Termodinamica della creazione

giugno 2, 2012

Continuano le trasmissioni radiofoniche su www.radioglobeone.it

Oggi, insieme al prof. Pier Maria Boria, la scienza vera, evoluzione del nulla, termodinamica della creazione e tante altre questioni.

Ore 12:30 in diretta.


Selezione Naturale, un’idea “presa in prestito” da Darwin

gennaio 11, 2012

Molti considerano il libro di Darwin “Sull’origine delle specie” come un suo capolavoro originale. Da quest’opera, e dal concetto della selezione naturale che in essa viene presentato, nasce quello che poi si svilupperà nel neo-darwinismo, meglio conosciuto come “teoria dell’evoluzione”. Pochi però conoscono la vera storia che ha fatto nascere la teoria della selezione naturale come meccanismo della diversità delle specie, e ancora meno conoscono i veri autori di questa teoria. Per questo motivo rimarranno sorpresi a scoprire che non era un lavoro originale di Darwin, perché altri ci erano già arrivati prima di lui. Si evince dalle lettere agli amici che Darwin si riferiva al “suo” concetto dell’evoluzione per selezione naturale come suo “figlio”, ma in realtà l’avrebbe dovuto chiamare un suo “figlio illegittimo”.

 

Una dei primi accenni alla teoria della selezione naturale si trova fra le pagine del libro scritto dal nonno di Charles Darwin, Erasmus Darwin, che nel 1794 pubblicò Zoonomia. Charles Darwin prese quasi ogni argomento ed esempio presentato in questo libro e li usò in Sull’origine delle specie pubblicato nel 1859. Erasmus Darwin era un libero pensatore ed umanista.

 

Di recente il Prof. Paul Pearson dell’Università di Cardiff ha trovato nella Biblioteca Nazionale della Scozia tre volumi del geologo scozzese James Hutton (1726 – 1797), scritte nel 1794, che non sono mai stati pubblicati, intitolati Una indagine sui principi della sapienza e del progresso della ragione, dal senso alla scienza e alla filosofia (An Investigation of the Principles of Knowledge and of Progress of Reason, from Sense to Science and Philosophy)1. Hutton ha dedicato un capitolo intero alla sua teoria chiamata “variazione seminale”2. Oggi Hutton rimane più noto per i suoi concetti di una terra vecchia che hanno fatto nascere il concetto dell’attualismo.

 

Altri autori avevano pubblicato articoli sulla selezione naturale molti anni prima di Darwin, come il medico William Wells (1757–1817, figlio di genitori scozzese ed americano) che scrisse nel 1813 (pubblicato solo nel 1818 dopo la sua morte)3. Nel 1831 il frutticoltore scozzese Patrick Matthew (1790–1874) scrisse Sul legname navale e sull’arboricoltura (On Naval Timber and Arboriculture), menzionando la selezione naturale nell’appendice. Egli dichiarò pubblicamente di avere preceduto Charles Darwin e si autodefinì nei suoi libri come colui che ha scoperto il principio della selezione naturale. Non sembra casuale che Wells, Matthew e successivamente Charles Darwin si siano formati nella città universitaria di Edimburgo, nota per le sue società scientifiche. Era anche la città di residenza di Hutton. Il Prof. Pearson insinua che dei concetti parzialmente dimenticate dai suoi giorni da studente sono tornati alla mente di Darwin mentre tentava di spiegare quello che osservava nelle varie specie durante il suo viaggio a bordo del Beagle3.

 

Probabilmente chi ha maggiormente influenzato Darwin è stato il chimico e zoologo inglese Edward Blyth (1810 – 1873), autore di tre importanti articoli sulla selezione naturale pubblicati ne La Rivista di Storia Naturale dal 1835 al 18374, prima che Darwin pubblicò L’origine delle specie nel 1859. Non esiste dubbio che Darwin conosceva bene questi lavori, perché l’Università di Cambridge possiede le copie personali di Darwin di questi articoli con gli appunti scritti di suo pugno nei margini!5

 

Alfred Russel Wallace (1823–1913), mentre viveva nell’Arcipelago Indo-Malese sviluppò indipendentemente una teoria dell’evoluzione quasi identica a quella di Darwin6. Nel 1858 mandò a Darwin una copia del suo manoscritto Sulla tendenza delle varietà ad allontanarsi indefinitamente dal tipo originario (On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely From the Original Type). Questa tesi sulla selezione naturale descrisse in forma completa quello che ora conosciamo come la teoria dell’evoluzione di Darwin7. La ricezione di questo manoscritto scoraggiò molto Darwin, ma spinto dai suoi amici Charles Lyell e Joseph Hooker, organizzarono una presentazione ‘congiunta’ fra Darwin e Wallace alla prossima convocazione della Società Linneana di Londra, il 1 Luglio 1858. Presentarono il lavoro di Wallace assieme a due articoli non ancora pubblicati da Darwin (un saggio del 1844 e una lettera del 1857 scritta ad Asa Gray). Questa fu una cosa molto scorretta, perché non fu presente Wallace e nemmeno avevano la sua approvazione perché lo fecero completamente alla sua insaputa. L’esistenza del manoscritto di Wallace costrinse Darwin ad affrettarsi a scrivere L’origine delle specie e a pubblicarlo il 24 Novembre 1859 per paura che Wallace facesse colpo nei giornali anticipandolo. Secondo Brackman “Wallace, non Darwin, fu il primo a scrivere la completa teoria dell’origine e della divergenza delle razze per selezione naturale… e fu derubato nel 1858 della sua priorità nel proclamare la teoria”8.

 

Dopo la pubblicazione de L’Origine delle specie nel 1859, Darwin fu accusato dai suoi contemporanei di non avere riconosciuto il suo debito a loro ed ad altri che avevano scritto sulla selezione naturale. A causa dell’aumento di questa pressione pubblica, nel 1861 si sentì costretto ad aggiungere un Profilo Storico nella terza edizione de L’Origine in cui ha fatto menzione di alcuni degli scrittori precedenti. Tuttavia questo non fu sufficiente a placare le accuse e in ogni successiva edizione il Profilo Storico assunse sempre più importanza, fino ad arrivare nella sesta edizione a menzionare 34 altri autori che avevano scritto precedentemente sull’origine delle specie e sulla loro diversificazione. Tuttavia le informazioni incluse su quanto avevano scritto furono molto vaghe e rimasero isolate dal testo principale. Darlington lo chiama “il racconto meno attendibile che sarà mai scritto”9. Anche il satirico inglese Samuel Butler, nel suo libro Evoluzione nuova e vecchia (Evolution Old and New) del 1879, accusò Darwin di aver disprezzato le congetture evoluzionistiche di Buffon, Lamarck e il nonno Erasmus.

 

Le accuse contro Darwin si sono perpetuate anche nei tempi moderni. L’eminente evoluzionista Loren Eiseley, Prof. Benjamin Franklin di Antropologia e Storia della Scienza all’Università di Pennsylvania, è d’accordo che Darwin ‘prese in prestito’ (potremmo dire plagiò) il lavoro di altri. Eiseley ha dedicato decenni a rintracciare le origini delle idee attribuite a Darwin. Nel suo libro del 197910 afferma che i principi del lavoro di Darwin, come la lotta per la sopravvivenza, la variazione, la selezione naturale e la selezione sessuale, sono tutte pienamente espresse nell’articolo di Blyth del 183511. Scrive che Darwin usò perfino espressioni tipiche di Blyth, parole insolite (come anastomosi) e frasi simili dopo che queste apparvero nell’articolo di Blyth del 1836, incluso l’uso di elenchi di animali in contesti simili12. L’audace lavoro di Eiseley ha incoraggiato altri evoluzionisti del secolo XX, come Darlington, ad accusare Darwin13. Facendo riferimento alla posizione coraggiosa presa da Eiseley, Hoyle e Wickramasinghe scrissero nel 1981: “Le prove non permettono altra conclusione che quella della voluta omissione [da parte di Darwin ndr] … un peccato di omissione molto grave che deve ancora essere redento dal mondo professionale della biologia”14.

