Il Prof. Bertolini sfida il Prof. Ferraguti sull’evoluzionismo: “Andiamo a dibattito”

aprile 20, 2012

Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto?

 

L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso

Dopo l’intervista al Prof. Ferraguti, si è acceso fortemente il dibattito in merito al tema delle origini della vita. Tante le sollecitazioni ricevute dalla nostra redazione, che ha scelto di dare spazio al presidente dell’A.I.S.O. (Associazione Italiana Studi sulle Origini) Prof. Stefano Bertolini.Particolarmente interessante l’invito a venire in pubblico per un confronto scientifico su quanto ha sostenuto nell’intervista e le prove realmente verificabili.La prima domanda posta al Prof. è la seguente: Vede in crescita (quantitativa e /o qualitativa) il dibattito sulla teoria evoluzionista a livello globale e nel nostro Paese? “Credo che il dibattito sull’evoluzione sia in continua crescita in quanto negli ultimi decenni si è scoperto che la vita e la sua complessità sono specifici, cioè non è dimostrabile e perciò pressoché impossibile che si sia sviluppata ed evoluta come descritta dagli scienziati evoluzionisti; sempre più scienziati si rendono conto che l’evoluzione non riesce a spiegare adeguatamente quello che risulta dalle loro ricerche.
Anche l’attività anti-creazionista da parte degli atei ed evoluzionisti è in crescita ed è un sintomo della caduta dei pilastri dell’evoluzione che si stanno frantumando. Basta solo leggere i commenti in internet su vari siti e forum che sono diseducati e spregiativi verso chi prende una posizione contraria”

A Ferraguti viene posta la seconda domanda: a suo parere quanto rileva nel dibattito e nel sostegno di una posizione evoluzionista o antievoluzionista l’essere o meno credenti?

“Il Prof. Ferraguti mi sembra dia molto peso nel definire bene i vari termini in modo da rispondere adeguatamente alle questioni in gioco e con questo concordo perfettamente. Nella scienza le basi di partenza si devono definire. Dove vedo delle opportunità di miglioramento sono proprio nelle definizioni. Non penso che esista qualcuno che consideri l’anti-evoluzionismo la presa di posizione di chi contesta lo studio dell’evoluzione. Sicuramente non si può neanche definire come chi non crede nell’evoluzione, nel fatto che la vita sulla Terra abbia avuto una storia e che la vita sia cambiata nel tempo. Sarebbe anche scorretta quest’insinuazione per i seguenti motivi:

- il primo è di aver creato un avversario di comodo facilmente abbattibile perché non rappresenta la realtà. L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso. Sicuramente esiste anche la variazione della vita, cioè variazione all’interno delle specie.
- il secondo è nel considerare l’evoluzione come un fatto indiscutibile e questo non rispetta il metodo scientifico. Si possono solo verificare con esperimenti empirici osservazioni nel presente. Per definizione l’origine della vita va presunta o inferita per mancanza di prove osservabili, e cosi non rientra nella scienza sperimentale (operativa) ma nella storia. La storia acquista credibilità solo quando sostenuto da un testimone oculare o da prove irrifiutabile. L’origine della vita non è stato osservata e nemmeno le prove a suo sostegno reggono all’indagine scientifica e per questo l’evoluzione rimane una mera ipotesi.

La giusta definizione dell’antievoluzionista è semplicemente chi non crede nell’evoluzione perché la scienza la confuta. Dire che l’antievoluzionista non crede nelle cose è inoltre scorretto perché mette in dubbio l’integrità di ogni scienziato che non sia evoluzionista, insinuando che essi rifiutano le prove empiriche delle osservazioni nel presente. Anche fra gli antievoluzionisti c’è chi e credente e chi non lo è (vedere il sito www.dissentfromdarwin.org), perciò non è più una questione di fede contro la scienza, ma scienza contro scienza, … o addirittura fede contro fede?”

La terza domanda: perché per alcuni la teoria di Darwin è così importante per la struttura in prima istanza della forma mentis scientifica e per altri è un “gigante dai piedi d’argilla” da abbattere?

“Credo che Darwin sia stato brillante nella presentazione della teoria sulla selezione naturale che non viene negata da chi non è evoluzionista. L’evidenza della variazione nelle specie è indiscutibile (rimaniamo chiari: all’interno di limiti ben definiti dalla specie). Darwin però ha “preso in prestito” (alcuni direbbero plagiato) molte delle sue idee sulla selezione naturale da creazionisti che l’hanno preceduto come: Edward Blyth (tre articoli importanti: The Magazine of Natural History, Volumi 8, 9 e 10, 1835–1837) e Alfred Russel Wallace (manoscritto mandato a Darwin 1858: On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely From the Original Type). Darwin ha commesso un grave errore nell’estrapolare la selezione naturale (osservazioni empiriche nel presente) come meccanismo per spiegare l’evoluzione della vita dall’abiogenesi in tutte le svariate forme conosciute oggi (presunto e senza alcuna evidenza empirica), perché sono due meccanismi molto diversi. Nessuno vuole abbattere Darwin, solo il dogma evoluzionista che rimane infondato. Quando si insegna qualcosa che è stato provato fuorviante e se lo presenta come fatto scientifico, allora c’è veramente qualcosa che non va. L’esempio sarebbero gli embrioni di Haeckel, insegnati in ogni scuola dalle media fino a livello universitario a sostegno dell’evoluzione. I scienziati evoluzionisti hanno scartato la teoria della ricapitolazione decenni fa: “La teoria della ricapitolazione è defunta.” (Stephen J. Gould, Natural History, 89:144, Aprile 1980.) “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica.” (M. Richardson, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997.) Ci rendiamo conto di quanto l’evoluzione non è scienza ma un dogma? Si continua ad insegnare delle note frodi, passandole come fatti scientifici”

Si passa poi ad una 4° domanda: le due critiche mosse più di frequente ai sostenitori del neodarwinismo e agli antievoluzionisti sono di essere sostenitori di un dogma ascientifico, per quanto riguarda i primi, e di non essere scientificamente preparati, per quanto riguarda i secondi. Citando anche qualche esempio, può dirci quale delle due più si avvicina a realtà? Essere antievoluzionisti significa essere antiscientisti?

“In questo caso concordo con Ferraguti nel dire che l’evoluzione consiste in una miriade di posizioni differenziate e che non è possibile definire una posizione unitaria dell’evoluzionismo. Questo ci fa capire che l’evoluzione non ha tutte le risposte, anzi, l’evoluzione solleva sempre più domande sulla sua validità. Perciò, insistere che l’evoluzione è un fatto e che chi non lo accetti sia ignorante diventa una posizione dogmatica, non vi pare? Sono contento che Ferraguti faccia riferimento a ricerche scientifiche che sostengono una posizione alternativa perché permette di evidenziare un fatto molto triste. Tutte le riviste scientifiche rifiutano qualsiasi articolo che non fa riferimento alla teoria di Darwin come unica possibile certezza dell’esistenza della vita e del suo sviluppo sulla terra, questa si chiama censura. Non vengono prese in considerazione nemmeno le posizioni discordanti. Gli antievoluzionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste che sono “peer reviewed”. Articoli e pubblicazioni che confutano l’evoluzione abbondano. Gli evoluzionisti si confutano a vicenda. C’è chi sostiene che l’uccello si sia evoluto dai dinosauri (teoria cursoriale) e chi crede che l’uccello discenda da qualche animale (teoria arborea – non dinosauro) da volo planante (come il paleo-ornitologo e evoluzionista A.Feduccia). Il cromosoma Y dell’uomo è più simile a quello del gorilla rispetto allo scimpanzé, nonostante l’antenato comune sia del scimpanzé che dell’uomo si sia diviso molto prima dal ramo che ha portato al gorilla. Questo ci dice che il modello evoluzionista non funziona perché dovremmo essere più simili allo scimpanzé! Lo studio della microbiologia sul DNA nega regolarmente l’evoluzione. Gli antievoluzionisti sarebbero antiscientifici secondo Ferraguti, perché “negano i portati della scienza generalmente condivisi?” Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto? Allora Darwin sarebbe stato antiscientifico perché è andato controcorrente alla posizione creazionista dominante dei suoi tempi. Galileo sarebbe antiscientifico. La scienza non ha forse fatto progressi proprio perché uomini di scienza nel passato hanno avuto il coraggio di confutare la posizione dominante? Dove saremmo in un mondo che non permette il confronto? Si ripeterà la situazione che si è presentata all’università di Bergamo nel 2009 quando la nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini aveva organizzato un dibattito e poi la nomenclatura evoluzionista ha troncato l’evento. Chi vuole vivere in un mondo dove uno non è libero di esprimersi diversamente? Secondo Ferraguti Keplero, Pascal, Faraday, Newton, sarebbero tutti antiscientifici perché erano creazionisti? La nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini collabora regolarmente con diversi scienziati validi a livello internazionale. Chi ha mai detto che l’antievoluzionista non crede che la vita abbia una storia, che i dinosauri non siano esistiti? Di nuovo quell’avversario di comodo! Accettiamo pienamente una storia della vita e adirittura anche i dinosauri. Semplicemente la spiegazione è un’altra! Per i dinosauri che si evolvono in uccelli ed essere imparentati ai scimpanzé, Ferraguti deve semplicemente leggere le riviste evoluzioniste che li confutano, come Feduccia che confuta gli uccelli evoluti da dinosauri. L’uomo ha la stessa emoglobina dei lombrichi, perciò forse siamo imparentati ai lombrichi dopotutto! Il nostro lisosoma è più simile a quello delle galline rispetto al scimpanzé, questo ci rende forse parenti di un pollo? Non solo la musica e la scrittura hanno prodotto capolavori senza riferimenti all’evoluzione, ma anche la scienza progredisce senza considerare l’evoluzione: “In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia si è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno a fatti considerato l’evoluzione.” (Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.)”

