FEDE E SCIENZA, NEMICHE PER DAVVERO?


V. Romoli Cosenza, moderatore e vice presidente dell’associazione “Ex alunni Gonzaga”

– Questa è l’introduzione al primo incontro di una serie di convegni. Fine ultimo degli eventi che organizzeremo, e a cui speriamo di rivedervi,  è l’arricchimento di un clima culturale altrimenti sterile quando non nocivo. Argomento di stasera sarà la contrapposizione (apparente?) tra scienza e fede, e ciò nonostante la scomodità di parlare di Dio in questo occidente moderno.

Punto di focale sarà la conversione di uno scienziato, focalizzatosi (quasi) per una vita sulla distruzione delle basi culturali e sociali europee: mi riferisco ad Antony  Flew-.

M. Maron, coordinatore del gruppo culturale “Ideopolis”

-E’ importante innanzitutto riflettere sull’assenza nel nostro Paese di informazione riguardo eventi come quello biografico di Flew. Ciò è senz’altro da ricollegarsi ad un clima culturale a priori censorio nei confronti di alcuni argomenti e tematiche. Osserviamo con tutta probabilità il frutto del concetto di egemonia culturale gramsciana (come intervento sull’educazione onde influire sul lungo termine sulla forma mentis italiana) che fu parte del programma politico del PCI negli anni sessanta e settanta.

Nonostante tale obiettivo programmatico, esploso in tutta la sua violenza nel ’68, sia rimasto incompiuto, i tristi lasciti li soffriamo ancora. La mentalità così prodotta ha ironicamente portato a creare contrasti su posizioni che essa stessa era tesa a creare: in altri termini tali istanze progressiste si sono imposte come egemoni e , di contro, hanno creato creato i propri nemici ideologici.

Rileva poi il fatto che la mentalità post illuminista per assioma adogmatica faccia invece uso sempre più di frequente proprio di schemi fissi e proposizioni di assoluta ma non dimostrata verità. L’abbandono del paradigma della dimostrabilità in funzione di credenze tenute vere è uno degli aspetti più preoccupanti, e per nulla marginali, di parte del oderno sapere scientifico.

V. Sofo, redattore della rivista “Sintesi”

-In primis dobbiamo sottolineare quanto all’egemonia culturale sinistrorsa sia corrisposta e spesso corrisponda una fondamentale apatia di chi a tale parte politica dovrebbe opporsi. Ad oggi anche nei minimi sistemi, di cdz e comune ad esempio, l’utilizzo di aspetti “culturali” strumentalizzati da parte di ambienti di sinistra è sotto gli occhi di tutti. A tal proposito, e limitandosi al passato recentissimo, non possiamo non citare la mistificazione della tragedia delle foibe che abbiamo osservato a Milano e la conseguente censura di chi vi si sia opposto.

Passando a meglio centrare l’argomento della serata, battaglie culturali si sono combattute e si stanno combattendo per riportare la scienza a nuova indagine. Due esempi su tutti: l’abbattimento del sistema darwinista e la sempre maggiore riscoperta da parte di scienziati di una; propria ed intima, dimensione religiosa. Ed è proprio questo il caso di Flew.

In particolare a molti risulta ormai palese come il problema  sull’origine del mondo e i profili di moralità inerenti all’essere umano dimostrato un ordine ulteriore che fornisca una spiegazione più completa e coerente di quanto la sola scienza non ispiri. Da sottolineare che mai la scienza è arrivata a negare Dio, al massimo essa l’ha rinnegata in virtù di un non giustificato approccio metodologico-.

M. Respinti, saggista, traduttore e giornalista professionista:

-In realtà il dogma, come verità incontestabile di Fede, nella storia della Chiesa ha un carattere solo transitorio e residuale. Esso è stato utilizzato come riaffermazione di un qualcosa che, sebbene già socialmente condiviso, era in crisi in quanto a “popolarità”. Anzi, al contrario di quanto siamo solitamente portati a credere,  l’ambito credente è stato fucina di gran parte delle scoperte dell’umanità: il credere in un senso di ciò che ci circonda rappresenta il primo e più forte motore della nostra indagine.

La scienza non si occupa di Dio, ma di eventi spazio-temporalizzati. Ad altre scienze, teologiche, è deputata l’indagine sulla Verità: lo strumento essenziale, la ragione, è la stessa, solamente l’utilizzo risulta essere differente. E in ambo gli ambiti si procede similmente per approssimazioni successive. Di più: la scienza non fornisce valori definitivi di verità, ma ogni assioma da essa fornita rimane vero (dove il valore di verità coincide con quello di efficacia) solo contestualizzato nella contemporaneità che l’ha prodotto.

L’ateismo, frutto del secolo dei Lumi, ha tutto da dimostrare della propria verità e delle esemplificativi bassi livelli quantitativi. A ciò rileva innanzitutto l’essenzialità nell’uomo di una tensione verso indagini metafisico-religiose. Tutto ciò è evidente sin dalle prime  tracce dell’uomo (dalle pitture rupestri in poi): ruotano tutte intorno alla divinità. Dio è una Verità che si autoimpone: non è necessario credere la sua esistenza, già la avvertiamo.

La carriera di A. Flew fu tesa si dall’inizio a demolire la pretesa della ragione non di comprendere Dio, ma di percepirne la presenza e la facoltà di rivelazione. Lo stesso Lewis che ispirò in quanto apologeta teista l’indagine di Flew passò da ateo convinto a promotore del senso religioso grazie all’amicizia di Tolkien. Queste “conversione eccellenti”, e sono pochi dei numerosissimi casi, ci devono far riflettere sulla forza con cui la religione (percezione di un legame a qualcosa di ulteriore) ci conquista per quanto strenue possano essere le nostre resistenze-.

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