 

È vero che nel suo libro Darwin fa riferimento a qualche comunicazione con Blyth riguardo al comportamento di qualche specie specifica15, ma come commenta Eiseley, Blyth viene riconosciuto limitatamente in un ruolo di tassonomo ed osservatore sul campo16. A questo punto viene da domandarsi il motivo per cui Darwin fosse così riluttante a riconoscere Blyth per gli elementi principali della sua teoria e a citare gli articoli di Blyth sulla selezione naturale. Si potrebbero proporre due motivazioni:

 

  1. Blyth era chiaramente cristiano e creazionista. Es: Blyth tratta il cambiamento stagionale della colorazione di alcuni animali come la lepre di montagna, che diventa bianca d’inverno. Egli dichiara che questi sono “straordinari esempi di progettazione che attestano chiaramente e vividamente l’esistenza di una grande onnisciente Prima Causa”17.Scrive che gli animali “manifestano un senno e una saggezza sovrumani, perché innati, e perciò impartiti da un Creatore onnisapiente18.
  2. Blyth giustamente considerò il concetto della selezione naturale come un meccanismo che eliminava dalla popolazione i malati, i vecchi e gli inadatti, come un fattore di conservazione e mantenimento del status quo. In altre parole, la speciazione non andava oltre la specie biblica. Diversi creazionisti come Blyth e William Paley ritenevano la selezione come un processo che sceglieva fra diverse caratteristiche, ognuna delle quali doveva già esistere prima di poter essere selezionata.

 

I libri di storia danno tutto il merito equivoco per l’idea dell’evoluzione tramite la selezione naturale a Charles Darwin. Uno studio più attento della storia ci porta presto alla conclusione che Darwin non fu né originale, né il primo a pubblicare un trattato sulla selezione naturale. Non si può neanche dire che sia stato più bravo degli altri a fare un buon marketing del suo lavoro, perché dalle volute omissioni di riferimenti ai precursori della sua teoria si rimane colpiti da un senso di malafede. Il fatto che fu proprio un creazionista ad essere il primo a documentare tutta la teoria della selezione conferma che questa sia in perfetta armonia con la rivelazione speciale della Bibbia nel racconto della Genesi. Va sottolineato che la selezione naturale, seppure un fenomeno vero, rimane impotente a generare le nuove informazione (genetiche) necessarie a produrre nuove caratteristiche. Quello che Blyth, Wallace e Darwin osservarono studiando le specie era che la selezione naturale poteva selezionare unicamente dalle caratteristiche già esistenti nelle specie. Un fatto confermato dal neo-darwinismo, in quanto la biologia molecolare non ha mai osservato la generazione di nuove informazioni genetiche, fondamentali per l’evoluzione di una specie in un’altra avendo caratteristiche completamente diverse. Non solo il “figlio” di Darwin era illegittimo, ma aveva anche molti padri!

 

Adattato e tradotto da Stefano Bertolini da un articolo di Russell Grigg, CMI. Rivisto da Geoffrey Allen.

 

1 Recensito da Paul Pearson in Nature 425(6959):665, 16 Ottobre 2003.

2 Secondo Pearson, Hutton usò il meccanismo della selezione per spiegare l’origine della diversità nella natura, anche se ha precisato di considerare l’evoluzione tra specie come una “fantasia romantica”.

3 Citato da Stephen Jay Gould in Gould, S., Natural selection as a creative force, The Structure of Evolutionary Theory, Belknap Press of Harvard University, Massachusetts, USA, p. 138, 2002.

4 Blyth, E., The Magazine of Natural History Volumi 8, 9 and 10, 1835–1837. La fonte: Bibliografia 5, Appendici.

5 Fonte: Bradbury, A., Charles Darwin—The truth? Part 7—The missing link, <www3.mistral.co.uk/bradburyac/dar7.html>, 30 Ottobre 2003.

6 Wallace considerava l’argomento già nel 1845 e pubblicò un articolo generale nell’ Annals and Magazine of Natural History, Settembre 1855. Vedere bibliografia 7, p. 78.

7 “Fu il concetto non ancora pubblicato di Darwin nei minimi dettagli, indipendentemente duplicato da un uomo che viveva in una capanna agli estremi confini del mondo.” Eiseley, L., Alfred Russel Wallace, Scientific American 200(2):80, Febbraio 1959.

8 Brackman, A., A Delicate Arrangement: The Strange Case of Charles Darwin and Alfred Russel Wallace, Times Books, New York, p. xi, 1980.

9 Darlington, C.D., The origin of Darwinism, Scientific American 200(5):61, Maggio 1959.

10 Eiseley, L., Darwin and the Mysterious Mr X, E.P. Dutton, New York, 1979, pubblicato dopo la morte dagli esecutori testamentari; da Eiseley, L., Charles Darwin, Edward Blyth, and the Theory of Natural selection, Proceedings of the American Philosophical Society 103(1):94–114, Febbraio 1959.

11 Bibliografia 10, p. 55.

12 Bibliografia 10, pp. 59–62.

13 Darlington, C.D., Darwin’s Place in History, Basil Blackwell, Oxford, p. 60, 1959.

14 Hoyle, F. and Wickramasinghe, C., Evolution from Space, Paladin, London, pp. 175–179, 1981.

15 Darwin, C., The Origin of Species, 6th ed., John Murray, London, 1902, pp. 21, 199, e 374.

16 Bibliografia 10, p. 52.

17 Bibliografia 4.

18 Bibliografia 4.


Evoluzione: Una fede ascientifica

settembre 16, 2011

Lord Solly Zuckerman è uno degli scienziati più famosi del Regno Unito. Per anni ha studiato i reperti fossili e ha condotto molte indagini che gli hanno meritato il titolo di baronetto. Zuckerman è un evoluzionista. Quindi i sui commenti sull’evoluzione non possono essere considerati ignoranti o pregiudiziali. Dopo anni di ricerche sui fossili inclusi nello scenario dell’evoluzione umana, però, egli arrivò alla conclusione che non c’è verità nell’albero genealogico che viene presentato.

Zuckerman avanzò anche un interessante concetto di “spettro delle scienze” che vanno da quelle considerate scientifiche a quelle considerate ascientifiche. Secondo lo spettro di Zuckerman, i campi più scientifici, cioè dipendenti da dati concreti, sono chimica e fisica. Dopo di essi vengono le scienza biologiche e poi le scienze sociali. All’estremità dello spettro, che è la parte considerata più “ascientifica” ci sono le percezioni extrasensoriali, come la telepatia e il “sesto senso” e – in fine – l’evoluzione umana. Zuckerman spiega il suo ragionamento come segue:

Passiamo poi dal registro della verità oggettiva ai campi della presunta scienza biologica, come la percezione extrasensoriale o l’interpretazione della storia dei fossili umani, dove, per la verità tutto è possibile – e dove il fervido credente a volte può credere a diverse cose contraddittorie allo stesso tempo.190

Robert Locke, editore di Discovering Archeology, una importante pubblicazione sulle origini dell’uomo, scrive in quella rivista: “La ricerca degli antenati dell’uomo dà più calore che luce”, citando la confessione del famoso paleo-antropologo evoluzionista Tim White:

Siamo tutti frustrati da “tutte le domande a cui non siamo riusciti a dare una risposta”.19

L’articolo di Locke esamina l’impasse della teoria dell’evoluzione sulle origini dell’uomo e la mancanza di basi della propaganda diffusa sull’argomento.

Forse nessun ambito della scienza è più controverso della ricerca delle origini dell’uomo. İ maggiori paleontologi sono in disaccordo anche sui contorni più fondamentali dell’albero genealogico umano. Nuovi rami crescono in mezzo a grande clamore per seccare e morire di fronte a nuove scoperte fossili. 192

Lo steso fatto è stato accettato di recente da Henry Gee, l’editore della ben nota rivista Nature. Nel suo libro In Search of Deep Time, pubblicato nel 1999, Gee sottolinea che tutte le prove dell’evoluzione umana “tra 10 e 5 milioni di anni fa circa – diverse migliaia di generazioni di creature viventi – possono stare in una piccola scatola”. Egli conclude che le teorie convenzionali sull’origine e lo sviluppo degli esseri umani sono “una invenzione completamente creata dopo i fatti, forgiata secondo i pregiudizi umani”, e aggiunge:

Tracciare una linea dei fossili e affermare che rappresentano una discendenza non è una ipotesi scientifica che può essere testata ma un’asserzione che ha la stessa validità di una favola – divertente, forse anche istruttiva, ma non scientifica. 193

Come abbiamo visto non c’è alcuna scoperta scientifica che supporti o sorregga la teoria dell’evoluzione, solo alcuni scienziati che ciecamente credono in essa. Questi scienziati credono essi stessi nel mito dell’evoluzione, sebbene non abbia alcun fondamento scientifico, e fanno sì che altri credano in essa usando i media che collaborano con loro. Nelle pagine che seguono esamineremo alcuni esempi della ingannevole propaganda fatta nel nome dell’evoluzione.

191 Robert Locke, “Family Fights,” Discovering Archaeology, July/August 1999, pp. 36-39.

192 Robert Locke, “Family Fights,” Discovering Archaeology, July/August 1999, pp. 36-39.

193 Henry Gee, In Search of Time: Beyond the Fossil Record to a New History of Life, New York, The Free Press, 1999, pp. 126-127.