Si pone un nuovo quesito: il neodarwinismo sostiene che nuove informazioni genetiche foriere di maggiore complessità nascano da mutazioni positive. Ad oggi quali sono gli esempi più importanti a sostegno di questa spiegazione?

“Sono rimasto sorpreso nel leggere che Ferraguti parli di selezione naturale in grado di selezionare le mutazioni. Mi sembrava fosse una cosa conosciuto da tutto il mondo scientifico che la selezione naturale non può agire direttamente sul genotipo, ma solo sul fenotipo. Non solo il progetto ENCODE ha completamente confutato il concetto fondamentale per l’evoluzione, che il DNA spazzatura non esiste, ma che addirittura il 95% delle trascrizioni funzionanti non indicano alcuna evidenza di pressione selettiva. (Encyclopedia of DNA Elements pilot project, Birney, E., et. al., Identification and analysis of functional elements in 1% of the human genome by the ENCODE pilot project, Nature 447: 799–816, 2007.) Mutazioni non vengono conservate dalla selezione naturale: mutano con un andamento medio. L’evoluzione necessità matematicamente di DNA spazzatura, insistendo che il 97% è non-funzionante, cioè spazzatura. Il progetto ENCODE ha scoperto che più del 98% è funzionante e le parti non codificanti sono addirittura più importanti, così crolla anche questa icona dell’evoluzione. Quando Ferraguti parla dell’evoluzione degli spinarelli è interessante che per la sua dichiarazione “Alcune di queste varianti genetiche erano già presenti nelle popolazioni ancestrali”, perciò cosa centra l’evoluzione? Per quanto le “mutazioni nuove”, l’antievoluzionista non nega l’esistenza di mutazioni, solo il fatto che queste aggiungono nuove funzioni, perché i spinarelli sono rimasti spinarelli! Come i fringuelli possono produrre nuove specie di fringuelli e zanzare nuove specie di zanzare (esempio del Culex molestus nelle gallerie del metro di Londra che sono rimaste isolate dalla popolazione parentale in superficie (Culex pipiens), ma sono sempre rimaste zanzare!)”

L’ultima domanda posta è la seguente: a che punto possiamo dirci nella ricerca del noto “anello mancante” tra uomo e scimmia?

“E’ vero che si scoprono nuove presunte forme intermedia fra Homo sapiens e i suoi presunti antenati (non ogni giorno come propone Ferraguti), ma è anche vero che uno dopo l’altro vengono scartati come frode o riclassificati come specie di scimmia o semplicemente come umani. Esempi sono: Ramapithecus (struttura dentale identica al babbuino moderno), Australopithecus (Lucy – era una specie di scimpanzé nano e non nostro antenato, Charles Oxnard: professore di anatomia ed eminente esperto sui fossili australopiteci, The Order of Man: A Biomathematical Anatomy of the Primates, 1984, p. 332.), Hesperopithecus (dente di un maiale), Eoanthropus (L’uomo di Piltdown – una frode). Forse Darwinius masillae (Ida) sarebbe una di queste forme di transizione? Soprannominata ‘l’8° meraviglia’, ‘il santo Graal dell’evoluzione’. La famosa voce dei documentari della BBC Sir David Attenborough ha dichiarato: “Questa piccola creatura ci mostrerà il nostro legame con il resto di tutti i mammiferi. L’anello che finora si diceva fosse mancante… ora non manca più.” Invece solo 3 mesi dopo anche Ida finisce nel cestino degli antenati dell’uomo. Gli anelli mancanti fra ogni specie di animale, insetto e pianta o chiamiamoli forme di transizione, semplicemente non sono sostenute dalla paleontologia come confermato anche da Stephen Gould, massimo esponente evoluzionista: “L’estrema rarità di forme di transizione nella storia dei fossili persiste come segreto del mestiere della paleontologia. Gli alberi evolutivi che abbelliscono i nostri libri di testo hanno dati solo alle punte ed i nodi dei loro rami; il resto va inferito, per quanto sia ragionevole, non risulta dall’evidenza dei fossili.(Evolution’s Erratic Pace, Natural History, 86(5):14, May 1977.) “

A cura di Andrea Carbone tratto da:

 Immagine

Selezione Naturale, un’idea “presa in prestito” da Darwin

gennaio 11, 2012

Molti considerano il libro di Darwin “Sull’origine delle specie” come un suo capolavoro originale. Da quest’opera, e dal concetto della selezione naturale che in essa viene presentato, nasce quello che poi si svilupperà nel neo-darwinismo, meglio conosciuto come “teoria dell’evoluzione”. Pochi però conoscono la vera storia che ha fatto nascere la teoria della selezione naturale come meccanismo della diversità delle specie, e ancora meno conoscono i veri autori di questa teoria. Per questo motivo rimarranno sorpresi a scoprire che non era un lavoro originale di Darwin, perché altri ci erano già arrivati prima di lui. Si evince dalle lettere agli amici che Darwin si riferiva al “suo” concetto dell’evoluzione per selezione naturale come suo “figlio”, ma in realtà l’avrebbe dovuto chiamare un suo “figlio illegittimo”.

 

Una dei primi accenni alla teoria della selezione naturale si trova fra le pagine del libro scritto dal nonno di Charles Darwin, Erasmus Darwin, che nel 1794 pubblicò Zoonomia. Charles Darwin prese quasi ogni argomento ed esempio presentato in questo libro e li usò in Sull’origine delle specie pubblicato nel 1859. Erasmus Darwin era un libero pensatore ed umanista.

 

Di recente il Prof. Paul Pearson dell’Università di Cardiff ha trovato nella Biblioteca Nazionale della Scozia tre volumi del geologo scozzese James Hutton (1726 – 1797), scritte nel 1794, che non sono mai stati pubblicati, intitolati Una indagine sui principi della sapienza e del progresso della ragione, dal senso alla scienza e alla filosofia (An Investigation of the Principles of Knowledge and of Progress of Reason, from Sense to Science and Philosophy)1. Hutton ha dedicato un capitolo intero alla sua teoria chiamata “variazione seminale”2. Oggi Hutton rimane più noto per i suoi concetti di una terra vecchia che hanno fatto nascere il concetto dell’attualismo.

 

Altri autori avevano pubblicato articoli sulla selezione naturale molti anni prima di Darwin, come il medico William Wells (1757–1817, figlio di genitori scozzese ed americano) che scrisse nel 1813 (pubblicato solo nel 1818 dopo la sua morte)3. Nel 1831 il frutticoltore scozzese Patrick Matthew (1790–1874) scrisse Sul legname navale e sull’arboricoltura (On Naval Timber and Arboriculture), menzionando la selezione naturale nell’appendice. Egli dichiarò pubblicamente di avere preceduto Charles Darwin e si autodefinì nei suoi libri come colui che ha scoperto il principio della selezione naturale. Non sembra casuale che Wells, Matthew e successivamente Charles Darwin si siano formati nella città universitaria di Edimburgo, nota per le sue società scientifiche. Era anche la città di residenza di Hutton. Il Prof. Pearson insinua che dei concetti parzialmente dimenticate dai suoi giorni da studente sono tornati alla mente di Darwin mentre tentava di spiegare quello che osservava nelle varie specie durante il suo viaggio a bordo del Beagle3.

 

Probabilmente chi ha maggiormente influenzato Darwin è stato il chimico e zoologo inglese Edward Blyth (1810 – 1873), autore di tre importanti articoli sulla selezione naturale pubblicati ne La Rivista di Storia Naturale dal 1835 al 18374, prima che Darwin pubblicò L’origine delle specie nel 1859. Non esiste dubbio che Darwin conosceva bene questi lavori, perché l’Università di Cambridge possiede le copie personali di Darwin di questi articoli con gli appunti scritti di suo pugno nei margini!5

 

Alfred Russel Wallace (1823–1913), mentre viveva nell’Arcipelago Indo-Malese sviluppò indipendentemente una teoria dell’evoluzione quasi identica a quella di Darwin6. Nel 1858 mandò a Darwin una copia del suo manoscritto Sulla tendenza delle varietà ad allontanarsi indefinitamente dal tipo originario (On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely From the Original Type). Questa tesi sulla selezione naturale descrisse in forma completa quello che ora conosciamo come la teoria dell’evoluzione di Darwin7. La ricezione di questo manoscritto scoraggiò molto Darwin, ma spinto dai suoi amici Charles Lyell e Joseph Hooker, organizzarono una presentazione ‘congiunta’ fra Darwin e Wallace alla prossima convocazione della Società Linneana di Londra, il 1 Luglio 1858. Presentarono il lavoro di Wallace assieme a due articoli non ancora pubblicati da Darwin (un saggio del 1844 e una lettera del 1857 scritta ad Asa Gray). Questa fu una cosa molto scorretta, perché non fu presente Wallace e nemmeno avevano la sua approvazione perché lo fecero completamente alla sua insaputa. L’esistenza del manoscritto di Wallace costrinse Darwin ad affrettarsi a scrivere L’origine delle specie e a pubblicarlo il 24 Novembre 1859 per paura che Wallace facesse colpo nei giornali anticipandolo. Secondo Brackman “Wallace, non Darwin, fu il primo a scrivere la completa teoria dell’origine e della divergenza delle razze per selezione naturale… e fu derubato nel 1858 della sua priorità nel proclamare la teoria”8.

