decisive per il senso e l’orientamento della nostra vita e del nostro agire, sempre per un cristiano.

Ora, in alcune questioni ogni cristiano ha una certa libertà di credere una cosa piuttosto che un’altra, Papa Leone XIII, rappresentante l’Alto Magistero della Chiesa nell’Enciclica Providentissimus Deus. Leone XIII raccomanda “di non allontanarsi per nulla dal senso letterale e ovvio” delle Scritture, tranne nel caso che “vi sia una qualche ragione che non permetta di tenerlo, o una necessità che imponga di lasciarlo”. Per alcuni degli scienziati credenti le teorie scientifiche della storia del mondo non sono una ragione o necessità che impongono di abbandonare il senso ovvio delle Scritture, per altri si, ed ecco i vari pareri divergenti.

Però ci sono delle cose che ogni cristiano, ogni cattolico non può, a meno di non definirsi tale, non credere. Ed è quindi importante vedere queste e comprenderle. Per prima cosa l’importante non è tanto e soltanto sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo o quando sia apparso l’uomo, ma piuttosto scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio che l’ha creata dal nulla. Per il cristiano il mondo e le creature che lo popolano provengono dalla sapienza e dalla bontà di Dio. In che modo specificatamente l’abbia fatto non è scritto e c’è un certo margine di interpretazione, ma sul fatto che derivi da un Suo atto creativo di bontà verso un certo fine e che non sia un’ emanazione necessaria della sostanza divina o un prodotto del caso ma nemmeno prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Questo è insindacabile, proprio della fede. Il racconto della Bibbia espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo. La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori [catechismo c.c. 390], grazie alla comune origine il genere umano forma una unità. Dio infatti creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini (At 17,2 e C.C.C. 360).

E poi di tutte le creature visibili, soltanto l’uomo è “capace di conoscere e di amare il proprio Creatore, è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa, soltanto l’uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità. Venne fatto ad immagine e somiglianza di Dio
“ Lo Spirito di Dio mi ha fatto e il soffio dell’Onnipotente mi dà la vita” (Giobbe 33:4) Essendo ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad una alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione. Deve esistere quindi un “salto ontologico” fra uomo ed animale. E sempre a proposito di questo Pennetta ha scritto un ottimo articolo su CS.

Pennetta quindi relativamente al lavoro di Ravasi fa notare che il saggio ha quantomeno la qualità di concedere una certa libertà per controbattere il neodarwismo poiché mostra che anche qualora la teoria neodarwiniana fosse corretta essa non sarebbe una insanabile contraddizione con nessuno dei fondamentali cristiani e cattolici. Fratus interviene facendo riferimento a G. Sermonti. Sermonti propone un’efficace metafora mitologica, affermando che potremmo riferire la dissacrazione darwiniana al mito di Prometeo, il semidio greco che non inventa un mondo nuovo, ma adotta quello olimpico, sottraendo a Zeus le realtà supreme e trasferendole all’umanità con una indebita appropriazione, con il furto originario che darà all’uomo conoscenza e potere.

Con il suo atto, Prometeo promuove il trapasso dal mondo del mito a quello della scienza. La controversia generata dal darwinismo, prima di essere materia scientifica è contrapposizione teologica. Riguarda non il processo, ma l’Autore, sovrano assoluto o re esiliato fuori dal suo regno. Ed e’ esattamente su questa linea che si è sviluppata tutta la propaganda e la strumentalizzazione della teoria in stile UAAR, ed è un po’ su questo che Pennetta e Fratus hanno alcune divergenze d’opinione. Dalla metà dell’ottocento molte teorie scientifiche si sono susseguite ad emendare o a contraddire la Selezione Naturale, ma esse, o sono state integrate nelle Grandi Sintesi di metà novecento, come note a margine, come optional, oppure sono state semplicemente ignorate o negate. Che si sia parlato di Ologenesi, di Strutture Dinamiche, di Neutralismo, che abbiano espresso le loro visioni D’Arcy, Thom o Grassé, che siano emersi il genoma mobile, la neutralità molecolare o le mutazioni dirette, tutto questo non ha scalfito l’assioma centrale del darwinismo, e cioè che la spontaneità della natura, un riduzionismo materialista e un caso cieco hanno sostituito l’opera del Creatore biblico. E a questo ogni confessione cristiana si è sempre opposta fermamente.

