NON C’E’ ALCUN ANELLO MANCANTE: DUNQUE DARWIN AVEVA TORTO.


di Francesco Lamendola

 

Che il Re sia nudo, che sia in mutande, son ormai in molti a sospettarlo e perfino a sussurrarlo; nessuno, però, o quasi nessuno, osa ancora proclamarlo ad alta voce.
Perché?
Ma per la più prosaica e banale delle ragioni: perché tutti gli scienziati accademici vivono sulla favola del bel vestito nuovo del Re: le loro amate cattedre universitarie, le case editrici e le riviste che accolgono e pubblicano i loro lavori, gli istituti di ricerca, pubblici e privati, che li finanziano e li promuovono socialmente: tutto dipende dal perpetuarsi della favola del vestito nuovo, perciò nessuno si decide a proclamare quello che, ormai, circola come un sussurro sempre più insistente, sempre più imbarazzante: Darwin aveva torto, completamente, irreparabilmente torto: torto marcio su tutta la linea, senza scampo e senza scusanti.
Non solo non sono mai stati trovati i famosi “anelli mancanti” sui quali poggiava tutta la sua teoria evoluzionista; non solo la scoperta della struttura del Dna ha mostrato l’assoluta improbabilità delle mutazioni casuali come fattore trainante dell’evoluzione stessa; ma appare sempre più chiaro che quegli anelli mancanti, sempre promessi e sempre rimandati, non salteranno mai fuori, per il semplice fatto che l’evoluzione mediante la selezione naturale non è mai esistita.
Per quale ragione, ad esempio, le piante senza fiori si sarebbero trasformate in piane con fiori; in che cosa mai sarebbe consistito il “vantaggio”, per la natura, visto che gli insetti impollinatori non esistevano ancora, ma apparvero, appunto, dopo la comparsa delle piante con fiori?
Il darwinismo sostiene che la natura conserva e stabilizza quei mutamenti genetici – casuali, si badi – che favoriscono la sopravvivenza di una specie e che la avvantaggiano rispetto alle altre; ma perché mai essa dovrebbe prendersi il disturbo di inventare qualcosa che non esiste, qualcosa di estremamente complicato, di cui potrebbe fare tranquillamente a meno?
E come mai la natura conserva e consolida le mutazioni di segno positivo, utili, cioè, alla sopravvivenza di quella determinata specie, dal momento che le mutazioni sono, quasi sempre, di segno negativo o neutro, essendo il frutto di autentici errori di riproduzione del Dna?
Ancora: dove sono le forme intermedie dalle Gimnosperme alle Angiosperme; dalle piante con riproduzione asessuata, a quelle con riproduzione sessuata?
Come è apparsa, come è nata la prima Angiosperma, visto che ancora non esistevano gli insetti per trasportare il polline? Chi o che cosa ha trasferito il polline dall’antera maschile allo stigma femminile, fecondando così la pianta?
E perché le Gimnosperme esistono ancora e sono vive e prosperano in ogni parte del mondo, a dispetto della loro supposta “arcaicità” e, dunque, della loro altrettanto ipotetica, insufficiente competitività rispetto alle Angiosperme?
Forse per la stessa ragione per cui, nel mondo animale, squali e coccodrilli prosperano inalterati da trecento milioni di anni, incuranti della teoria evoluzionista e scandalosamente indifferenti alla “legge” formulata da Charles Darwin?
Infine: ci sarebbe stato davvero il tempo materiale per il passaggio dalle Gimnosperme alle Angiosperme, visto che, secondo gli evoluzionisti, la transizione da una specie ad un’altra è un fenomeno graduale e lentissimo, quasi impercettibile; talmente impercettibile che – a dispetto del buon senso, secondo il quale dovrebbe accadere il contrario – non si trovano affatto queste benedette forme di transizione?
Scrive il giornalista Will Hart nel suo saggio «Darwin in soffitta. La futile ricerca dell’anello mancante» (in: J. Douglas Kenyon, «La storia proibita», Macro Edizioni, 2008, pp. 17-27; titolo originale: «Forbidden History», Bear & Company, 2005):

