SORPRESA EVOLUTIVA

novembre 28, 2011

L’8% del nostro DNA è virale

Secondo alcuni ricercatori giapponesi e americani l’8% del material genetico umano proviene da virus e non dai nostri antenati vertebrati. Ne riferisce la rivista Nature nel fascicolo del 7 gennaio 2010.

L’inclusione del genoma virale in quello di animali superiori è già noto e si chiama endogenizzazione. Fino ad oggi si pensava che soltanto i retrovirus potevano essere inclusi nel materiale genetico dei mammiferi, ma ora si è scoperto che anche un’altra famiglio – i cosiddetti bornavirus – lo fanno. I bornavirus portano il nome della città tedesca di Borna, dove nel 1885 hanno provocato una epidemia mortale tra i calavvi della cavalleria.

Si pensava che possono contaminare solo le cellule nervose dell’uomo, provocando malattie neurologiche e psichiatriche, ma ora risulta che possono semplicemente arricchire il patrimonio genetico umano, quindi una funzione evolutiva.

Dall’analisi filogenetica risulterebbe che i bornavirus fanno parte del genoma dei primati da circa 40 milioni di anni, e di quello degli scoiattoli da circa 10 milioni di anni. Per avere la stessa struttura genetica nel corso di 40 milioni di anni, il DNA dei bornavirus dimostra una notevole stabilità e resistenza all’evoluzione, e le sequenze sono conservate anche nei mammiferi. Questo fatto inficia il valore dell’orologio molecolare come metodo di datazione. La persistenza per così tanto tempo di un segmento inalterato di DNA induce a pensare che il DNA dei bornavirus abbia nel genoma umano non solo una funzione patologica (causa di malattia), ma anche una funzione utile, che però è sconosciuta.

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L’ennesima sorpresa – o mistero – per gli evoluzionisti. Si costruisce un albero filogenetico, ma poi si scopre che l’8% del DNA umano non è ereditato dagli antenati primati e vertebrati, ma direttamente dai virus. Occorre ricordare che i virus stessi non si inseriscono bene nell’albero filogenetico, mancando una teoria che spieghi la loro origine.

Di M. Georgiev



DNA FOSSILE

aprile 16, 2011

Come saprà il nostro corpo funziona grazie al DNA che controlla i processi biochimici che ci permettono di crescere e vivere. Ma non tutti i geni funzionano: abbiamo sempre, sia pure modificati (basta una sostituzione fortuita di una base) dei geni che in altri esseri viventi funzionano. I biologi li chiamano “geni fossili”. Faccio un paio di esempi: anche Lei ha molti geni che sovrintenderebbero all’odorato ma che non funzionano più: gli evoluzionisti sostengono che le mutazioni dannose sono potute sopravvivere nel momento che l’odorato così fine non serviva più, con l’avvento della visione a colori (è facilmente dimostrabile tramite lo studio delle opsine che anche questa conquista sia avvenuta per mutazioni genetiche… )

Inoltre possediamo 3 geni, non più funzionanti, che a rettili ed uccelli servono per produrre la vitellogenina, la proteina che sovrintende alla formazione del tuorlo dell’uovo. La spiegazione più ovvia è che nei mammiferi la comparsa del latte ha reso meno necessario l’uovo con il tuorlo (che è stato reso definitivamente inutile dalla gestazione). Pertanto nei mammiferi questi geni si sono disattivati in quanto una femmina di uccello o di rettile portatrice di una mutazione che disattiva un gene della vitellogenina non può avere uova funzionali, mentre tale mutazione non ha conseguenze in una di mammifero. Di geni disattivati per mutazioni se ne trovano a migliaia in tutte le creature viventi, dai lieviti ai batteri, agli animali superiori.

Come spiega in un quadro creazionistico la presenza di questi geni nel suo corpo e in quello di tutti gli uomini, dato che qualsiasi cosa pensi il suo amico Hugh Owen, le cui conoscenze scientifiche di base mi sfuggono, non è provato che questi geni abbiano altre funzioni?

Negli insetti (api) la vitellogenina svolge importanti funzioni endocrine e di controllo del comportamento. Una serie di proteine – Apolipoforina II/I, apolipoproteina B, vitellogenina e la proteina microsomie di transfert dei trigliceridi – sono codificate da geni molto simili dei quali si crede provengano da un antenato comune non identificato. Nei pesci la vitellogenina ha una funzione per reazioni alla resistenza alle infezioni e nell’uomo probabilmente funge da portatore per molecole apolari e forse come enzima. Però a questo punto noi siamo altrettanto vicini ai crostacei e agli insetti quanto agli uccelli. I processi biochimici sono universali e alcune molecole proteiche sono uguali per molti viventi, come ad esempio il citocromo C. È normale che la loro sintesi sia regolata da geni uguali o molto simili.

Nell’uomo i geni che codificano proteine costituiscono solo il 3% del genoma.

Il rimanente è stato chiamato “DNA spazzatura” (presunta reliquia dell’evoluzione). Ricerche più recenti hanno dimostrato che invece il “DNA spazzatura” svolge importanti funzioni di direzione e coordinamento dello sviluppo dell’organismo e attivazione di altri geni. Il progetto ENCODE ha scoperto che quasi tutto il 97% del “DNA spazzatura” ha una funzione (Birney, E., et. al., Identification and analysis of functional elements in 1% of the human genome by the ENCODE pilot projectNature 447: 799–816, 2007).

Le UTRs (zone non codificate) sono molto più importanti dei geni (zone codificate).

Una funzione sconosciuta non significa nessuna funzione! Prendiamo l’esempio degli organi vestigiali. Partendo da 180 organi vestigiali nell’uomo, verso la fine degli anni ’800 siamo scesi a ZERO organi vestigiali con la scoperta nel 1999 di un funzione per l’ultimo organo. Cosi va scartato anche questa icona dell’evoluzione.

(Si riconosce il lavoro di Mihael Georgiev, Capo redattore AISO, deceduto nel 2010.)

Stefano Bertolini

Presidente AISO


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