Il Prof. Bertolini sfida il Prof. Ferraguti sull’evoluzionismo: “Andiamo a dibattito”

aprile 20, 2012

Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto?

 

L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso

Dopo l’intervista al Prof. Ferraguti, si è acceso fortemente il dibattito in merito al tema delle origini della vita. Tante le sollecitazioni ricevute dalla nostra redazione, che ha scelto di dare spazio al presidente dell’A.I.S.O. (Associazione Italiana Studi sulle Origini) Prof. Stefano Bertolini.Particolarmente interessante l’invito a venire in pubblico per un confronto scientifico su quanto ha sostenuto nell’intervista e le prove realmente verificabili.La prima domanda posta al Prof. è la seguente: Vede in crescita (quantitativa e /o qualitativa) il dibattito sulla teoria evoluzionista a livello globale e nel nostro Paese? “Credo che il dibattito sull’evoluzione sia in continua crescita in quanto negli ultimi decenni si è scoperto che la vita e la sua complessità sono specifici, cioè non è dimostrabile e perciò pressoché impossibile che si sia sviluppata ed evoluta come descritta dagli scienziati evoluzionisti; sempre più scienziati si rendono conto che l’evoluzione non riesce a spiegare adeguatamente quello che risulta dalle loro ricerche.
Anche l’attività anti-creazionista da parte degli atei ed evoluzionisti è in crescita ed è un sintomo della caduta dei pilastri dell’evoluzione che si stanno frantumando. Basta solo leggere i commenti in internet su vari siti e forum che sono diseducati e spregiativi verso chi prende una posizione contraria”

A Ferraguti viene posta la seconda domanda: a suo parere quanto rileva nel dibattito e nel sostegno di una posizione evoluzionista o antievoluzionista l’essere o meno credenti?

“Il Prof. Ferraguti mi sembra dia molto peso nel definire bene i vari termini in modo da rispondere adeguatamente alle questioni in gioco e con questo concordo perfettamente. Nella scienza le basi di partenza si devono definire. Dove vedo delle opportunità di miglioramento sono proprio nelle definizioni. Non penso che esista qualcuno che consideri l’anti-evoluzionismo la presa di posizione di chi contesta lo studio dell’evoluzione. Sicuramente non si può neanche definire come chi non crede nell’evoluzione, nel fatto che la vita sulla Terra abbia avuto una storia e che la vita sia cambiata nel tempo. Sarebbe anche scorretta quest’insinuazione per i seguenti motivi:

- il primo è di aver creato un avversario di comodo facilmente abbattibile perché non rappresenta la realtà. L’antievoluzionista crede assolutamente nella storia della vita, semplicemente la sua storia ha un racconto diverso. Sicuramente esiste anche la variazione della vita, cioè variazione all’interno delle specie.
- il secondo è nel considerare l’evoluzione come un fatto indiscutibile e questo non rispetta il metodo scientifico. Si possono solo verificare con esperimenti empirici osservazioni nel presente. Per definizione l’origine della vita va presunta o inferita per mancanza di prove osservabili, e cosi non rientra nella scienza sperimentale (operativa) ma nella storia. La storia acquista credibilità solo quando sostenuto da un testimone oculare o da prove irrifiutabile. L’origine della vita non è stato osservata e nemmeno le prove a suo sostegno reggono all’indagine scientifica e per questo l’evoluzione rimane una mera ipotesi.

La giusta definizione dell’antievoluzionista è semplicemente chi non crede nell’evoluzione perché la scienza la confuta. Dire che l’antievoluzionista non crede nelle cose è inoltre scorretto perché mette in dubbio l’integrità di ogni scienziato che non sia evoluzionista, insinuando che essi rifiutano le prove empiriche delle osservazioni nel presente. Anche fra gli antievoluzionisti c’è chi e credente e chi non lo è (vedere il sito www.dissentfromdarwin.org), perciò non è più una questione di fede contro la scienza, ma scienza contro scienza, … o addirittura fede contro fede?”

La terza domanda: perché per alcuni la teoria di Darwin è così importante per la struttura in prima istanza della forma mentis scientifica e per altri è un “gigante dai piedi d’argilla” da abbattere?

“Credo che Darwin sia stato brillante nella presentazione della teoria sulla selezione naturale che non viene negata da chi non è evoluzionista. L’evidenza della variazione nelle specie è indiscutibile (rimaniamo chiari: all’interno di limiti ben definiti dalla specie). Darwin però ha “preso in prestito” (alcuni direbbero plagiato) molte delle sue idee sulla selezione naturale da creazionisti che l’hanno preceduto come: Edward Blyth (tre articoli importanti: The Magazine of Natural History, Volumi 8, 9 e 10, 1835–1837) e Alfred Russel Wallace (manoscritto mandato a Darwin 1858: On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely From the Original Type). Darwin ha commesso un grave errore nell’estrapolare la selezione naturale (osservazioni empiriche nel presente) come meccanismo per spiegare l’evoluzione della vita dall’abiogenesi in tutte le svariate forme conosciute oggi (presunto e senza alcuna evidenza empirica), perché sono due meccanismi molto diversi. Nessuno vuole abbattere Darwin, solo il dogma evoluzionista che rimane infondato. Quando si insegna qualcosa che è stato provato fuorviante e se lo presenta come fatto scientifico, allora c’è veramente qualcosa che non va. L’esempio sarebbero gli embrioni di Haeckel, insegnati in ogni scuola dalle media fino a livello universitario a sostegno dell’evoluzione. I scienziati evoluzionisti hanno scartato la teoria della ricapitolazione decenni fa: “La teoria della ricapitolazione è defunta.” (Stephen J. Gould, Natural History, 89:144, Aprile 1980.) “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica.” (M. Richardson, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997.) Ci rendiamo conto di quanto l’evoluzione non è scienza ma un dogma? Si continua ad insegnare delle note frodi, passandole come fatti scientifici”

Si passa poi ad una 4° domanda: le due critiche mosse più di frequente ai sostenitori del neodarwinismo e agli antievoluzionisti sono di essere sostenitori di un dogma ascientifico, per quanto riguarda i primi, e di non essere scientificamente preparati, per quanto riguarda i secondi. Citando anche qualche esempio, può dirci quale delle due più si avvicina a realtà? Essere antievoluzionisti significa essere antiscientisti?