«… il darwinismo sta cominciando a manifestare […] segni di esaurimento e fatica. E a suonare il rintocco funebre non sono solo i creazionisti. Lo stesso Darwin era ben consapevole dei punti deboli della sua teoria. Definì l’origine delle pianti capaci di fioritura”un abominevole mistero”. Ed è un mistero che resta tuttora insoluto.
Nel corso di più di cento anni gli scienziati hanno cercato assiduamente le tracce fossili del cosiddetto “anello mancante” tra le forme vegetali primitive prive di fioritura,  senza riuscire a trovarle. Nel frattempo sono invece emerse  tutta una serie di contraddizioni problematiche. Darwin aveva anticipato il problema in cui saremmo incorsi  in assenza di fossili di transizione (duplicazioni di origine chimica di creature viventi).E all’epoca aveva annotato: “Si tratta della più concreta obiezione che può essere mossa a questa teoria”.
Darwin non aveva però potuto prevdre che si sarebbero via via manifestate molte altre crepe, capaci di minacciare le fondamenta stesse della sua ipotesi. Perché? Perché all’epoca di Darwin la biochimica si trovava in una fase a dir poco embrionale,. Difficilmente Darwin avrebbe mai potuto immaginare  che nel giro di un secolo dalla pubblicazione della sua “Origine delle specie”, l’umanità sarebbe giunta alla scoperta della struttura del DNA.
Per uno dei tanti capricci del destino, la prima bomba capace di provocare profondi squarci nelle trame  della teoria dell’evoluzione è stata sganciata  proprio da un biochimico. Nel suo “Darwin Black Box: The  Biochemical Challenge to Evolution”, Miachael Behe, professore, ha puntato l’indice su alcuni strain risultati dei testi di laboratorio. E in particolare si è concentrato su cinque fenomeni:  la coagulazione del sangue, le ciglia, il sistema  immunitario umano, il sistema di trasporto di materiale nelle cellule e la sintesi dei nucleotidi, arrivando  così a una sconvolgente conclusione:  si tratta di sistemi di tale IRRIDUCIBILE COMPLESSITÀ che non è possibile ipotizzare un percorso graduale darwiniano  che, passo dopo passo, abbia portato alla loro creazione. […]
Il darwinismo è l’unica teoria scientifica insegnata universalmente  che non abbia mai superato i rigorosi standard della scienza. Nonostante ciò, i darwinisti affermano che il darwinismo non possa più essere considerato una teoria, ma  piuttosto una realtà scientifica irrefutabile.  Il problema non è la scelta tra creazione biblica ed evoluzione. In realtà la faccenda si riduce a un singolo interrogativo:  la teoria di Darwin trova conferma in prove scientifiche valide?
Darwin sapeva che l’unico modo di verificare i presupposti fondamentali  della sua teoria consisteva nella ricerca di tracce fossili. E questa ricerca è proseguita senza soste fino a oggi […].
Grazie ai sedimenti depositati sui fondali marini  e lacustri delle più antiche ere,  possiamo disporre di una vasta biblioteca geologica.  E in tale biblioteca possiamo scovare piante caratteristiche  prive di fioritura e risalenti a trecento milioni  di ani fa e piante con fiori di cento milioni di anni fa, tuttora viventi, ma NESSUNA forma vegetale che ci mostri il processo GRADUALE di MUTAZIONE  che dovrebbe invece essere presente nel caso esistessero davvero specie intermedie capaci di collegare le due categorie.