 

Dopo la pubblicazione de L’Origine delle specie nel 1859, Darwin fu accusato dai suoi contemporanei di non avere riconosciuto il suo debito a loro ed ad altri che avevano scritto sulla selezione naturale. A causa dell’aumento di questa pressione pubblica, nel 1861 si sentì costretto ad aggiungere un Profilo Storico nella terza edizione de L’Origine in cui ha fatto menzione di alcuni degli scrittori precedenti. Tuttavia questo non fu sufficiente a placare le accuse e in ogni successiva edizione il Profilo Storico assunse sempre più importanza, fino ad arrivare nella sesta edizione a menzionare 34 altri autori che avevano scritto precedentemente sull’origine delle specie e sulla loro diversificazione. Tuttavia le informazioni incluse su quanto avevano scritto furono molto vaghe e rimasero isolate dal testo principale. Darlington lo chiama “il racconto meno attendibile che sarà mai scritto”9. Anche il satirico inglese Samuel Butler, nel suo libro Evoluzione nuova e vecchia (Evolution Old and New) del 1879, accusò Darwin di aver disprezzato le congetture evoluzionistiche di Buffon, Lamarck e il nonno Erasmus.

 

Le accuse contro Darwin si sono perpetuate anche nei tempi moderni. L’eminente evoluzionista Loren Eiseley, Prof. Benjamin Franklin di Antropologia e Storia della Scienza all’Università di Pennsylvania, è d’accordo che Darwin ‘prese in prestito’ (potremmo dire plagiò) il lavoro di altri. Eiseley ha dedicato decenni a rintracciare le origini delle idee attribuite a Darwin. Nel suo libro del 197910 afferma che i principi del lavoro di Darwin, come la lotta per la sopravvivenza, la variazione, la selezione naturale e la selezione sessuale, sono tutte pienamente espresse nell’articolo di Blyth del 183511. Scrive che Darwin usò perfino espressioni tipiche di Blyth, parole insolite (come anastomosi) e frasi simili dopo che queste apparvero nell’articolo di Blyth del 1836, incluso l’uso di elenchi di animali in contesti simili12. L’audace lavoro di Eiseley ha incoraggiato altri evoluzionisti del secolo XX, come Darlington, ad accusare Darwin13. Facendo riferimento alla posizione coraggiosa presa da Eiseley, Hoyle e Wickramasinghe scrissero nel 1981: “Le prove non permettono altra conclusione che quella della voluta omissione [da parte di Darwin ndr] … un peccato di omissione molto grave che deve ancora essere redento dal mondo professionale della biologia”14.

 

È vero che nel suo libro Darwin fa riferimento a qualche comunicazione con Blyth riguardo al comportamento di qualche specie specifica15, ma come commenta Eiseley, Blyth viene riconosciuto limitatamente in un ruolo di tassonomo ed osservatore sul campo16. A questo punto viene da domandarsi il motivo per cui Darwin fosse così riluttante a riconoscere Blyth per gli elementi principali della sua teoria e a citare gli articoli di Blyth sulla selezione naturale. Si potrebbero proporre due motivazioni:

 

  1. Blyth era chiaramente cristiano e creazionista. Es: Blyth tratta il cambiamento stagionale della colorazione di alcuni animali come la lepre di montagna, che diventa bianca d’inverno. Egli dichiara che questi sono “straordinari esempi di progettazione che attestano chiaramente e vividamente l’esistenza di una grande onnisciente Prima Causa”17.Scrive che gli animali “manifestano un senno e una saggezza sovrumani, perché innati, e perciò impartiti da un Creatore onnisapiente18.
  2. Blyth giustamente considerò il concetto della selezione naturale come un meccanismo che eliminava dalla popolazione i malati, i vecchi e gli inadatti, come un fattore di conservazione e mantenimento del status quo. In altre parole, la speciazione non andava oltre la specie biblica. Diversi creazionisti come Blyth e William Paley ritenevano la selezione come un processo che sceglieva fra diverse caratteristiche, ognuna delle quali doveva già esistere prima di poter essere selezionata.

 

I libri di storia danno tutto il merito equivoco per l’idea dell’evoluzione tramite la selezione naturale a Charles Darwin. Uno studio più attento della storia ci porta presto alla conclusione che Darwin non fu né originale, né il primo a pubblicare un trattato sulla selezione naturale. Non si può neanche dire che sia stato più bravo degli altri a fare un buon marketing del suo lavoro, perché dalle volute omissioni di riferimenti ai precursori della sua teoria si rimane colpiti da un senso di malafede. Il fatto che fu proprio un creazionista ad essere il primo a documentare tutta la teoria della selezione conferma che questa sia in perfetta armonia con la rivelazione speciale della Bibbia nel racconto della Genesi. Va sottolineato che la selezione naturale, seppure un fenomeno vero, rimane impotente a generare le nuove informazione (genetiche) necessarie a produrre nuove caratteristiche. Quello che Blyth, Wallace e Darwin osservarono studiando le specie era che la selezione naturale poteva selezionare unicamente dalle caratteristiche già esistenti nelle specie. Un fatto confermato dal neo-darwinismo, in quanto la biologia molecolare non ha mai osservato la generazione di nuove informazioni genetiche, fondamentali per l’evoluzione di una specie in un’altra avendo caratteristiche completamente diverse. Non solo il “figlio” di Darwin era illegittimo, ma aveva anche molti padri!

 

Adattato e tradotto da Stefano Bertolini da un articolo di Russell Grigg, CMI. Rivisto da Geoffrey Allen.

 

1 Recensito da Paul Pearson in Nature 425(6959):665, 16 Ottobre 2003.

2 Secondo Pearson, Hutton usò il meccanismo della selezione per spiegare l’origine della diversità nella natura, anche se ha precisato di considerare l’evoluzione tra specie come una “fantasia romantica”.

3 Citato da Stephen Jay Gould in Gould, S., Natural selection as a creative force, The Structure of Evolutionary Theory, Belknap Press of Harvard University, Massachusetts, USA, p. 138, 2002.

4 Blyth, E., The Magazine of Natural History Volumi 8, 9 and 10, 1835–1837. La fonte: Bibliografia 5, Appendici.

5 Fonte: Bradbury, A., Charles Darwin—The truth? Part 7—The missing link, <www3.mistral.co.uk/bradburyac/dar7.html>, 30 Ottobre 2003.

6 Wallace considerava l’argomento già nel 1845 e pubblicò un articolo generale nell’ Annals and Magazine of Natural History, Settembre 1855. Vedere bibliografia 7, p. 78.

7 “Fu il concetto non ancora pubblicato di Darwin nei minimi dettagli, indipendentemente duplicato da un uomo che viveva in una capanna agli estremi confini del mondo.” Eiseley, L., Alfred Russel Wallace, Scientific American 200(2):80, Febbraio 1959.

8 Brackman, A., A Delicate Arrangement: The Strange Case of Charles Darwin and Alfred Russel Wallace, Times Books, New York, p. xi, 1980.

9 Darlington, C.D., The origin of Darwinism, Scientific American 200(5):61, Maggio 1959.

10 Eiseley, L., Darwin and the Mysterious Mr X, E.P. Dutton, New York, 1979, pubblicato dopo la morte dagli esecutori testamentari; da Eiseley, L., Charles Darwin, Edward Blyth, and the Theory of Natural selection, Proceedings of the American Philosophical Society 103(1):94–114, Febbraio 1959.

11 Bibliografia 10, p. 55.

12 Bibliografia 10, pp. 59–62.

13 Darlington, C.D., Darwin’s Place in History, Basil Blackwell, Oxford, p. 60, 1959.

14 Hoyle, F. and Wickramasinghe, C., Evolution from Space, Paladin, London, pp. 175–179, 1981.

15 Darwin, C., The Origin of Species, 6th ed., John Murray, London, 1902, pp. 21, 199, e 374.

16 Bibliografia 10, p. 52.

17 Bibliografia 4.

18 Bibliografia 4.


PROGETTO INTELLIGENTE

agosto 1, 2011

Domanda posta da un letttore a Stefano Bertolini, presidente dell’associazione A.I.S.O.

Ho sentito una tua conferenza ad Alessandria due o tre anni fa ed ho apprezzato il tuo modo di presentare le cose.

Vorrei anche complimentarmi per il tuo ultimo documento SMENTIAMO L’EVOLUZIONE per la sua ampiezza ed organicità.

D’altro canto, vorrei, però, manifestarti il mio dissenso (per quel che vale) sulla tua risposta “Prima la luce e poi il sole?” apparsa un mese prima nella rubrica Lettere.
Ad una domanda sostanzialmente di tipo scientifico è stata data una risposta soprannaturale, puramente ipotetica, senza alcuna base nemmeno nel testo biblico di riferimento. Sono certo che anche tu ti renda conto della sua debolezza. Con questo metodo possiamo spiegare qualunque stranezza e trovare una soluzione (sovrannaturale) a tutti i problemi, passati e futuri. Ma, in realtà, non diamo spiegazioni, anzi dimostriamo che il racconto biblico preso alla lettera non si accorda con quel poco che possiamo ipotizzare sui fenomeni fisici avvenuti. Mi sembra che sia persino peggio del tentativo di spiegare tutti i fossili con un solo diluvio.
Da ingegnere qual sei, se tu non avessi letto Genesi 1, ti verrebbe mai in mente di spiegare la creazione in questo modo, con la terra che gira su se stessa illuminata da una luce fissa diversa dal sole il quale viene creato soltanto dopo la generazione di tutti i vegetali? Se non fosse scritto nella Bibbia ma nei testi buddisti ne staremmo ridendo tranquillamente.
Io non riesco a darmi ragione di come, dopo aver criticato (giustamente!) le ipotesi neo darwiniste, ci si possa sentire autorizzati, non a proporre delle alternative basate sulle stesse premesse scientifiche, ma a proporre una spiegazione che di scientifico ha veramente poco.