194 David R. Pilbeam, “Rearranging Our Family Tree,” Human Nature, June 1978, p. 45. (emphasis added)

 


PROGETTO INTELLIGENTE

agosto 1, 2011

Domanda posta da un letttore a Stefano Bertolini, presidente dell’associazione A.I.S.O.

Ho sentito una tua conferenza ad Alessandria due o tre anni fa ed ho apprezzato il tuo modo di presentare le cose.

Vorrei anche complimentarmi per il tuo ultimo documento SMENTIAMO L’EVOLUZIONE per la sua ampiezza ed organicità.

D’altro canto, vorrei, però, manifestarti il mio dissenso (per quel che vale) sulla tua risposta “Prima la luce e poi il sole?” apparsa un mese prima nella rubrica Lettere.
Ad una domanda sostanzialmente di tipo scientifico è stata data una risposta soprannaturale, puramente ipotetica, senza alcuna base nemmeno nel testo biblico di riferimento. Sono certo che anche tu ti renda conto della sua debolezza. Con questo metodo possiamo spiegare qualunque stranezza e trovare una soluzione (sovrannaturale) a tutti i problemi, passati e futuri. Ma, in realtà, non diamo spiegazioni, anzi dimostriamo che il racconto biblico preso alla lettera non si accorda con quel poco che possiamo ipotizzare sui fenomeni fisici avvenuti. Mi sembra che sia persino peggio del tentativo di spiegare tutti i fossili con un solo diluvio.
Da ingegnere qual sei, se tu non avessi letto Genesi 1, ti verrebbe mai in mente di spiegare la creazione in questo modo, con la terra che gira su se stessa illuminata da una luce fissa diversa dal sole il quale viene creato soltanto dopo la generazione di tutti i vegetali? Se non fosse scritto nella Bibbia ma nei testi buddisti ne staremmo ridendo tranquillamente.
Io non riesco a darmi ragione di come, dopo aver criticato (giustamente!) le ipotesi neo darwiniste, ci si possa sentire autorizzati, non a proporre delle alternative basate sulle stesse premesse scientifiche, ma a proporre una spiegazione che di scientifico ha veramente poco.

Nel documento SMENTIAMO L’EVOLUZIONE le critiche sono tutte giuste: i dati contrastanti sono enormi, il neodarwinismo è in crisi, ci credono soltanto quelli che, per motivi ideologici, hanno bisogno di una spiegazione naturalistica, una purchessia (dicono che è la migliore disponibile).
Ma cosa siamo in grado di proporre noi in alternativa? La tua risposta mi pare che, oggi, sia: il Progetto Intelligente.
Bene anch’io ci vedo un progetto, ma, a parte l’affermazione di principio, non ho trovato ipotesi su come esso possa essere stato implementato. Ed inoltre, non mi pare proprio che esso sia compatibile con una interpretazione letterale della Genesi. Quindi siamo ancora in alto mare.

Ho di recente terminato un Master universitario su “Scienza e Fede” presso la Facoltà Teologica cattolica di Torino ed ho discusso la mia tesina proprio sull’Intelligent Design.
Sono arrivato a conclusioni non molto diverse da quelle di venti anni fa, ma un poco più fondate e con una punta di originalità.

Mi permetto di inviarti il file della mia tesi. Ti ringrazio in anticipo se troverai la voglia di leggerla.Non nego che mi piacerebbe ricevere dei commenti da te e/o dagli altri validi collaboratori di AISO, per un onesto scambio di opinioni.

Con affetto fraterno

RISPOSTA

Carissimo Marcello,

Come chiaramente presentato nella tua tesi, i proponenti dell’ID nei loro studi, laddove riconoscono il progetto intelligente, non cercano chi o cosa sia questa intelligenza che ha dato origine al progetto. Fra i loro esponenti  si trova una larga banda di pensieri: da chi riconosce il progetto intelligente ma non è proprio interessato nell’autore, a chi cerca l’autore nella panspermia fino a l’altra parte che  è strettamente creazionista. Anche nell’assegnazione di un’età  della terra e della vita si va dai classici milliardi/millioni di anni alla creazione recente di migliaia di anni, e da un’evoluzione fino a certi livelli a variazione solo per selezione naturale entro i limiti del baramino. Chi fa parte del movimento ID non ci aderisce per convinzioni personali/religiose sull’autore ma per  lo studio scientifico della complessità della vita e della cellula. Assolutamente il movimento non  va associato  a convinzioni teologiche e secondo me ha una base scientifica proprio perché chi ne fa parte non ne fa parte per una particolare posizione religiosa. Esiste una grande confusione su quello che è l’ID e secondo me questo è dovuto ad un f raintendimento  generato dagli evoluzionisti, in parte dovuta  dall ‘ignoranza. Fra i creazionisti puri (vita recente) non esiste alcun dubbio: l’ID non va per niente associato al creazionismo. Secondo i creazionisti ,  coloro dell’ID che sostengono una certa eioluzione di millioni di anni, come Dembski, si mettono in una posizione compromettente per certe incongruenze e problemi che si auto creano. La visione del mondo di Dembski non è sostenibile quando si considera la sua teologia, ma questo non rende meno valido il suo lavoro scientifico sull’ID. Molti creazionisti nonostante la dissociazione dall’identificarsi con l’ID riconoscono il beneficio per la scienza ed usano  gli studi fatti dall’ID per sostenere alcune delle loro posizioni.

Va ribadito che i creazionisti sono i primi a riconoscere che il creazionismo, come l’ipotesi dell’evoluzione o qualsiasi altro studio delle origini non può essere riconosciuto come scienza operativa, perché non rispetta i semplici criteri di una teoria scientifica, indipendente da quali criteri si voglia applicare: quella della falsificabilità di Popper (1), i 3 criteri dell’osservabilità, testabilità e ripetibilità o i 3 livelli di credibiltà scientifica di Zichichi (2). Gli evoluzionisti per i loro preconcetti rifiutano di riconoscere il fatto che la loro ipotesi e solamente un’ipotese ancora da verificare. Io preferisco usare i termini modelli per cercare di collocare le evidenze e valutare le predizioni del modello, come tu hai presentato nella tua tesi.

Nella tua tesi fai riferimento a due argomenti ripetutamente a cui mi sentivo di rispondere.

1) L’esperimento di Miller-Urey (si riconosce solo Miller) del 1953 ha dimostrato niente, ZERO, a sostegno dell ‘evoluzione con l’eccezzione che erano in grado di produrre catrame e qualche amino acido. Perché dico questo?
i) Le materie prime erano sbagliate. Hanno escluso l’ossigeno nella loro miscela ‘primordiale’ di metano ed ammoniaca, perché con la loro intelligenza sapevano che la presenza di ossigeno nell’ambiente avrebbe distrutto le molecole che cercavano di creare. Si sa senza dubbio che l’ossigeno era presente nell’atmosfera “primordiale”.
ii) Le condizioni erano sbagliate. Usando la loro intelligenza sapevano che le scintille, come la fonte di energia per la creazione delle molecole, avrebbero a loro volta distrutto le molecole. Cosi con un’intelligenza hanno creato un sistema circolatorio per rimuovere le molecole create prima che le   successive  scintilli  potessero   distruggerle .
iii) I risultati erano sbagliati. Hanno creato catrame (tossico per la vita) e aminoacidi sia destrogiri che levogiri. Peccato che la presenza di anche solo un aminoacido destrogiro avrebbe distrutto la vita perché essa è composta esclusivamente da catene di aminoacidi levogiri.
Verso la fine della sua vita anche Miller stesso ha amesso che il suo esperimento non ha provato un bel nulla a  sostegno dell’evoluzione.

