RELATORI DEL CONGRESSO A.I.S.O.


COSA RESTA DI DARWIN ?

Primo congresso creazionista nell’anno del celebre naturalista

Organizzato da AISO(Associaziazione Italiana studi sulle Origini) www.origini.info

Milano, 16 – 17 ottobre 2009

Hotel Jolly Touring, Via Ugo Iginio Tarchetti, 2

 

PRESENTAZIONE DEI RELATORI

 

 

INTRODUZIONE

Mihael Georgiev (medico, caporedattore www.origini.info)

 

Un convegno dal titolo “cosa resta di Darwin” è già di per sé provocatorio, dato che si chiede “cosa resta” di un personaggio issato alla massima gloria e celebrato con festeggiamenti globali. Eppure dietro le quinte dello spettacolo globale c’è parecchio di cui discutere. Avremmo voluto farlo con persone che rappresentano tutto lo spettro di vedute sull’argomento, e se non siamo riusciti completamente è perché alcuni erano impossibilitati ed altri si sono rifiutati l’ultimo momento di partecipare. Ad ogni modo, non c’è bisogno di appositi relatori per sapere che la cultura dominante considera l’evoluzione un “fatto”, l’unica spiegazione “scientifica” della vita e dell’universo. Inoltre, considera le teorie evoluzionistiche “prova” della scientificità del materialismo ateo, la filosofia che domina oggi nella nomenclatura intellettuale dell’Occidente. I relatori, quindi, partono da questi ovvii e largamente conosciuti presupposti.

 

Per Mart De Groot (astronomo) e Ferdinando Catalano (fisico) il Big Bang è una spiegazione plausibile per la nascita dell’Universo, pur non possedendo le caratteristiche di “scienza galileiana”. Ma, pur accettando il Big Bang, rimangono due importanti questioni: l’origine della materia e lo sviluppo, in seguito ad una banale esplosione, di un universo armonico con pianeti come la Terra, in grado di accogliere la vita. Ma l’esplosione risulta una coperta troppo corta per spiegare la finissima sintonizzazione di decine – forse centinaia – di parametri necessari alla vita. Basta pensare alle grida – giustificate o no – del pericolo di riscaldamento globale di pochissimi gradi, per rendersi conto che anche il più convinto degli evoluzionisti si sente comodo nei parametri stretti geoclimatici e lascia volentieri l’evoluzione del sistema Terra nei testi scolastici. Ad ogni modo, alle due domande sull’origine della materia e la comparsa delle condizioni di vita sulla Terra,  risposta, pur con il minimo possibile di “scientificità”, non c’è. Anzi, la Terra appare un pianeta assolutamente speciale, “privilegiato”, come spiega Mart De Groot usando l’indovinato termine di Guillermo Gonzalez. Il fisico Pier Maria Boria rincara, se possibile la dose, sostenendo che chi si affida al “caso” per risolvere le difficoltà di una spiegazione scientifica, è fuori dalla sana scienza.

 

Il fisico Andrea Lucarelli sottolinea che struttura dei sistemi naturali mostra chiare evidenze di ordine e simmetria onnipresenti nei fenomeni fisici su tutte le scale di grandezza dal macroscopico fino alle particelle elementari. Tale ordine può essere descritto in termini di precise leggi naturali mediante il linguaggio logico-matematico delle scienze. Ma il mondo, così come lo conosciamo, è difficilmente compatibile con un lento e progressivo sviluppo guidato dal caso, ma evidenzia piuttosto un progetto compiuto da un agente intelligente.

 

Ma torniamo all’evoluzione biologica che è più strettamente collegata alla nostra discussione. Vari relatori, come il geologo Marco Chiesa e il docente di scienze naturali Fernando De Angelis, sottolineano come le leggi conosciute della fisica e della chimica non siano in grado di spiegare l’origine della vita, e neanche delle diverse forme animali. I processi che li hanno determinati rimangono, per ora, misteriosi, enigmatici o – per usare la terminologia dei credenti – miracolosi. La ricerca continua, ovvio, ma qui siamo riuniti per fare il sunto della situazione attuale, non per proclamare la fede incondizionata nelle future scoperte scientifiche. A proposito di questo, la maggior parte dei relatori considera le problematiche inerenti all’origine della vita fuori dai percorsi della scienza.

