Ma è proprio vero che l’«Archaeopteyx» è l’anello di congiunzione fra Rettili e Uccelli?


di Francesco Lamendola

 

 

Il recente ritrovamento, in Cina, nella provincia nord-orientale di Liao-ning, di resti fossili di Dinosauri con le piume, ha scombussolato alquanto le rocciose certezze degli evoluzionisti classici, gettandoli in uno stato di confusione e quasi di panico.

Si tratta di tre esemplari, quasi completi, di dinosauri ancora sconosciuti, lunghi nove metri e del peso non inferiore alle quattordici tonnellate, che sono stati rinvenuti, ai primi di aprile del 2012, da una équipe di ricercatori del Dipartimento di Paleontologia vertebrale dell’Accademia delle Scienze di Pechino e prontamente battezzati «Yutirannus huali», ossia «Tirannosauro dalle belle piume», per una certa somiglianza con il celebre Tirannosauro.

Dinosauri con le piume? La cosa è più che imbarazzante: essa rivoluziona tutto ciò che fino ad ora si sapeva, o si credeva di sapere, a proposito dei Dinosauri, e mette in discussione molte certezze imprudentemente consolidate.

«Questo evento ci suggerisce», ha ammesso, con franchezza, uno dei ricercatori cinesi che stanno studiando i fossili in questione, «quanto la nostra conoscenza dei Dinosauri sia ancora molto ristretta, se non addirittura errata».

Si tratta di una scoperta che fa seguito a quella di un altro fossile sconcertante, avvenuta sempre in Cina alcuni anni fa: quella del «Microraptor», un minuscolo dinosauro volante (ma siano certi che fosse un Dinosauro?), dotato di piume nere come quelle di un corvo, estinto 130 milioni di anni fa, nel Cretaceo superiore, periodo caratterizzato da una glaciazione. Era lungo settantacinque centimetri dalla punta del becco a quella della coda e doveva assomigliare al famosissimo «Archaeopteryx» rinvenuto in Germania, precisamente in Baviera, a partire dal 1860, e datato a 150 milioni di anni.

Sappiamo che il «Microraptor» era un animale piumato, perché  l’esame dei resti fossili mediante il microscopio a scansione elettronica ha permesso di scorgere chiaramente gli organelli cellulari che contengono il pigmento delle piume, la loro forma e la loro distribuzione.

Veramente si sta disputando accanitamente, fra i paleontologi e gli zoologi, se le ali del «Microraptor» consentissero all’animale un vero e proprio volo, oppure se gli rendessero possibile un semplice volo planato, di ramo in ramo; e la stessa discussione, con relativa inconciliabilità di pareri, si protrae a proposito del suo illustre predecessore bavarese: volava come gli Uccelli moderni o si limitava a planare, gettandosi dall’alto degli alberi o delle rocce?

Nel dare la notizia del ritrovamento del «Yutirannus huali» alcuni organi di stampa, per esempio il nostro «Corriere della Sera», hanno riportato che esso sarebbe databile al Cretaceo superiore, commettendo un evidente errore di cronologia geologica. Il Cretaceo va da 145 a 65 milioni di anni fa e la cesura fra il Cretaceo inferiore e quello superiore, a loro volta suddivisi in sei stadi ciascuno, si colloca fra l’Albiano e il Cenomaniano, ossia circa 99 milioni di anni fa. Ricordiamo che, nelle ere geologiche, “superiore” non è il periodo più antico e più lontano da noi, ma, al contrario, quello più vicino e più recente: il Cretaceo inferiore, pertanto, è quello che fa seguito al Giurassico, mentre quello superiore precede il Paleogene. In effetti, i ricercatori cinesi, nell’articolo pubblicato dalla rivista «Nature», ipotizzano che lo Yutirannus sarebbe vissuto intorno ai 125 milioni di anni fa, vale a dire in pieno Cretaceo inferiore.

Ora, le prime ipotesi formulate “a caldo” per spiegare l’esistenza di questi grandi dinosauri con le piume si fondano sull’ipotesi dell’adattamento al clima: il «Yutirannus huali» sarebbe vissuto durante un periodo freddo, con temperature medie annue di dieci gradi centigradi, e avrebbe sviluppato il piumaggio per meglio conservare la temperatura corporea, mentre il Tirannosauro durante un periodo relativamente caldo, con temperature medie di diciotto gradi, e quindi non avrebbe avuto bisogno del piumaggio.