2) Le cosidette imperfezioni delle forme di vita create dall’intelligenza che sta dietro il progetto non è un argomento utile agli evoluzionisti. Non è neanche un avversario di comodo perché la loro posizione riflette una certa ignoranza del progetto intelligente ed una arroganza per quello che riguarda la propria posizione.
i) Dio non ha creato gli esseri viventi con delle imperfezioni al momento della creazione. Il loro stato imperfetto attuale è il risultato di una degenerazione dallo  stato originale dovuto all’entropia sia al livello genetico che dell’ambiente.
ii) Alcuni disegni nel creato sono stati classificati come “imperfetti” dagli esperti in scienza. Sono imperfetti perché l’uomo è in grado di produrre e ha effettivamente realizzato dei disegni più perfetti o più efficaci? O forse perché l’uomo non ha ancora capito la funzione del disegno a causa  della sua ignoranza? Prendiamo l’occhio del mammifero che viene esaltato ad nauseam come esempio per eccellenza dell’organo che un  essere ‘intelligente  (se esistesse) non avrebbe mai disegnato in questo modo. Anche il Richard Dawkins da 20 anni lo cita continuamente a sostegno della sua posizione non solo atea ma anti-creazionista. Secondo Dawkins l’occhio (retina) invertito preclude l’argomento a favore di un progettista. Non solo l’uomo non ha mai realizzato un disegno che superi l’occhio nella sua meraviglia (con l’associata funzione di lavorazione immagine e interpretativa del cervello) ma è stato mostrato recentemente senza alcun dubbio che il disegno dell’occhio e stato progettato meravigliosamente. E’ stato mostrato che le cellule Muller trasmettono l’immaagine con minima distorsione come un pannello di fibre ottiche. Solo nel 2010 è stato scoperto che le cellule Muller riducono aberrazioni cromatiche e secondo McAlpine “Sembra sbagliato, ma la strana struttura inversa della retina dei vertebrati effettivamente migliora la vista.” (3). Similmente Dr. Marshall (4), Oftalmologo dichiara che “L’idea che l’occhio è connesso all’inverso risale da una lacuna nelle conoscenze del funzionamento e l’anatomia dell’occhio.” Da un’altro studio molto recente: “In questo studio, metodi di propagazione di onde ci hanno permesso di mostrare che la luce guidata nel volume retinale è un metodo efficace e adatto per migliorare la resoluzione dell’occhio e ridurre aberrazioni cromatiche.” (5) Cosi uno dei argomenti più importanti di Dawkins (che non è neache un esperto sull’occhio) ora è crollato completamente.

Come ultimo rispondo al tuo commento sulla mia risposta “Prima la luce e poi il sole?”. La scienza empirica ha ampiamente mostrato che l’evoluzione è defunta, lasciando come unica alternativa il modello creazionista. La scienza invece mi ha convinto ampiamente che la selezione naturale, genetica, ed altri campi scientifichi ricadono molto meglio nel modello creazionista per quello che riguarda la scienza empirica. Questo mi da fiducia nell’interpretazione creazionista delle nostre origini e con questo il racconto della creazione della luce prima del sole. Mi spiace che non posso proporre un quadro scientifico per questa sequenza, ma questa è la realtà. Non sempre si può spiegare tutto con la scienza. Tutto quello che segue dopo l’atto della creazione rientra nel modello creazionista e si puo dare delle spiegazioni logiche e scientifiche, ma l’atto della creazione necessità una fede nel intervento supernaturale di Dio. Non necessità ricorrere al supernaturale per spiegare ogni ignoto ed il creazionista serio non lo fa – per questo  gli  scienziati creazionisti persistono nelle loro ricerche all’avanguardia della scienza. Questa fede nell’atto della creazione è molto diverso dal grande passo di fede degli evoluzionisti per quanto riguarda la abiogenesi? In un  certo  senso non cambia molto perché entrambi sono posizioni di fede. In un’altro senso sono molto diversi perché  è stato chiaramente dimostrato che l’evoluzione  non spiega i fatti osservati dalla scienza empirica e cosi il modello evoluzionista crolla e con questo l’abiogenesi diventa un enorme passo di fede attraverso un vasto abisso – al punto che la scienza non cerca nemmeno più di spiegare l’abiogenesi. Per questo alcuni cercano l’origine della vita nella panspermia (cosi spostando il problema della abiogenesi su’un altra pianta ) o comodamente dichiarano che  l’uomo è la dimostrazione dellì l’abiogenesi . (principio antropico). Con il modello creazionista che invece regge molto meglio all’indagine  scientifica , l’atto della creazione richiede solo un piccolo passo di fede. Alcuni creazionisti prendono una posizione  per cui  l’universo e la materia sono state create prima della vita sulla terra (anche millioni di anni prima), ma rimangono fermi sulla vita recente e creata nei sei giorni della creazione sulla terra. In questo caso il problema della luce prima del sole della nostra galassia non esiste più. Personalmente non prendo una posizione ferma su questo punto perché non impatta in alcun modo il modello creazionisti della vita recente a seguito del atto creativo di Dio.

Da una posizione inizialmente evoluzionista ed ateo lo studio delle origini mi ha portato a scartare l’ipotesi dell’evoluzione a favore del creazionismo. Per me è stata la scienza che mi ha convinto della veracità del racconto Bibblico (con anesso modello creazionista), e con questo ho imparato a credere in quanto racconta la Bibbia e sopratutto ad accettare e credere nel Dio della Bibbia. Per me la Bibbia si è mostrata affidabile non solo per quello che dice sulla creazione ma su Dio, su Gesù Cristo sul peccato, sulla redenzione e per la salvezza che Gesù mi offre. L’insieme della scienza e la fede per me è sufficiente per accettare quello che ho scritto sulla sequenza della luce ma mi rendo conto che per alcuni questo non è sufficiente e rispetto la loro obiezione. Quanto ti scrivo sul modello creazionista e la mia convinzione personale sul Dio della Bibbia mi convince che quanto proposto dagli altri scritti religiosi non regge. E’ solo la visione del mondo cristiano dalla Bibbia che per me adeguatamente spiega l’esistenza della vita, l’origine della morte, il perché della sofferenza e le forme di vita su questa terra.

Grazie  ancora per il tuo interesse in AISO che si pone l’obbiettivo di  continuare ad  informare il grande pubblico sulle questioni delle origini.

(1) Sono arrivato alla conclusione che il Darwinismo non è una teoria testabile, ma un programma di ricerca metafisica. K.Popper, Unended Quest: An Intellectual Autobiography [1974], Open Court: La Salle, Ill., Revised Edition, 1982, p.168
(2) “L’evoluzione della specie umana rimane quindi al di sotto del 3º livello di credibilità scientifica.”   (Antonino Zichichi, “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, pag. 84)
(3) McAlpine, K., Evolution gave flawed eye better vision, New Scientist 206(2759), 8 May 2010.
(4) Dr George Marshall, Oftalmologo, B.Sc. (Hons.), M.Med.Sci., Ph.D. Ophthalmic Science, C.Biol., M.I.Biol., docente di scienze oftalmiche Sir Jules Thorn.
(5) Labin, A.M., Ribak, E.N.,  Retinal glial cells enhance human vision acuity, Physical Review Letters 104, 16 April 2010 | DOI:10.1103/PhysRevLett.104.158102.

Stefano Bertolini
Presidente A.I.S.O

LIBRI PER COMPRENDERE L’INCONSISTENZA SCIENTIFICA DEL NEODARWINISMO: http://www.origini.info/libri.asp


IL QUADRO COERENTE DELLA SCIENZA – STEFANO BERTOLINI RISPONDE ALLE 22 QUESTIONI DI ALDO PIOMBINO – QUESTIONE 16 DI 22 -

luglio 21, 2011

 

 

 

 

Aldo Piombino ha posto 22 questioni in seguito alla pubblicazione del libro curato dal prof. Roberto de Mattei “Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”. Queste 22 questioni sono state promosse entusiasticamente in internet fra i vari blog evoluzionisti come un’ottima sfida al creazionismo. Va considerata l’esperienza di Piombino che si è laureato in Scienze Geologiche, ma secondo la sua biografia “non ho fatto il geologo”. Le questioni vengono riprodotte per intero, corredate delle relative risposte.

Premessa A.Piombino: E’ vero. Non sono un ricercatore universitario, come lo sono invece tanti blogger scientifici. Proprio per questo mi sento libero di rivolgere alcune domande al Vice Presidente del CNR, il Professor Roberto De Mattei, che non solo è un antievoluzionista, ma ha organizzato, come ho già scritto, un convegno contro il darwinismo nella sede del CNR (convegno di cui peraltro non c’è traccia nel sito di questa organizzazione). Sono curioso di sapere come è possibile che oggi, quando l’evoluzionismo regge alla prova dei fatti “al dì là di ogni ragionevole dubbio,” un vicepresidenza [sic] del Consiglio Nazionale delle Ricerche, continui a contestarlo usando allo scopo i locali di questa organizzazione pubblica, che gli ha pure concesso 9.000 euro per stampare gli atti del suo workshop. Ammetto di essere molto lungo, ma la capacità di sintesi evidentemente non è il mio forte, e gli argomenti da toccare sono troppo vasti. Quindi, Caro Professor De Mattei, La prego di rispondermi o qui direttamente o inviandomi una E-mail al mio indirizzo aldo.piombino@tiscali.it per sapere dove mi ha risposto in modo che i miei 24 lettori ne siano informati.