Per Pennetta l’importante è questo, Fratus vorrebbe qualcosa in più dal momento in cui spiega sia palesato che il neodarwinismo non abbia alcun riscontro scientifico temendo una sudditanza concordi sta ad un paradigma sfruttato anticristianamente. Riconosce perfettamente, come ogni uomo di fede sa e crede, che scienza e fede non sono mai in contrasto, a condizione che entrambe siano vere, quindi mostra il timore che invece venga mostrata una fede sfigurata in un tentativo di armonizzarsi con una teoria ascientifica.. Indubbiamente il Genesi 1 contiene metafore, miracoli, vaghezze ma, tra tutte le antiche cosmogonie e antropogonie si evidenzia per la sobrietà di un rendiconto naturalistico, senza ierogamie o scontri tra divinità primigenie, senza mostri, senza cataclismi o diluvi, senza castrazioni o decapitazioni. Esso risponde ai requisiti della visione “attualista” di Lyell e Darwin. Nessun fenomeno vi accade che non sia naturalisticamente plausibile e pensabile nell’attualità, nessun tempo speciale vi è evocato, nessun artefice soprannaturale che vada oltre al proporre e all’approvare. Pennetta spiega che anche solo il fatto che vi sia non un’immediatezza ma comunque una successione, una scansione di fasi già è qualcosa che permette una conciliabilità con una evoluzione intesa appunto come successione di diversi esseri viventi in diverse epoche storiche. Ma la successione con cui compaiono pesci, anfibi, rettili, mammiferi, uccelli e la grande rapidità con cui evolvono sono un problema ancora da chiarire.

Quindi raffrontando la Genesi biblica con l’evoluzionismo neodarwiniano vediamo che si può notare questo: In Genesi Dio interviene a più riprese, si ha un’emergenza indipendente dei vari taxa e si ha la divinità dell’uomo. Secondo l’evoluzione neodarwiniana Dio non compare mai nella versione forte, all’inizio nella versione debole, si ha una continuità graduale tra i taxa e l’animalità dell’uomo. Queste cose sono in contrapposizione, ma di fronte ad i dati empirici in verità non vi è nessuna contraddizione fra quelle che sono le cose che sostiene la visione cristiana. Quindi dov’è che Fratus ha riserve? Essenzialmente dove le mostrano U. Fasol e R. De Mattei per esempio, l’ultimo dei quali palesa la minaccia di quello che viene definito teo-evoluzionismo o teo-darwinismo, una malattia dello spirito. De Mattei in particolare si scagliò contro le interpretazioni di Facchini ed Ayala (entrambi discepoli del gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), attraverso la mediazione di Theodosius Dobzhansky (1900-1975), cardine del neodarwinismo, di cui Ayala fu assistente) tanto da dire che il tentativo di conciliare la fede cattolica con la teoria dell’evoluzione, caratterizza quella corrente che Pievani, con irrisione, definisce “darwinismo ecclesiastico” (cfr. il saggio dallo stesso titolo di Orlando Franceschelli e Telmo Pievani, su “Micromega” 4/2009, pp. 108-116) e che i teo-darwinisti, accreditati come esperti di gran parte del mondo cattolico, condividono la teoria dell’evoluzione e cercano anzi di offrirle una ciambella di salvataggio che però i darwinisti “puri”, come Pievani e sprezzantemente rifiutano.