 

Salvatore Pisu, professore di bioetica, sottolinea come la scala evolutiva, pur con le più benevole concessioni, contenga dei passaggi che comportano la comparsa di strutture assolutamente non riducibili alle precedenti: la materia dal nulla, la vita dalla materia inanimata, l’uomo dagli animali inferiori. Per questi passaggi manca la pur minima spiegazione scientifica, dato che i calcoli dimostrano la loro impossibilità statistica (che peraltro è applicabile anche all’ecosistema Terra e all’ipotetica trasformazione di una specie in un’altra).

 

Sul versante evoluzionista il docente di scienze naturali Roberto Verolini mostra che – pur con molte ombre – la teoria darwiniana, con gli opportuni aggiornamenti, è l’unica teoria scientifica nell’attuale uso del termine che riconosce come “scientifica” solo la spiegazione mediante cause e leggi naturali. La ricerca evoluzionistica è quindi un approccio scientifico indispensabile al problema delle origini.

 

Stefano Bertolini illustra invece quella che si potrebbe definire la posizione del creazionismo biblico ragionevole, che non ritiene la Bibbia un testo scientifico “provato” dai dati scientifici, ma un racconto storico ampiamente compatibile con i fatti delle scienze naturali. Il creazionismo presenta perciò un’alternativa alla spiegazione dei fatti delle scienze naturali, ma alternativa politicamente scorretta, e come tale non ammessa. Persino i punti controversi delle teorie evoluzionistiche sono insegnati come dogma non criticabile a tutti i livelli scolastici.

 

Ma se l’ipotesi darwiniana rimane un’ipotesi, perché celebrarla globalmente? Cosa in realtà resta dal darwinismo oggi da meritare questa devozione? Del problema si occupa Fabrizio Fratus che sottolinea il ruolo indispensabile del darwinismo come sostegno “scientifico” alla filosofia materialista che domina l’attuale nomenclatura intellettuale dell’Occidente. Lo scontro è, infatti, tra due opposte ed inconciliabili visioni del mondo: quella evolutiva legata alla fede nel progresso dell’umanità, e quella biblica che vede la soluzione dei problemi nel futuro Regno di Dio. Ma prima che questo Regno venga, siamo tutti chiamati a cooperare e amministrare la nostra Terra per il bene comune, al di là delle divisioni filosofiche e ideologiche. Abbiamo promosso questi incontri per uno scambio di opinione che può solo arricchire tutti, perché da esseri umani fallibili abbiamo sempre da imparare uno dall’altro.

 

 

 

L’ORIGINE DELL’UNIVERSO

Mart De Groot (Astrofisico)

 

“Io credo, in base all’ordine e alla complessità’ presenti nella natura, che un agente intelligente deve essere stato coinvolto nell’Origine dell’Universo. Per me questo agente intelligente e’ il Dio della Bibbia. Tutto quello che vediamo nell’Universo e nel mondo attorno a noi e’ stato creato da Dio senza il ricorso a materia preesistente. E, tutto ciò che e’ relativo alla vita umana e’ stato creato in sei giorni letterali di 24 ore.”

 

Mart De Groot è stato Direttore (1976-1994) dell’Osservatorio Armagh, Irlanda del Nord e Presidente (1988-1992) della Commissione Nazionale per l’Astronomia dell’Accademia Reale Irlandese. Attualmente è Consulente Ricercatore presso L’osservatorio Armagh, Irlanda del Nord.