16. IL QUADRO COERENTE DELLA SCIENZA: le osservazioni di uno sterminato numero di geologi, geofisici, biologi, paleontologi, astronomi, chimici, fisici, astrofisici, prendendo i dati dalle più disparate discipline forniscono un quadro coerente sulla storia della Terra, del Sistema Solare e dell’Universo, al di là di particolari nuovi che vengono fuori e che modificano in parte il quadro perchè ancora c’è parecchio da studiare.

Mi ha fatto piacere che Piombino riconosca che TUTTE le discipline della scienza nel loro insieme forniscono un quadro coerente della scienza. Siamo assolutamente daccordo su questo punto.

 

Il tutto praticamente senza voci contrarie all’interno della Scienza …

 

??????? Questo è una opinione personale non sostenuta da alcuna statistica o da un studio scientifico. Perché sempre più scienziati abbandonano l’ipotesi dell’evoluzione perché non regge all’indagine? Es:

  1. Anthony Flew, filosofo, ed il più noto ateo ha dichiarato di avere avuto torto nel suo libro “There is No A God”, “Dio esiste”.
  2. John Sanford, genetista.
  3. Più di 700 scienziati con dottorato: www.dissentfromdarwin.org. Fra gli iscritti ci sono anche coloro che non si riconoscono creazionisti ma non riescono a riconciliare l’ipotesi dellevoluzione con le prove nei loro vari campi di ricerca.

 

 

 

 

 

 

 

Molti scienziati creazionisti del passato che credevano in un Dio creatore hanno cambiato la storia della scienza. Per elencare solo alcuni dei più noti: Francis Bacon (1561–1626) Metodo scientifico, Galileo Galilei (1564–1642) Fisica, astronomia, Johann Kepler (1571–1630) Astronomia scientifica, Athanasius Kircher (1601–1680) Inventore, Blaise Pascal (1623–1662) Idrostatica; Barometro, Robert Boyle (1627–1691) Chimica; dinamica dei gas,

Nicolas Steno (1631–1686) Stratigrafia, Isaac Newton (1642–1727) Dinamica; calculo; legge gravitazionale; telescopio a riflessione; spettro visibile (scrisse più sulla bibbia che sulla scienza, e forte sostenitore di un Dio Creatore), Carolus Linnaeus (1707–1778) Tassonomia, Michael Faraday (1791–1867) Elettro magnetica; teoria del campo, generatore, Samuel F.B. Morse (1791–1872) Telegrafo, Joseph Henry (1797–1878) Motore elettrico; galvanometro, James Joule (1818–1889) Thermodinamica, Gregor Mendel (1822–1884) Genetica,

Louis Pasteur (1822–1895) Batteriologia; biochimica; sterilizzazione; immunizzazione, Nicolae Paulescu (1890–1960) Fisiologia umana; medicina. Gli scienziati creazionisti continuano le loro ricerche d’avanguardia, spesso riconosciuti fra i primi nei loro campi, per fare avanzare la scienza.

…nei confronti dell’impianto generale del sistema, nonostante i contrasti, anche forti, sulla interpretazione dei dati. Non La fa sentire a disagio essere in disaccordo totale con tutti ?

Siamo completamente sereni nella conoscenza che siamo in buona compagni con autorevoli scienziati delle storia della scienza umana. Personalmente, essendomi convertito da evoluzionista ed ateo, posso dire di essere contento della mia visione del mondo che mi permette di avere una mente aperta a considerare tutte le possibilità. Il riconosciuto leader mondiale Richard Lewontin (Prof. Biologia & Zoologia Harvard) che promuove la biologia evolutiva dichiara (corsivo presente nel testo originale):

Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro-intuitive, non importa quanto mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è un assoluto, perché non possiamo aprire la porta al Piede Divino”, Billions and billions of demons, The New York Review, 9 January 1997, p. 31

Come è possibile che gli attacchi a questo quadro si basino esclusivamente su una interpretazione rigida della Bibbia?

Gli studi nelle varie discipline della scienza hanno fornito sufficienti prove da sostenere la veridicità di quanto la Bibbia afferma per le nostre origini. La Bibbia non è un libro di scienza, ma ci dà una struttura congrua con le osservazioni della scienza.

Leggendo il suo curriculum vitae, come può entrare così pesantemente in questioni di cui non si è mai minimamente occupato, al contrario della folta schiera di cui sopra, asserendo inoltre che questi dicono una montagna di fesserie?

 

Vediamo la biografia di A.Piombino: iscritto a Scienze Geologiche, “non ho fatto il geologo. Mi interesso di Scienze della Terra, Scienze della Vita, … e origine delle lingue”* (secondo il suo blog).

*Le consiglio di leggere: C.H.Kang, The Discovery of Genesis, Concordia Publishing House, St.Louis, ISBN 0-570-03792-1

Per lo stesso ragionamento, perché A.Piombino tratta argomenti in cui non è “qualificato”, come nel suo blog e il dibattito del 22 ottobre a Roma?

Lo studio delle nostre origini coinvolge un quadro completo di tutte le discipline, come anche scritto da Piombino nella premessa di questa questione. Questo non è compito che spetta esclusivamente alla biologia. Anzi, la scienza (inclusa la biologia) avanza senza l’evoluzione:

In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno assolutamente considerato l’evoluzione” Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.

L’evoluzione darwiniana – quali che siano le altre sue virtù – non fornisce una euristica vantaggiosa alla biologia sperimentale.” Philip S. Skell, Professore Emeritus dell’università di Pennsylvania State, e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, ‘Perché invochiamo Darwin? La teoria dell’evoluzione contribuisce ben poco alla biologia sperimentale’, The Scientist 19(16):10, 29 Agosto 2005.

Gli evoluzionisti non dicono fesserie, semplicemente i loro presupposti li portano ad interpretare i dati secondo il loro paradigma o visione del mondo.

Come fanno i suoi accoliti a negare tutto questo? Perchè rifiutano il confronto, le banche dati esistenti, la peer-review?

Prendiamo esempi reali del rifiuto del confronto:

 

  1. 16 Nov 2009: A.I.S.O. organizza un confronto scientifico all’Università di Bergamo. Il giorno dopo che esce la pubblicità in Internet per opposizione da parte della nomenklatura evoluzionista, all’ultimo momento l’Università di Bergamo annulla l’evento.
  2. Marzo 2010: Fu organizzato il Convegno Globale Ateo, Melbourne, Australia. Una delle prime associazioni creazioniste del mondo, Creation Ministries International, con un équipe di scienziati (biologi, genetisti, fisici, geologi, ecc) invita più volte i rappresentanti del convegno ateo (partecipava anche R.Dawkins) ad un dibattito pubblicizzato. Si sono rifiutati.

Chi ha orgaizzato il dibattito del 22 ottobre a Roma, ove ha partecipato anche Piombino? A.I.S.O! Con dei dati tangibili in mano, ripetiamo la domanda. Chi rifiuta il confronto?

I dati e le prove sono sempre le stesse. Cambia solo l’interpretazione!

 

I creazionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste ove vengono applicate le stesse regole per la peer-review. Le riviste evoluzioniste rifiutano a priori la pubblicazione di articoli creazionisti. Dei docenti evoluzionisti sono stati licenziati per aver osato mettere in dubbio l’evoluzione (o solo accennarvi con domande che stimolano la discussione), nonostante aderissero completamente al paradigma dell’evoluzionismo. Questa pressione della nomenklatura evoluzionista è stata presentata nel documentario Expelled, No Intelligence Allowed.

 

 

 

 

 

 

 

Perchè la maggior parte di loro non hanno una specifica formazione biologica in una Università “normale”?

Che delusione! Siamo partiti bene nella premessa della domanda, dichiarando che il quadro completo della scienza considera veramente ogni disciplina. Ora siamo tornati alla solita frottola della biologia…

Come esempio della specifica formazione del gruppo di scienziati creazionisti della Creation Ministries International, si trova a http://creation.com/about-us#who_we_are. Ci sono anche biologi! Anzi, 8 dei 27 elencati hanno una formazione nel campo della biologia (30%).

 

Ancora una volta torniamo ad unopinione personale non sostenuta da alcuna statistica o da uno studio scientifico. Piombino ha forse preparato una lista esaustiva di tutti i proponenti creazionisti, ha verificato sia la loro laurea che il loro campo di lavoro ed ha applicato un calcolo statistico per arrivare a questa conclusione? Direi proprio di no. Come si vede troppo frequentemente, gli evoluzionisti ricorrono a generalizzazioni infondate.

Perchè rifiutano esperimenti e osservazioni empiriche?