“In questo caso concordo con Ferraguti nel dire che l’evoluzione consiste in una miriade di posizioni differenziate e che non è possibile definire una posizione unitaria dell’evoluzionismo. Questo ci fa capire che l’evoluzione non ha tutte le risposte, anzi, l’evoluzione solleva sempre più domande sulla sua validità. Perciò, insistere che l’evoluzione è un fatto e che chi non lo accetti sia ignorante diventa una posizione dogmatica, non vi pare? Sono contento che Ferraguti faccia riferimento a ricerche scientifiche che sostengono una posizione alternativa perché permette di evidenziare un fatto molto triste. Tutte le riviste scientifiche rifiutano qualsiasi articolo che non fa riferimento alla teoria di Darwin come unica possibile certezza dell’esistenza della vita e del suo sviluppo sulla terra, questa si chiama censura. Non vengono prese in considerazione nemmeno le posizioni discordanti. Gli antievoluzionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste che sono “peer reviewed”. Articoli e pubblicazioni che confutano l’evoluzione abbondano. Gli evoluzionisti si confutano a vicenda. C’è chi sostiene che l’uccello si sia evoluto dai dinosauri (teoria cursoriale) e chi crede che l’uccello discenda da qualche animale (teoria arborea – non dinosauro) da volo planante (come il paleo-ornitologo e evoluzionista A.Feduccia). Il cromosoma Y dell’uomo è più simile a quello del gorilla rispetto allo scimpanzé, nonostante l’antenato comune sia del scimpanzé che dell’uomo si sia diviso molto prima dal ramo che ha portato al gorilla. Questo ci dice che il modello evoluzionista non funziona perché dovremmo essere più simili allo scimpanzé! Lo studio della microbiologia sul DNA nega regolarmente l’evoluzione. Gli antievoluzionisti sarebbero antiscientifici secondo Ferraguti, perché “negano i portati della scienza generalmente condivisi?” Da quando prendere una posizione contraria alla teoria scientifica dominante rende uno antiscientifico de facto? Allora Darwin sarebbe stato antiscientifico perché è andato controcorrente alla posizione creazionista dominante dei suoi tempi. Galileo sarebbe antiscientifico. La scienza non ha forse fatto progressi proprio perché uomini di scienza nel passato hanno avuto il coraggio di confutare la posizione dominante? Dove saremmo in un mondo che non permette il confronto? Si ripeterà la situazione che si è presentata all’università di Bergamo nel 2009 quando la nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini aveva organizzato un dibattito e poi la nomenclatura evoluzionista ha troncato l’evento. Chi vuole vivere in un mondo dove uno non è libero di esprimersi diversamente? Secondo Ferraguti Keplero, Pascal, Faraday, Newton, sarebbero tutti antiscientifici perché erano creazionisti? La nostra Associazione Italiana Studi sulle Origini collabora regolarmente con diversi scienziati validi a livello internazionale. Chi ha mai detto che l’antievoluzionista non crede che la vita abbia una storia, che i dinosauri non siano esistiti? Di nuovo quell’avversario di comodo! Accettiamo pienamente una storia della vita e adirittura anche i dinosauri. Semplicemente la spiegazione è un’altra! Per i dinosauri che si evolvono in uccelli ed essere imparentati ai scimpanzé, Ferraguti deve semplicemente leggere le riviste evoluzioniste che li confutano, come Feduccia che confuta gli uccelli evoluti da dinosauri. L’uomo ha la stessa emoglobina dei lombrichi, perciò forse siamo imparentati ai lombrichi dopotutto! Il nostro lisosoma è più simile a quello delle galline rispetto al scimpanzé, questo ci rende forse parenti di un pollo? Non solo la musica e la scrittura hanno prodotto capolavori senza riferimenti all’evoluzione, ma anche la scienza progredisce senza considerare l’evoluzione: “In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia si è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno a fatti considerato l’evoluzione.” (Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.)”

Si pone un nuovo quesito: il neodarwinismo sostiene che nuove informazioni genetiche foriere di maggiore complessità nascano da mutazioni positive. Ad oggi quali sono gli esempi più importanti a sostegno di questa spiegazione?

“Sono rimasto sorpreso nel leggere che Ferraguti parli di selezione naturale in grado di selezionare le mutazioni. Mi sembrava fosse una cosa conosciuto da tutto il mondo scientifico che la selezione naturale non può agire direttamente sul genotipo, ma solo sul fenotipo. Non solo il progetto ENCODE ha completamente confutato il concetto fondamentale per l’evoluzione, che il DNA spazzatura non esiste, ma che addirittura il 95% delle trascrizioni funzionanti non indicano alcuna evidenza di pressione selettiva. (Encyclopedia of DNA Elements pilot project, Birney, E., et. al., Identification and analysis of functional elements in 1% of the human genome by the ENCODE pilot project, Nature 447: 799–816, 2007.) Mutazioni non vengono conservate dalla selezione naturale: mutano con un andamento medio. L’evoluzione necessità matematicamente di DNA spazzatura, insistendo che il 97% è non-funzionante, cioè spazzatura. Il progetto ENCODE ha scoperto che più del 98% è funzionante e le parti non codificanti sono addirittura più importanti, così crolla anche questa icona dell’evoluzione. Quando Ferraguti parla dell’evoluzione degli spinarelli è interessante che per la sua dichiarazione “Alcune di queste varianti genetiche erano già presenti nelle popolazioni ancestrali”, perciò cosa centra l’evoluzione? Per quanto le “mutazioni nuove”, l’antievoluzionista non nega l’esistenza di mutazioni, solo il fatto che queste aggiungono nuove funzioni, perché i spinarelli sono rimasti spinarelli! Come i fringuelli possono produrre nuove specie di fringuelli e zanzare nuove specie di zanzare (esempio del Culex molestus nelle gallerie del metro di Londra che sono rimaste isolate dalla popolazione parentale in superficie (Culex pipiens), ma sono sempre rimaste zanzare!)”

L’ultima domanda posta è la seguente: a che punto possiamo dirci nella ricerca del noto “anello mancante” tra uomo e scimmia?

“E’ vero che si scoprono nuove presunte forme intermedia fra Homo sapiens e i suoi presunti antenati (non ogni giorno come propone Ferraguti), ma è anche vero che uno dopo l’altro vengono scartati come frode o riclassificati come specie di scimmia o semplicemente come umani. Esempi sono: Ramapithecus (struttura dentale identica al babbuino moderno), Australopithecus (Lucy – era una specie di scimpanzé nano e non nostro antenato, Charles Oxnard: professore di anatomia ed eminente esperto sui fossili australopiteci, The Order of Man: A Biomathematical Anatomy of the Primates, 1984, p. 332.), Hesperopithecus (dente di un maiale), Eoanthropus (L’uomo di Piltdown – una frode). Forse Darwinius masillae (Ida) sarebbe una di queste forme di transizione? Soprannominata ‘l’8° meraviglia’, ‘il santo Graal dell’evoluzione’. La famosa voce dei documentari della BBC Sir David Attenborough ha dichiarato: “Questa piccola creatura ci mostrerà il nostro legame con il resto di tutti i mammiferi. L’anello che finora si diceva fosse mancante… ora non manca più.” Invece solo 3 mesi dopo anche Ida finisce nel cestino degli antenati dell’uomo. Gli anelli mancanti fra ogni specie di animale, insetto e pianta o chiamiamoli forme di transizione, semplicemente non sono sostenute dalla paleontologia come confermato anche da Stephen Gould, massimo esponente evoluzionista: “L’estrema rarità di forme di transizione nella storia dei fossili persiste come segreto del mestiere della paleontologia. Gli alberi evolutivi che abbelliscono i nostri libri di testo hanno dati solo alle punte ed i nodi dei loro rami; il resto va inferito, per quanto sia ragionevole, non risulta dall’evidenza dei fossili.(Evolution’s Erratic Pace, Natural History, 86(5):14, May 1977.) “

A cura di Andrea Carbone tratto da:

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Il Governatore Perry Perry “basta con l’evoluzionismo”.

settembre 21, 2011

In Italia, come abbiamo avuto modo di commentare, vi è una “stagnazione” della cultura e dell’informazione tanto che vi è una vera e propria nomenclatura evoluzionista pronta a fermare ogni iniziativa di carattere accademico che viene promossa per comprendere quanto realmente il neodarwinismo sia scienza e non speculazione filosofica. Noi sappiamo molto bene che negli ultimi decenni la nostra preparazione a livello universitario è notevolmente diminuita tanto che oggi vi è solo l’università di Bologna come rappresentante italiana tra le prime 200 università nel mondo; sicuramente un dato allarmante che dovrebbe fare riflettere. Al contrario, in America, patria della cultura scientifica, la verità ha modo di essere promossa a dispetto delle varie lobby. Rick Perry Governatore del Texas e candidato del GOP ha specificato che l’evoluzione è “solo una teoria” con molte “lacune” e che in Texas insegnano “sia creazionismo ed evoluzione.” Ha anche aggiunto che “Secondo uno studio del 2009 Gallup, solo il 38 per cento degli americani afferma di credere nell’evoluzione della specie. Se la maggioranza degli americani sono scettici o incerti circa l’evoluzione, le scuole dovrebbero insegnarlo come una mera “teoria” e non imporla“

Come dare torto al governatore del Texas? Il fatto è semplice: il neodarwinismo non è scienza empirica, è un racconto di una possibile origine della vita e di tutte le specie esistenti. Come tutti ben sanno credo che l’ipotesi di Darwin vada “raccontata” nell’ambito delle scienze sociali.