Se non che, sappiamo che il Tirannosauro è vissuto fra 70 e 65 milioni di anni fa, dunque in pieno Cretaceo superiore: a una notevolissima distanza di tempo dal grande dinosauro piumato rinvenuto ora nei depositi cinesi di Liao-ning, e precisamente non meno di 55 milioni di anni prima di quell’altro.

E allora, come la mettiamo con la teoria classica dell’evoluzione? Se le piume sono un elemento caratteristico degli Uccelli e non dei Rettili, ci aspetteremmo di trovarle, semmai, nei Dinosauri più recenti e non in quelli più antichi: invece il Tirannosauro, più recente, non le aveva affatto, mentre lo Yutiranno, più arcaico, le possedeva.

In realtà, le cose sono ancora più complicate, perché, anche se i divulgatori scientifici ne parlano poco e il grande pubblico non ne sa quasi nulla, la verità è che la controversia sulla natura rettiliana dei dinosauri non si è mai spenta, nemmeno fra gli evoluzionisti classici. Semplificando al massimo, potremmo riassumerla in questa domanda: i Dinosauri erano davvero degli animali a sangue freddo (ectotermi), come i Rettili di oggi? Siamo assolutamente sicuri che non fossero, invece, animali a sangue caldo (omeotermi), come gli Uccelli e i Mammiferi?

Domande scomode, perché minano alla base quel che crediamo stabilire una linea di separazione netta e inconfondibile fra un Rettile da una parte, un Uccello o un Mammifero dall’altra; e perché, appunto, ci consente di collocare senz’altro i Dinosauri fra i Rettili, salvo poi sostenere, come fanno gli evoluzionisti, che una parte di codesti Rettili primitivi si è modificata e si è trasformata in Uccelli: e l’«Archaeopteryx», questo stranissimo animale con le piume, che forse volava o forse no, ma il cui scheletro sembra stare a mezza via fra i Rettili e gli Uccelli, costituirebbe appunto il tanto necessario “anello di congiunzione” fra gli uni e gli altri, ossia la prova provata della teoria evoluzionista.

Il tutto, però, a ben considerarlo, sembra aver il sapore di una vera e propria tautologia: se monsieur de La Palice, un quarto d’ora prima della sua morte, era ancor vivo, allo stesso modo se l’«Archaeopteryx» sta a mezza strada fra il Dinosauro e l’Uccello, allora costituisce l’anello di congiunzione fra il Rettile e l’Uccello. Ma se il Dinosauro non fosse stato affatto un Rettile? Se fosse stato un animale a sangue caldo, come i Mammiferi, e se avesse avuto il corpo coperto di piume, come gli Uccelli, allora che razza di anello di congiunzione sarebbe mai?

Del resto, come si può immaginare che un bestione di quattordicimila chili, come lo Yutirannus (il doppio del peso di un Tirannosauro, che si aggirava sulle sette tonnellate), con le enormi esigenze di mantenere costante la sua temperatura corporea, potesse vivere con una temperatura media annua di dieci gradi, il che vuol dire con zero o meno di zero gradi in inverno, se era un animale ectotermo, cioè a sangue freddo?

Ci siamo sempre abituati a pensare ai Dinosauri come a dei bestioni adattati a un clima caldo e umido, a un clima tropicale o sub-tropicale; o, tutt’al più, ad un clima temperato caldo; ora ci si viene a dire, con la massima naturalezza, che vivevano sia in un clima temperato caldo (ma nemmeno troppo: diciotto gradi di temperatura media annua, perciò non più di dieci in inverno), sia in un clima decisamente freddo, con gelo e neve, proprio come i Mammut e gli altri animali lanosi dell’Era glaciale.

Qui c’è qualche cosa che non torna: se erano dei Rettili, come le lucertole o i serpenti di oggi, che hanno bisogno di sole e di calore per espletare le proprie funzioni vitali, come potevano sopravvivere alle rigide temperature di un’epoca glaciale? Certo, un corpo più grande rende possibile immagazzinare una maggior quantità di calore; ma anche il Coccodrillo del Nilo o il varano di Komodo hanno un corpo grande, eppure non potrebbero sopravvivere di certo con una temperatura prossima o inferiore allo zero.

Gli evoluzionisti ci hanno sempre detto che una delle più probabili cause della estinzione dei Dinosauri fu la loro incapacità di adattarsi a un raffreddamento del clima (anche nella variante “catastrofista” di questa ipotesi, ossia l’impatto di un meteorite che causò un oscuramento della luce solare negli strati dell’atmosfera saturi di polvere).