Gli scienziati creazionisti regolarmente conducono esperimenti e accettano dati empirici, come quelli della selezione naturale. Sicuramente Piombino sarà consapevole che, per definizione, non si possono condurre esperimenti empirici sull’evoluzione. Per definizione non ci sono dati empirici dell’evoluzione della vita (Es. abiogenesi). Ricordiamoci che l’evoluzione non è la stessa cosa della selezione naturale. Sono due meccanismi completamente diversi.

Mi è difficile capire perché gli evoluzionisti non riescono a comprendere che l’ipotesi dell’evoluzione non rientra nei criteri della scienza, anche prendendo definizioni diverse di quello che costituisce una vera scienza. Il padre del metodo scientifico moderno della falsificabilità ha dichiarato:

 

Sono arrivato alla conclusione che il Darwinismo non è una teoria verificabile, ma un programma di ricerca metafisica”, K.Popper, Unended Quest: An Intellectual Autobiography [1974], Open Court: La Salle, Ill., Revised Edition, 1982, p.168

Un’altra definizione di una teoria scientifica è che deve essere testabile, osservabile e ripetibile. Non possiamo testare labiogenesi (detta evoluzione chimica), né la mutazione di un organismo in uno completamente diverso per discendenza e modificazione, nessuno lo ha osservato e meno male che la abiogenesi e l’inizio della vita non sia ripetibile! 60 anni di ricerche ed il bombardamento di mosche con sostanze che causano mutazioni genetiche non hanno portato ad alcuna specie ex novo Sono sempre rimaste mosche. Mosche morte, mosche disabilitate, ma sempre mosche.

Come è possibile che ci sia una lobby di persone così gigantesca che ha il solo scopo di combattere la Religione?

Esiste un numero limitato di persone che hanno lo scopo di combattere la Religione, come Richard Dawkins. L’evoluzione è la loro Religione.

L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più che solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione. Ruse, M. (Prof. di filosofia e zoologia), How evolution became a religion: creationists correct? National Post, pp. B1,B3,B7 May 13, 2000.

La maggioranza degli evoluzionisti lo è per “effetto collaterale” dovuto ad un sistema didattico evoluzionista e prevenuto.

Stefano Bertolini

Presidente AISO


EVOLUZIONISMO

aprile 20, 2011

Caro amico mio………………dialoghi minimi intorno ai sistemi

  Presentazione del saggio del Prof. Pier Maria Boria

edizione Pagine

19 maggio 2011 -ore 18,30

presso la sala parrochiale di Via Sebenico, 31 - Milano -

Intervengono:

Pier Maria Boria,

Don Angelo

Marco Marsili,

Luciano Lucarini,

Fabrizio Fratus

 La teoria dell’evoluzione, nata oltre cento cinquanta anni fa, viene confrontata con le scoperte scientifiche recenti nei più svariati campi della biologia: dalla paleontologia all’embriologia, dalla biochimica alla genetica.  Alcune ipotesi originarie sono state smentite, come il gradualismo, e tutto l’impianto teorico viene messo in discussione, anche se, nelle sedi ufficiali, non se ne parla.

Il prof. Boria si definisce un “Pocologo”   e si vanta solo di due cose:

saper scrivere in Italiano e saper spiegare bene quel poco che sa…………..



SI PUO’ SEMPRE DIMOSTRARE CIO’ CHE E’ VERO?

febbraio 28, 2011

di Ferdinando Catalano

 

Quando parlo ad altri della mia fede in Dio mi capita talvolta di dover affrontare questa obiezione: se Dio esiste allora me lo dimostri !

L’atteggiamento gnostico di chi considera vero solo ciò che si può dimostrare con la forza della ragione e della logica mostra alcune profonde debolezze. Alcuni esempi :

  1. esistono nella scienza verità che sono tali ma non sono suscettibili di dimostrazione. Ad esempio il teorema di Goldbach << un numero pari può essere sempre ottenuto mediante la somma di due numeri primi>>. Benché questo assunto sia assolutamente vero non esiste la dimostrazione di una tale verità. Allora cosa concludiamo? Che una cosa vera in aritmetica non può essere dimostrata con gli assiomi con i quali è fondata l’aritmetica. Dobbiamo per questo buttare nel cestino tutta l’aritmetica?

  2. Il Teorema di incompletezza di Godel (1931)<<all’interno di un sistema di proposizioni logiche ne esisterà sempre almeno una che è indecidibile>> Questo significa che le grandi costruzioni del pensiero logico come la Geometria o l’Algebra sono sistemi incompleti. Dunque chi afferma << se Dio esiste dimostramelo con un sistema di affermazioni logiche >> dimostra di non conoscere (magari non per colpa sua) i limiti del pensiero matematico.

Un’evidente testimonianza di tali limiti si trova nella lettera di San Paolo a Tito (Tito 1:12-13) dove l’apostolo ricorda un’affermazione di Epimenide (VI sec. A.C)

Uno di essi , loro profeta disse << I cretesi sono sempre bugiardi…>>” E’ semplice dedurre che una tale affermazione non ci consente di decidere se i cretesi sono bugiardi o dicono la verità.

Nessuno però si sogna di dire che la matematica è da buttare perché contiene delle affermazioni indecidibili. Pretendere quindi il rigore logico nella dimostrazione dell’esistenza di Dio è inutile.

Ne è una chiara prova il saggio di Godel ” Prova matematica dell’esistenza di Dio ” cui ha fatto seguito il saggio contrario di John Allen Paulos ” La prova matematica dell’inesistenza di Dio ” . Quanto basta per convincersi che qualunque ragione si possa avere per credere o non credere in Dio, la logica non c’entra niente. Eppure nei secoli molti hanno sostenuto il contrario, elaborando tesi pro e contro senza rendersi conto di una verità che è sotto i nostri occhi :Le costruzioni logiche del pensiero hanno i loro limiti ed esserne consapevoli ci evita di assumere atteggiamenti di arroganza intellettuale.

Mi torna in mente un pensiero di Pascal ” C’è abbastanza luce per credere e abbastanza buio per non credere “



QUALCHE OBIEZIONE ALL’ EVOLUZIONISMO………spiegata a mia nipote Luna (2° parte)

febbraio 17, 2011
  QUALCHE OBIEZIONE ALL’EVOLUZIONISMOspiegata a mia nipote Luna  
 di Fernando De Angelis
 

 

6. GLI “ALBERI EVOLUTIVI”

Gli “alberi evolutivi” sono anche detti “alberi genealogici” e “alberi filogenetici”, perché servono per individuare i progenitori delle attuali specie. Hanno la forma ad albero perché fanno vedere come, a partire da UNA “specie progenitrice” rappresentata dal tronco, si siano poi diversificate NUMEROSE specie rappresentate dai rami, per arrivare infine alle ATTUALI specie rappresentate dalle foglie: le foglie (specie attuali) sono così riunite in basso da quei “progenitori comuni” rappresentati dai rami e da quel “progenitore unico” rappresentato dal tronco. È un modo efficace per far vedere l’evoluzione, insomma, utilizzando sia le specie tuttora esistenti che i reperti fossili. Questi “alberi evolutivi” sono però sistematicamente truccati e danno solo l’illusione di vedere i “progenitori comuni”: se vengono presentati solo FALSI “alberi evolutivi”, viene allora il sospetto che i progenitori comuni non sono stati ancora trovati e ciò fa sospettare che non siano mai esistiti.

Uno dei trucchi usati è quello presente in fondo a p. C63 (fig. 27), dove si mostrano due specie con qualche carattere in comune, cioè la giraffa e l’okapia, le quali hanno progenitori che fra loro si assomigliano ancora di più, fino ad arrivare a quel lontano “nonno” che è stato “l’antenato comune”. Permettetemi di esemplificare la situazione con una storiella, nella quale l’okapia va dalla più famosa giraffa a dirle: «Ho scoperto che, nonostante non sembri, siamo veramente imparentati attraverso un “antenato comune”, dal quale derivano i nostri “progenitori”». La giraffa, dall’alto della sua nobiltà, si incuriosisce e si preoccupa, chiedendo: «Quali sarebbero questi “progenitori” e questo “antenato comune”?». L’okapia risponde: «Non ho ancora trovato né il nome né la fotografia, ma mi sembra evidente che ci siano». La giraffa, girando prima le zampe anteriori e poi il collo, saluta dicendo: «Quando avrai trovato qualcosa di concreto portamelo, ma per il momento devo scappare altrove». Nella figura di pagina C63, infatti, il progenitore originario è chiamato “antenato comune” e gli altri sono messi lì senza nome.

Un altro trucco, pur’esso visibile nella fig. 27 di p. C63, è quello di usare i disegni in modo ambiguo. Dopo aver messo più sopra le foto di giraffe ed okapie, nell’albero genealogico c’è il disegno delle medesime e così si crea l’associazione che ad un disegno corrisponda una realtà. Anche i disegni dei progenitori sono fatti con lo stesso stile e così si ha l’impressione che anche a quei disegni corrisponda una realtà… invece a quei disegni non corrisponde nessuna specie vivente e nessun fossile, ma sono solo frutto dell’immaginazione.

