FOSSILI DI GASTEROPODI ED EVOLUZIONE


di Mihael Georgiev 

 Fossili di gasteropodi sfidano le attuali idee dell’evoluzione Secondo la teoria prevalente, un evento catastrofico di vasta portata – verosimilmente vulcanismo intenso – ha causato circa 250 milioni di anni fa, durante il permiano-triassico, l’estinzione di circa il 96 per cento delle specie animali marine e il 50 per cento delle famiglie animali esistenti; l’evento è noto come “estinzione P-T”. Da quel momento in poi nulla sulla Terra sarebbe stato come prima. Le rimanenti forme viventi e le nuove sviluppatesi successivamente hanno come caratteristica comune quella di essere più piccole di quelle precedenti. Il “rimpicciolimento” sarebbe dovuto all’impoverimento della biosfera, danneggiamento delle catene alimentari, riduzione dell’ossigeno nell’acqua e lo scioglimento di sostanze tossiche nell’acqua. Un articolo nel fascicolo di febbraio della rivista Geology mette in discussione l’ipotesi del rimpicciolimento post-estinzione P-T, in base alla datazione di fossili di gasteropodi, molluschi marini dei quali sono note 80,000 specie (ne fanno parte le lumachine di mare). I gasteropodi attuali, chiamati “microgasteropodi”, hanno dimensioni inferiori a 10 mm, mentre le forme fossili trovati nello stato di Utah e oggetto dell’articolo su Geology di “macrogasteropodi” misurano oltre 40 e fino a 70 mm di lunghezza. Simili macrofossili sono stati trovati anche in Italia e Serbia. In base alla datazione con uranio/piombo e la zonazione degli ammoniti, i gasteropodi giganti sarebbero vissuti tra uno e due milioni di anni dopo la grande estinzione permiano-triassica. Ma secondo l’ipotesi del rimpicciolimento non dovrebbero esserci più in quel periodo. Quindi sarebbero scomparsi dopo e non durante l’estinzione P-T. ••• L’eccesso di fiducia nella datazione radiometrica crea problemi agli evoluzionisti. Prima prendono per oro colato la datazione e costruiscono sopra una determinata storia evolutiva. Poi trovano un reperto che sconvolge tale storia e cercano di modificarla, sempre in base a datazioni intrinsecamente inaffidabili. I problemi che devono affrontare sono molto più grandi di quello dei gasteropodi giganti. La fallacità della «colonna geologica del tempo» è evidenziata da un recente studio pubblicato nel 2004 su Geology (2004;32;165-168). Una zona desertica del Perù, grande alcuni chilometri quadrati e lontana 20 chilometri dall’oceano, è disseminata di centinaia di fossili di balena. Gran parte delle balene sono conservate così bene che persino i loro fanoni sono perfettamente pietrificati: se le falene fossero state esposte all’aria si sarebbero decomposti subito, perciò la loro conservazione testimonia una sepoltura rapida, addirittura istantanea. Ma c’è di più. Data la mole delle balene, lo strato di roccia sedimentaria in cui sono incluse dovrebbe abbracciare, secondo la scala del tempo geologico, un periodo di 13 milioni di anni. Simili fossili «multistrato» si trovano ovunque e indicano che la formazione di strati, che si suppone sia durata milioni di anni, si spiega meglio supponendo depositi rapidi e sovrapposti di materiale portato dalle correnti torbide. Se dei ritrovamenti cancellano ben 13 milioni di anni di “storia evolutiva”, figurarsi quanto possa essere attendibile la datazione di una differenza di un milione di anni.

Mihael Georgiev Autore del libro “CHARLES DARWIN. OLTRE LE COLONNE D’ERCOLE” GRIBAUDI EDITORE

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