 

 

 

 

L’ORIGINE DELL’UNIVERSO E DELLA VITA

Ferdinando Catalano (  Fisico)

 

Da fisico la penso esattamente come Antonio Zichichi: la teoria dell’evoluzione è al di sotto del terzo ed ultimo livello di credibilità scientifica, quello che compete ai fenomeni  che si possono osservare una sola volta, come il big bang. Manca il banco di prova della riproducibilità del fenomeno. Ma mentre per  il Big Bang si possono almeno individuare le prove sperimentali delle conseguenze (radiazione fossile a 3°K,red schift, campi magnetici galattici), per l’evoluzione il confronto con le prove sperimentali è paurosamente lacunoso. Gli evoluzionisti si difendono portando a loro scusante i tempi lunghissimi dell’evoluzione ma così facendo si inviluppano in una tautologia: i tempi di osservazione sono lunghissimi perché l’evoluzione richiede tempi lunghissimi!

Io invece accetterei questa affermazione solo se i tempi lunghi dell’evoluzione fossero il risultato di una legge evolutiva generale espressa da una equazione matematica.

In estrema sintesi, per me la teoria dell’evoluzione è solo un’ipotesi scientifica destinata a rimanere tale perché priva di prove sperimentali riproducibili e quindi fuori dalla vera scienza secondo il criterio di falsificabilità di Popper universalmente accettato.

 

Ferdinando Catalano (Messina, 1947) laureato in fisica, esperto in ottica Oftalmica, autore di testi e saggi scientifici, insegna  all’Università di Padova nel laboratorio di Ottica.

 

 

 

 

METODO SCIENTIFICO E ORIGINE DELL’UNIVERSO

Pier Maria Boria (Fisico)

 

 

Uno degli aggettivi più abusati in questa era di rapide comunicazioni è “scientifico” e l’origine dell’abuso va ricercata nella misconoscenza del vero metodo scientifico.

Infatti la corretta realizzazione di una qualunque costruzione, sia essa meccanica che intellettuale, necessita di adeguate fondamenta: nel caso di questa TTC le fondamenta ed i pilastri portanti sono costituiti da argomenti di Fisica Classica conclamati ed accettati dalla comunità scientifica universale.

 

Essi sono:

  • Il secondo Principio della Termodinamica nella versione di Clausius che introduce le proprietà entropiche delle trasformazioni;
  • la probabilità della distribuzione di oggetti identici su più livelli secondo la Statistica di Boltzmann
  • il caso, contemplato dalla Legge di Gauss.

 

Come evento esemplificativo, associato alla probabilità ed al caso, è stato scelto il Paradosso di Eddington riguardante le scimmie dattilografe: se ne è sviluppato l’aspetto numerico, giungendo alla conclusione che la probabilità di ottenere sistemi complessi predefiniti (un libro di solo un migliaio di pagine) dal posizionamento di dati oggetti su dati livelli è praticamente nulla.

Quando, poi, con ipotesi di lavoro ragionevoli, si sovrappongono gli effetti casuali a quelli probabili, il sostenere l’auto-organizzazione della materia diventa una “mission impossible”

 

Coordinando i ragionamenti via via sviluppati, la TTC sostiene che:

 

  1. Mentre le trasformazioni osservabili nel regno minerale procedono nel senso cui compete un incremento di Entropia, solo i sistemi viventi sono caratterizzati dalla produzione continua (e non ciclica) di Entropia “negativa” (come direbbe Prigogine, mentore della Nuova Fisica).
  2. La complessità organizzata non può nascere “sua sponte” con considerazioni statistiche di probabilità.
  3. Il caso, nel senso inteso dall’accezione popolare, non esiste. Se esistesse, Gauss non avrebbe potuto scrivere la “Legge del caso”.
  4. Chi parla di caso, in una disquisizione scientifica, come di un Deus ex machina, in grado di risolvere situazioni scabrose, è fuori da una sana dottrina scientifica (il termine caso è usato con eccessiva ed insensata disinvoltura!).
  5. 5.      Credere che i sistemi dissipativi, soggetti di trasformazioni irreversibili (le uniche realizzabili in Fisica Sperimentale), siano in grado di produrre Entropia negativa, dal punto di vista scientifico è equivalente a credere nella possibilità del moto perpetuo.