 

Sono molteplici i campi in cui l’ipotesi materialista ha creato molti problemi; leggendo il saggio del dott. Giovanni Lo Presti (http://www.creazionismo.org/libro.asp?id=113) si rimane stupidi nel venire a conoscenza dei danni che si svilupperebbero se in medicina si seguisse il neodarwinismo.

 

L’oscurantismo scientifico in Italia è causa di una “cricca” culturale ferma al positivismo ottocentesco, ma la natura è dotata di un tempo biologico e gli anni passano per tutti, presto, per cause naturali, la teoria del mancato pastore anglicano sarà messa da parte con buona pace di tutti i suoi adulatori. Il tutto grazie alla selezione NATURALE.
Fabrizio Fratus.


Evoluzione: Una fede ascientifica

settembre 16, 2011

Lord Solly Zuckerman è uno degli scienziati più famosi del Regno Unito. Per anni ha studiato i reperti fossili e ha condotto molte indagini che gli hanno meritato il titolo di baronetto. Zuckerman è un evoluzionista. Quindi i sui commenti sull’evoluzione non possono essere considerati ignoranti o pregiudiziali. Dopo anni di ricerche sui fossili inclusi nello scenario dell’evoluzione umana, però, egli arrivò alla conclusione che non c’è verità nell’albero genealogico che viene presentato.

Zuckerman avanzò anche un interessante concetto di “spettro delle scienze” che vanno da quelle considerate scientifiche a quelle considerate ascientifiche. Secondo lo spettro di Zuckerman, i campi più scientifici, cioè dipendenti da dati concreti, sono chimica e fisica. Dopo di essi vengono le scienza biologiche e poi le scienze sociali. All’estremità dello spettro, che è la parte considerata più “ascientifica” ci sono le percezioni extrasensoriali, come la telepatia e il “sesto senso” e – in fine – l’evoluzione umana. Zuckerman spiega il suo ragionamento come segue:

Passiamo poi dal registro della verità oggettiva ai campi della presunta scienza biologica, come la percezione extrasensoriale o l’interpretazione della storia dei fossili umani, dove, per la verità tutto è possibile – e dove il fervido credente a volte può credere a diverse cose contraddittorie allo stesso tempo.190

Robert Locke, editore di Discovering Archeology, una importante pubblicazione sulle origini dell’uomo, scrive in quella rivista: “La ricerca degli antenati dell’uomo dà più calore che luce”, citando la confessione del famoso paleo-antropologo evoluzionista Tim White:

Siamo tutti frustrati da “tutte le domande a cui non siamo riusciti a dare una risposta”.19

L’articolo di Locke esamina l’impasse della teoria dell’evoluzione sulle origini dell’uomo e la mancanza di basi della propaganda diffusa sull’argomento.

Forse nessun ambito della scienza è più controverso della ricerca delle origini dell’uomo. İ maggiori paleontologi sono in disaccordo anche sui contorni più fondamentali dell’albero genealogico umano. Nuovi rami crescono in mezzo a grande clamore per seccare e morire di fronte a nuove scoperte fossili. 192

Lo steso fatto è stato accettato di recente da Henry Gee, l’editore della ben nota rivista Nature. Nel suo libro In Search of Deep Time, pubblicato nel 1999, Gee sottolinea che tutte le prove dell’evoluzione umana “tra 10 e 5 milioni di anni fa circa – diverse migliaia di generazioni di creature viventi – possono stare in una piccola scatola”. Egli conclude che le teorie convenzionali sull’origine e lo sviluppo degli esseri umani sono “una invenzione completamente creata dopo i fatti, forgiata secondo i pregiudizi umani”, e aggiunge:

Tracciare una linea dei fossili e affermare che rappresentano una discendenza non è una ipotesi scientifica che può essere testata ma un’asserzione che ha la stessa validità di una favola – divertente, forse anche istruttiva, ma non scientifica. 193

Come abbiamo visto non c’è alcuna scoperta scientifica che supporti o sorregga la teoria dell’evoluzione, solo alcuni scienziati che ciecamente credono in essa. Questi scienziati credono essi stessi nel mito dell’evoluzione, sebbene non abbia alcun fondamento scientifico, e fanno sì che altri credano in essa usando i media che collaborano con loro. Nelle pagine che seguono esamineremo alcuni esempi della ingannevole propaganda fatta nel nome dell’evoluzione.

191 Robert Locke, “Family Fights,” Discovering Archaeology, July/August 1999, pp. 36-39.

192 Robert Locke, “Family Fights,” Discovering Archaeology, July/August 1999, pp. 36-39.

193 Henry Gee, In Search of Time: Beyond the Fossil Record to a New History of Life, New York, The Free Press, 1999, pp. 126-127.

194 David R. Pilbeam, “Rearranging Our Family Tree,” Human Nature, June 1978, p. 45. (emphasis added)

 


WIKIPEDIA E GLI ORGANI RESIDUALI

settembre 6, 2011

Consuetudine di tutte le nuove generazioni è la ricerca di informazioni tramite il web ma senza un reale controllo delle informazioni trovate in rete. Questo diviene un problema soprattutto se a scrivere “baggianate” è un sito come Wikipedia denominato “enciclopedia libera”. Il sito di wikipedia può divenire un mezzo per informazioni errate come dimostra il link http://it.wikipedia.org/wiki/Vestigia_(biologia).

Molti, leggendo ciò che viene scritto sulla pagina del sito si convinceranno che la teoria di Darwin abbia prove inconfutabili tra cui i famosi (ex) organi vestigiali. Ma quanto c’è di vero in quello che viene divulgato sul sito?

Nulla, semplicemente nulla. Ho già avuto modo di parlare di come il Wikipedia sia pieno di vere e proprie informazioni errate riferendomi alla pagina dedicata ai famosi anelli mancanti.

Veniamo a noi. Tra i primi a stilare la lunga lista di organi “inutili” troviamo l’anatomista tedesco R. Wiedersheim; Wiedersheim nel 1895 comprese approssimativamente oltre 100 organi, inclusi l’appendice e il coccige.

Gli evoluzionisti, sostengono, molti ancora oggi, che nei corpi di alcune creature, é esistito un certo numero di organi non funzionali. Questi organi, ereditati dai progenitori, gradualmente divennero rudimentali a causa del mancato uso.

La realtà è che la loro funzione non era ancora stata scoperta…

Lo stesso S. R. Scadding, noto evoluzionista, scrisse sulla rivista Evolutionary Theory: “Dal momento che non è possibile identificare senza ambiguità strutture inutili e dal momento che la struttura dell’argomento utilizzata non è scientificamente valida, concludo che gli “organi vestigiali” non forniscono alcuna prova speciale per la teoria dell’evoluzione.” (Pag.154)

Tra i diversi organi ritenuti “rudimentali” troviamo il coccige, le tonsille e l’appendice. Il primo organo da me citato ha una funzione ben specifica e altro che organo residuale, infatti ha lo scopo di sostenere le ossa attorno al bacino ed è il punto di convergenza di piccoli muscoli indispensabili all’uomo.

