Pikaia e le sue baggianate.


Avete presente quando si falsificano i dati? Avete presente che farlo, molte volte, serve per truffare? Bene, allora prendete il sito di Pikaia, andate nella pagina “antievoluzionismo” e noterete che il formidabili difensori della teoria di Darwin, non felici di avere falsificato fossili, dati empirici, interpretazioni, disegni etc  continuano a fare circolare informazioni false e distorte. L’ultima, per altro molto datata e già confutata in diverse occasioni in America è quella del biologo Ken Miller: http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Evolution_Fossils_Genes_and_Mousetraps.aspx.

È facile confutare una qualsiasi teoria o modello cambiando i presupposti e adattandoli per la propria dimostrazione.

Ken Miller distorce i metodi di Dembski di deduzione dell`Intelligent Design

Casey Luskin (da http://www.evolutionnews.org)

Un giornalista mi ha inviato di recente un documentario della BBC contro il Disegno Intelligente dal titolo altisonante “Una guerra nella scienza”. In esso, appare il biologo Darwinista Ken Miller che cerca di confutare l’irriducibile complessità del flagellum dei batteri citando l’apparato di secrezione tipo 3, usando il suo solito equivoco circa l’irreducibile complessità . Ma c’è molto di più. Miller distorce completamente gli argomenti base del matematico teorico dell’ID William Dembski. In sintesi Miller sostiene che (le sue esatte parole sono riportate qui sotto ***) quando sono distribuite le carte al poker, le vostra mano di carte è improbabile. Ma ovviamente tale insieme di carte non è disegnato intelligentemente. Quindi, cose improbabili e non disegnate accadono tutti i giorni, cosicché l’evoluzione può accadere anche se è improbabile, con la conseguenza che non si potrebbe mai inferire il disegno. Tutto ciò fraintende completamente gli argomenti di Dembski. Dembski spiega che eventi improbabili accadono continuamente e che l’improbabilità da sola non basta per inferire il disegno. Infatti, i primi due paragrafi della prima pagina della prima sezione della prima fondamentale opera di Dembski, “The Design Inference”, spiega chiaramente:

«In “Personal Knowledge“, Michael Polanyi (1962, pag. 33) considera delle pietre piazzate in un giardino. In un punto le pietre mostrano la frase “Welcome to Wales by British Railways”, in un altro esse appaiono distribuite a caso. In entrambi i casi il preciso posizionamento delle pietre è grandemente improbabile. Ogni data distribuzione di pietre lo è essendo uno dei quasi infiniti possibili modi di posizionamento. Le distribuzioni di pietre che formano frasi inglesi coerenti sono solo una minuscola proporzione rispetto a tutti i possibili gruppi di pietre. L’improbabilità di tali gruppi non si può propriamente addebitare al caso. Quale è la differenza tra una qualsiasi dispersione casuale di pietre e una che recita una coerente frase inglese? L’improbabilità per se non è decisiva. In aggiunta abbiamo bisogno di una conformità ad un pattern (disposizione o figurazione). Quando le pietre mostrano una frase inglese coerente esse si conformano ad un pattern. Quando sono disposte a caso, nessun pattern è evidente. Qui c’è una difficoltà. Ogni cosa si conforma ad un pattern – anche una disposizione casuale di pietre. La questione cruciale, quindi, è se una disposizione di pietre si conforma alla GIUSTA specie di pattern tale da eliminare il caso.»

(William A. Dembski, The Design Inference: Eliminating Chance Through Small Probabilities, pag. xi (Cambridge University Press, 1998).)

 

Potrebbe Dembski essere più chiaro? Il suo concetto è che alcuni eventi improbabili NON debbono essere attribuiti ad un disegno, in quanto sono meglio spiegati dal caso. La premessa base di Dembski è che una mano casuale di poker è un perfetto esempio di evento improbabile che è spiegabile con il caso. Ma cosa succede quando vi vengono servite 50 scale reali consecutive? Cosa succede quando le pietre scrivono “Welcome to Wales by British Railways”. Chiaramente, non tutti gli eventi improbabili sono meglio spiegati con il caso, specialmente quando si conformano ad un particolare tipo di pattern. Dembski chiama questa conformità ad un pattern “specificazione”. L’inferenza di disegno richiede quindi l’improbabilità (relativa alla complessità) abbinata alla specificazione. Miller invece dice che Dembski deduce il disegno in base alla sola improbabilità di un evento. Miller ignora che secondo Dembski dobbiamo avere anche la specificazione per inferire il disegno. Dembski addirittura usa proprio questo esempio di una mano di carte per illustrare un evento improbabile ma non disegnato. (Vedi come questo è spiegato nell’articolo di Dembski “Intelligent Design as a Theory of Information.”) Ken Miller ha quindi messo in scena una patente caricatura degli argomenti del disegno intelligente per far credere falsamente al pubblico di averlo refutato.