L’evoluzionismo “ortodosso”, darwiniano e neo-darwiniano, non è pertanto una corrente scientifica, spiega De Mattei, ma una ideologia filosofica ateo-materialista che, da quando apparve l’Origine delle specie di Darwin (1859), non è ancora riuscita a produrre una sola prova a suffragio della sua teoria. Due “salti” della presunta catena evolutiva risultano in particolare indimostrabili dalla scienza: il passaggio dalla materia inerte alla vita e quello dall’animale all’uomo pensante. Cose che come si è visto sono punti importanti per la visione cristiana. I teo-evoluzionisti, affermando che grazie ad un diretto intervento divino si sarebbero accese la prima scintilla della vita della materia e la seconda scintilla della coscienza nell’“ominide”. Per Fratus, De Mattei etc.. questo non è giusto dirlo e diffonderlo ai cristiani. Anche perché poi spiegano che al momento in cui sorgano dubbi o volessero essere mostrati dubbi e critiche alla teoria darwiniana si preferisce il silenzio per non essere estromessi da un arco costituzionale per non ritrovarsi ostracizzati, bloccati, spediti in un dimenticatoio.

Quindi dai punti che ho elencato al principio di quelli che sono le cose su cui un Cattolico non può avere interpretazioni divergenti, si vede dove stia il motivo di indignazione di Fratus et al. Nel fatto che per salvare la cosmogonia evoluzionistica, i teo-darwinisti sono costretti a negare frontalmente quanto San Paolo proclamò all’Areopago di Atene: «Dio trasse da uno solo tutta la stirpe degli uomini» (Atti 17, 26), negando la rivelazione scritturale di Adamo ed Eva come unici progenitori dell’umanità, accettando il poligenismo evoluzionista, che postula la contemporanea apparizione di uomini in varie parti della terra ( La Chiesa però ha sempre e solo insegnato il monogenismo). Su questo punto, il Concilio Vaticano II ha confermato il Concilio di Trento (sess. 5, can. 2), affermando che da un solo uomo, Adamo, Dio ha prodotto l’intero genere umano (Gaudium et Spes, 22; Lumen Gentium, 2). La ragione è evidente, ed è lo stesso Odifreddi, ex seminarista, a spiegarla alla luce dei suoi studi di gioventù: con la negazione della storicità di Adamo ed Eva, ridotti a metafora collettiva, cade il peccato originale e con questo la necessità dell’Incarnazione di Cristo, Redentore dell’umanità.

Con Cristo crolla la Chiesa da Lui fondata e tutti i suoi ministri e rappresentanti (compresi i sacerdoti teo-evoluzionisti). Per questo Teilhard de Chardin venne colpito il 30 giugno 1962 da un monitum del Sant’Uffizio (oggi Congregazione della Dottrina della Fede) mai revocato. In verità, la contestazione è legittima, però come già un po’ mostrato da un lato non c’è nessuna inconciliabilità fra i dati empirici e quelli che sono i cardini della fede e cristiana, e comunque anche il paradigma neodarwinista non tocca quei cardini, ma lo fa la strumentalizzazione di quello e la chiave di lettura materialistica con cui se ne da lettura. Lettura quella che assolutamente un cristiano non può accettare per la sua fede. Ad ogni modo, nelle formulazioni più moderne dell’evoluzione, la selezione naturale è relegata alla genetica di popolazione, riservata nell’origine delle specie, intese come frutto di processi microevolutivi, mentre la gradualità del processo di macroevoluzione rimane inspiegata e non documentata. Ma, ripeto, tutto questo ha poca importanza, di fronte all’esigenza di far precipitare il Dio Creatore Rivelato dalla sua Macchina.

Senza autore, la generazione è di necessità spontanea e imprevedibile. Per esempio scrivono V. Delage e M. Goldsmith (1927):

Che le specie siano derivate le une dalle altre non è deduzione che si fonda sopra dei fatti, ma nozione che si impone al nostro spirito come la sola accettabile, dal momento che abbiamo abbandonato la teoria delle creazioni soprannaturali.

