Darwin’s Black Box di Michael J. Behe


di Ronald Nalin

Il titolo è curioso e fa venire in mente disastri aerei, ma per scatola nera l’autore intende qualcosa di diverso. Nel linguaggio parlato è d’uso applicare il termine scatola nera a tutti quei congegni che si è soliti utilizzare, ma di cui non si conosce bene il funzionamento. Per molti il computer è una scatola nera perché, anche se in grado di usarlo, pochi di noi sanno quali meccanismi permettano il “miracolo” della comparsa delle lettere su un monitor, o di altre simili diavolerie. Scatola nera può essere il motore di una macchina, o un televisore. Ma scatola nera è anche un essere vivente, o almeno tali erano gli organismi per Charles Darwin, quando gettò i fondamenti della teoria dell’evoluzione. 

La teoria evolutiva si poneva l’ambizioso obiettivo di spiegare la varietà e le origini delle specie comparse su questa terra. Benché sia molto difficile spiegare l’origine di qualcosa quando non se ne conosce il funzionamento, un’ipotesi che abbia del buonsenso può resistere alle critiche finchè l’oggetto resta misterioso per tutti. Behe però ci avverte che oggi la scatola nera di Darwin è stata aperta, perché finalmente lo scienziato odierno ha l’opportunità unica di indagare e comprendere il funzionamento di base degli organismi, quello biomolecolare.

In passato, per spiegare come funziona la vista, ci si poteva limitare a descrivere l’occhio e altre componenti del sistema, anche microscopiche, ma i meccanismi veri e propri restavano incompresi. Oggi invece cominciamo a conoscere le reazioni fondamentali, gli scambi chimici, le proteine e gli enzimi protagonisti di questo fenomeno: ciò ha portato con sé una sorpresa per molti amara. Ecco le parole di Behe: “Un tempo ci si aspettava che i meccanismi di base della vita sarebbero risultati estremamente semplici. Questa aspettativa è stata demolita. Visione, movimento e altre funzioni biologiche si sono dimostrate non meno sofisticate di videocamere ed automobili. La scienza ha fatto progressi enormi nel comprendere come funziona la chimica della vita, ma l’eleganza e la complessità dei sistemi biologici a livello molecolare ha paralizzato i tentativi della scienza di spiegarne le origini”.

La sorpresa si chiama dunque complessità, una complessità spesso talmente concatenata da dover essere chiamata complessità irriducibile. Finché nessuno sapeva precisamente come gli organismi fossero in grado di vedere, era abbastanza semplice affermare che l’occhio di un animale si era evoluto dall’occhio di un altro; ora invece bisogna spiegare come meccanismi biochimici complessi si siano potuti trasformare attraverso passaggi intermedi, ognuno dei quali altrettanto funzionale.

Con l’espressione complessità irriducibile Behe vuole indicare dei sistemi formati da più componenti che interagiscono per realizzare una specifica funzione e che, nel caso un qualsiasi componente venga rimosso, non sono più in grado di funzionare: un sistema di questo tipo è illustrato dall’ormai famosa immagine della trappola per topi. Una classica trappola per topi è composta da una piattaforma, un martelletto metallico che schiaccia il topo, una molla e un congegno che trattiene il martelletto, rilasciandolo quando c’è sopra una minima pressione. Siamo davanti a un sistema irriducibilmente complesso, perché nel caso che manchi uno solo di questi componenti, la trappola non potrà svolgere la sua funzione di acchiappatopi. 

Nella seconda parte del libro, Behe guida il lettore in un viaggio all’interno del corpo umano, illustrando sette sistemi irriducibilmente complessi, i quali non sono che una piccola parte fra le tante “trappole per topi” presenti nel nostro organismo. Ognuno di questi sistemi pone la stessa domanda: in termini darwiniani, cioè per passaggi intermedi, come ha potuto evolversi un meccanismo biologico estremamente complesso, ma che diventa totalmente inefficace se si altera un singolo componente? Nessuno sa la risposta a questa domanda e gli scenari proposti dalla comunità scientifica sono essenzialmente speculativi. Behe può così dichiarare enfaticamente: “Dinanzi all’enorme complessità che la biochimica moderna ha rivelato nella cellula, la comunità scientifica resta paralizzata. Nessuno all’università di Harvard, nessuno al National Institute of Health, nessun membro della National Academy of Science, nessun premio Nobel, nessuno di nessuno può dare un resoconto dettagliato, secondo modelli darwiniani, di come si siano sviluppati il cilium, o la visione, o la coagulazione del sangue, o qualsiasi processo biochimico complesso“.

Nella terza ed ultima parte del libro Behe presenta l’ipotesi alternativa, cioè quella di un progetto intelligente (intelligent design) che stia alle radici delle strutture e dei processi degli esseri viventi. Affronta le implicazioni filosofiche di questo concetto e le motivazioni che rendono il mondo scientifico riluttante a prenderlo in considerazione. Cerca anche di chiarire possibili fraintendimenti riguardanti il concetto di complessità irriducibile e di (progetto intelligente).

Il libro è corredato anche di un’appendice che illustra le basi della chimica della vita, tra cui la struttura di alcune proteine e la trascrizione, regolazione e replicazione del DNA.

Fra i recenti libri di critica all’evoluzionismo, vi sono svariate ragioni che rendono quest’opera senza dubbio il più importante. Prima di tutto si tratta di un lavoro che presenta idee e concetti innovativi, suffragati da una valida base scientifica. In secondo luogo, le argomentazioni sono presentate in maniera chiarissima; Behe infatti si rivela uno scrittore di talento, riuscendo a rendere il testo sempre estremamente leggibile. I capitoli sono brevi, i contenuti scientifici sono introdotti da metafore tratte dalla vita di ogni giorno che ne facilitano la comprensione, lo stile è frizzante e la logica stringente.

Infine, questo libro ha destato grande risonanza negli Stati Uniti, alimentando un dibattito anche nel mondo accademico e diventando un punto fermo per il movimento americano dell’ Intelligent Design (Progetto Intelligente). È perciò fondamentale per quanti vogliono capire la viva discussione che attualmente interessa gli Stati Uniti sul tema creazione/evoluzione.

Peccato che non sia ancora disponibile una traduzione in italiano di Darwin’s Black Box. A chi però ha la fortuna di saper leggere l’inglese, consigliamo vivamente questo libro che può essere agevolmente ordinato via internet (per esempio sul sito http://www.amazon.com).

 

Tutti i libri sono prenotabili scrivendo a: redazione@origini.info

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