Ci hanno sempre detto, inoltre, che, davanti alla sfida di un’era glaciale, gli animali o migrano, o si adattano sviluppando una protezione lanosa, insomma una pelliccia: «tertium non datur»; o meglio, la terza possibilità è quella dell’estinzione. Ora, invece, viene fuori che le piume sono una protezione contro il freddo, non meno efficace del pelo.

Però, attenzione: una cosa è una piuma, e una cosa è una penna: vi sono differenze morfologiche, anatomiche e funzionali tra di esse. Le piume servono essenzialmente per l’isolamento termico e per rendere il corpo impermeabile all’acqua; le penne, per il volo. Pertanto, così come sarebbe ridicolo immaginare che le piume dello Yutiranno avessero qualche cosa a che fare col volo, altrettanto arbitrario è affermare che l’«Archaeopteryx» è l’anello di congiunzione fra Rettili e Uccelli, solo perché possedeva delle penne perfettamente sviluppate.

Quest’ultimo fatto dimostra soltanto che esso era un vero Uccello; e, quanto alle piume, possiamo trovare, e di fatto abbiamo trovato, dei Dinosauri con le piume, senza che ciò dimostri né che erano dei veri Rettili, né che stavano evolvendo verso gli Uccelli.

Ma intanto, che cos’è un Rettile? Per noi, stando ai Rettili oggi viventi, è un animale a sangue freddo; ma i Dinosauri erano animali a sangue freddo o a sangue caldo?

In effetti, già in Australia erano stati trovati dei resti fossili di Dinosauro, risalenti a un’epoca in cui la grande isola-continente aveva un clima glaciale: è evidente, perciò, che almeno alcuni Dinosauri non potevano essere degli animali a sangue freddo, ma che erano, quanto meno, degli animali endotermi, ossia capaci di regolare la propria temperatura corporea, adattandola alle condizioni esterne.

La questione è complessa e non possiamo qui esporne tutti i dettagli tecnici; però, che i conti non tornino, lo capisce anche un bambino: da qualunque parte la si consideri, si ha l’impressione che gli evoluzionisti ricorrano disinvoltamente a qualsiasi tautologia, pur di non ammettere che, dopotutto, la loro è ancora e sempre una teoria, una teoria che fa acqua da più d’un lato e che non può onestamente presentarsi come una certezza definitivamente assodata.

Scrivevano Giuseppe Sermonti e Roberto Fondi, più di trent’anni or sono, nel loro libro «Dopo Darwin. Critica all’evoluzionismo» (Milano, Rusconi, 1980, pp. 260-64):

 

«Nonostante la sua peculiare posizione sistematica, così isolata e lontana da tutti gli altri gruppi di Uccelli, “Archaeopteryx” ha talmente colpito l’immaginazione degli evoluzionisti,a essere quasi sempre considerato da essere considerato come l’esempio  e la prova – più lampante  di un “anello evolutivo d congiunzione”. Ma lo è veramente? Secondo noi NO, e questo per il solo fatto che era provvisto di penne. Poiché sappiamo che gli unici vertebrati dotati di penne sono gli Uccelli, è chiaro che in questo caso ci troviamo di fronte ad un essere non già con caratteristiche intermedie tra Rettili e Uccelli, bensì ad un vero uccello – singolare quanto si vuole, ma sempre un vero uccello.

“E gli altri caratteri?”, incalzeranno gli evoluzionisti. “E la presenza di denti? E le vertebre non foggiate a sella? E i metacarpi non fusi?  E le dita unghiate sporgenti dalle ali? E la lunga coda mobile? E le ossa non pneumatizzate? Forse che tutti questi non sono caratteri da rettile?”. Noi risponderemo ancora una volta di NO, facendo notare che anche in altri Uccelli possono trovarsi peculiarità di questo genere; mentre, d’altro canto, non sempre queste ultime si riscontrano in tutti i Rettili..

