“The First Gene”


La manipolazione di simboli è una tecnica avanzata – basata su formalismi astratti – che è usata quotidianamente in tutti i campi dell’attività umana, dalla filosofia all’informatica, dalla matematica alla linguistica, dalla letteratura alla tecnologia. E` tipica dell’intelligenza, l’unico generatore di formalismi e informazione prescrittiva.

Progetto cosmo

Perché i processi fisici non intelligenti non possono creare manipolazione simbolica? Perché invece le cellule biologiche la usano massivamente? Le risposte a queste domande hanno a che fare con il problema dell’origine della vita? Un’origine naturalistica della vita è solo altamente improbabile o è addirittura concettualmente impossibile? Cosa è l’informazione prescrittiva funzionale e come può dare organizzazione ai sistemi ultra-complessi, come sono gli organismi? Cosa significa il principio “il formalismo governa la fisicalità”, in formula: F>P? Le forze fisiche non guidate, come sono descritte dalle equazioni della fisica, agiscono meccanicamente e senza mente; ma può veramente la meccanica spiegare la vita? Una proto-cellula minimale cosa comporta necessariamente? Di quale tipo è e come eventualmente può essere calcolata la complessità dei giganteschi biopolimeri presenti nelle macchine molecolari dentro le cellule?

Il libro “THE FIRST GENE – The Birth of Programming, Messaging and Formal Control” (USA, LongView Press, 2011), un’antologia scritta dal direttore del “Gene Emergence Project” David L. Abel, insieme con altri autori, investiga in dettaglio tutte queste complesse materie ed altre ancora, dal rigoroso punto di vista delle scienze pure, matematica, teoria dell’informazione, scienza dei computer, teoria della probabilità, biochimica. Per fare ciò esso ha dovuto aprire campi di ricerca del tutto nuovi, chiamati ProtoBioSemiotica e ProtoBioCibernetica.

Questo libro, dopo aver appurato che:

“Le cellule sono sistemi squisitamente organizzati per svolgere compiti basati su formalismi”; “il codice genetico è concettualmente ottimale”; “la chiave della vita sono i controlli [quindi la programmazione]”;

ne deduce logicamente:

“Il caso e la necessità non possono programmare, gestire o regolare”; “la selezione naturale non può operare al livello di programmazione genetica/molecolare”; “nessuna combinazione di caso e necessità può scrivere le regole formali per costituire un sistema di simboli”; “le mutazioni non producono nuova Informazione Prescrittiva”; “l’evoluzione non può produrre organizzazione e schemi con potenzialità proto-metabolica”; “l’ambiente inanimato non può programmare. Le leggi della fisica e della chimica non possono programmare”; “la selezione naturale è eliminativa, non creativa”; “è un’impossibilità logica per il caso e la necessità l’esercizio di scelte contingenti”.

Anche l’errore evoluzionista della “auto-organizzazione” o “auto-emergenza” è giustamente messo a nudo: “nessuna entità fisica può ‘auto-organizzare’ la propria esistenza. Un effetto non può causare se stesso”; “nessuna tendenza in un processo fisico esiste nella natura inanimata in grado di auto-organizzare qualsivoglia meccanismo utile”.

“THE FIRST GENE” esamina sistematicamente tutti gli scenari speculativi che la scienza materialista mette sul tavolo, quando cerca di spiegare naturalisticamente l’origine della vita. Tutti vengono smentiti perché – in due parole – la “fisicodinamica non può produrre e gestire formalismi”. Anche l’ultimo scenario, l’ipotesi del multiuniverso, è scartata:

“Immaginare universi fisici multipli o tempo infinito non risolve il problema dell’origine della biocibernetica formalista (non fisica) e della biosemiotica usanti sistemi simbolici rappresentazionali lineari digitali.”

In pratica, perché, per esempio, una cellula biologica non pensa semplicemente: “Ho bisogno di certi aminoacidi per fare una proteina, li prendo direttamente dal mio magazzino materiali”? Perché la cellula deve usare un sistema digitale indiretto di processo dell’informazione che è molto più complesso di una mera operazione analogica, come è l’estrazione diretta da un magazzino? A queste domande rispose brillantemente il matematico John von Neumann negli anni ’50 (anni prima della scoperta del DNA da parte dei biologi!). Egli dimostrò matematicamente che automi auto-riproducenti (come sono le cellule) richiedono del software, cioè istruzioni memorizzate. A loro volta le istruzioni memorizzate implicano necessariamente del processo simbolico. In un certo senso “THE FIRST GENE” parte dal punto in cui von Neumann si fermò ed affronta direttamente e in profondità tutti i problemi relativi all’origine della vita e del software che essa comporta, primo fra tutti se essi sono risolvibili meccanicamente o se invece non lo sono neanche in linea teorica. “THE FIRST GENE” studia e sviluppa concetti scientifici, metodi e strumenti per risolvere questi difficili problemi.

“THE FIRST GENE”, scritto in maniera superba da Abel e i suoi collaboratori, è veramente un libro che merita essere letto, e costituisce in un certo senso l’ultimo “chiodo nella bara” dell’evoluzionismo e dell’origine naturalistica della vita, che sono le più colossali illusioni nella storia dello scientismo materialista, perché pretendono – senza bisogno dell’intelligenza – di trarre la vita dalla materia inorganica, la vera complessità ed organizzazione dalla semplicità, il più dal meno.

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