 

Cosicché l’asserto conclusivo della TTC afferma: “la Creazione è una necessità termodinamica”.

 

Nel saggio “Termodinamica & Vita” i tre pilastri fondamentali utilizzati (Entropia, Statistica, Casualità) e l’intera trattazione, sono corredati delle informazioni atte a dispensare la consultazione di materiale bibliografico più o meno sparso. Si è cercato, infatti, di produrre un lavoro completo dei richiami di Fisica Classica necessari e sufficienti per renderlo comprensibile a tutti.

 

 

 

L’ORDINE NELL’UNIVERSO

Andrea Lucarelli (fisico)

 

L’osservatore attento e’ portato a riconoscere nella struttura dei sistemi naturali chiare evidenze di ordine e simmetria onnipresenti nei fenomeni fisici su tutte le scale di grandezza dal macroscopico fino alle particelle elementari. Compreso e decifrato, tale ordine può’ essere descritto, riassunto ed organizzato in precise leggi attraverso l’elegante linguaggio logico-matematico delle scienze. Tuttavia, una complessità’ spesso irriducibile emerge  studiando la dinamica e le interazioni di sistemi fisici anche molto elementari. La complessità’ intrinseca dei sistemi viventi, alla base della funzioni necessarie alla vita, risulta difficilmente compatibile con un lento e progressivo sviluppo guidato dal caso. Piuttosto, l’ordine e la funzionalità’ dei sistemi intrinsecamente complessi presenti in natura sono chiare evidenze di un progetto compiuto da un agente intelligente. Io identifico tale agente con il Dio della Bibbia che ha creato ex-nihilo tutto ciò con cui possiamo interagire nell’Universo ed ha creato la biosfera del pianeta Terra in 7 giorni di 24 ore letterali.

 

Andrea Lucarelli e’ nato a Roma  dove si e’ laureato in Fisica con il massimo dei voti ed ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienza dei Materiali presso l’Università’ degli Studi di Roma “La Sapienza”. In seguito al suo dottorato e’ stato selezionato per lavorare come ricercatore presso il College William and Mary (recentemente classificato tra i migliori 10 Colleges statali negli USA) e presso i laboratori nazionali americani Jefferson Labs, in Virginia, USA. Negli USA egli ha sviluppato una nuova tecnica di imaging magneto-ottico risolta in tempo che gli ha permesso di studiare in collaborazione con il dipartimento dell’ areonautica americano e con i laboratori nazionali di Los Alamos l’evoluzione temporale di vortici magnetici in materiali superconduttori.

Attualmente risiede a Zurigo dove lavora come ricercatore in fisica presso il gruppo di spettroscopia ottica ed infrarossa del prestigioso istituto svizzero ETH (classificato tra le 30 migliori istituzioni di ricerca nel mondo). I suoi interessi nel campo delle scienze e della fisica includono spettroscopia ottica e laser, sistemi critici quantistici, nuove fasi della materia e lo studio di sistemi ad alta correlazione elettronica . I sui lavori di ricerca di base e applicata sulla superconduttività sono stati pubblicati su rinomate riviste scientifiche internazionali. Egli e’ membro dal 2004 dell’American Physical Society, della Material Research Society e della American Association for the Advancement of Science. 

 

 

 

 

LA COMPLESSITÀ IRRIDUCIBILE DELL’UNIVERSO, LA VITA E L’UOMO

Salvatore Pisu (Bioetica)

 

La corrente ricerca sull’origine della vita, sotto l’influsso evoluzionista, cerca la conferma anche sperimentale dell’ipotesi che il primo organismo sia comparso attraverso una accidentale, fortuita e progressiva aggregazione di elementi inorganici (abiogenesi). In tal senso si sono concepiti i tentativi che, sinteticamente, partendo dalle teorizzazioni di Oparin, passando attraverso le sperimentazioni di Miller e Urey, (propagandate tra l’altro da qualsiasi testo scolastico che si rispetti ma i cui risultati sono stati successivamente messi in dubbio dagli stessi Autori), giungono del tutto recentemente all’ipotesi del mondo a RNA e a quella proposta come unificante dei building blocks. Così, data per avvenuta l’abiogenesi, al casuale e meccanicistico apparire della prima forma di vita, seguirebbe ugualmente casuale e meccanicistico, sempre secondo l’ipotesi evoluzionista, anche il differenziarsi e moltiplicarsi delle specie.