Nel documento SMENTIAMO L’EVOLUZIONE le critiche sono tutte giuste: i dati contrastanti sono enormi, il neodarwinismo è in crisi, ci credono soltanto quelli che, per motivi ideologici, hanno bisogno di una spiegazione naturalistica, una purchessia (dicono che è la migliore disponibile).
Ma cosa siamo in grado di proporre noi in alternativa? La tua risposta mi pare che, oggi, sia: il Progetto Intelligente.
Bene anch’io ci vedo un progetto, ma, a parte l’affermazione di principio, non ho trovato ipotesi su come esso possa essere stato implementato. Ed inoltre, non mi pare proprio che esso sia compatibile con una interpretazione letterale della Genesi. Quindi siamo ancora in alto mare.

Ho di recente terminato un Master universitario su “Scienza e Fede” presso la Facoltà Teologica cattolica di Torino ed ho discusso la mia tesina proprio sull’Intelligent Design.
Sono arrivato a conclusioni non molto diverse da quelle di venti anni fa, ma un poco più fondate e con una punta di originalità.

Mi permetto di inviarti il file della mia tesi. Ti ringrazio in anticipo se troverai la voglia di leggerla.Non nego che mi piacerebbe ricevere dei commenti da te e/o dagli altri validi collaboratori di AISO, per un onesto scambio di opinioni.

Con affetto fraterno

RISPOSTA

Carissimo Marcello,

Come chiaramente presentato nella tua tesi, i proponenti dell’ID nei loro studi, laddove riconoscono il progetto intelligente, non cercano chi o cosa sia questa intelligenza che ha dato origine al progetto. Fra i loro esponenti  si trova una larga banda di pensieri: da chi riconosce il progetto intelligente ma non è proprio interessato nell’autore, a chi cerca l’autore nella panspermia fino a l’altra parte che  è strettamente creazionista. Anche nell’assegnazione di un’età  della terra e della vita si va dai classici milliardi/millioni di anni alla creazione recente di migliaia di anni, e da un’evoluzione fino a certi livelli a variazione solo per selezione naturale entro i limiti del baramino. Chi fa parte del movimento ID non ci aderisce per convinzioni personali/religiose sull’autore ma per  lo studio scientifico della complessità della vita e della cellula. Assolutamente il movimento non  va associato  a convinzioni teologiche e secondo me ha una base scientifica proprio perché chi ne fa parte non ne fa parte per una particolare posizione religiosa. Esiste una grande confusione su quello che è l’ID e secondo me questo è dovuto ad un f raintendimento  generato dagli evoluzionisti, in parte dovuta  dall ‘ignoranza. Fra i creazionisti puri (vita recente) non esiste alcun dubbio: l’ID non va per niente associato al creazionismo. Secondo i creazionisti ,  coloro dell’ID che sostengono una certa eioluzione di millioni di anni, come Dembski, si mettono in una posizione compromettente per certe incongruenze e problemi che si auto creano. La visione del mondo di Dembski non è sostenibile quando si considera la sua teologia, ma questo non rende meno valido il suo lavoro scientifico sull’ID. Molti creazionisti nonostante la dissociazione dall’identificarsi con l’ID riconoscono il beneficio per la scienza ed usano  gli studi fatti dall’ID per sostenere alcune delle loro posizioni.

Va ribadito che i creazionisti sono i primi a riconoscere che il creazionismo, come l’ipotesi dell’evoluzione o qualsiasi altro studio delle origini non può essere riconosciuto come scienza operativa, perché non rispetta i semplici criteri di una teoria scientifica, indipendente da quali criteri si voglia applicare: quella della falsificabilità di Popper (1), i 3 criteri dell’osservabilità, testabilità e ripetibilità o i 3 livelli di credibiltà scientifica di Zichichi (2). Gli evoluzionisti per i loro preconcetti rifiutano di riconoscere il fatto che la loro ipotesi e solamente un’ipotese ancora da verificare. Io preferisco usare i termini modelli per cercare di collocare le evidenze e valutare le predizioni del modello, come tu hai presentato nella tua tesi.

Nella tua tesi fai riferimento a due argomenti ripetutamente a cui mi sentivo di rispondere.

1) L’esperimento di Miller-Urey (si riconosce solo Miller) del 1953 ha dimostrato niente, ZERO, a sostegno dell ‘evoluzione con l’eccezzione che erano in grado di produrre catrame e qualche amino acido. Perché dico questo?
i) Le materie prime erano sbagliate. Hanno escluso l’ossigeno nella loro miscela ‘primordiale’ di metano ed ammoniaca, perché con la loro intelligenza sapevano che la presenza di ossigeno nell’ambiente avrebbe distrutto le molecole che cercavano di creare. Si sa senza dubbio che l’ossigeno era presente nell’atmosfera “primordiale”.
ii) Le condizioni erano sbagliate. Usando la loro intelligenza sapevano che le scintille, come la fonte di energia per la creazione delle molecole, avrebbero a loro volta distrutto le molecole. Cosi con un’intelligenza hanno creato un sistema circolatorio per rimuovere le molecole create prima che le   successive  scintilli  potessero   distruggerle .
iii) I risultati erano sbagliati. Hanno creato catrame (tossico per la vita) e aminoacidi sia destrogiri che levogiri. Peccato che la presenza di anche solo un aminoacido destrogiro avrebbe distrutto la vita perché essa è composta esclusivamente da catene di aminoacidi levogiri.
Verso la fine della sua vita anche Miller stesso ha amesso che il suo esperimento non ha provato un bel nulla a  sostegno dell’evoluzione.

2) Le cosidette imperfezioni delle forme di vita create dall’intelligenza che sta dietro il progetto non è un argomento utile agli evoluzionisti. Non è neanche un avversario di comodo perché la loro posizione riflette una certa ignoranza del progetto intelligente ed una arroganza per quello che riguarda la propria posizione.
i) Dio non ha creato gli esseri viventi con delle imperfezioni al momento della creazione. Il loro stato imperfetto attuale è il risultato di una degenerazione dallo  stato originale dovuto all’entropia sia al livello genetico che dell’ambiente.
ii) Alcuni disegni nel creato sono stati classificati come “imperfetti” dagli esperti in scienza. Sono imperfetti perché l’uomo è in grado di produrre e ha effettivamente realizzato dei disegni più perfetti o più efficaci? O forse perché l’uomo non ha ancora capito la funzione del disegno a causa  della sua ignoranza? Prendiamo l’occhio del mammifero che viene esaltato ad nauseam come esempio per eccellenza dell’organo che un  essere ‘intelligente  (se esistesse) non avrebbe mai disegnato in questo modo. Anche il Richard Dawkins da 20 anni lo cita continuamente a sostegno della sua posizione non solo atea ma anti-creazionista. Secondo Dawkins l’occhio (retina) invertito preclude l’argomento a favore di un progettista. Non solo l’uomo non ha mai realizzato un disegno che superi l’occhio nella sua meraviglia (con l’associata funzione di lavorazione immagine e interpretativa del cervello) ma è stato mostrato recentemente senza alcun dubbio che il disegno dell’occhio e stato progettato meravigliosamente. E’ stato mostrato che le cellule Muller trasmettono l’immaagine con minima distorsione come un pannello di fibre ottiche. Solo nel 2010 è stato scoperto che le cellule Muller riducono aberrazioni cromatiche e secondo McAlpine “Sembra sbagliato, ma la strana struttura inversa della retina dei vertebrati effettivamente migliora la vista.” (3). Similmente Dr. Marshall (4), Oftalmologo dichiara che “L’idea che l’occhio è connesso all’inverso risale da una lacuna nelle conoscenze del funzionamento e l’anatomia dell’occhio.” Da un’altro studio molto recente: “In questo studio, metodi di propagazione di onde ci hanno permesso di mostrare che la luce guidata nel volume retinale è un metodo efficace e adatto per migliorare la resoluzione dell’occhio e ridurre aberrazioni cromatiche.” (5) Cosi uno dei argomenti più importanti di Dawkins (che non è neache un esperto sull’occhio) ora è crollato completamente.

Come ultimo rispondo al tuo commento sulla mia risposta “Prima la luce e poi il sole?”. La scienza empirica ha ampiamente mostrato che l’evoluzione è defunta, lasciando come unica alternativa il modello creazionista. La scienza invece mi ha convinto ampiamente che la selezione naturale, genetica, ed altri campi scientifichi ricadono molto meglio nel modello creazionista per quello che riguarda la scienza empirica. Questo mi da fiducia nell’interpretazione creazionista delle nostre origini e con questo il racconto della creazione della luce prima del sole. Mi spiace che non posso proporre un quadro scientifico per questa sequenza, ma questa è la realtà. Non sempre si può spiegare tutto con la scienza. Tutto quello che segue dopo l’atto della creazione rientra nel modello creazionista e si puo dare delle spiegazioni logiche e scientifiche, ma l’atto della creazione necessità una fede nel intervento supernaturale di Dio. Non necessità ricorrere al supernaturale per spiegare ogni ignoto ed il creazionista serio non lo fa – per questo  gli  scienziati creazionisti persistono nelle loro ricerche all’avanguardia della scienza. Questa fede nell’atto della creazione è molto diverso dal grande passo di fede degli evoluzionisti per quanto riguarda la abiogenesi? In un  certo  senso non cambia molto perché entrambi sono posizioni di fede. In un’altro senso sono molto diversi perché  è stato chiaramente dimostrato che l’evoluzione  non spiega i fatti osservati dalla scienza empirica e cosi il modello evoluzionista crolla e con questo l’abiogenesi diventa un enorme passo di fede attraverso un vasto abisso – al punto che la scienza non cerca nemmeno più di spiegare l’abiogenesi. Per questo alcuni cercano l’origine della vita nella panspermia (cosi spostando il problema della abiogenesi su’un altra pianta ) o comodamente dichiarano che  l’uomo è la dimostrazione dellì l’abiogenesi . (principio antropico). Con il modello creazionista che invece regge molto meglio all’indagine  scientifica , l’atto della creazione richiede solo un piccolo passo di fede. Alcuni creazionisti prendono una posizione  per cui  l’universo e la materia sono state create prima della vita sulla terra (anche millioni di anni prima), ma rimangono fermi sulla vita recente e creata nei sei giorni della creazione sulla terra. In questo caso il problema della luce prima del sole della nostra galassia non esiste più. Personalmente non prendo una posizione ferma su questo punto perché non impatta in alcun modo il modello creazionisti della vita recente a seguito del atto creativo di Dio.

