Not by chance! Shattering the modern theory of evolution


Autore: Lee Spetner

Questo libro è uno dei classici di critica all’evoluzionismo, fra i meglio argomentati. Il suo autore, di origine ebraica, ha un curriculum di tutto rispetto ed una formazione che gli ha permesso di entrare nel cuore del dibattito sui meccanismi dell’evoluzione.
Lee Spetner ha un dottorato (PhD) in Fisica, ottenuto nel prestigioso MIT (Massachussets Institute of Technology) . Dal 1951 al 1970 ha lavorato e fatto ricerca presso la Johns Hopkins University. Dal 1962 i suoi interessi nel campo della Biofisica lo hanno portato a pubblicare una serie di lavori che investigano il processo di aumento di informazione durante l’evoluzione. 

Il libro di Spetner nasce dunque da un’esperienza diretta e le sue critiche sono quelle di uno studioso abituato al confronto scientifico. Le riviste su cui ha pubblicato (tra cui Nature) e i titoli dei suoi articoli fanno vedere la qualità intellettuale dell’autore, oltre che la sua preparazione sul tema specifico dell’evoluzione. D’altra parte il lettore potrà facilmente verificare da sé queste caratteristiche, seguendo la logica stringente e lo stile semplice ma adeguato di Spetner. Un’altra ottima caratteristica dell’autore è quella di sapere accompagnare le argomentazioni con delle illustrazioni, che rendono il libro anche divertente e facile da leggere.

Il livello scientifico resta comunque elevato e, per venire incontro ai non addetti ai lavori, in appendice vengono illustrati la struttura e il funzionamento di alcuni componenti della cellula. Scendiamo ora nel dettaglio per tracciare una breve sintesi del percorso presentatoci da Spetner.

Nella Prefazione l’autore spiega che il problema chiave per l’evoluzionismo è la convinzione quasi universale tra i biologi, che variazioni casuali modellate dalla selezione naturale producano evoluzione su larga scala. 

Egli sostiene, al contrario, che abbiamo a disposizione la crescente evidenza di un ruolo essenziale della non-casualità nel processo di evoluzione. Come dire che gli organismi sono già forniti della capacità di produrre cambiamenti ereditabili, riguardanti i loro organi e le loro funzioni, in risposta a sollecitazioni ambientali.

I cambiamenti adattativi che si sarebbero verificati nell’evoluzione di un organismo, non sarebbero frutto di nuova informazione formatasi nel genoma ad opera di processi casuali, ma il risultato di istruzioni già contenute nel genoma e attivate successivamente in seguito a variazioni esterne.

Per Spetner, dunque, il progenitore di lupo e cane aveva già nel suo DNA i meccanismi che gli avrebbero permesso di modificarsi per adattarsi all’ambiente. Per i neodarwinisti invece, questi adattamenti sarebbero sorti a seguito di mutazioni casuali, poi evidenziate dalla selezione naturale.

Ancora una volta si contrappongono caso e progettualità, (chance e design, secondo l’espressione inglese): cioè organismi progettati per adattarsi all’ambiente oppure organismi che, scossi dall’imprevedibilità del caso e sotto la pressione della lotta per la vita, andrebbero modellandosi in continuazione per occupare le nicchie di un mondo impietoso. 

Due opposte concezioni che Spetner vaglia sfoderando il suo rigore matematico. Se l’evoluzione avviene a livello molecolare e se interessa il genoma di un organismo, è possibile allora osservare i meccanismi molecolari casuali (mutazione, ricombinazione genetica, ecc.) indicati dai neodarwinisti come l’origine della variabilità, per poi quantificarli e metterli alla prova. Vedere cioè se siano sufficienti a produrre la quantità di variabilità che l’evoluzione avrebbe prodotto in milioni di anni. Nel capitolo 4 Spetner risponde con un secco no! 

Anche i capitoli 5 e 6 sono interessanti. Nel capitolo 5 Spetner esamina tutti i classici casi addotti come esempi di evoluzione, o di acquisto di nuove capacità da parte di organismi: quali la resistenza di batteri ad antibiotici, la resistenza di insetti ad insetticidi, la selezione artificiale; gli evoluzionisti resteranno sorpresi nel realizzare come tutti questi processi comportino, a livello molecolare, una perdita e non un aumento di informazione! 

Nel sesto capitolo Spetner fa una critica delle celebri argomentazioni a favore dell’evoluzione presentate da Richard Dawkins nel suo libro L’orologiaio cieco. Critiche dure e circostanziate che non lasciano scampo e portano alla seguente conclusione:

“Come molti credenti appassionati, Dawkins non esamina l’evidenza in maniera critica. Lascia che sia il suo cuore a guidare la sua mente, anche se gli piace pensare di essere arrivato alle sue conclusioni in maniera razionale e scientifica”.

Questo testo ha sicuramente rivoluzionato anche il pensiero di molti creazionisti sul tema della variabilità delle specie, illustrando come la presenza di cambiamento non sia contraria alla nozione di progettualità: Dio può ragionevolmente aver fornito le sue creature dei meccanismi necessari per adattarsi ad un ambiente ostile e mutevole.
In conclusione, un libro da raccomandare a tutti quelli che vogliano comprendere i limiti scientifici della teoria neodarwiniana.


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