 

Ma la vita può realmente scaturire da un processo aggregativo di qualcosa che non sia già vivente? La genesi del primo vivente dall’aggregazione di soli elementi materiali è compatibile con le caratteristiche strutturali e dinamiche tipiche degli organismi? C’è spazio nel modo di esistere della realtà vivente per ritenere logico e ragionevole un atto creativo?

 

Certamente non intendiamo entrare nei dettagli biologici, non è compito né pratica possibilità nostra, ma ci interessa comprendere la natura, la stoffa ed il peculiare modo di essere del vivente e la sua differenza con l’inerte. Per tale motivo ci siamo chiesti se ci sia e quale sia la differenza tra un vivente ed un aggregato di elementi. È possibile che un aggregato di elementi diventi un vivente – abiogenesi?

 

Nel dibattito critico in atto sull’evoluzione emerge fra gli altri l’argomento dell’impossibilità statistica dell’origine spontanea e casuale della complessità vivente; noi abbiamo voluto impostare in modo diverso la questione attraverso un argomento filosofico e logico che parte dall’approfondimento del fenomeno dinamico dell’atto e della potenza nel vivente per concludere che materia vivente e quella non vivente sono irriducibili per natura, se non accidentalmente per assimilazione e per disgregazione, fino al punto di dover essere considerate due realtà materiali indipendenti in quanto all’origine. Se si accetta la comparsa della materia dal nulla – l’alternativa è la sua eternità – parallelamente nessuno scandalo dovrebbe allora suscitare l’origine del vivente dal nulla, origine non logicamente incompatibile con un fenomeno creativo.

 

L’impossibilità dell’organismo di scaturire dalla casuale aggregazione materiale dell’inanimato significa allora che il vivente non è frutto del divenire. In quanto non possono essere applicati i concetti di atto e potenza all’origine della vita, questa non è ascrivibile ad un processo che va da un punto ad un altro. Essa è più paragonabile ad una comparsa dal nulla. Noi però sappiamo che nulla viene dal nulla, perciò l’ipotesi di un essere che creando dal nulla venga definito onnipotente non è un pregiudizio religioso, bensì un’ipotesi della ragione che tenta di darsi una spiegazione plausibile della comparsa delle cose. In questo senso l’ipotesi di un disegno intelligente meglio si concilia con la comparsa della vita.

 

Lo stesso ragionamento deve essere fatto per la comparsa dell’essere umano. In esso infatti noi troviamo un fattore assolutamente irriducibile ai suoi antecedenti biologici. La tradizione lo ha chiamato anima razionale, mente, spirito. La comparsa dell’uomo, analogamente a quella della vita, può essere equiparata ad una creazione dal nulla. Anche per esso non possono essere applicati i concetti di atto e potenza.

 

Tra la comparsa della vita e la comparsa di animali superiori escluso l’uomo, teoricamente potrebbe non esistere un argomento logico contro l’ipotesi di una evoluzione delle forme viventi intesa come diversificazione. Su questo punto la biologia, la paleontologia, etc. sono legittimate a formulare ipotesi. L’ipotesi evoluzionista ci pare però essere piuttosto frammentaria, incompleta e spesso ideologica. In ogni caso tale deriva ideologica non rende un buon servizio a qualche seme di verità presente anche nelle teorie evoluzioniste.