L’uso di falsi alberi genealogici è sistematico e chi non ha “visto” in qualche disegno i nostri supposti progenitori scimmieschi sempre più “umani”? Nel testo stesso ci sono altri esempi e ora ne vedremo qualcuno rapidamente. Nella fig. 20 di p. C15 viene ricostruito “l’albero filogenetico” del gatto attraverso un “felino ancestrale” SENZA NOME che sarebbe esistito 10 milioni di anni fa e che avrebbe prodotto “rami laterali” di “felini ancestrali” pure essi SENZA NOME, i quali avrebbero poi dato origine al gatto domestico: tutto sul piano della libera fantasia, insomma.

Nella fig. 3 di p. C25 ci sarebbe «l’albero evolutivo che sintetizza le attuali CONOSCENZE» ma che invece è «l’albero evolutivo che sintetizza le attuali SPERANZE»; perché fra i supposti “antenati ancestrali”, che costituiscono il tronco dell’albero, e le punte estreme, non c’è assolutamente niente, né un nome e nemmeno un disegno!

Nella fig. 36 a p. C41 c’è una TRUCCO GRAFICO molto usato e che proviamo a descrivere un po’, ma non è facile. In basso ci sono raffigurati scorpioni, acari e ragni, rappresentati da tre rametti che convergono in un ramo che va verso l’alto e che raggruppa i tre ordini nella classe degli aracnidi, alla quale vengono affiancate le altre classi rappresentate da insetti, crostacei e miriapodi. Le quattro classi vengono poi collegate in un “ramo” più elevato rappresentato dal tipo artropodi, al quale si affiancano altri tipi (poriferi, molluschi, cordati, ecc.) che sono infine riuniti nel regno animale, che sarebbe il tronco dal quale si dipartono i vari rami, in un albero che in questo caso è messo con i rami in giù. La figura è concettualmente corretta, ma si vuol dare l’impressione (rafforzata dai commenti del contesto) che la figura faccia vedere i progenitori dei ragni, mentre se si risale con attenzione l’albero, si incontrano solo nomi generici (aracnidi, artropodi, animali) e di progenitori non c’è traccia. Nella figura a p. C48, infine, c’è una grafica di tipo diverso (assomigliante più alla ramificazione di un percorso stradale che ad un albero) ma il succo è sempre lo stesso, perché fra i «primi pluricellulari», posti come tronco di base, e le estremità (artropodi, vertebrati) non c’è niente di definito, ma solo libere supposizioni.

7. L’EVOLUZIONE “A SALTI”

Il testo dedica un paragrafo (pp. C62-C63) per fare il punto della situazione attuale, introducendo così la moderna teoria degli “equilibri punteggiati”, formulata da Gould e Eldredge, con la quale si cerca di spiegare come mai non si trovano quegli “anelli di congiunzione” supposti da Darwin. La nuova teoria si chiama anche evoluzione “a salti” perché, invece di ipotizzare dei cambiamenti lenti e costanti come ha fatto Darwin, suppone dei cambiamenti significativi in tempi molto brevi, ai quali seguirebbero poi dei lunghi periodi nei quali la specie rimane pressoché invariata. Insomma, per farne un’illustrazione, secondo Darwin l’evoluzione avanzerebbe come una formica, mentre per Gould sarebbe una specie di cavalletta che salta proprio nell’attimo nel quale non la stiamo guardando. Gould rivaluta molto il “catastrofista” Cuvier, di solito poco apprezzato dagli evoluzionisti (vedi C52-C53) e, pur dichiarandosi evoluzionista, ne ha messo in crisi l’impianto geologico: anche la sua nuova teoria ha però il solito vecchio difetto, perché anche “l’evoluzione a salti” resta un’ipotesi che nessuno ha mai visto.

8. NON FAR PARLARE L’ACCUSA

Se in un processo si mettono tutti d’accordo per non far parlare l’accusa è evidente che l’imputato verrà assolto. Anche riguardo a Darwin viene data la parola sola alla difesa, con la scusa che gli oppositori sono creazionisti che dicono solo scemenze. Fui convinto 40 anni fa che, sul piano dei fatti osservati, era più credibile la Bibbia che Darwin. Allora erano pochissimi a pensarla così e non trovai nemmeno un libro che prendesse una chiara posizione contro il darwinismo. Oggi i libri in commercio che si oppongono alle idee di Darwin si contano a decine, ma ce ne sono tre particolarmente rilevanti, perché scritti da tre scienziati italiani che sono internazionalmente stimati: Giuseppe Sermonti (che nel 1980 ha pubblicato “Dopo Darwin” e poi, fra l’altro, “Dimenticare Darwin”, Il Cerchio, 2006), Antonino Zichichi (“Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, Saggiatore, 1999) e Massimo Piattelli Palmarini (che, con Jerry Fodor, ha appena pubblicato “Gli errori di Darwin”, Feltrinelli, 2010). Di grande rilevanza, in Italia, è stato un convegno promosso da un’Istituzione pubblica prestigiosa, cioè dalla Vice-Presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche, convegno incentrato proprio su un esame critico del darwinismo: il libro che ne raccoglie gli Atti è a cura di Roberto de Mattei (Vice-Presidente del CNR) e si intitola “Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”, Cantagalli, 2009. Questi quattro scienziati di rilievo non interpretano la Bibbia alla lettera e non possono essere certamente definiti “creazionisti”: anche i loro quattro libri contengono solo scemenze? Gli scienziati che rifiutano il confronto e la critica si comportano da scienziati o assomigliano proprio a quei religiosi intolleranti che vogliono combattere?

Un libro che presenta solo la difesa di Darwin, qual è il testo scolastico esaminato, costringendo gli oppositori ad usare espedienti vari per far arrivare la critica, fa vergogna ad una scuola che dovrebbe essere “palestra di idee” e non indottrinamento.

9. BIBBIA E/O DARWIN? UNA QUESTIONE DI FEDE

C’è chi è convinto che Darwin abbia ragione, chi ha più fiducia nella Bibbia, chi cerca di mescolare il pensiero di Darwin con quello della Bibbia e chi la vede in qualche altro modo. Trattandosi di questioni che non solo la scienza non ha risolto, ma che sono al di là del suo campo di indagine, ognuno dovrebbe sentirsi libero nelle proprie valutazioni e decisioni. La scuola dovrebbe trattare l’argomento mostrando le diverse prospettive, non è invece onesto presentare una tesi criticabile (qual è il darwinismo) come se fosse “verità scientifica non rifiutabile”.


FRATUS RISPONDE A VEROLINI: IL NEODARWINISMO NON E’ SCIENZA

novembre 19, 2010

Il 22 Ottobre si è tenuto a Roma il contraddittorio organizzato dalla nostra associazione; sul blog di Aldo Piombino http://aldopiombino.blogspot.com, Roberto Verolini ha presentato due post in cui attacca la nostra posizione.