Consideriamo i denti, per esempio. Non sono certo un carattere rettiliano, dal momento che esistono e sono esistiti Rettili privi di enti, come i Cheloni e certi Pterosauri; mentre invece non l aveva “Hesperornis”, un indiscutibile Uccello marino del Cretaceo superiore. È vero che le vertebre a sella sono reperibili soltanto negli Uccelli, ma ciò non vuol dire necessariamente che tutti gli Uccelli abbiano vertebre di questo tipo: le vertebre del gabbiano, del cormorano e di alcune specie di pappagalli, ad esempio, non sono a sella. A proposito delle vertebre pneumatiche, Herbert Wendt scrive: “Studi sul terzo esemplare di “Archaeopteryx” hanno mostrato che le vertebre e le lunghe ossa cave sono di natura definitivamente aviana.” Ma, se anche ciò non fosse, le cose cambierebbero poco, perché esistono Uccelli con ossa non pneumatizzate (ad es., il kiwi, la rondine, il balestruccio, il pigliamosche macchiato, il canarino, il beccaccino); mentre, d’altro canto, sono esistiti Rettili dotati di ossa pneumatiche (ad es., certi Dinosauri e Pterosauri). Una lunga coda non è carattere rettili ano, perché è nto che alcuni Pterosauri avevano una coda talmente ridotta da essere praticamente inapprezzabile. I metacarpi di “Acrhaeopteryx” sembrano fusi, quantunque non fino al punti di non lasciar distinguere le linee di giunzione fra le diverse ossa (io metatarsi, invece, risultano fusi o indipendenti a seconda dei singoli esemplari fossili), d’altra pare, è utile ricordare che i metatarsi ed i metacarpi del pinguino non sono fusi. Le dita sporgenti dalle ali, noi possiamo ritrovarle anche attualmente, seppure più di rado ed in forma meno vistosa, come nei giovani nidifughi del porciglione (“Rallus”) e dell’hoatzin (“Opisthoconus”). (e, in certo qual modo, anche nello struzzo). Né può essere un caso che l’hoatzin, oltre ad avere la stessa taglia dell’”Archaeopteryx” (quella di un piccione), manifesti anche lo stesso tipo di vita che si presume avesse il suo antico predecessore. Esso, infatti, alta da un ramo all’altro facendo brevi voli e si tuffa nei fiumi che attraversano le fitte foreste acquitrinose dei bacini del Rio delle Amazzoni e dell’Orinoco. Tutto il resto – la morfologia del cranio, la saldatura “a forcella” delle clavicole, il pube allungato posteriormente, la struttura del piede, ecc. – è tipicamente aviano. Anche l’affermazione di Sir Gavin De Beer, che il cervello di “Archaeopteryx” avesse caratteristiche aviane, è stata contestata. Jerison, infatti, ha potuto dimostrare che nel cervello di questo animale esisteva una evidente scissura tra i lobi anteriori e quelli medianti, scissura che non esiste in alcun rettile.

Anche in base agli elementi che abbiamo riportato, oggi si tende sempre più a considerare “Archaeopteryx” come un uccello dalla vita soprattutto terrestre o semiarborea, i grado di compiere lunghi balzi sul terreno o da un ramo all’altro, oppure, all’occorrenza, di spiccare anche brevi voli, come avviene per gli attuali Cuculidi del genere “Centropus”. […]

Sono perciò del tutto fantasiose, ed anche abbastanza ridicole, le ricostruzioni del cosiddetto “Proavis” suggerite da diversi autori, in base alle quali si vorrebbe far credere che gli Uccelli si originarono da piccoli Arcosauri corridori e saltatori (versione di Nopcsa) o arboricoli (versioni di Pycraft, Beebe e Steiner), le cui squame, a forza di salti sempre più lunghi sul terreno o di lanci sempre più arditi da un ramo e poi da un albero all’altro, finirono per trasformarsi a poco a poco in penne. A parte le tremende modificazioni anatomiche e fisiologiche che sarebbero state necessarie per trasformare le caratteristiche di un rettile in quelle di un uccello ( si pensi ai meccanismi di regolazione omeotermia, ai sacchi aerei, alle ossa pneumatiche, alla ghiandola uropigiale alla struttura particolare dell’apparato digerente, alla siringe, alla circolazione sanguigna doppia e completa, ecc.), non è possibile che da una squama potesse formarsi una struttura così straordinaria come una penna, con il suo scapo mediano e le migliaia di barbe e di barbule che sui agganciano fra di loro a costituire la trama leggerissima e robusta del vessillo. Come scrive P E. Raymond: “L’asserzione che le penne sono squame modificate appare in molti libri di testo. È solo recentemente che sé stato mostrato come esse siano strutture fondamentalmente differenti, che si originano da strati differenti della cute.»