Le tonsille, hanno un importante compito di protezione della gola dalle infezioni durante il periodo dell’adolescenza. L’appendice fa parte del sistema immunitario, non è un organo primario e l’uomo può vivere bene anche senza di esso ma il suo corretto funzionamento è utile a tutto l’organismo.

La funzione dell’appendice costituisce l’insieme del sistema immunitario che è composto da cellule, organi e molecole e tutti insieme contribuiscono in modo diverso ma omogeneo alla difesa da batteri, virus o funghi.

Anche senza udito, braccia, gambe, tatto etc. possiamo vivere, ma non per questo, ovviamente, qualcuno si è mai sognato di dire che sono organi rudimentali.

Ancora oggi le informazioni relative alla teoria di C. Darwin sono manipolate e strumentali al pensiero materialista che impregna la nostra società. Sostenere che la vita arrivi dalla materia inanimata, dallo spazio o altro è un’assurdità talmente grossolana che rasenta la stupidità umana. La verità è che non sappiamo, scientificamente parlando, come sia nata la vita.

Sappiamo solo che l’uomo non è una specie in transizione come non lo sono le altre specie; lo dimostrano i fossili. La teoria di Darwin non è dimostrata e, ancora oggi, fa molti danni sia in campo sociale come in quello medico.
Fabrizio Fratus

 


Microevoluzione ed evoluzione

settembre 6, 2011

Vi ho già scritto in passato ed ora ho un nuovo quesito da porvi: cercando di districarmi tra i vari libri e articoli che parlano della creazione sono giunto ad una conclusione e vorrei sapere la vostra opinione. Il concetto di evoluzione è sbagliato ma non del tutto cioè io credo che dalla creazione ci sia stata una micro-evoluzione degli esseri viventi che ha dato origine alle varie razze. Prendiamo ad esempio il cane, Dio ha creato una sola razza di cane ma con il tempo l’evoluzione ha portato ad avere tutte le razze di oggi. Idem per l’uomo, Adamo era bianco o nero o di altra razza (o di nessuna) ma le condizioni esterne hanno portato al risultato di oggi. Vorrei sapere se sono in errore perché questo concilierebbe le due teorie di creazione e evoluzione.

Gianluca Capaldini

RISPOSTA

Sono d’accordo con la sua impostazione, ma gli evoluzionisti non si fermano alla micro-evoluzione. Essi affermano, per esempio, che i pesci hanno generato gli anfibi, gli anfibi i rettili, i rettili gli uccelli. La maggior parte arriva fino a dare per dimostrato che tutti gli esseri viventi derivano da una sola cellula primordiale. Perciò la sua impostazione non è un modo per conciliare le due impostazioni, ma è una sostanziale negazione dell’evoluzione.

Fernando De Angelis


IL QUADRO COERENTE DELLA SCIENZA – STEFANO BERTOLINI RISPONDE ALLE 22 QUESTIONI DI ALDO PIOMBINO – QUESTIONE 16 DI 22 -

luglio 21, 2011

 

 

 

 

Aldo Piombino ha posto 22 questioni in seguito alla pubblicazione del libro curato dal prof. Roberto de Mattei “Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”. Queste 22 questioni sono state promosse entusiasticamente in internet fra i vari blog evoluzionisti come un’ottima sfida al creazionismo. Va considerata l’esperienza di Piombino che si è laureato in Scienze Geologiche, ma secondo la sua biografia “non ho fatto il geologo”. Le questioni vengono riprodotte per intero, corredate delle relative risposte.

Premessa A.Piombino: E’ vero. Non sono un ricercatore universitario, come lo sono invece tanti blogger scientifici. Proprio per questo mi sento libero di rivolgere alcune domande al Vice Presidente del CNR, il Professor Roberto De Mattei, che non solo è un antievoluzionista, ma ha organizzato, come ho già scritto, un convegno contro il darwinismo nella sede del CNR (convegno di cui peraltro non c’è traccia nel sito di questa organizzazione). Sono curioso di sapere come è possibile che oggi, quando l’evoluzionismo regge alla prova dei fatti “al dì là di ogni ragionevole dubbio,” un vicepresidenza [sic] del Consiglio Nazionale delle Ricerche, continui a contestarlo usando allo scopo i locali di questa organizzazione pubblica, che gli ha pure concesso 9.000 euro per stampare gli atti del suo workshop. Ammetto di essere molto lungo, ma la capacità di sintesi evidentemente non è il mio forte, e gli argomenti da toccare sono troppo vasti. Quindi, Caro Professor De Mattei, La prego di rispondermi o qui direttamente o inviandomi una E-mail al mio indirizzo aldo.piombino@tiscali.it per sapere dove mi ha risposto in modo che i miei 24 lettori ne siano informati.

16. IL QUADRO COERENTE DELLA SCIENZA: le osservazioni di uno sterminato numero di geologi, geofisici, biologi, paleontologi, astronomi, chimici, fisici, astrofisici, prendendo i dati dalle più disparate discipline forniscono un quadro coerente sulla storia della Terra, del Sistema Solare e dell’Universo, al di là di particolari nuovi che vengono fuori e che modificano in parte il quadro perchè ancora c’è parecchio da studiare.

Mi ha fatto piacere che Piombino riconosca che TUTTE le discipline della scienza nel loro insieme forniscono un quadro coerente della scienza. Siamo assolutamente daccordo su questo punto.

 

Il tutto praticamente senza voci contrarie all’interno della Scienza …

 

??????? Questo è una opinione personale non sostenuta da alcuna statistica o da un studio scientifico. Perché sempre più scienziati abbandonano l’ipotesi dell’evoluzione perché non regge all’indagine? Es:

  1. Anthony Flew, filosofo, ed il più noto ateo ha dichiarato di avere avuto torto nel suo libro “There is No A God”, “Dio esiste”.
  2. John Sanford, genetista.
  3. Più di 700 scienziati con dottorato: www.dissentfromdarwin.org. Fra gli iscritti ci sono anche coloro che non si riconoscono creazionisti ma non riescono a riconciliare l’ipotesi dellevoluzione con le prove nei loro vari campi di ricerca.

 

 

 

 

 

 

 

Molti scienziati creazionisti del passato che credevano in un Dio creatore hanno cambiato la storia della scienza. Per elencare solo alcuni dei più noti: Francis Bacon (1561–1626) Metodo scientifico, Galileo Galilei (1564–1642) Fisica, astronomia, Johann Kepler (1571–1630) Astronomia scientifica, Athanasius Kircher (1601–1680) Inventore, Blaise Pascal (1623–1662) Idrostatica; Barometro, Robert Boyle (1627–1691) Chimica; dinamica dei gas,

Nicolas Steno (1631–1686) Stratigrafia, Isaac Newton (1642–1727) Dinamica; calculo; legge gravitazionale; telescopio a riflessione; spettro visibile (scrisse più sulla bibbia che sulla scienza, e forte sostenitore di un Dio Creatore), Carolus Linnaeus (1707–1778) Tassonomia, Michael Faraday (1791–1867) Elettro magnetica; teoria del campo, generatore, Samuel F.B. Morse (1791–1872) Telegrafo, Joseph Henry (1797–1878) Motore elettrico; galvanometro, James Joule (1818–1889) Thermodinamica, Gregor Mendel (1822–1884) Genetica,

Louis Pasteur (1822–1895) Batteriologia; biochimica; sterilizzazione; immunizzazione, Nicolae Paulescu (1890–1960) Fisiologia umana; medicina. Gli scienziati creazionisti continuano le loro ricerche d’avanguardia, spesso riconosciuti fra i primi nei loro campi, per fare avanzare la scienza.