 

Concludendo, riteniamo che per quanto riguarda i momenti critici nella comparsa dell’universo – l’apparire dell’essere dal nulla, la comparsa della vita e l’origine dell’uomo – le spiegazioni scientifiche o sedicenti tali mostrano tutta la loro insufficienza. Non possiamo non essere d’accordo con le conclusioni di  Platone nel Fedone circa 2500 anni fa: «Pare a me o Socrate, e forse anche a te, che la verità sicura in queste cose nella vita presente non si possa raggiungere in alcun modo, o per lo meno con grandissime difficoltà. Però io penso che sia una viltà il non studiare sotto ogni rispetto le cose che sono state dette in proposito, e lo smettere le ricerche prima di avere esaminato ogni mezzo. Perché in queste cose, una delle due: o venire a capo di conoscere come stanno; o, se a questo non si riesce, appigliarsi al migliore e al più sicuro tra gli argomenti umani e con questo, come sopra una barca, tentare la traversata del pelago. A meno che non si possa con maggiore agio e minore pericolo fare il passaggio con qualche più solido trasporto, con l’aiuto cioè della rivelata parola di un dio» ( Platone, Fedone, XXXV). Questo significa che secondo la ragione non solo è plausibile l’ipotesi di un Dio creatore, ma è altrettanto ragionevole ipotizzare che un tale Dio possa, in qualche modo, manifestarsi e rivelarci ciò che a noi è impossibile comprendere. L’uomo che ricerca si trova di fronte ad un mistero. Crediamo sia assolutamente lecito, anzi doveroso tentare di spiegarlo. Ma la ragione che riconosce il mistero non è una ragione che ha abdicato. Tale riconoscimento, invece, potrebbe rappresentare un modo più efficace di comprensione della realtà e se esso esiste, il riconoscerlo si configura come il dovere fondamentale di una ragione che ricerca con onestà, serietà e rigore.

 

 

 

CREAZIONE ED EVOLUZIONE

Marco Chiesa (Geologo)

 

CREAZIONE

Al di la della questione di fede personale, che mi porta a credere all’esistenza di un Dio Creatore, la mia visione della creazione come processo non può prescindere dall’onestà intellettuale. Quando vedo discrepanze tra i dati scientifici e le affermazioni contenute nella Bibbia, mi chiedo sempre se ho compreso bene le Scritture. Uno dei punti più importanti riguarda la durata dei periodi creativi e il metterli in accordo con i modelli geologici attuali. Nonostante il lavoro è ancora molto difficile trovare un modello che sostenga una durata breve dei giorni creativi, a meno di non considerare l’intervento di forze miracolose che abbiano scavalcato le leggi della fisica.

Invece, per quanto riguarda la creazione animale, nessun modello basato sulle leggi naturali (leggi teoria dell’evoluzione) sembra funzionare.

In breve, non ho bisogno di miracoli per spiegare la terra (escluso l’inizio), ma solo i miracoli spiegano la vita.

 

EVOLUZIONE

La mia preparazione sull’evoluzione si basa essenzialmente su testi evoluzionistici. Le mie convinzioni nascono proprio meditando sulle affermazioni degli evoluzionisti e sulla loro volontà di tenere in vita a tutti costi una teoria che mostra falle evidenti, con furbizia e una notevole dose di ‘violenza intellettuale’ (peraltro propria anche a qualche infervorato creazionista)

Non spero che si convertano al creazionismo, ma che qualche voce autorevole ammetta i limiti della teoria dell’evoluzione, in modo che le persone capiscano che senza Dio non possiamo spiegare la nostra esistenza.

Ho cercato molto sui fossili e soprattutto sulle serie fossili, unico modo per dimostrare che esistono processi evolutivi, trovando poco e quel poco non certo a vantaggio dell’opera del cieco caso…

 

 INTELLIGENT DESIGN

A mio avviso è solo un modo per dare una dignità scientifica al creazionismo. Mi va bene quando affronta organicamente temi importanti e spesso evitati dai creazionisti, come la complessità irriducibile e il dilemma di Haldane, meno interessante quando insiste nel proporre una soluzione metafisica (il progettista) al problema, non perché non sia credibile ma perché esula dai percorsi della scienza.