 

Insomma una penna è una penna e una squama è un squama; e l’affermazione che una squama può trasformarsi in una penna nasce semplicemente dalla necessità che hanno gli evoluzionisti di sostenere una cosa del genere, solo per poter “dimostrare” che i Rettili si sono trasformati in Uccelli; salvo poi dire che i Rettili si sono trasformati in Uccelli perché una squama si può trasformare in una penna.

Ma poi, non erano stati gli evoluzionisti classici a ridicolizzare spietatamente la tesi di Lamarck, secondo cui il collo lungo delle giraffe è derivato dal continuo sforzo delle antilopi dal collo corto, per protendersi alla ricerca di foglie sui rami più alti degli alberi? Forse che questa stigmatizzazione della “erronea” teoria di Lamarck, basata sul desiderio dell’animale di brucare le foglie dei rami più alti, non si trova in tutti i libri di testo di biologia, con tanto di disegnino illustrativo, per far meglio rifulgere la “vera” teoria evoluzionista, quella di Darwin, basata sulla trasmissione dei caratteri ereditari di quelle antilopi che, per caso, erano nate con il collo più lungo delle altre?

Già, il caso: ecco il grande motore dell’evoluzione, secondo Darwin e i suoi seguaci.

E così ci si viene a dire che un Rettile, un bel giorno, si trasformò in Uccello, per caso; e che la natura, trovando vantaggioso quel carattere per la sopravvivenza della specie (ma non è questa una forma di finalismo, ossia l’esatto contrario di una teoria del caso?), lo ha trasmesso alla prole di quel determinato animale.

Come la mettiamo, allora, con i Rettili alati che saltellano, svolazzano goffamente, si gettano nel vuoto da rami sempre più alti, come provetti paracadutisti? Non è questo un ritorno all’evoluzionismo “ingenuo” di Lamarck, all’evoluzionismo “desiderativo”, per cui il desiderio di fare una cosa fa sì che spunti l’organo capace di compierla?

Non è molto più semplice, molto più sensato, molto più ragionevole, continuare a pensare, come per migliaia d’anni si è fatto, che una squama è una squama e una penna è una penna; che un Rettile è un Rettile è un Rettile, e un Uccello è un Uccello; e che l’onere della prova spetta a chi formula una teoria, non a chi la mette in dubbio, scorgendone dei difetti evidenti?

Gli evoluzionisti classici, invece, se messi alle strette, contrattaccano dicendo: «Bene; ma se voi negate questo, mostrateci allora la VOSTRA teoria»; e qui si fregano le mani, pregustando già la loro rivincita: se non si crede nell’evoluzione, infatti, secondo loro si ricade, per forza di cose, nel creazionismo, che non è una teoria scientifica, ma una dottrina religiosa.

“Credere”, appunto: così ragionano loro, che sono molto più vicini alla mentalità “religiosa”, nel senso ora detto, ossia fideistico, di quanto non immaginino.

Ma perché bisognerebbe credere in una teoria piuttosto che in un’altra?

Lo scienziato non deve “credere” in qualcosa, deve semplicemente dimostrare le proprie teorie, se può; e, se non può, dovrebbe tacere e farsi da parte, aspettando che sorga una teoria più fondata e più convincente della sua.

Non è che, appena scartata una teoria, a coloro che l’hanno confutata spetti l’onere di presentarne, su due piedi, una nuova e alternativa.

Le cose non funzionano così, nella vera ricerca scientifica.

Opinare diversamente, sarebbe come affermare che, se Mario divorzia da Anna, deve, il giorno stesso, sposare Sandra, o, quanto meno, fidanzarsi con quest’ultima: proprio come si vede in certi sceneggiati televisivi d’importazione americana, dove lasciare un amore significa automaticamente, come dei bambini capricciosi e viziati, imbarcarsi a strettissimo giro in un altro amore.

Possibile che la mentalità consumista abbia inquinato a tal punto anche la ricerca scientifica, da far sembrare come cosa ovvia che, se si rifiuta il darwinismo, perché manifestamente infondato, si ha pure l’obbligo di presentare una teoria alternativa?

Oppure si pensa che una teoria sbagliata sia pur sempre meglio che nessuna teoria?

Se così fosse, questo farebbe invidia alla vecchia scienza aristotelica, basata per secoli su teorie non dimostrate e, perciò, tanto severamente criticata dagli araldi della “nuova” scienza, empirica e sperimentale, di cui i darwinisti si dicono i diretti e legittimi continuatori…

tratto da Arianna Editrice

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