L’inconsistenza del pensiero darwinista


Di Enzo Pennetta

 

 

Francesco Agnoli interviene con un articolo sul Foglio denunciando le inconsistenti conclusioni di autori come Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara e Vittorio Girotto, che ritengono di dimostrare che la fede è un prodotto dell’evoluzione.

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A criticare i libri degli autori darwinisti ultimamente si corrono dei pericoli, ma evidentemente la cosa non preoccupa più di tanto Francesco Agnoli che in un articolo pubblicato sul Foglio il 31 gennaio scorso ha parlato del libro “Nati per credere“, il lavoro congiunto di tre autori come  Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara e Vittorio Girotto.

Il libro sostiene la tesi secondo la quale la presenza così diffusa e radicata della Fede nell’Uomo sia un sottoprodotto dell’evoluzione. Ma non solo, il libro si spinge oltre, infatti, come dichiarato da Agnoli:

Nati per credere”, un testo che sposa un assoluto naturalismo, che negherebbe per via razional-scientifica Dio, l’unicità dell’uomo, l’esistenza di una morale oggettiva… Riguardo a quest’ultima, mentre se ne nega l’esistenza, si dedica un intero capitolo, “Dio, morali e giustizie”, a spiegare che varie ricerche porterebbero a individuare nei credenti un minor e non ben definito, “senso civico” (per intenderci, i mali di certo sud deriverebbero dall’alto tasso di frequenza in chiesa ecc, non da circostanze storiche che gli storici ben conoscono). Scrivono per esempio, citandolo come studio assai significativo, ma negando furbescamente che sia “conclusivo”, che tale Gregory Paul “ha potuto documentare un’impressionante serie di correlazioni positive tra tassi di omicidio, suicidio, aborto e gravidanze di minorenni e tasso di diffusione delle credenze religiose”.

 

Una conclusione decisamente antidarwiniana, infatti la Fede sarebbe collegata alla presenza di una tale serie di conseguenze negative per la sopravvivenza della specie, che avrebbero dovuto portare alla sua stessa eliminazione per azione della selezione naturale. Ma evidentemente in questo caso la selezione deve aver chiuso un occhio…

Ma non solo, Agnoli fa giustamente notare che i comportamenti sopra citati vengono indicati come conseguenze negative della Fede, ma quegli stessi argomenti vengono considerati delle “conquiste di civiltà” se proposti da altri, e il pensiero va ad esempio a quelle realtà che ruotano intorno a Micromega, Repubblica e Partito Radicale. Orwell nel suo mai abbastanza celebrato 1984, chiamava questo modo di fare “bipensiero”.

E su cosa si baserebbero queste conclusioni? Impietosamente Agnoli mostra come esse si fondino sui “forse” e i “è probabile“:

Quanto a Dio, il problema è semplice: sarebbe stata l’evoluzione ad aver creato Dio, e non viceversa. Come, quando e perché? Non è chiaro: “E’ probabile che le credenze nel soprannaturale siano la conseguenza indiretta (forse priva di qualsiasi vantaggio biologico) di certi adattamenti che sono, questi sì, di importante valore biologico. Adattamenti che hanno tra le loro conseguenze inattese anche un’inclinazione al fraintendimento del darwinismo”.

Bastano il “probabile” e il “forse” per far capire che di scientifico, in questo discorso, non vi è nulla.

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Di scientifico in questo discorso non vi è nulla, afferma Agnoli, ma evidentemente la pratica continua delle “Just so story” darwiniana ha fatto perdere di vista il confine tra la scienza e la congettura.

Dell’articolo si è occupato anche il prof. Formenti che nel suo sito ha replicato iniziando così:

Sul Foglio un articolo di F.Agnoli (“I negazionisti”) in cui cerca di sostenere quello a cui non crede nemmeno il consulente del papa sull’evoluzione, il prof.Schuster, invitato a Castelgandolfo: di aver bisogno di Dio per spiegare l’evoluzione dell’universo e della vita. 

Al professore è probabilmente sfuggito il fatto che l’articolo è una critica proprio a chi vorrebbe giungere  a conclusioni metafisiche a partire dalla biologia, solo che quando le conclusioni sono nel senso di una negazione di un finalismo a lui vanno bene, se invece sono di senso opposto non vanno più bene.

Perché il prof. Formenti non fa un intervento per far notare che non è scientificamente corretto parlare di “non senso dell’evoluzione”?

5 pensieri su “L’inconsistenza del pensiero darwinista

  1. La tesi di questo libro, da come si evince anche dalle prime pagine,
    è a dir poco ingiusta per tre motivi:
    1) si ammette che è per un eccesso di razionalità che si crede al finalismo, per cui solo i darwinisti fanno un buon uso della ragione;
    2) è vero che, specie per la fisica moderna, la scienza scopre leggi anti-intuitive, ma queste vennero accettate perché gli scienziati si arresero all’evidenza, mentre per il darwinismo non c’è nulla a cui arrendersi;
    3) in realtà io intravedo un autogol, già da Darwin stesso, nell’affermare che accettare l’evoluzione per selezione naturale non sia difficile, occorre solo un po’ di IMMAGINAZIONE…(come l’orso che diventa balena, o la vescica natatoria che diventa polmone).

  2. Pero la ciencia actual, se basa en que no puede tener certezas absolutas. Por eso la importancia de las probabilidades.

  3. Me parece que esa certeza que ustedes buscan es de caracter filosofico. Y estoy de acuerdo.
    Pero con respecto a las criticas cientificas que ustedes hacen tienen un valor no absoluto, aunque por ahora son irrefutables.
    Yo personalmente creo que teoria de la Evolucion es una hipòtesis mal fundada.
    Saludos

    • Es la ciencia experimental y empírica que niega validez al argumento neodarwiniste, la evolución, en mi opinión, es una religión de ateo. Tenga un buen día.

      • Pero es que ustedes afirman que la ciencia experimental empìrica tiene una validez absoluta.? Ningun hombre de ciencia afirmaria eso, y menos aun un filosofo, que no sea materialista ateo.

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