Da una posizione inizialmente evoluzionista ed ateo lo studio delle origini mi ha portato a scartare l’ipotesi dell’evoluzione a favore del creazionismo. Per me è stata la scienza che mi ha convinto della veracità del racconto Bibblico (con anesso modello creazionista), e con questo ho imparato a credere in quanto racconta la Bibbia e sopratutto ad accettare e credere nel Dio della Bibbia. Per me la Bibbia si è mostrata affidabile non solo per quello che dice sulla creazione ma su Dio, su Gesù Cristo sul peccato, sulla redenzione e per la salvezza che Gesù mi offre. L’insieme della scienza e la fede per me è sufficiente per accettare quello che ho scritto sulla sequenza della luce ma mi rendo conto che per alcuni questo non è sufficiente e rispetto la loro obiezione. Quanto ti scrivo sul modello creazionista e la mia convinzione personale sul Dio della Bibbia mi convince che quanto proposto dagli altri scritti religiosi non regge. E’ solo la visione del mondo cristiano dalla Bibbia che per me adeguatamente spiega l’esistenza della vita, l’origine della morte, il perché della sofferenza e le forme di vita su questa terra.

Grazie  ancora per il tuo interesse in AISO che si pone l’obbiettivo di  continuare ad  informare il grande pubblico sulle questioni delle origini.

(1) Sono arrivato alla conclusione che il Darwinismo non è una teoria testabile, ma un programma di ricerca metafisica. K.Popper, Unended Quest: An Intellectual Autobiography [1974], Open Court: La Salle, Ill., Revised Edition, 1982, p.168
(2) “L’evoluzione della specie umana rimane quindi al di sotto del 3º livello di credibilità scientifica.”   (Antonino Zichichi, “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, pag. 84)
(3) McAlpine, K., Evolution gave flawed eye better vision, New Scientist 206(2759), 8 May 2010.
(4) Dr George Marshall, Oftalmologo, B.Sc. (Hons.), M.Med.Sci., Ph.D. Ophthalmic Science, C.Biol., M.I.Biol., docente di scienze oftalmiche Sir Jules Thorn.
(5) Labin, A.M., Ribak, E.N.,  Retinal glial cells enhance human vision acuity, Physical Review Letters 104, 16 April 2010 | DOI:10.1103/PhysRevLett.104.158102.

Stefano Bertolini
Presidente A.I.S.O

LIBRI PER COMPRENDERE L’INCONSISTENZA SCIENTIFICA DEL NEODARWINISMO: http://www.origini.info/libri.asp


IL QUADRO COERENTE DELLA SCIENZA – STEFANO BERTOLINI RISPONDE ALLE 22 QUESTIONI DI ALDO PIOMBINO – QUESTIONE 16 DI 22 -

luglio 21, 2011

 

 

 

 

Aldo Piombino ha posto 22 questioni in seguito alla pubblicazione del libro curato dal prof. Roberto de Mattei “Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”. Queste 22 questioni sono state promosse entusiasticamente in internet fra i vari blog evoluzionisti come un’ottima sfida al creazionismo. Va considerata l’esperienza di Piombino che si è laureato in Scienze Geologiche, ma secondo la sua biografia “non ho fatto il geologo”. Le questioni vengono riprodotte per intero, corredate delle relative risposte.

Premessa A.Piombino: E’ vero. Non sono un ricercatore universitario, come lo sono invece tanti blogger scientifici. Proprio per questo mi sento libero di rivolgere alcune domande al Vice Presidente del CNR, il Professor Roberto De Mattei, che non solo è un antievoluzionista, ma ha organizzato, come ho già scritto, un convegno contro il darwinismo nella sede del CNR (convegno di cui peraltro non c’è traccia nel sito di questa organizzazione). Sono curioso di sapere come è possibile che oggi, quando l’evoluzionismo regge alla prova dei fatti “al dì là di ogni ragionevole dubbio,” un vicepresidenza [sic] del Consiglio Nazionale delle Ricerche, continui a contestarlo usando allo scopo i locali di questa organizzazione pubblica, che gli ha pure concesso 9.000 euro per stampare gli atti del suo workshop. Ammetto di essere molto lungo, ma la capacità di sintesi evidentemente non è il mio forte, e gli argomenti da toccare sono troppo vasti. Quindi, Caro Professor De Mattei, La prego di rispondermi o qui direttamente o inviandomi una E-mail al mio indirizzo aldo.piombino@tiscali.it per sapere dove mi ha risposto in modo che i miei 24 lettori ne siano informati.

16. IL QUADRO COERENTE DELLA SCIENZA: le osservazioni di uno sterminato numero di geologi, geofisici, biologi, paleontologi, astronomi, chimici, fisici, astrofisici, prendendo i dati dalle più disparate discipline forniscono un quadro coerente sulla storia della Terra, del Sistema Solare e dell’Universo, al di là di particolari nuovi che vengono fuori e che modificano in parte il quadro perchè ancora c’è parecchio da studiare.

Mi ha fatto piacere che Piombino riconosca che TUTTE le discipline della scienza nel loro insieme forniscono un quadro coerente della scienza. Siamo assolutamente daccordo su questo punto.

 

Il tutto praticamente senza voci contrarie all’interno della Scienza …

 

??????? Questo è una opinione personale non sostenuta da alcuna statistica o da un studio scientifico. Perché sempre più scienziati abbandonano l’ipotesi dell’evoluzione perché non regge all’indagine? Es:

  1. Anthony Flew, filosofo, ed il più noto ateo ha dichiarato di avere avuto torto nel suo libro “There is No A God”, “Dio esiste”.
  2. John Sanford, genetista.
  3. Più di 700 scienziati con dottorato: www.dissentfromdarwin.org. Fra gli iscritti ci sono anche coloro che non si riconoscono creazionisti ma non riescono a riconciliare l’ipotesi dellevoluzione con le prove nei loro vari campi di ricerca.

 

 

 

 

 

 

 

Molti scienziati creazionisti del passato che credevano in un Dio creatore hanno cambiato la storia della scienza. Per elencare solo alcuni dei più noti: Francis Bacon (1561–1626) Metodo scientifico, Galileo Galilei (1564–1642) Fisica, astronomia, Johann Kepler (1571–1630) Astronomia scientifica, Athanasius Kircher (1601–1680) Inventore, Blaise Pascal (1623–1662) Idrostatica; Barometro, Robert Boyle (1627–1691) Chimica; dinamica dei gas,

Nicolas Steno (1631–1686) Stratigrafia, Isaac Newton (1642–1727) Dinamica; calculo; legge gravitazionale; telescopio a riflessione; spettro visibile (scrisse più sulla bibbia che sulla scienza, e forte sostenitore di un Dio Creatore), Carolus Linnaeus (1707–1778) Tassonomia, Michael Faraday (1791–1867) Elettro magnetica; teoria del campo, generatore, Samuel F.B. Morse (1791–1872) Telegrafo, Joseph Henry (1797–1878) Motore elettrico; galvanometro, James Joule (1818–1889) Thermodinamica, Gregor Mendel (1822–1884) Genetica,

Louis Pasteur (1822–1895) Batteriologia; biochimica; sterilizzazione; immunizzazione, Nicolae Paulescu (1890–1960) Fisiologia umana; medicina. Gli scienziati creazionisti continuano le loro ricerche d’avanguardia, spesso riconosciuti fra i primi nei loro campi, per fare avanzare la scienza.

…nei confronti dell’impianto generale del sistema, nonostante i contrasti, anche forti, sulla interpretazione dei dati. Non La fa sentire a disagio essere in disaccordo totale con tutti ?

Siamo completamente sereni nella conoscenza che siamo in buona compagni con autorevoli scienziati delle storia della scienza umana. Personalmente, essendomi convertito da evoluzionista ed ateo, posso dire di essere contento della mia visione del mondo che mi permette di avere una mente aperta a considerare tutte le possibilità. Il riconosciuto leader mondiale Richard Lewontin (Prof. Biologia & Zoologia Harvard) che promuove la biologia evolutiva dichiara (corsivo presente nel testo originale):

Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro-intuitive, non importa quanto mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è un assoluto, perché non possiamo aprire la porta al Piede Divino”, Billions and billions of demons, The New York Review, 9 January 1997, p. 31

Come è possibile che gli attacchi a questo quadro si basino esclusivamente su una interpretazione rigida della Bibbia?

Gli studi nelle varie discipline della scienza hanno fornito sufficienti prove da sostenere la veridicità di quanto la Bibbia afferma per le nostre origini. La Bibbia non è un libro di scienza, ma ci dà una struttura congrua con le osservazioni della scienza.

Leggendo il suo curriculum vitae, come può entrare così pesantemente in questioni di cui non si è mai minimamente occupato, al contrario della folta schiera di cui sopra, asserendo inoltre che questi dicono una montagna di fesserie?