…nei confronti dell’impianto generale del sistema, nonostante i contrasti, anche forti, sulla interpretazione dei dati. Non La fa sentire a disagio essere in disaccordo totale con tutti ?

Siamo completamente sereni nella conoscenza che siamo in buona compagni con autorevoli scienziati delle storia della scienza umana. Personalmente, essendomi convertito da evoluzionista ed ateo, posso dire di essere contento della mia visione del mondo che mi permette di avere una mente aperta a considerare tutte le possibilità. Il riconosciuto leader mondiale Richard Lewontin (Prof. Biologia & Zoologia Harvard) che promuove la biologia evolutiva dichiara (corsivo presente nel testo originale):

Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro-intuitive, non importa quanto mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è un assoluto, perché non possiamo aprire la porta al Piede Divino”, Billions and billions of demons, The New York Review, 9 January 1997, p. 31

Come è possibile che gli attacchi a questo quadro si basino esclusivamente su una interpretazione rigida della Bibbia?

Gli studi nelle varie discipline della scienza hanno fornito sufficienti prove da sostenere la veridicità di quanto la Bibbia afferma per le nostre origini. La Bibbia non è un libro di scienza, ma ci dà una struttura congrua con le osservazioni della scienza.

Leggendo il suo curriculum vitae, come può entrare così pesantemente in questioni di cui non si è mai minimamente occupato, al contrario della folta schiera di cui sopra, asserendo inoltre che questi dicono una montagna di fesserie?

 

Vediamo la biografia di A.Piombino: iscritto a Scienze Geologiche, “non ho fatto il geologo. Mi interesso di Scienze della Terra, Scienze della Vita, … e origine delle lingue”* (secondo il suo blog).

*Le consiglio di leggere: C.H.Kang, The Discovery of Genesis, Concordia Publishing House, St.Louis, ISBN 0-570-03792-1

Per lo stesso ragionamento, perché A.Piombino tratta argomenti in cui non è “qualificato”, come nel suo blog e il dibattito del 22 ottobre a Roma?

Lo studio delle nostre origini coinvolge un quadro completo di tutte le discipline, come anche scritto da Piombino nella premessa di questa questione. Questo non è compito che spetta esclusivamente alla biologia. Anzi, la scienza (inclusa la biologia) avanza senza l’evoluzione:

In realtà, negli ultimi 100 anni, quasi tutta la biologia è avanzata indipendentemente dall’evoluzione, eccetto la biologia evolutiva stessa. La biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno assolutamente considerato l’evoluzione” Dr Marc Kirschner, presidente fondatore del Reparto dei Sistemi Biologici, Harvard Medical School, The Boston Globe, 23 Ottobre 2005.

L’evoluzione darwiniana – quali che siano le altre sue virtù – non fornisce una euristica vantaggiosa alla biologia sperimentale.” Philip S. Skell, Professore Emeritus dell’università di Pennsylvania State, e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, ‘Perché invochiamo Darwin? La teoria dell’evoluzione contribuisce ben poco alla biologia sperimentale’, The Scientist 19(16):10, 29 Agosto 2005.

Gli evoluzionisti non dicono fesserie, semplicemente i loro presupposti li portano ad interpretare i dati secondo il loro paradigma o visione del mondo.

Come fanno i suoi accoliti a negare tutto questo? Perchè rifiutano il confronto, le banche dati esistenti, la peer-review?

Prendiamo esempi reali del rifiuto del confronto:

 

  1. 16 Nov 2009: A.I.S.O. organizza un confronto scientifico all’Università di Bergamo. Il giorno dopo che esce la pubblicità in Internet per opposizione da parte della nomenklatura evoluzionista, all’ultimo momento l’Università di Bergamo annulla l’evento.
  2. Marzo 2010: Fu organizzato il Convegno Globale Ateo, Melbourne, Australia. Una delle prime associazioni creazioniste del mondo, Creation Ministries International, con un équipe di scienziati (biologi, genetisti, fisici, geologi, ecc) invita più volte i rappresentanti del convegno ateo (partecipava anche R.Dawkins) ad un dibattito pubblicizzato. Si sono rifiutati.

Chi ha orgaizzato il dibattito del 22 ottobre a Roma, ove ha partecipato anche Piombino? A.I.S.O! Con dei dati tangibili in mano, ripetiamo la domanda. Chi rifiuta il confronto?

I dati e le prove sono sempre le stesse. Cambia solo l’interpretazione!

 

I creazionisti sono costretti a pubblicare in riviste creazioniste ove vengono applicate le stesse regole per la peer-review. Le riviste evoluzioniste rifiutano a priori la pubblicazione di articoli creazionisti. Dei docenti evoluzionisti sono stati licenziati per aver osato mettere in dubbio l’evoluzione (o solo accennarvi con domande che stimolano la discussione), nonostante aderissero completamente al paradigma dell’evoluzionismo. Questa pressione della nomenklatura evoluzionista è stata presentata nel documentario Expelled, No Intelligence Allowed.

 

 

 

 

 

 

 

Perchè la maggior parte di loro non hanno una specifica formazione biologica in una Università “normale”?

Che delusione! Siamo partiti bene nella premessa della domanda, dichiarando che il quadro completo della scienza considera veramente ogni disciplina. Ora siamo tornati alla solita frottola della biologia…

Come esempio della specifica formazione del gruppo di scienziati creazionisti della Creation Ministries International, si trova a http://creation.com/about-us#who_we_are. Ci sono anche biologi! Anzi, 8 dei 27 elencati hanno una formazione nel campo della biologia (30%).

 

Ancora una volta torniamo ad unopinione personale non sostenuta da alcuna statistica o da uno studio scientifico. Piombino ha forse preparato una lista esaustiva di tutti i proponenti creazionisti, ha verificato sia la loro laurea che il loro campo di lavoro ed ha applicato un calcolo statistico per arrivare a questa conclusione? Direi proprio di no. Come si vede troppo frequentemente, gli evoluzionisti ricorrono a generalizzazioni infondate.

Perchè rifiutano esperimenti e osservazioni empiriche?

Gli scienziati creazionisti regolarmente conducono esperimenti e accettano dati empirici, come quelli della selezione naturale. Sicuramente Piombino sarà consapevole che, per definizione, non si possono condurre esperimenti empirici sull’evoluzione. Per definizione non ci sono dati empirici dell’evoluzione della vita (Es. abiogenesi). Ricordiamoci che l’evoluzione non è la stessa cosa della selezione naturale. Sono due meccanismi completamente diversi.

Mi è difficile capire perché gli evoluzionisti non riescono a comprendere che l’ipotesi dell’evoluzione non rientra nei criteri della scienza, anche prendendo definizioni diverse di quello che costituisce una vera scienza. Il padre del metodo scientifico moderno della falsificabilità ha dichiarato:

 

Sono arrivato alla conclusione che il Darwinismo non è una teoria verificabile, ma un programma di ricerca metafisica”, K.Popper, Unended Quest: An Intellectual Autobiography [1974], Open Court: La Salle, Ill., Revised Edition, 1982, p.168

Un’altra definizione di una teoria scientifica è che deve essere testabile, osservabile e ripetibile. Non possiamo testare labiogenesi (detta evoluzione chimica), né la mutazione di un organismo in uno completamente diverso per discendenza e modificazione, nessuno lo ha osservato e meno male che la abiogenesi e l’inizio della vita non sia ripetibile! 60 anni di ricerche ed il bombardamento di mosche con sostanze che causano mutazioni genetiche non hanno portato ad alcuna specie ex novo Sono sempre rimaste mosche. Mosche morte, mosche disabilitate, ma sempre mosche.