Oggi non esiste  nessuna specie vivente di questo genere,  né ne sono mai stati trovati reperti fossili.  Era questa la croce di Darwin. […]
Tra i darwinisti i veri credenti si sono a lungo interrogati  circa la mancanza di fossili transizionali.  In definitiva il loro ragionamento suona così: Devono per forza essere laggiù, nascosti da qualche parte. Perché? Perché la teoria di Darwin lo richiede! E così la ricerca va avanti.  Non sappiamo però quanto tempo ancora e quante altre spedizioni e anni di ricerca ci vorranno prima che arrivino finalmente ad ammettere che potrebbe anche esserci un valido motivo per giustificare l’ASSENZA di tali fossili.
I critici controbattono che il motivo della mancanza di forme transizionali  è del tutto semplice: la teoria di Darwin non trova conferma nei più rigorosi criteri scientifici giacché contiene errori fatali.  I suoi principi fondamentali non giungono infatti a prevedere quello che si è dimostrato essere il risultato di più di un centinaio di anni di ricerche: anelli mancanti e non specie transazionali.
Lo stesso Darwin si aspettava critiche del genere nel caso  non fosse stato rinvenuto alcun fossile in rappresentanza  di quell’elemento indispensabile.
I genetisti sono da tempo consapevoli che la stragrande  maggioranza delle mutazioni è neutrale o negativa. In altri termini, le mutazioni ne rappresentano di soliti degli errori, e sono u segno dell’incapacità del Dna di replicare accuratamente le informazioni. Sembrerebbe proprio che questo non sia un meccanismo fondamentale  molto affidabile, e deve esserlo, giacché la selezione naturale ovviamente non rappresenta una forza dinamica capace di produrre quel genere di cambiamenti che gli evoluzionisti attribuiscono alla teoria. […]
La selezione naturale non avrebbe imposto mai a una gimnosperma, per esempio una felce, di mutare improvvisamente e dotarsi di una nuova struttura che avrebbe richiesto gran parte  gran parte delle’’energia della pianta stessa senza avere peraltro  alcuno scopo. Per dirla altrimenti, le piante prive di fiori non possono gradualmente aver sviluppato le parti fiorifere un po’ alla volta nel corso di dieci milioni di anni fino ad avere degli organi sessuali perfettamente sviluppati e funzionali. Ciò sarebbe infatti contrario alla stessa legge di selezione naturale  di Darwin, ovvero la sopravvivenza  della specie meglio adattata. […]
Il vecchio paradigma sta incominciando a lasciare spazio a nuove teorie e modelli, come quelli del disegno intelligente e dell’intervento extraterrestre. […]
Restiamo in attesa di una nuova teoria, più completa, capace di spiegare i che modo  la vita ebbe inizio, mutò e continuò a evolversi; nel frattempo dobbiamo constatare che, per dirla  con le parole di Richard Milton, “Darwin è ormai pronto per finire in soffitta”.»