 

Vediamo la biografia di A.Piombino: iscritto a Scienze Geologiche, “non ho fatto il geologo. Mi interesso di Scienze della Terra, Scienze della Vita, … e origine delle lingue”* (secondo il suo blog).

*Le consiglio di leggere: C.H.Kang, The Discovery of Genesis, Concordia Publishing House, St.Louis, ISBN 0-570-03792-1

Per lo stesso ragionamento, perché A.Piombino tratta argomenti in cui non è “qualificato”, come nel suo blog e il dibattito del 22 ottobre a Roma?

Lo studio delle nostre origini coinvolge un quadro completo di tutte le discipline, come anche scritto da Piombino nella premessa di questa questione. Questo non è compito che spetta esclusivamente alla biologia. Anzi, la scienza (inclusa la biologia) avanza senza l’evoluzione:

In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno assolutamente considerato l’evoluzione” Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.

L’evoluzione darwiniana – quali che siano le altre sue virtù – non fornisce una euristica vantaggiosa alla biologia sperimentale.” Philip S. Skell, Professore Emeritus dell’università di Pennsylvania State, e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, ‘Perché invochiamo Darwin? La teoria dell’evoluzione contribuisce ben poco alla biologia sperimentale’, The Scientist 19(16):10, 29 Agosto 2005.

Gli evoluzionisti non dicono fesserie, semplicemente i loro presupposti li portano ad interpretare i dati secondo il loro paradigma o visione del mondo.

Come fanno i suoi accoliti a negare tutto questo? Perchè rifiutano il confronto, le banche dati esistenti, la peer-review?

Prendiamo esempi reali del rifiuto del confronto:

 

  1. 16 Nov 2009: A.I.S.O. organizza un confronto scientifico all’Università di Bergamo. Il giorno dopo che esce la pubblicità in Internet per opposizione da parte della nomenklatura evoluzionista, all’ultimo momento l’Università di Bergamo annulla l’evento.
  2. Marzo 2010: Fu organizzato il Convegno Globale Ateo, Melbourne, Australia. Una delle prime associazioni creazioniste del mondo, Creation Ministries International, con un équipe di scienziati (biologi, genetisti, fisici, geologi, ecc) invita più volte i rappresentanti del convegno ateo (partecipava anche R.Dawkins) ad un dibattito pubblicizzato. Si sono rifiutati.

Chi ha orgaizzato il dibattito del 22 ottobre a Roma, ove ha partecipato anche Piombino? A.I.S.O! Con dei dati tangibili in mano, ripetiamo la domanda. Chi rifiuta il confronto?

I dati e le prove sono sempre le stesse. Cambia solo l’interpretazione!

 

I creazionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste ove vengono applicate le stesse regole per la peer-review. Le riviste evoluzioniste rifiutano a priori la pubblicazione di articoli creazionisti. Dei docenti evoluzionisti sono stati licenziati per aver osato mettere in dubbio l’evoluzione (o solo accennarvi con domande che stimolano la discussione), nonostante aderissero completamente al paradigma dell’evoluzionismo. Questa pressione della nomenklatura evoluzionista è stata presentata nel documentario Expelled, No Intelligence Allowed.

 

 

 

 

 

 

 

Perchè la maggior parte di loro non hanno una specifica formazione biologica in una Università “normale”?

Che delusione! Siamo partiti bene nella premessa della domanda, dichiarando che il quadro completo della scienza considera veramente ogni disciplina. Ora siamo tornati alla solita frottola della biologia…

Come esempio della specifica formazione del gruppo di scienziati creazionisti della Creation Ministries International, si trova a http://creation.com/about-us#who_we_are. Ci sono anche biologi! Anzi, 8 dei 27 elencati hanno una formazione nel campo della biologia (30%).

 

Ancora una volta torniamo ad unopinione personale non sostenuta da alcuna statistica o da uno studio scientifico. Piombino ha forse preparato una lista esaustiva di tutti i proponenti creazionisti, ha verificato sia la loro laurea che il loro campo di lavoro ed ha applicato un calcolo statistico per arrivare a questa conclusione? Direi proprio di no. Come si vede troppo frequentemente, gli evoluzionisti ricorrono a generalizzazioni infondate.

Perchè rifiutano esperimenti e osservazioni empiriche?

Gli scienziati creazionisti regolarmente conducono esperimenti e accettano dati empirici, come quelli della selezione naturale. Sicuramente Piombino sarà consapevole che, per definizione, non si possono condurre esperimenti empirici sull’evoluzione. Per definizione non ci sono dati empirici dell’evoluzione della vita (Es. abiogenesi). Ricordiamoci che l’evoluzione non è la stessa cosa della selezione naturale. Sono due meccanismi completamente diversi.

Mi è difficile capire perché gli evoluzionisti non riescono a comprendere che l’ipotesi dell’evoluzione non rientra nei criteri della scienza, anche prendendo definizioni diverse di quello che costituisce una vera scienza. Il padre del metodo scientifico moderno della falsificabilità ha dichiarato:

 

Sono arrivato alla conclusione che il Darwinismo non è una teoria verificabile, ma un programma di ricerca metafisica”, K.Popper, Unended Quest: An Intellectual Autobiography [1974], Open Court: La Salle, Ill., Revised Edition, 1982, p.168

Un’altra definizione di una teoria scientifica è che deve essere testabile, osservabile e ripetibile. Non possiamo testare labiogenesi (detta evoluzione chimica), né la mutazione di un organismo in uno completamente diverso per discendenza e modificazione, nessuno lo ha osservato e meno male che la abiogenesi e l’inizio della vita non sia ripetibile! 60 anni di ricerche ed il bombardamento di mosche con sostanze che causano mutazioni genetiche non hanno portato ad alcuna specie ex novo Sono sempre rimaste mosche. Mosche morte, mosche disabilitate, ma sempre mosche.

Come è possibile che ci sia una lobby di persone così gigantesca che ha il solo scopo di combattere la Religione?

Esiste un numero limitato di persone che hanno lo scopo di combattere la Religione, come Richard Dawkins. L’evoluzione è la loro Religione.

L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più che solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione. Ruse, M. (Prof. di filosofia e zoologia), How evolution became a religion: creationists correct? National Post, pp. B1,B3,B7 May 13, 2000.

La maggioranza degli evoluzionisti lo è per “effetto collaterale” dovuto ad un sistema didattico evoluzionista e prevenuto.

Stefano Bertolini

Presidente AISO


Il crepuscolo degli evoluzionisti?

giugno 27, 2011

Da: http://www.tusciamedia.com/viterbo/eventi/6924-il-crepuscolo-degli-evoluzionisti.html

Un momento del convegno A.I.S.O.

Si è svolto ieri il convegno dal tema “Evoluzionismo: un’ipotesi al tramonto?”. L’appuntamento culturale, patrocinato dal comune di Viterbo, ha messo al centro della discussione la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin.
Con l’introduzione compiuta dal presidente del Consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli è iniziato l’evento, moderato dal consigliere comunale Maurizio Federici. Dopo i saluti delle autorità presenti, tra cui l’assessore Massimo Fattorini, il capogruppo PDL Roberto Bennati (presente anche in veste di vice presidente del Movimento per la vita) ed il consigliere Francesco Moltoni, hanno preso la parola i relatori.
Antievoluzionisti, per un dialogo. Gli antievoluzionisti chiedono un dialogo agli evoluzionisti. Trovano ancora un muro però. Ed è un muro che sembra invalicabile: è quello della chiusura al confronto. Vogliono un contraddittorio, un contraddittorio scientifico. Per gli antievoluzionisti, il dogma degli evoluzionisti si basa su ipotesi, che oggi sono divenute un credo a tutti gli effetti. Questo è ciò che vuole il gruppo di studio, in un ambiente dove per loro la nomenclatura evoluzionista ha egemonizzato la cultura e rifiuta un confronto per discutere e dialogare con i creazionisti.
“Principi immortali? Come possono esserci senza Dio?” dice Federici, passando poi la parola al presidente dell’Associazione Italiana Studi sulle Origini Stefano Bertollini, al sociologo Fabrizio Fratus ed a Ferdinando Catalano, fisico ottico, già professore all’Università di Padova, che hanno esposto le linee della loro critica all’evoluzionismo.
Dibattere sull’evoluzionismo.Tra le domande che si pongono gli antievoluzionisti, perché nei libri di scienze ci sono così tante ipotesi false, perché molti fossili sono risultati dopo attente analisi costruiti ad arte, e perché ci sono proprio pochissimi fossili, praticamente nessuno, che testimoniano certi passaggi di alcune evoluzioni che vengono ancora sostenute, magari false trasformazioni di alcune specie in altre? Ci sono anche testi di biologia non evoluzionista, oggi, hanno spiegato.
“Un minimo di dubbio ci dovrebbe essere”. Il pensiero di Fratus riassume tutto il cuore dell’azione di A.I.S.O.: discutere una teoria che potrebbe essere al crepuscolo, quella evoluzionistica, poiché, sempre per il sociologo ci vuole una “cultura contro il dogma”.


LA VOCE D’ITALIA: ANTIEVOLUZIONISTI RIUNITI A VITERBO

giugno 20, 2011

Continua il tour del movimento antidarwinista

Antievoluzionisti riuniti a Viterbo

Venerdi’ 24 giugno

Milano – Si terrà a Viterbo il prossimo incontro antievoluzionista patrocinato dal Comune, ed organizzato dal consigliere comunale Maurizio Federici (Pdl), con l’introduzione del presidente del Consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli. In questi ultimi anni il movimento che contesta la teoria di Darwin è cresciuto e si è organizzato intorno al comitato antievoluzionista guidato da Fabrizio Fratus (nella foto). Il 24 giugno alle 17 presso, la sala del Consiglio comunale della città laziale, si svolgerà il convegno che vedrà la partecipazione del fisico Ferdinando Catalano, dell’ingegnere Stefano Bertolini, del sociologo Fabrizio Fratus e del medico Cihat Gundogdu, rappresentante del gruppo diHarun Yahya, al posto di Maurizio Blodet, assente per problemi di salute.