 

 

 

 

EVOLUZIONISMO E SCIENZE NATURALI

Fernando De Angelis (Docente di scienze naturali)

 

EVOLUZIONISMO. Ritiene che le specie attuali siano derivate da altre specie molto diverse e più semplici. È l’erede del TRASFORMISMO e va inteso nel senso di MACROEVOLUZIONE, mentre è scorretto intenderlo nel senso di MICROEVOLUZIONE, perché la microevoluzione non è specifica di questa concezione e non è oggetto di discussione, essendo accettata da tutti. A monte si collega in genere con la ABIOGENESI e con il BIG BANG, mentre a valle si collega col DARWINISMO (che propone una modalità con la quale si sarebbe svolta l’evoluzione). Si contrappone al FISSISMO e al CREAZIONISMO. Alcuni distinguono lecitamente fra evoluzione (intesa come fatto più o meno accertato) ed EVOLUZIONISMO (inteso come interpretazione materialista dell’evoluzione), ma in mancanza di una precisazione esplicita, i due termini vanno considerati equivalenti. Come ha recentemente dimostrato Mihael Georgiev (Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole, Gribaudi, 2009), l’evoluzionismo è presente nella cultura occidentale fin dall’antichità e viene prima accettato su base filosofica, cercandone poi una giustificazione scientifica.

 

MACROEVOLUZIONE. Si avrebbe se in una specie comparissero organi e funzioni nuove, prodotte da una nuova e più complessa informazione genetica; come per esempio se in un animale con respirazione solo acquatica (branchie dei pesci) a un certo punto comparissero organi adatti a una respirazione aerea (rane), poi perfezionantisi fino ai polmoni degli uccelli e dei mammiferi. La macroevoluzione è l’essenza dell’evoluzionismo, ma non è stata mai constatata: né in laboratorio né in natura. Quando in uno strato roccioso si trovano fossili molto diversi da quelli dello strato, supposto molto più antico, se ne deduce che deve essersi verificata la macroevoluzione. Dal tempo di Darwin in poi, però, le acquisizioni scientifiche (stabilità del DNA, complessità biochimica delle funzioni e loro stretta correlazione, assenza di fossili intermedi) la rendono sempre meno spiegabile e la fanno rientrare più nel campo dei miracoli (realtà inspiegabili con le leggi naturali) che in quello della scienza sperimentale. Si contrappone alla MICROEVOLUZIONE ed al FISSISMO.

 

CREAZIONISMO. Il creazionismo del quale si discute sui media è quello iniziato e promosso da alcuni movimenti statunitensi, i quali interpretano il racconto biblico in modo letterale (con una creazione in sei giorni di 24 ore formanti una settimana ininterrotta, verificatasi circa 10 mila anni fa) e proponendolo con argomentazioni anche scientifiche. Sono i creazionisti ad aver iniziato l’offensiva contro il darwinismo, accusandolo di essere un’ideologia non dimostrata. È perciò equivoco definirsi creazionisti e dare al termine un significato diverso. Chi crede in una creazione realizzatasi in milioni o miliardi di anni, deve definirsi ed essere definito aderente all’EVOLUZIONISMO TEISTA, oppure al CREAZIONISMO PROGRESSIVO. Questo creazionismo viene a volte specificato indicandolo come creazionismo “della giovane Terra” o “dei tempi brevi” e si contrappone all’EVOLUZIONISMO in generale e al DARWINISMO in particolare. Personalmente credo in un “creazionismo dei tempi brevi” sulla base di alcuni fatti e di convinzioni alle quali sono arrivato per vie diverse, ma non credo di poter dimostrare tutto scientificamente.