Che dire?
Per tentar di frenare il crollo imminente della teoria evoluzionista e per puntellarla in qualche modo, taluni scienziati, come il biologo Stephen Jay Gould, per spiegare la mancanza di forme di transizione hanno varato la sub-teoria degli “equilibri punteggiati”: se la montagna, cioè i resti fossili degli “anelli mancanti”, non va a Maometto, allora Maometto va alla montagna; l’importante è preservare l’impianto generale dell’evoluzionismo.
Si tratta del tipico tentativo di aggiustamento di un paradigma vacillante, un po’ come la teoria degli epicicli e dei deferenti, elaborata dagli astronomi tolemaici e rimasta in vigore fino al Rinascimento, tentava di conciliare l’impianto generale del cosmo aristotelico, cioè il geocentrismo, con l’imbarazzante fenomeno del moto retrogrado apparente dei pianeti.
Ogni volta che un paradigma scientifico si avvia al tramonto, vi è una fase di passaggio, nella quale alcuni esponenti del vecchio sapere si industriano per elaborare teorie di compromesso, che permettano di integrare i nuovi dati e le nuove acquisizioni scientifiche con la concezione generale precedente, che, per la sua vetustà, nessuno osa mettere apertamente in dubbio; perché ciò accada, bisogna che i tempi siano maturi e che qualche studioso estraneo al vecchio paradigma, e perciò privo di sentimenti reverenziali verso di esso (o, magari, di interessi materiali da difendere), prenda d’assalto la cittadella ormai indifendibile, provocando il crollo delle ultime resistenze.
È il destino di tutti i paradigmi culturali: lo è anche nell’ambito del pensiero politico. Chi non ricorda gli innumerevoli tentativi di aggiustamento del paradigma marxista, da Kautsky e Bernstein, fino a Gramsci, a Dubcek, alla “primavera di Praga” e all’eurocomunismo di Berlinguer e Carrillo, per non parlare della “perestrojka” di Gorbaciov? Eppure, quelli che allora sembrarono dei coraggiosi tentativi di aggiornamento e di riforma di un sistema ritenuto, nel suo complesso, pur sempre giusto e valido, appaiono oggi poco più che delle semplici curiosità storiche, anzi, antiquarie.
Siamo convinti che un destino analogo attenda sia l’evoluzionismo darwiniano che la psicanalisi freudiana; siamo convinti, cioè, che sorgeranno ben presto delle poderose teorie radicalmente alternative a quei due paradigmi, i quali, peraltro, si sono intrufolati abusivamente nell’ambito nelle verità scientifiche, visto che né l’uno, né l’altro hanno mai superato gli “esami” per venire promossi a uno statuto diverso da quello di semplici teorie.
Del resto, che gli evoluzionisti “ortodossi” siano ridotti ormai ala disperazione, lo prova la scelta dell’ultima trincea, nella quale hanno deciso di arroccarsi a difesa: se la nostra teoria è sbagliata, essi dicono, volete allora spalancare le porte all’oscurantismo religioso fondamentalista, ossia al creazionismo letteralista della Bibbia?
Il che è un modo tanto palese, quanto indebito, di spostare la discussione dal suo terreno naturale, quello della scienza, ad un terreno che le è del tutto estraneo, quello della polemica ideologica, per mezzo di qualcosa che è molto simile ad un ricatto.
Infatti, non tocca agli scienziati discutere se il creazionismo sia preferibile all’evoluzionismo; ad essi compete solo di pronunciarsi circa la solidità dei fondamenti scientifici dell’evoluzionismo. Se tali fondamenti risultano insufficienti, allora bisogna riconoscere che la teoria di Darwin si regge sul vuoto e che deve essere messa fra parentesi.
E non si dica che non bisogna gettare a mare ciò che si possiede, prima di aver trovato qualcosa d’altro con cui sostituirlo, perché questo non sarebbe un ragionamento scientifico, ma un sofisma ideologico.
In realtà, gli evoluzionisti sanno benissimo che l’alternativa vera non è fra creazionismo e darwinismo, ma fra quest’ultimo e qualche altra teoria scientifica, più capace di render ragione del fenomeno della complessità delle forme viventi e della mirabile armonia che le caratterizza: a cominciare da quel finalismo in cui fermamente credevano i “filosofi naturali” dell’antichità e del medioevo, ma che, da Galilei e Cartesio in poi, è stato sbrigativamente liquidato come non scientifico dai propugnatori della cosiddetta Nuova Scienza.

