Molti evoluzionisti sembrano non conoscere la teoria di cui parlano


Di Enzo Pennetta

 

L’effetto del fondatore: è un elemento di prova a favore della teoria neodarwiniana?

 

Sul blog “Leucophaea” è apparso un articolo, ripreso anche altrove, in cui si parla di esperimenti che confermano la teoria neodarwiniana.

 

 

Ma in realtà non confermano che aspetti collaterali, aspetti che potrebbero essere utilizzati anche in senso contrario: chi fa simili affermazioni fornisce sì una conferma sperimentale, ma solo del fatto che spesso non si conosce bene la teoria che si vorrebbe sostenere.

 

 

Quello che più colpisce dell’articolo apparso su “Leucophaea” è la trionfalistica conclusione nella quale si afferma di aver prodotto due esperimenti di convalida della teoria neodarwiniana e si sfidano immancabilmente i “creazionisti” ad addurre altrettanto inoppugnabili esperimenti:

Per finire, una considerazione per i creazionisti. Questi lavori sono molto complessi, e spesso difficili da pianificare e portare avanti: ma vanno tutti in una sola direzione, cioè nella conferma della teoria dell’evoluzione e delle sue conseguenze (ricordiamo inoltre che l’ipotesi del rinforzo era state proposta da Wallace, compagno di Darwin nell’elaborazione della teoria dell’evoluzione per selezione naturale). Quando anche i nemici dell’evoluzione se ne usciranno con un esperimento (uno, 1) che dimostra come la selezione naturale non esiste – ed è compito loro, mica degli evoluzionisti, pianificarlo – credo che potrebbero lontanamente pensare di avere una dignità di una discussione.

 

Come vediamo innanzitutto si ripete la parola d’ordine, si indicano come “creazionisti” tutti quelli che si oppongono alla teoria dell’evoluzione per “caso e necessità”. Ma questo è un passo che viene reso possibile solo da una scorrettezza precedente, quella di identificare il fatto dell’evoluzione con il neodarwinismo, che ne è una possibile spiegazione. Quindi, ripetiamo per l’ennesima volta, contestare il neodarwinismo non è equivalente a contestare l’evoluzione.

Come vediamo si tratta di un concetto alquanto semplice, quindi il permanere dello stesso errore lascia pensare che esso sia voluto proprio per non dover rinunciare ad etichettare come “creazionista” chiunque sollevi dei dubbi.

 

Vediamo poi un passaggio che mostra come proprio chi vorrebbe difendere la teoria in realtà non la conosca: “Quando anche i nemici dell’evoluzione se ne usciranno con un esperimento (uno, 1) che dimostra come la selezione naturale non esiste“… Ma chi ha mai detto che la selezione naturale non esiste?

Quando l’autore dell’articolo ci porterà un’affermazione (una,1) che sostenga che questo è il problema?

Se egli conoscesse veramente la teoria neodarwiniana, saprebbe che il cuore della teoria, il fatto che deve essere ancora dimostrato non è la selezione, ma la comparsa di nuove specie per somma di mutazioni casuali “e” selezione: la selezione deve avere qualcosa di nuovo su cui agire, altrimenti è solo un fattore di stabilizzazione.

Una volta chiarito questo, vediamo che i due esperimenti che vengono riportati possono essere interpretati in senso contrario a quello dato dall’autore. Ne sono la prova delle affermazioni riportate su un blog di segno diametralmente opposto a “Leucophaea“, il blog “Anti-Darwin” nel quale vine riportato uno scambio tra un neodarwiniano e un creazionista (vero):

Neodarwiniano (domanda):

Un suo amico, il prof. Maciej Giertych… sostiene che la formazione di razze o di varietà, fenomeno molto ben studiato sulle specie domestiche, consiste in una riduzione della diversità del genoma. Guarda caso è la stessa preoccupazione dei biologi conservazionisti (che sono anche evoluzionisti!): temono proprio per questo le conseguenze dell’isolamento fra loro di varie popolazioni di una stessa specie. Ma se questo è un aspetto molto importante ce n’è un altro: l’isolamento (geografico, alimentare o di altro genere) non Le sembra il sistema migliore per la speciazione perchè delle variazioni genetiche si possano fissare meglio in una piccola popolazione che in una grande?

Creazionista (risposta):

Sicuramente l’isolamento favorisce la selezione naturale e successiva fissazione delle rimanenti informazioni genetiche, che sono ridotte rispetto alla popolazione parentale. Più è piccola la popolazione isolata, più va favorito la deriva genetica fino ad arrivare all’effetto fondatore con solo una coppia o un’animale gravida. A maggior ragione l’isolamento porta ad una perdita di informazione genetica e l’impoverimento del patrimonio genetico

Se infatti l’isolamento riproduttivo, di cui l’ “effetto del fondatore” e il fenomeno del “reinforcement” sono elementi rilevanti, può essere un argomento a favore della teoria dell’evoluzione neodarwiniana, allo stesso tempo può essere utilizzato come elemento a sfavore. Cosa è allora che determina la correttezza dell’una o dell’altra conclusione?

La presenza o meno di nuove informazioni genetiche!

Il fatto che su molti siti evoluzionisti sia stato riproposto l’articolo di Leucophaea e che non sia stato sollevato questo punto è in definitiva la conferma “sperimentale” (questa sì) del fatto che chi vorrebbe sostenere la teoria neodarwiniana, spesso sembra non conoscerla bene.

E allora le parole con cui l’articolo in questione si conclude, appaiono in tutta la loro realtà di frasi fatte, di slogan a difesa di un’ideologia che non deve essere messa in discussione:

E ragionare, invece che mettere insieme evoluzione darwiniana, buco dell’ozono e riscaldamento globale, e dimostrare in tal modo che la loro opposizione è profondamente radicata in un’ideologia religiosa che si oppone a priori a tutto ciò che si scontra con la loro visione del mondo, tipica di pastori mediorientali di 4.000 anni fa.

 

E un’altra cosa dimostra “sperimentalmente” questa conclusione, che chi oggi sostiene il dogma neodarwinista accusa gli altri di dogmatismo, e che le questioni del Global warming e dell’evoluzione sono sostenute da una stessa idea (o ideologia?).

Un’idea che vede le sue origini culturali nella linea politica ed economica di istituzioni che si rifanno al pensiero di Thomas Robert Malthus.

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