 

INTELLIGENT DESIGN. Spesso viene tradotto Disegno Intelligente, che è un modo più ovvio e che mantiene le lettere iniziali, ma sarebbe più preciso tradurlo Progetto Intelligente. Afferma semplicemente che la complessità degli esseri viventi fa pensare alla messa in atto di un progetto e non può essere spiegata come frutto del caso, come afferma invece il darwinismo, che postula un’opera di MUTAZIONI casuali e SELEZIONE NATURALE. L’ID non precisa né le caratteristiche del Progettatore,  né come si è realizzato il progetto e neppure quanto tempo è stato impiegato. Si oppone al DARWINISMO e al NATURALISMO, ma fra i suoi aderenti ci sono persone di varie religioni e anche chi crede in un EVOLUZIONISMO TEISTA. La visione dell’ID è stata promossa dal Discovery Institute, fondato nel 1990, e l’idea è stata particolarmente elaborata da William Dembski, le cui idee sono ora accessibili anche in italiano (William Dembski, Intelligent Design, Alfa e Omega, Caltanissetta, 2007). In fondo propone un denominatore comune a tutti quelli che considerano assurdo l’emergere del mondo dei viventi dal solo caso, opponendosi al darwinismo ma facendo appello alla sola ragione. Mentre si è a lungo sostenuto che tutti gli scienziati erano contrari all’ID, in un recente libro dell’evoluzionista Christian de Duve si ammette che gli scienziati più o meno creazionisti ormai ci sono e, seppur minoritari, hanno di fatto imposto la riapertura del confronto all’interno dello stesso mondo scientifico (Christian de Duve, Alle origini della vita, Longanesi, Milano, 2008). Essendo creazionista, evidentemente accetto anche la visione dell’ID, ma non mi fermo ad essa nel mio credere, mentre come insegnante ci sarebbe da andare poco oltre. 

 

 

 

IL CREAZIONISMO “SCIENTIFICO”

Stefano Bertolini (Ingegnere)

 

Creazione: Credo pienamente nella vita recente sulla terra di poche migliaia di anni con Dio come Creatore.
ID: Condivido pienamente che la complessità della vita e della natura conferma l’esistenza di un progetto intelligente, ma non condivido la loro posizione di milioni di anni o di chi/cosa sia l’autore del progetto. La loro scienza però è valida anche per gli creazionisti.
Evoluzione: L’assioma primaria dell’evoluzione è stata confutata in ogni campo di studio. Rimane un dogma senza fondamenta e una grande truffa insegnata ancora in tutte le scuole.

 

Un pensiero su “RELATORI DEL CONGRESSO A.I.S.O.

  1. risposte a BIOLOGI NEODARWINISTI e scienziati agnostici o atei.
    RUSSO Vincenzo scrive:
    ottobre 26, 2010 alle 12:16 pm
    Tutte le teorie della scienza non sono conclusivamente galileane.
    Altrimenti diventano leggi della natura e non sono più teorie.
    Quindi le ragioni invisibili per essere ,sono molto più profonde delle cause visibili presunte ,e lo sono più importanti ,persino di quelle cause sperimentalmente verificate. Infatti ogni esperimento è vero solo fino a quando si ripete identico.
    UN BRAVO DI SETTORE DUNQUE A RICHARD LEWONTIN biologo antievoluzionista.
    La scienza è fede quanto la religione ,ma è difficile farlo ammettere. Eppure la teoria standard e la matematica stessa sono solo ipotesi ipotetico deduttive ,valide solo nel loro proprio sistema assiomatico.Vale a dire che sono incomplete o indecidibili. In pratica non sono false ,perchè sono ipotesi coerenti nel proprio sistema assiomatico. Con ciò non sono neanche vere però ,ma sono solo finte ed immaginarie costruzioni metali. Le congetture non sono invece nemmeno costruibili e quindi sono false.
    Allora il mondo visibile è una costruzione mentale, realizzata con teorema coerenti ma finti.
    Per concludere .A quale giudizi si devono sottoporre i concetti sintetici ed analitici per trovare le leggi naturali galileane visibili ed invisibili? Ovvero come si trova anche il perché dell’esistere ?
    RISPOSTA : Con il giudizio completo della logica sineterica. Vedi sul sito http://www.webalice.it/iltachione ,soprattutto al volume V : “il tempo e il pensiero”.

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