Come è possibile che ci sia una lobby di persone così gigantesca che ha il solo scopo di combattere la Religione?

Esiste un numero limitato di persone che hanno lo scopo di combattere la Religione, come Richard Dawkins. L’evoluzione è la loro Religione.

L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più che solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione. Ruse, M. (Prof. di filosofia e zoologia), How evolution became a religion: creationists correct? National Post, pp. B1,B3,B7 May 13, 2000.

La maggioranza degli evoluzionisti lo è per “effetto collaterale” dovuto ad un sistema didattico evoluzionista e prevenuto.

Stefano Bertolini

Presidente AISO


Ferdinando Catalano: la vita nasce dal futuro (devoluzionismo?)

luglio 15, 2011

Segnalo la recensione del libro del prof. Ferdinando Catalano rirpesa dal blog:

«Dopo aver eliminato l’impossibile, ciò che resta,

per improbabile che sia, deve essere la verità»

Con questa citazione à la Sherlock Holmes si apre la breve e limpida indagine del professor Catalano – fisico e ricercatore nel campo dell’ottica oftalmica, insegna Optometria presso l’Università del Molise; si è occupato , tra l’altro, di datazione radiometrica in paleoantropologia e delle implicazioni tra fisica e teoria dell’evoluzione biologica – su quel tema, ormai sottratto ai “determinismi casualistici” (contraddizione in termini?) dell’evoluzionismo, che è la vita.

Dirò subito che di Catalano va apprezzato assolutamente il punto d’arrivo del suo saggio La vita e il respiro e ogni cosa (Aracne Editrice, Roma 2009): il primo tentativo – in cui mi sia imbattuto – di offrire una alternativa scientifica al flop della teoria dell’Evoluzione.

Che il darwinismo e i suoi epigoni siano al loro tramonto sono ormai in vari a sostenerlo (seppur ancora una minoranza), che altre teorie scientifiche – e non mere riflessioni filosofiche o mitologiche (nel senso nobile del termine) – siano possibili, questo l’ho trovato finora solo in Catalano. Il quale peraltro, lo vedremo, è costretto a ipotizzare qualcosa di shockante, tale da richiedere veramente la citazione con cui si è aperto il nostro pezzo.

A Catalano muovo subito l’unica obiezione di cui il sottoscritto sia capace: e se l’origine della vita, e della vita umana in particolare, fosse qualcosa tale da sfuggire all’indagine scientifica? Se si trattasse di una zona, per così dire, doganale, cui la scienza può affacciarsi senza punto poter esibire le proprie rivendicazioni?

Questa è in effetti fino ad oggi la mia posizione. Né però ritengo di dover dribblare un confronto scientifico, anzi è quanto mai urgente.

Con questi sentimenti possiamo avviarci alla lettura del saggio del prof. Catalano: La vita e il respiro e ogni cosa.

1. Punto primo, il testo vuole essere una risposta personale dell’autore all’attacco ateologico dell’evoluzionista Dawkins, autore di Illusione di Dio.

2. Punto secondo, l’autore vuole mostrarci solo che l’abiogenesi è impossibile: tanto meno avrà senso parlare di evoluzionismo. Abiogenesi è la generazione della vita dalla non vita. Tolta questa abbiamo troncato alla base l’ipotesi dell’evoluzionismo.

Tra le considerazioni di apertura ci sono gli asserti secondo i quali «scartiamo la possibilità che sia stata osservata in natura la generazione spontanea…Redi, Spallanzani e Pasteur hanno definitivamente chiarito che Omne vivo e vivo» e che «gli esperimenti di laboratorio… siano viziati sia nel metodo che nel merito» (p. 23).

Di più, si sostiene che «l’abiogenesi non possa avere lo status di teoria in quanto non confutabile attraverso esperimenti realizzati in modo neutro» (p. 24). Segue un capitolo e mezzo che va ad enucleare le tesi fin qui esposte.

3. Il terzo capitolo affronta l’ipotesi della panspermia. L’idea che la vita provenga da particelle spaziali, e in genere da elementi trasportati da altri pianeti viene rivisitata attraverso le intuizioni di Anassagora, W. Thomson e H. von Helmholtz, S. Arrhenius, F. Crick, C. Pillinger sempre più attratti dalle apparenti virtù biotiche di meteoriti o altri reperti cosmici. Contro tutti si alza una sola obiezione, l’unica che prema al nostro: «Pur volendo ammettere che tutte queste difficoltà siano state superate… il problema dell’origine della vita è solo spostato da un’altra parte: da dove proveniva la vita su Marte?» (p. 42).

4. Il fantomatico brodo primordiale è al centro del quarto capitolo: la vita sarebbe il prodotto di particolarissime condizioni atmosferiche dei tempi antichi?
Pare di no, infatti «oggi si afferma che, in base ai dati sperimentali ottenuti facendo la media di tutte le rocce disponibili di una certa età, l’atmosfera del passato non era molto diversa dall’attuale» (p. 44). Considerazione, questa, che dice molto sulla natura acriticamente pregiudiziale di tanta scienza contemporanea.

Ma se anche valesse l’ipotesi dell’eterogeneità atmosferica antica, rimarrebbe un altroinsuperabile gap: dovremmo cioè rinvenire «tracce abbondanti di sostanze organiche azotate nelle rocce sedimentarie dell’Archeozoico» ma non si trovano.

Certo, l’assenza si potrebbe giustificare con «una fase prebiotica ridotta nel tempo (non ci sarebbe stato il tempo sufficiente per un assorbimento significativo nelle rocce archeozoiche)» ma anche così vacilla un caposaldo dell’abiogenesi, per la quale «l’evento fortuito necessitò di tempi molto lunghi per verificarsi». Conclusione: i difensori dell’abiogenesi hanno a che fare con una «coperta troppo corta» (p. 47).

5. Quanto all’esperimento di Miller-Urey, se ne elencano le lacune di metodo e di risultato («In nessuno degli esperimenti… sono stati prodotti tutti e venti gli amminoacidi costituenti le proteine» p. 55), e si palesa come «le pubblicazioni scientifiche per gliaddetti ai lavori rispecchiano fedelmente tutto il pessimismo e la difficoltà nel sostenere una certa teoria» (p. 56).

6. Il nodo della coperta corta depone anche a sfavore delle cosiddette proto cellule di Fox – «disordinate catene di amminoacidi» che «con la cellula» non hanno a che fare «nulla o quasi» (p. 59) –: infatti «se l’assenza di ossigeno atmosferico è indispensabile per la sintesi di proteine, la stessa assenza di ossigeno è il principale responsabile dell’impossibilità di sopravvivenza di ciò che il caso avrebbe messo insieme» (p. 60).

Segue un tentativo esplicativo basato sul RNA, che però necessita ancora dell’ausilio delle proteine, e di cui quindi rimane insoluta l’origine.
E a ruota si snocciolano altre teorie e ipotesi (di Wachtershauser, di Cairns-Smith, di Gold, di Lancet, Segrè e Ben-Eli, di Dawkins, di Panno, di Brown e Kornberg, di De Sousa – p. 67). A questo punto Catalano propone di andare subito al sodo, cioè a quel principio fisico in grado di fallare ogni proposta abiogenetica: l’entropia e dintorni.