“In Italia la nomenclatura evoluzionista nega un dibattito che nel resto del mondo è di incredibile attualità, la teoria di Darwin è negata dagli stessi scienziati evoluzionisti come proveremo a Viterbo”, ha commentato Fabrizio Fratus a margine della presentazione della nuova tappa del tour antievoluzionista, iniziato con il congresso tenutosi a Milano nell’ottobre del 2009.

Barbara Leva

 

http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=68565&titolo=Antievoluzionisti%20riuniti%20a%20Viterbo

DNA FOSSILE

aprile 16, 2011

Come saprà il nostro corpo funziona grazie al DNA che controlla i processi biochimici che ci permettono di crescere e vivere. Ma non tutti i geni funzionano: abbiamo sempre, sia pure modificati (basta una sostituzione fortuita di una base) dei geni che in altri esseri viventi funzionano. I biologi li chiamano “geni fossili”. Faccio un paio di esempi: anche Lei ha molti geni che sovrintenderebbero all’odorato ma che non funzionano più: gli evoluzionisti sostengono che le mutazioni dannose sono potute sopravvivere nel momento che l’odorato così fine non serviva più, con l’avvento della visione a colori (è facilmente dimostrabile tramite lo studio delle opsine che anche questa conquista sia avvenuta per mutazioni genetiche… )

Inoltre possediamo 3 geni, non più funzionanti, che a rettili ed uccelli servono per produrre la vitellogenina, la proteina che sovrintende alla formazione del tuorlo dell’uovo. La spiegazione più ovvia è che nei mammiferi la comparsa del latte ha reso meno necessario l’uovo con il tuorlo (che è stato reso definitivamente inutile dalla gestazione). Pertanto nei mammiferi questi geni si sono disattivati in quanto una femmina di uccello o di rettile portatrice di una mutazione che disattiva un gene della vitellogenina non può avere uova funzionali, mentre tale mutazione non ha conseguenze in una di mammifero. Di geni disattivati per mutazioni se ne trovano a migliaia in tutte le creature viventi, dai lieviti ai batteri, agli animali superiori.

Come spiega in un quadro creazionistico la presenza di questi geni nel suo corpo e in quello di tutti gli uomini, dato che qualsiasi cosa pensi il suo amico Hugh Owen, le cui conoscenze scientifiche di base mi sfuggono, non è provato che questi geni abbiano altre funzioni?

Negli insetti (api) la vitellogenina svolge importanti funzioni endocrine e di controllo del comportamento. Una serie di proteine – Apolipoforina II/I, apolipoproteina B, vitellogenina e la proteina microsomie di transfert dei trigliceridi – sono codificate da geni molto simili dei quali si crede provengano da un antenato comune non identificato. Nei pesci la vitellogenina ha una funzione per reazioni alla resistenza alle infezioni e nell’uomo probabilmente funge da portatore per molecole apolari e forse come enzima. Però a questo punto noi siamo altrettanto vicini ai crostacei e agli insetti quanto agli uccelli. I processi biochimici sono universali e alcune molecole proteiche sono uguali per molti viventi, come ad esempio il citocromo C. È normale che la loro sintesi sia regolata da geni uguali o molto simili.

Nell’uomo i geni che codificano proteine costituiscono solo il 3% del genoma.

Il rimanente è stato chiamato “DNA spazzatura” (presunta reliquia dell’evoluzione). Ricerche più recenti hanno dimostrato che invece il “DNA spazzatura” svolge importanti funzioni di direzione e coordinamento dello sviluppo dell’organismo e attivazione di altri geni. Il progetto ENCODE ha scoperto che quasi tutto il 97% del “DNA spazzatura” ha una funzione (Birney, E., et. al., Identification and analysis of functional elements in 1% of the human genome by the ENCODE pilot projectNature 447: 799–816, 2007).

Le UTRs (zone non codificate) sono molto più importanti dei geni (zone codificate).

Una funzione sconosciuta non significa nessuna funzione! Prendiamo l’esempio degli organi vestigiali. Partendo da 180 organi vestigiali nell’uomo, verso la fine degli anni ’800 siamo scesi a ZERO organi vestigiali con la scoperta nel 1999 di un funzione per l’ultimo organo. Cosi va scartato anche questa icona dell’evoluzione.

(Si riconosce il lavoro di Mihael Georgiev, Capo redattore AISO, deceduto nel 2010.)

Stefano Bertolini

Presidente AISO


ENTROPIA E MUTAZIONI

aprile 4, 2011

Stefano Bertolini

Cominciamo con il dire che nella Sua rivista “Radici cristiane” il suo amico Seiler è presentato come “fisico dell’Università di Monaco”, quando so benissimo che Lei sa che non appartiene al personale di quella università. E veniamo alla fisica e alla termodinamica. Innanzitutto una domanda sulle mutazioni che come è noto consistono in sostituzioni (per esempio di una timina con una adenina) o nell’elisione o il raddoppiamento di alcune basi. Perchè si può ammettere solo mutazioni negative? Perchè questo fenomeno non può avere mai risvolti positivi?

Non ci sono dubbi che i sistemi termodinamici evolvono nel senso di minimizzare l’energia libera. Ma qui finiscono le sue ragioni e cominciano i problemi: lo sa che alle volte succede che variando la temperatura, a volte ci sia la transizione a una fase con minore entropia? E lo sa che Seiler dimentica (o finge di dimenticare) un punto fondamentale e cioè che la massimizzazione dell’entropia dà un contributo, ma non è l’unico? Perchè Seiler trascura totalmente il ruolo delle fluttuazioni termodinamiche, attraverso le quali un sistema o una porzione di un sistema esplorano per breve tempo stati diversi da quello stabile e che sono la norma per i sistemi aperti come quelli biologici, in cui si possono realizzare stati stabili molto diversi da quello di partenza?

Non dico Lei, professore, dato che pubblicazioni del genere necessitano di una padronanza della fisica che solo laureati in quella materia possono avere, ma come mai Seiler ignora gli studi e i libri di Ilya Prigogine, che ha preso in [sic] Nobel proprio per aver chiarito questi fenomeni di transizioni a stati più ordinati in sistemi aperti? Forse anche il buon Ilya fa parte della grande lobby anticristiana malata dei (sani) principi di referaggio e peer-review….

Francamente non conosco le mosche a cui si riferisce Seiler, ma, anche se si volesse accettare il suo punto di vista sul legame tra entropia e ordine biologico, non le sembra che l’esempio sia irrilevante, perché, da fisico, dovrebbe poter dare una valutazione quantitativa della variazione di entropia di TUTTO l’organismo prima di definire la perdita delle ali un esempio di aumento di entropia e perdita di informazioni? Non potrebbe essere che fra i vari cambiamenti la mosca potrebbe aver sviluppato meccanismi di alimentazione o riproduzione più complessi (quindi, nella sua accezione, meno entropici) per ovviare alla perdita delle ali che le limitano, muovendosi solo al suolo, a territori più ristretti?

Le fluttuazioni non rendono insignificante l’esempio della mosca senza ali, che invece é un preciso caso di evoluzione per selezione del più adatto a specifiche condizioni ambientali (la mosca modificata é sopravvissuta ai venti più a lungo di quelle normali, e quindi ha generato più discendenti ad ali corte di quelle con ali lunghe)?

Nota bene: Nel dichiarare che è “un caso di evoluzione per selezione” Piombino si è immediatamente cascato nel gioco dell’equivoco, probabilmente completamente all’insaputo: cosi radicati sono i preconcetti evoluzionisti. Questo si chiama selezione naturale, perché la mosca ha perso la funzione per le ali.

Le mutazioni sono classificate come dannose, benefiche o neutrali. Quelle benefiche sono rarissime (come nell’esempio degli insetti senza ali: conferiscono un vantaggio solo in specifiche condizioni ambientali). A dimostrarlo sono i dati dell’osservazione. Quelle dannose tendono ad essere eliminate dalla selezione naturale. Invece quelle neutrali sono le più numerose e più facilmente si fissano nel genoma. Il risultato netto dell’accumulo delle mutazioni neutrali è la lenta e progressiva degenerazione del genoma. Una perdita d’informazione genetica che assomiglia all’aumento dell’entropia, chiamata da John Sanford “entropia genetica” (Dr.J.C.Sanford, Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, FMS Publications, 3rd Ed., 2008, p.27).

John Sanford, il cui curriculum dovrebbe essere di gradimento agli evoluzionisti: 25 anni alla Cornell University, uno dei maggiori esperti mondiali di ingegneria genetica, con molti brevetti tra i quali tre dei più importanti metodi di manipolazione genetica: la resistenza patogeno-derivata, l’immunizzazione genetica e il processo biolistico (“gene gun”) col quale sono prodotti la maggior parte degli organismi transgenici. Per gran parte della sua vita Sanford ha cercato di ignorare i suoi dubbi circa l’adeguatezza dell’evoluzione per spiegare la genetica, ma alla fine non ha più potuto vivere l’inganno dell’evoluzione e ha riconosciuto la mano di un Progettista Intelligente nel DNA che ha ricercato per tutto una vita.