 

——–
*** Ecco le esatte parole di Miller quando parla di questo argomento nel documentario:
“Uno dei trucchi matematici impiegati dall’intelligent design è di prendere in considerazione la situazione attuale e calcolare le probabilità che essa sia derivata casualmente da eventi del passato. E il miglior esempio che posso dare è di sedere con 4 amici, mischiare un mazzo di 52 carte, e distribuirle tenendo traccia dell’ordine esatto nel quale le carte sono date. Potremmo quindi guardare indietro e dire ‘mio dio, quanto improbabile è questo, potremmo giocare a carte per il resto della nostra vita e non vedere mai più le carte nello stesso identico ordine’. Sapete che ciò è assolutamente vero. Nondimeno voi stessi le avete date e le avete ricevute.”

 

Ken Miller Twists William Dembski’s Methods for Inferring Intelligent Design

Casey Luskin March 22, 2007 7:55 PM | Permalink

A reporter recently sent me an anti-intelligent design BBC documentary with the outlandish title “A War on Science.” In it, Darwinian biologist Ken Miller is shown purporting to refute irreducible complexity in the bacterial flagellum by citing the type 3 secretory apparatus, giving his usual misrepresentation of irreducible complexity. But it gets incredibly worse. Miller egregiously twists the basic arguments of leading ID theorist, mathematician William Dembski. To paraphrase Miller’s argument (Miller’s exact words are given ***below), when cards are dealt out in a game of poker, the hand you get is unlikely. But obviously that hand wasn’t intelligently designed. Therefore, unlikely and non-designed things happen all the time, so evolution can happen even if it’s unlikely, and we should never infer design. This completely misrepresents Dembski’s arguments. Dembski 101 explains that unlikely events happen all the time and that unlikelihood alone is not how we detect design. In fact, the first two paragraphs of the first page of the first section of Dembski’s first foundational work, The Design Inference, plainly makes this point:

In Personal Knowledge, Michael Polanyi (1962, pg. 33) considers stones placed in a garden. In one instance the stones spell “Welcome to Wales by British Railways,” in the other they appear randomly strewn. In both instances, the precise arrangement of the stones is vastly improbable. Indeed, any given arrangement of stones is but one of almost infinite possible arrangements. Nonetheless, arrangements of stones that spell coherent English sentences form but a miniscule proportion of the total possible arrangements of stones. The improbability of such arrangements is not properly referred to chance.

What is the difference between a randomly strewn arrangement and one that spells a coherent English sentence? Improbability, by itself, isn’t decisive. In addition what’s needed is conformity to a pattern. When stones spell a coherent English sentence, they conform to a pattern. When they are randomly strewn, no pattern is evident. But herein lies a difficulty. Everything conforms to some pattern or other — even a random arrangement of stones. The crucial question, therefore, is whether an arrangement of stones conforms to the right sort of pattern to eliminate chance.

(William A. Dembski, The Design Inference: Eliminating Chance Through Small Probabilities, pg. xi (Cambridge University Press, 1998), emphases added.)

Could Dembski be any more clear? His point is that some unlikely events should NOT be attributed to design, but rather are best explained by chance. Dembski’s fundamental premise is that Miller’s random poker hand is a perfectly good example of an unlikely event which is best explained by chance. But what happens when one is dealt 50 consecutive royal flushes? What happens when the stones spell out “Welcome to Wales by British Railways”? Clearly, not all unlikely events are best explained by chance, especially when they conform to a special type of pattern. Dembski calls this conformation to a pattern “specification.”

The design inference therefore requires unlikelihood (related to complexity) coupled with specification. Miller implies that Dembski infers design by the mere unlikelihood of an event, but Miller egregiously ignores the fact that according to Dembski, we must also have specification to infer design. Dembski even uses this very example of dealing a hand of cards when illustrating an unlikely but yet non-designed event. (See how this is implied in Dembski’s essay “Intelligent Design as a Theory of Information.”) Ken Miller has put forth a patently false straw-man characterization of intelligent design arguments in order to falsely allege refutations to the public.

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*** Here are Miller’s exact words when discussing this subject in the documentary:

“One of the mathematical tricks employed by intelligent design involves taking the present-day situation and calculating probabilities that at the present would have appeared randomly from events in the past. And the best example I can give is to sit down with 4 friends, shuffle a deck of 52 cards, and deal them out, and keep an exact record of the order in which the cards were dealt. We could then look back and say ‘my goodness, how improbable this is, we could play cards for the rest of our lives and we would never ever deal the cards out in this exact same fashion.’ And you know that’s absolutely correct. Nonetheless, you dealt them out and nonetheless you got the hand that you did.”

Tratto da progetto cosmo

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