E Pierre La Rousse :

“La genesi spontanea non è più un’ipotesi, ma una necessità filosofica. Soltanto essa è razionale, soltanto essa ci sbarazza per sempre dalle puerili cosmogonie e fa rientrare nelle quinte quel deus ex machina del tutto artificiale che secoli di ignoranza hanno a lungo adorato. ” Secondo S.J. Gould, la paleontologia ha proposto al darwinismo tre antichi problemi:

1. La storia della vita presenta una direzione?

2. E’ essa stata modellata da forze esterne o interne?

3. E’ avvenuta per gradi o per salti? “

La formulazione di questi problemi – ha concluso – ha preceduto il pensiero evolutivo e non ha trovata alcuna soluzione entro il paradigma darwiniano.” E questo è un fatto. Uno dei problemi su cui ogni provetto neodarwinista glissa. Ben prima della teoria di Darwin-Wallace sulla discendenza con modificazioni per selezione naturale si sviluppò l’idea certa di progresso (illuministi, idealisti, positivisti), di evoluzione e di lotta per la vita (Spencer, Malthus), di concorrenza e sopravvivenza del migliore (dottrine liberiste di Adam Smith, tanto amate da Darwin). L’evoluzionismo è una ipotesi che Darwin possiede dunque ben prima di enunciarla come una scoperta, dopo il suo famoso viaggio. Dopo vent’anni dalla permanenza alle isole Galapagos, pubblica il suo “L’origine delle specie”: è subito un gran successo di vendite e di pubblico, benché di interessante vi sia solo un’idea non del tutto nuova, questa sì scientifica, quella della micro-evoluzione.

Serviva un pretesto che desse scientificità ad una certa visione della storia dell’umanità e ad una certa ideologia, la teoria di Darwin si rivelò perfetta, ma addirittura si è rivelata la più perfetta delle ideologie, ossia quella camuffata da scienza.

Francesco Agnoli scrisse:

“Quali prove ci dà Darwin? Nessuna. Fornisce solo tre bacchette magiche: il tempo, che farebbe ogni cosa; il caso, che non si capisce cosa sia, specie per una mentalità scientifica; e la selezione naturale, che, paradossalmente, avrebbe immensi poteri “creativi”

Tutte cose che si ritrovano anche nella moderna Sintesi Estesa. E Giuseppe Sermonti (Dopo Darwin, Rusconi, 1980):

«Che tutta la complessità e varietà della vita sia derivata da Errori Tipografici Fortunati è così assurdo e improbabile che lo si può sostenere solo barando coi numeri. E’ come aspettarsi che una moltitudine di scimmie, dotate di macchine da scrivere, scrivano, insieme a un mare di insensatezze, un libro leggibile. E’ inutile moltiplicare le scimmie e allungare i tempi».

La verità è che sicuramente evoluzionismo vs creazione è un falso dilemma, nel senso che non c’è nessun dilemma, se l’evoluzione fosse vera i cardini cristiani non vengono toccati come visto, lo fanno invece letture, strumentalizzazioni, cattive interpretazioni e erronee forme concordiste, se fosse falsa lo stesso, ovviamente. Quindi è bene lasciare fuori tutti i discorsi relativi a quello che come si è visto vengono usati come pane quotidiano da neodarwinisti per occultare gli elefanti nella stanza, i macroscopici problemi che affossano la loro debole ed antiscientifica teoria. Pennetta ricorda anche l’ottimo saggio di Antonio De Lauri, che ci offre la possibilità di riascoltare le “voci dei vinti”, di quegli uomini, spesso di grandissima levatura, che si impegnarono per una visione del mondo in cui la scienza non fosse sinonimo di scientismo e materialismo, in cui lo studio dell’evoluzione non fosse strumentalizzato contro la religione. Uomini che proponevano la visione di un mondo in cui l’uomo fosse ontologicamente diverso dagli animali e che quindi non dovesse seguire la legge di una natura dai “denti e artigli insanguinati.

La puntata è disponibile al seguente link:

https://www.dropbox.com/s/m706qz4vvyo3i3l/06_04_13.mp3

 Le puntate precedenti sono al seguente link:

http://www.enzopennetta.it/radio-globe-one-archivio-con-tutte-le-puntate-audio-e-recensioni/

 

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