6 pensieri su “NON C’E’ ALCUN ANELLO MANCANTE: DUNQUE DARWIN AVEVA TORTO.

  1. Finalmente un articolo equilibrato sull’Evoluzionismo.Non si deve pensare che la fine dell’ Evoluzione di Darwin ci faccia ritornare al Creazionismo,perchè anche questo ha fatto il suo tempo.Non siamo più un mondo di pecorai ma abbiamo raggiunto una certa conoscenza e dobbiamo affrontare l’origine della vita attraverso la genetica e lo studio dei fossili.

  2. premesso che si parla di una teoria quindi aperta alla confutazione, l’articolo è pieno di inesattezze:
    1 – Quella della irriducibile complessità non è una prova, oltretutto che le condizioni ambientali delle ere passate potevano essere più mutagene, che ci sono regioni di dna più soggette a mutazione etc…. è un dato invece che i dna di tutti i viventi abbiano parti in comune (da noi all’ultimo dei protozoi) e che le forme di vita più complesse siano comparse in epoche più recenti rispetto ad altre.
    2 – Qualche “anello mancante” (inteso come nel testo) è saltato fuori: http://en.wikipedia.org/wiki/Transitional_fossil. Ma basta studiare un albero genetico per rendersi conto che all’interno di una specie ci sono varietà che iniziano a presentare catratteristiche simili a quelle di un’altra specie affine, all’interno di un genere ci sono specie che iniziano a presentare catratteristiche simili a quelle di un’altro genere e così via risalendo.
    3 – “Per quale ragione, ad esempio, le piante senza fiori si sarebbero trasformate in piane con fiori; in che cosa mai sarebbe consistito il “vantaggio”, per la natura, visto che gli insetti impollinatori non esistevano ancora, ma apparvero, appunto, dopo la comparsa delle piante con fiori?”
    Intanto non tutte le piante a fiori abbisognano animali impollinatori (impollinazione anemogama, idrogama, autoimpollinazione), questi comunque non sono necessariamente insetti che in ogni caso alla comparsa delle angiosperme già popolavano il pianeta.
    4 – “Ancora: dove sono le forme intermedie dalle Gimnosperme alle Angiosperme; dalle piante con riproduzione asessuata, a quelle con riproduzione sessuata?” vale quanto già detto al punto 2, se però vogliamo entrare nel caso specificio: http://en.wikipedia.org/wiki/Gnetophyta
    5 – “Il darwinismo sostiene che la natura conserva e stabilizza quei mutamenti genetici – casuali, si badi – che favoriscono la sopravvivenza di una specie e che la avvantaggiano rispetto alle altre; ma perché mai essa dovrebbe prendersi il disturbo di inventare qualcosa che non esiste, qualcosa di estremamente complicato, di cui potrebbe fare tranquillamente a meno?”
    Qui la più grossa bestiata: la natura non è un essere senziente, semplicemente a volte compaiono mutazioni o vengono duplicate, silenziate o scambiate parti di corredo genetico che determinano cambiamenti in alcuni esemplari. Se vantaggiosi questi cambiamenti entreranno nella variabilità genetica della specie. Non necessariamente comunque i caratteri conservati saranno i miglioriu o i più vantaggiosi dei precedenti, l’importante è che l’organismo portatore di questi possa sopravvivere per passarli alla propria progenie.
    6 – “E perché le Gimnosperme esistono ancora e sono vive e prosperano in ogni parte del mondo, a dispetto della loro supposta “arcaicità” e, dunque, della loro altrettanto ipotetica, insufficiente competitività rispetto alle Angiosperme?”
    Che domanda è? E perchè esistono in contemporanea mammiferi, rettili, pesci, anfibi, uccelli, insetti? semplicemente ogni organismo ha trovato il suo spazio a volte sopraffacendo una specie preesistente ma meno competitiva da un punto di vista evoluzionistico, più spesso convivendo in antagonismo o simbiosi con le altre specie occupanti la stesa nicchia ecologica.ù

    Mi fermo qua ma ce ne sarebbe ancora dire. La verità è che attualmente le teorie darwiniste sono quelle che spiegano meglio determinati fatti che si osservano tutti i giorni come la microevoluzione e l’effetto della pressione selettiva nel modificare gli organismi. Non solo l’universo agrario è pieno di esempi di mutazioni mantenute (certo dall’uomo) che hanno cambiato le specie selvatiche a tal punto da non renderle neanche più riconoscibili.
    Tutte le altre teorie che ho sentito o sono ancora meno supportate dai fatti o implicano l’intervento di un essere divino cosa che pone fine a qualunque discussione scientifica. Se ci fossimo fermati alla volontà divina saremmo ancora all’età delle caverne. Non servirebbe neanche la scienza, ogni cosa può essere spiegata in questo modo: perchè il fuoco è caldo, perchè cadono i fulmini, cos’è il sole etc… a tutte queste domande gli antichi si rispondevano sempre con la volontà divina. Se vogliamo continuare su un piano scientifico dobbiamo prescindere dal soprannaturale o rischiamo di scadere nella filosofia e teologia.