Nel suo libro Sanford dichiara che “l’assioma primario dell’evoluzione è sbagliato.” I meccanismi genetici non spiegano l’origine dell’informazione nel genoma; nemmeno come si possa conservare. La vita non è attualmente in fase né di progresso né di conservazione, ma di degenerazione, al punto che l’estinzione del genoma umano appare tanto certa e deterministica quanto l’estinzione delle stelle, come riconosciuto da altri genetisti delle popolazioni (Higgins & Lynch, 2001, Metapopulation extinction caused by mutation accumulation). Se il genoma degli animali complessi sta degenerando, allora nel passato aveva meno errori e quindi all’inizio deve essere stato perfetto. Questa estrapolazione è legittima ed è creazionista.


LA GENETICA

marzo 28, 2011

Di Stefano Bertolini

Risposta 4 di 22 alle questioni di Aldo Piombino  

Aldo Piombino ha posto 22 questioni in seguito alla pubblicazione del libro curato dal prof. Roberto de Mattei “Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”. Queste 22 questioni sono state promosse entusiasticamente in internet fra i vari blog evoluzionisti come un’ottima sfida al creazionismo. Va considerata l’esperienza di Piombino che si è laureato in Scienze Geologiche, ma secondo la sua biografia “non ho fatto il geologo”.

 Le questioni vengono riprodotte per intero, corredate delle relative risposte.

 Un suo amico, il prof. Maciej Giertych (che Lei sostiene essere un genetista quando a me risulta essere un dendrologo), sostiene che la formazione di razze o di varietà, fenomeno molto ben studiato sulle specie domestiche, consiste in una riduzione della diversità del genoma. Guarda caso è la stessa preoccupazione dei biologi conservazionisti (che sono anche evoluzionisti!): temono proprio per questo le conseguenze dell’isolamento fra loro di varie popolazioni di una stessa specie. Ma se questo è un aspetto molto importante ce n’è un altro: l’isolamento (geografico, alimentare o di altro genere) non Le sembra il sistema migliore per la speciazione perchè delle variazioni genetiche si possano fissare meglio in una piccola popolazione che in una grande?

 Sicuramente l’isolamento favorisce la selezione naturale e successiva fissazione delle rimanenti informazioni genetiche, che sono ridotte rispetto alla popolazione parentale. Più è piccola la popolazione isolata, più va favorito la deriva genetica fino ad arrivare all’effetto fondatore con solo una coppia o un’animale gravida. A maggior ragione l’isolamento porta ad una perdita di informazione genetica e l’impoverimento del patrimonio genetico. Un esempio sarebbero le zanzare che sono rimaste isolate nel metrò di Londra. Dopo solo 100 anni le zanzare rimaste nei tunnel sotterranei riescono solo a stento ad incrociarsi con quelle della popolazione parentale rimasta in superficie. Cosi sono sull’orlo di essere una nuova specie, a tal punto che ora vengono addirittura classificate come specie diverse: Culex pipiens in superficcie, e Culex molestus sotto terra (K.Byrne, R.Nichols, Culex pipiens in London Underground tunnels: differentiation between surface and subterranean populations, Heredity (1999) 82, 7–15). La rapidità di speciazione spesso lascia gli evoluzionisti a bocca aperta per i loro preconcetti di milioni di anni. Ci sono innumerevoli esempi di speciazione in corsia di sorpasso che lasciano i biologi evoluzionisti sbalorditi ma che sono perfettamente congrue ad una speciazione recente come proposta dalla posizione creazionista.

 A proposito, lo sa che sono stati proprio i genetisti a dimostrare che nella nostra specie non si possono biologicamente separare delle razze distinte dal punto di vista genetico [non ndr] esistono le razze, con ciò dando un messaggio di uguaglianza fra gli uomini di cui la Chiesa dovrebbe appropriarsi?

 Finalmente gli evoluzionisti sono arrivati a quello che la Bibbia ha sempre dichiarato: siamo tutti fratelli, figli di una sola coppia di genitori. Dio “ha fatto d’un sangue tutta la generazione degli uomini, per abitare sopra tutta la faccia della terra,” Atti 17:26.

 Per un reportage sull’origine di queste “scoperte” da parte degli evoluzionisti possiamo fare riferimento al progetto Eva Mitocondriale (Newsweek Magazine, Gen 11, 1988, “La ricerca di Adamo ed Eva”): “Questa scoperta porta un profondo messaggio di fratellanza biologica”, Science Magazine, 1998: “Introducendo nuove procedure forensi, il DNA mitocondriale sembra mutare molto più velocemente delle aspettative, sollevando delle questioni preoccupanti rispetto alla datazione degli eventi evoluzionisti… Usando il nuovo orologio, Eva dovrebbe avere solo 6000 anni.” Accecata dalle proprie prevenzioni, la giornalista indossa i suoi occhiali tinte dal preconcetto di milioni di anni e scrive: “nessuno pensa che sia così…” Tale data è perfettamente in linea con quella proposta dai creazionisti.


IL CONCETTO DI SPECIE

marzo 16, 2011

STEFANO BERTOLINI RISPONDE ALLE 22 QUESTIONI DI ALDO PIOMBINO – QUESTIONE 3 DI 22- IL CONCETTO DI SPECIE

i biologi hanno notato come non sempre i confini fra due specie siano rigidi. Ci sono dei casi in cui due popolazioni si comportano come specie diverse o no a seconda dell’area dove abitano. Questo secondo la biologia è un classico esempio di specie che stanno divergendo attualmente da una specie ancestrale originaria.

Un caso emblematico è quello delle specie ad anello, un insieme di popolazioni adiacenti, che formano un anello attorno ad un ostacolo naturale (catena montuosa, valle arida, lago…) nel quale le singole popolazioni adiacenti sono interfeconde, e solo un paio di esse mostrano isolamento riproduttivo. Quale spiegazione dà a questo fenomeno? Come si può conciliare questo fatto con l’immutabilità delle specie?

Spesso gli evoluzionisti costruiscono dei avversari di comodo come la cosiddetta immutabilità delle specie da parte dei creazionisti. Questo è il risultato di una scarsa conoscenza di quello che veramente credono i creazionisti perché non si degnano neanche di leggere le pubblicazioni, e gli articoli di stampo creazionista vengono respinti a priori dalle riviste evoluzioniste.

Quando gli evoluzionisti parlano di specie, si riferiscono alla specie biologica, secondo la classificazione linneana. Per questo rimangono stupiti quando i creazionisti accettano pienamente la variazione delle specie e la speciazione, riconoscendo la selezione naturale come il meccanismo.

La selezione naturale non va confusa o scambiata con l’evoluzione perché sono due meccanismi e paradigmi radicalmente differenti. L’evoluzione è lo sviluppo di ogni essere vivente da una singola cellula che ha come origine sostanze chimiche non –viventi, il che richiede la generazione di nuove informazioni genetiche. D’altra parte la selezione naturale consiste nello sviluppo di piccole variazioni ereditate che aumentano le probabilità di un organismo a competere, sopravvivere e riprodursi.

Quest’ultimo risulta sempre nella selezione di informazioni genetiche preesistenti con il risultato netto di una perdita di informazione perché l’organismo rimane più specializzato. Gli evoluzionisti spesso fanno il gioco dell’equivoco, scambiando i due termini. L’evoluzione e l’origine della vita sono presunti, perché non sono possibili osservazioni dirette nè esperimenti empirici in materia, mentre la selezione naturale è osservabile tramite dati empirici. Quando i creazionisti si riferiscono all’immutabilità delle specie bibliche, questa va considerata più a un livello fra genere e famiglia nella classifica linneana.

Esiste una potenzialità enorme di variazione all’interno della specie biblica (archetipo), ma sempre all’interno e non oltre il limite della specie biblica. Anche dopo che questo concetto è stato spiegato, gli evoluzionisti continuano ad avere difficoltà ad afferrarlo, dichiarando che i creazionisti ammettono che un po’ di evoluzione c’è stato. I termini “evoluzione” e “selezione naturale” non sono sinonimi.

Per lo stesso argomento non si possono definire le specie bibliche come cladi, nella cui definizione è inerente l’idea dell’evoluzione da un antenato comune. A proposito: visto che ne parla, è in grado di dare un concetto definitivo di specie? Ci sono varie definizioni di specie, ma quella più comune è quella di Ernst Myer (1940): Popolazioni che non riescono ad incrociarsi.

Perchè, proprio a causa del fatto che la vita si evolve, questo concetto è molto difficile e si rende necessario solo a causa della “mente discontinua” che abbiamo noi esseri umani e che ci spinge a classificare rigidamente tutto, viventi compresi Come mai animali molto simili fra loro anche se appartenenti a specie diverse, ma simili, possono riprodursi accoppiandosi fra loro?

Come mai il cavallo si può riprodurre se si accoppia con un’asina e non con una mucca?

Perchè, se tutte le specie sono state create nello stesso momento, alcune sono più vicine ad alcune rispetto alle altre, come per esempio il cavallo è più vicino all’asino che alla mucca, ma contemporaneamente è più simile alla mucca che ad un canguro? Gli animali all’interno della stessa specie biblica (fra famiglia e genere linneana: non può essere usato il termine clade per definizione) possono in alcuni casi accoppiarsi se la divergenza o la specializzazione (perdita di informazione genetica) non rimane troppo estesa. Alcuni esempi sono il wolphin, liger e zebroid.

Nel caso di una divergenza eccessiva e potenziali mutazioni dannose, questa può portare all’incapacità di accoppiarsi anche fra specie linneane all’interno della specie biblica. Nell’esempio citato, il canguro ed il cavallo non sarebbero neanche della stessa specie biblica e l’accoppiamento va escluso a priori. Va ribadito che la selezione naturale porta sempre ad una perdita di informazione genetica, cioè all’impoverimento del patrimonio genetico.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 37 other followers