7. La termodinamica ci insegna che «è impossibile costruire un motore che lavori continuamente e produca dal nulla lavoro o energia cinetica» (p. 71), ma appunto questa è la pretesa dell’abiogenesi, che cioè «in un sistema caotico di molecole organiche immerso in un ambiente idoneo e prestabilito, l’apporto di energia dall’esterno possa aver innescato la scintilla della vita… Il risultato finale è un sistema – la cellula vivente – in cui si è creato “ordine” dal “disordine”»  (p. 72).

Seguono varie pagine di formule ed esempi, i quali – passando anche per il celebre caso del “diavoletto di Maxwell” – mostrano come gli apporti energetici, privi di adeguate immissioni di informazione, siano per sé inadeguati a spiegare la comparsa della vita in un sistema entropico come il nostro. L’impasse ci raggiunge già a livello chimico – le proteine – ma «la complessità biochimica della vita è di molti ordini di grandezza superiore alla complessità delle reazioni chimiche» (p. 87). Detto altrimenti, «l’entropia è la misura della mancanza di informazione» (p. 89), il passaggio a livelli superiori di complessità biologica potrà allora avvenire solo con l’introduzione di massicce dosi di informazione.

8. Gli evoluzionisti obiettano, portando sul tavolo i casi di neghentropiaentropia negativa: «che interessa i sistemi aperti che scambiano energia e materia e nel quale una forte dissipazione di calore produce un aumento della complessità e quindi dell’informazione». Peccato che tali fenomeni riguardano una classe di complessità «che dista anni luce dalla complessità di un organismo vivente» (pp. 96-97).

9. Il colpo finale alla razionalità evoluzionista viene dal calcolo statistico: gli evoluzionisti oltre a giostrarsi con coperte troppo corte, e a violare le leggi della termodinamica, dovrebbero pure riuscire a collezionare successioni di eventi statisticamente impressionanti per portare a casa la realtà delle loro ipotesi.

Già Hoyle sosteneva che «la probabilità della generazione spontanea della vita nel brodo primordiale sarebbe uguale a quella che ha un tornado che passando attraverso un deposito di rottami riuscisse ad assemblare un Boeing 747» (p. 110).

Risposta degli evoluzionistibasta avere molto tempo e puntare a piccole conquiste graduali, volendo rispondere per le rime diranno «prendete una scimmia, mettetela davanti a una macchina da scrivere e dategli tutto il tempo che vuole e vi scriverà la Divina Coommedia».

Sì, peccato che il contenuto informativo di una cellula vivente è circa 5000 volte superiore a quello dell’intera Divina Commedia (p. 112).

Ciò detto inizia una serie di calcoli che porta a due conclusioni.

Anzitutto si vede come il contenuto di informazione richiesto perché si generi spontaneamente la vita è tale da rendere la probabilità di realizzazione casuale dell’evento pari a 1/10-863 (pp. 112-120). Quindi si chiede di porre un limite di probabilità statistica oltre il quale non abbia più senso parlare del caso, un contenuto informativo cioè la cui complessità sia tale da poterlo ancora leggere come possibile fenomeno scientifico – anche casuale – e non già invece come dato di fede (religiosa, ideologica, temporale o altro).

Borel propone un limite statistico di 1/10-50, limite che Dembsky sposta a 1/10-150; laddove – tanto per esemplificare – la probabilità di vincere a una Lotteria su scala planetaria è pari a 1/10-9 (pp. 120-124).

Circa l’ipotesi di una evoluzione per rampe e accumuli successivi (Gould direbbeExaptations), essa contraddice la natura olistica e teleologica delle strutture biologiche [come sostenuto non solo da promotori dell’ID, ma anche da panteisti quali F. Capra, o agnostici alla G. Edelman – nomi cui il testo non fa riferimento, e che mi permetto di aggiungere io].

10. Il libro conclude con meditazioni attorno ai buchi dell’evoluzionismo, all’opportunità di un Dio che spieghi tali buchi, ma che non sia solo un tappabuchi, ecc.

11. Io invece avrei terminato col terz’ultimo capitolo, che fin qui non abbiamo visto, e che – pur nella sua eccentricità – mi pare introduca gli spunti più originali al dibattito sulla vita e l’evoluzione.

È una proposta di indicare una via d’uscita scientifica alle tesi antievoluzioniste, senza punto cadere nel creazionismo.

Il grimaldello argomentativo è la teoria sintropica della vita.

Il pioniere è Fantappiè, secondo il quale si danno «fenomeni che evolvono dal futuro verso il passato» il che «ha avuto riscontro sperimentale nell’osservazione, in laboratorio, di antiparticelle e di fenomeni di non-località quantistica». Forte delle premesse di Einstein e, superando la mera speculazione matematica del Poincaré, Fantappié pensa di risolvere l’equazione delle onde di D’Alembert riferendosi alle «onde convergenti o dei potenziali anticipati», e ritiene «che questa soluzione corrisponde ad una nuova classe di fenomeni che egli definì sintropici e sono quelli in cui si verifica un aumento dell’ordine e della complessità. In tali fenomeni si manifesta una finalità intrinseca: la causa sorgente delle onde convergenti è infatti posta nel futuro» (p. 104).

De Beauregard (1957), P. Heyl (1897) e Schrodinger (1925) confermano in vario modo la ipotesi sintropica; il cui limite maggiore, da un punto di vista di epistemologia scientifica, è la non riproducibilità in laboratorio. E si capisce: come influenzare una causa posta nel futuro rispetto a noi?

Rimane allora la provocazione – meno fideista di quella dell’evoluzionismo, meno frustrante del pessimismo razionalista dei creazionisti – di pensare che «la materia vivente, invece di diventare sempre più disorganizzata, potrebbe reagire a segnali quantistici provenienti dal futuro, cioè all’informazione necessaria per lo sviluppo della vita. E quanto all’universo, invece di essere destinato a un disordine e ad una decadenza sempre più grande, tenderebbe, al contrario, ad uno stato sempre più ordinato e complesso… Questa causa finale sarebbe una sorgente di informazione, un’Intelligenza situata nel remoto futuro la cui sorgente è nell’eternità».

Finale col botto, dunque.

Né appagabile dagli esperimenti di laboratorio, per le ragioni già spiegate.

Eppure più compatibile con le esigenze della spiegazione logica dei fenomeni universali; e infine curiosamente coerente con gli attuali studi circa lo sviluppo delle religioni.

Ma non si tratta di creazionismo camuffato? No.

In primis i creazionisti non osano tanto apporto scientifico, ma si basano sulla cogenza degli asserti biblici.

In secundis, appunto, una via di indagine scientifica è avviata, pur con i suoi limiti (o non sono forse i nostri limiti?).

Da ultimo, come sempre, tale fenomeno si presterebbe a varie interpretazioni, e questo – con tutti i rischi del caso – lo scagionerebbe almeno dall’accusa di cripto-cattolicismo: volete un esempio? La lettura fantascientifica che Giacobbo offre circa l’apocalisse Maya del 2012, basata sull’idea che marziani dal futuro ci stiano inviando messaggi per prepararci a eventi catastrofici.

Colpo basso agli evoluzionisti, quindi. Ma con l’urgenza di pensare più a fondo le suggestioni ricche di Fantappié-Catalano.

E per gli scettici non c’è che leggersi il libro.


VECCHIE INTERPRETAZIONI PASSATE COME CERTEZZE

luglio 12, 2011

Tra i tanti articoli, notizie e altro che in questi giorni sono stati divulgati dal portale dell’evoluzione di Telmo Pievani vi è questo articolo segnalatomi da alcuni lettori del comitato antievoluzionista: http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Quando_i_mitocondri_avevano_la_coda.aspx.