    Saluti
    Stefano

    • Caro Stefano, il discorso è altro, è la teoria di Darwin o neodarwinismo (che è più preciso) che deve portare le prove e quindi poi essere verificato, sino ad oggi le prove portate sono solamente falsi o sbagli di interpretazione (sui batteri che resistono agli antibiotici ci sarebbe da ridere per un secolo). Cosa vuol dire che non vi è una teoria alternativa? Questo legittima, seguendo il suo discorso, che il mondo segua una baggianata? Se vi sono prove, non interpretazioni, allora si va avanti nella ricerca, ma nel caso del neodarwinismo è il contrario. Vi è una volontà forte di negare che è una ipotesi senza nessun riscontro valido a livello scientifico in quanto si dovrebbero ammettere due questioni: uno la scienza non la soluzione a tutto, due ci può essere una intelligenza superiore.
      La microevoluzione la si conosceva anche prima di Darwin ed è spiegata, con più logica e riscontri (anche la questione batteri lo dimostra) con gli scienziati che credono in Dio. Sono i fatti a parlare. La teoria di Darwin non ha manco un inizio, non si ha la minima idea da dove giunga la vita e il resto è tutto una ipotesi che varia e si modifica in continuazione. Non citerei Wikipedia, ho avuto modo di dimostrare più volte che non è attendibile e riporta informazioni vecchie ed errate.
      Buona giornata.

      Fabrizio Fratus.

      • forse non mi sono spiegato bene, non ho detto che le teorie darwiniane spieghino esaurientemente ogni cosa, semplicemente spiegano meglio (escludendo il divino) due fatti: la presenza di strutture comuni in tutti gli organismi e la comparsa di specie via via più progredite.
        Inoltre volevo puntualizzare come l’articolo citato fosse pieno di errori ed incongruenze macroscopiche. che credito può avere un’autore che parla di angiosperme senza sapere che molte non necessitano di animali impollinatori. o che parla di piante dicendo: “dove sono le forme intermedie dalle Gimnosperme alle Angiosperme; dalle piante con riproduzione asessuata, a quelle con riproduzione sessuata?”. Peccato che nel regno plantae tutte le specie posseggano riproduzione anche sessuata. comprese le alghe!
        giusto per fare un paio di esempi.

        Io di evoluzione non ne so molto ma di botanica e genetica qualcosa ancora ricordo e non si può basare una tesi su cose che neanche si conoscono.

        Riguardo a wikipedia potete sempre entrare nella comunità e cambiare le voci che vi sembrano inesatte, comunque finora è sicuramente il sistema non accademico più completo e meglio fatto e soprattutto nelle voci scientifiche ricco di bibliografia

        Saluti

      • Il problema è che sono interpretazioni di dati e le faccio un esempio:
        tutte le specie hanno il DNA, per gli evoluzionisti è la prova di una discendenza comune, per i creazionisti la prova di un progetto (visto la complessità etc.)… entrambe sono interpretazioni che conducono ad una verità relativa al proprio credo (Materialismo e teismo), io penso invece che il fatto è che il DNA esista in ogni specie e il resto non si sappia quindi si finisce nella speculazione e nell’interpretazione.
        I fatti non dimostrano il neodarwinismo ma, se guardati oggettivamente, lo rigettano senza condurre ad altra teoria.
        Buona giornata.

        F.F.

  3. by the way angiosperme e gimnosperme hanno entrambe riproduzione sia sessuata che asessuata. Forse ci si confonde con le crittogame come le pteridophyta (le felci) che producono spore al posto dei semi, anche queste comunque possono essere frutto di entrambi i tipi di riproduzione.

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