di Fabrizio Fratus

IL NEODARWINISMO NON E’ SCIENZA

Leggendo le considerazioni di Roberto Verolini ho avuto da subito un attimo di difficoltà, non per le argomentazioni che sono pretestuose e decisamente poco veritiere ma per il tono saccente che non ha mai contraddistinto il professore. Solitamente, nei due incontri che abbiamo avuto, Roberto ha mantenuto un atteggiamento educato e rispettoso, mentre nel suo doppio post ha evidenziato quello che solitamente sostengo dell’atteggiamento evoluzionista: arroganza e presunzione. L’obiezione principale è che sicuramente Verolini non ha compreso bene cosa sostengono gli anti-evoluzionisti e i creazionisti. Come dimostrato in più incontri, dibattiti, trasmissioni tv e radiofoniche oltre che articoli la posizione è molto diversa da quella evidenziata nei due articoli. Gli anti-evoluzionisti ritengono che la teoria di Darwin non appartiene alla scienza. Ho scritto molto su questo argomento e, a sostegno della tesi,  ho citato Margherita Hack. Non solo Verolini fraintende la posizione anti-evoluzionista ma anche altri professori come Daniele Formenti che, sul sito dell’università di Pavia, con riferimento al contraddittorio tenutosi a Roma, ha scritto che non si capisce la mia personale posizione. Credo sia, in realtà, una posizione semplice: la teoria di Darwin non è scienza sperimentale ed empirica, quindi non va insegnata come tale, è un dogma materialista sviluppatosi in oltre 2000 anni di storia. Il neodarwinismo è una religione su cui si fonda il pensiero ateo. La teoria di Darwin, in questi 150 anni di ricerche è stata rivista, rimodellata, rimaneggiata etc. etc. è una religione e non una scienza. Lo sostengono molti scienziati tra cui il famoso M. Ruse (Prof. di filosofia e zoologia) in How evolution became a religion: creationists correct National Post, pp. B1,B3,B7 May 13, 2000 dichiarando:  “L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più di solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione. Era vero dell’evoluzione all’inizio, e lo è vero ancora oggi”.
Lo stesso Sir Julian Huxley, architetto del moderno neo-darwinismo ha chiamato l’evoluzione una “religione senza rivelazione” e scrisse un libro con questo nome Religion Without Revelation, 2nd edition, 1957. Nel suo libro  ”Essays of a Humanist (New York: Harper and ‘Row, 1964), p. 222, Huxley emfaticamente dichiara che dobbiamo cambiare “la forma del nostro pensiero religioso da uno che si centra su Dio in uno che si centra sull’evoluzione“. Cito anche W.H. Thompson: “questa situazione, dove uomini si riuniscono nella difesa di una dottrina che non sono capaci di definire scientificamente, e ancor meno di dimostrare con rigore scientifico, tentando di mantenere il suo credito con il pubblico attraverso la soppressione della critica e l’eliminazione delle difficolta’, è anormale e indesiderabile nella scienza”.
Per comprendere meglio la storia del pensiero che ha portato alla “vittoria” della religione atea su quella creazionista nell’ambito della scienza rimando al testo “Intelligent Design, il ponte fra scienza e teologia” di William Dembsky (Ph.D. in matematica, Ph.D. in filosofia, laurea in teologia e psicologia, ha ottenuto diverse borse di studio dalla Fondazione nazionale per le Scienze (USA), ha lavorato presso diverse università e il  MIT). Il mondo antievoluzionista, che comprende Creazionisti e non evoluzionisti, sostiene che se il neodarwinismo non debba essere insegnato nelle materie scientifiche ma in quelle filosofiche. Roberto Verolini spiega, a suo dire, che non vi è nessuna alternativa scientifica alla teoria di Darwin; per forza, il neodarwinismo non è scienza, quale alternativa va proposta se la materia del contendere non appartiene al “mondo” della  scienza?
Roberto Verolini, in un passaggio del suo doppio post, sostiene che anti-evoluzionisti e creazionisti sono in confusione… hoi hoi hoi professor Verolini, ricordiamo che l’anno scorso, durante il contraddittorio a Milano, il professor Ferdinando Catalano ha dovuto mettere ordine alla tua confusione sul concetto di “informazione” spiegando, davanti ad un pubblico di oltre 130 persone, che l’informazione ha sempre necessità di intelligenza.
Si continua a sostenere che l’uomo discenda da scimmie primordiali senza dare nessun tipo di spiegazione su fatti importanti come la modifica contemporanea della stazione, del cervello, della Faringe, del sistema nervoso etc.. oltre alle insormontabili differenze intellettuali tra scimmia e uomo, capacità come pensiero, libero arbitrio, creatività, coscienza etc. sono elementi che contribuiscono a debellare all’origini ogni ipotesi materialista sull’origine dell’uomo.
I sostenitori della favola materialista credono che le mutazioni siano in grado di sviluppare nuove informazioni, tale asserzione è assolutamente assurda quanto stupida; esse, le mutazioni, sono solamente l’errore della riproduzione, solo un fervente fanatico può sostenere che l’accumulo di errori possa generare un qualcosa di sensato. L’irrazionalità della teoria neodarwiniana vuole fare credere a tutti noi che errori continuati e indiscriminati possano generare, nell’arco di lunghissimi tempi, nuove informazioni; mutazioni e selezione naturale avrebbero sviluppato organismi sempre più complessi sino alla creazione di specie diversificate in continua evoluzione; dove sarebbero le “prove”, non le interpretazioni, di questa fantasiosa verità scientifica?
La selezione naturale è una forza eliminativa, riduce le informazioni del codice genetico, appiattisce la biodiversità. Per comprendere come gli stessi evoluzionisti “chiaccherano” di cose che sanno bene non essere possibile dimostrare basta cercare sui canali di Youtube la famosissima intervista a R. Dawkins. L’intervistatore chiede allo “scienziato” se è in grado di presentare una sola mutazione in cui si ha un aumento di informazione. R. Dawkins, dopo ben 17 secondi di silenzio in cui resta con l’espressione ebete, chiede di spegnere la telecamera… ripresa la registrazione cambia argomento. Ecco le argomentazioni degli evoluzionisti quando si fa riferimento a prove e dati reali, cioè verificabili, non ci sono. Si spegne la telecamera.
Sino ad ora le previsioni del mondo neodarwinista sono state smentite, mentre quelle di coloro che si opponevano alla teoria sono state sempre confermate.

  • Gli evoluzionisti hanno sostenuto, in passato, che gli organismi unicellulari fossero delle semplici gocce di “protoplasma”, come scriveva Huxley in contrapposizione all’ipotesi di Paley sostenitore del disegno intelligente. Oggi sappiamo che non sono primitivi e tanto meno semplici, sono capolavori, vere e proprie macchine molecolari.
  • Darwin sosteneva che lo sviluppo embrionale fosse influenzato da fattori esterni, al contrario è un progetto incorporato negli esseri viventi.
  • Cuvier sosteneva che i fossili fossero distinti e separati, infatti come è dimostrato da tutti i fossili ritrovati non vi è nessun tipo di possibilità nel ricostruire qualsiasi tipo di albero che preveda una gradualità temporale e morfologica come sostenuto dagli evoluzionisti.
  • La variabilità che si può osservare non si genera  da variazioni casuali ma solamente da rimescolamento genetico
  • La variabilità è limitata e oscillante e non illimitata come vogliono farci credere i neodarwinisti
  • La selezione naturale elimina e non contribuisce in nessuna maniera a sviluppare nuove informazioni.

Queste sono solo alcune prove di come gli evoluzionisti hanno sbagliato e, al contrario, i sostenitori del disegno intelligente/creazionisti hanno avuto ragione. Sono fatti e non ipotesi speculative. Gli esempi riportati qui sopra sono solo alcuni.
Gli evoluzionisti dovrebbero spiegarci molte cose con prove scientifiche e non con la risposta: è l’unica teoria scientifica plausibile, non vi è alternativa. Questa non è una posizione accettabile, non è scientifica, è un’accettazione di fede, una volontà aprioristica nel credere in qualcosa senza poterlo spiegare con prove giudicabili da tutti. E’ un atto di arroganza e di violenza inaudita già manifestata da K. Popper quando dichiarò: “Ogni teoria, anche una teoria scientifica, può diventare una moda intellettuale, un sostituto per la religione, un dogma dietro cui trincerarsi”. Ma non solo, Karl Popper, ha anche detto: “Il vecchio imperativo per l’intellettuale è: sii una autorità. Sappi tutto quel che c’è da sapere nel tuo campo. Una volta che sarai riconosciuto come un’autorità, la tua autorità sarà protetta anche dai tuoi colleghi, che tu dovrai naturalmente proteggere a tua volta. Non occorre sottolineare che questa antica etica professionale è stata sempre intellettualmente disonesta. Essa conduce ad occultare gli errori per amore dell’autorità”.
E’ quello che si è verificato con l’ipotesi neo-darwiniana, entrambe le affermazioni del massimo filosofo della scienza della storia di tutta l’umanità si sono verificate. Perché è successo questo? Ce lo spiega benissimo un altro famosissimo genetista evoluzionista, Richard Lewontin prof. di genetica ad Havard e amico personale del famoso prof. Gould: “Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica (evoluzionismo), perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro intuitive, non importa quanto  mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è assoluto, perché non possiamo aprire la porta al piede divino”. La citazione è ripresa da “Billions and billions of demons”, The New York Review, 9 January 1997, p. 31.
La teoria dell’evoluzione della specie sta bene? Anche in questo caso, caro professor Roberto Verolini, ti invito a uscire dal provincialismo italiano e a verificare come la letteratura che nega la scientificità al neodarwinismo è in continuo aumento. Basta andare alla libreria dell’università di Harvard e guardare con i propri occhi i 5 scaffali di libri contro la teoria di Darwin e vedere come negli ultimi 15 anni sono in continuo aumento.
Non credo servano altre parole per spiegare quello che è successo e che sta succedendo; vi sono scienziati che hanno costruito una carriera su una favola incredibilmente suggestiva, l’hanno spacciata per verità assoluta senza possibilità di essere messa in discussione, ma i tempi sono cambiati.


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