Quando nel pezzo si riferiscono al Midichloria mitochondrii intendono il batterio flagellato parassita dei mitocondri “ospite” negli ovociti delle zecche identificato nel 2004 come IricES1.

Riporto la risposta di un ricercatore che non vuole sia fatto il suo nome a causa di problemi che avrebbe sul posto di lavoro:

…l’idea che i mitocondri siano dei batteri in simbiosi con le cellule eucariote e’ antica e tutta da dimostrare. Ci sono indizi, come al solito che puntano in questa direzione, ma che possono essere letti in altre chiavi. Questo batteri per la loro specifica azione di simbionti e fagocitatori dei mitocondri, si prestano bene a essere identificati come discendenti del progenitore che origino’ i mitocondri.  Nella sostanza si parla, come sempre, di interpretazioni fatte passare come certezze.

Si badi bene, ad oggi sono le interpretazione dei  dati a sostenere l’ipotesi neodarwiniana non prove oggettive.

F.F.


DANIELE FORMENTI CI ILLUMINA: GRAZIE!

luglio 8, 2011

Davvero illuminante, se non geniale, una frase pubblicata oggi su un giornale on line (La Voce) diretto da un evoluzionista che partecipa a dibattiti con creazionisti e antievoluzionisti.
Probabilmente l’autrice dell’articolo ha partecipato e magari collabora a queste iniziative, per cui l’osservazione ingenua che non si dovrebbe confondere creazionismo con antievoluzionismo (“Non si ripeterà mai abbastanza che l’antievoluzionismo non ha nulla a che vedere con il creazionismo. Lo si potrà ripetere ancora miliardi di volte, ma non cambierà mai nulla: l’evoluzionismo sarà scienza, l’antievoluzionismo un sinonimo di apparizione magica”) deriva semplicemente da una visione parziale e limitata al panorama italiano.
Se avesse studiato e capito cos’è avvenuto negli USA dal 1989 al 2000 (e lo spiega bene il processo di Harrisburg, sempre che non venga studiato sugli articoli del Foglio) saprebbe che oggi è sufficiente saper distinguere fra quel che è scienza da quello che non lo è, comunque sia denominato.
Avrebbe potuto così evitare l’imbarazzante “finale” dell’accusa che rivolge sbrigativamente al suo giovane amico, filosofo della scienza, che invece ben sa riconoscere quali siano le differenze importanti da verificare: “Ma se non ti sei interessato, non hai letto, come fai a dare un giudizio?”.
Questa semplice ma logica (e ottima) osservazione dovrebbe portare lei (e gli altri che apprezzano le sue riflessioni…) molto lontano da dove sono attualmente … Se è vero che si devono valutare e utilizzare le conoscenze e le competenze, si potrebbe far notare che non tutte quelle che apprezzano sono coerenti con le problematiche che difendono e sostengono. E’ importante anche verificare che le competenze siano complete: abbiamo imparato che sarebbe meglio non affidare un aereo a chi non ha pensato fosse utile imparare anche come si atterra.

Sono illuminanti i ragionamenti di Daniele Formenti; tira fuori gli Stati Uniti d’America e il processo di Harrisburg quando gli conviene e senza che il fatto c’entri con i commento della giornalista… Ripetiamo al professore che l’antievoluzionismo dimostra l’inconsistenza scientifica del neodarwinsimo, ne spiega l’incapacità nell’interpretazione dei fatti senza sostenere un’alternativa in quanto si ritiene che la teoria di Darwin non rientri nel campo della scienza ma in quello della filosofia o ancora meglio della religione. Infatti credere che il nulla, il caos e il tempo abbiano creato l’esistente cosa è se non un atto di fede?

Le competenze sono complete solo a chi fa comodo alla “nomenclatura evoluzionista”, una cricca che opera come lobby nel mondo della scienza in Italia. Ci chiediamo se il Formenti sta minacciando il direttore de la Voce che, da uomo libero e di cultura, è disponibile a confronti e a dibattiti nella vana speranza di trovare una verità oggettiva ovunque essa porti.

Fabrizio Fratus.


Daniele Formenti, non partecipa ma… commenta!

luglio 6, 2011

Davvero deprimente un articolo (Il crepuscolo degli evoluzionisti?) che racconta di un’iniziativa organizzata da AN in cui persone spinte da fedi religiose davvero diverse (avventisti, musulmani, testimoni di Geova) si sono ritrovate nella sala del consiglio comunale di Viterbo per cercare di riportarci ai “bei” tempi in cui anche in Italia la chiesa cattolica non si sentiva in imbarazzo a difendere pubblicamente, con convinzione e senza vergogna, i miti della creazione.

Certo è evidente che un sostegno diretto alla teoria dell’evoluzione è e sarà da escludere ancora per anni e forse decenni, come conferma anche in questi giorni un cattolico autorevole in un imbarazzante articolo sull’Avvenire del 28/6 (“Il vero ‘ puro amore’“).

Qualche possibilità che si tenti di modificare qualcosa comunque la si intravede; soprattutto dopo la nomina di Werner Arber, un Nobel neodarwinista, a presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze. Forse l’Accademia Pontificia non è molto importante, avendo solo un ruolo di consulenza, e con certo su questioni di fede, ma certo non sembra corretto sottovalutare che il papa abbia nominato come presidente, dopo un “quasi Nobel” come il fisico evoluzionista N.Cabibbo, un vero Nobel, un biologo evoluzionista che difende con orgoglio (sull’Avvenire del 10/2) il suo ruolo nel dimostrare la teoria dell’evoluzione.

Come è evidente dalle sciocchezze raccontate nell’articolo, invece a Viterbo non hanno ricevuto un contributo positivo i pochissimi (per fortuna) giovani presenti, a cui non sono stati forniti strumenti utili per capire come distinguere i dogmi di fede (diversi da una religione all’altra) dai risultati utili che si ottengono grazie all’applicazione del metodo scientifico.

Tratto da L’Antievoluzionismo in Italia, il blog di Daniele Formenti

Povero Daniele Formenti che continua a commentare (ed inventare) convegni ed iniziative a cui non partecipa, è il solito metodo falsificatore della “nomenclatura evoluzionista” che, non in grado di fornire oggettive prove a favore di una ipotesi falsa e pure inutile, cerca riparo presentando gli incontri come attività di tipo religioso o politico… E’ risaputo che i neodarwinisti scrivono pagine e pagine su testi, convegni e dibattiti di cui non sanno nulla; il caso De Mattei ne è testimonianza. Telmo Pievani riuscì a commentare e stroncare il saggio senza che il libro fosse ancora in libreria e ammettendo nel suo articolo pubblicato da Micromega (ecco dove è la politica, non a Viterbo) di non avere letto il lavoro curato dal professore.

Purtroppo per Formenti durante l’incontro si è parlato di scienza e dati oggettivi.

Aspettiamo Daniele Formenti per un confronto in cui, parlando di scienza e “fatti”, lo inviteremo ad  illuminarci su quesiti a noi (e ai più) sconosciuti:

  • come è nata la vita
  • come si è sviluppata la prima cellula
  • da dove arrivano le nuove informazioni per le nuove specie sempre più complesse
  • perché non esistono anelli di congiunzione tra le specie

e molte altre domande a cui nessun neodarwinista è in grado di dare risposte verificabili.

In Primavera a Milano, lo aspettiamo volentieri.

Fabrizio Fratus


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